13 luglio 2010

Nasce l’agenzia di rating cinese e dà voti (veri?) a Italia, Usa …





Più volte su questo blog abbiamo criticato le tre agenzie di rating, evidenziandone la scarsa credibilità. Ce ne sono soltanto tre, operano in regime di oligopolio e sono finanziate dalle stesse società che sono chiamate a giudicare. Nel giorno in cui Moody’s abbassa la valutazione del debito portoghese, Pechino annuncia la nascita della propria agenzia di rating. Si chiama Dagong e va a rompere l’oligopolio perfetto.

Ci vorrà del tempo valutarne l’affidabilità, ma Dagong ha iniziato col botto, dando i voti ai debiti dei Paesi sovrani. Voti che risultano alquanto diversi da quelli di Moody’s, S& P, Fitch.

Gli Usa, ad esempio, non meritano AAA, ma solo AA, come l’Arabia Saudita. ll debito debito cinese in valuta locale è più sicuro di quello americano: AA+ con outlook stabile. Stesso voto per Germania, Canada, Olanda.

Giappone, Regno Unito, Corea, Francia valgono meno e meritano AA-.

E l’Italia? Cattive notizie. Il rating è nettamente inferiore («A-») ed è lo stesso di Spagna, Portogallo, Belgio, Brasile,Cile, Sudafrica, Malaysia, Estonia, Russia, Polonia, Israele.

Il rating massimo AAA è attribuito solo a Norvegia, Australia, Danimarca, Lussemburgo, Svizzera, Singapore, Nuova Zelanda, nonché al debito cinese in valuta estera.

Da qui alcune domande:

1) Visto il livello di corruzione e di inaffidabilità delle tre agenzie occidentali, il voto dei cinesi fotografa meglio la realtà? Qualcuno potrebbe pensare che Pechino è stata generosa con se stessa; è possibile; però Pechino ha un debito irrisorio e ha enormi riserve, dunque la valutazione appare realistica.

2) L’Italia è messa davvero peggio di quanto ammesso finora dalle nostre autorità e dalle agenzie di rating? Valiamo davvero quanto i bistrattati Portogallo, Estonia, Spagna? Spero che la risposta sia no , ma se fosse sì, la tempesta potrebbe essere dietro l’angolo…

di Marcello Foa -

La vittoria dei Bilderberg e il mondo alla fame

Dalle sciagure “avvertimento”, come quella di Smolensk, alla pianificazione degli eventi mediatici destinati a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale. Con due progetti nell'armiere: l'eliminazione di Barack Obama ed il progressivo impoverimento del ceto medio, “reo” di voler contestare le scelte delle e'lites finanziarie sulle sorti del mondo. Ecco l'allucinante report da Bilderberg 2010.

* * *

La notizia arriva dalla Germania e comincia a circolare intorno ai primi di aprile, quando i media vicini al fondatore di Movisol (Movimento internazionale per i diritti civili e solidarieta') Lyndon Larouche la rilanciano in rete: il piano per far scomparire dalla scena politica mondiale Barack Obama sarebbe gia' pronto. In discussione e' l'eliminazione fisica in stile John Kennedy (affidata, come sempre, allo “squilibrato” di turno), o l'atterramento politico, di quelli che non danno scampo e non conoscono vie di ritorno.
Chi ne fa cenno per primo alla Voce e' il giornalista d'inchiesta italiano Claudio Celani, da sempre residente a Berlino e primo fra i collaboratori dei periodici facenti capo al gruppo LaRouche, con sedi ed aderenti in tutto il mondo. Un personaggio piu' che discusso, il “guru” dell'economia planetaria, cui viene pero' riconosciuta una preparazione non comune nell'interpretare per primo le mosse sullo scacchiere internazionale ed una preveggenza dei fatti della storia piu' volte comprovata dai successivi accadimenti.
Classe 1922, un passato giovanile nelle fila dei trotskisti, Lyndon discende da quei primi padri pellegrini che fondarono le basi dei moderni Stati Uniti. Alla sua corrente di pensiero si deve gran parte delle ipotesi sul “Nuovo Ordine Mondiale”, gli assetti verticistici di predominio planetario che da anni costituirebbero il disegno occulto di pochi “grandi della terra”. Un'e'lite economica - assai piu' che politica - dalla quale per la prima volta sarebbero oggi escluse le linee politiche di Obama e, in una parola, lo stesso presidente Usa.
Su “Alerti” del 15 aprile scorso, il bollettino periodico del Movimento, Larouche avverte: i britannici, dopo essersi serviti di Obama, intendono eliminarlo. E si fanno precedere da una serie di accadimenti funesti, il primo dei quali sarebbe la sciagura di Smolensk. «Non appena appreso della tragedia aerea in cui hanno perso la vita il presidente polacco Lech Kaczynski e numerosi alti funzionari e esponenti delle forze armate, ho lanciato un forte avvertimento sul significato di questo sviluppo nell'aumentare la minaccia strategica alla vita del Presidente Obama». «Non si tratta di un avvenimento isolato», ha dichiarato LaRouche il 10 aprile. «Quando un pilota polacco, un pilota militare, a cui e' stato affidato il governo presidenziale, ignora un ordine, un avvertimento dato sul territorio russo sull'atterraggio in Russia in determinate condizioni atmosferiche e invece prosegue e alla fine tutti muoiono, cio' da' da pensare».
«Questo - continua l'economista americano - e' parte dell'ambiente di minacce di morte al presidente Obama. Siamo in una situazione che puo' essere paragonata, internazionalmente, all'assassinio di Kennedy… Quando qualcuno vuole assassinare il Presidente degli Stati Uniti, conduce una serie di operazioni che creano un'atmosfera di instabilita', una dinamica che consente loro di avere buone possibilita' di poter insabbiare i fatti sui colpevoli». E questo «qualcuno» LaRouche lo identifica con gli ex alleati britannici, i quali «sono intenzionati a liberarsi di lui, per creare una situazione in cui imporre una vera e propria dittatura negli Stati Uniti, eliminando un presidente che ha gia' esaurito tutta la sua utilita' politica», realizzata attraverso la riforma sanitaria, che sarebbe stata ispirata proprio dai grossi gruppi dell'industria farmaceutica anglo-britannica, contrapposti ai moloch delle assicurazioni private, finora detentori dell'intero sistema.

