08 maggio 2010

Tutta la nostra economia è costruita sulla frode




C’è stato uno strano momento la settimana passata durante il discorso del presidente Obama al Cooper Union College. Lui era lì, a strisciare dinanzi a una casta di criminali di Wall Street, tra cui il capo della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, implorando “Guardate dentro il vostro cuore!”, come John Turturro in Crocevia della morte… quand’ecco che all’improvviso il Presidente degli Stati Uniti ha sganciato la sua bomba: “Le sole persone che devono temere le misure di controllo e trasparenza che stiamo proponendo sono quelle la cui condotta non supererebbe tale supervisione”.

Il Grande Segreto, ovviamente, era che nessuna creatura vivente entro un raggio di 100 miglia dal Cooper Union avrebbe potuto superare questa supervisione: né questa supervisione, né una supervisione di qualunque altro tipo. Punto. Non solo in un raggio di 100 miglia, ma in qualunque luogo in cui ancora sopravvivano tracce di vita economica in questi 50 stati federati, il semplice odore della supervisione farebbe l’effetto di un gas nervino su ciò che rimane dell’economia. Perché nel 21° secolo, la frode è qualcosa di tipicamente americano quanto lo sono il baseball, la torta di mele e la Chevrolet Volts; la frode è tutto ciò che ci resta, amici. Spaventate la frode con le “supervisioni” di Obama e l’intero schema piramidale collasserà in un mucchietto di cambiali bruciacchiate.

Ecco come un mio conoscente, socio di un gruppo Private Equity, descrive la situazione: “Chiunque provasse a far scoppiare questa bolla della frode, dovrebbe fuggire sul primo volo in partenza più velocemente di quanto la famiglia Bin Laden abbia lasciato il Kentucky a bordo dei propri jet dopo gli eventi dell’11/9”.

Ed è per questo, secondo il tizio del Private Equity, che la recita con cui la SEC ha accusato Goldman Sachs di frode non è altro che un bluff negoziale mirante a fornire agli uomini di Obama un qualche strumento di pressione, o almeno a tentare di fornirglielo. Il mio conoscente ha escluso ogni possibilità che le indagini sulla frode possano coinvolgere altri conclamati criminali come Deutsche, Merrill, Paulson & Co., la Magnetar legata a Rahm Emanuel e così via.

“Tu non capisci, Ames. Perfino Khuzami, il tizio della SEC che si occupa del caso Goldman, è un truffatore; quello stronzo era Direttore degli Affari Legali della Deutsche quando la Deutsche ha fatto con le CDO gli stessi giochetti della Goldman. Non ti rendi conto quanto in profondità arrivi questa faccenda”.

E’ evidente che ci sono un sacco di persone consapevoli di quanto putrescenti siano diventate le cose, ma esse non osano ancora riconoscere l’enormità della truffa economica, preferendo baloccarsi con accuse specifiche.

La mia posizione su questo argomento era: “Bene, allora incriminiamo anche questi farabutti, non vedo dove sia il problema”.

Questo era esattamente ciò che affermavo una settimana fa, durante la schermaglia verbale con questo mio conoscente. Abbiamo dato vita ad una scenata in un ristorante yuppie di Midtown, discutendo quanti danni Wall Street avesse provocato e quali misure intraprendere per porvi rimedio.

La posizione del mio interlocutore era indifendibile, così decise di cambiare tattica.

“OK, Ames, quali banchieri vorresti incriminare? Stai dicendo che sono tutti colpevoli, no? Allora, quali di loro vorresti perseguire? Due di loro? Tre? La metà?”.

“Tutti, nessuno escluso. Rinchiuderli in una delle loro belle prigioni private”.

“Non succederà mai, Che”.

“Che? A me? Senti, Scarface, io credo nella legge e nell’ordine. Nessuno di voi degenerati delle Private Equity ci crede più?”

“OK, facciamo un patto, Che. Io ti spiego questa cosa lentamente e con calma, in modo che perfino un hippie rintronato come te possa capirla. Stammi dietro, sarà un po’ complicato. Sei pronto?”.

E così cominciò:

“Bene, supponiamo che un bel giorno il governo dica ‘Ehi, sapete, dovremmo dar retta al Che, incriminiamo ogni azienda e ogni esecutivo su cui i nostri uomini riescono a raccogliere prove. Perché cavolo, le cose che contano sono la legge e la giustizia uguale per tutti, proprio come dice il nostro Che’. OK, questo significherebbe naturalmente incriminare ogni attore finanziario di qualche rilievo, così loro fanno fuori Goldman Sachs, fanno fuori Citigroup, JP Morgan, BofA… e anche i grandi fondi che sono almeno altrettanto colpevoli, se non di più. Così tolgono di mezzo Pimco, Blackrock, Citadel… magari incriminano anche Geithner e Summers e sbattono dentro un po’ degli scagnozzi di Bush… va bene?”.

“Peccato che qui non vendano del popcorn, sta diventando divertente”.

“OK, lo sai che cosa avrai ottenuto a questo punto? Avrai ottenuto il totale affondamento dei mercati. Ricordi cosa successe dopo il collasso della Lehman? Ti ricordi quanta popolarità ne ricavarono i politici di Washington? E ti chiedi ancora perché abbiano sputato fuori un trilione di bigliettoni? Temevano per la propria vita; ecco perché hanno votato a favore del salvataggio. Al loro posto tu avresti fatto la stessa dannata cosa. Se incriminassimo chiunque si sia reso colpevole di frodi e ruberie, il crollo del mercato a cui questo paese dovrebbe assistere farebbe sembrare il 2008 un teatrino per bambini. Apri quella lattina di vermi denominata “Frode” e l’intera fottuta economia va in malora. Tanto varrebbe incriminare la gente perché si masturba. Nessuno potrebbe sapere quando si fermeranno le indagini e chi sarà il prossimo ad essere incriminato. Tutti passerebbero all’incasso e il mercato affonderebbe a zero. E indovina cosa succede se il mercato affonda a zero? Ogni dannato americano con un piano pensionistico o con un portfolio di investimenti o con un 401k… ogni piano pensionistico del paese, i fondi pensione di ogni insegnante, di ogni pompiere, fino all’ultimo centesimo, verrebbero spazzati via. Questo ci ha insegnato il crollo della Lehman”.

