29 maggio 2008

La svolta ecologista dei Rockefeller



Neva, pronipote del mitico John D., presenta una mozione agli azionisti della Corporation

«Exxon cambi rotta sull'ambiente»

L'appuntamento è per mercoledì prossimo a Dallas, dove si terrà l'annuale assemblea degli azionisti della multinazionale petrolifera più ricca del mondo che è anche l'unica a non fingere nemmeno d'interessarsi alla crisi ecologica in corso. Anzi, com'è noto, Exxon si batte da anni con ogni mezzo, legale e illegale, per annacquare gli studi sul cambiamento climatico e tenere lontana qualunque normativa che possa imporre dei limiti alle emissioni inquinanti.

Ora però qualcosa potrebbe cambiare: con una mossa senza precedenti gli eredi del fondatore hanno organizzato una cordata per costringere l'azienda a impegnarsi contro dl'effetto serra e nelle energie rinnovabili. L'insurrezione, guidata da Neva Goodwin Rockefeller, pronipote del fondatore e stimata economista, vuole la testa dell'attuale presidente Rex Tillerton e una totale inversione di rotta: a fronte degli enormi profitti che Exxon sta intascando grazie all'aumento del prezzo del petrolio, secondo Neva la corporation deve aiutare i poveri, cercare fonti alternative di energia e tutelare l'ambiente anche - o soprattutto - per non restare tagliata fuori dal business ecologico, l'unico che sembra avere un futuro.

Quella dei Rockefeller è una saga che va avanti da un secolo e mezzo fornendo materiale per film, romanzi e perfino fumetti, come si evince dal successo di un certo John D. Rockerduck, nemico storico di Paperon De Paperoni che deve il suo nome a John D. (sta per Davison) Rockefeller mitico fondatore della Standard Oil, praticamente la madre di tutte le corporation petrolifere e non. Tanto per far capire quanto il fondatore abbia influenzato l'immaginario degli americani, basti pensare che quando Disney lanciò il nuovo personaggio la Standard Oil aveva chiuso i battenti già da cinquant'anni, e non certo perché gli affari andavano male.
Al contrario, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ordinò ai dirigenti di smembrare la compagnia, nel 1911, Rockefeller controllava il 64% del mercato: un monopolio decisamente illegale secondo le leggi statunitensi. Dalla Standard Oil nacquero ben 34 compagnie, alcune ancora vive e vegete come Continental Oil (ribattezzata Conoco), Standard of Indiana (poi Amoco), Standard of California (poi Chevron), Standard of New York poi Mobil) e infine Standard of New Jersey, (ribattezzata Esso e poi Exxon). Quest'ultima, certamente la più potente, nel 2007 ha realizzato profitti per 40 miliardi di dollari.
Sono decenni che i discendenti del fondatore non mettono bocca nelle decisioni del management e tengono lontane dai riflettori le loro proverbiali liti.

Ora però, sull'onda dell'impegno di Neva, le nuove leve hanno deciso di farsi sentire e accusano l'attuale gestione di ignorare la volontà degli azionisti e di non pensare minimamente al futuro del pianeta. Mercoledì a Dallas i "cugini" - come sono chiamati dalla stampa - presenteranno cinque mozioni per chiedere il totale cambiamento della politica aziendale e le sosterranno anche contro il parere del patriarca David (92 anni), ex presidente della Chase Manhattan e fiero oppositore dei capitalisti «attivisti» che considera semplicemente dei pazzi. Sul fronte opposto c'è Peter M. O'Neil, uno dei cugini, che ha irritato particolarmente gli anziani rompendo l'antica vocazione familiare all'omertà e prestandosi a fare da testimonial della fronda sui media. Una battaglia campale, dunque, che tiene l'industria e la finanza statunitensi con il fiato sospeso anche perché i Rockefeller sono sempre stati notoriamente molto litigiosi ed è già una notizia il fatto che abbiano fatto fronte comune contro quelle che considerano «la cecità e l'ingordigia della Exxon».

Per quanto la battaglia sembri impari, visto che attualmente la famiglia detiene una percentuale molto piccola di quote azionarie, i Rockefeller hanno sempre avuto grandi ambizioni. Non a caso Peter Johnson, lo storico della dinastia, sospetta che il loro obiettivo sia di riformare non solo la Exxon ma l'intera industria petrolifera. «E' gente con un impegno ambientale e sociale preciso» ha spiegato al Corriere della Sera «Mirano alla riduzione delle emissioni di gas nel mondo e al sostegno delle comunità meno abbienti». Dalla loro i cugini hanno il sostegno di un'opinione pubblica sempre più preoccupata dagli effetti del riscaldamento globale e sempre più arrabbiata per gli aumenti del prezzo del greggio, che si traducono in profitti da record per le compagnie.