Le CONFERME DEL PIANO
Ma lasciamo ora Movisol e il suo dominus, perche' conferme indirette del piano anti-Obama fin qui ipotizzato arrivano da altre fonti. Se infatti appare persino scontato il riferimento ai gruppi nazionalisti armati (a cominciare dalle “milizie” facenti capo a Mike Vanderboegh), meno noti sono alcuni movimenti finanziari speculativi avvenuti intorno al disastro delle “Torri gemelle del mare”, vale a dire la colossale falla di greggio nell'oceano causata dalla British Petroleum, che ha provocato, fra i suoi primi effetti, il crollo verticale di una popolarita' e di un consenso - quali quelli di Obama - fino ad allora inespugnabili. Ma anche stavolta c'era stato “chi” aveva gia' previsto tutto. E non si trattava del “solito” LaRouche. Se guardiamo i repentini passaggi nell'azionariato di BP al 31 marzo di quest'anno - cioe' alla vigilia dell'incidente - una circostanza salta subito agli occhi: la banca d'affari americana Goldman Sachs si era appena “liberata” della bellezza di 4.680.822 azioni della societa' petrolifera britannica, fino a quel momento date per solide, realizzando un controvalore pari a 250 milioni di dollari. Se le avesse tenute, oggi avrebbe perso il 36% del loro valore.
E sempre a meta' marzo - come fa notare l'analista economico Mauro Bottarelli - il sito di ricerche di mercato Morningstar, a proposito del titolo BP, avvertiva: «Spaccature causate da limiti ambientali e operativi potrebbero ulteriormente limitare il potenziale di guadagno». «Che quell'incidente sarebbe accaduto - spiega Bottarelli - lo si sapeva da mesi e mesi, era questione di tempo. Anzi, di timing visto che le implicazioni sono anche - e forse soprattutto - economche e finanziarie: prima delle quali, uccidere Bp, renderla scalabile e ottenere a prezzo di saldo le sue attivita' estrattive». Con una “chicca” finale: ad effettuare le attivita' estrattive sulla maledetta piattaforma del Golfo del Messico non c'era solo British Petroleum, ma una terna di imprese comprendente anche Transocean e soprattutto, quale esecutore materiale dei lavori di trivellazione, la corazzata Halliburton di area George Bush (tramite il suo presidente Dick Cheney). Vale a dire proprio coloro che avevano interesse a far affondare, nella marea nera che ha devastato il Golfo del Messico, il pericoloso e democraticissimo Barack Obama.