“Ci ha insegnato? Non ci ha insegnato un bel niente, a parte che viviamo in un paese governato da maniaci”.

“Gesù Cristo, Ames! Sei perfino più ingenuo degli idioti che hanno provocato il fallimento della Lehman. Voglio dire, veramante nessuno riesce a capire quanto sia grande il casino che questi idioti hanno fatto con la Lehman? E’ stato il casino più grosso che si sia mai visto in questo emisfero! Il Segretario di Stato Paulson e il capo della Fed, Bernanke, si grattavano il culo senza sapere cosa fare, e alla fine hanno detto: ‘Ok, in teoria noi dovremmo essere una libera economia di mercato e dovremmo essere i Repubblicani; quindi, una volta tanto, proviamo a fare qualcosa di diverso, visto che tutto il resto non funziona. Andiamo controcorrente e mettiamo alla prova questa storiella del “libero mercato”. Chi lo sa? Magari il “libero mercato” funziona sul serio nel modo che noi andiamo dicendo da sempre. Visto che nient’altro sembra funzionare, lasciamo che sia il “libero mercato” a decidere del destino della Lehman. Magari scopriamo che il socialismo corporativo non è la risposta giusta’. Così spediscono la Lehman sul libero mercato e… BAM! La merda colpisce le pale del ventilatore. Non dico stronzate, amico: il libero mercato è una favola per i coglioni, non ve l’ha spiegato il babbo a voi idioti? Non solo è crollata la Lehman: è crollato tutto. E’ crollata la fiducia nell’intero sistema. Ed è questo che sto cercando di spiegare ai sempliciotti come te: la nostra economia è fondata su una questione di fede. Non chiedermi come siamo arrivati a questo, non è importante”.

Io cercavo di dire qualcosa per insultarlo, ma lui sovrastava la mia voce, caracollando in avanti mentre metteva a nudo i denti bianco laser.

“Lo so cosa stai per dire, che tu, Ron Paul e tutti i samaritani liberisti strafatti di canapa ve l’eravate già immaginato. Ma quello che io sto dicendo è che, quando non c’è più fede, per un gioco fondato sulla fede è la fine. E’ questo che la Lehman ha mostrato a tutti. Ogni operatore della finanza si è trovato all’improvviso di fronte al problema fondamentale: quest’intera fottuta economia è fondata sulla fede, sulle menzogne, sull’immondizia. Così, quando la Lehman è crollata, ogni operatore è stato colto dal panico e ha pensato: ‘Se la Lehman non era altro che uno schema Ponzi – e so bene che io stesso sto manovrando uno schema Ponzi – cazzo, allora vuol dire che anche tutti gli altri stanno giocando con uno schema Ponzi! Si salvi chi può!’. Nessuno si fidava più di nessun altro, tutti si ritiravano dal gioco e l’intera economia globale è crollata all’improvviso. E questo significa che i tuoi genitori, i miei genitori, qualunque insegnante, pompiere, qualunque persona che stava per andare in pensione in questo paese, qualunque profitto su qualunque attivo, sono stati cancellati.

“E questo è ciò che sto cercando di farti capire: nel mondo degli adulti, quando i risparmi di un intero paese vengono spazzati via a causa di un manipolo di benpensanti, dei loro testi di legge e delle stronzate sul libero ed equo mercato di Thomas Jefferson, questo è un grosso problema. Alla gente non importa un cazzo di Jefferson e del suo mercato libero ed equo. Vuole solo che i suoi risparmi valgano qualcosa. E la gente ha ragione: Jefferson era un imbecille. Avrebbe dovuto fare il cantante folk, non il fottuto Padre Fondatore. Ma ecco un’altra cosa che proprio non riesci a capire: il punto è che se uno distrugge questa economia perché “è questa la cosa giusta da fare”, allora dovrà scappare per tutta la vita; e qualsiasi presidente o partito politico che si trovi al potere nel momento in cui viene presa questa decisione, dovrà dire addio al potere per i prossimi 200 anni. E’ per questo che Washington è andata in panico e ha fatto passare il bailout; non volevano essere loro i fessi che tutte le vittime dello schema Ponzi avrebbero incolpato di aver fatto crollare lo schema Ponzi, così hanno rotto il vetro e hanno pompato nel sistema un nuovo e più grande schema Ponzi. E’ stata una costosa lezione da 14 trilioni di dollari: ‘State alla larga dagli esperimenti col libero mercato, coglioni!’. Quanto sarete fessi voialtri per credere davvero a questa cazzata del libero mercato? Il problema sorge quando gli uomini al potere sono abbastanza fessi da dare retta alla gente come te: agli idealisti libertari e ai Repubblicani altruisti del libero mercato, i quali si sono dimenticati che il loro compito sarebbe quello di mentire. Svegliatevi!”.

“Libertario io? E da quando sarei un libertario?”.

“E’ quello che sto dicendo: gli scemi come te non sanno più nemmeno chi sono. Si dimenticano che dovrebbero solo raccontare un mucchio di balle su tutte quelle stronzate libertarie del libero mercato e tenerle ben lontane dalla politica. E invece, anziché limitarsi a mentire sul libero mercato incoraggiando segretamente la Lehman, questi idioti hanno provato sul serio a realizzare il miracolo del libero mercato, e così ci è toccato sborsare 14 trilioni di dollari soltanto per scoprire quello che io avrei potuto dirgli gratis, e cioè: ‘Ehi, coglioni, il vostro lavoro dovrebbe essere l’ipocrisia, OK? Dovreste mentire sul libero mercato con la vostra lingua biforcuta, non provocare terremoti per andar dietro agli idealismi libertari! Non siete pagati per credere in qualcosa. Il vostro lavoro è quello di andare di fronte al pubblico e raccontare bufale sul libero mercato. Punto”.

