29 marzo 2009

Intervista a David Icke



David Icke, il coraggioso giornalista britannico, già redattore della BBC e di altri prestigiosi giornali che da diversi anni ci informa con i suoi libri sui poteri occulti, le loro trame e i complotti che cercano di rendere schiava l’umanità, è stato ospite a Bellaria del riuscitissimo MacroFest promosso dalla Macro Edizioni.
Alle sue conferenze hanno assistito oltre 600 persone e in una pausa dei lavori abbiamo potuto scambiare un’interessante conversazione.

Complimenti David, le tue conferenze hanno sempre un gran successo, come mai riesci ad interessare così tante persone?



Senti, soltanto sette anni fa quando iniziarono ad invitarmi a parlare in giro mi ritrovavo a fare conferenze in Inghilterra o negli USA con poche decine di persone, sistemavo io le sedie e le rimettevo a posto alla fine. Poi, via via che approfondivo le mie ricerche e le comunicavo anche la gente che veniva ad ascoltarmi aumentava e così, oggi mi capita di parlare ad incontri con migliaia di persone. Da dieci giorni ad oggi ho parlato in Australia, Nuova Zelanda, USA, Bahamas e ora sono qui, sono passato per Londra e non sono neanche riuscito a vedere mia moglie, sono incasinato dai fusi orari e con una grande stanchezza addosso ma sono felice di essere qui.
Non ho nessuna intenzione di mettermi sul pulpito e fare prediche, con queste mie conferenze cerco solo di smuovere la situazione, cerco di convincere la gente a non cercare qualcuno che gli dica cosa deve fare ma che sia in grado di decidere da se.

Cosa è che ti chiedono e come è che li consigli?



Quando qualcuno mi chiede: “E adesso cosa devo fare?” io rispondo sempre: “Quello che pensi vada fatto.” Tutti noi siamo come le gocce nell’oceano e facciamo parte dell’infinito, perciò ognuno di noi sa bene quello che deve fare perché abbiamo tutti le stesse possibilità di trovare la nostra chiave personale per risolvere questi problemi. Abbiamo tutti gli stessi strumenti ma qualcuno lo capisce e qualcuno no.
E questi ultimi pensano che non possono, che non riescono e rimangono così nella loro passività a farsi condizionare in tutto.
Ogni volta che qualcuno di noi decide di fare qualcosa nella sua piena libertà è come se si togliesse un mattone da quel muro che hanno costruito per imprigionarci.

Il tuo schema di piramide del potere pone al suo vertice il gruppo di quelli che tu chiami “illuminati” e che controllano tutti quelli che stanno sotto di loro. Secondo te ci sono dei potenti personaggi pubblici che ne fanno parte?



Se stai pensando a personaggi come Bush, Berlusconi, Bin Laden ti sbagli. Loro sono solo delle marionette, degli esecutori che stanno qualche gradino più in basso. Questi personaggi stanno producendo tutta una serie di situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo allo solo scopo di centralizzare il potere il più possibile. Dopo l’Unione Europea ora si sta facendo l’Unione Africana, il Nafta è stato solo il primo passo verso l’Unione Americana e già parlano di prossima Unione Asiatica e così poi saremo sistemati. Vanno a tappe forzate verso il totale potere di controllo sui popoli del mondo nelle mani di poche persone schiacciando i confini, le tradizioni, le culture, la storia, le costituzioni e noi non ce ne rendiamo ancora conto anzi, siamo portati a pensare che si tratta di un’evoluzione positiva.
Ma ricordiamo che la centralizzazione del potere erode la libertà dell’umanità.

Come vedi i fatti dell’11 settembre?



L’11 settembre ha dato inizio ad un ciclo, e certamente pian piano la verità verrà fuori come l’altro giorno quando un giornalista australiano ha scritto che come minimo in Afghanistan sono già morti più civili innocenti che a New York o, come ipotizzano certi esperti che quei terribili attentati non sono stati organizzati da Bin Laden come ci vogliono far credere.
Verrà il tempo in cui l’11 settembre perderà il potere che ha oggi dove le persone dicono “va bene, accettiamo tutto questo”, e quando l’appoggio di cui hanno bisogno per continuare questa guerra contro il cosiddetto “terrorismo” verrà meno inventeranno qualcosa d’altro perché le cose possano andare avanti così. Senza dubbio ci saranno altre e maggiori atrocità per giustificare lo sviluppo di questo programma diabolico.

E su Bin Laden che cosa pensi?



Ti dirò che la prima volta che vidi Bin Laden alla televisione dopo l’11 settembre dall’analisi del suo sguardo mi resi conto che non poteva essere un terrorista. Assolutamente no. Non c’entrava proprio niente con quanto accaduto l’11 settembre.
Ma quando Bin Laden apparve di recente su Al Jazira non era lo stesso uomo che avevo visto precedentemente, era un entità completamente diversa, l’energia era completamente diversa e i suoi occhi erano totalmente differenti.
Quando anni fa parlavo di clonazione e di controllo mentale e la gente mi rideva in faccia. Questo ora non succede più. Mi riferisco sempre al clonaggio di esseri umani. Oggi ci dicono che lo possono fare, ma già lo potevano fare da lungo tempo con i loro progetti e nei loro laboratori segreti con i loro esperti come il criminale nazista Mengele che hanno protetto per decenni negli USA in cambio della sua collaborazione.
Mengele era un alto grado degli illuminati connesso ai Rotschild, chi fa parte di questa linea di sangue non ha le nostre stesse emozioni, sono freddi proprio come dei rettili.
Realmente oggi non conosco che verità ci sia rispetto a Bin Laden, eccetto il fatto che lui non ha avuto niente a che fare con l’orchestrazione dei fatti dell’11 settembre. Potrebbe essere che Bin Laden ha imparato qualcosa durante la sua guerra antisovietica appoggiata dalla CIA. Ma che gioco sta facendo ora?
Sappiamo tutti che la famiglia Bin Laden è stata socia degli Agnelli e del Gruppo Charlye che ha come suoi partner George Bush e James Baker, che era segretario di stato durante la guerra del Golfo.