BILDERBERG IN CAMPO
Contro quelli come Obama, del resto, le forze neocon del pianeta (non quelle ideologizzate, ma i detentori delle leve del potere finanziario), sono all'opera praticamente da sempre. E il progetto del NWO (New World Order) trova ogni volta nuove, sofisticate forme di attuazione in occasione dei super segreti summit dei Bilderberg, l'e'lite oligarchica mondiale che programma a tavolino i destini dei cinque continenti, servendosi della propaganda ad effetto mediatico messa a punto con mesi e talvolta anni di anticipo insieme ai direttori ed editori delle principali testate internazionali, tutti regolarmente presenti ai vertici della “Cupola”.
All'appuntamento 2010 che si e' tenuto dal 3 al 6 giugno nel sontuoso Hotel Dulces a Sitges, localita' turistica poco distante da Barcellona, i leader dei colossi editoriali erano numerosi e tutti molto influenti: cominciamo proprio da un italiano, l'amministratore delegato Telecom Franco Bernabe'. Con lui, l'AD di Europe 1, il francese Alexandre Bompard, l'editore dell'austriaco Der Standard Oscar Bronner, il numero uno della Washington Post Company Donald Graham. E ancora, John Micklethwait, editore dell'Economist, Matthias Nass, delegato dalla propieta' di Die Zeit, Denis Oliviennes a nome dell'azionariato de Le Nouvel Observateur, Martin Wolf, editore associato ed analista del Financial Times, oltre a Vendeline Bredow ed Edward McBride, corrispondenti dell'Economist ed unici due giornalisti ammessi, ma solo per una sorta di ufficio stampa del summit.
Una copertura dell'informazione, insomma, a prova di bomba. Cosi' come blindati sono stati i varchi terrestri ed aerei della location per l'intera durata della tre giorni. Fra gli altri italiani - assente per impegni governativi l'altrimenti assiduo Giulio Tremonti - c'erano gli immancabili Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa (quest'ultimo elencato fra gli ospiti ufficiali in veste di presidente di Notre Europe, aderente alla UE, ma in realta' reso ancor piu' influente dalla recente investitura al vertice della finanziaria d'affari sovranazionale Promontory); e poi John Elkan e il governatore di Bankitalia Mario Draghi, altro habitue' dei Bilderberg. Le uniche indiscrezioni riguardanti i punti strategici sul tappeto quest'anno filtrano attraverso Charles Skelton del Guardian, una vita alle calcagna dei padroni occulti del potere. In estrema sintesi, fra gli obiettivi da annientare ci sarebbero ora tutti gli appartenenti alla middle class, che gli oligarchi considerano «una minaccia» ai loro ordini del giorno, anche per le nuove consapevolezze diffuse proprio in questo ceto attraverso la rete. A maggio, nel corso del Consiglio per le Relazioni Estere a Montreal, uno fra i “padri” di Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, aveva messo in guardia i partner dai pericoli del «risveglio politico globale», autentico ostacolo per i fautori del governo mondiale.
Una classe media da sradicare, dunque, abbassando il tenore di vita e favorendo lo scivolamento al di sotto delle soglie di poverta'. Fin qui, pare che non si tratti di un obiettivo remoto, dal momento che la crisi finanziaria sta provvedendo, giorno dopo giorno, a centrarlo in pieno. Per portarlo a compimento, secondo il rapporto di Skelton, i fautori del NWO stanno programmando «opportuni sistemi per indebolire il tenore di vita delle popolazioni, introducendo tasse piu' elevate, misure di austerita' o prelievi fiscali sulla CO2 emessa». Un “cuore verde” spuntato all'improvviso? Tutt'altro, come ben sa chi conosce il presidente emerito del Wwf: sua maesta' Filippo di Edimburgo, consorte di Queen Elisabeth.
«Attraverso la promessa “di una rivoluzione postindustriale”, alleata con “un'economia verde” - incalza Skelton - in realta' risulteranno paralizzate le economie una volta prospere e la popolazione mondiale diventera' povera al punto che la principale preoccupazione non sara' piu' quella di protestare contro la riunione di 200 elitari presso una localita' di villeggiatura di lusso, ma quella di come arrivare alla fine del mese». Altro scopo che puo' decisamente dirsi gia' a buon punto.
Il 3 giugno scorso, dinanzi al Parlamentro europeo, lo storico Daniel Estulin e' stato ancor piu' esplicito: «L'idea dietro ognuna di queste riunioni Bilderberg e' di creare quello che loro stessi chiamano “L'aristocrazia del proposito”, sul modo migliore per gestire il pianeta tra le e'lite dell'Europa e del Nord America».
In altre parole, «la creazione di una rete di enormi cartelli, piu' potente di qualsiasi nazione sulla Terra, destinata a controllare i bisogni vitali del resto dell'umanita', ovviamente dal loro punto di vista privilegiato, per il bene di noi tutti, la classe inferiore o “The Great Unwashed”, come loro ci definiscono».
di Rita Pennarola

12 luglio 2010

Nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio dell'informazione



televisione-old-mega
Mentre in molti paesi nel mondo i cittadini comuni familiarizzano con le nuove tecnologie per cercare di far sentire la propria voce, in Giappone sono soprattutto i giornalisti freelance a portare avanti la battaglia contro l'establishment dei media tradizionali, dai quali sono intenzionati a mantenere le distanze. Questo perché in Giappone la distribuzione dell'informazione é sotto il controllo dei media tradizionali attraverso un sistema chiamato ‘kisha club’.



Kisha club significa letteralmente club dei reporter o club della stampa ed é meglio definito come ‘associazione che si occupa della selezione delle notizie’: è presente in quasi tutte le istituzioni pubbliche come ministeri, polizia, e nelle strutture aziendali ecc. Tra i loro compiti rientra l'organizzazione delle conferenze stampa delle istituzioni che gestiscono.

Come specificato nelle loro linee guida :

In un'epoca in cui si va sempre più alla ricerca di informazioni accurate derivanti da selezioni basate sull'etica dell'informazione, i kisha club si assumono la responsabilità sociale di monitorare l'esercizio del potere da parte dei funzionari pubblici e di scovare rivelazioni autentiche di informazioni da parte delle istituzioni pubbliche. I membri dei kisha club e chi partecipa alle conferenze sono tenuti pertanto a ricoprire questi ruoli importanti.

Solamente i giornalisti che lavorano per alcune società nell'ambito dei media tradizionali possono esserne membri e, di conseguenza, partecipare alle conferenze stampa organizzate dai kisha club.
I giornalisti freelance e i media stranieri spesso non sono ammessi. Nel caso in cui possano partecipare, non possono fare domande.