“E che cazzo ci vorrà mai? Guarda la mia faccia: con una metà dici una cosa, e con l’altra fai quella opposta. Chiaro? Lascia che siano gli altri a lamentarsi, a frignare ‘Ooh, che ingiustizia, ooh, il salvataggio, il socialismo, la corruzione’. Questo è ciò che fanno i perdenti: si lagnano per tutto il tempo. Come te ad esempio, Che. Non fai altro che frignare, e guardati: puoi per caso permetterti di pagare il conto di questo pranzo? Esiste forse qualche libertario sulla faccia della Terra che possa permettersi un pasto decente a Manhattan? E adesso guarda me: io sono un ipocrita. Cazzo se lo sono! Racconto balle ogni giorno della mia vita, racconto balle a me stesso perfino mentre dormo. Cavolo, le sto raccontando anche a te in questo preciso momento, anzi non so nemmeno più che cazzo sto dicendo, tanto sono abituato a mentire. E chi è di noi due quello che ha l’American Express? Chi è che pagherà il conto stasera? Quelli che hanno il potere, quelli come me, abituati a mentire. Capito? Mentire, to lie, come ‘il massacro di My Lai’, come ‘My Lai-senza libero mercato sono guai’. Il tuo compito è quello di distrarre gli allocchi con le cazzate sul libero mercato, perché - qualunque ne sia il motivo – è questo ciò che loro vogliono sentire. Non importa quali bubbole gli dai a bere, finché queste bubbole riescono a mantenerli in trance. Dopodiché, dietro le quinte, tu puoi fare l’esatto contrario: manipolare il gioco, coprire il tal problema qui con quei fondi là, spostare un po’ di merda in giro, scremare i budget e finanziare il sistema, coprire l’immondizia più grossa e ogni tanto dare un fallito in pasto ai lupi per tenere vivo l’interesse del pubblico. E’ così che funziona il sistema e qualsiasi persona che abbia raggiunto l’età adulta lo capisce. E se qualcuno non lo capisce, può sempre crearsi una bella chat libertaria online e frignare con i suoi amichetti libertari sul libero mercato e su Jekyll Island, ‘Gnààààà, non è giusto, gnààààà!’”.

“Che c’è di male a essere libertari?”

“E’ solo che a me sembrate tutti uguali. Libertari, hippie, c’è davvero una differenza? State tutti a frignare ‘Non è giusto, amico! Ooh! Non puoi farlo, questa è truffa, questa è corruzione, ooh no!’. Oppure: ‘La diseguaglianza di reddito, amico; Goldman Sachs ci controlla tutti, amico; questo è socialismo per ricchi; è tutto così spaventoso per il mio cervellino di libertario ritardato di 5 anni!’. No, sul serio, tutte le volte che incontro un libertario come te…”

“Senti, non sono un fottuto libertario, OK? Voglio una redistribuzione della ricchezza. In che lingua te lo devo dire? Io-redistribuzione. Io-Buon Governo. Voglio collettivizzare il denaro dei vostri profitti perché sono un invidioso parassita. Sei in grado di processare una singola parola di quel che sto dicendo, Spaz?”

“Uh-uh, certo, come vuoi. Cioè, io credo sia fantastico che tu e i tuoi amici siate riusciti a imparare a memoria La strada verso la schiavitù fra un episodio di Star Trek e l’altro. No, davvero, sono felice per voi. Già, siamo tutti così orgogliosi. Ma il punto è questo: noi adulti, in questo momento, siamo molto, molto occupati a cercare di rimediare al casino liberista che voi avete combinato con quella vostra mossa della Lehman. Quindi, perché non ve ne andate un po’ sulle vostre chat libertarie a chiacchierare di Jekyll Island e di gold standard? Questo vorrebbe dire molto per noi. E fatemi un fischio quando avete capito tutto, okay? Sparite solo dalla mia fottuta vista e lasciate lavorare gli adulti”.

La discussione degenerò in un battibecco ben più crudo e personale di questo, ma quando la nostra schermaglia verbale ebbe fine – e lui ebbe pagato il conto – io ripensai a ciò che aveva detto, e tutto aveva molto più senso. La frode è divenuta così endemica in questo paese che ha finito per fondersi con il DNA dell’America, creando una relazione simbiotica che non può essere spezzata senza uccidere l’organismo ospite. Se la spingeranno ancora oltre, l’intera economia americana potrebbe crollare, gli attivi patrimoniali potrebbero dissolversi e ciò significherebbe dover affrontare decine di milioni di pensionati e baby boomers incazzati neri. Come dicono i tipi di Wall Street: “Chiunque si renderà responsabile dell’esplosione di questa ennesima bolla mettendo a nudo tutte le frodi (e mandando a picco i mercati), non solo si ritroverà spodestato dal potere per almeno una generazione, ma dovrà sottoporsi ad un radicale intervento di chirurgia facciale e cercare asilo in qualche luogo remoto. Nessuno desidera essere colui che farà una cosa simile, ed è per questo che essa non si verificherà”.

Potrebbero anche aver ragione, ma tutte le bolle prima o poi scoppiano e tutti gli schemi Ponzi sono destinati a crollare ad un certo momento. L’unica incognita è quando. Per quelli di noi che non sono alla vigilia della pensione, prima arriverà questo giorno della verità e prima potremo farci i conti, meglio sarà per tutti.


da The New York Press
traduzione di Gianluca Freda

07 maggio 2010

Le rendite finanziarie sono come il latifondo: è una ricchezza che porta miseria

Visto che con Yossarian si riesce a fare una "discussione interblog" civile, ne approfitto e rispondo al suo post. In definitiva, quello che ci separa e' una diversa percezione di quanto avvenuto. Per molti, il mondo delle rendite appartiene al mondo dei "servizi", cioe' al mondo del reddito prodotto da un qualche lavoro che si esprimera' in ore-uomo. Io, al contrario, penso che le attuali rendite finanziarie siano una categoria nuova dell'economia, in quanto prendono un nuovo attore, il rischio, e lo trasformano in reddito.

La vera novita' , quella che ha causato il disastro finanziario nel quale ci troviamo, e' la capacita' di produrre reddito dai rischi, approfitando del paradosso logico che lega le statistiche al calcolo delle probabilita'. Cerco di spiegarmi con un esempio.

