25 ottobre 2007

La Banda dei Briganti


Quando i popoli manifestano di capire i vecchi inganni del sistema, ecco che ne vengono elaborati di nuovi. Di solito si tratta di nuovi partiti, nuovi personaggi o nuova propaganda. Come tutti sanno, da recente la “sinistra” ha messo a punto un piano di “rinnovamento”, che ha trovato il suo culmine nelle primarie del 14 ottobre scorso, che hanno visto trionfare Walter Veltroni quale leader del nuovo Partito Democratico. Che si tratti dell’ennesima truffa non è difficile capirlo.
Cosa propone Veltroni?

Cosa ha mai detto di concreto per cambiare in meglio la realtà del paese? Ha mai detto che dovranno essere abrogate tutte le leggi che permettono lo sfruttamento lavorativo? Ha mai detto che il paese deve riappropriarsi della sovranità monetaria per non cadere più nella truffa del debito? Ha mai detto di voler liberare il paese dall’occupazione militare delle basi Usa? Ha mai detto di aumentare le tasse sui grandi guadagni finanziari?

Se non ha detto nulla di tutto questo, in che modo crede di dover risollevare le sorti del paese? Se non vuole arginare il potere delle banche, quale “democrazia” ci propone? Quella falsa, che maschera la dittatura del gruppo dominante?
E’ evidente che si tratta di una trappola. Se cadiamo nella trappola del nuovo partito e del nuovo leader accettiamo i crimini dell’attuale classe dirigente, perché in realtà si tratta di sostenere persone che obbediscono agli stessi poteri.

Veltroni dice cose che trovano approvazione e colpiscono l’attenzione, ma non propone nulla di concreto per risolvere i problemi che solleva. Ad esempio, sostiene che uno dei problemi principali sia la crisi ambientale: “La nuova Italia nasce dalla riscrittura di almeno quattro grandi capitoli della nostra vicenda nazionale: ambiente, nuovo patto tra le generazioni, formazione e sicurezza. I mutamenti climatici sono il primo banco di prova di questa vera e propria sfida… l’effetto serra è causato dal modo tradizionale di produrre e consumare energia”.
Ma non parla di dover imporre regole certe, o di dover fare pressione su Washington e Pechino per indurre le autorità ad approvare leggi che costringano gli industriali, ovunque operino, ad utilizzare misure di protezione ambientale. Veltroni solleva problemi ma, come tutti i politici del sistema attuale, si guarda bene dallo spiegare con chiarezza quali sono le cause e come occorre affrontarli efficacemente.
Egli parla di energie “pulite”, ma non solleva affatto il problema dei rigassificatori e degli inceneritori messi al bando dalla UE (normativa UE 2001/77/CE) e imposti dal governo Prodi. Egli stesso, come sindaco di Roma non ha affrontato diversi problemi ambientali, come quello della discarica di Malagrotta, dunque non è pensabile che abbia davvero a cuore questo problema. E’ assai più probabile che egli sollevi i problemi cari ai cittadini, soltanto per suscitare consenso.
Veltroni fa appello alla “tecnologia”, come fosse una sorta di bacchetta magica che per incanto risolverà ogni problema: “Quello a cui pensiamo è l’ambientalismo dei sì. Sì a utilizzare le immense possibilità della tecnologia per difendere la natura”.(1) Si guarda bene però dal sollevare il problema della tecnologia utilizzata soltanto per accrescere i profitti, senza rispetto alcuno per la salute e per l’ambiente.