Ritornando a quello che dici sul controllo mentale, che tecnologie utilizzano?



Naturalmente hanno tecnologie di dispositivi elettronici ultraminiaturizzati che, figurati, possono venire iniettati attraverso l’ago di una semplice siringa, poi si servono delle manipolazioni genetiche e del DNA, di particolari segnali radio ed emissioni elettromagnetiche, con il sapiente utilizzo di particolari vibrazioni che sono capaci di produrre anche per mezzo dei riti segreti di cui sono custodi.
In questo modo riescono a controllare le persone, a farle pensare e agire come sta bene a loro e anche ad apparirci diversi da quei malvagi che sono in realtà.
Prendiamo la musica ad esempio quella che tutti i giovani ascoltano cantata dalle star del momento. Questi personaggi come Britney Spears, Michael Jackson e Madonna sono telecontrollati, manipolati e manipolatori a loro volta. Madonna è anche stata fotografata mentre prendeva parte a riti satanici. Michael Jackson veniva abusato sessualmente fin dall’età di cinque anni da suo padre che era un noto satanista. Ma ti rendi conto che gente cattura i nostri giovani ammirano e idolatrano!
A parte i testi delle loro canzoni e la musica, il lavoro che fanno per inserire vibrazioni subliminali nei brani moderni è incredibile, un grande produttore discografico che ho incontrato mi ha confidato che è una cosa molto diffusa e che in genere i cantanti e i musicisti non lo sanno ma che queste frequenze vengono aggiunte non durante il l’incisione in sala di registrazione ma mixati durante la fase di registrazione finale del disco o del CD. Così mentre noi ascoltiamo la musica che ci sembra normale questi segnali vengono captati dal nostro subconscio.
John Lennon aveva scoperto tutto e stava facendo ricerche su questo scandalo, stava anche preparando un disco per farci conoscere queste problematiche. Purtroppo sono riusciti a fermarlo prima e il suo lavoro non venne mai portato alla conoscenza del pubblico.

Grazie David, per tutto ciò che ci hai raccontato anche se sono tutte cose particolarmente inquietanti e, senti, è vero che ritornerai in Italia ancora e presto?



Si è vero probabilmente ritornerò in Italia il prossimo maggio per una o più conferenze penso a Milano o a Roma. Sono io che ringrazio per l’intervista e saluto tutti gli amici di Nexus italiano.

tratto da Nexus

28 marzo 2009

FMI: Il peggio deve ancora venire

japanese-currency
Il peggio deve ancora venire. Il Fondo monetario internazionale, che ieri a Washington ha pubblicato i nuovi aggiornamenti della situazione economica internazionale, avverte che «non c´è da illudersi», che «davanti a noi abbiamo ancora tempi molto difficili» e che dunque bisogna agire «con decisione e varare nuove misure di stimolo». Il quadro, già allarmante, viene dipinto con toni ancora più preoccupati dall´Fmi che invita le autorità del globo ad affrontare con decisione il problema della capitalizzazione delle banche (senza escludere le nazionalizzazioni) e a tagliare il nodo degli «asset tossici» prodotti dalla crisi dei mutui subprime. Il panorama delle stime di crescita a livello globale si fa sempre più fosco: è confermato che quest´anno il Pil mondiale per la prima volta in sessant´anni, all´incirca dalla Seconda guerra mondiale, si contrarrà (tra lo 0,5 e l´1,5 per cento) mentre quello delle economie avanzate subirà una riduzione valutata tra i 3 e i 3,5 punti percentuali. Una «crescita graduale» si avrà solo a partire dal prossimo anno.

La situazione dell´Italia non è diversa da quella degli altri paesi, ma i dati sul deficit-Pil, stimato dall´Fmi per il 2009 al 4,8 per cento (5,2 nel 2010), desta particolare allarme per la cronica instabilità dei nostri conti pubblici. L´aggiornamento appesantisce notevolmente le proiezioni del governo che, nel recente Programma di stabilità, prevedeva per quest´anno un deficit-Pil al 3,7 per cento: al disavanzo si aggiunge ora un 0,2 per cento di Pil pari al costo delle misure anticrisi.

Non consola che la media dei deficit dei paesi del G20 arriverà al 5,9 per cento, che la Germania sarà al 4 e la Francia al 6 per cento. Tant´è che il direttore esecutivo dell´Fmi per l´Italia, Arrigo Sadun, ha sentito il bisogno di esprimersi con toni rassicurati: «L´Italia non è a rischio default, siamo meno esposti degli altri alla crisi dei subprime e dei derivati», ha detto ieri a Parigi. Il Fondo dedica anche uno studio al mercato del lavoro italiano giudicato arretrato e urgentemente da riformare.