Naturalmente Rex Tillerton non ha nessuna intenzione di cedere: «Siamo un'azienda petrolifera e petrolchimica e tale resteremo. Il nostro bilancio dimostra che abbiamo ragione». Le trattative con i rivoltosi - in corso dal 2004 - sono arrivate a un punto morto quando il management ha rifiutato ogni proposta di compromesso. Si è arrivati così alle quattro mozioni: tre che riguardano gli investimenti nell'energia rinnovabile - che altre aziende, come Chevron o BP, fanno massicciamente - e una quarta ben più radicale per ottenere la nomina di un presidente indipendente. Secondo Tillerton la rivoluzione dei Rockefeller è destinata a fallire «perché non hanno nemmeno l'1% delle azioni». Ma Peter O' Neill ribatte che il pacchetto azionario della dinastia è «difficile a calcolarsi perché messo in vari trust» ma è certamente superiore alla quota indicata e che comunque molti azionisti si sono schierati con i cugini proprio perché infastiditi dalla totale cecità degli attuali dirigenti sulle questioni ambientali. Secondo il Wall Street Journal, la fronda ambientalista avrebbe il consenso del 40% degli azionisti. Anche perchè, se così non fosse, difficilmente i rivoltosi sarebbero usciti allo scoperto.
di Sabina Morandi

28 maggio 2008

Quando la libertà di parola non è così libera


Parlare liberamente non è così privo di conseguenze. Negli Stati Uniti, per esempio, criticare Israele equivale ad un'eresia. Jimmy Carter, già Presidente degli Stati Uniti, dopo la pubblicazione l'anno scorso del suo libro 'Palestina: Pace, non Apartheid' nel quale condannava le politiche isolazioniste israeliane nei territori palestinesi occupati, ha avvertito una forte reazione pubblica avversa. Come conseguenza, senza alcun fondamento, Carter fu marchiato da molti nella stampa americana come propagandista anti-semita di-parte.

Analogamente, Stephen Walt - Professore alla Harvard - e John Mearsheimer - all'Università di Chicago - sono stati additati per uno scritto che metteva in discussione il potere della lobby israeliana ed i suoi effetti negativi sulla politica americana.

Da ultimo, Norman Finkelstein, stimato Professore alla DePaul University ed autore del bestseller 'L'Industria dell'Olocausto', è stato testimone di una campagna in stile maccartista montata contro di lui al ricevimento dell'incarico. Finkelstein, figlio di sopravvissuti all'olocausto, ha sempre parlato contro gli abusi dei diritti umani commessi da Israele e contro gli apologeti pro-Israele, tipo il Professor di Harvard, Alan Dershowitz. Presumibilmente, è stato quest'ultimo a montare la campagna anti-incarico contro Finkelstein, al quale alla fine è stato negato l'incarico ed ha perso la cattedra alla DePaul.

Gli attacchi contro Carter, Finkelstein, Walt e Mearsheimer sono un piccolo gruppo di esempi ben noti sulle conseguenze alle quali scrittori ed intellettuali vanno incontro quando oltrepassano la linea e criticano Israele. La condanna che ricevono, poi, scrittori ed intellettuali di origine araba è invariabilmente più alta di quella ricevuta dai Giudei responsabili, dai già presidenti e dagli accademici rispettati.

Così, molto scrittori spesso seguono la corrente e la loro auto-censura si manifesta nell' "abbassare i toni del messaggio" sia compiacendo l'editore che i critici, essenzialmente conformandosi alla realtà di un cosiddetto pragmatismo. Ma tale "pragmatismo" è un eufemismo al posto di "accettazione" di uno status quo repressivo ed è analogo a quel "necessario" modo di pensare "pratico" che aveva zittito una moltitudine di commentatori durante gli anni di Oslo - il presunto periodo della pace. Logicamente, l'effetto delle taciute sofferenze dei Palestinesi fu un aumento dell'espansione degli insediamenti dei coloni, della confisca di territori, del numero dei posti di controllo e degli attacchi, così come del fallimento di Camp David, nel 2000.

Schivare argomenti percepiti come controversi può aiutare a salvare una carriera ben allineata, ma lo scopo di un analista politico non dovrebbe essere produrre dei lavori di fantasia. Durante la corsa alla guerra in Iraq, la maggior parte degli americani non era disponibile a sentire critiche alla politica americana, ciò soprattutto a causa della complicità dei mezzi di comunicazione ufficiali a sostegno della guerra; ma le critiche erano assolutamente appropriate dato l'andamento dei fatti e gli americani oggi ne avrebbero beneficiato.

