(MoviSol) - Lo statunitense Centro Nazionale per la Ricerca sull'Atmosfera ha elaborato alcune mappe della distribuzione nel Golfo del Messico della macchia di greggio perso dal pozzo della British Petroleum (BP), macchia che nel corso dell'ultimo mese ha raggiunto le coste occidentali della Florida.
Il centro di ricerca prevede che tra poco più di due settimane il petrolio, una volta raggiunto l'estremo meridionale di quella penisola e sospinto dalle correnti oceaniche che la lambiscono, potrà inquinare anche l'Atlantico, addensandosi lungo una fascia di circa 100 miglia al largo delle coste della Georgia, delle due Caroline e della Virginia, ma anche raggiungendo, una settimana più tardi, l'Atlantico settentrionale.
Da tempo alcuni geologi marini e altri specialisti stanno valutando le condizioni fisiche del pozzo petrolifero, degli strati del fondale e di altri fattori rilevanti rispetto all'impiego di esplosivi di profondità, anche nucleari, per interrompere definitivamente l'efflusso di petrolio.
Le valutazioni di uno tra i principali esperti americani di esplosivi nucleari ad uso civile cominciano ad essere di dominio pubblico.
Tuttavia, finora alla Casa Bianca hanno invece prevalso il paradigma ecologista e i pareri di consiglieri come Carol Browner, lo "zar" di Obama per le questioni legate all'energia e al cosiddetto "cambiamento climatico", cui si è associato anche l'ammiraglio Thad Allen, a capo del Comando Unificato degli Stati Uniti, il quale ha dichiarato alla vigilia della prima visita del Presidente in Louisiana che l'uso degli esplosivi è un tema "periferico rispetto alle cose di cui siamo chiamati a discutere in questo momento".
"Avremmo dovuto demolire quel pozzo con gli esplosivi, più di un mese fa", ha dichiarato ai primi di giugno al Daily Beast Christopher Brown, ex ufficiale della flotta dei sottomarini nucleari. "E siamo ancora qui a portare la croce mentre la BP passa di piano in piano per raccogliere il suo greggio e per proteggere i suoi capitali… sarebbe meglio, e di gran lunga, se il nostro Presidente alzasse la cornetta del telefono rosso per chiamare Vladimir Putin, in modo da ricevere una lezione di ninjapolitik, piuttosto che lasciare alla BP l'incombenza di piani inefficaci da essa stessa avanzati…"
Il risvolto politico più importante di questa faccenda è che la determinazione del Presidente Obama a non offendere Wall Street e l'Impero Britannico, di cui la BP è un braccio economico, mette ulteriormente in pericolo l'istituzione stessa degli Stati Uniti d'America.
La sua inettitudine anche di fronte a questo problema va ad aggiungersi ai "capi d'imputazione" utili alla procedura di impeachment che Lyndon LaRouche pretende da tempo.
26 giugno 2010
25 giugno 2010
La Commissione UE opta per il fascismo fiscale
(MoviSol) - In un incontro con i leader sindacali europei l'11 giugno, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha di fatto minacciato i paesi membri dell'UE di colpi di stato militari e di fascismo se non riuscissero ad applicare le misure di austerità massiccia richieste per salvare le banche.
Le minacce di Barroso sono state riassunte da John Monks, segretario generale dello European Trade Union Congress (ETUC), in un'intervista all'EU Observer il 14 giugno. "Ho avuto una discussione con Barroso lo scorso venerdì", ha detto Monks, "su che cosa si può fare per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e il resto, e il suo messaggio è stato brusco: 'Guarda, se non applicano questi pacchetti d'austerità, quei paesi potrebbero virtualmente sparire nella forma democratica in cui li conosciamo. Non hanno scelta, prendere o lasciare'… Ci ha sbigottiti con una visione apocalittica delle democrazie europee al collasso a causa dell'indebitamento".
Monks stesso sostiene, al contrario, che proprio le misure di austerità condurranno a tale situazione. "Stiamo tornando", ha detto, "agli anni '30, quando, con la Grande Depressione, alla fine ci ritrovammo le dittature militari. Non sto dicendo che ci siamo già, ma è potenzialmente molto grave, non solo economicamente ma anche politicamente".