Il discorso di Veltroni al Lingotto di Torino, il 27 giugno del 2007, era finalizzato ad esaltare ad oltranza l’attuale sistema di potere, nascondendo le magagne e facendo credere ai cittadini che accettarlo significa anche migliorare le sorti del paese. Sarebbe come dire che gettarsi del quinto piano può essere un atto che migliora la salute.
Veltroni utilizza artifici retorici per offuscare la realtà, e per apparire come un leader diverso dagli altri. Egli ostenta un improbabile senso di “umanità”, assumendo un atteggiamento paternalistico o spiritualistico, ma evitando accuratamente le vere questioni che vessano il paese, come le leggi che intralciano la lotta alla mafia o quelle che legalizzano lo sfruttamento lavorativo. Veltroni vorrebbe porsi come leader di tutti, dei cittadini comuni e della Confindustria, e ricevendo il plauso da parte di quest’ultima già possiamo capire in che misura difenderà gli interessi dei lavoratori.
Egli parla in generale della “lotta alla precarietà”, ma si guarda bene dal promettere in modo chiaro di voler sopprimere tutte le leggi che rendono possibile il precariato. Gli altri leader di sinistra, durante la campagna elettorale del 2006, avevano promesso in modo generico le stesse cose che promette Veltroni, ma una volta al potere hanno fatto tutto il contrario. Veltroni promette “entro dieci anni, questo divario di opportunità - di vita, di successo e di felicità - si riduca del 30%, facendo ripartire quella mobilità sociale che, forte dai primi anni ‘60 fino alla metà degli anni ‘70, ha progressivamente frenato, fino ad arrestarsi del tutto”.
Ma non spiega che la crescita economica del paese è stata bloccata dal debito e dalle misure di globalizzazione (privatizzazione, delocalizzazione, ecc.) imposte da Washington, e dunque, come può egli credere di poter migliorare la condizione economico-finanziaria del paese senza affrontare i mali alla radice? In parole povere, dove prenderà i soldi per il rilancio, se le banche continueranno a succhiarci il sangue attraverso il debito-truffa? Veltroni non se la prende mai con i responsabili dei problemi, vorrebbe rendere il mondo migliore lasciando al loro posto chi lo rende peggiore.
E’ evidente che egli sta barando, per indurre gli elettori ad avere fiducia in lui. Una fiducia che potrà avere conseguenze tragiche per gli italiani.

Veltroni denuncia la forte pressione fiscale, ma non dice che gran parte del Pil viene saccheggiato dalle banche, e dunque le sue proposte di abbassare la pressione fiscale sono campate in aria e non potranno trovare alcuna attuazione, proprio come è avvenuto con tutti i governi del sistema. Parla di “lotta all’evasione” ma non parla dei paradisi fiscali che la rendono possibile, e non dice che l’intero sistema è fondato sui privilegi fiscali dei più ricchi.
La sua retorica è tanto più suadente quanto più gli italiani si sentono insicuri, temono il futuro e desiderano politici che mostrino di non essere corrotti. La sua retorica mira a catturare le speranze e a rivitalizzare le illusioni.
E’ possibile capire già da adesso che egli non manterrà le promesse, e che mira soltanto a portare avanti la sua carriera politica, altrimenti direbbe agli italiani la verità su tutto, senza nascondere la vera origine dei nostri problemi. Veltroni si permette persino di minimizzare e mistificare il dissenso:

“E’ così, con un’alta capacità di risposta, che si combatterà l’antipolitica… Chi invece indica qualunquisticamente la politica come il nemico, chi soffia demagogicamente sul fuoco dell’insoddisfazione, ha il dovere di dire cosa si dovrebbe sostituire alla politica e alle istituzioni.”.(2)

Egli utilizza gli stessi inganni verbali del sistema, e dunque, parla di “antipolitica” rendendo implicito che l’attuale sistema sia la sola “politica” possibile. E’ un inganno retorico utilizzare il prefisso “anti” per etichettare qualcosa che si vuol far apparire come negativa, da rifiutare. Tutti i giornalisti di regime, come pappagalli, utilizzano il termine “antipolitica” per indicare coloro che rifiutano l’attuale sistema, giudicandolo corrotto. Ma non si tratta affatto di “antipolitica” poiché l’attuale regime non è una vera “politica”, ma soltanto un sistema dittatoriale mascherato da “democrazia”, in cui i cittadini sono indotti a credere con l’inganno di avere la sovranità. Veltroni ripropone la separazione sinistra/destra, riconoscendosi nella sinistra, ma senza spiegarci con chiarezza cosa lo renderebbe leader di “sinistra”. Mai un cenno alla necessità di arginare il potere della classe ricca, mai un cenno alla necessità di aumentare gli stipendi e le pensioni per adattarle alle devastazioni dell’euro. Quando parla dei lavoratori lo fa con tono quasi metafisico, come farebbe il papa. Nulla di concreto, nulla di vero. Tutto questo fa ben capire perché il sistema lo abbia sponsorizzato così tanto da farne un sicuro futuro capo di governo. Egli sa prendere per i fondelli gli italiani, come Fassino, D’Alema e Prodi non riescono più a fare. Per ammantarsi di prestigio, Veltroni scomoda persino illustri personaggi storici, come Robert Kennedy, dicendo di trovare la giusta ispirazione nel loro operato. In realtà è assai più probabile che egli si consulti a tempo pieno con i cosiddetti “spin doctors” (dottori del raggiro, manipolatori di opinioni), per trovare il modo più efficace di truffare gli elettori.