Un uomo che è riuscito a combinare con maestria i propri principi, l'attivismo e gli aspetti umani, è stato il noto educatore e commentatore Edward Said. Said è visto senza dubbio come la quintessenza del radicalismo nell'intelligentia e nel campo dell'analisi del Medio-oriente. Nondimeno, le sue posizioni erano radicali se confrontate con la "comprensione convenzionale" : era infatti un fautore della soluzione ad uno-stato, un critico solitario del governo israeliano ed un ardente sostenitore dell'apparentemente controverso diritto di ritorno. Said è stato oggetto di critiche durante tutta la sua carriera ed ha sostenuto pesanti attacchi dai suoi detrattori, eppure il suo modo di fare comprensibile e le sue argomentazioni motivate, gli hanno fatto conservare un ruolo rilevante.

Purtroppo, questa relativa accettazione a favore di Said è l'eccezione e non la regola. Negli anni recenti c'è stato un aumento dell'attenzione per un preteso dialogo pragmatico. Nei fatti, questa attenzione al pensiero cosiddetto razionale ed equilibrato è risultata essere poco di più di un mezzo subdolo per fare pressioni sugli oppressi per accettare gli oppressori.

I più grandi leaders degli ultimi cento anni, non hanno evitato le contrapposizioni, sono rimasti sulle loro posizioni ed hanno visto le loro intuizioni diventare realtà; che si trattasse di Martin Luther King o Nelson Mandela o del Mahatma Gandhi. Ma non si può ignorare che anche personalità di spicco sono state punite per aver "oltrepassato" i confini ritenuti leciti, segnatamente Martin Luther King, che fu criticato per aver parlato contro la guerra in Vietnam, contro l'imperialismo e contro le ingiustizie sociali che infestano gli Stati Uniti.

Questa settimana, i Palestinesi negli Stati Uniti hanno commemorato i 60 anni del loro confinamento. Eppure, in base alla visione dei pragmatisti, la lente attraverso la quale il popolo palestinese dovrebbe osservare le cose dovrebbe far vedere loro che un popolo depredato è la vittima necessaria perchè prenda forma uno stato di diritto. Sfortunatamente, folle di scrittori e commentatori si accodano su questa linea per paura di perdere lo stipendio, in cambio di case più belle e di una vita più lussuosa, o per una combinazione di tali aspetti. Questo è il libero arbitrio. Parlare liberamente non è privo di conseguenze, eppure l'unica conseguenza che uno scrittore dovrebbe temere è la perdita della pace della propria mente.

Remi Kanazi

Politica, Camorra e Fantasia: le nostre Specialità


I carabinieri del NOE hanno eseguito il 27 maggio 25 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di dipendenti e funzionari del Commissariato ai rifiuti della regione Campania. I reati contestati sarebbero traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato e l’indagine nata da un’intercettazione avrebbe come oggetto il trattamento improprio delle ecoballe frantumate e sversate in discarica.

Il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha ricevuto un avviso di garanzia concernente un atto da lui firmato, riguardante alcune prescrizioni alle quali avrebbe dovuto attenersi Fibe s.p.a. La società Fibe del gruppo Impregilo che gestiva l’intero ciclo dei rifiuti in Campania è attualmente sotto inchiesta insieme al presidente della Regione Antonio Bassolino. Michele Greco, attuale dirigente della Regione Campania e precedentemente alla Protezione civile, risulta fra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, così come resterà “confinata” ai domiciliari Marta De Gennaro, già vice del sottosegretario Guido Bertolaso e responsabile del settore sanità della Protezione civile...

La nuova inchiesta culminata con le ordinanze del 27 maggio, portata avanti dai PM Paolo Sirleo e Giuseppe Loviello che in precedenza avevano già rinviato a giudizio i vertici della società Impregilo e lo stesso presidente Bassolino, mette in luce in maniera impietosa le profonde connivenze che intercorrono fra quella multinazionale del malaffare che è la camorra, molti rappresentanti della classe politica campana e delle istituzioni, unitamente ad elementi di spicco dell’imprenditoria nostrana. Non è facile comprendere (e forse non lo sarà mai) se sia stata la camorra a gestire la politica, le istituzioni e le società private, oppure viceversa sia stato il “carrozzone istituzionale” a gestire la camorra, ma dovrebbe essere ormai chiaro a tutti come l’emergenza dei rifiuti di Napoli sia stata ingenerata dall’operato di questo sodalizio criminale che proprio all’interno dell’emergenza ha costruito e continua a costruire profitti miliardari sulle spalle di tutti i cittadini italiani e in particolar modo di quelli campani che oltre a pagare il conto economico come tutti gli altri, hanno perso il diritto alla salute come le esperienze di chi vive nel “triangolo della morte” stanno tristemente a dimostrare.

Il parlamentare Italo Bocchino, capogruppo vicario del Pdl alla Camera, sembra invece vivere in un microcosmo costruito ad hoc dove le inchieste dei magistrati restano relegate nel novero della fantasia e la camorra, quella vera, è costituita dai cittadini napoletani che protestano, non perché si rifiutino di accettare di buon grado un futuro di tumori per sé stessi e per i loro figli, ma semplicemente in quanto “pagati” per farlo dalla camorra stessa.
Bocchino in un’intervista resa al Giornale, a metà fra il delirio onirico e l’esercizio della più becera disinformazione, rende noto perfino il “tariffario camorrista” oltretutto superscontato dal momento che a suo dire basterebbero 20 euro per far bruciare un cassonetto, 50 euro per costituire un blocco stradale e 100 euro per un’intera giornata di protesta.

