20 giugno 2010

Nasce Onu, la rete nazionale degli operatori dell'usato


usa e getta consumismo
Siamo nell'era dell’usa e getta in cui le regole dell’economia tendono a manovrare le nostre necessità verso il bisogno e il possesso del “nuovo”
Nell’era del consumo dell’usa e getta in cui le regole dell’economia tendono a manovrare le nostre necessità verso il bisogno e il possesso del “nuovo”, in cui ogni secondo sono immessi nel mercato miliardi di prodotti, che in breve tempo finiscono in disuso, la possibilità di trovare articoli di seconda mano in perfette condizioni e caratterizzati da prezzi particolarmente convenienti è decisamente alta. In questo senso la cultura dell’usato rappresenta un importante antidoto a questo sistema economico che produce inquinamento e devasta l’ambiente per smaltire queste immense quantità di merci prodotte. Allungare la vita dei beni, attraverso l’incentivazione di strategie del “riutilizzo” è pertanto una delle risposte più efficaci e concrete all’emergenza ambientale della nostra epoca, perché trasforma un potenziale problema in una grande opportunità.

Al fine di dare supporto, dignità e status giuridico a un comparto che cresce ancora troppo lentamente, lo scorso 16 giugno presso la sala conferenze della Città dell'Altra Economia di Roma è stata presentata ufficialmente la Rete Nazionale degli operatori dell’usato (Rete Onu): la prima organizzazione degli operatori dell’usato dei mercati storici e delle pulci, della strada e delle fiere.

La rete, di cui fanno parte già circa 3.000 addetti, è promossa da associazioni e realtà già radicate sui territori di riferimento, come Associazione Bidonville con sede a Napoli, che ha organizzato le ventotto edizioni de “La Fiera del Baratto e dell’Usato”, l’Associazione Operatori del Mercato di Porta Portese, nata nella seconda metà degli anni '90 allo scopo di tutelare gli operatori del mercato storico di Roma, l’Associazione Vivibalon di Torino, l’Occhio del Riciclone, creata con l’obiettivo di promuovere il riutilizzo e di individuare una soluzione all’emergenza rifiuti a partire dal punto di vista dell’economia popolare, e la Rete di Sostegno ai Mercatini Rom, che da circa dieci anni opera con difficoltà sempre crescenti aiutando le famiglie rom del territorio romano a costruire un futuro dignitoso attraverso un lavoro legale di raccolta e vendita dell’usato.

Nel corso della conferenza è stato presentato alla stampa un manifesto che sintetizza le proposte della rete attorno a cinque tematiche fondamentali: ambiente, fiscalità, commercio, sociale/lavoro, cultura e che si pone come proposta concreta di dialogo con le Pubbliche Amministrazioni e i soggetti sociali ed economici interessati.

ambiente rifiuti riuso
“L’impatto disastroso sull’ambiente di politiche basate principalmente sullo smaltimento in discarica mette in evidenza il grande effetto positivo nella diminuzione degli oggetti da smaltire"
“L’impatto disastroso sull’ambiente di politiche basate principalmente sullo smaltimento in discarica mette in evidenza il grande effetto positivo nella diminuzione degli oggetti da smaltire - commenta Gianfranco Bongiovanni dell’Occhio del Riciclone - se gli operatori dell’usato avessero accesso ai rifiuti ingombranti che i cittadini portano ai Centri di raccolta urbani, ovvero le strutture pubbliche gratuite e attrezzate nella raccolta e avvio al recupero di rifiuti”. Ciò comporterebbe anche un abbattimento dei costi per la raccolta differenziata grazie all’autosufficienza economica delle isole ecologiche. “È pertanto impellente l’esigenza di dare vita a un ‘Consorzio Nazionale del Riuso’ che possa garantire la gestione di tutta la frazione riusabile nelle filiere del riutilizzo - prosegue Bongiovanni - che permetta l’acquisto a prezzi sostenibili di merci riusabili all’ingrosso da immettere nel sistema della vendita dell’usato. A questo proposito ci muoveremo premendo su tutte le istituzioni di riferimento nel settore del commercio, dell’ambiente e delle politiche sociali per la creazione di un’entità analoga al Conai che opera per il riutilizzo dei materiali di imballaggio, che oltre ad attenuare il problema dello smaltimento dei rifiuti porterebbe nuova occupazione”.

Nel caso di materiali non utilizzabili per la vendita, la rete chiede che anche gli scarti delle isole ecologiche possano trovare nuova linfa, divenendo materiali per la realizzazione di opere artistiche.