Quanto agli Stati Uniti, che quest´anno, sempre secondo l´Fmi, vedranno una riduzione del Pil del 2,6 per cento, si cercano con il lanternino alcuni segnali di vitalità dell´economia che marginalmente emergono. E´ il caso dell´indice dell´attività manifatturiere dell´area di Philadelphia, redatto dalla locale Fed, che ha ridotto le perdite: -35 a marzo rispetto a -41,3 a gennaio. Lo stesso vale per il sussidio di disoccupazione: nella settimana terminata il 7 marzo ha raggiunto il record di 5,4 milioni di americani. Tuttavia le richieste in quest´ultima settimana monitorata sono calate: sono state 12 mila in meno.
di Roberto Petrini

La crisi finanziaria... ingrasserà le banche

banche
E’ evidente che la maggior parte dei cittadini si senta confusa di fronte alla crisi che si è scatenata nelle ultime settimane.
In ogni caso, anche se tutti parlano della crisi, ci sono davvero poche idee chiare che permettono ai cittadini di sapere con certezza quello che sta succedendo.

Le questioni che dobbiamo conoscere prima di tutto per comprendere la crisi attuale sono le seguenti.
E’ una crisi derivata dai mutui. All’origine ha preso corpo nel mercato americano dei mutui ipotecari.
In seguito all’enorme espansione del settore immobiliare si generò una massiccia offerta di mutui ipotecari, dei quali quasi un quinto vennero concessi a famiglie che riuscivano appena a pagarli quando i tassi di interessi erano molto bassi.
Quando cominciarono gli aumenti nei tassi di interessi e le rate dei mutui diventarono più care cominciarono anche le insolvenze.
Questo colpì immediatamente le banche che avevano concesso questi prestiti, ma, visto quello che di solito accade con questi crediti inesigibili, la crisi si estese. Le banche, infatti, avevano venduto, a loro volta, i titoli rappresentativi dei crediti ipotecari nei mercati finanziari. Questo è il modo nel quale le banche convertono il debito delle famiglie in un enorme affare perché non solo ricevono il denaro che prestano ma anche gli interessi, fino a quando non ottengono ulteriori guadagni negoziando i titoli di credito.
Si genera un effetto a catena che è quello che provoca l’estensione della crisi.
Quando si sottoscrive un mutuo si crea un titolo finanziario. Le banche statunitensi collocarono nel mercato milioni di questi titoli che furono acquistati da altre banche e da investitori di tutti i paesi.
E’ per questo che quando si è scatenata la crisi dei mutui ipotecari si è innescata anche una crisi finanziaria, visto che le insolvenze crescenti pregiudicano in seguito la sicurezza e la redditività delle grandi banche e dei fondi di investimento internazionali. Quando si vedono le perdite non solo si perde il denaro, ma si disinvestono anche i fondi dai mercati, arrivando al punto di frenare o paralizzare i flussi finanziari internazionali, in maggiore o minore dimensione a seconda della propria partecipazione ai fondi stessi.
Si produce così una crisi di liquidità, non perché manchino i mezzi di pagamento ma perché si preleva troppo denaro e questo accade perché al giorno d’oggi la stragrande maggioranza degli strumenti di pagamento è “fittizia”, vale a dire, carta finanziaria più o meno come i titoli rappresentativi di mutui ipotecari dei quali ho parlato sopra e che sono legati principalmente ad operazioni di carattere speculativo.
Se all’inizio la crisi si scatena nell’ambito dei mutui ipotecari, in quello delle banche o della finanza, in seguito compromette l’economia reale (vale a dire, quella che ha a che vedere con la produzione effettiva di beni e di servizi e non con “carte” finanziarie).
L’impatto di questa crisi sull’economia reale si produce per precisi motivi.
In primo luogo, poiché la crisi dei mutui ipotecari colpisce logicamente in modo diretto il settore immobiliare che, come si sa, è stato uno dei motivi principali dello sviluppo economico negli ultimi anni.
La crisi dei mutui ipotecari porterà senza dubbio a licenziamenti non solo nel settore delle costruzioni, ma anche nelle attività che sono in relazione con il settore immobiliare. In secondo luogo, quando si profila una crisi le banche e gli investitori reagiscono, come ho detto, ritirando i propri fondi dal mercato e generando una carenza di liquidità. La spesa totale ne risente e, di conseguenza, l’insieme delle attività economiche “reali”.
In terzo luogo, e come corollario a quanto già detto, le banche centrali si trovano di fronte ad un dilemma perverso: da una parte quello che fanno (e che hanno fatto) è mettere a disposizione delle banche centinaia di migliaia di milioni di dollari (con una generosità che manca loro quando vengono colpite dalla crisi le persone e le zone meno fortunate del pianeta). Quello che fanno le banche centrali è di incentivare i possessori di risorse finanziarie al fine di far collocare nei mercati le risorse che questi hanno prelevato. Innanzitutto si arricchiscono così i proprietari del capitale che svolgono un’attività finanziaria e in secondo luogo contribuisce alla riduzione degli investimenti e dei consumi, deteriorando, come ho già detto, l’attività economica nel suo complesso.
Di fatto, è probabile che quello che sta succedendo sia che molte di queste banche non sappiano nemmeno con sicurezza fino a che punto siano coinvolte con la crisi. Gli investimenti che realizzano nei mercati finanziari sono come dei castelli di carte, una sull’altra e con struttura piramidale, fatte in modo che il detentore finale del titolo non sappia bene quale sia l’operazione finanziaria originaria che ha creato il titolo che lui adesso sta comprando o cercando di vendere, operazione che le nuove tecnologie permettono di realizzare in modo veloce e anonimo.