Helga Zepp LaRouche ha stigmatizzato gli argomenti di Barroso: "E' vero esattamente l'opposto [di quanto afferma il Presidente della Commissione UE]: se i governi europei continueranno a capitolare al diktat dell'UE e espandere il debito statale in modo inflazionistico solo per salvare o nazionalizzare banche scassate, mentre contemporaneamente tagliano brutalmente i livelli di vita degli strati della popolazione poveri o meno abbienti, allora la minaccia di un'apocalisse è reale". La signora Zepp LaRouche ha fatto riferimento alla scadenza del 1 luglio, quando scadono 442 miliardi di finanziamenti a un anno della BCE alle banche europee, o alla data in cui la Grecia chiederà un nuovo salvataggio o la Spagna si farà avanti per il suo pacchetto di salvataggio, come possibili punti traumatici che potrebbero far collassare il sistema. Come dimostra il ruolo storico svolto da Lord Cockfield, le politiche molto "europee" che vengono seguite supinamente dall'Europa continentale hanno origine negli ambienti imperialistici londinesi.
Questo fatto è stato reso palese ancora una volta al vertice UE di Bruxelles del 17 giugno, quando la Commissione Europea, nella persona del Commissario alle Finanze Olli Rehn, ha richiesto programmi di austerità ancora più distruttivi da parte dei governi europei, ammettendo che ogni tornata di tagli peggiora la situazione. Lyndon LaRouche ha commentato che la politica di Rehn è "semplice iperinflazione automatica". Gli obbiettivi di deficit imposti dalla Commissione appena due mesi fa vengono oggi dichiarati inadeguati. "Se continueranno con questa politica, il prossimo mese non ci sarà nessuno", ha sentenziato LaRouche.
Nel frattempo, il Primo ministro britannico David Cameron ha confermato che Londra sta dietro la "dittatura economica" dell'Eurozona, anche se la Gran Bretagna non entrerà nella moneta unica. Ad una conferenza stampa ai margini del vertice, ha affermato: "Chiariamo questa cosa: la Gran Bretagna non è d'accordo e non acconsentirà che vengano trasferiti ulteriori poteri da Westminster a Bruxelles; non siamo membri dell'euro. Noi presenteremo sempre il nostro bilancio prima al Parlamento. Ma se gli stati membri dell'euro ora ritengono che, a causa della situazione critica in cui si trovano, debbano stipulare nuovi accordi di governance [cioè un supergoverno fascista dell'UE], dovranno procedere con questo piano".
Il commento di LaRouche è stato: "Che bello, che carino… se i popoli dell'Europa continentale vogliono essere schiavi, lo diventeranno".
Le minacce di Barroso sono state riassunte da John Monks, segretario generale dello European Trade Union Congress (ETUC), in un'intervista all'EU Observer il 14 giugno. "Ho avuto una discussione con Barroso lo scorso venerdì", ha detto Monks, "su che cosa si può fare per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e il resto, e il suo messaggio è stato brusco: 'Guarda, se non applicano questi pacchetti d'austerità, quei paesi potrebbero virtualmente sparire nella forma democratica in cui li conosciamo. Non hanno scelta, prendere o lasciare'… Ci ha sbigottiti con una visione apocalittica delle democrazie europee al collasso a causa dell'indebitamento".
Monks stesso sostiene, al contrario, che proprio le misure di austerità condurranno a tale situazione. "Stiamo tornando", ha detto, "agli anni '30, quando, con la Grande Depressione, alla fine ci ritrovammo le dittature militari. Non sto dicendo che ci siamo già, ma è potenzialmente molto grave, non solo economicamente ma anche politicamente".
Helga Zepp LaRouche ha stigmatizzato gli argomenti di Barroso: "E' vero esattamente l'opposto [di quanto afferma il Presidente della Commissione UE]: se i governi europei continueranno a capitolare al diktat dell'UE e espandere il debito statale in modo inflazionistico solo per salvare o nazionalizzare banche scassate, mentre contemporaneamente tagliano brutalmente i livelli di vita degli strati della popolazione poveri o meno abbienti, allora la minaccia di un'apocalisse è reale". La signora Zepp LaRouche ha fatto riferimento alla scadenza del 1 luglio, quando scadono 442 miliardi di finanziamenti a un anno della BCE alle banche europee, o alla data in cui la Grecia chiederà un nuovo salvataggio o la Spagna si farà avanti per il suo pacchetto di salvataggio, come possibili punti traumatici che potrebbero far collassare il sistema. Come dimostra il ruolo storico svolto da Lord Cockfield, le politiche molto "europee" che vengono seguite supinamente dall'Europa continentale hanno origine negli ambienti imperialistici londinesi.
Questo fatto è stato reso palese ancora una volta al vertice UE di Bruxelles del 17 giugno, quando la Commissione Europea, nella persona del Commissario alle Finanze Olli Rehn, ha richiesto programmi di austerità ancora più distruttivi da parte dei governi europei, ammettendo che ogni tornata di tagli peggiora la situazione. Lyndon LaRouche ha commentato che la politica di Rehn è "semplice iperinflazione automatica". Gli obbiettivi di deficit imposti dalla Commissione appena due mesi fa vengono oggi dichiarati inadeguati. "Se continueranno con questa politica, il prossimo mese non ci sarà nessuno", ha sentenziato LaRouche.
