23 agosto 2011

Per un Governo di "resurrezione"


La Banca centrale europea chiede liberalizzazioni per gli speculatori; una banca nazionale avrebbe protetto il lavoro.

- L'economista e politico americano Lyndon LaRouche denuncia da anni la necessità per ogni nazione del pianeta di dotarsi di sistemi autenticamente sovrani dal punto di visto economico. Per farlo, è necessario abbandonare il sistema monetarista controllato dalle banche centrali ed instaurare un sistema creditizio centrato su banche nazionali sotto la direzione di governi democraticamente eletti. D'altra parte LaRouche denuncia da anni che l'attuale sistema monetarista speculativo avrebbe inevitabilmente distrutto le economie nazionali a tutto vantaggio di una ristretta oligarchia finanziaria internazionale. Anche per i più distratti, i fatti di questi giorni, non sono altro che il progressivo avverarsi dell'analisi di LaRouche.

Il prof. James Galbraith, figlio del più noto economista John Kenneth Galbraith in un'intervista a Il Messaggero, nei giorni scorsi, ha risposto alla domanda su "chi governi oggi se non i governi?" in questi termini: "Abbiamo una tecnocrazia, anzi una tutor-crazia, una situazione in cui gli Usa sono sotto la tutela di un pugno di burocrati finanziari, e l'Europa nelle mani di una banca centrale non legittima. I burocrati sono i membri delle agenzie di rating, la Standard and Poor's ad esempio, che con le loro visioni vogliono plasmare la vita politica di questo Paese, e magari approfittare di questa presunta crisi del debito per disfarsi una volta per tutte del Welfare State. In Europa avete una Banca Centrale che non risponde a nessuno ...".

In questi giorni, pur all'interno di un contrasto sempre più evidente tra i due, sia il Presidente del Consiglio che il Ministro Tremonti hanno più volte sottolineato il fatto che l'attuale manovra correttiva ci venga imposta dalla Banca centrale europea (BCE) come condizione per l'acquisto da parte di questa dei titoli di Stato italiani, onde evitare che questi siano alla mercé dei mercati ed i relativi tassi di interesse vadano alle stelle. Tra le condizioni poste dalla BCE vi sarebbe in particolare quella di rendere ancor più deregolamentato il mercato del lavoro italiano e quella di deregolamentare (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) quei pochi settori dell'economia italiana ancora regolamentati (i servizi pubblici locali e le professioni intellettuali). In sostanza, la BCE chiede all'Italia (ed invero a tutti i paesi membri della UE) uno di quegli ingredienti della ricetta avvelenata che il Fondo monetario internazionale ha imposto per decenni alle economie sottosviluppate dell'Africa (sottosviluppandole ancor più!), a quelle che erano in via di sviluppo nell'America Latina (Cile ed Argentina in particolare), ed a quelle che erano state protagoniste di rilevanti fasi di sviluppo, come quelle del Sud-est asiatico. Per ognuna di esse il risultato è sempre stato il medesimo: assoggettamento delle economie a ristrette oligarchie finanziarie, progressivo impoverimento della popolazione, indebolimento delle economie nazionali.

Ma perché la BCE tiene così tanto a liberalizzare e privatizzare le economie europee? La BCE è una banca centrale che come dice il prof. Galbraith non risponde ad organismi democraticamente eletti; essa risponde alle banche centrali che la partecipano, che a loro volta rispondono molto più alle banche private che non ai relativi governi. L'attuale sistema finanziario internazionale è funzionale, a partire dai primi anni '70, alla creazione di una stratosferica bolla speculativa. Essa necessita continuamente di esser rifinanziata (pena altrimenti la sua definitiva esplosione); così ogni operatore finanziario, ogni banca, deve poter ancorare progressivamente i propri impieghi, attraverso partecipazioni finanziarie, a nuove voci dell'economia reale. Quest'ultime fungono da sottostante per la creazione di nuovi aggregati finanziari che costituiscono le nuove micro-bolle speculative che sostituiscono quelle scoppiate in seguito alla "presa di coscienza" dei mercati (quella della frode dei titoli della new economy, quella immobiliare e dei mutui facili, quella del credito al consumo facile, quella dei debiti sovrani insolvibili di questi giorni).

Il Presidente Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l'attuale debito è frutto delle politiche adottate tra il 1978 ed il 1992, ma non ha evidenziato una questione centrale di cui si parla troppo poco: nel luglio 1981 l'Italia procede alla "denazionalizzazione" della Banca d'Italia, separandola dal controllo dell'allora Ministero del Tesoro. Da lì, la parabola del debito pubblico cresce esponenzialmente perché i nostri titoli di stato si trovano esposti ai capricci dei mercati speculativi piuttosto che trovare nella banca nazionale la controparte obbligata ad acquistarli. Ecco perché oltre ad una legge che reintroduca il principio di separazione tra banche commerciali e banche d'affari (standard Glass-Steagall) che impedisca di fare speculazioni con i depositi dei cittadini, un nuovo sistema monetario e finanziario fondato su cambi fissi (una Nuova Bretton Woods), abbiamo anche bisogno di una banca nazionale (banca hamiltoniana ) alle dirette dipendenze del Governo, come insegnato dall'autentico sistema americano di economia politica . Altro che obbligo di pareggio di bilancio! All'interno di questo quadro di regole ben definito, la mission dei governi non sarà più quella di rispondere all'oligarchia finanziaria, ma quello di perseguire il bene comune utilizzando il credito nazionale per finanziare la creatività umana, attraverso infrastrutture e produzioni al più alto livello tecnologico-scientifico consentito.