Non sappiamo quanti euro siano stati necessari per indurre il deputato Bocchino a gettare discredito sulle spalle dei cittadini napoletani che protestano, anche se probabilmente si è trattato di un conto abbastanza salato, ma siamo certi che questo fulgido esempio di uomo politico nostrano non si è mai avventurato fra le fila dei contestatori di Napoli per cercare la conferma delle sue parole. Avrebbe trovato uomini e donne che stanno difendendo con i denti il loro diritto ad avere un futuro e sono costretti a combattere “gratis” ogni giorno, non solo contro la camorra ma anche contro beceri politicanti senza arte né parte che ne sostengono l’operato dispensando a piene mani la disinformazione.
Marco Cedolin

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RIFIUTI: PM, COLOSSALE OPERA INQUINAMENTO DEL TERRITORIO
(ANSA) - NAPOLI, 27 MAG - Una "colossale opera di inquinamento del territorio, posta in essere anche grazie a connivenze presenti ai più alti livelli e perseguita anche confidando nella possibilità di nascondere, proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che si dovrebbero smaltire correttamente, la pessima gestione degli stessi". Così i pm della procura di Napoli Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo descrivono, nell'ordinanza firmata dal gip Rosanna Saraceno, lo scenario dei presunti illeciti alla base dell'operazione "Rompiballé. Secondo i magistrati, per quanto riguarda i soggetti privati coinvolti nell'inchiesta "le vicende dimostrano la persistenza di un modello di gestione piegato esclusivamente ad interessi economici e quindi incline, anzi aduso a violare qualsiasi interesse collettivo" compresi "quelli della salute e dell'ambiente". Le responsabilità dei soggetti pubblici riguardano invece "l'assoluta lontananza dell'anelito, o quantomeno, dal 'mero' dovere di garantire il rispetto della legge e, attraverso questa, la tutela degli interessi pubblici sottesi, in favore di una attività preordinata solo a garantire l'apparenza della 'propria efficienza ed efficacia di funzionari addetti''.

RIFIUTI: PM,GRAVISSIMI DANNI AMBIENTALI ED A SALUTE PUBBLICA
(ANSA) - NAPOLI, 27 MAG - Le irregolarità nella gestione dei rifiuti, al centro della nuova inchiesta della procura di Napoli, hanno prodotto - secondo gli inquirenti - "gravissimi risvolti sia ambientali che in danno della salute pubblica". E' stato accertato, ad esempio, che nelle discariche di Villaricca (Napoli) e di Lo Uttaro (Caserta) sono stati smaltiti rifiuti diversi da quelli per i quali gli impianti erano stati progettati e autorizzati. E in questi conferimenti, "nella consapevolezza piena" di alcuni funzionari del commissariato così come di esponenti e collaboratori delle società di gestione Fibe e Fisia, "non sono mancati neppure rifiuti pericolosi". (ANSA).

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I 25 destinatari dei provvedimenti di arresto:

- Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile, in passato il vice di Bertolaso all'epoca in cui era stato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti
- Lorenzo Bragantini, direttore tecnico Ecolog, l'azienda che organizza il trasporto dei rifiuti in treno verso la Germania
- Roberto Cetera, amministratore delegato Ecolog
- Massimo Malvagna, amministratore delegato Fibe spa
- Andrea Orazio Monaco, capo impianto Cdr, combustibile derivato da rifiuti, presso l'impianto Caivano
- Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe
- Elpidio Angelino, capo impianto Cdr Giugliano (Napoli)
- Silvio Astronomo, capo impianto Cdr Casalduni (Benevento)
- Pasquale Moschella, capo impianto Cdr Santa Maria Capua a Vetere (Caserta)
- Giuseppina Marra, funzionario Provincia di Caserta
- Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine (Avellino)
- Ernesto Picarone, responsabile ambiente ingegneria di Fibe e Fisia-Italimpianti
- Domenico Ruggiero, capo impianto Cdr di Battipaglia (Salerno)
- Giovanni De Laurentiis, responsabile operatore Fisia-Italimpianti
- Angelo Pelliccia, dirigente Fibe e Fibe Campania
- Leonello Serva, ex Commissariato, oggi dipendente dell'Apat, agenzia per la protezione dell'ambiente
- Filippo Rallo, responsabile per i Cdr Campania della Fisia
- Massimo Cortese, responsabile gestione dei Cdr campani
- Giuseppe Sorace
- Michele Greco, dirigente della Regione Campania, già dipendente della Protezione civile.