Supponiamo che per una data compagnia aerea, per motivi di varianza, si faccia la statistica (pesata con tutti i chi-square del caso) che le vittime di incidente aereo siano, sui passeggeri, sei uomini ogni dieci milioni,e quattro donne ogni dieci milioni.E' possibile , basta che per puro caso caschi un aereo pieno di giocatori di pallavolo , prima di recuperare l'equilibrio uomo/donna, al ritmo di incidenti , occorreranno decenni. Il ciclo teorico e' molto lungo per via della rarita' degli incidenti.

Cosi', in un certo senso i maschi sono stati , statisticamente, piu' sfortunati. Ma noi siamo un'azienda di assicurazioni, e teniamo conto del fatto che sei su dieci milioni sono uomini e quattro su dieci milioni siano donne.

Problema: se una coppia di due sole persone sale su un aereo, qual'e' la probabilita' che l'aereo precipiti? La risposta corretta e' che non c'e' relazione alcuna tra il sesso dei passeggeri e il rischio di caduta. Ma dal punto di vista della gestione del rischio classica, paradossalmente la donna "portera' fortuna" all'uomo. Perche' se la fisica degli aerei non risente del sesso dei passeggeri, alla fine assicureremo due persone alla media del cinque su dieci milioni. Ma con la passeggera donna ci abbiamo guadagnato, con l'uomo ci abbiamo rimesso.

Da dove nasce questo reddito?
Questo reddito nasce da un paradosso, nasce dalla confusione tra statistica e calcolo delle probabilita'. Si sta usando, cioe', una statistica come se fosse un calcolo delle probabilita'. Un metodo di misura a posteriori contro una predizione teorica a priori. E' un errore, sempre. Costa, a volte.

Quando il fenomeno che si assicura NON e' costante, non e' ciclico, non segue sempre le stesse leggi, e' lontano dal ciclo teorico statistico, i numeri sono troppo pochi, il costo dell'errore e' alto.

Cosi' le assicurazioni possono lavorare tranquillamente usando le statistiche come predizione SE i numeri sono alti, i fenomeni sono stabili e seguono le stesse regole di sempre, eccetera. Cosa succede se lo facciamo in presenza di fenomeni non del tutto regolari?

Eh. Succede che il costo aumenta, e ogni costo e' un reddito. Cosi', la definizione di "rendita" e' semplicemente un reddito prodotto dalla semplice esistenza di un rischio sul quale costruiamo un reddito che non proviene dal nostro lavoro, ma dal differenziale tra il rischio misurato sulle statistiche del passato e quello stimabile nel futuro.

Faccio un esempio di rendita: se lavorate come dipendenti, potrete comprare una casa col mutuo. E' una rendita? Si. Quello che state vendendo alla banca e' rischio basso, il rischio basso che avete di perdere ogni reddito. In cambio di questo basso rischio, la banca e' disposta a darvi dei soldi. Soldi che non avete guadagnato.


La banca non fa altro che prendere dei soldi con un rischio maggiore e darli a voi, maggiorando con l'interesse la differenza tra i due rischi. Nell'esempio di sopra, paga delle donne per salire sull'aereo.

La casa che avete comprato e' una forma di rendita. Avete venduto il basso rischio legato alla vostra posizione lavorativa. Anche quello che compra una casa lavora sul rischio: si assume il rischio che la casa deprezzi, pagandola senza sapere se, nel tempo lungo di vita della casa, l'investimento rendera'. In cambio di questo rischio, affitta la casa ad un tizio che ne gode SENZA avere alcun rischio di investimento: non ha comprato nulla.


Infine, la storia dei titoli di stato: voi stimate (1) che il rischio di fallimento dello stato sia tot, e chiedete allo stato di piu' per dargli dei soldi. Che vi verranno restituiti, piu' una percentuale di guadagno che ritenete superiore al rischio di fallimento.

Tutto questo e' semplicemente REDDITO prodotto da una differenza tra rischi.

Sia chiaro, le assicurazioni sono sempre esistite. E hanno sempre lavorato cosi'. Ma negli ultimi anni le rendite (sotto forma di prestiti, mutui, immobili, titoli finanziari) si sono diffuse e sono arrivate a divorare l'economia tradizionale. Questi strumenti che generano ricchezza partendo dal rischio sono arrivati ad essere disponibili a tutti.

Un investimento di "rendita" non e' altro che un investimento nel quale compriamo basso rischio, ovvero riteniamo che la resa sia superiore ai rischi. Oppure, vendiamo il nostro basso rischio (o se preferite: il buon rating) in cambio di un prestito che restituiremo a rate. In tutti i casi, stiamo commerciando rischi. Siamo , nell'esempio dell'aereo, una donna che si fa pagare per salire a bordo e abbassare la media delle polizze, come se portasse fortuna. Un catastrofico errore logico, ma convenzionalmente accettato.

Problema: esisteva questo fenomeno, prima? No.

Di conseguenza: esistono teorie di politica economica che se ne occupino? No.

Sic et simpliciter: tutte le ideologie politiche sono obsolete, perche' e' comparso nel mondo del reddito questo meccanismo (basato su un errore logico che a volte funziona, come un orologio fermo che indichi due volte al giorno l'ora esatta), mai apparso prima.

Il liberismo come ideologia viene meno, perche' vengono meno i suoi presupposti. Quando un imprenditore investe in una rendita, sta comprando basso rischio, ovvero buon rating. Ma il nostro liberista classico sostiene che il beneficio dell'impresa sia quello di produrre ricchezza, che inevitabilmente produrra' altra impresa. Invece, come avveniva nel passato col latifondo, i soldi vengono immobilizzati in una logica di basso rischio.

Se consideriamo il rischio di impresa, infatti, notiamo subito come l'impresa che investe su qualche rendita anziche' ingrandirsi non fa altro che preferire il basso rating della propria impresa al rating migliore di un investimento che so io immobiliare. Il nostro liberista classico pensa che la ricchezza sia la spinta che porta l'imprenditore a rischiare i propri soldi. Ma se esiste una forma di ricchezza che gli fornisce reddito ad un rischio PIU' BASSO di quello dell'impresa, tutto l'impianto liberista va a farsi fottere. Non e' piu' vero che la ricchezza spinge il nostro imprenditore a costruire, e no, le rendite non sono la stessa cosa.