L'Italia è di fronte ad un bivio: restare dentro il Titanic della supremazia della speculazione sulla vita della gente, limitandosi a cercare un'inutile cabina viaggio de luxe, oppure scendere dal Titanic – partendo dall'abbandono dell'euro – per salire su una nave che non sia destinata ad affondare. Abbiamo bisogno di un Governo di "resurrezione".

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà

20 agosto 2011

Uomo morto non parla: Gli US Navy SEALs distrutti per coprire la bufala dell’esecuzione di bin Laden?



http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTMw8b1sZaXrfhr0ag507BTuJWonXPw9GWckNrxC5MqFw_iGke9RAL’eliminazione di 30 uomini delle forze speciali degli Stati Uniti nello schianto di un elicottero Chinook in Afghanistan arriva in un periodo in cui la versione ufficiale di Washington sul modo in cui è stata eseguita l’uccisione di Osama bin Laden stava crollando sotto i colpi dell’incredulità. Tra i 38 morti nel disastro dell'elicottero - la più grande perdita di vite statunitensi avvenuta in una singola occasione nel corso della decennale guerra di occupazione dell'Afghanistan - si pensa che vi siano molti dei 17 Navy Seals coinvolti nell'esecuzione di Osama bin Laden all’inizio di maggio. Tra i morti sono compresi anche altri membri delle forze speciali USA e dei commando afghani.

I primi servizi dei media occidentali indicavano che il Chinook potrebbe essere stato coinvolto in una considerevole operazione militare contro dei militanti afghani, al momento in cui è stato abbattuto nella provincia di Wardak, poco a ovest della capitale Kabul, alle prime ore di sabato.
Si è riferito che alcune fonti fra i taliban hanno affermato che i loro militanti hanno abbattuto il Chinook con un lancio di razzi.

Funzionari militari statunitensi dichiarano che stanno indagando sulle cause dello schianto.
Tuttavia, appare significativo che fonti anonime USA abbiano raccontato agli organi di informazione che ritenevano che l'elicottero sia stato abbattuto. Questo sorta di conferenza stampa non ufficiale degli USA appare alquanto strana. Perché le fonti militari statunitensi vogliono offrire ai combattenti nemici un così spettacolare colpo propagandistico?
Forse giova gli interessi degli USA distrarre dal motivo e dalla causa reali dello schianto dell'elicottero, sia stato esso colpito o meno da un razzo.

Funzionari statunitensi hanno ammesso che i Navy Seals deceduti facevano parte dell'unità Team 6 che avrebbe eseguito l'assassinio, lo scorso maggio, della presunta mente dell'11/9, Osama bin Laden.

Fin dai primordi, il resoconto di Washington in merito al modo in cui le sue forze speciali hanno ammazzato Bin Laden presso il suo complesso residenziale di Abbottabad, nel nord del Pakistan, era squarciato dalle contraddizioni. Perché mai, una volta liquidato, Bin Laden è stato seppellito in mare in fretta e furia? Come ha potuto il "Terrorista N°1" a livello mondiale risiedere, senza essere notato, ad appena poche miglia dal quartier generale militare pakistano di Rawalpindi?
In tutta evidenza, diverse fonti ben informate sono convinte che Bin Laden sia morto per cause naturali dieci anni fa. L'autore Ralph Schoenman ha respinto la presunta esecuzione dei Navy SEALs come "una grande bugia". Dalle indagini condotte nel corso di vari anni in Pakistan, Schoenman ha dichiarato a Global Research: «Ho intervistato vari membri dei servizi segreti pakistani e diversi militanti, e tutti hanno confermato che Bin Laden è morto per insufficienza renale oltre dieci anni fa».

Più di recente, come riferisce Paul Craig Roberts,[1] i pakistani del luogo hanno affermato che l'operazione dei Navy SEALs ad Abbottabad è finita in un disastro, con uno dei tre elicotteri USA che esplodeva appena decollato dal terreno vicino al complesso. Gli altri due elicotteri non sono atterrati e, secondo i testimoni, sono volati via dalla scena immediatamente dopo l'esplosione. Come Roberts sottolinea, questo vuol dire che non c'era alcun cadavere di Bin Laden da smaltire in mare, come Washington asserisce.
Le persone chiave che conoscerebbero la verità sull'incredibile assassinio di Bin Laden da parte di Washington, sono ora indisponibili ai commenti. Caso chiuso.

di Finian Cunningham - globalresearch.ca.
(Tratto da http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6589-uomo-morto-non-parla-gli-us-navy-seals-distrutti-per-coprire-la-bufala-dellesecuzione-di-bin-laden-.html

Finian Cunningham è corrispondente di Global Research da Belfast, Irlanda.
cunninghamfin@yahoo.com
Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25923

Traduzione per Megachip a cura di Dario Tanzi.