Nel frattempo, il Primo ministro britannico David Cameron ha confermato che Londra sta dietro la "dittatura economica" dell'Eurozona, anche se la Gran Bretagna non entrerà nella moneta unica. Ad una conferenza stampa ai margini del vertice, ha affermato: "Chiariamo questa cosa: la Gran Bretagna non è d'accordo e non acconsentirà che vengano trasferiti ulteriori poteri da Westminster a Bruxelles; non siamo membri dell'euro. Noi presenteremo sempre il nostro bilancio prima al Parlamento. Ma se gli stati membri dell'euro ora ritengono che, a causa della situazione critica in cui si trovano, debbano stipulare nuovi accordi di governance [cioè un supergoverno fascista dell'UE], dovranno procedere con questo piano".
Il commento di LaRouche è stato: "Che bello, che carino… se i popoli dell'Europa continentale vogliono essere schiavi, lo diventeranno".
24 giugno 2010
La crisi dell'euro provoca il fallimento degli stati e la paralisi dei governi
Tre elezioni recenti nell'eurozona – nei Paesi Bassi, Belgio (elezioni politiche anticipate) e nello stato più popoloso della Germania, il Nord Reno Westfalia (NRW) – confermano la perdita drammatica di fiducia da parte degli elettori nei partiti affermati – in particolare per quanto riguarda i cristiano democratici, in quei paesi. La situazione politica è diventata così complicata che la formazione di nuovi governi sta diventando praticamente impossibile.
Un segno dei tempi? Cinque settimane dopo le elezioni per il parlamento regionale nel NRW, tutte le opzioni per un governo di coalizione sono crollate, e la coalizione precedente tra il CDU e l'FDP (liberali) rimarrà al potere per ora anche senza maggioranza nel parlamento regionale.
È un brutto auspicio per gli scenari che vengono ventilati sulla stampa in questi giorni, che parlano per esempio di una divisione dell'eurozona tra una parte settentrionale guidata dalla Germania ed una parte meridionale guidata dalla Francia. La parte settentrionale, che viene dipinta come quella più "stabile" rispetto al vicino del sud, in realtà non lo sarebbe affatto, basandosi su Germania, Belgio e i Paesi Bassi.
Infatti la non-governabilità del NRW si aggiunge ai molti altri problemi che affliggono la cancelliera Merkel. La coalizione di governo nazionale è divisa su molti punti della politica di salvataggio europea, quali gli aumenti drastici delle tasse e gli ulteriori tagli al bilancio, oltre ai piani per estendere il divieto delle vendite allo scoperto. Se la Corte Costituzionale dovesse decidere a favore dei ricorrenti che hanno presentato ricorso contro il pacchetto di salvataggio UE, anche solo in parte, sarebbe un duro colpo per il governo; come lo sarebbe anche l'eventuale fallimento del candidato della Merkel per la presidenza federale Christian Wulff alle votazioni del 30 giugno. Come ha notato il Financial Times del 14 giugno, un tale fallimento "potrebbe essere sufficiente a causare la rottura della coalizione di governo della signora Merkel".
Benché l'elettorato olandese abbia dato una batosta senza precedenti all'ex partito al potere, i cristiano democratici, riducendo i suoi seggi al parlamento nazionale da 41 a 21, questo risultato è stato accompagnato da un frazionamento dello scenario politico, rendendo ancora più difficile la possibilità di formare un esecutivo stabile. Il vincitore è stato il partito liberale di destra VVD, che è passato da 21 a 31 seggi, ma avrà difficoltà a formare un governo. I media parlano già di un periodo lungo alcuni mesi.
Nel Belgio, il partito separatista fiammingo Nieuw-Vlaamse Alliantie (NV-A) ha ricevuto il suo risultato migliore di sempre nelle Fiandre, con il 28.3%. Nella regione francofona della Wallonia i socialisti, che hanno cominciato di recente a mobilitarsi in difesa delle pensioni, del tenore di vita e per la solidarietà nazionale, hanno avuto il 36%, un risultato imprevisto. In altre parole, la formazione di una coalizione non sarà facile in Belgio, dove ci sono voluti nove mesi per formare l'ultimo esecutivo, che non è riuscito a finire la legislatura. Il Belgio potrebbe essere senza governo ancora quando diventa presidente di turno dell'UE a luglio.