Il Partito Democratico, di cui egli è diventato leader, non è altro che un partito-burla, perché non rappresenta nulla di nuovo nel panorama politico italiano. Siamo ormai giunti alla realtà “nominale”, ossia, la novità non sta più nella realtà dei fatti, come dovrebbe essere, ma nei nuovi nomi o nei nuovi loghi. In armonia col sistema, Veltroni si limita a proporre novità fittizie, come fossero virtuali, in un panorama desolante in cui almeno due terzi degli italiani comprendono assai bene che in Parlamento non vengono affrontati i loro veri problemi.
Anche dal punto di vista “umano”, Veltroni è un truffatore. Si mostra interessato ai diritti umani ma, come gli altri leader di “sinistra” (e di destra) affronta le questioni umane (Rom, immigrati, emarginati, ecc.) vantandosi, com’è di moda, di avere “tolleranza zero”, e perseguitando gli individui più deboli senza pietà, come il suo omologo Sergio Cofferati, si vanta di fare a Bologna. E’ questa la nuova “sinistra”: quella che ritiene pericolosi i lavavetri più che i criminali che torturano e uccidono in Iraq o in Afghanistan. Una sinistra che chiude i centri sociali e che fa deportare i Rom. Una sinistra che vuole rimanere tale anche quando dimostra impietosamente di mettere in pratica principi degni del fascismo, reprimendo i cittadini che rifiutano ciò che degrada l’ambiente o mette in pericolo la loro esistenza. Una sinistra autoritaria che vuole spacciarsi per rispettabile e vuole distinguersi dalla “destra” soltanto per abbindolare gli elettori che ancora credono che in Italia esista una “sinistra”.
A Roma, come nel resto dell’Italia, i tagli alla spesa pubblica si traducono nel peggioramento della qualità delle strutture sanitarie, nell’insufficienza degli asili e dei servizi agli anziani e ai disabili.
Veltroni, pur essendo, come sindaco, assai consapevole del peso di tali problemi, non ha mai denunciato questa realtà, che tende a peggiorare con le finanziarie. Egli si è occupato soprattutto di curare la sua immagine mediatica, in modo da apparire come un sindaco autorevole e capace di risolvere problemi.

La questione della “sicurezza” è stata creata ad oc da un regime che non sempre utilizza carabinieri e poliziotti per proteggere realmente la cittadinanza, preferendo creare situazioni di insicurezza e paura. In tal modo potrà creare ghetti e degrado, per poi ergere i propri fantocci a paladini della “sicurezza”, suscitando quel bisogno di protezione e di fiducia che altrimenti non ci sarebbe. Veltroni lancia proclami ambiziosi: “Fare un’Italia nuova. E’ questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. Riunire l’Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé”.(3)
Ma un’Italia nuova non dovrebbe certo appoggiare un politico che non offre nulla che possa scardinare realmente il vecchio regime. Le false sinistre hanno trovato nelle primarie un metodo utile per far credere alla gente di contare qualcosa dal punto di vista politico. In realtà è un’illusione, perché i personaggi che vengono candidati sono scelti dall’alto, e nessuna formazione politica dell’attuale sistema rischierebbe di candidare persone che realmente possano avversare gli interessi del gruppo di potere. Dunque, la scelta non è una vera scelta, ma un’illusione di scelta.
Qualcuno crede che sostenendo il nuovo Partito Democratico si possano contrastare le politiche della destra di Berlusconi, ignorando che le due fazioni politiche sono assai più vicine fra loro di quanto mostrino, e che sono strettamente alleate nel contrastare gli interessi e la sovranità popolare.