Le banche (e in generale i grandi detentori di mezzi finanziari) si sono trasformate nell’asse attorno al quale gira la vita economica. Direttamente o indirettamente (grazie ai finanziamenti) sono le vere protagoniste della bolla speculativa immobiliare degli ultimi anni, delle acquisizioni speculative delle imprese e delle oscillazioni delle borse.
Però adesso il problema è se, dopo aver collocato i loro mezzi in tante operazioni speculative, in questo momento sono in condizione di sopportare una crisi di liquidità finanziaria, una drastica diminuzione della capacità di indebitamento delle famiglie e delle imprese, insolvenze più o meno generalizzate, o l’esplosione di una bolla immobiliare che porterà ad una diminuzione del valore dei loro attivi. Vale a dire se adesso disporranno di mezzi sufficienti per far fronte alle domande di denaro e se avranno a disposizione i mezzi finanziari richiesti dalla vita economica.
Non è azzardato sospettare che questo stia già accadendo e che la grande quantità di liquidità che le banche centrali hanno immesso nel mercato avesse lo scopo di essere un palliativo alle responsabilità delle banche degli ultimi anni.
Di fatto è sorprendente la mancanza di informazione e la mancanza di trasparenza con le quali le autorità economiche gestiscono la crisi. Può essere che quello che sta succedendo sia qualcosa di più che una crisi prodotta da una cattiva gestione del portafoglio dei grandi investitori derivante dai problemi causati dalle ipoteche nelle famiglie, che generano, a loro volta, una crisi di liquidità. Vale a dire che ci troviamo in una crisi che, oltre a questo, colpirà la struttura patrimoniale delle banche, nel qual caso la situazione attuale porterebbe a conseguenze più gravi e di più ampio spettro.
In questo caso saremmo di fronte ad una crisi gravissima che obbligherà (per salvaguardare gli utili e lo status quo delle banche) a stabilire una sorta di “recinto globale” o localizzato secondo come si deciderà, vale a dire, un blocco del denaro depositato nelle banche per favorire (come è stato fatto in Argentina) il recupero dell’insolvenza bancaria.
Come sappiamo il funzionamento degli affari delle banche si basa su di un principio molto semplice: si raccolgono risparmi, se ne tiene da parte una quota per far fronte alle domande di rimborso e con il resto si fanno operazioni redditizie.
Tradizionalmente queste operazioni consistevano nel prestare denaro ad imprenditori che creano beni e servizi oppure a consumatori. Però nell’ultimo decennio l’attività bancaria è cambiata ed è passata principalmente a forme di allocazione del risparmio in operazioni finanziarie speculative.
La conseguenza di tutto questo è lo straordinario aumento dell’instabilità del sistema e del rischio che questo si assume, e la domanda che oggi è inevitabile farsi è se in questa stupida corsa al profitto le banche non siano arrivate al parossismo e al rischio eccessivo.
Questo è un problema che riconoscono persino gli economisti liberali più sensati e coerenti quando criticano l’attuale regime delle banche e propongono un sistema di riserva bancaria al 100% per evitare di arrivare ad un vero e proprio collasso economico.
Come ogni altra questa crisi ha dei chiari danneggiati.
Che è lo stesso che dire che la crisi si paga in termini di impiego, di attività economica e di creazione della ricchezza.
Non tutti perdono con la crisi. Al contrario, da essa escono rinforzate le banche e i grandi possessori di capitali.
Da un lato, occorre tener conto che le banche impiegano solo una piccola parte del proprio patrimonio in titoli rischiosi, in modo che un rialzo dei tassi di interesse si ripercuoterà in modo favorevole nelle sue entrate totali.
Altro effetto della crisi darà che si concentrerà molto di più la proprietà di mezzi economici e finanziari. I grandi immobiliaristi e le banche hanno accumulato centinaia di migliaia di alloggi e di terreni che in gran parte sono stati finanziati gratis grazie alla bolla speculativa che loro stessi hanno contribuito a creare. Alla fine l’effetto della crisi immobiliare, della crisi finanziaria e della crisi dell’economia reale si trasmette, com’è logico, ai guadagni delle imprese e alle quotazioni di borsa delle loro azioni. E anche in questo mercato si producono movimenti massicci di vendita che porteranno i grandi investitori ad approfittarne per accumulare proprietà aziendali, concentrando così il potere nelle grandi banche e nelle grandi imprese sul complesso dell’economia.
È quella che viene chiamata economia finanziarizzata e che è intrinsecamente instabile e propensa a creare crisi.
Al momento si è verificato negli Usa, ma si verificherà anche in altri paesi.
Da un lato ho già detto che la crisi non produce solo danneggiati ma anche grandi e privilegiati beneficiari. Inoltre risulta che è impossibile evitare questo tipo di crisi nel contesto finanziario e globale del capitalismo neoliberale dei nostri giorni. Tutto questo vuol dire che il terreno dove si è sviluppata la crisi attuale non è solo quello dei mutui ipotecari, e che sarà più o meno facile arrestarla a seconda di come funzionerà l’economia capitalista dei nostri giorni nel suo intorno.

di Juan Torres López

29 marzo 2009

Intervista a David Icke



David Icke, il coraggioso giornalista britannico, già redattore della BBC e di altri prestigiosi giornali che da diversi anni ci informa con i suoi libri sui poteri occulti, le loro trame e i complotti che cercano di rendere schiava l’umanità, è stato ospite a Bellaria del riuscitissimo MacroFest promosso dalla Macro Edizioni.
Alle sue conferenze hanno assistito oltre 600 persone e in una pausa dei lavori abbiamo potuto scambiare un’interessante conversazione.