Il 13 Febbraio Takashi Uesugi , uno dei più popolari giornalisti indipendenti, che richiede l'abolizione del sistema del kisha club , ha scritto su Twitter :

Twitter e Ustream hanno oggi superato i club della stampa, che in precedenza monopolizzavano la divulgazione dell'informazione. I dettagli del sistema basato sui kisha club sono poco noti anche in Giappone. L'essere contrari all'anonimità del potere pubblico è una regola ovvia per il giornalismo.
Foto di un kisha club

Hirakawa, kisha club del Partito Liberaldemocratico. Licenza CC di tomo honeycomb.

Con un cambio di direzione, alcuni rappresentanti del governo eletti lo scorso anno hanno deciso di aprire le loro conferenze stampa [en] a tutti i giornalisti professionisti. Chi lavorava nei media online ha colto l'opportunità e ha da subito cominciato a partecipare alle varie conferenze con la propria attrezzatura per poter trasmettere gli eventi in diretta.

Lo scorso settembre Tetsuo Jimbo , un videogiornalista veterano nonché editor e CEO di videonews.com ha commentato questa novità: conferenza stampa di un ministro aperta a tutti i giornalisti professionisti.


Enunciando il principio guida della nuova politica, il Ministro Okada ha detto: “In linea di massima aprirò (le conferenze stampa) a tutti i media, inclusi quelli che non appartengono al kisha club [del ministro degli esteri].”
[…] Fino ad ora i giornalisti appartenenti ad una società con un kisha club dovevano fare ricorso alla loro azienda per diventare membri di quel club. Anche a causa della politica interna di ciascuna società, i giornalisti non potevano presenziare a qualsiasi conferenza desiderassero.
D'ora in avanti, in linea con questa nuova politica, tutti i giornalisti [oltre a freelancer e reporters di riviste e mezzi di informazione online] che lavorano per un' organizzazione-membro possono prendere parte a qualsiasi conferenza. Questo significa che, ad esempio, un reporter di Asahi appartenente ad un certo gruppo non dovrà amareggiarsi all'idea di non poter partecipare alla conferenza di un altro gruppo, diverso da quello a cui é stato assegnato. Oppure un direttore del NHK che lavora per programmi come Close Up Gendai or NHK Special non verrà ostacolato nel riprendere o partecipare ad una conferenza del Ministero degli Esteri da un collega reporter del NHK che si occupa solitamente di quel ministero. E tali ridicoli incidenti (perchè si sono verificati realmente) non si ripeteranno.”

Ustream, in particolare, si propone come una fonte d'informazione alternativa per eludere i filtri dei media principali.

E' abbastanza conosciuto il caso del popolare sito web per la condivisione di video Nico Nico Douga, che dall'anno scorso ha fornito un servizio di trasmissione in diretta ai suoi utenti . Il suo staff é diventato una presenza regolare alle conferenze stampa settimanali del ministro degli esteri, permettendo al suo pubblico di interagire direttamente con il presentatore. Non solo il pubblico può assistere all'evento ma anche inviare domande alla pagina web che vengono scelte dallo staff di Nico Nico Douga e poste direttamente al ministro. Stando al sito Nico Nico Douga , i suoi utenti hanno potuto fare domande sulla questione della base militare americana , sugli attivisti di Sea Shepherd , sugli aiuti all'Afghanistan ecc.




Conferenza in diretta del Ministro degli Esteri Okada su Ustream di Yasumi Iwakami, 29 Giugno.

Il blogger nob1975 ha scritto un commento su questa opportunità dicendo che i cittadini e i netizen adesso devono riuscire a guardare le conferenze stampa dei loro politici prima che vengano riviste e filtrate dalla TV e dalla stampa.

I cittadini adesso hanno la possibilità di entrare in contatto con informazioni genuine. Mi chiedo se ci sia mai stato un'opportunità del genere in passato.
Questa é un'epoca un cui i politici possono parlare ai cittadini direttamente, senza passare attraverso i kisha club o partecipando a “programmi d'informazione”, che fanno parte di programmi d'intrattenimento, a “varietà” che vedono i politici come carne da macello per lo spettacolo, oppure a “talk shows” dove l'ospite porta avanti la conversazione.
Credo che questo sia fantastico.
[…]
Mi sembra un cambiamento epocale.

Giornalisti indipendenti come Takashi Uesugi, prima citato, o il premiato Yasumi Iwakami hanno reso Ustream uno strumento per creare dibattiti aperti focalizzati sul “sistema del kisha club”, per accrescere la consapevolezza dei giapponesi riguardo a come le informazioni a cui accedono siano spesso influenzate e limitate. Un esempio é il dibattito tra Uesugi e l'economista Nobuo Ikeda sulle rivelazioni delle forze dell'ordine ai media”.

Ecco quello che si trova nel profilo di Iwakami sulla sua pagina Ustream :

Il giornalista indipendente Yasumi Iwakami va ovunque, intervista chiunque e, quando possibile, trasmette direttamente le informazioni: interviste, dibattiti, conferenze stampa e così via.

In conclusione, Hiroshi Hirano, redattore del quotidiano online Electronic Journal, che critica il monopolio nell'informazione in quanto contrario ai principi di democrazia, ammonisce riguardo alla pericolosità del potere insito nei media.