29 maggio 2008

La svolta ecologista dei Rockefeller



Neva, pronipote del mitico John D., presenta una mozione agli azionisti della Corporation

«Exxon cambi rotta sull'ambiente»

L'appuntamento è per mercoledì prossimo a Dallas, dove si terrà l'annuale assemblea degli azionisti della multinazionale petrolifera più ricca del mondo che è anche l'unica a non fingere nemmeno d'interessarsi alla crisi ecologica in corso. Anzi, com'è noto, Exxon si batte da anni con ogni mezzo, legale e illegale, per annacquare gli studi sul cambiamento climatico e tenere lontana qualunque normativa che possa imporre dei limiti alle emissioni inquinanti.

Ora però qualcosa potrebbe cambiare: con una mossa senza precedenti gli eredi del fondatore hanno organizzato una cordata per costringere l'azienda a impegnarsi contro dl'effetto serra e nelle energie rinnovabili. L'insurrezione, guidata da Neva Goodwin Rockefeller, pronipote del fondatore e stimata economista, vuole la testa dell'attuale presidente Rex Tillerton e una totale inversione di rotta: a fronte degli enormi profitti che Exxon sta intascando grazie all'aumento del prezzo del petrolio, secondo Neva la corporation deve aiutare i poveri, cercare fonti alternative di energia e tutelare l'ambiente anche - o soprattutto - per non restare tagliata fuori dal business ecologico, l'unico che sembra avere un futuro.

Quella dei Rockefeller è una saga che va avanti da un secolo e mezzo fornendo materiale per film, romanzi e perfino fumetti, come si evince dal successo di un certo John D. Rockerduck, nemico storico di Paperon De Paperoni che deve il suo nome a John D. (sta per Davison) Rockefeller mitico fondatore della Standard Oil, praticamente la madre di tutte le corporation petrolifere e non. Tanto per far capire quanto il fondatore abbia influenzato l'immaginario degli americani, basti pensare che quando Disney lanciò il nuovo personaggio la Standard Oil aveva chiuso i battenti già da cinquant'anni, e non certo perché gli affari andavano male.
Al contrario, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ordinò ai dirigenti di smembrare la compagnia, nel 1911, Rockefeller controllava il 64% del mercato: un monopolio decisamente illegale secondo le leggi statunitensi. Dalla Standard Oil nacquero ben 34 compagnie, alcune ancora vive e vegete come Continental Oil (ribattezzata Conoco), Standard of Indiana (poi Amoco), Standard of California (poi Chevron), Standard of New York poi Mobil) e infine Standard of New Jersey, (ribattezzata Esso e poi Exxon). Quest'ultima, certamente la più potente, nel 2007 ha realizzato profitti per 40 miliardi di dollari.
Sono decenni che i discendenti del fondatore non mettono bocca nelle decisioni del management e tengono lontane dai riflettori le loro proverbiali liti.

Ora però, sull'onda dell'impegno di Neva, le nuove leve hanno deciso di farsi sentire e accusano l'attuale gestione di ignorare la volontà degli azionisti e di non pensare minimamente al futuro del pianeta. Mercoledì a Dallas i "cugini" - come sono chiamati dalla stampa - presenteranno cinque mozioni per chiedere il totale cambiamento della politica aziendale e le sosterranno anche contro il parere del patriarca David (92 anni), ex presidente della Chase Manhattan e fiero oppositore dei capitalisti «attivisti» che considera semplicemente dei pazzi. Sul fronte opposto c'è Peter M. O'Neil, uno dei cugini, che ha irritato particolarmente gli anziani rompendo l'antica vocazione familiare all'omertà e prestandosi a fare da testimonial della fronda sui media. Una battaglia campale, dunque, che tiene l'industria e la finanza statunitensi con il fiato sospeso anche perché i Rockefeller sono sempre stati notoriamente molto litigiosi ed è già una notizia il fatto che abbiano fatto fronte comune contro quelle che considerano «la cecità e l'ingordigia della Exxon».

Per quanto la battaglia sembri impari, visto che attualmente la famiglia detiene una percentuale molto piccola di quote azionarie, i Rockefeller hanno sempre avuto grandi ambizioni. Non a caso Peter Johnson, lo storico della dinastia, sospetta che il loro obiettivo sia di riformare non solo la Exxon ma l'intera industria petrolifera. «E' gente con un impegno ambientale e sociale preciso» ha spiegato al Corriere della Sera «Mirano alla riduzione delle emissioni di gas nel mondo e al sostegno delle comunità meno abbienti». Dalla loro i cugini hanno il sostegno di un'opinione pubblica sempre più preoccupata dagli effetti del riscaldamento globale e sempre più arrabbiata per gli aumenti del prezzo del greggio, che si traducono in profitti da record per le compagnie.