Complimenti David, le tue conferenze hanno sempre un gran successo, come mai riesci ad interessare così tante persone?



Senti, soltanto sette anni fa quando iniziarono ad invitarmi a parlare in giro mi ritrovavo a fare conferenze in Inghilterra o negli USA con poche decine di persone, sistemavo io le sedie e le rimettevo a posto alla fine. Poi, via via che approfondivo le mie ricerche e le comunicavo anche la gente che veniva ad ascoltarmi aumentava e così, oggi mi capita di parlare ad incontri con migliaia di persone. Da dieci giorni ad oggi ho parlato in Australia, Nuova Zelanda, USA, Bahamas e ora sono qui, sono passato per Londra e non sono neanche riuscito a vedere mia moglie, sono incasinato dai fusi orari e con una grande stanchezza addosso ma sono felice di essere qui.
Non ho nessuna intenzione di mettermi sul pulpito e fare prediche, con queste mie conferenze cerco solo di smuovere la situazione, cerco di convincere la gente a non cercare qualcuno che gli dica cosa deve fare ma che sia in grado di decidere da se.

Cosa è che ti chiedono e come è che li consigli?



Quando qualcuno mi chiede: “E adesso cosa devo fare?” io rispondo sempre: “Quello che pensi vada fatto.” Tutti noi siamo come le gocce nell’oceano e facciamo parte dell’infinito, perciò ognuno di noi sa bene quello che deve fare perché abbiamo tutti le stesse possibilità di trovare la nostra chiave personale per risolvere questi problemi. Abbiamo tutti gli stessi strumenti ma qualcuno lo capisce e qualcuno no.
E questi ultimi pensano che non possono, che non riescono e rimangono così nella loro passività a farsi condizionare in tutto.
Ogni volta che qualcuno di noi decide di fare qualcosa nella sua piena libertà è come se si togliesse un mattone da quel muro che hanno costruito per imprigionarci.

Il tuo schema di piramide del potere pone al suo vertice il gruppo di quelli che tu chiami “illuminati” e che controllano tutti quelli che stanno sotto di loro. Secondo te ci sono dei potenti personaggi pubblici che ne fanno parte?



Se stai pensando a personaggi come Bush, Berlusconi, Bin Laden ti sbagli. Loro sono solo delle marionette, degli esecutori che stanno qualche gradino più in basso. Questi personaggi stanno producendo tutta una serie di situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo allo solo scopo di centralizzare il potere il più possibile. Dopo l’Unione Europea ora si sta facendo l’Unione Africana, il Nafta è stato solo il primo passo verso l’Unione Americana e già parlano di prossima Unione Asiatica e così poi saremo sistemati. Vanno a tappe forzate verso il totale potere di controllo sui popoli del mondo nelle mani di poche persone schiacciando i confini, le tradizioni, le culture, la storia, le costituzioni e noi non ce ne rendiamo ancora conto anzi, siamo portati a pensare che si tratta di un’evoluzione positiva.
Ma ricordiamo che la centralizzazione del potere erode la libertà dell’umanità.

Come vedi i fatti dell’11 settembre?



L’11 settembre ha dato inizio ad un ciclo, e certamente pian piano la verità verrà fuori come l’altro giorno quando un giornalista australiano ha scritto che come minimo in Afghanistan sono già morti più civili innocenti che a New York o, come ipotizzano certi esperti che quei terribili attentati non sono stati organizzati da Bin Laden come ci vogliono far credere.
Verrà il tempo in cui l’11 settembre perderà il potere che ha oggi dove le persone dicono “va bene, accettiamo tutto questo”, e quando l’appoggio di cui hanno bisogno per continuare questa guerra contro il cosiddetto “terrorismo” verrà meno inventeranno qualcosa d’altro perché le cose possano andare avanti così. Senza dubbio ci saranno altre e maggiori atrocità per giustificare lo sviluppo di questo programma diabolico.

E su Bin Laden che cosa pensi?



Ti dirò che la prima volta che vidi Bin Laden alla televisione dopo l’11 settembre dall’analisi del suo sguardo mi resi conto che non poteva essere un terrorista. Assolutamente no. Non c’entrava proprio niente con quanto accaduto l’11 settembre.
Ma quando Bin Laden apparve di recente su Al Jazira non era lo stesso uomo che avevo visto precedentemente, era un entità completamente diversa, l’energia era completamente diversa e i suoi occhi erano totalmente differenti.
Quando anni fa parlavo di clonazione e di controllo mentale e la gente mi rideva in faccia. Questo ora non succede più. Mi riferisco sempre al clonaggio di esseri umani. Oggi ci dicono che lo possono fare, ma già lo potevano fare da lungo tempo con i loro progetti e nei loro laboratori segreti con i loro esperti come il criminale nazista Mengele che hanno protetto per decenni negli USA in cambio della sua collaborazione.
Mengele era un alto grado degli illuminati connesso ai Rotschild, chi fa parte di questa linea di sangue non ha le nostre stesse emozioni, sono freddi proprio come dei rettili.
Realmente oggi non conosco che verità ci sia rispetto a Bin Laden, eccetto il fatto che lui non ha avuto niente a che fare con l’orchestrazione dei fatti dell’11 settembre. Potrebbe essere che Bin Laden ha imparato qualcosa durante la sua guerra antisovietica appoggiata dalla CIA. Ma che gioco sta facendo ora?
Sappiamo tutti che la famiglia Bin Laden è stata socia degli Agnelli e del Gruppo Charlye che ha come suoi partner George Bush e James Baker, che era segretario di stato durante la guerra del Golfo.