Nota di Pino Cabras per Megachip
Subito dopo i fatti di Abbottabad gli esponenti del sito Infowars.com avevano ragionato e profetizzato intorno a uno scenario inquietante: alludevano a un provvidenziale incidente militare che nel giro di poco tempo avrebbe eliminato dalla scena i Navy SEALs coinvolti nella misteriosa operazione che aveva depennato ufficialmente Bin Laden dagli attori del grande show della guerra. Citavano analoghi casi – per i servizi americani come per quelli russi e di altri paesi - in cui le operazioni coperte venivano ulteriormente coperte sacrificandone i protagonisti.
L’articolo di Finian Cunningham offre perciò un’interpretazione suggestiva del tragico incidente occorso al Team 6 dei Navy SEALs. L’interpretazione non è tuttavia suffragata da prove, mentre funzionari governativi USA «hanno dichiarato all’agenzia Associated Press che ritengono che nessuno dei Navy SEALs che sono morti nello schianto di un elicottero in Afghanistan avesse preso parte al raid che ha ucciso Osama bin Laden, sebbene fossero della stessa unità che ha eseguito la missione bin Laden.»[2]
Non potendo affatto ancora raggiungere conclusioni su questa vicenda, ci limitiamo a riprendere comunque le testimonianze a caldo raccolte fra i residenti di Abbottabad dai reporter di CCTV. Gli abitanti del luogo non credevano che Osama bin Laden fosse mai stato in quel complesso residenziale e si ritenevano tranquillamente sicuri che quella strana operazione fosse una bufala. La stessa squadra antiterrorismo del Pakistan non era in grado di confermare l’uccisione, in base a quanto veniva riferito

19 agosto 2011

Intrigo internazionale, le verità che non si sono mai potute dire



intrigo internazionale
'Intrigo Internazionale' cerca di fare luce sulla sanguinosa storia italiana degli ultimi quarant’anni da una prospettiva diversa

Uscito nel maggio dello scorso anno per Chiare Lettere, Intrigo Internazionale è un libro che cerca di fare luce sulla sanguinosa storia italiana degli ultimi quarant’anni da una prospettiva diversa rispetto a quella utilizzata sinora.

Il tentativo viene attuato da un personaggio più che qualificato per svolgere questo compito: si tratta del giudice Rosario Priore, magistrato inquisitore con un’esperienza di lungo corso che ha partecipato alle indagini sui più importanti avvenimenti della recente storia italiana, dal sequestro Moro alla strage di Ustica. A interrogarlo è il giornalista Giovanni Fasanella, coautore del libro, che attraverso l’agile forma dell’intervista ripercorre gli scenari all’interno dei quali il giudice Priore si è trovato a operare nel corso della sua trentennale carriera.

Dicevamo della diversa prospettiva. L’usanza comune infatti, da parte sia degli addetti ai lavori che di quella fetta dell’opinione pubblica meno formata, è quella di leggere questi accadimenti con una chiave interpretativa che Priore considera ristretta, inadatta e quindi incapace di avvicinarsi alla verità. Una verità, quella che viene raccontata nel libro, che non è giudiziaria bensì storica, politica e umana, perché libero finalmente dalle incombenze e dalle forzature cui spesso l’opera del magistrato è soggetta, prima fra tutte l’obbligo di surrogare le proprie conclusioni con prove tangibili e concrete, Priore delinea un quadro esaustivo e completo, tessuto attraverso la ricostruzione del contesto storico, politico ma soprattutto geopolitico in cui era collocata l’Italia negli anni settanta (e per molti aspetti ancora oggi).

Tuttavia, le sue non sono semplici supposizioni di una persona informata sui fatti, bensì le conclusioni di chi ha indagato per anni sui più oscuri misteri della storia italiana, intravedendo la verità, a volte potendola toccare con mano, ma perdendo quell’appoggio costituito dalla prova che gli ha sempre impedito di confermarla anche sul piano giudiziario. Com’è facile intuire, la mancata apposizione di questo ultimo tassello non dipende né dalle scarse capacità degli inquirenti, né da sfortuna o casualità.

rosario priore
Il giudice Rosario Priore ha partecipato alle indagini sui più importanti avvenimenti della recente storia italiana

Come racconta Priore, incalzato da Fasanella, sono innumerevoli i casi di depistaggio, dalla sparizione di verbali o file sospetti all’eliminazione fisica di testimoni, come per esempio alcuni personaggi chiave del processo di Ustica – i piloti Nadini e Nutarelli che avevano assistito all’abbattimento del DC9 dal vivo o il capitano e il maresciallo della base di Poggio Ballone, che l’avevano seguito sul radar – morti tutti in circostanze misteriose prima di poter deporre.

La minuziosità dei particolari, la sapienza con cui viene delineato il contesto storico-politico in cui si sono svolti i fatti, la pertinenza delle considerazioni in merito, contribuiscono però a dare credibilità alle interpretazioni di Priore anche in assenza della decisiva prova giudiziale. Sarebbe come dire che il disegno di un mosaico composto da migliaia di tessere è intuibile, se non addirittura facilmente visibile, anche se c’è un ammanco di qualche pezzo.