Le primarie hanno dato la possibilità di propagandare il sostegno da parte di oltre 3 milioni e mezzo di italiani. Ma anche questa è una truffa. Molti testimoni hanno detto che le irregolarità nei seggi delle primarie non si contavano: gente che votava tre o quattro volte e extracomunitari che si affollavano ai seggi facendo il giro dei gazebo anche sei o sette volte. E’ assai probabile che gli extracomunitari non abbiano pagato un euro, ma, al contrario, abbiano ricevuto qualche euro, altrimenti non si spiegherebbe tale assalto ai seggi. Ad Agrigento, il consigliere comunale Giuseppe Arnone ha chiamato i Carabinieri per denunciare i brogli che si stavano verificando al seggio. Arnone ha raccontato che molti extracomunitari venivano accompagnati direttamente da alcuni candidati inseriti nelle liste, che suggerivano loro cosa votare.
Nel pomeriggio inoltrato avevano votato un milione e mezzo di persone, e ci vorrebbero far credere che in pochissime ore avrebbero votato altri 2 milioni di persone, portando la cifra totale dei votanti a oltre 3 milioni e mezzo. Chi c’era a controllare la regolarità delle operazioni elettorali? Nessuno. Chi può controllare che non abbiano gonfiato la cifra dei votanti? Nessuno. C’è da credere a personaggi che mentono ogni giorno in Parlamento e al governo? Non sarebbe un grande segno di saggezza. Già alle primarie del 16 ottobre del 2005, che hanno visto il trionfo di Prodi, venne strombazzato che gli elettori erano stati 4,3 milioni. Un anno e mezzo dopo diverse fonti dissero che probabilmente i votanti non erano stati più di 2 milioni. Ad esempio, il “Velino” ha svelato che l’elenco degli elettori in mano all’Ulivo registrava 2 milioni di votanti. Nessuna smentita, nemmeno da parte del fiduciario di Prodi, Mario Barbi, che si è limitato a dire che “verificherà”. All’epoca, i ragazzi di Azione giovani di Reggio Calabria denunciarono che nei seggi era possibile votare molte volte. Il presidente provinciale di Ag, Daniele Romano raccontò: “Alcuni di noi hanno votato più volte, addirittura senza documenti, altri senza averne diritto perché residenti fuori Reggio, altri ancora senza firmare la famosa liberatoria di cui si parlava”.(4)

Il punto è: perché tutte queste truffe? Evidentemente, il sistema sa di fare acqua da tutte le parti e di dover imbrogliare per suscitare consensi.
Gonfiare le cifre dei votanti equivale ad una forma di propaganda, che mira a far credere agli italiani che c’è ancora molta gente che ha fiducia nel sistema, mentre in realtà ce n’è sempre meno. Chi ormai è avvezzo a capire la potenzialità truffaldina di questi personaggi difficilmente può credere alla loro propaganda, anche se fatta con nuove forme. Le parole preferite da Veltroni sono “governo stabile”, “governi democratici” o “grandi democrazie d’Europa”. Ricorda i presidenti americani, che nei loro discorsi citano centinaia di volte la parola “democrazia”, ma impediscono con la forza delle armi l’autodeterminazione dei popoli. Se davvero Veltroni credesse nella democrazia si ergerebbe a difendere le lotte dei vicentini contro le basi americane o le lotte dei No-tav, poiché si tratterebbe in tal caso di proteggere il democratico diritto dei cittadini a scegliere ciò che riguarda il proprio territorio. E invece, Veltroni difende il governo, dichiarando un “pieno, coerente e deciso sostegno all’azione del Governo Prodi”. E’ evidente che egli parla non di una vera democrazia, ma della democrazia-truffa che attualmente c’è in Italia. Non abbiamo bisogno della democrazia di cui egli parla, ma di una vera democrazia, che ci sarà quando lui e tutti quelli come lui saranno costretti a fare un altro mestiere.

Il 20 ottobre, un milione di persone partecipano al corteo contro il precariato, e a chi gli chiede cosa ne pensa, Veltroni risponde: “è un importante fatto democratico”. Ci mancherebbe che dovessero proibire anche i cortei di protesta. Furbescamente, egli non perde occasione per utilizzare il termine “democratico” e per evitare di esprimere chiaramente cosa ne pensa delle leggi infami sul lavoro. Intanto, mentre Veltroni esibisce le sue performance, l’Italia va sempre più alla deriva, ormai dominata da reti mafiose/massoniche che il governo protegge anche bloccando il lavoro dei magistrati.
Veltroni non ha mai denunciato la grave corruzione che attanaglia le nostre istituzioni, chiaro segno che egli stesso ne è parte. Agli italiani che dicono: “provo a crederci e poi valuterò i risultati”, possiamo rispondere: già da adesso, dai suoi stessi discorsi, è possibile capire chi realmente è Veltroni e cosa farà una volta al potere. Se accetteremo di dare ancora fiducia ai nuovi fantocci del sistema, arriveranno altre beffe e altre truffe, con amare conseguenze.
Chiediamoci con sincerità: possiamo permetterci di farci ancora abbindolare dalle truffe degli attuali politici?
Non sarebbe ora di dire basta?