Ritornando a quello che dici sul controllo mentale, che tecnologie utilizzano?



Naturalmente hanno tecnologie di dispositivi elettronici ultraminiaturizzati che, figurati, possono venire iniettati attraverso l’ago di una semplice siringa, poi si servono delle manipolazioni genetiche e del DNA, di particolari segnali radio ed emissioni elettromagnetiche, con il sapiente utilizzo di particolari vibrazioni che sono capaci di produrre anche per mezzo dei riti segreti di cui sono custodi.
In questo modo riescono a controllare le persone, a farle pensare e agire come sta bene a loro e anche ad apparirci diversi da quei malvagi che sono in realtà.
Prendiamo la musica ad esempio quella che tutti i giovani ascoltano cantata dalle star del momento. Questi personaggi come Britney Spears, Michael Jackson e Madonna sono telecontrollati, manipolati e manipolatori a loro volta. Madonna è anche stata fotografata mentre prendeva parte a riti satanici. Michael Jackson veniva abusato sessualmente fin dall’età di cinque anni da suo padre che era un noto satanista. Ma ti rendi conto che gente cattura i nostri giovani ammirano e idolatrano!
A parte i testi delle loro canzoni e la musica, il lavoro che fanno per inserire vibrazioni subliminali nei brani moderni è incredibile, un grande produttore discografico che ho incontrato mi ha confidato che è una cosa molto diffusa e che in genere i cantanti e i musicisti non lo sanno ma che queste frequenze vengono aggiunte non durante il l’incisione in sala di registrazione ma mixati durante la fase di registrazione finale del disco o del CD. Così mentre noi ascoltiamo la musica che ci sembra normale questi segnali vengono captati dal nostro subconscio.
John Lennon aveva scoperto tutto e stava facendo ricerche su questo scandalo, stava anche preparando un disco per farci conoscere queste problematiche. Purtroppo sono riusciti a fermarlo prima e il suo lavoro non venne mai portato alla conoscenza del pubblico.

Grazie David, per tutto ciò che ci hai raccontato anche se sono tutte cose particolarmente inquietanti e, senti, è vero che ritornerai in Italia ancora e presto?



Si è vero probabilmente ritornerò in Italia il prossimo maggio per una o più conferenze penso a Milano o a Roma. Sono io che ringrazio per l’intervista e saluto tutti gli amici di Nexus italiano.

tratto da Nexus

28 marzo 2009

FMI: Il peggio deve ancora venire

japanese-currency
Il peggio deve ancora venire. Il Fondo monetario internazionale, che ieri a Washington ha pubblicato i nuovi aggiornamenti della situazione economica internazionale, avverte che «non c´è da illudersi», che «davanti a noi abbiamo ancora tempi molto difficili» e che dunque bisogna agire «con decisione e varare nuove misure di stimolo». Il quadro, già allarmante, viene dipinto con toni ancora più preoccupati dall´Fmi che invita le autorità del globo ad affrontare con decisione il problema della capitalizzazione delle banche (senza escludere le nazionalizzazioni) e a tagliare il nodo degli «asset tossici» prodotti dalla crisi dei mutui subprime. Il panorama delle stime di crescita a livello globale si fa sempre più fosco: è confermato che quest´anno il Pil mondiale per la prima volta in sessant´anni, all´incirca dalla Seconda guerra mondiale, si contrarrà (tra lo 0,5 e l´1,5 per cento) mentre quello delle economie avanzate subirà una riduzione valutata tra i 3 e i 3,5 punti percentuali. Una «crescita graduale» si avrà solo a partire dal prossimo anno.

La situazione dell´Italia non è diversa da quella degli altri paesi, ma i dati sul deficit-Pil, stimato dall´Fmi per il 2009 al 4,8 per cento (5,2 nel 2010), desta particolare allarme per la cronica instabilità dei nostri conti pubblici. L´aggiornamento appesantisce notevolmente le proiezioni del governo che, nel recente Programma di stabilità, prevedeva per quest´anno un deficit-Pil al 3,7 per cento: al disavanzo si aggiunge ora un 0,2 per cento di Pil pari al costo delle misure anticrisi.

Non consola che la media dei deficit dei paesi del G20 arriverà al 5,9 per cento, che la Germania sarà al 4 e la Francia al 6 per cento. Tant´è che il direttore esecutivo dell´Fmi per l´Italia, Arrigo Sadun, ha sentito il bisogno di esprimersi con toni rassicurati: «L´Italia non è a rischio default, siamo meno esposti degli altri alla crisi dei subprime e dei derivati», ha detto ieri a Parigi. Il Fondo dedica anche uno studio al mercato del lavoro italiano giudicato arretrato e urgentemente da riformare.