La questione fiscale è uno dei temi più impellenti come ricorda Augusto Lacala, presidente di Bidonville: “Nonostante la priorità espressa nella legislazione nazionale ed europea nel riutilizzo delle merci, manca in Italia una legge che regoli il settore dell’usato, che a tutt’oggi è omologato a quello del nuovo. Un insieme di regole che cambiano da regione a regione o addirittura da comune a comune, e che non tengono in considerazione le peculiarità di questo specifico comparto soprattutto per quanto riguarda il regime fiscale e di tracciabilità dei prodotti. Anche se obbligatorio, è impossibile la registrazione dei carichi e degli scarichi perché l’approvvigionamento dell’usato non avviene in serie. Una zona grigia che inibisce seriamente l’attività sia dei professionisti sia degli hobbisti, i quali sono esposti al sospetto di ricettazione e all’arbitrio delle forze dell’ordine, che porta in molti casi alla chiusura dei mercati, specialmente quando i venditori sono di etnia rom”.

Occorre, dunque, che sia creata una normativa specifica che si adatti alle dinamiche di questo comparto. Nel documento sono proposte una serie di modifiche alla legislazione vigente, come l’esenzione totale dall’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), la dispensa generalizzata dagli obblighi di tracciabilità delle merci per tutte le frazioni di valore medio-basso (mentre nel caso delle merci vendute a un prezzo superiore ai 500 euro c'è l’obbligo di fornire un documento di vendita che non specifichi il prezzo ma solo il numero di carta di identità e la firma del cessionario), l’applicazione del principio di responsabilità soggettiva dell’operatore, il quale, su richiesta, dovrà indicare ai pubblici ufficiali l’origine delle merci con prezzo superiore ai 500 euro ed essere giudicato come unico responsabile nei casi in cui sia accertata la ricettazione della merce, e senza ripercussioni o rappresaglie nei confronti della manifestazione o del mercato dove l’operatore abbia esposto le merci.

Un disciplinamento necessario che andrebbe a regolare situazioni di illegalità e di abusivismo che caratterizzano ad esempio il popolare mercato domenicale di Porta Portese a Roma, sempre di più una piazza per ricettatori. “Il sindaco Veltroni, nel suo ultimo mandato, aveva mostrato con decisione la volontà di affrontare queste problematiche per restituire alla città un luogo di incontro famoso in tutto il mondo, meta di migliaia di romani e turisti. Grazie a un controllo a tappeto fatto dai vigili urbani nell’autunno del 2007 sulle licenze e sulla provenienza delle merci, è stato intrapreso un processo di regolamentazione che ha portato ad arresti e denunce, soprattutto per la vendita di prodotti contraffatti.

venditori ambulanti
Circa 700 ambulanti su 1000 operatori che frequentano Porta Portese sono ambulanti irregolari
Tra gli obiettivi dell’operazione del Campidoglio, che ha permesso di stimare la presenza di circa 700 ambulanti irregolari sui circa 1000 operatori che frequentano abitualmente Porta Portese, anche la ricollocazione degli spazi a tutela dei venditori che hanno realmente diritto e la concessione di nuove licenze per chi fosse frequentatore abituale da 30-40 anni. Attualmente questo processo è stato bloccato. Abbiamo più volte espresso con forza questa esigenza alla nuova amministrazione ma ci è stato risposto dall’Assessore alle Attività Produttive, Davide Bordoni, che il ritorno alla legalità nello storico mercato romano non è tra le priorità della giunta Alemanno” denuncia Antonio Conti dell’Associazione Operatori del mercato di Porta Portese.

Nonostante il settore dell’usato produca evidenti benefici ambientali, sociali, economici e culturali, la sua espansione appare frenata su tutto il territorio nazionale da un sistema di licenze dove vige un numero chiuso di fatto, dovuto alla subordinazione delle licenze alla concessione di uno spazio pubblico. C’è l’esigenza di affrontare tutte le questioni legate al commercio, perché agli ambulanti dell’usato deve essere riconosciuto un trattamento diverso rispetto a quelli del nuovo e dell’alimentare.

La rete perciò suggerisce l’abolizione dell’attuale sistema delle licenze per gli operatori ambulanti dell’usato con un’apposita modifica al D.Lgs. 31.3.1998 n. 114 (Decreto Bersani) che permetta di essere in regola semplicemente presentando una Dichiarazione di Inizio Attività (D.I.A.) al pari dei commercianti su sede fissa. Questo stimolerebbe un comparto che ha bisogno anche di nuovi spazi preposti e di una gestione diversa del sistema di turn over, che possa vitalizzare i mercati degli hobbisti e dei venditori dell’usato incentivandone lo sviluppo nel quadro di una politica di valorizzazione degli stessi a “fini ecologici” e occupazionali.