La realtà è che fintanto continua la strategia iperinflattiva dei salvataggi, con l'austerità brutale imposta sui cittadini, l'Europa potrà solo sognarsi la "stabilizzazione". L'unico rimedio consiste in una vera riforma del sistema bancario e finanziario, sul modello Glass-Steagall
by Movisol
Un segno dei tempi? Cinque settimane dopo le elezioni per il parlamento regionale nel NRW, tutte le opzioni per un governo di coalizione sono crollate, e la coalizione precedente tra il CDU e l'FDP (liberali) rimarrà al potere per ora anche senza maggioranza nel parlamento regionale.
È un brutto auspicio per gli scenari che vengono ventilati sulla stampa in questi giorni, che parlano per esempio di una divisione dell'eurozona tra una parte settentrionale guidata dalla Germania ed una parte meridionale guidata dalla Francia. La parte settentrionale, che viene dipinta come quella più "stabile" rispetto al vicino del sud, in realtà non lo sarebbe affatto, basandosi su Germania, Belgio e i Paesi Bassi.
Infatti la non-governabilità del NRW si aggiunge ai molti altri problemi che affliggono la cancelliera Merkel. La coalizione di governo nazionale è divisa su molti punti della politica di salvataggio europea, quali gli aumenti drastici delle tasse e gli ulteriori tagli al bilancio, oltre ai piani per estendere il divieto delle vendite allo scoperto. Se la Corte Costituzionale dovesse decidere a favore dei ricorrenti che hanno presentato ricorso contro il pacchetto di salvataggio UE, anche solo in parte, sarebbe un duro colpo per il governo; come lo sarebbe anche l'eventuale fallimento del candidato della Merkel per la presidenza federale Christian Wulff alle votazioni del 30 giugno. Come ha notato il Financial Times del 14 giugno, un tale fallimento "potrebbe essere sufficiente a causare la rottura della coalizione di governo della signora Merkel".
Benché l'elettorato olandese abbia dato una batosta senza precedenti all'ex partito al potere, i cristiano democratici, riducendo i suoi seggi al parlamento nazionale da 41 a 21, questo risultato è stato accompagnato da un frazionamento dello scenario politico, rendendo ancora più difficile la possibilità di formare un esecutivo stabile. Il vincitore è stato il partito liberale di destra VVD, che è passato da 21 a 31 seggi, ma avrà difficoltà a formare un governo. I media parlano già di un periodo lungo alcuni mesi.
Nel Belgio, il partito separatista fiammingo Nieuw-Vlaamse Alliantie (NV-A) ha ricevuto il suo risultato migliore di sempre nelle Fiandre, con il 28.3%. Nella regione francofona della Wallonia i socialisti, che hanno cominciato di recente a mobilitarsi in difesa delle pensioni, del tenore di vita e per la solidarietà nazionale, hanno avuto il 36%, un risultato imprevisto. In altre parole, la formazione di una coalizione non sarà facile in Belgio, dove ci sono voluti nove mesi per formare l'ultimo esecutivo, che non è riuscito a finire la legislatura. Il Belgio potrebbe essere senza governo ancora quando diventa presidente di turno dell'UE a luglio.
La realtà è che fintanto continua la strategia iperinflattiva dei salvataggi, con l'austerità brutale imposta sui cittadini, l'Europa potrà solo sognarsi la "stabilizzazione". L'unico rimedio consiste in una vera riforma del sistema bancario e finanziario, sul modello Glass-Steagall
by Movisol
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26 giugno 2010
Golfo del Messico: un'esplosione nucleare controllata per impedire che la macchia raggiunga l'Atlantico
(MoviSol) - Lo statunitense Centro Nazionale per la Ricerca sull'Atmosfera ha elaborato alcune mappe della distribuzione nel Golfo del Messico della macchia di greggio perso dal pozzo della British Petroleum (BP), macchia che nel corso dell'ultimo mese ha raggiunto le coste occidentali della Florida.
Il centro di ricerca prevede che tra poco più di due settimane il petrolio, una volta raggiunto l'estremo meridionale di quella penisola e sospinto dalle correnti oceaniche che la lambiscono, potrà inquinare anche l'Atlantico, addensandosi lungo una fascia di circa 100 miglia al largo delle coste della Georgia, delle due Caroline e della Virginia, ma anche raggiungendo, una settimana più tardi, l'Atlantico settentrionale.
Da tempo alcuni geologi marini e altri specialisti stanno valutando le condizioni fisiche del pozzo petrolifero, degli strati del fondale e di altri fattori rilevanti rispetto all'impiego di esplosivi di profondità, anche nucleari, per interrompere definitivamente l'efflusso di petrolio.
Le valutazioni di uno tra i principali esperti americani di esplosivi nucleari ad uso civile cominciano ad essere di dominio pubblico.