Naturalmente Rex Tillerton non ha nessuna intenzione di cedere: «Siamo un'azienda petrolifera e petrolchimica e tale resteremo. Il nostro bilancio dimostra che abbiamo ragione». Le trattative con i rivoltosi - in corso dal 2004 - sono arrivate a un punto morto quando il management ha rifiutato ogni proposta di compromesso. Si è arrivati così alle quattro mozioni: tre che riguardano gli investimenti nell'energia rinnovabile - che altre aziende, come Chevron o BP, fanno massicciamente - e una quarta ben più radicale per ottenere la nomina di un presidente indipendente. Secondo Tillerton la rivoluzione dei Rockefeller è destinata a fallire «perché non hanno nemmeno l'1% delle azioni». Ma Peter O' Neill ribatte che il pacchetto azionario della dinastia è «difficile a calcolarsi perché messo in vari trust» ma è certamente superiore alla quota indicata e che comunque molti azionisti si sono schierati con i cugini proprio perché infastiditi dalla totale cecità degli attuali dirigenti sulle questioni ambientali. Secondo il Wall Street Journal, la fronda ambientalista avrebbe il consenso del 40% degli azionisti. Anche perchè, se così non fosse, difficilmente i rivoltosi sarebbero usciti allo scoperto.
di Sabina Morandi

28 maggio 2008

Quando la libertà di parola non è così libera


Parlare liberamente non è così privo di conseguenze. Negli Stati Uniti, per esempio, criticare Israele equivale ad un'eresia. Jimmy Carter, già Presidente degli Stati Uniti, dopo la pubblicazione l'anno scorso del suo libro 'Palestina: Pace, non Apartheid' nel quale condannava le politiche isolazioniste israeliane nei territori palestinesi occupati, ha avvertito una forte reazione pubblica avversa. Come conseguenza, senza alcun fondamento, Carter fu marchiato da molti nella stampa americana come propagandista anti-semita di-parte.

Analogamente, Stephen Walt - Professore alla Harvard - e John Mearsheimer - all'Università di Chicago - sono stati additati per uno scritto che metteva in discussione il potere della lobby israeliana ed i suoi effetti negativi sulla politica americana.

Da ultimo, Norman Finkelstein, stimato Professore alla DePaul University ed autore del bestseller 'L'Industria dell'Olocausto', è stato testimone di una campagna in stile maccartista montata contro di lui al ricevimento dell'incarico. Finkelstein, figlio di sopravvissuti all'olocausto, ha sempre parlato contro gli abusi dei diritti umani commessi da Israele e contro gli apologeti pro-Israele, tipo il Professor di Harvard, Alan Dershowitz. Presumibilmente, è stato quest'ultimo a montare la campagna anti-incarico contro Finkelstein, al quale alla fine è stato negato l'incarico ed ha perso la cattedra alla DePaul.

Gli attacchi contro Carter, Finkelstein, Walt e Mearsheimer sono un piccolo gruppo di esempi ben noti sulle conseguenze alle quali scrittori ed intellettuali vanno incontro quando oltrepassano la linea e criticano Israele. La condanna che ricevono, poi, scrittori ed intellettuali di origine araba è invariabilmente più alta di quella ricevuta dai Giudei responsabili, dai già presidenti e dagli accademici rispettati.

Così, molto scrittori spesso seguono la corrente e la loro auto-censura si manifesta nell' "abbassare i toni del messaggio" sia compiacendo l'editore che i critici, essenzialmente conformandosi alla realtà di un cosiddetto pragmatismo. Ma tale "pragmatismo" è un eufemismo al posto di "accettazione" di uno status quo repressivo ed è analogo a quel "necessario" modo di pensare "pratico" che aveva zittito una moltitudine di commentatori durante gli anni di Oslo - il presunto periodo della pace. Logicamente, l'effetto delle taciute sofferenze dei Palestinesi fu un aumento dell'espansione degli insediamenti dei coloni, della confisca di territori, del numero dei posti di controllo e degli attacchi, così come del fallimento di Camp David, nel 2000.

Schivare argomenti percepiti come controversi può aiutare a salvare una carriera ben allineata, ma lo scopo di un analista politico non dovrebbe essere produrre dei lavori di fantasia. Durante la corsa alla guerra in Iraq, la maggior parte degli americani non era disponibile a sentire critiche alla politica americana, ciò soprattutto a causa della complicità dei mezzi di comunicazione ufficiali a sostegno della guerra; ma le critiche erano assolutamente appropriate dato l'andamento dei fatti e gli americani oggi ne avrebbero beneficiato.