“Il settore dell’usato rappresenta un’occasione per chi non è in possesso di capitali da investire e vuole avviare una piccola attività in modo onesto. Dobbiamo dare dignità a una figura che non gode di uno status realmente riconosciuto, e che è conseguentemente priva di garanzie e diritti” spiega Augusto Lacala.

I mercatini dell’usato, da sempre luogo d’incontro tra etnie diverse, rappresentano, infatti, una concreta possibilità di inclusione sociale, un’opportunità di impiego semplice per categorie emarginate economicamente, che hanno difficoltà a entrare nel mercato del lavoro o che vogliono uscire da situazioni di devianza, come migranti, rom, ultracinquantenni disoccupati, anziani con pensione insufficiente e invalidi.

Per questo, nel documento, relativamente alla sezione “Sociale e del Lavoro”, si chiede il riconoscimento dell’utilità sociale dell’attività di organizzazione dei mercatini dell’usato attraverso l’introduzione del comparto nelle Politiche Sociali, del Lavoro e della Formazione Professionale e la loro assimilazione al concetto di “educazione ambientale”, che essendo parte delle attività istituzionali delle ONLUS ha regime IVA speciale.

merce   riuso
Un valore sociale ma anche culturale, quello della vendita di merci usate, che è espressione di un fenomeno antico, che appartiene da secoli alla storia e alle tradizioni delle nostre città
Un valore sociale ma anche culturale, quello della vendita di merci usate, che è espressione di un fenomeno antico, che appartiene da secoli alla storia e alle tradizioni delle nostre città, che deve essere sostenuto e incoraggiato per il suo forte impatto simbolico. I mercati popolari delle città italiane dovrebbero pertanto essere riconosciuti - come dichiarato nel manifesto - dal Ministero della Cultura come parte integrante del Patrimonio Culturale italiano e dovrebbero quindi godere dello stanziamento di fondi pubblici per la promozione territoriale, della visibilità nelle televisioni nazionali all’interno di programmi culturali e educativi.

Inoltre la salvaguardia dei tratti identitari storici non deve causare fossilizzazione ma piuttosto incentivare la difesa dall’invasione del dozzinale, dalle minacce di sgombero, dagli arbitri polizieschi e da tutte le dinamiche che incoraggiano l’espulsione dai mercati degli operatori storici.

Tutte proposte concrete ed efficaci che testimoniano il grande dispendio di energie e il lavoro svolto da parte di tutte le realtà partecipanti all’Onu, nel realizzare un documento che possa essere un punto di partenza forte in vista degli “stati generali dell’usato” che si terranno probabilmente a Roma il prossimo 10 novembre per la riorganizzazione di tutto il settore.

di Lucia Cuffaro

Economia moderna : Quanto è antica!

L'economia moderna sposta i capitali, quella dei secoli passati spostava gli schiavi. Cambiando nel tempo l'ordine degli schiavi e del capitale, il processo non cambia: la concentrazione del capitale aumenta con l'aumentare degli schiavi. "Oltre nove milioni di schiavi furono deportati attraverso l'Atlantico fra il 1451 e il 1870. Un altro milione, se non di più, non sopravvisse alla traversata, mentre un numero incalcolabile morì nel viaggio tra il luogo di cattura e quello dell'imbarco. La passione europea per lo zucchero fu il principale incentivo per la tratta" (*). Gli schiavi coltivavano le piantagioni da canna da zucchero esportato in Europa.
Oggi il capitale cerca gli schiavi a buon mercato, la mano d'opera a più basso costo, nei luoghi del mondo in cui le garanzie sociali sono inesistenti e la 626 è un prefisso telefonico. L'economia globale trasforma le Nazioni attraverso una metamorfosi. Il cittadino-produttore di Stati come l'Italia, la Spagna o il Canada diventa cittadino-consumatore. Il capitale va dove lo porta il profitto. Le fabbriche si spostano dove esiste il cittadino-produttore-con-meno-diritti, se si ha fortuna dove sopravvive il cittadino-schiavo-senza-diritti. Il cittadino-consumatore diventa quindi disoccupato, cassintegrato, precario, accusato di non voler lavorare a stipendi da schiavo e senza diritti. Se sciopera, cosa inaudita (e anche inutile) nell'era della globalizzazione mondiale, è accusato di voler seguire i Mondiali di calcio. Senza che se accorga, il cittadino-consumatore diventa cittadino-schiavo. Se vuole mantenere un'occupazione le leggi del capitale sono chiare, deve competere con gli altri schiavi. Se rinuncia a ogni diritto, alla pensione, al tfr, alla sicurezza, si può fare.
E' l'apoteosi del capitale che pareggia il mondo verso la schiavitù globale. La sfrutta dove già esiste e la crea dove non c'è ancora. Chi detiene il capitale diventa sempre più ricco, gli sfruttati globali sempre più poveri. Il capitale si è evoluto, si è affrancato dagli Stati, spesso si è fatto Stato, corrompe gli Stati, elegge i suoi politici-manager. Lo Stato moderno è fondato sul capitale e sviluppa la schiavitù con qualche cucchiaino di zucchero.