La completezza del quadro delineato da Intrigo Internazionale è raggiungibile anche grazie all’abilità di Priore nel combinare le numerose nozioni acquisite durante la sua attività inquisitoria con una cultura storica e politica che permette di vedere i fatti nella loro interezza. Buona parte del libro è infatti dedicata alla ricostruzione dei rapporti di potere fra i vari paesi dello scacchiere geopolitico europeo e internazionale, procedendo per gradi, descrivendo la strutturazione prima delle maggiori realtà eversive dei vari paesi – dalla RAF tedesca alle BR italiane, passando per Feltrinelli e il centro studi Hyperion –, poi dei più efficienti servizi segreti, scoprendo fra l’altro un cordone ombelicale che lega i due tipi di organizzazioni.

gheddafi berlusconi
Un elemento chiave del libro è il rapporto fra il governo italiano e quello libico

Fondamentale è anche il quadro dei rapporti politici ed economici che viene fatto: un elemento chiave – che è peraltro estremamente attuale anche in questi giorni – è per esempio il rapporto fra il governo italiano e quello libico, così come il lodo Moro contribuisce a chiarire la situazione delle relazioni fra le varie organizzazioni terroristiche mediorientali e l’Italia. Non si tratta tuttavia solo di una disamina sui contesti più 'caldi': grande attenzione, arricchita dal racconto di esperienze personali maturate nel corso delle indagini, Priore la dedica anche ai paesi atlantici, la Germania, gli Stati Uniti, l’Inghilterra e soprattutto la Francia.

Questa opera, che si colloca più sul piano storico che su quello giudiziario, è per il magistrato molto importante, poiché la chiave interpretativa non può prescindere da un’attenta analisi del contesto. Stimolato da Fasanella sull’argomento infatti, Priore rifiuta le tesi troppo semplicistiche con cui sono sempre stati spiegati i grandi fatti di sangue della nostra storia recente. È riduttivo parlare di 'servizi deviati', così com’è irrealistico addossare tutte le responsabilità a qualche singolo gruppo terroristico, incapace di compiere azioni tanto efferate e militarmente complesse senza aiuti esterni.

Forti dubbi vengono sollevati anche nei confronti della 'strategia della tensione', che nell’opinione del giudice è un pretesto creato per mascherare le vere ingerenze che hanno insanguinato l’Italia negli anni settanta e ottanta, ingerenze internazionali, rapporti di forza consumati attraverso una lotta silente, così come 'silenti' sono considerate da Priore le stragi italiane che dopo decenni di indagini sono ancora senza colpevoli. L’interpretazione di tutto ciò, agghiacciante ma tremendamente realistica, è una sorta di scambio di messaggi fra potenze, un codice di sangue che possono capire solo i mandanti e i destinatari ma di cui hanno fatto le spese centinaia di persone innocenti.

strage bologna
Non è possibile trovare una causa precisa che possa stare all’origine di tragedie come le stragi di Ustica e di Bologna, il caso Moro e altri drammatici avvenimenti

Non è possibile trovare una causa precisa che possa stare all’origine di tragedie come le stragi di Ustica e di Bologna, il caso Moro, le tante morti degli anni di piombo e molti altri drammatici avvenimenti, però la consapevolezza che Intrigo Internazionale riesce a creare è già un passo avanti per uscire dall’omertà e dalla nebbia che avvolge quegli anni.

Nel capitolo conclusivo poi, Fasanella chiede a Priore quale sia la molla che ha spinto e spinge ancora oggi tante persone – politici, giudici, agenti dei servizi segreti, rappresentanti istituzionali, periti, militari – a negare delle risposte che gli italiani aspettano da trent’anni. “La ragion di stato” è la risposta di Priore. Tuttavia, il magistrato tiene a fare una precisazione: la ragion di stato in molti paesi è più radicata, è veramente una causa superiore, la salus rei publicae dei romani per cui era lecito contravvenire alle leggi dello stato stesso.

Nazioni che hanno una tradizione, una coesione e un senso d’identità particolarmente spiccati, ereditati da una lunga e solida storia unitaria. L’Italia però non è fra queste, sia perché il nostro è una paese relativamente giovane, frutto di una unificazione che si potrebbe definire un po’ artificiale, sia soprattutto perché è radicata in noi italiani l’eterna divisione, il campanilismo, la faziosità, sentimenti questi esacerbati da un sistema politico marcio e clientelare, in mano a partiti che spesso perseguono interessi eminentemente personalistici.

Così, verità scomode e destabilizzanti vengono usate come merce di scambio politico o economico e diventano protagoniste di ricatti che da un lato favoriscono il permanere della coltre di mistero, dall’altro alimentano il marciume della classe politica (e non solo) italiana.

In questi tempi in cui si parla tanto di unità nazionale, sarebbe forse opportuno rivangare le dolorose ferite lasciate da quegli anni e ancora prima di sventolare un tricolore, far risuonare le note di Mameli e lasciarsi andare a pomposi festeggiamenti bisognerebbe riflettere su tutto ciò che non ha funzionato, su come l’Italia sia stata per anni terreno di scontro fra potenze internazionali, governata da istituzioni che non hanno saputo né voluto proteggere i propri cittadini, coinvolta in una guerra silente in cui non ci sono né attaccanti né attaccati ma solo troppi morti innocenti.

di Francesco Bevilacqua

23 agosto 2011

Per un Governo di "resurrezione"


La Banca centrale europea chiede liberalizzazioni per gli speculatori; una banca nazionale avrebbe protetto il lavoro.