L'impresa che ha un rischio del 10% deve avere un margine superiore al 10% per non rimetterci le penne alla prima crisi.Diciamo che sia l' 11% Se una casa rende il 3% ma ha un rischio di fallimento del 2%, abbiamo lo stesso 1% di differenza , ma su rischi quantitativamente minori. Questo non era previsto in NESSUNA teoria liberista: il guadagno a rischi bassi che possa "deviare" l'imprenditore dal cercare il "premio" che si ottiene col rischio d'impresa.

Anche il MArxismo non ne esce meglio. Qual'e' il plusvalore di un rischio? E quello di un meccanismo assicurativo? La fortuna? A Marx sarebbe piaciuta poco come risposta. Il plusvalore di Marx era la differenza tra costi e incassi. LA differenza tra rischi e rese non fa parte della teoria. Il rischio non e' un costo. Finche' tutto va bene , l'automobilista che non fa incidenti NON costa.

Questa nuova qualita' di redditi ha distrutto tutti i meccanismi che storicamente gestivano l'economia. L'imprenditore abbassa il rischio dedicandosi piu' alle rendite che all'impresa. Non produce lavoro. Le rendite sono basse quando il rischio e' basso, e alte quando il rischio e' alto.

E questo meccanismo si e' esteso a tutta la societa'. I risparmiatori non risparmiano perche' anziche' mettere in banca e sfruttare interessi positivi col risparmio, comprano vendendo il guadagno futuro PRIMA di guadagnarlo, in cambio di un ottimo rating familiare.

Questo non era mai successo prima. L'unica classe simile era quella dei latifondisti. Essi coltivavano enormi quantita' di terre con una resa bassa. Le terre, essendo molto estese, avevano poco rischio di offrire meno delle scarse rese, per cui un margine basso era sufficiente. Difficile che qualcosa potesse distruggere ettari ed ettari di pascolo o di foraggio , per dire. L'agricoltura intensiva, invece, rende di piu' ma parcellizzando i campi espone al rischio di un evento locale distruttivo.

Non e' vero, quindi, che l'imprenditore fa ricchezza COMUNQUE investa. Il latifondista buttava un sacco di soldi per terre che rendevano l' 1/1.5% annuo. Ed e' qui il problema delle rendite.

Voi siete soddisfatti se qualcuno vi promette, che so io, il 4% su dei titoli di stato. Un'azienda che renda il 4% e' da buttare via. Quando si passa da investimento nell'impresa a rendita, il rischio e' minore ed ovviamente sono minori anche le rese. Quando avevo il mio helpdesk il mio margine di contribuzione era sul 28%. Qualcuno di voi investe al 28% annuo? Eppure, per un'azienda non e' cosi' strano , come margine.

Le rendite, signori, sono basse. Per definizione. Perche' quando diventano alte o c'e' il trucco o c'e' molto rischio: ma allora tantovaleva correre il rischio d'impresa.Quando comprate con un prestito, se l'interesse e' basso c'e' la fregatura nel prodotto. Non c'e' alternativa: qualcuno sta comprando il vostro basso rischio di fallire, quindi nel bene che vi fornisce in cambio di deve essere un rischio maggiore. Che e' il rischio d'impresa del produttore se non vende abbastanza. Altrimenti NON avrebbe senso il baratto.

Quindi no, il nostro imprenditore che investe in rendite fa un DANNO all'economia, perche' nessuna rendita ha la resa pari al margine di contribuzione di un'azienda. E' l'equivalente finanziario del latifondo.

Questa e' l'economia del rischio. Il paradigma e' il rischio. Non il lavoro. Non la ricchezza. Non il plusvalore. La merce effettivamente scambiata e' il rischio.

Nessuna delle teorie del passato ha mai ipotizzato questo. E qui veniamo a Yossarian. Non c'e' alcuna traccia, nei lib-dem e nel loro programma, di un approccio al problema. Sembra che il problema non esista. Le rendite vengono ancora chiamate "proprieta'", come nel novecento.

Ma non e' cosi': quando vendete il fatto di essere dipendenti in cambio della proprieta' ipotecata di una casa che altrimenti NON potevate permettervi, state ricevendo reddito vendendo rating: e' una rendita. Si', quel debito e' una rendita. La rendita derivata dall'aver trovato un posto fisso.

L'unico modo razionale di affrontare la cosa e' capire che le rendite hanno rese piu' basse, nella media, rispetto al margine di contribuzione medio. Se prendiamo gli indici di borsa e facciamo una media , su 20 anni, di quanto crescono? . Non un dato eclatante. Non eclatante se lo paragoniamo al margine di contibuzione di un'azienda.

Ducati ha avuto, in un anno (il 2001) , un margine di contribuzione del 40.8%. Mi trovate un investimento di rendita che abbia questa resa annua? Non ce la fate.

Allora cosa facciamo, se domani Ducati decide di diventare una finanziaria e investire sul mercato della finanza? Che magari guadagnera' , rispetto al rischio d'impresa, di piu': una finanziaria di quelle dimensioni chiude quasi sempre in buon attivo. Ma non del 40.8%.

Questo e' il motivo per il quale paesi come Cina o India, molto manufatturieri, crescono di piu': il margine di contribuzione di un'industria e' MOLTO piu' alto di qualsiasi resa finanziaria. Le basse crescite del paesi occidentali sono tali anche per via di tutti i soldi che finiscono nella finanza, cioe' in un mondo dove i rischi sono bassi a parita' di reddito, con crescite molto, molto piccole.

Voi un invstimento da 40.8% annuo VE-LO-SOGNATE. L'unica cosa che potete fare e' costruire un'azienda di successo, se volete simili guadagni.

Allora dite: ma i finanzieri sono ricchissimi. Come mai? Perche' rischiano meno di Ducati, e come se non bastasse spendono meno. A parita' di guadagni, i loro rischi sono piu' bassi. Se guardate il rischio che ha ducati di cannare i nuovi prodotti, o di subire una crisi, scoprite che Ducati e' molto colpita dalle crisi. Dunque rischia MOLTO. Per questo deve guadagnare MOLTO. La differenza e' nel rischio.