Antonella Randazzo

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25 ottobre 2007

La Banda dei Briganti


Quando i popoli manifestano di capire i vecchi inganni del sistema, ecco che ne vengono elaborati di nuovi. Di solito si tratta di nuovi partiti, nuovi personaggi o nuova propaganda. Come tutti sanno, da recente la “sinistra” ha messo a punto un piano di “rinnovamento”, che ha trovato il suo culmine nelle primarie del 14 ottobre scorso, che hanno visto trionfare Walter Veltroni quale leader del nuovo Partito Democratico. Che si tratti dell’ennesima truffa non è difficile capirlo.
Cosa propone Veltroni?

Cosa ha mai detto di concreto per cambiare in meglio la realtà del paese? Ha mai detto che dovranno essere abrogate tutte le leggi che permettono lo sfruttamento lavorativo? Ha mai detto che il paese deve riappropriarsi della sovranità monetaria per non cadere più nella truffa del debito? Ha mai detto di voler liberare il paese dall’occupazione militare delle basi Usa? Ha mai detto di aumentare le tasse sui grandi guadagni finanziari?

Se non ha detto nulla di tutto questo, in che modo crede di dover risollevare le sorti del paese? Se non vuole arginare il potere delle banche, quale “democrazia” ci propone? Quella falsa, che maschera la dittatura del gruppo dominante?
E’ evidente che si tratta di una trappola. Se cadiamo nella trappola del nuovo partito e del nuovo leader accettiamo i crimini dell’attuale classe dirigente, perché in realtà si tratta di sostenere persone che obbediscono agli stessi poteri.

Veltroni dice cose che trovano approvazione e colpiscono l’attenzione, ma non propone nulla di concreto per risolvere i problemi che solleva. Ad esempio, sostiene che uno dei problemi principali sia la crisi ambientale: “La nuova Italia nasce dalla riscrittura di almeno quattro grandi capitoli della nostra vicenda nazionale: ambiente, nuovo patto tra le generazioni, formazione e sicurezza. I mutamenti climatici sono il primo banco di prova di questa vera e propria sfida… l’effetto serra è causato dal modo tradizionale di produrre e consumare energia”.
Ma non parla di dover imporre regole certe, o di dover fare pressione su Washington e Pechino per indurre le autorità ad approvare leggi che costringano gli industriali, ovunque operino, ad utilizzare misure di protezione ambientale. Veltroni solleva problemi ma, come tutti i politici del sistema attuale, si guarda bene dallo spiegare con chiarezza quali sono le cause e come occorre affrontarli efficacemente.
Egli parla di energie “pulite”, ma non solleva affatto il problema dei rigassificatori e degli inceneritori messi al bando dalla UE (normativa UE 2001/77/CE) e imposti dal governo Prodi. Egli stesso, come sindaco di Roma non ha affrontato diversi problemi ambientali, come quello della discarica di Malagrotta, dunque non è pensabile che abbia davvero a cuore questo problema. E’ assai più probabile che egli sollevi i problemi cari ai cittadini, soltanto per suscitare consenso.
Veltroni fa appello alla “tecnologia”, come fosse una sorta di bacchetta magica che per incanto risolverà ogni problema: “Quello a cui pensiamo è l’ambientalismo dei sì. Sì a utilizzare le immense possibilità della tecnologia per difendere la natura”.(1) Si guarda bene però dal sollevare il problema della tecnologia utilizzata soltanto per accrescere i profitti, senza rispetto alcuno per la salute e per l’ambiente.