- L'economista e politico americano Lyndon LaRouche denuncia da anni la necessità per ogni nazione del pianeta di dotarsi di sistemi autenticamente sovrani dal punto di visto economico. Per farlo, è necessario abbandonare il sistema monetarista controllato dalle banche centrali ed instaurare un sistema creditizio centrato su banche nazionali sotto la direzione di governi democraticamente eletti. D'altra parte LaRouche denuncia da anni che l'attuale sistema monetarista speculativo avrebbe inevitabilmente distrutto le economie nazionali a tutto vantaggio di una ristretta oligarchia finanziaria internazionale. Anche per i più distratti, i fatti di questi giorni, non sono altro che il progressivo avverarsi dell'analisi di LaRouche.

Il prof. James Galbraith, figlio del più noto economista John Kenneth Galbraith in un'intervista a Il Messaggero, nei giorni scorsi, ha risposto alla domanda su "chi governi oggi se non i governi?" in questi termini: "Abbiamo una tecnocrazia, anzi una tutor-crazia, una situazione in cui gli Usa sono sotto la tutela di un pugno di burocrati finanziari, e l'Europa nelle mani di una banca centrale non legittima. I burocrati sono i membri delle agenzie di rating, la Standard and Poor's ad esempio, che con le loro visioni vogliono plasmare la vita politica di questo Paese, e magari approfittare di questa presunta crisi del debito per disfarsi una volta per tutte del Welfare State. In Europa avete una Banca Centrale che non risponde a nessuno ...".

In questi giorni, pur all'interno di un contrasto sempre più evidente tra i due, sia il Presidente del Consiglio che il Ministro Tremonti hanno più volte sottolineato il fatto che l'attuale manovra correttiva ci venga imposta dalla Banca centrale europea (BCE) come condizione per l'acquisto da parte di questa dei titoli di Stato italiani, onde evitare che questi siano alla mercé dei mercati ed i relativi tassi di interesse vadano alle stelle. Tra le condizioni poste dalla BCE vi sarebbe in particolare quella di rendere ancor più deregolamentato il mercato del lavoro italiano e quella di deregolamentare (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) quei pochi settori dell'economia italiana ancora regolamentati (i servizi pubblici locali e le professioni intellettuali). In sostanza, la BCE chiede all'Italia (ed invero a tutti i paesi membri della UE) uno di quegli ingredienti della ricetta avvelenata che il Fondo monetario internazionale ha imposto per decenni alle economie sottosviluppate dell'Africa (sottosviluppandole ancor più!), a quelle che erano in via di sviluppo nell'America Latina (Cile ed Argentina in particolare), ed a quelle che erano state protagoniste di rilevanti fasi di sviluppo, come quelle del Sud-est asiatico. Per ognuna di esse il risultato è sempre stato il medesimo: assoggettamento delle economie a ristrette oligarchie finanziarie, progressivo impoverimento della popolazione, indebolimento delle economie nazionali.

Ma perché la BCE tiene così tanto a liberalizzare e privatizzare le economie europee? La BCE è una banca centrale che come dice il prof. Galbraith non risponde ad organismi democraticamente eletti; essa risponde alle banche centrali che la partecipano, che a loro volta rispondono molto più alle banche private che non ai relativi governi. L'attuale sistema finanziario internazionale è funzionale, a partire dai primi anni '70, alla creazione di una stratosferica bolla speculativa. Essa necessita continuamente di esser rifinanziata (pena altrimenti la sua definitiva esplosione); così ogni operatore finanziario, ogni banca, deve poter ancorare progressivamente i propri impieghi, attraverso partecipazioni finanziarie, a nuove voci dell'economia reale. Quest'ultime fungono da sottostante per la creazione di nuovi aggregati finanziari che costituiscono le nuove micro-bolle speculative che sostituiscono quelle scoppiate in seguito alla "presa di coscienza" dei mercati (quella della frode dei titoli della new economy, quella immobiliare e dei mutui facili, quella del credito al consumo facile, quella dei debiti sovrani insolvibili di questi giorni).

Il Presidente Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l'attuale debito è frutto delle politiche adottate tra il 1978 ed il 1992, ma non ha evidenziato una questione centrale di cui si parla troppo poco: nel luglio 1981 l'Italia procede alla "denazionalizzazione" della Banca d'Italia, separandola dal controllo dell'allora Ministero del Tesoro. Da lì, la parabola del debito pubblico cresce esponenzialmente perché i nostri titoli di stato si trovano esposti ai capricci dei mercati speculativi piuttosto che trovare nella banca nazionale la controparte obbligata ad acquistarli. Ecco perché oltre ad una legge che reintroduca il principio di separazione tra banche commerciali e banche d'affari (standard Glass-Steagall) che impedisca di fare speculazioni con i depositi dei cittadini, un nuovo sistema monetario e finanziario fondato su cambi fissi (una Nuova Bretton Woods), abbiamo anche bisogno di una banca nazionale (banca hamiltoniana ) alle dirette dipendenze del Governo, come insegnato dall'autentico sistema americano di economia politica . Altro che obbligo di pareggio di bilancio! All'interno di questo quadro di regole ben definito, la mission dei governi non sarà più quella di rispondere all'oligarchia finanziaria, ma quello di perseguire il bene comune utilizzando il credito nazionale per finanziare la creatività umana, attraverso infrastrutture e produzioni al più alto livello tecnologico-scientifico consentito.