Un uomo che è riuscito a combinare con maestria i propri principi, l'attivismo e gli aspetti umani, è stato il noto educatore e commentatore Edward Said. Said è visto senza dubbio come la quintessenza del radicalismo nell'intelligentia e nel campo dell'analisi del Medio-oriente. Nondimeno, le sue posizioni erano radicali se confrontate con la "comprensione convenzionale" : era infatti un fautore della soluzione ad uno-stato, un critico solitario del governo israeliano ed un ardente sostenitore dell'apparentemente controverso diritto di ritorno. Said è stato oggetto di critiche durante tutta la sua carriera ed ha sostenuto pesanti attacchi dai suoi detrattori, eppure il suo modo di fare comprensibile e le sue argomentazioni motivate, gli hanno fatto conservare un ruolo rilevante.

Purtroppo, questa relativa accettazione a favore di Said è l'eccezione e non la regola. Negli anni recenti c'è stato un aumento dell'attenzione per un preteso dialogo pragmatico. Nei fatti, questa attenzione al pensiero cosiddetto razionale ed equilibrato è risultata essere poco di più di un mezzo subdolo per fare pressioni sugli oppressi per accettare gli oppressori.

I più grandi leaders degli ultimi cento anni, non hanno evitato le contrapposizioni, sono rimasti sulle loro posizioni ed hanno visto le loro intuizioni diventare realtà; che si trattasse di Martin Luther King o Nelson Mandela o del Mahatma Gandhi. Ma non si può ignorare che anche personalità di spicco sono state punite per aver "oltrepassato" i confini ritenuti leciti, segnatamente Martin Luther King, che fu criticato per aver parlato contro la guerra in Vietnam, contro l'imperialismo e contro le ingiustizie sociali che infestano gli Stati Uniti.

Questa settimana, i Palestinesi negli Stati Uniti hanno commemorato i 60 anni del loro confinamento. Eppure, in base alla visione dei pragmatisti, la lente attraverso la quale il popolo palestinese dovrebbe osservare le cose dovrebbe far vedere loro che un popolo depredato è la vittima necessaria perchè prenda forma uno stato di diritto. Sfortunatamente, folle di scrittori e commentatori si accodano su questa linea per paura di perdere lo stipendio, in cambio di case più belle e di una vita più lussuosa, o per una combinazione di tali aspetti. Questo è il libero arbitrio. Parlare liberamente non è privo di conseguenze, eppure l'unica conseguenza che uno scrittore dovrebbe temere è la perdita della pace della propria mente.

Remi Kanazi

Politica, Camorra e Fantasia: le nostre Specialità


I carabinieri del NOE hanno eseguito il 27 maggio 25 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di dipendenti e funzionari del Commissariato ai rifiuti della regione Campania. I reati contestati sarebbero traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato e l’indagine nata da un’intercettazione avrebbe come oggetto il trattamento improprio delle ecoballe frantumate e sversate in discarica.

Il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha ricevuto un avviso di garanzia concernente un atto da lui firmato, riguardante alcune prescrizioni alle quali avrebbe dovuto attenersi Fibe s.p.a. La società Fibe del gruppo Impregilo che gestiva l’intero ciclo dei rifiuti in Campania è attualmente sotto inchiesta insieme al presidente della Regione Antonio Bassolino. Michele Greco, attuale dirigente della Regione Campania e precedentemente alla Protezione civile, risulta fra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, così come resterà “confinata” ai domiciliari Marta De Gennaro, già vice del sottosegretario Guido Bertolaso e responsabile del settore sanità della Protezione civile...

La nuova inchiesta culminata con le ordinanze del 27 maggio, portata avanti dai PM Paolo Sirleo e Giuseppe Loviello che in precedenza avevano già rinviato a giudizio i vertici della società Impregilo e lo stesso presidente Bassolino, mette in luce in maniera impietosa le profonde connivenze che intercorrono fra quella multinazionale del malaffare che è la camorra, molti rappresentanti della classe politica campana e delle istituzioni, unitamente ad elementi di spicco dell’imprenditoria nostrana. Non è facile comprendere (e forse non lo sarà mai) se sia stata la camorra a gestire la politica, le istituzioni e le società private, oppure viceversa sia stato il “carrozzone istituzionale” a gestire la camorra, ma dovrebbe essere ormai chiaro a tutti come l’emergenza dei rifiuti di Napoli sia stata ingenerata dall’operato di questo sodalizio criminale che proprio all’interno dell’emergenza ha costruito e continua a costruire profitti miliardari sulle spalle di tutti i cittadini italiani e in particolar modo di quelli campani che oltre a pagare il conto economico come tutti gli altri, hanno perso il diritto alla salute come le esperienze di chi vive nel “triangolo della morte” stanno tristemente a dimostrare.

Il parlamentare Italo Bocchino, capogruppo vicario del Pdl alla Camera, sembra invece vivere in un microcosmo costruito ad hoc dove le inchieste dei magistrati restano relegate nel novero della fantasia e la camorra, quella vera, è costituita dai cittadini napoletani che protestano, non perché si rifiutino di accettare di buon grado un futuro di tumori per sé stessi e per i loro figli, ma semplicemente in quanto “pagati” per farlo dalla camorra stessa.
Bocchino in un’intervista resa al Giornale, a metà fra il delirio onirico e l’esercizio della più becera disinformazione, rende noto perfino il “tariffario camorrista” oltretutto superscontato dal momento che a suo dire basterebbero 20 euro per far bruciare un cassonetto, 50 euro per costituire un blocco stradale e 100 euro per un’intera giornata di protesta.