(*) dal libro "Africa" di John Reader

18 giugno 2010

Psichiatri israeliani e, i loro suicidi.

Moshe Yatom, un eminente psichiatra israeliano che riesca a guarire le forme più estreme di malattia mentale in tutto una brillante carriera, è stato trovato morto nella sua casa di Tel Aviv ieri da un colpo di pistola apparente ferita auto-inflitta. Una nota di suicidio al suo fianco ha spiegato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che è stato il suo paziente per gli ultimi nove anni, ha "succhiato la vita fuori di me."

"Io non ne posso più", ha scritto Yatom. "Rapina è la redenzione, l'apartheid è la libertà, attivisti per la pace sono terroristi, l'omicidio è auto-difesa, la pirateria è la legalità, i palestinesi sono giordani, annessione è la liberazione, non c'è fine alle sue contraddizioni. Freud ha promesso razionalità avrebbe regnato nelle passioni istintuali, ma non ha mai incontrato Bibi Netanyahu. Questo tizio diceva Gandhi inventato tirapugni ".

Gli psichiatri hanno familiarità con la tendenza umana a massaggiare la verità per evitare di confrontarsi con materiale emotivamente inquietante, ma Yatom era apparentemente stordito a quella che lui chiamava la "cascata di bugie" che sgorga dalla sua paziente più illustre. I suoi dati personali diario la disintegrazione costante della sua personalità, una volta invincibile sotto il fuoco di fila di razionalizzazioni self-serving avanzata da Netanyahu.

"Sono completamente scioccato", ha detto Yossi Bechor prossimo, la cui famiglia regolarmente viaggiato con la famiglia di Yatom. "Moshe era l'epitome della personalità completamente integrato e aveva guarito decine di schizofrenici, prima dell'inizio dei lavori di Bibi. Non vi era alcuna indicazione esterna che il suo caso era diverso dagli altri. "

Ma è stato. Yatom divenne sempre più depresso a sua totale mancanza di progressi ad ottenere il Primo Ministro a riconoscere la realtà, e lui alla fine ha subito una serie di colpi nel tentativo di cogliere il pensiero di Netanyahu, che ha caratterizzato in un diario come "un buco nero di auto-contraddizione . "

Il primo dei colpi Yatom avvenne quando Netanyahu ha offerto la sua opinione che la 911 gli attacchi su Washington e New York "erano buoni." Il secondo ha seguito una sessione in cui Netanyahu ha ribadito che l'Iran e la Germania nazista erano identici. E il terzo si è verificato dopo il Primo ministro ha dichiarato programma nucleare dell'Iran è stata una "camera a gas di volo", e che tutti gli ebrei ovunque "residenza fissa in Auschwitz". Yatom gli sforzi per calmare l'isteria di Netanyahu sono state estremamente tassare emotivamente e regolarmente conclusa con un fallimento. "L'alibi è sempre lo stesso con lui", si lamentava un altro diario. "Gli ebrei sono sul punto di annientamento per mano dei goyim razzista e l'unico modo per salvare la giornata è di effettuare una strage finale".

Yatom era apparentemente di lavoro sulla conversione di suo diario in un libro sul caso Netanyahu. Molti capitoli di un manoscritto incompiuto, dal titolo "Psychotic on steroids", sono stati trovati nel suo studio. Il brano offre di sotto di un raro sguardo al funzionamento interno di una mente del Primo Ministro, al tempo stesso rivela la scoraggiante sfida Yatom affrontare nel cercare di guidarla alla razionalità:


Lunedi, March 8

"Bibi è venuto da tre per la sua sessione del pomeriggio. Alle quattro ha rifiutato di andarsene e ha sostenuto la mia casa era in realtà il suo. Poi mi ha bloccato nella notte scantinato mentre lui generosamente ospitato al piano di sopra i suoi amici. Quando ho tentato di scappare, lui mi ha chiamato un terrorista e mi ha messo in manette. Ho pregato per la misericordia, ma ha detto che riuscivano a malapena a concedere a qualcuno che non esisteva nemmeno. "


----- Michael K. Smith è l'autore di "Portraits of Empire" e "La pazzia di Re Giorgio", dal Common Courage Press. Può essere raggiunto a proheresy@yahoo.com