Il finanziere magari non fa il 40.8% annuo. Ma rischia molto meno di Ducati. Questa e' la sua ricchezza: la ricchezza del latifondista: molta terra a bassa resa, ma con rischio basso che gli investimenti vengano vanificati, che so io, da una tempesta di grandine.

LA percezione del danno catastrofico che questi latifondisti della carta , i finanzieri, causano al paese, e' ancora poco diffusa. Si crede che le rendite siano convenienti rispetto alle aziende. Niente di piu' sbagliato, un'azienda che solo sopravviva ha un margine di contribuzione che nel mondo della finanza e' sogno puro.

Ma non importa.Giocando su grandi quantita' di risorse, come per i latifondisti, i nostri finanzieri e i nostri cercatori di rendita riescono a farsi il gruzzoletto. Solo che poi, nel sistema paese, la medie delle rese vi regala un bel PIL del +1-2% annuo. Basso rischio, bassa resa globale, quantita' investite sufficienti a garantire comunque un reddito alto A POCHI. Latifondo.

L'effetto che la finanza fa alle economie e' l'effetto che il latifondo faceva all'agricoltura: pochi grandi possidenti erano ricchi sfondati, ma non aumentavano il rischio investendo perche' le quantita' di terra garantivano una resa bassa, che tuttavia moltiplicata per le quantita' di terra li rendeva ricchi.

Ma la resa media, sul globale, dell'agricoltura, era penosa. E si faceva la fame.

Questo, caso Yoss, non e' nel programma dei liberisti. Non e' nel programma dei socialisti. Ne' in quello di Cameron. Nessun partito ha un bagaglio culturale per capire che occorre nel mondo della finanza l'equivalente delle riforme agrarie che finorono il latifondo.

Si voleva aumentare la resa delle terre. Una terra su cui si investisse era piu' rischiosa: tu investi e un uragano ti distrugge tutto. Se non investi ma hai molta terra, magari l'uragano ti distrugge il 90%del raccolto, ma hai molta terra e ce la farai a vivere. Solo che il paese e alla fame.

L'agricoltura intensiva invece e' rischio: investi per coltivare meglio, se va male , ci rimetti. Pero', la resa e' alta. E questo produce un dato macroeconomico buono. Il latifondo ha meno rischi anche se puo' fornire (a pochi) dei redditi molto alti, ma ovviamente il dato macroeconomico e' pessimo.

Allo stesso modo, l'industria e l'imprenditoria hanno rischi alti. Ma hanno rese alte. Il mondo delle rendite ha rischi bassi. Ma ha anche rese basse. Con l'industria, il dato macroeconomico e' alto. Con la rendita, chi possiede grandi rendite ha un buon reddito. MA il dato macroeconomico e' basso.

I paesi con le economie di rendita piu' forti sono quelli che hanno la crescita del PIL piu' BASSA. I paesi con le crescite alte sono quelli industrializzati. Quindi NO, sul piano macroeconomico spostare i soldi sulle rendite produrra' lo stop della crescita.
Questo, caro Yoss, non e' in NESSUN programma politico attuale. Non sentirai NESSUN politico accusare le rendite delle basse crescite dei paesi. Ti diranno che la bassa crescita del PIL e' tipica "dei paesi maturi", ma sono PALLE: e' tipica dei paesi dove l'economia delle rendite e' piu' diffusa.

Non esistono guadagni stellari in borsa. Mi spiace, ma anche il finanziere piu' brillante il 40.8% annuo sul bilancio di una multinazionale finanziaria SE-LO-SOGNA. L'industria lo fa: Ducati lo ha fatto.

Stiamo pensando che la finanza produca ricchezza perche' guardiamo i POCHI beneficiari ricchissimi. Ma e' come pensare che il latifondo sia bello guardando i POCHI latifondisti ricchissimi. Il dato macroeconomico invece mostra che il PIL delle nazioni piu' finanziarizzate tende ad abbassarsi rispetto a quello delle nazioni piu' manufatturiere.
Questa percezione NON fa parte di alcuna ideologia attuale.
Il fatto che le rendite siano, per il paese, una piaga analoga al latifondo non e' percepito.

E senza questo, nel mondo attuale, nessuna ideologia politica puo' curare il male. Ne' quelle di sinistra, ne' quelle liberali.

Occorre uno statalismo decisionista molto forte.Che non e' patrimonio ne' della sinistra di oggi ne' della destra di oggi. "lIberale" significa che spingo la gente la gente a finanziare la crescita perche' ci guadagna. Altrimenti non si muove.Socialista significa che spingo la gente a finanziare la crescita con le tasse. Ma quello che serve e' l'equivalente di una riforma agraria anti-latifondo.
by Uriel

06 maggio 2010

L`insolvenza della Grecia e la trappola del debito pubblico



Il debito pubblico è la diga piena d’acqua. Se crolla, si allaga tutto, gli Stati vanno in tilt e la gente viene travolta.
Ora, l’equivalente del terremoto è il tasso di indebitamento dei privati. Quando i privati si indebitano troppo, il debito pubblico esplode.
Qual è il legame?
Il legame è di due tipi: fiduciario e consumistico.
Nel caso fiduciario, il problema lo vediamo bene in Portogallo e Spagna. Il debito portoghese è attorno al 70%, ma il paese è vicino al collasso. Del resto la cosa non è nuova, perché il debito argentino era ancora più basso, quando ci fu il crack.
Quello che succede è che l’investitore perde la fiducia nel paese, dal momento che non è possibile per l’economia di risollevarsi. Qualsiasi politica fiscale il governo usasse per migliorare il debito, infatti, sarebbe insostenibile: il cittadino indebitato è, anche se ha uno stile di vita apparentemente occidentale, un cittadino povero. Quando il vostro paese ha più debiti che Pil, comunque vadano le cose il governo non potrà pagare i debiti, dato che li pagherebbe con tasse che il cittadino ha sempre meno la possibilità di pagare.
Nessuno crederà mai ad un paese nel quale i cittadini vivono a credito.