Non sappiamo quanti euro siano stati necessari per indurre il deputato Bocchino a gettare discredito sulle spalle dei cittadini napoletani che protestano, anche se probabilmente si è trattato di un conto abbastanza salato, ma siamo certi che questo fulgido esempio di uomo politico nostrano non si è mai avventurato fra le fila dei contestatori di Napoli per cercare la conferma delle sue parole. Avrebbe trovato uomini e donne che stanno difendendo con i denti il loro diritto ad avere un futuro e sono costretti a combattere “gratis” ogni giorno, non solo contro la camorra ma anche contro beceri politicanti senza arte né parte che ne sostengono l’operato dispensando a piene mani la disinformazione.
Marco Cedolin

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RIFIUTI: PM, COLOSSALE OPERA INQUINAMENTO DEL TERRITORIO
(ANSA) - NAPOLI, 27 MAG - Una "colossale opera di inquinamento del territorio, posta in essere anche grazie a connivenze presenti ai più alti livelli e perseguita anche confidando nella possibilità di nascondere, proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che si dovrebbero smaltire correttamente, la pessima gestione degli stessi". Così i pm della procura di Napoli Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo descrivono, nell'ordinanza firmata dal gip Rosanna Saraceno, lo scenario dei presunti illeciti alla base dell'operazione "Rompiballé. Secondo i magistrati, per quanto riguarda i soggetti privati coinvolti nell'inchiesta "le vicende dimostrano la persistenza di un modello di gestione piegato esclusivamente ad interessi economici e quindi incline, anzi aduso a violare qualsiasi interesse collettivo" compresi "quelli della salute e dell'ambiente". Le responsabilità dei soggetti pubblici riguardano invece "l'assoluta lontananza dell'anelito, o quantomeno, dal 'mero' dovere di garantire il rispetto della legge e, attraverso questa, la tutela degli interessi pubblici sottesi, in favore di una attività preordinata solo a garantire l'apparenza della 'propria efficienza ed efficacia di funzionari addetti''.

RIFIUTI: PM,GRAVISSIMI DANNI AMBIENTALI ED A SALUTE PUBBLICA
(ANSA) - NAPOLI, 27 MAG - Le irregolarità nella gestione dei rifiuti, al centro della nuova inchiesta della procura di Napoli, hanno prodotto - secondo gli inquirenti - "gravissimi risvolti sia ambientali che in danno della salute pubblica". E' stato accertato, ad esempio, che nelle discariche di Villaricca (Napoli) e di Lo Uttaro (Caserta) sono stati smaltiti rifiuti diversi da quelli per i quali gli impianti erano stati progettati e autorizzati. E in questi conferimenti, "nella consapevolezza piena" di alcuni funzionari del commissariato così come di esponenti e collaboratori delle società di gestione Fibe e Fisia, "non sono mancati neppure rifiuti pericolosi". (ANSA).

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I 25 destinatari dei provvedimenti di arresto:

- Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile, in passato il vice di Bertolaso all'epoca in cui era stato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti
- Lorenzo Bragantini, direttore tecnico Ecolog, l'azienda che organizza il trasporto dei rifiuti in treno verso la Germania
- Roberto Cetera, amministratore delegato Ecolog
- Massimo Malvagna, amministratore delegato Fibe spa
- Andrea Orazio Monaco, capo impianto Cdr, combustibile derivato da rifiuti, presso l'impianto Caivano
- Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe
- Elpidio Angelino, capo impianto Cdr Giugliano (Napoli)
- Silvio Astronomo, capo impianto Cdr Casalduni (Benevento)
- Pasquale Moschella, capo impianto Cdr Santa Maria Capua a Vetere (Caserta)
- Giuseppina Marra, funzionario Provincia di Caserta
- Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine (Avellino)
- Ernesto Picarone, responsabile ambiente ingegneria di Fibe e Fisia-Italimpianti
- Domenico Ruggiero, capo impianto Cdr di Battipaglia (Salerno)
- Giovanni De Laurentiis, responsabile operatore Fisia-Italimpianti
- Angelo Pelliccia, dirigente Fibe e Fibe Campania
- Leonello Serva, ex Commissariato, oggi dipendente dell'Apat, agenzia per la protezione dell'ambiente
- Filippo Rallo, responsabile per i Cdr Campania della Fisia
- Massimo Cortese, responsabile gestione dei Cdr campani
- Giuseppe Sorace
- Michele Greco, dirigente della Regione Campania, già dipendente della Protezione civile.