20 giugno 2010

Nasce Onu, la rete nazionale degli operatori dell'usato


usa e getta consumismo
Siamo nell'era dell’usa e getta in cui le regole dell’economia tendono a manovrare le nostre necessità verso il bisogno e il possesso del “nuovo”
Nell’era del consumo dell’usa e getta in cui le regole dell’economia tendono a manovrare le nostre necessità verso il bisogno e il possesso del “nuovo”, in cui ogni secondo sono immessi nel mercato miliardi di prodotti, che in breve tempo finiscono in disuso, la possibilità di trovare articoli di seconda mano in perfette condizioni e caratterizzati da prezzi particolarmente convenienti è decisamente alta. In questo senso la cultura dell’usato rappresenta un importante antidoto a questo sistema economico che produce inquinamento e devasta l’ambiente per smaltire queste immense quantità di merci prodotte. Allungare la vita dei beni, attraverso l’incentivazione di strategie del “riutilizzo” è pertanto una delle risposte più efficaci e concrete all’emergenza ambientale della nostra epoca, perché trasforma un potenziale problema in una grande opportunità.

Al fine di dare supporto, dignità e status giuridico a un comparto che cresce ancora troppo lentamente, lo scorso 16 giugno presso la sala conferenze della Città dell'Altra Economia di Roma è stata presentata ufficialmente la Rete Nazionale degli operatori dell’usato (Rete Onu): la prima organizzazione degli operatori dell’usato dei mercati storici e delle pulci, della strada e delle fiere.

La rete, di cui fanno parte già circa 3.000 addetti, è promossa da associazioni e realtà già radicate sui territori di riferimento, come Associazione Bidonville con sede a Napoli, che ha organizzato le ventotto edizioni de “La Fiera del Baratto e dell’Usato”, l’Associazione Operatori del Mercato di Porta Portese, nata nella seconda metà degli anni '90 allo scopo di tutelare gli operatori del mercato storico di Roma, l’Associazione Vivibalon di Torino, l’Occhio del Riciclone, creata con l’obiettivo di promuovere il riutilizzo e di individuare una soluzione all’emergenza rifiuti a partire dal punto di vista dell’economia popolare, e la Rete di Sostegno ai Mercatini Rom, che da circa dieci anni opera con difficoltà sempre crescenti aiutando le famiglie rom del territorio romano a costruire un futuro dignitoso attraverso un lavoro legale di raccolta e vendita dell’usato.

Nel corso della conferenza è stato presentato alla stampa un manifesto che sintetizza le proposte della rete attorno a cinque tematiche fondamentali: ambiente, fiscalità, commercio, sociale/lavoro, cultura e che si pone come proposta concreta di dialogo con le Pubbliche Amministrazioni e i soggetti sociali ed economici interessati.

ambiente rifiuti riuso
“L’impatto disastroso sull’ambiente di politiche basate principalmente sullo smaltimento in discarica mette in evidenza il grande effetto positivo nella diminuzione degli oggetti da smaltire"
“L’impatto disastroso sull’ambiente di politiche basate principalmente sullo smaltimento in discarica mette in evidenza il grande effetto positivo nella diminuzione degli oggetti da smaltire - commenta Gianfranco Bongiovanni dell’Occhio del Riciclone - se gli operatori dell’usato avessero accesso ai rifiuti ingombranti che i cittadini portano ai Centri di raccolta urbani, ovvero le strutture pubbliche gratuite e attrezzate nella raccolta e avvio al recupero di rifiuti”. Ciò comporterebbe anche un abbattimento dei costi per la raccolta differenziata grazie all’autosufficienza economica delle isole ecologiche. “È pertanto impellente l’esigenza di dare vita a un ‘Consorzio Nazionale del Riuso’ che possa garantire la gestione di tutta la frazione riusabile nelle filiere del riutilizzo - prosegue Bongiovanni - che permetta l’acquisto a prezzi sostenibili di merci riusabili all’ingrosso da immettere nel sistema della vendita dell’usato. A questo proposito ci muoveremo premendo su tutte le istituzioni di riferimento nel settore del commercio, dell’ambiente e delle politiche sociali per la creazione di un’entità analoga al Conai che opera per il riutilizzo dei materiali di imballaggio, che oltre ad attenuare il problema dello smaltimento dei rifiuti porterebbe nuova occupazione”.

Nel caso di materiali non utilizzabili per la vendita, la rete chiede che anche gli scarti delle isole ecologiche possano trovare nuova linfa, divenendo materiali per la realizzazione di opere artistiche.