Quanto agli Stati Uniti, che quest´anno, sempre secondo l´Fmi, vedranno una riduzione del Pil del 2,6 per cento, si cercano con il lanternino alcuni segnali di vitalità dell´economia che marginalmente emergono. E´ il caso dell´indice dell´attività manifatturiere dell´area di Philadelphia, redatto dalla locale Fed, che ha ridotto le perdite: -35 a marzo rispetto a -41,3 a gennaio. Lo stesso vale per il sussidio di disoccupazione: nella settimana terminata il 7 marzo ha raggiunto il record di 5,4 milioni di americani. Tuttavia le richieste in quest´ultima settimana monitorata sono calate: sono state 12 mila in meno.
di Roberto Petrini

La crisi finanziaria... ingrasserà le banche

banche
E’ evidente che la maggior parte dei cittadini si senta confusa di fronte alla crisi che si è scatenata nelle ultime settimane.
In ogni caso, anche se tutti parlano della crisi, ci sono davvero poche idee chiare che permettono ai cittadini di sapere con certezza quello che sta succedendo.

Le questioni che dobbiamo conoscere prima di tutto per comprendere la crisi attuale sono le seguenti.
E’ una crisi derivata dai mutui. All’origine ha preso corpo nel mercato americano dei mutui ipotecari.
In seguito all’enorme espansione del settore immobiliare si generò una massiccia offerta di mutui ipotecari, dei quali quasi un quinto vennero concessi a famiglie che riuscivano appena a pagarli quando i tassi di interessi erano molto bassi.
Quando cominciarono gli aumenti nei tassi di interessi e le rate dei mutui diventarono più care cominciarono anche le insolvenze.
Questo colpì immediatamente le banche che avevano concesso questi prestiti, ma, visto quello che di solito accade con questi crediti inesigibili, la crisi si estese. Le banche, infatti, avevano venduto, a loro volta, i titoli rappresentativi dei crediti ipotecari nei mercati finanziari. Questo è il modo nel quale le banche convertono il debito delle famiglie in un enorme affare perché non solo ricevono il denaro che prestano ma anche gli interessi, fino a quando non ottengono ulteriori guadagni negoziando i titoli di credito.
Si genera un effetto a catena che è quello che provoca l’estensione della crisi.
Quando si sottoscrive un mutuo si crea un titolo finanziario. Le banche statunitensi collocarono nel mercato milioni di questi titoli che furono acquistati da altre banche e da investitori di tutti i paesi.
E’ per questo che quando si è scatenata la crisi dei mutui ipotecari si è innescata anche una crisi finanziaria, visto che le insolvenze crescenti pregiudicano in seguito la sicurezza e la redditività delle grandi banche e dei fondi di investimento internazionali. Quando si vedono le perdite non solo si perde il denaro, ma si disinvestono anche i fondi dai mercati, arrivando al punto di frenare o paralizzare i flussi finanziari internazionali, in maggiore o minore dimensione a seconda della propria partecipazione ai fondi stessi.
Si produce così una crisi di liquidità, non perché manchino i mezzi di pagamento ma perché si preleva troppo denaro e questo accade perché al giorno d’oggi la stragrande maggioranza degli strumenti di pagamento è “fittizia”, vale a dire, carta finanziaria più o meno come i titoli rappresentativi di mutui ipotecari dei quali ho parlato sopra e che sono legati principalmente ad operazioni di carattere speculativo.
Se all’inizio la crisi si scatena nell’ambito dei mutui ipotecari, in quello delle banche o della finanza, in seguito compromette l’economia reale (vale a dire, quella che ha a che vedere con la produzione effettiva di beni e di servizi e non con “carte” finanziarie).
L’impatto di questa crisi sull’economia reale si produce per precisi motivi.
In primo luogo, poiché la crisi dei mutui ipotecari colpisce logicamente in modo diretto il settore immobiliare che, come si sa, è stato uno dei motivi principali dello sviluppo economico negli ultimi anni.
La crisi dei mutui ipotecari porterà senza dubbio a licenziamenti non solo nel settore delle costruzioni, ma anche nelle attività che sono in relazione con il settore immobiliare. In secondo luogo, quando si profila una crisi le banche e gli investitori reagiscono, come ho detto, ritirando i propri fondi dal mercato e generando una carenza di liquidità. La spesa totale ne risente e, di conseguenza, l’insieme delle attività economiche “reali”.
In terzo luogo, e come corollario a quanto già detto, le banche centrali si trovano di fronte ad un dilemma perverso: da una parte quello che fanno (e che hanno fatto) è mettere a disposizione delle banche centinaia di migliaia di milioni di dollari (con una generosità che manca loro quando vengono colpite dalla crisi le persone e le zone meno fortunate del pianeta). Quello che fanno le banche centrali è di incentivare i possessori di risorse finanziarie al fine di far collocare nei mercati le risorse che questi hanno prelevato. Innanzitutto si arricchiscono così i proprietari del capitale che svolgono un’attività finanziaria e in secondo luogo contribuisce alla riduzione degli investimenti e dei consumi, deteriorando, come ho già detto, l’attività economica nel suo complesso.
Di fatto, è probabile che quello che sta succedendo sia che molte di queste banche non sappiano nemmeno con sicurezza fino a che punto siano coinvolte con la crisi. Gli investimenti che realizzano nei mercati finanziari sono come dei castelli di carte, una sull’altra e con struttura piramidale, fatte in modo che il detentore finale del titolo non sappia bene quale sia l’operazione finanziaria originaria che ha creato il titolo che lui adesso sta comprando o cercando di vendere, operazione che le nuove tecnologie permettono di realizzare in modo veloce e anonimo.