Tuttavia, finora alla Casa Bianca hanno invece prevalso il paradigma ecologista e i pareri di consiglieri come Carol Browner, lo "zar" di Obama per le questioni legate all'energia e al cosiddetto "cambiamento climatico", cui si è associato anche l'ammiraglio Thad Allen, a capo del Comando Unificato degli Stati Uniti, il quale ha dichiarato alla vigilia della prima visita del Presidente in Louisiana che l'uso degli esplosivi è un tema "periferico rispetto alle cose di cui siamo chiamati a discutere in questo momento".
"Avremmo dovuto demolire quel pozzo con gli esplosivi, più di un mese fa", ha dichiarato ai primi di giugno al Daily Beast Christopher Brown, ex ufficiale della flotta dei sottomarini nucleari. "E siamo ancora qui a portare la croce mentre la BP passa di piano in piano per raccogliere il suo greggio e per proteggere i suoi capitali… sarebbe meglio, e di gran lunga, se il nostro Presidente alzasse la cornetta del telefono rosso per chiamare Vladimir Putin, in modo da ricevere una lezione di ninjapolitik, piuttosto che lasciare alla BP l'incombenza di piani inefficaci da essa stessa avanzati…"
Il risvolto politico più importante di questa faccenda è che la determinazione del Presidente Obama a non offendere Wall Street e l'Impero Britannico, di cui la BP è un braccio economico, mette ulteriormente in pericolo l'istituzione stessa degli Stati Uniti d'America.
La sua inettitudine anche di fronte a questo problema va ad aggiungersi ai "capi d'imputazione" utili alla procedura di impeachment che Lyndon LaRouche pretende da tempo.
Il centro di ricerca prevede che tra poco più di due settimane il petrolio, una volta raggiunto l'estremo meridionale di quella penisola e sospinto dalle correnti oceaniche che la lambiscono, potrà inquinare anche l'Atlantico, addensandosi lungo una fascia di circa 100 miglia al largo delle coste della Georgia, delle due Caroline e della Virginia, ma anche raggiungendo, una settimana più tardi, l'Atlantico settentrionale.
Da tempo alcuni geologi marini e altri specialisti stanno valutando le condizioni fisiche del pozzo petrolifero, degli strati del fondale e di altri fattori rilevanti rispetto all'impiego di esplosivi di profondità, anche nucleari, per interrompere definitivamente l'efflusso di petrolio.
Le valutazioni di uno tra i principali esperti americani di esplosivi nucleari ad uso civile cominciano ad essere di dominio pubblico.
Tuttavia, finora alla Casa Bianca hanno invece prevalso il paradigma ecologista e i pareri di consiglieri come Carol Browner, lo "zar" di Obama per le questioni legate all'energia e al cosiddetto "cambiamento climatico", cui si è associato anche l'ammiraglio Thad Allen, a capo del Comando Unificato degli Stati Uniti, il quale ha dichiarato alla vigilia della prima visita del Presidente in Louisiana che l'uso degli esplosivi è un tema "periferico rispetto alle cose di cui siamo chiamati a discutere in questo momento".
"Avremmo dovuto demolire quel pozzo con gli esplosivi, più di un mese fa", ha dichiarato ai primi di giugno al Daily Beast Christopher Brown, ex ufficiale della flotta dei sottomarini nucleari. "E siamo ancora qui a portare la croce mentre la BP passa di piano in piano per raccogliere il suo greggio e per proteggere i suoi capitali… sarebbe meglio, e di gran lunga, se il nostro Presidente alzasse la cornetta del telefono rosso per chiamare Vladimir Putin, in modo da ricevere una lezione di ninjapolitik, piuttosto che lasciare alla BP l'incombenza di piani inefficaci da essa stessa avanzati…"
Il risvolto politico più importante di questa faccenda è che la determinazione del Presidente Obama a non offendere Wall Street e l'Impero Britannico, di cui la BP è un braccio economico, mette ulteriormente in pericolo l'istituzione stessa degli Stati Uniti d'America.
La sua inettitudine anche di fronte a questo problema va ad aggiungersi ai "capi d'imputazione" utili alla procedura di impeachment che Lyndon LaRouche pretende da tempo.
25 giugno 2010
La Commissione UE opta per il fascismo fiscale
(MoviSol) - In un incontro con i leader sindacali europei l'11 giugno, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha di fatto minacciato i paesi membri dell'UE di colpi di stato militari e di fascismo se non riuscissero ad applicare le misure di austerità massiccia richieste per salvare le banche.