La questione fiscale è uno dei temi più impellenti come ricorda Augusto Lacala, presidente di Bidonville: “Nonostante la priorità espressa nella legislazione nazionale ed europea nel riutilizzo delle merci, manca in Italia una legge che regoli il settore dell’usato, che a tutt’oggi è omologato a quello del nuovo. Un insieme di regole che cambiano da regione a regione o addirittura da comune a comune, e che non tengono in considerazione le peculiarità di questo specifico comparto soprattutto per quanto riguarda il regime fiscale e di tracciabilità dei prodotti. Anche se obbligatorio, è impossibile la registrazione dei carichi e degli scarichi perché l’approvvigionamento dell’usato non avviene in serie. Una zona grigia che inibisce seriamente l’attività sia dei professionisti sia degli hobbisti, i quali sono esposti al sospetto di ricettazione e all’arbitrio delle forze dell’ordine, che porta in molti casi alla chiusura dei mercati, specialmente quando i venditori sono di etnia rom”.

Occorre, dunque, che sia creata una normativa specifica che si adatti alle dinamiche di questo comparto. Nel documento sono proposte una serie di modifiche alla legislazione vigente, come l’esenzione totale dall’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), la dispensa generalizzata dagli obblighi di tracciabilità delle merci per tutte le frazioni di valore medio-basso (mentre nel caso delle merci vendute a un prezzo superiore ai 500 euro c'è l’obbligo di fornire un documento di vendita che non specifichi il prezzo ma solo il numero di carta di identità e la firma del cessionario), l’applicazione del principio di responsabilità soggettiva dell’operatore, il quale, su richiesta, dovrà indicare ai pubblici ufficiali l’origine delle merci con prezzo superiore ai 500 euro ed essere giudicato come unico responsabile nei casi in cui sia accertata la ricettazione della merce, e senza ripercussioni o rappresaglie nei confronti della manifestazione o del mercato dove l’operatore abbia esposto le merci.

Un disciplinamento necessario che andrebbe a regolare situazioni di illegalità e di abusivismo che caratterizzano ad esempio il popolare mercato domenicale di Porta Portese a Roma, sempre di più una piazza per ricettatori. “Il sindaco Veltroni, nel suo ultimo mandato, aveva mostrato con decisione la volontà di affrontare queste problematiche per restituire alla città un luogo di incontro famoso in tutto il mondo, meta di migliaia di romani e turisti. Grazie a un controllo a tappeto fatto dai vigili urbani nell’autunno del 2007 sulle licenze e sulla provenienza delle merci, è stato intrapreso un processo di regolamentazione che ha portato ad arresti e denunce, soprattutto per la vendita di prodotti contraffatti.

venditori ambulanti
Circa 700 ambulanti su 1000 operatori che frequentano Porta Portese sono ambulanti irregolari
Tra gli obiettivi dell’operazione del Campidoglio, che ha permesso di stimare la presenza di circa 700 ambulanti irregolari sui circa 1000 operatori che frequentano abitualmente Porta Portese, anche la ricollocazione degli spazi a tutela dei venditori che hanno realmente diritto e la concessione di nuove licenze per chi fosse frequentatore abituale da 30-40 anni. Attualmente questo processo è stato bloccato. Abbiamo più volte espresso con forza questa esigenza alla nuova amministrazione ma ci è stato risposto dall’Assessore alle Attività Produttive, Davide Bordoni, che il ritorno alla legalità nello storico mercato romano non è tra le priorità della giunta Alemanno” denuncia Antonio Conti dell’Associazione Operatori del mercato di Porta Portese.

Nonostante il settore dell’usato produca evidenti benefici ambientali, sociali, economici e culturali, la sua espansione appare frenata su tutto il territorio nazionale da un sistema di licenze dove vige un numero chiuso di fatto, dovuto alla subordinazione delle licenze alla concessione di uno spazio pubblico. C’è l’esigenza di affrontare tutte le questioni legate al commercio, perché agli ambulanti dell’usato deve essere riconosciuto un trattamento diverso rispetto a quelli del nuovo e dell’alimentare.

La rete perciò suggerisce l’abolizione dell’attuale sistema delle licenze per gli operatori ambulanti dell’usato con un’apposita modifica al D.Lgs. 31.3.1998 n. 114 (Decreto Bersani) che permetta di essere in regola semplicemente presentando una Dichiarazione di Inizio Attività (D.I.A.) al pari dei commercianti su sede fissa. Questo stimolerebbe un comparto che ha bisogno anche di nuovi spazi preposti e di una gestione diversa del sistema di turn over, che possa vitalizzare i mercati degli hobbisti e dei venditori dell’usato incentivandone lo sviluppo nel quadro di una politica di valorizzazione degli stessi a “fini ecologici” e occupazionali.