Il discorso di Veltroni al Lingotto di Torino, il 27 giugno del 2007, era finalizzato ad esaltare ad oltranza l’attuale sistema di potere, nascondendo le magagne e facendo credere ai cittadini che accettarlo significa anche migliorare le sorti del paese. Sarebbe come dire che gettarsi del quinto piano può essere un atto che migliora la salute.
Veltroni utilizza artifici retorici per offuscare la realtà, e per apparire come un leader diverso dagli altri. Egli ostenta un improbabile senso di “umanità”, assumendo un atteggiamento paternalistico o spiritualistico, ma evitando accuratamente le vere questioni che vessano il paese, come le leggi che intralciano la lotta alla mafia o quelle che legalizzano lo sfruttamento lavorativo. Veltroni vorrebbe porsi come leader di tutti, dei cittadini comuni e della Confindustria, e ricevendo il plauso da parte di quest’ultima già possiamo capire in che misura difenderà gli interessi dei lavoratori.
Egli parla in generale della “lotta alla precarietà”, ma si guarda bene dal promettere in modo chiaro di voler sopprimere tutte le leggi che rendono possibile il precariato. Gli altri leader di sinistra, durante la campagna elettorale del 2006, avevano promesso in modo generico le stesse cose che promette Veltroni, ma una volta al potere hanno fatto tutto il contrario. Veltroni promette “entro dieci anni, questo divario di opportunità - di vita, di successo e di felicità - si riduca del 30%, facendo ripartire quella mobilità sociale che, forte dai primi anni ‘60 fino alla metà degli anni ‘70, ha progressivamente frenato, fino ad arrestarsi del tutto”.
Ma non spiega che la crescita economica del paese è stata bloccata dal debito e dalle misure di globalizzazione (privatizzazione, delocalizzazione, ecc.) imposte da Washington, e dunque, come può egli credere di poter migliorare la condizione economico-finanziaria del paese senza affrontare i mali alla radice? In parole povere, dove prenderà i soldi per il rilancio, se le banche continueranno a succhiarci il sangue attraverso il debito-truffa? Veltroni non se la prende mai con i responsabili dei problemi, vorrebbe rendere il mondo migliore lasciando al loro posto chi lo rende peggiore.
E’ evidente che egli sta barando, per indurre gli elettori ad avere fiducia in lui. Una fiducia che potrà avere conseguenze tragiche per gli italiani.

Veltroni denuncia la forte pressione fiscale, ma non dice che gran parte del Pil viene saccheggiato dalle banche, e dunque le sue proposte di abbassare la pressione fiscale sono campate in aria e non potranno trovare alcuna attuazione, proprio come è avvenuto con tutti i governi del sistema. Parla di “lotta all’evasione” ma non parla dei paradisi fiscali che la rendono possibile, e non dice che l’intero sistema è fondato sui privilegi fiscali dei più ricchi.
La sua retorica è tanto più suadente quanto più gli italiani si sentono insicuri, temono il futuro e desiderano politici che mostrino di non essere corrotti. La sua retorica mira a catturare le speranze e a rivitalizzare le illusioni.
E’ possibile capire già da adesso che egli non manterrà le promesse, e che mira soltanto a portare avanti la sua carriera politica, altrimenti direbbe agli italiani la verità su tutto, senza nascondere la vera origine dei nostri problemi. Veltroni si permette persino di minimizzare e mistificare il dissenso:

“E’ così, con un’alta capacità di risposta, che si combatterà l’antipolitica… Chi invece indica qualunquisticamente la politica come il nemico, chi soffia demagogicamente sul fuoco dell’insoddisfazione, ha il dovere di dire cosa si dovrebbe sostituire alla politica e alle istituzioni.”.(2)

Egli utilizza gli stessi inganni verbali del sistema, e dunque, parla di “antipolitica” rendendo implicito che l’attuale sistema sia la sola “politica” possibile. E’ un inganno retorico utilizzare il prefisso “anti” per etichettare qualcosa che si vuol far apparire come negativa, da rifiutare. Tutti i giornalisti di regime, come pappagalli, utilizzano il termine “antipolitica” per indicare coloro che rifiutano l’attuale sistema, giudicandolo corrotto. Ma non si tratta affatto di “antipolitica” poiché l’attuale regime non è una vera “politica”, ma soltanto un sistema dittatoriale mascherato da “democrazia”, in cui i cittadini sono indotti a credere con l’inganno di avere la sovranità. Veltroni ripropone la separazione sinistra/destra, riconoscendosi nella sinistra, ma senza spiegarci con chiarezza cosa lo renderebbe leader di “sinistra”. Mai un cenno alla necessità di arginare il potere della classe ricca, mai un cenno alla necessità di aumentare gli stipendi e le pensioni per adattarle alle devastazioni dell’euro. Quando parla dei lavoratori lo fa con tono quasi metafisico, come farebbe il papa. Nulla di concreto, nulla di vero. Tutto questo fa ben capire perché il sistema lo abbia sponsorizzato così tanto da farne un sicuro futuro capo di governo. Egli sa prendere per i fondelli gli italiani, come Fassino, D’Alema e Prodi non riescono più a fare. Per ammantarsi di prestigio, Veltroni scomoda persino illustri personaggi storici, come Robert Kennedy, dicendo di trovare la giusta ispirazione nel loro operato. In realtà è assai più probabile che egli si consulti a tempo pieno con i cosiddetti “spin doctors” (dottori del raggiro, manipolatori di opinioni), per trovare il modo più efficace di truffare gli elettori.