L'Italia è di fronte ad un bivio: restare dentro il Titanic della supremazia della speculazione sulla vita della gente, limitandosi a cercare un'inutile cabina viaggio de luxe, oppure scendere dal Titanic – partendo dall'abbandono dell'euro – per salire su una nave che non sia destinata ad affondare. Abbiamo bisogno di un Governo di "resurrezione".

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà

20 agosto 2011

Uomo morto non parla: Gli US Navy SEALs distrutti per coprire la bufala dell’esecuzione di bin Laden?



http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTMw8b1sZaXrfhr0ag507BTuJWonXPw9GWckNrxC5MqFw_iGke9RAL’eliminazione di 30 uomini delle forze speciali degli Stati Uniti nello schianto di un elicottero Chinook in Afghanistan arriva in un periodo in cui la versione ufficiale di Washington sul modo in cui è stata eseguita l’uccisione di Osama bin Laden stava crollando sotto i colpi dell’incredulità. Tra i 38 morti nel disastro dell'elicottero - la più grande perdita di vite statunitensi avvenuta in una singola occasione nel corso della decennale guerra di occupazione dell'Afghanistan - si pensa che vi siano molti dei 17 Navy Seals coinvolti nell'esecuzione di Osama bin Laden all’inizio di maggio. Tra i morti sono compresi anche altri membri delle forze speciali USA e dei commando afghani.

I primi servizi dei media occidentali indicavano che il Chinook potrebbe essere stato coinvolto in una considerevole operazione militare contro dei militanti afghani, al momento in cui è stato abbattuto nella provincia di Wardak, poco a ovest della capitale Kabul, alle prime ore di sabato.
Si è riferito che alcune fonti fra i taliban hanno affermato che i loro militanti hanno abbattuto il Chinook con un lancio di razzi.

Funzionari militari statunitensi dichiarano che stanno indagando sulle cause dello schianto.
Tuttavia, appare significativo che fonti anonime USA abbiano raccontato agli organi di informazione che ritenevano che l'elicottero sia stato abbattuto. Questo sorta di conferenza stampa non ufficiale degli USA appare alquanto strana. Perché le fonti militari statunitensi vogliono offrire ai combattenti nemici un così spettacolare colpo propagandistico?
Forse giova gli interessi degli USA distrarre dal motivo e dalla causa reali dello schianto dell'elicottero, sia stato esso colpito o meno da un razzo.

Funzionari statunitensi hanno ammesso che i Navy Seals deceduti facevano parte dell'unità Team 6 che avrebbe eseguito l'assassinio, lo scorso maggio, della presunta mente dell'11/9, Osama bin Laden.

Fin dai primordi, il resoconto di Washington in merito al modo in cui le sue forze speciali hanno ammazzato Bin Laden presso il suo complesso residenziale di Abbottabad, nel nord del Pakistan, era squarciato dalle contraddizioni. Perché mai, una volta liquidato, Bin Laden è stato seppellito in mare in fretta e furia? Come ha potuto il "Terrorista N°1" a livello mondiale risiedere, senza essere notato, ad appena poche miglia dal quartier generale militare pakistano di Rawalpindi?
In tutta evidenza, diverse fonti ben informate sono convinte che Bin Laden sia morto per cause naturali dieci anni fa. L'autore Ralph Schoenman ha respinto la presunta esecuzione dei Navy SEALs come "una grande bugia". Dalle indagini condotte nel corso di vari anni in Pakistan, Schoenman ha dichiarato a Global Research: «Ho intervistato vari membri dei servizi segreti pakistani e diversi militanti, e tutti hanno confermato che Bin Laden è morto per insufficienza renale oltre dieci anni fa».

Più di recente, come riferisce Paul Craig Roberts,[1] i pakistani del luogo hanno affermato che l'operazione dei Navy SEALs ad Abbottabad è finita in un disastro, con uno dei tre elicotteri USA che esplodeva appena decollato dal terreno vicino al complesso. Gli altri due elicotteri non sono atterrati e, secondo i testimoni, sono volati via dalla scena immediatamente dopo l'esplosione. Come Roberts sottolinea, questo vuol dire che non c'era alcun cadavere di Bin Laden da smaltire in mare, come Washington asserisce.
Le persone chiave che conoscerebbero la verità sull'incredibile assassinio di Bin Laden da parte di Washington, sono ora indisponibili ai commenti. Caso chiuso.

di Finian Cunningham - globalresearch.ca.
(Tratto da http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6589-uomo-morto-non-parla-gli-us-navy-seals-distrutti-per-coprire-la-bufala-dellesecuzione-di-bin-laden-.html

Finian Cunningham è corrispondente di Global Research da Belfast, Irlanda.
cunninghamfin@yahoo.com
Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25923

Traduzione per Megachip a cura di Dario Tanzi.