Se l'informazione é monopolizzata da una fonte, si crea una nuova forma di potere che é facilmente manipolabile da politici, burocrati o altri per i loro scopi.
di Scilla Alecci

13 luglio 2010

Nasce l’agenzia di rating cinese e dà voti (veri?) a Italia, Usa …





Più volte su questo blog abbiamo criticato le tre agenzie di rating, evidenziandone la scarsa credibilità. Ce ne sono soltanto tre, operano in regime di oligopolio e sono finanziate dalle stesse società che sono chiamate a giudicare. Nel giorno in cui Moody’s abbassa la valutazione del debito portoghese, Pechino annuncia la nascita della propria agenzia di rating. Si chiama Dagong e va a rompere l’oligopolio perfetto.

Ci vorrà del tempo valutarne l’affidabilità, ma Dagong ha iniziato col botto, dando i voti ai debiti dei Paesi sovrani. Voti che risultano alquanto diversi da quelli di Moody’s, S& P, Fitch.

Gli Usa, ad esempio, non meritano AAA, ma solo AA, come l’Arabia Saudita. ll debito debito cinese in valuta locale è più sicuro di quello americano: AA+ con outlook stabile. Stesso voto per Germania, Canada, Olanda.

Giappone, Regno Unito, Corea, Francia valgono meno e meritano AA-.

E l’Italia? Cattive notizie. Il rating è nettamente inferiore («A-») ed è lo stesso di Spagna, Portogallo, Belgio, Brasile,Cile, Sudafrica, Malaysia, Estonia, Russia, Polonia, Israele.

Il rating massimo AAA è attribuito solo a Norvegia, Australia, Danimarca, Lussemburgo, Svizzera, Singapore, Nuova Zelanda, nonché al debito cinese in valuta estera.

Da qui alcune domande:

1) Visto il livello di corruzione e di inaffidabilità delle tre agenzie occidentali, il voto dei cinesi fotografa meglio la realtà? Qualcuno potrebbe pensare che Pechino è stata generosa con se stessa; è possibile; però Pechino ha un debito irrisorio e ha enormi riserve, dunque la valutazione appare realistica.

2) L’Italia è messa davvero peggio di quanto ammesso finora dalle nostre autorità e dalle agenzie di rating? Valiamo davvero quanto i bistrattati Portogallo, Estonia, Spagna? Spero che la risposta sia no , ma se fosse sì, la tempesta potrebbe essere dietro l’angolo…

di Marcello Foa -

La vittoria dei Bilderberg e il mondo alla fame

Dalle sciagure “avvertimento”, come quella di Smolensk, alla pianificazione degli eventi mediatici destinati a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale. Con due progetti nell'armiere: l'eliminazione di Barack Obama ed il progressivo impoverimento del ceto medio, “reo” di voler contestare le scelte delle e'lites finanziarie sulle sorti del mondo. Ecco l'allucinante report da Bilderberg 2010.

* * *

La notizia arriva dalla Germania e comincia a circolare intorno ai primi di aprile, quando i media vicini al fondatore di Movisol (Movimento internazionale per i diritti civili e solidarieta') Lyndon Larouche la rilanciano in rete: il piano per far scomparire dalla scena politica mondiale Barack Obama sarebbe gia' pronto. In discussione e' l'eliminazione fisica in stile John Kennedy (affidata, come sempre, allo “squilibrato” di turno), o l'atterramento politico, di quelli che non danno scampo e non conoscono vie di ritorno.
Chi ne fa cenno per primo alla Voce e' il giornalista d'inchiesta italiano Claudio Celani, da sempre residente a Berlino e primo fra i collaboratori dei periodici facenti capo al gruppo LaRouche, con sedi ed aderenti in tutto il mondo. Un personaggio piu' che discusso, il “guru” dell'economia planetaria, cui viene pero' riconosciuta una preparazione non comune nell'interpretare per primo le mosse sullo scacchiere internazionale ed una preveggenza dei fatti della storia piu' volte comprovata dai successivi accadimenti.
Classe 1922, un passato giovanile nelle fila dei trotskisti, Lyndon discende da quei primi padri pellegrini che fondarono le basi dei moderni Stati Uniti. Alla sua corrente di pensiero si deve gran parte delle ipotesi sul “Nuovo Ordine Mondiale”, gli assetti verticistici di predominio planetario che da anni costituirebbero il disegno occulto di pochi “grandi della terra”. Un'e'lite economica - assai piu' che politica - dalla quale per la prima volta sarebbero oggi escluse le linee politiche di Obama e, in una parola, lo stesso presidente Usa.
Su “Alerti” del 15 aprile scorso, il bollettino periodico del Movimento, Larouche avverte: i britannici, dopo essersi serviti di Obama, intendono eliminarlo. E si fanno precedere da una serie di accadimenti funesti, il primo dei quali sarebbe la sciagura di Smolensk. «Non appena appreso della tragedia aerea in cui hanno perso la vita il presidente polacco Lech Kaczynski e numerosi alti funzionari e esponenti delle forze armate, ho lanciato un forte avvertimento sul significato di questo sviluppo nell'aumentare la minaccia strategica alla vita del Presidente Obama». «Non si tratta di un avvenimento isolato», ha dichiarato LaRouche il 10 aprile. «Quando un pilota polacco, un pilota militare, a cui e' stato affidato il governo presidenziale, ignora un ordine, un avvertimento dato sul territorio russo sull'atterraggio in Russia in determinate condizioni atmosferiche e invece prosegue e alla fine tutti muoiono, cio' da' da pensare».
«Questo - continua l'economista americano - e' parte dell'ambiente di minacce di morte al presidente Obama. Siamo in una situazione che puo' essere paragonata, internazionalmente, all'assassinio di Kennedy… Quando qualcuno vuole assassinare il Presidente degli Stati Uniti, conduce una serie di operazioni che creano un'atmosfera di instabilita', una dinamica che consente loro di avere buone possibilita' di poter insabbiare i fatti sui colpevoli». E questo «qualcuno» LaRouche lo identifica con gli ex alleati britannici, i quali «sono intenzionati a liberarsi di lui, per creare una situazione in cui imporre una vera e propria dittatura negli Stati Uniti, eliminando un presidente che ha gia' esaurito tutta la sua utilita' politica», realizzata attraverso la riforma sanitaria, che sarebbe stata ispirata proprio dai grossi gruppi dell'industria farmaceutica anglo-britannica, contrapposti ai moloch delle assicurazioni private, finora detentori dell'intero sistema.