Il Partito Democratico, di cui egli è diventato leader, non è altro che un partito-burla, perché non rappresenta nulla di nuovo nel panorama politico italiano. Siamo ormai giunti alla realtà “nominale”, ossia, la novità non sta più nella realtà dei fatti, come dovrebbe essere, ma nei nuovi nomi o nei nuovi loghi. In armonia col sistema, Veltroni si limita a proporre novità fittizie, come fossero virtuali, in un panorama desolante in cui almeno due terzi degli italiani comprendono assai bene che in Parlamento non vengono affrontati i loro veri problemi.
Anche dal punto di vista “umano”, Veltroni è un truffatore. Si mostra interessato ai diritti umani ma, come gli altri leader di “sinistra” (e di destra) affronta le questioni umane (Rom, immigrati, emarginati, ecc.) vantandosi, com’è di moda, di avere “tolleranza zero”, e perseguitando gli individui più deboli senza pietà, come il suo omologo Sergio Cofferati, si vanta di fare a Bologna. E’ questa la nuova “sinistra”: quella che ritiene pericolosi i lavavetri più che i criminali che torturano e uccidono in Iraq o in Afghanistan. Una sinistra che chiude i centri sociali e che fa deportare i Rom. Una sinistra che vuole rimanere tale anche quando dimostra impietosamente di mettere in pratica principi degni del fascismo, reprimendo i cittadini che rifiutano ciò che degrada l’ambiente o mette in pericolo la loro esistenza. Una sinistra autoritaria che vuole spacciarsi per rispettabile e vuole distinguersi dalla “destra” soltanto per abbindolare gli elettori che ancora credono che in Italia esista una “sinistra”.
A Roma, come nel resto dell’Italia, i tagli alla spesa pubblica si traducono nel peggioramento della qualità delle strutture sanitarie, nell’insufficienza degli asili e dei servizi agli anziani e ai disabili.
Veltroni, pur essendo, come sindaco, assai consapevole del peso di tali problemi, non ha mai denunciato questa realtà, che tende a peggiorare con le finanziarie. Egli si è occupato soprattutto di curare la sua immagine mediatica, in modo da apparire come un sindaco autorevole e capace di risolvere problemi.

La questione della “sicurezza” è stata creata ad oc da un regime che non sempre utilizza carabinieri e poliziotti per proteggere realmente la cittadinanza, preferendo creare situazioni di insicurezza e paura. In tal modo potrà creare ghetti e degrado, per poi ergere i propri fantocci a paladini della “sicurezza”, suscitando quel bisogno di protezione e di fiducia che altrimenti non ci sarebbe. Veltroni lancia proclami ambiziosi: “Fare un’Italia nuova. E’ questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. Riunire l’Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé”.(3)
Ma un’Italia nuova non dovrebbe certo appoggiare un politico che non offre nulla che possa scardinare realmente il vecchio regime. Le false sinistre hanno trovato nelle primarie un metodo utile per far credere alla gente di contare qualcosa dal punto di vista politico. In realtà è un’illusione, perché i personaggi che vengono candidati sono scelti dall’alto, e nessuna formazione politica dell’attuale sistema rischierebbe di candidare persone che realmente possano avversare gli interessi del gruppo di potere. Dunque, la scelta non è una vera scelta, ma un’illusione di scelta.
Qualcuno crede che sostenendo il nuovo Partito Democratico si possano contrastare le politiche della destra di Berlusconi, ignorando che le due fazioni politiche sono assai più vicine fra loro di quanto mostrino, e che sono strettamente alleate nel contrastare gli interessi e la sovranità popolare.