“Il settore dell’usato rappresenta un’occasione per chi non è in possesso di capitali da investire e vuole avviare una piccola attività in modo onesto. Dobbiamo dare dignità a una figura che non gode di uno status realmente riconosciuto, e che è conseguentemente priva di garanzie e diritti” spiega Augusto Lacala.

I mercatini dell’usato, da sempre luogo d’incontro tra etnie diverse, rappresentano, infatti, una concreta possibilità di inclusione sociale, un’opportunità di impiego semplice per categorie emarginate economicamente, che hanno difficoltà a entrare nel mercato del lavoro o che vogliono uscire da situazioni di devianza, come migranti, rom, ultracinquantenni disoccupati, anziani con pensione insufficiente e invalidi.

Per questo, nel documento, relativamente alla sezione “Sociale e del Lavoro”, si chiede il riconoscimento dell’utilità sociale dell’attività di organizzazione dei mercatini dell’usato attraverso l’introduzione del comparto nelle Politiche Sociali, del Lavoro e della Formazione Professionale e la loro assimilazione al concetto di “educazione ambientale”, che essendo parte delle attività istituzionali delle ONLUS ha regime IVA speciale.

merce   riuso
Un valore sociale ma anche culturale, quello della vendita di merci usate, che è espressione di un fenomeno antico, che appartiene da secoli alla storia e alle tradizioni delle nostre città
Un valore sociale ma anche culturale, quello della vendita di merci usate, che è espressione di un fenomeno antico, che appartiene da secoli alla storia e alle tradizioni delle nostre città, che deve essere sostenuto e incoraggiato per il suo forte impatto simbolico. I mercati popolari delle città italiane dovrebbero pertanto essere riconosciuti - come dichiarato nel manifesto - dal Ministero della Cultura come parte integrante del Patrimonio Culturale italiano e dovrebbero quindi godere dello stanziamento di fondi pubblici per la promozione territoriale, della visibilità nelle televisioni nazionali all’interno di programmi culturali e educativi.

Inoltre la salvaguardia dei tratti identitari storici non deve causare fossilizzazione ma piuttosto incentivare la difesa dall’invasione del dozzinale, dalle minacce di sgombero, dagli arbitri polizieschi e da tutte le dinamiche che incoraggiano l’espulsione dai mercati degli operatori storici.

Tutte proposte concrete ed efficaci che testimoniano il grande dispendio di energie e il lavoro svolto da parte di tutte le realtà partecipanti all’Onu, nel realizzare un documento che possa essere un punto di partenza forte in vista degli “stati generali dell’usato” che si terranno probabilmente a Roma il prossimo 10 novembre per la riorganizzazione di tutto il settore.

di Lucia Cuffaro

Economia moderna : Quanto è antica!

L'economia moderna sposta i capitali, quella dei secoli passati spostava gli schiavi. Cambiando nel tempo l'ordine degli schiavi e del capitale, il processo non cambia: la concentrazione del capitale aumenta con l'aumentare degli schiavi. "Oltre nove milioni di schiavi furono deportati attraverso l'Atlantico fra il 1451 e il 1870. Un altro milione, se non di più, non sopravvisse alla traversata, mentre un numero incalcolabile morì nel viaggio tra il luogo di cattura e quello dell'imbarco. La passione europea per lo zucchero fu il principale incentivo per la tratta" (*). Gli schiavi coltivavano le piantagioni da canna da zucchero esportato in Europa.
Oggi il capitale cerca gli schiavi a buon mercato, la mano d'opera a più basso costo, nei luoghi del mondo in cui le garanzie sociali sono inesistenti e la 626 è un prefisso telefonico. L'economia globale trasforma le Nazioni attraverso una metamorfosi. Il cittadino-produttore di Stati come l'Italia, la Spagna o il Canada diventa cittadino-consumatore. Il capitale va dove lo porta il profitto. Le fabbriche si spostano dove esiste il cittadino-produttore-con-meno-diritti, se si ha fortuna dove sopravvive il cittadino-schiavo-senza-diritti. Il cittadino-consumatore diventa quindi disoccupato, cassintegrato, precario, accusato di non voler lavorare a stipendi da schiavo e senza diritti. Se sciopera, cosa inaudita (e anche inutile) nell'era della globalizzazione mondiale, è accusato di voler seguire i Mondiali di calcio. Senza che se accorga, il cittadino-consumatore diventa cittadino-schiavo. Se vuole mantenere un'occupazione le leggi del capitale sono chiare, deve competere con gli altri schiavi. Se rinuncia a ogni diritto, alla pensione, al tfr, alla sicurezza, si può fare.
E' l'apoteosi del capitale che pareggia il mondo verso la schiavitù globale. La sfrutta dove già esiste e la crea dove non c'è ancora. Chi detiene il capitale diventa sempre più ricco, gli sfruttati globali sempre più poveri. Il capitale si è evoluto, si è affrancato dagli Stati, spesso si è fatto Stato, corrompe gli Stati, elegge i suoi politici-manager. Lo Stato moderno è fondato sul capitale e sviluppa la schiavitù con qualche cucchiaino di zucchero.