Le CONFERME DEL PIANO
Ma lasciamo ora Movisol e il suo dominus, perche' conferme indirette del piano anti-Obama fin qui ipotizzato arrivano da altre fonti. Se infatti appare persino scontato il riferimento ai gruppi nazionalisti armati (a cominciare dalle “milizie” facenti capo a Mike Vanderboegh), meno noti sono alcuni movimenti finanziari speculativi avvenuti intorno al disastro delle “Torri gemelle del mare”, vale a dire la colossale falla di greggio nell'oceano causata dalla British Petroleum, che ha provocato, fra i suoi primi effetti, il crollo verticale di una popolarita' e di un consenso - quali quelli di Obama - fino ad allora inespugnabili. Ma anche stavolta c'era stato “chi” aveva gia' previsto tutto. E non si trattava del “solito” LaRouche. Se guardiamo i repentini passaggi nell'azionariato di BP al 31 marzo di quest'anno - cioe' alla vigilia dell'incidente - una circostanza salta subito agli occhi: la banca d'affari americana Goldman Sachs si era appena “liberata” della bellezza di 4.680.822 azioni della societa' petrolifera britannica, fino a quel momento date per solide, realizzando un controvalore pari a 250 milioni di dollari. Se le avesse tenute, oggi avrebbe perso il 36% del loro valore.
E sempre a meta' marzo - come fa notare l'analista economico Mauro Bottarelli - il sito di ricerche di mercato Morningstar, a proposito del titolo BP, avvertiva: «Spaccature causate da limiti ambientali e operativi potrebbero ulteriormente limitare il potenziale di guadagno». «Che quell'incidente sarebbe accaduto - spiega Bottarelli - lo si sapeva da mesi e mesi, era questione di tempo. Anzi, di timing visto che le implicazioni sono anche - e forse soprattutto - economche e finanziarie: prima delle quali, uccidere Bp, renderla scalabile e ottenere a prezzo di saldo le sue attivita' estrattive». Con una “chicca” finale: ad effettuare le attivita' estrattive sulla maledetta piattaforma del Golfo del Messico non c'era solo British Petroleum, ma una terna di imprese comprendente anche Transocean e soprattutto, quale esecutore materiale dei lavori di trivellazione, la corazzata Halliburton di area George Bush (tramite il suo presidente Dick Cheney). Vale a dire proprio coloro che avevano interesse a far affondare, nella marea nera che ha devastato il Golfo del Messico, il pericoloso e democraticissimo Barack Obama.