Le primarie hanno dato la possibilità di propagandare il sostegno da parte di oltre 3 milioni e mezzo di italiani. Ma anche questa è una truffa. Molti testimoni hanno detto che le irregolarità nei seggi delle primarie non si contavano: gente che votava tre o quattro volte e extracomunitari che si affollavano ai seggi facendo il giro dei gazebo anche sei o sette volte. E’ assai probabile che gli extracomunitari non abbiano pagato un euro, ma, al contrario, abbiano ricevuto qualche euro, altrimenti non si spiegherebbe tale assalto ai seggi. Ad Agrigento, il consigliere comunale Giuseppe Arnone ha chiamato i Carabinieri per denunciare i brogli che si stavano verificando al seggio. Arnone ha raccontato che molti extracomunitari venivano accompagnati direttamente da alcuni candidati inseriti nelle liste, che suggerivano loro cosa votare.
Nel pomeriggio inoltrato avevano votato un milione e mezzo di persone, e ci vorrebbero far credere che in pochissime ore avrebbero votato altri 2 milioni di persone, portando la cifra totale dei votanti a oltre 3 milioni e mezzo. Chi c’era a controllare la regolarità delle operazioni elettorali? Nessuno. Chi può controllare che non abbiano gonfiato la cifra dei votanti? Nessuno. C’è da credere a personaggi che mentono ogni giorno in Parlamento e al governo? Non sarebbe un grande segno di saggezza. Già alle primarie del 16 ottobre del 2005, che hanno visto il trionfo di Prodi, venne strombazzato che gli elettori erano stati 4,3 milioni. Un anno e mezzo dopo diverse fonti dissero che probabilmente i votanti non erano stati più di 2 milioni. Ad esempio, il “Velino” ha svelato che l’elenco degli elettori in mano all’Ulivo registrava 2 milioni di votanti. Nessuna smentita, nemmeno da parte del fiduciario di Prodi, Mario Barbi, che si è limitato a dire che “verificherà”. All’epoca, i ragazzi di Azione giovani di Reggio Calabria denunciarono che nei seggi era possibile votare molte volte. Il presidente provinciale di Ag, Daniele Romano raccontò: “Alcuni di noi hanno votato più volte, addirittura senza documenti, altri senza averne diritto perché residenti fuori Reggio, altri ancora senza firmare la famosa liberatoria di cui si parlava”.(4)

Il punto è: perché tutte queste truffe? Evidentemente, il sistema sa di fare acqua da tutte le parti e di dover imbrogliare per suscitare consensi.
Gonfiare le cifre dei votanti equivale ad una forma di propaganda, che mira a far credere agli italiani che c’è ancora molta gente che ha fiducia nel sistema, mentre in realtà ce n’è sempre meno. Chi ormai è avvezzo a capire la potenzialità truffaldina di questi personaggi difficilmente può credere alla loro propaganda, anche se fatta con nuove forme. Le parole preferite da Veltroni sono “governo stabile”, “governi democratici” o “grandi democrazie d’Europa”. Ricorda i presidenti americani, che nei loro discorsi citano centinaia di volte la parola “democrazia”, ma impediscono con la forza delle armi l’autodeterminazione dei popoli. Se davvero Veltroni credesse nella democrazia si ergerebbe a difendere le lotte dei vicentini contro le basi americane o le lotte dei No-tav, poiché si tratterebbe in tal caso di proteggere il democratico diritto dei cittadini a scegliere ciò che riguarda il proprio territorio. E invece, Veltroni difende il governo, dichiarando un “pieno, coerente e deciso sostegno all’azione del Governo Prodi”. E’ evidente che egli parla non di una vera democrazia, ma della democrazia-truffa che attualmente c’è in Italia. Non abbiamo bisogno della democrazia di cui egli parla, ma di una vera democrazia, che ci sarà quando lui e tutti quelli come lui saranno costretti a fare un altro mestiere.

Il 20 ottobre, un milione di persone partecipano al corteo contro il precariato, e a chi gli chiede cosa ne pensa, Veltroni risponde: “è un importante fatto democratico”. Ci mancherebbe che dovessero proibire anche i cortei di protesta. Furbescamente, egli non perde occasione per utilizzare il termine “democratico” e per evitare di esprimere chiaramente cosa ne pensa delle leggi infami sul lavoro. Intanto, mentre Veltroni esibisce le sue performance, l’Italia va sempre più alla deriva, ormai dominata da reti mafiose/massoniche che il governo protegge anche bloccando il lavoro dei magistrati.
Veltroni non ha mai denunciato la grave corruzione che attanaglia le nostre istituzioni, chiaro segno che egli stesso ne è parte. Agli italiani che dicono: “provo a crederci e poi valuterò i risultati”, possiamo rispondere: già da adesso, dai suoi stessi discorsi, è possibile capire chi realmente è Veltroni e cosa farà una volta al potere. Se accetteremo di dare ancora fiducia ai nuovi fantocci del sistema, arriveranno altre beffe e altre truffe, con amare conseguenze.
Chiediamoci con sincerità: possiamo permetterci di farci ancora abbindolare dalle truffe degli attuali politici?
Non sarebbe ora di dire basta?

Antonella Randazzo

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