Le pratiche incriminate sono: il credito al consumo troppo facile, automobili, elettronica, vestiti, vacanze comprate a rate.
Il fido aziendale troppo facile rispetto al capitale sociale. Le Pmi e i professionisti chiedono fido portando come contropartita il fatturato, e non il capitale sociale.
Il mutuo casa facile. La gente compra casa senza possedere una lira, spesso facendosi finanziare più del valore della casa.
Le carte di credito si comportano come isolette, concedendo fidi ed effettuando prestiti de facto. Potete avere un’Amex con lo scoperto e una Visa con lo scoperto, e i due circuiti non si parlano per capire se non stiate moltiplicando il vostro conto, e come se non bastasse spesso non parlano con la banca per sapere quale sia la situazione del vostro conto.

Poi c’è un problema di forecast. Supponiamo di avere cittadini risparmiatori, e di iniziare una trasformazione della spesa pubblica. Inevitabilmente le trasformazioni della spesa pubblica producono un periodo di austerity.
Cosa fa il cittadino? Se ha dei risparmi, come ha di solito il ceto medio (negozianti, professionisti), compenseranno il calo di affari pescando dai risparmi. Quando finirà l’austerity, torneranno a risparmiare.
Così, se il governo italiano calasse del 10% la spesa pubblica per un anno, le Pmi che si vedrebbero ridurre gli appalti del 10% di cosa vivrebbero, visto che non hanno risparmi? E i professionisti? E il relativo calo dei consumi, come sarebbe vissuto dai negozianti?
Se tutte queste categorie avessero dei risparmi, ovviamente pescherebbero dai risparmi per un anno: il governo ristrutturerebbe la spesa pubblica e poi tornerebbe il sereno. Ma cosa succede se non ci sono risparmi?
Succede che ristrutturando la spesa pubblica, cioè ridimensionando gli appalti, le aziende soffriranno. Ma non hanno un cuscinetto su cui contare, quindi licenzieranno. I licenziati caleranno le spese, perché non hanno risparmi. E non compreranno dai negozianti. I quali non hanno riserve, e caleranno le scorte di magazzino. E così via.

Che cosa succede se il cittadino, oltre a non avere risparmi, è anche indebitato? Cosa succede se lo stato taglia spesa pubblica? Succede che le aziende appaltatrici e subappaltatrici, che usavano il giro di cassa per pagare gli interessi sui debiti, falliscono.
Il fallimento produce messa in vendita di immobili, bloccando il mercato immobiliare. Le persone sul lastrico non comprano, facendo fallire i negozianti, altrettanto indebitati. Questo sbatte sul mercato sia gli immobili commerciali che gli stock, e costringe le banche a non fare più credito per via dei rischi. I professionisti a loro volta falliscono, e i cittadini non possono comprare i servizi privati che prendono il posto di quelli prima offerti dallo stato.
Vi sembra apocalittico? E’ quello che sta per succedere in Grecia.
Così, quando il cittadino è molto indebitato, per il debito pubblico non c’è speranza. Il debito dei privati è, nelle sue conseguenze, la vera e propria dichiarazione di default dei conti pubblici.
Ha senso, a questo punto, agire sul debito pubblico?

No, non ha senso alcuno. Le cure di Fmi e Ue sono miopi, perché non prendono in considerazione l’idea che, anche se riducessero il debito sino al 60%, i cittadini greci sono esausti e non potrebbero sostenere il minore livello di servizi legato ai tagli. Manderanno al disastro l’economia, e la Grecia fallirà con un debito inferiore tra un paio di anni. Niente di più.
Guardiamo il Portogallo. Perché è a rischio pur avendo un debito attorno al 70% del Pil, 40 punti meno di noi? Perché le famiglie si sono indebitate, cioè hanno avuto un accesso indiscriminato ad alcuni strumenti finanziari di debito. L’indebitamento privato, e specialmente quello familiare, ha raggiunto il 236% del Pil; ed è questo il fattore principale che rende il Portogallo così a rischio, più del debito pubblico.
Che tutti avessero questo accesso al credito non era, di fatto, una cosa così bella. Che tutti giocassero in borsa, che tutti trafficassero in pacchetti di azioni (bilanciati o meno) non era una cosa bella.

Quello che va fatto in occidente, nessuno escluso, è di ristrutturare il debito ai privati. Per le aziende, costringendole a ristrutturare i propri debiti con le banche. Per i privati cittadini, innanzitutto ponendo dei limiti vincolanti tra erogazione delle carte di credito e ammontare del conto in banca. Inoltre, con una stretta del credito al consumo: solo su cauzione e comunque non del 100% del bene. I mutui casa non possono superare il 50% dell’immobile. Gente che compra la casa senza una lira in tasca deve smettere di esistere. Se non hai i soldi per una casa, non comperi una casa e stai in affitto.
Una volta ridotto il debito dei privati, allora e solo allora si potrà stabilizzare il debito pubblico.
Ovviamente tutto quanto sopra è altamente impopolare: il che significa politicamente infattibile.
Se diciamo che il governo deve dimagrire, chi sogna funzionari pubblici che vivano in maniera monastica sarà felicissimo. Tutti continueranno a vivere facendo debiti, ma pretenderanno che lo Stato sia virtuoso.
Invece, se diciamo che lo stato può finire in fallimento anche col 20% di rapporto deficit/Pil se i cittadini sono enormemente indebitati, allora non va più bene. In qualche modo si è sancito di fatto il diritto ai debiti. Il diritto ad uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità. Si è sancito il diritto alla vita vanziniana per chiunque abbia un’impresa.
Di conseguenza no, il problema non si risolverà ed esploderà nuovamente. E, con buona pace della signora Merkel, se i suoi cittadini continuano ad indebitarsi a questo ritmo, potrebbe toccare anche alla Germania entro 3/4 anni.
Un’altra lezione che non vogliamo imparare è smettere di manipolare i mercati usando i mass media e gli effetti psicologici. I mercati trattano valore, non allucinazioni.
E’ inutile scrivere sui giornali che “è inaccettabile l’idea di un default greco”. Balle. Il default greco è avvenuto per bocca del primo ministro, quando ha detto semplicemente che “la Grecia non può più accedere ai mercati”. Questa è una dichiarazione di bancarotta: “non siamo in grado di onorare i prestiti”.
A quel punto, interviene un prestito europeo. Prestito? Ma che dicono? La Grecia ha appena detto che non può restituire alcun prestito. Si tratta, e sarebbe ora di dirlo, di un regalo. Quei soldi non verranno mai restituiti. Punto.
La Grecia è già insolvente.
Il disastro greco è già avvenuto.