Le minacce di Barroso sono state riassunte da John Monks, segretario generale dello European Trade Union Congress (ETUC), in un'intervista all'EU Observer il 14 giugno. "Ho avuto una discussione con Barroso lo scorso venerdì", ha detto Monks, "su che cosa si può fare per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e il resto, e il suo messaggio è stato brusco: 'Guarda, se non applicano questi pacchetti d'austerità, quei paesi potrebbero virtualmente sparire nella forma democratica in cui li conosciamo. Non hanno scelta, prendere o lasciare'… Ci ha sbigottiti con una visione apocalittica delle democrazie europee al collasso a causa dell'indebitamento".
Monks stesso sostiene, al contrario, che proprio le misure di austerità condurranno a tale situazione. "Stiamo tornando", ha detto, "agli anni '30, quando, con la Grande Depressione, alla fine ci ritrovammo le dittature militari. Non sto dicendo che ci siamo già, ma è potenzialmente molto grave, non solo economicamente ma anche politicamente".
Helga Zepp LaRouche ha stigmatizzato gli argomenti di Barroso: "E' vero esattamente l'opposto [di quanto afferma il Presidente della Commissione UE]: se i governi europei continueranno a capitolare al diktat dell'UE e espandere il debito statale in modo inflazionistico solo per salvare o nazionalizzare banche scassate, mentre contemporaneamente tagliano brutalmente i livelli di vita degli strati della popolazione poveri o meno abbienti, allora la minaccia di un'apocalisse è reale". La signora Zepp LaRouche ha fatto riferimento alla scadenza del 1 luglio, quando scadono 442 miliardi di finanziamenti a un anno della BCE alle banche europee, o alla data in cui la Grecia chiederà un nuovo salvataggio o la Spagna si farà avanti per il suo pacchetto di salvataggio, come possibili punti traumatici che potrebbero far collassare il sistema. Come dimostra il ruolo storico svolto da Lord Cockfield, le politiche molto "europee" che vengono seguite supinamente dall'Europa continentale hanno origine negli ambienti imperialistici londinesi.
Questo fatto è stato reso palese ancora una volta al vertice UE di Bruxelles del 17 giugno, quando la Commissione Europea, nella persona del Commissario alle Finanze Olli Rehn, ha richiesto programmi di austerità ancora più distruttivi da parte dei governi europei, ammettendo che ogni tornata di tagli peggiora la situazione. Lyndon LaRouche ha commentato che la politica di Rehn è "semplice iperinflazione automatica". Gli obbiettivi di deficit imposti dalla Commissione appena due mesi fa vengono oggi dichiarati inadeguati. "Se continueranno con questa politica, il prossimo mese non ci sarà nessuno", ha sentenziato LaRouche.
Nel frattempo, il Primo ministro britannico David Cameron ha confermato che Londra sta dietro la "dittatura economica" dell'Eurozona, anche se la Gran Bretagna non entrerà nella moneta unica. Ad una conferenza stampa ai margini del vertice, ha affermato: "Chiariamo questa cosa: la Gran Bretagna non è d'accordo e non acconsentirà che vengano trasferiti ulteriori poteri da Westminster a Bruxelles; non siamo membri dell'euro. Noi presenteremo sempre il nostro bilancio prima al Parlamento. Ma se gli stati membri dell'euro ora ritengono che, a causa della situazione critica in cui si trovano, debbano stipulare nuovi accordi di governance [cioè un supergoverno fascista dell'UE], dovranno procedere con questo piano".
Il commento di LaRouche è stato: "Che bello, che carino… se i popoli dell'Europa continentale vogliono essere schiavi, lo diventeranno".
Le minacce di Barroso sono state riassunte da John Monks, segretario generale dello European Trade Union Congress (ETUC), in un'intervista all'EU Observer il 14 giugno. "Ho avuto una discussione con Barroso lo scorso venerdì", ha detto Monks, "su che cosa si può fare per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e il resto, e il suo messaggio è stato brusco: 'Guarda, se non applicano questi pacchetti d'austerità, quei paesi potrebbero virtualmente sparire nella forma democratica in cui li conosciamo. Non hanno scelta, prendere o lasciare'… Ci ha sbigottiti con una visione apocalittica delle democrazie europee al collasso a causa dell'indebitamento".
Monks stesso sostiene, al contrario, che proprio le misure di austerità condurranno a tale situazione. "Stiamo tornando", ha detto, "agli anni '30, quando, con la Grande Depressione, alla fine ci ritrovammo le dittature militari. Non sto dicendo che ci siamo già, ma è potenzialmente molto grave, non solo economicamente ma anche politicamente".