Nota di Pino Cabras per Megachip
Subito dopo i fatti di Abbottabad gli esponenti del sito Infowars.com avevano ragionato e profetizzato intorno a uno scenario inquietante: alludevano a un provvidenziale incidente militare che nel giro di poco tempo avrebbe eliminato dalla scena i Navy SEALs coinvolti nella misteriosa operazione che aveva depennato ufficialmente Bin Laden dagli attori del grande show della guerra. Citavano analoghi casi – per i servizi americani come per quelli russi e di altri paesi - in cui le operazioni coperte venivano ulteriormente coperte sacrificandone i protagonisti.
L’articolo di Finian Cunningham offre perciò un’interpretazione suggestiva del tragico incidente occorso al Team 6 dei Navy SEALs. L’interpretazione non è tuttavia suffragata da prove, mentre funzionari governativi USA «hanno dichiarato all’agenzia Associated Press che ritengono che nessuno dei Navy SEALs che sono morti nello schianto di un elicottero in Afghanistan avesse preso parte al raid che ha ucciso Osama bin Laden, sebbene fossero della stessa unità che ha eseguito la missione bin Laden.»[2]
Non potendo affatto ancora raggiungere conclusioni su questa vicenda, ci limitiamo a riprendere comunque le testimonianze a caldo raccolte fra i residenti di Abbottabad dai reporter di CCTV. Gli abitanti del luogo non credevano che Osama bin Laden fosse mai stato in quel complesso residenziale e si ritenevano tranquillamente sicuri che quella strana operazione fosse una bufala. La stessa squadra antiterrorismo del Pakistan non era in grado di confermare l’uccisione, in base a quanto veniva riferito

19 agosto 2011

Intrigo internazionale, le verità che non si sono mai potute dire



intrigo internazionale
'Intrigo Internazionale' cerca di fare luce sulla sanguinosa storia italiana degli ultimi quarant’anni da una prospettiva diversa

Uscito nel maggio dello scorso anno per Chiare Lettere, Intrigo Internazionale è un libro che cerca di fare luce sulla sanguinosa storia italiana degli ultimi quarant’anni da una prospettiva diversa rispetto a quella utilizzata sinora.

Il tentativo viene attuato da un personaggio più che qualificato per svolgere questo compito: si tratta del giudice Rosario Priore, magistrato inquisitore con un’esperienza di lungo corso che ha partecipato alle indagini sui più importanti avvenimenti della recente storia italiana, dal sequestro Moro alla strage di Ustica. A interrogarlo è il giornalista Giovanni Fasanella, coautore del libro, che attraverso l’agile forma dell’intervista ripercorre gli scenari all’interno dei quali il giudice Priore si è trovato a operare nel corso della sua trentennale carriera.

Dicevamo della diversa prospettiva. L’usanza comune infatti, da parte sia degli addetti ai lavori che di quella fetta dell’opinione pubblica meno formata, è quella di leggere questi accadimenti con una chiave interpretativa che Priore considera ristretta, inadatta e quindi incapace di avvicinarsi alla verità. Una verità, quella che viene raccontata nel libro, che non è giudiziaria bensì storica, politica e umana, perché libero finalmente dalle incombenze e dalle forzature cui spesso l’opera del magistrato è soggetta, prima fra tutte l’obbligo di surrogare le proprie conclusioni con prove tangibili e concrete, Priore delinea un quadro esaustivo e completo, tessuto attraverso la ricostruzione del contesto storico, politico ma soprattutto geopolitico in cui era collocata l’Italia negli anni settanta (e per molti aspetti ancora oggi).

Tuttavia, le sue non sono semplici supposizioni di una persona informata sui fatti, bensì le conclusioni di chi ha indagato per anni sui più oscuri misteri della storia italiana, intravedendo la verità, a volte potendola toccare con mano, ma perdendo quell’appoggio costituito dalla prova che gli ha sempre impedito di confermarla anche sul piano giudiziario. Com’è facile intuire, la mancata apposizione di questo ultimo tassello non dipende né dalle scarse capacità degli inquirenti, né da sfortuna o casualità.

rosario priore
Il giudice Rosario Priore ha partecipato alle indagini sui più importanti avvenimenti della recente storia italiana

Come racconta Priore, incalzato da Fasanella, sono innumerevoli i casi di depistaggio, dalla sparizione di verbali o file sospetti all’eliminazione fisica di testimoni, come per esempio alcuni personaggi chiave del processo di Ustica – i piloti Nadini e Nutarelli che avevano assistito all’abbattimento del DC9 dal vivo o il capitano e il maresciallo della base di Poggio Ballone, che l’avevano seguito sul radar – morti tutti in circostanze misteriose prima di poter deporre.

La minuziosità dei particolari, la sapienza con cui viene delineato il contesto storico-politico in cui si sono svolti i fatti, la pertinenza delle considerazioni in merito, contribuiscono però a dare credibilità alle interpretazioni di Priore anche in assenza della decisiva prova giudiziale. Sarebbe come dire che il disegno di un mosaico composto da migliaia di tessere è intuibile, se non addirittura facilmente visibile, anche se c’è un ammanco di qualche pezzo.