Le banche (e in generale i grandi detentori di mezzi finanziari) si sono trasformate nell’asse attorno al quale gira la vita economica. Direttamente o indirettamente (grazie ai finanziamenti) sono le vere protagoniste della bolla speculativa immobiliare degli ultimi anni, delle acquisizioni speculative delle imprese e delle oscillazioni delle borse.
Però adesso il problema è se, dopo aver collocato i loro mezzi in tante operazioni speculative, in questo momento sono in condizione di sopportare una crisi di liquidità finanziaria, una drastica diminuzione della capacità di indebitamento delle famiglie e delle imprese, insolvenze più o meno generalizzate, o l’esplosione di una bolla immobiliare che porterà ad una diminuzione del valore dei loro attivi. Vale a dire se adesso disporranno di mezzi sufficienti per far fronte alle domande di denaro e se avranno a disposizione i mezzi finanziari richiesti dalla vita economica.
Non è azzardato sospettare che questo stia già accadendo e che la grande quantità di liquidità che le banche centrali hanno immesso nel mercato avesse lo scopo di essere un palliativo alle responsabilità delle banche degli ultimi anni.
Di fatto è sorprendente la mancanza di informazione e la mancanza di trasparenza con le quali le autorità economiche gestiscono la crisi. Può essere che quello che sta succedendo sia qualcosa di più che una crisi prodotta da una cattiva gestione del portafoglio dei grandi investitori derivante dai problemi causati dalle ipoteche nelle famiglie, che generano, a loro volta, una crisi di liquidità. Vale a dire che ci troviamo in una crisi che, oltre a questo, colpirà la struttura patrimoniale delle banche, nel qual caso la situazione attuale porterebbe a conseguenze più gravi e di più ampio spettro.
In questo caso saremmo di fronte ad una crisi gravissima che obbligherà (per salvaguardare gli utili e lo status quo delle banche) a stabilire una sorta di “recinto globale” o localizzato secondo come si deciderà, vale a dire, un blocco del denaro depositato nelle banche per favorire (come è stato fatto in Argentina) il recupero dell’insolvenza bancaria.
Come sappiamo il funzionamento degli affari delle banche si basa su di un principio molto semplice: si raccolgono risparmi, se ne tiene da parte una quota per far fronte alle domande di rimborso e con il resto si fanno operazioni redditizie.
Tradizionalmente queste operazioni consistevano nel prestare denaro ad imprenditori che creano beni e servizi oppure a consumatori. Però nell’ultimo decennio l’attività bancaria è cambiata ed è passata principalmente a forme di allocazione del risparmio in operazioni finanziarie speculative.
La conseguenza di tutto questo è lo straordinario aumento dell’instabilità del sistema e del rischio che questo si assume, e la domanda che oggi è inevitabile farsi è se in questa stupida corsa al profitto le banche non siano arrivate al parossismo e al rischio eccessivo.
Questo è un problema che riconoscono persino gli economisti liberali più sensati e coerenti quando criticano l’attuale regime delle banche e propongono un sistema di riserva bancaria al 100% per evitare di arrivare ad un vero e proprio collasso economico.
Come ogni altra questa crisi ha dei chiari danneggiati.
Che è lo stesso che dire che la crisi si paga in termini di impiego, di attività economica e di creazione della ricchezza.
Non tutti perdono con la crisi. Al contrario, da essa escono rinforzate le banche e i grandi possessori di capitali.
Da un lato, occorre tener conto che le banche impiegano solo una piccola parte del proprio patrimonio in titoli rischiosi, in modo che un rialzo dei tassi di interesse si ripercuoterà in modo favorevole nelle sue entrate totali.
Altro effetto della crisi darà che si concentrerà molto di più la proprietà di mezzi economici e finanziari. I grandi immobiliaristi e le banche hanno accumulato centinaia di migliaia di alloggi e di terreni che in gran parte sono stati finanziati gratis grazie alla bolla speculativa che loro stessi hanno contribuito a creare. Alla fine l’effetto della crisi immobiliare, della crisi finanziaria e della crisi dell’economia reale si trasmette, com’è logico, ai guadagni delle imprese e alle quotazioni di borsa delle loro azioni. E anche in questo mercato si producono movimenti massicci di vendita che porteranno i grandi investitori ad approfittarne per accumulare proprietà aziendali, concentrando così il potere nelle grandi banche e nelle grandi imprese sul complesso dell’economia.
È quella che viene chiamata economia finanziarizzata e che è intrinsecamente instabile e propensa a creare crisi.
Al momento si è verificato negli Usa, ma si verificherà anche in altri paesi.
Da un lato ho già detto che la crisi non produce solo danneggiati ma anche grandi e privilegiati beneficiari. Inoltre risulta che è impossibile evitare questo tipo di crisi nel contesto finanziario e globale del capitalismo neoliberale dei nostri giorni. Tutto questo vuol dire che il terreno dove si è sviluppata la crisi attuale non è solo quello dei mutui ipotecari, e che sarà più o meno facile arrestarla a seconda di come funzionerà l’economia capitalista dei nostri giorni nel suo intorno.

di Juan Torres López