Helga Zepp LaRouche ha stigmatizzato gli argomenti di Barroso: "E' vero esattamente l'opposto [di quanto afferma il Presidente della Commissione UE]: se i governi europei continueranno a capitolare al diktat dell'UE e espandere il debito statale in modo inflazionistico solo per salvare o nazionalizzare banche scassate, mentre contemporaneamente tagliano brutalmente i livelli di vita degli strati della popolazione poveri o meno abbienti, allora la minaccia di un'apocalisse è reale". La signora Zepp LaRouche ha fatto riferimento alla scadenza del 1 luglio, quando scadono 442 miliardi di finanziamenti a un anno della BCE alle banche europee, o alla data in cui la Grecia chiederà un nuovo salvataggio o la Spagna si farà avanti per il suo pacchetto di salvataggio, come possibili punti traumatici che potrebbero far collassare il sistema. Come dimostra il ruolo storico svolto da Lord Cockfield, le politiche molto "europee" che vengono seguite supinamente dall'Europa continentale hanno origine negli ambienti imperialistici londinesi.
Questo fatto è stato reso palese ancora una volta al vertice UE di Bruxelles del 17 giugno, quando la Commissione Europea, nella persona del Commissario alle Finanze Olli Rehn, ha richiesto programmi di austerità ancora più distruttivi da parte dei governi europei, ammettendo che ogni tornata di tagli peggiora la situazione. Lyndon LaRouche ha commentato che la politica di Rehn è "semplice iperinflazione automatica". Gli obbiettivi di deficit imposti dalla Commissione appena due mesi fa vengono oggi dichiarati inadeguati. "Se continueranno con questa politica, il prossimo mese non ci sarà nessuno", ha sentenziato LaRouche.
Nel frattempo, il Primo ministro britannico David Cameron ha confermato che Londra sta dietro la "dittatura economica" dell'Eurozona, anche se la Gran Bretagna non entrerà nella moneta unica. Ad una conferenza stampa ai margini del vertice, ha affermato: "Chiariamo questa cosa: la Gran Bretagna non è d'accordo e non acconsentirà che vengano trasferiti ulteriori poteri da Westminster a Bruxelles; non siamo membri dell'euro. Noi presenteremo sempre il nostro bilancio prima al Parlamento. Ma se gli stati membri dell'euro ora ritengono che, a causa della situazione critica in cui si trovano, debbano stipulare nuovi accordi di governance [cioè un supergoverno fascista dell'UE], dovranno procedere con questo piano".
Il commento di LaRouche è stato: "Che bello, che carino… se i popoli dell'Europa continentale vogliono essere schiavi, lo diventeranno".
24 giugno 2010
La crisi dell'euro provoca il fallimento degli stati e la paralisi dei governi
Tre elezioni recenti nell'eurozona – nei Paesi Bassi, Belgio (elezioni politiche anticipate) e nello stato più popoloso della Germania, il Nord Reno Westfalia (NRW) – confermano la perdita drammatica di fiducia da parte degli elettori nei partiti affermati – in particolare per quanto riguarda i cristiano democratici, in quei paesi. La situazione politica è diventata così complicata che la formazione di nuovi governi sta diventando praticamente impossibile.
Un segno dei tempi? Cinque settimane dopo le elezioni per il parlamento regionale nel NRW, tutte le opzioni per un governo di coalizione sono crollate, e la coalizione precedente tra il CDU e l'FDP (liberali) rimarrà al potere per ora anche senza maggioranza nel parlamento regionale.
È un brutto auspicio per gli scenari che vengono ventilati sulla stampa in questi giorni, che parlano per esempio di una divisione dell'eurozona tra una parte settentrionale guidata dalla Germania ed una parte meridionale guidata dalla Francia. La parte settentrionale, che viene dipinta come quella più "stabile" rispetto al vicino del sud, in realtà non lo sarebbe affatto, basandosi su Germania, Belgio e i Paesi Bassi.
Infatti la non-governabilità del NRW si aggiunge ai molti altri problemi che affliggono la cancelliera Merkel. La coalizione di governo nazionale è divisa su molti punti della politica di salvataggio europea, quali gli aumenti drastici delle tasse e gli ulteriori tagli al bilancio, oltre ai piani per estendere il divieto delle vendite allo scoperto. Se la Corte Costituzionale dovesse decidere a favore dei ricorrenti che hanno presentato ricorso contro il pacchetto di salvataggio UE, anche solo in parte, sarebbe un duro colpo per il governo; come lo sarebbe anche l'eventuale fallimento del candidato della Merkel per la presidenza federale Christian Wulff alle votazioni del 30 giugno. Come ha notato il Financial Times del 14 giugno, un tale fallimento "potrebbe essere sufficiente a causare la rottura della coalizione di governo della signora Merkel".