La completezza del quadro delineato da Intrigo Internazionale è raggiungibile anche grazie all’abilità di Priore nel combinare le numerose nozioni acquisite durante la sua attività inquisitoria con una cultura storica e politica che permette di vedere i fatti nella loro interezza. Buona parte del libro è infatti dedicata alla ricostruzione dei rapporti di potere fra i vari paesi dello scacchiere geopolitico europeo e internazionale, procedendo per gradi, descrivendo la strutturazione prima delle maggiori realtà eversive dei vari paesi – dalla RAF tedesca alle BR italiane, passando per Feltrinelli e il centro studi Hyperion –, poi dei più efficienti servizi segreti, scoprendo fra l’altro un cordone ombelicale che lega i due tipi di organizzazioni.

gheddafi berlusconi
Un elemento chiave del libro è il rapporto fra il governo italiano e quello libico

Fondamentale è anche il quadro dei rapporti politici ed economici che viene fatto: un elemento chiave – che è peraltro estremamente attuale anche in questi giorni – è per esempio il rapporto fra il governo italiano e quello libico, così come il lodo Moro contribuisce a chiarire la situazione delle relazioni fra le varie organizzazioni terroristiche mediorientali e l’Italia. Non si tratta tuttavia solo di una disamina sui contesti più 'caldi': grande attenzione, arricchita dal racconto di esperienze personali maturate nel corso delle indagini, Priore la dedica anche ai paesi atlantici, la Germania, gli Stati Uniti, l’Inghilterra e soprattutto la Francia.

Questa opera, che si colloca più sul piano storico che su quello giudiziario, è per il magistrato molto importante, poiché la chiave interpretativa non può prescindere da un’attenta analisi del contesto. Stimolato da Fasanella sull’argomento infatti, Priore rifiuta le tesi troppo semplicistiche con cui sono sempre stati spiegati i grandi fatti di sangue della nostra storia recente. È riduttivo parlare di 'servizi deviati', così com’è irrealistico addossare tutte le responsabilità a qualche singolo gruppo terroristico, incapace di compiere azioni tanto efferate e militarmente complesse senza aiuti esterni.

Forti dubbi vengono sollevati anche nei confronti della 'strategia della tensione', che nell’opinione del giudice è un pretesto creato per mascherare le vere ingerenze che hanno insanguinato l’Italia negli anni settanta e ottanta, ingerenze internazionali, rapporti di forza consumati attraverso una lotta silente, così come 'silenti' sono considerate da Priore le stragi italiane che dopo decenni di indagini sono ancora senza colpevoli. L’interpretazione di tutto ciò, agghiacciante ma tremendamente realistica, è una sorta di scambio di messaggi fra potenze, un codice di sangue che possono capire solo i mandanti e i destinatari ma di cui hanno fatto le spese centinaia di persone innocenti.

strage bologna
Non è possibile trovare una causa precisa che possa stare all’origine di tragedie come le stragi di Ustica e di Bologna, il caso Moro e altri drammatici avvenimenti

Non è possibile trovare una causa precisa che possa stare all’origine di tragedie come le stragi di Ustica e di Bologna, il caso Moro, le tante morti degli anni di piombo e molti altri drammatici avvenimenti, però la consapevolezza che Intrigo Internazionale riesce a creare è già un passo avanti per uscire dall’omertà e dalla nebbia che avvolge quegli anni.

Nel capitolo conclusivo poi, Fasanella chiede a Priore quale sia la molla che ha spinto e spinge ancora oggi tante persone – politici, giudici, agenti dei servizi segreti, rappresentanti istituzionali, periti, militari – a negare delle risposte che gli italiani aspettano da trent’anni. “La ragion di stato” è la risposta di Priore. Tuttavia, il magistrato tiene a fare una precisazione: la ragion di stato in molti paesi è più radicata, è veramente una causa superiore, la salus rei publicae dei romani per cui era lecito contravvenire alle leggi dello stato stesso.

Nazioni che hanno una tradizione, una coesione e un senso d’identità particolarmente spiccati, ereditati da una lunga e solida storia unitaria. L’Italia però non è fra queste, sia perché il nostro è una paese relativamente giovane, frutto di una unificazione che si potrebbe definire un po’ artificiale, sia soprattutto perché è radicata in noi italiani l’eterna divisione, il campanilismo, la faziosità, sentimenti questi esacerbati da un sistema politico marcio e clientelare, in mano a partiti che spesso perseguono interessi eminentemente personalistici.

Così, verità scomode e destabilizzanti vengono usate come merce di scambio politico o economico e diventano protagoniste di ricatti che da un lato favoriscono il permanere della coltre di mistero, dall’altro alimentano il marciume della classe politica (e non solo) italiana.

In questi tempi in cui si parla tanto di unità nazionale, sarebbe forse opportuno rivangare le dolorose ferite lasciate da quegli anni e ancora prima di sventolare un tricolore, far risuonare le note di Mameli e lasciarsi andare a pomposi festeggiamenti bisognerebbe riflettere su tutto ciò che non ha funzionato, su come l’Italia sia stata per anni terreno di scontro fra potenze internazionali, governata da istituzioni che non hanno saputo né voluto proteggere i propri cittadini, coinvolta in una guerra silente in cui non ci sono né attaccanti né attaccati ma solo troppi morti innocenti.

di Francesco Bevilacqua