BILDERBERG IN CAMPO
Contro quelli come Obama, del resto, le forze neocon del pianeta (non quelle ideologizzate, ma i detentori delle leve del potere finanziario), sono all'opera praticamente da sempre. E il progetto del NWO (New World Order) trova ogni volta nuove, sofisticate forme di attuazione in occasione dei super segreti summit dei Bilderberg, l'e'lite oligarchica mondiale che programma a tavolino i destini dei cinque continenti, servendosi della propaganda ad effetto mediatico messa a punto con mesi e talvolta anni di anticipo insieme ai direttori ed editori delle principali testate internazionali, tutti regolarmente presenti ai vertici della “Cupola”.
All'appuntamento 2010 che si e' tenuto dal 3 al 6 giugno nel sontuoso Hotel Dulces a Sitges, localita' turistica poco distante da Barcellona, i leader dei colossi editoriali erano numerosi e tutti molto influenti: cominciamo proprio da un italiano, l'amministratore delegato Telecom Franco Bernabe'. Con lui, l'AD di Europe 1, il francese Alexandre Bompard, l'editore dell'austriaco Der Standard Oscar Bronner, il numero uno della Washington Post Company Donald Graham. E ancora, John Micklethwait, editore dell'Economist, Matthias Nass, delegato dalla propieta' di Die Zeit, Denis Oliviennes a nome dell'azionariato de Le Nouvel Observateur, Martin Wolf, editore associato ed analista del Financial Times, oltre a Vendeline Bredow ed Edward McBride, corrispondenti dell'Economist ed unici due giornalisti ammessi, ma solo per una sorta di ufficio stampa del summit.
Una copertura dell'informazione, insomma, a prova di bomba. Cosi' come blindati sono stati i varchi terrestri ed aerei della location per l'intera durata della tre giorni. Fra gli altri italiani - assente per impegni governativi l'altrimenti assiduo Giulio Tremonti - c'erano gli immancabili Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa (quest'ultimo elencato fra gli ospiti ufficiali in veste di presidente di Notre Europe, aderente alla UE, ma in realta' reso ancor piu' influente dalla recente investitura al vertice della finanziaria d'affari sovranazionale Promontory); e poi John Elkan e il governatore di Bankitalia Mario Draghi, altro habitue' dei Bilderberg. Le uniche indiscrezioni riguardanti i punti strategici sul tappeto quest'anno filtrano attraverso Charles Skelton del Guardian, una vita alle calcagna dei padroni occulti del potere. In estrema sintesi, fra gli obiettivi da annientare ci sarebbero ora tutti gli appartenenti alla middle class, che gli oligarchi considerano «una minaccia» ai loro ordini del giorno, anche per le nuove consapevolezze diffuse proprio in questo ceto attraverso la rete. A maggio, nel corso del Consiglio per le Relazioni Estere a Montreal, uno fra i “padri” di Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, aveva messo in guardia i partner dai pericoli del «risveglio politico globale», autentico ostacolo per i fautori del governo mondiale.
Una classe media da sradicare, dunque, abbassando il tenore di vita e favorendo lo scivolamento al di sotto delle soglie di poverta'. Fin qui, pare che non si tratti di un obiettivo remoto, dal momento che la crisi finanziaria sta provvedendo, giorno dopo giorno, a centrarlo in pieno. Per portarlo a compimento, secondo il rapporto di Skelton, i fautori del NWO stanno programmando «opportuni sistemi per indebolire il tenore di vita delle popolazioni, introducendo tasse piu' elevate, misure di austerita' o prelievi fiscali sulla CO2 emessa». Un “cuore verde” spuntato all'improvviso? Tutt'altro, come ben sa chi conosce il presidente emerito del Wwf: sua maesta' Filippo di Edimburgo, consorte di Queen Elisabeth.
«Attraverso la promessa “di una rivoluzione postindustriale”, alleata con “un'economia verde” - incalza Skelton - in realta' risulteranno paralizzate le economie una volta prospere e la popolazione mondiale diventera' povera al punto che la principale preoccupazione non sara' piu' quella di protestare contro la riunione di 200 elitari presso una localita' di villeggiatura di lusso, ma quella di come arrivare alla fine del mese». Altro scopo che puo' decisamente dirsi gia' a buon punto.
Il 3 giugno scorso, dinanzi al Parlamentro europeo, lo storico Daniel Estulin e' stato ancor piu' esplicito: «L'idea dietro ognuna di queste riunioni Bilderberg e' di creare quello che loro stessi chiamano “L'aristocrazia del proposito”, sul modo migliore per gestire il pianeta tra le e'lite dell'Europa e del Nord America».
In altre parole, «la creazione di una rete di enormi cartelli, piu' potente di qualsiasi nazione sulla Terra, destinata a controllare i bisogni vitali del resto dell'umanita', ovviamente dal loro punto di vista privilegiato, per il bene di noi tutti, la classe inferiore o “The Great Unwashed”, come loro ci definiscono».
di Rita Pennarola

12 luglio 2010

Nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio dell'informazione



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Mentre in molti paesi nel mondo i cittadini comuni familiarizzano con le nuove tecnologie per cercare di far sentire la propria voce, in Giappone sono soprattutto i giornalisti freelance a portare avanti la battaglia contro l'establishment dei media tradizionali, dai quali sono intenzionati a mantenere le distanze. Questo perché in Giappone la distribuzione dell'informazione é sotto il controllo dei media tradizionali attraverso un sistema chiamato ‘kisha club’.



Kisha club significa letteralmente club dei reporter o club della stampa ed é meglio definito come ‘associazione che si occupa della selezione delle notizie’: è presente in quasi tutte le istituzioni pubbliche come ministeri, polizia, e nelle strutture aziendali ecc. Tra i loro compiti rientra l'organizzazione delle conferenze stampa delle istituzioni che gestiscono.

Come specificato nelle loro linee guida :

In un'epoca in cui si va sempre più alla ricerca di informazioni accurate derivanti da selezioni basate sull'etica dell'informazione, i kisha club si assumono la responsabilità sociale di monitorare l'esercizio del potere da parte dei funzionari pubblici e di scovare rivelazioni autentiche di informazioni da parte delle istituzioni pubbliche. I membri dei kisha club e chi partecipa alle conferenze sono tenuti pertanto a ricoprire questi ruoli importanti.

Solamente i giornalisti che lavorano per alcune società nell'ambito dei media tradizionali possono esserne membri e, di conseguenza, partecipare alle conferenze stampa organizzate dai kisha club.
I giornalisti freelance e i media stranieri spesso non sono ammessi. Nel caso in cui possano partecipare, non possono fare domande.