Benché l'elettorato olandese abbia dato una batosta senza precedenti all'ex partito al potere, i cristiano democratici, riducendo i suoi seggi al parlamento nazionale da 41 a 21, questo risultato è stato accompagnato da un frazionamento dello scenario politico, rendendo ancora più difficile la possibilità di formare un esecutivo stabile. Il vincitore è stato il partito liberale di destra VVD, che è passato da 21 a 31 seggi, ma avrà difficoltà a formare un governo. I media parlano già di un periodo lungo alcuni mesi.
Nel Belgio, il partito separatista fiammingo Nieuw-Vlaamse Alliantie (NV-A) ha ricevuto il suo risultato migliore di sempre nelle Fiandre, con il 28.3%. Nella regione francofona della Wallonia i socialisti, che hanno cominciato di recente a mobilitarsi in difesa delle pensioni, del tenore di vita e per la solidarietà nazionale, hanno avuto il 36%, un risultato imprevisto. In altre parole, la formazione di una coalizione non sarà facile in Belgio, dove ci sono voluti nove mesi per formare l'ultimo esecutivo, che non è riuscito a finire la legislatura. Il Belgio potrebbe essere senza governo ancora quando diventa presidente di turno dell'UE a luglio.
La realtà è che fintanto continua la strategia iperinflattiva dei salvataggi, con l'austerità brutale imposta sui cittadini, l'Europa potrà solo sognarsi la "stabilizzazione". L'unico rimedio consiste in una vera riforma del sistema bancario e finanziario, sul modello Glass-Steagall
by Movisol
Un segno dei tempi? Cinque settimane dopo le elezioni per il parlamento regionale nel NRW, tutte le opzioni per un governo di coalizione sono crollate, e la coalizione precedente tra il CDU e l'FDP (liberali) rimarrà al potere per ora anche senza maggioranza nel parlamento regionale.
È un brutto auspicio per gli scenari che vengono ventilati sulla stampa in questi giorni, che parlano per esempio di una divisione dell'eurozona tra una parte settentrionale guidata dalla Germania ed una parte meridionale guidata dalla Francia. La parte settentrionale, che viene dipinta come quella più "stabile" rispetto al vicino del sud, in realtà non lo sarebbe affatto, basandosi su Germania, Belgio e i Paesi Bassi.
Infatti la non-governabilità del NRW si aggiunge ai molti altri problemi che affliggono la cancelliera Merkel. La coalizione di governo nazionale è divisa su molti punti della politica di salvataggio europea, quali gli aumenti drastici delle tasse e gli ulteriori tagli al bilancio, oltre ai piani per estendere il divieto delle vendite allo scoperto. Se la Corte Costituzionale dovesse decidere a favore dei ricorrenti che hanno presentato ricorso contro il pacchetto di salvataggio UE, anche solo in parte, sarebbe un duro colpo per il governo; come lo sarebbe anche l'eventuale fallimento del candidato della Merkel per la presidenza federale Christian Wulff alle votazioni del 30 giugno. Come ha notato il Financial Times del 14 giugno, un tale fallimento "potrebbe essere sufficiente a causare la rottura della coalizione di governo della signora Merkel".
Benché l'elettorato olandese abbia dato una batosta senza precedenti all'ex partito al potere, i cristiano democratici, riducendo i suoi seggi al parlamento nazionale da 41 a 21, questo risultato è stato accompagnato da un frazionamento dello scenario politico, rendendo ancora più difficile la possibilità di formare un esecutivo stabile. Il vincitore è stato il partito liberale di destra VVD, che è passato da 21 a 31 seggi, ma avrà difficoltà a formare un governo. I media parlano già di un periodo lungo alcuni mesi.
Nel Belgio, il partito separatista fiammingo Nieuw-Vlaamse Alliantie (NV-A) ha ricevuto il suo risultato migliore di sempre nelle Fiandre, con il 28.3%. Nella regione francofona della Wallonia i socialisti, che hanno cominciato di recente a mobilitarsi in difesa delle pensioni, del tenore di vita e per la solidarietà nazionale, hanno avuto il 36%, un risultato imprevisto. In altre parole, la formazione di una coalizione non sarà facile in Belgio, dove ci sono voluti nove mesi per formare l'ultimo esecutivo, che non è riuscito a finire la legislatura. Il Belgio potrebbe essere senza governo ancora quando diventa presidente di turno dell'UE a luglio.
La realtà è che fintanto continua la strategia iperinflattiva dei salvataggi, con l'austerità brutale imposta sui cittadini, l'Europa potrà solo sognarsi la "stabilizzazione". L'unico rimedio consiste in una vera riforma del sistema bancario e finanziario, sul modello Glass-Steagall
by Movisol
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