(*) dal libro "Africa" di John Reader

18 giugno 2010

Psichiatri israeliani e, i loro suicidi.

Moshe Yatom, un eminente psichiatra israeliano che riesca a guarire le forme più estreme di malattia mentale in tutto una brillante carriera, è stato trovato morto nella sua casa di Tel Aviv ieri da un colpo di pistola apparente ferita auto-inflitta. Una nota di suicidio al suo fianco ha spiegato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che è stato il suo paziente per gli ultimi nove anni, ha "succhiato la vita fuori di me."

"Io non ne posso più", ha scritto Yatom. "Rapina è la redenzione, l'apartheid è la libertà, attivisti per la pace sono terroristi, l'omicidio è auto-difesa, la pirateria è la legalità, i palestinesi sono giordani, annessione è la liberazione, non c'è fine alle sue contraddizioni. Freud ha promesso razionalità avrebbe regnato nelle passioni istintuali, ma non ha mai incontrato Bibi Netanyahu. Questo tizio diceva Gandhi inventato tirapugni ".

Gli psichiatri hanno familiarità con la tendenza umana a massaggiare la verità per evitare di confrontarsi con materiale emotivamente inquietante, ma Yatom era apparentemente stordito a quella che lui chiamava la "cascata di bugie" che sgorga dalla sua paziente più illustre. I suoi dati personali diario la disintegrazione costante della sua personalità, una volta invincibile sotto il fuoco di fila di razionalizzazioni self-serving avanzata da Netanyahu.

"Sono completamente scioccato", ha detto Yossi Bechor prossimo, la cui famiglia regolarmente viaggiato con la famiglia di Yatom. "Moshe era l'epitome della personalità completamente integrato e aveva guarito decine di schizofrenici, prima dell'inizio dei lavori di Bibi. Non vi era alcuna indicazione esterna che il suo caso era diverso dagli altri. "

Ma è stato. Yatom divenne sempre più depresso a sua totale mancanza di progressi ad ottenere il Primo Ministro a riconoscere la realtà, e lui alla fine ha subito una serie di colpi nel tentativo di cogliere il pensiero di Netanyahu, che ha caratterizzato in un diario come "un buco nero di auto-contraddizione . "

Il primo dei colpi Yatom avvenne quando Netanyahu ha offerto la sua opinione che la 911 gli attacchi su Washington e New York "erano buoni." Il secondo ha seguito una sessione in cui Netanyahu ha ribadito che l'Iran e la Germania nazista erano identici. E il terzo si è verificato dopo il Primo ministro ha dichiarato programma nucleare dell'Iran è stata una "camera a gas di volo", e che tutti gli ebrei ovunque "residenza fissa in Auschwitz". Yatom gli sforzi per calmare l'isteria di Netanyahu sono state estremamente tassare emotivamente e regolarmente conclusa con un fallimento. "L'alibi è sempre lo stesso con lui", si lamentava un altro diario. "Gli ebrei sono sul punto di annientamento per mano dei goyim razzista e l'unico modo per salvare la giornata è di effettuare una strage finale".

Yatom era apparentemente di lavoro sulla conversione di suo diario in un libro sul caso Netanyahu. Molti capitoli di un manoscritto incompiuto, dal titolo "Psychotic on steroids", sono stati trovati nel suo studio. Il brano offre di sotto di un raro sguardo al funzionamento interno di una mente del Primo Ministro, al tempo stesso rivela la scoraggiante sfida Yatom affrontare nel cercare di guidarla alla razionalità:


Lunedi, March 8

"Bibi è venuto da tre per la sua sessione del pomeriggio. Alle quattro ha rifiutato di andarsene e ha sostenuto la mia casa era in realtà il suo. Poi mi ha bloccato nella notte scantinato mentre lui generosamente ospitato al piano di sopra i suoi amici. Quando ho tentato di scappare, lui mi ha chiamato un terrorista e mi ha messo in manette. Ho pregato per la misericordia, ma ha detto che riuscivano a malapena a concedere a qualcuno che non esisteva nemmeno. "


----- Michael K. Smith è l'autore di "Portraits of Empire" e "La pazzia di Re Giorgio", dal Common Courage Press. Può essere raggiunto a proheresy@yahoo.com