Il 13 Febbraio Takashi Uesugi , uno dei più popolari giornalisti indipendenti, che richiede l'abolizione del sistema del kisha club , ha scritto su Twitter :

Twitter e Ustream hanno oggi superato i club della stampa, che in precedenza monopolizzavano la divulgazione dell'informazione. I dettagli del sistema basato sui kisha club sono poco noti anche in Giappone. L'essere contrari all'anonimità del potere pubblico è una regola ovvia per il giornalismo.
Foto di un kisha club

Hirakawa, kisha club del Partito Liberaldemocratico. Licenza CC di tomo honeycomb.

Con un cambio di direzione, alcuni rappresentanti del governo eletti lo scorso anno hanno deciso di aprire le loro conferenze stampa [en] a tutti i giornalisti professionisti. Chi lavorava nei media online ha colto l'opportunità e ha da subito cominciato a partecipare alle varie conferenze con la propria attrezzatura per poter trasmettere gli eventi in diretta.

Lo scorso settembre Tetsuo Jimbo , un videogiornalista veterano nonché editor e CEO di videonews.com ha commentato questa novità: conferenza stampa di un ministro aperta a tutti i giornalisti professionisti.


Enunciando il principio guida della nuova politica, il Ministro Okada ha detto: “In linea di massima aprirò (le conferenze stampa) a tutti i media, inclusi quelli che non appartengono al kisha club [del ministro degli esteri].”
[…] Fino ad ora i giornalisti appartenenti ad una società con un kisha club dovevano fare ricorso alla loro azienda per diventare membri di quel club. Anche a causa della politica interna di ciascuna società, i giornalisti non potevano presenziare a qualsiasi conferenza desiderassero.
D'ora in avanti, in linea con questa nuova politica, tutti i giornalisti [oltre a freelancer e reporters di riviste e mezzi di informazione online] che lavorano per un' organizzazione-membro possono prendere parte a qualsiasi conferenza. Questo significa che, ad esempio, un reporter di Asahi appartenente ad un certo gruppo non dovrà amareggiarsi all'idea di non poter partecipare alla conferenza di un altro gruppo, diverso da quello a cui é stato assegnato. Oppure un direttore del NHK che lavora per programmi come Close Up Gendai or NHK Special non verrà ostacolato nel riprendere o partecipare ad una conferenza del Ministero degli Esteri da un collega reporter del NHK che si occupa solitamente di quel ministero. E tali ridicoli incidenti (perchè si sono verificati realmente) non si ripeteranno.”

Ustream, in particolare, si propone come una fonte d'informazione alternativa per eludere i filtri dei media principali.

E' abbastanza conosciuto il caso del popolare sito web per la condivisione di video Nico Nico Douga, che dall'anno scorso ha fornito un servizio di trasmissione in diretta ai suoi utenti . Il suo staff é diventato una presenza regolare alle conferenze stampa settimanali del ministro degli esteri, permettendo al suo pubblico di interagire direttamente con il presentatore. Non solo il pubblico può assistere all'evento ma anche inviare domande alla pagina web che vengono scelte dallo staff di Nico Nico Douga e poste direttamente al ministro. Stando al sito Nico Nico Douga , i suoi utenti hanno potuto fare domande sulla questione della base militare americana , sugli attivisti di Sea Shepherd , sugli aiuti all'Afghanistan ecc.




Conferenza in diretta del Ministro degli Esteri Okada su Ustream di Yasumi Iwakami, 29 Giugno.

Il blogger nob1975 ha scritto un commento su questa opportunità dicendo che i cittadini e i netizen adesso devono riuscire a guardare le conferenze stampa dei loro politici prima che vengano riviste e filtrate dalla TV e dalla stampa.

I cittadini adesso hanno la possibilità di entrare in contatto con informazioni genuine. Mi chiedo se ci sia mai stato un'opportunità del genere in passato.
Questa é un'epoca un cui i politici possono parlare ai cittadini direttamente, senza passare attraverso i kisha club o partecipando a “programmi d'informazione”, che fanno parte di programmi d'intrattenimento, a “varietà” che vedono i politici come carne da macello per lo spettacolo, oppure a “talk shows” dove l'ospite porta avanti la conversazione.
Credo che questo sia fantastico.
[…]
Mi sembra un cambiamento epocale.

Giornalisti indipendenti come Takashi Uesugi, prima citato, o il premiato Yasumi Iwakami hanno reso Ustream uno strumento per creare dibattiti aperti focalizzati sul “sistema del kisha club”, per accrescere la consapevolezza dei giapponesi riguardo a come le informazioni a cui accedono siano spesso influenzate e limitate. Un esempio é il dibattito tra Uesugi e l'economista Nobuo Ikeda sulle rivelazioni delle forze dell'ordine ai media”.

Ecco quello che si trova nel profilo di Iwakami sulla sua pagina Ustream :

Il giornalista indipendente Yasumi Iwakami va ovunque, intervista chiunque e, quando possibile, trasmette direttamente le informazioni: interviste, dibattiti, conferenze stampa e così via.

In conclusione, Hiroshi Hirano, redattore del quotidiano online Electronic Journal, che critica il monopolio nell'informazione in quanto contrario ai principi di democrazia, ammonisce riguardo alla pericolosità del potere insito nei media.

Se l'informazione é monopolizzata da una fonte, si crea una nuova forma di potere che é facilmente manipolabile da politici, burocrati o altri per i loro scopi.
di Scilla Alecci