Nessuno dei preziosi analisti che parla di debito nomina l’enorme problema dei debiti privati e il terribile impatto che hanno. Tutti sembrano basarsi solo sul debito pubblico, quando si sa che il botto nasce dal debito dei privati.
Tutto questo serve a nutrire di illusioni l’opinione pubblica: dicono al cittadino “chi deve cambiare vita è il governo, sono magari i grandi manager della finanza, i tuoi debiti e il tuo reddito invece sono una questione privata”.
No, signori, i debiti che il cittadino ha (auto a rate, mutui, credito al consumo, fidi per aziende senza capitale sociale) sono un problema grande quanto (e forse di più) del debito pubblico. Il cittadino deve cambiare stile di vita, ridimensionare i consumi e ridurre i debiti molto più degli Stati. Anzi, se lo Stato può avere un debito pubblico, il cittadino per essere in linea con dei requisiti di sicurezza economica deve addirittura avere dei risparmi, cioè l’opposto del debito.
Ma i giornali non lo dicono, perchè non piace ai lettori e perchè le banche che li finanziano non hanno piacere a chiudere il credito al consumo e tutto il business del debito. I governi non lo dicono perchè hanno paura di perdere le elezioni.
Guardate la Grecia: sono in default, il che significa che non hanno accesso ai mercati. Non lo avranno più neanche dopo il prestito Ue, perché sono falliti.
Il loro governo dovrà tenere un rapporto deficit/pil di 0%. Inoltre, dovrà ristrutturare i conti, dimagrendo. Il che significa un calo della spesa pubblica enorme. La spesa pubblica, in Grecia, è una delle principali fonti di Pil. L’economia greca, quindi, sarà in pesante recessione. E le famiglie non hanno riserve per reggere questa cura.

Morale della storia: o il problema del debito dei privati viene affrontato, piaccia o meno, o il problema del debito dei privati arriverà sui denti dei privati con una forza tremenda.
La scelta è, molto semplicemente, tra una cura dolorosa e la morte per malattia. Non c’è modo di fuggire.
Il pasto gratis non esiste, neanche per chi ha una carta di credito con lo scoperto.
by Uriel

La moneta dal nulla, tra signoraggio e truffa legalizzata





Mentre attendiamo di vivere da protagonisti le sciagure di un terremoto finanziario-monetario globale, probabilmente aggiungendoci alla lista degli epicentri che anticipano il botto finale, si moltiplicano le diatribe sull’interpretazione qualitativa e quantitativa di uno degli aspetti genomici della nostra moneta, sospettato di essere concausa del cancro che la divora, il signoraggio bancario.

Perciò vorrei chiarire una volta per tutte almeno due punti cardine della questione, che non è fondata solo su fatti accertabili in modo più o meno comprovato oltre ogni ragionevole dubbio, ma ha un suo solidissimo fondamento logico di ben più elevata inconfutabilità, come il paradigma della geometria euclidea per i costruttori edili.



Primo punto la costruzione e la gestione della cartamoneta, delle banconote che tutti utilizzano e credono di conoscere. Tralascio tutte le interessanti peculiarità tecniche sull’argomento, dando invece per scontato che si sappia che esse rappresentano circa il 5% del denaro “circolante”, secondo il gergo bancario, e che vengono emesse in esclusiva dalla BCE pro-quota fissa dei suoi azionisti, le Banche centrali dei paesi fondatori dell’euro, dopo essersene trattenuto l’8% del totale.

Alla nostra Banca d’Italia compete così un volume di emissione attorno ai dieci miliardi di euri l’anno (più o meno un ottavo della torta), come comprovato dalla pubblicazione dei suoi bilanci alla voce “banconote in circolazione” nello Stato Patrimoniale, che di anno in anno cresce appunto di tale ordine di grandezza. Ma qual è la “logica” d’emissione di queste banconote nel circuito economico? Non c’è discussione alcuna sul fatto che non siano più “note di banco”, ricevute di un pari controvalore depositato in custodia presso l’emittente, quindi nascono semplicemente come carta stampata, che nonostante un pregio tecnologico congruo all’uso successivo ha un costo di produzione di pochi centesimi, irrisorio rispetto al valore che rappresenta, stampato in bella evidenza per facilitare l’utente, dai 5 ai 500 euri a seconda dei tagli.

Il termine “emissione” della banconota si riferisce al varo di questo esile ma robusto vascello, destinato a “circolare” senza limiti di tempo e spazio, senza scadenza, nel mare magnum dell’economia fisica, quella vera delle persone che producono e consumano ricchezze. Si sa che passando di mano in mano, non sempre mani attente alla sua miglior conservazione, si usurano fino a diventare indegne del loro nobile compito. In tal caso tramite circuito bancario rientrano alla BC che provvede alla loro sostituzione gratuita con pezzi equivalenti freschi di stampa, che ovviamente non entrano nel conteggio di quella decina di miliardi di nuova emissione.

Questo non per tediare il lettore con dettagli tecnici superflui, ma per sottolineare l’eternità giuridica del valore facciale della banconota, che è il punto cruciale dell’ipotesi di signoraggio integrale, ovvero di lucro dell’emittente pari all’importo stampato sulla banconota emessa. Di fatto l’emissione si configura come acquisto di merce tramite denaro in forma di banconota, il primo di una catena potenzialmente infinita di acquisti successivi di altrettanti possessori temporanei di tale oggetto mistico, la banconota. La merce acquistata dall’emittente è un titolo di debito pubblico, garantito dallo Stato, con tanto di scadenza e interessi.

La liquidità sul mercato di tali titoli li rende equivalenti al denaro, tant’è che vengono conteggiati nella grande massa del “circolante” in senso esteso, all’estremo opposto della gamma rispetto alla banconota, la più “liquida” di tutti, in una scala di liquidità che va da M0 a M3, sempre nel gergo dei banchieri (tutto da ridiscutere, ma questa è un’altra storia). Quindi l’emissione della banconota da parte del suo creatore si configura come acquisto di denaro tramite denaro, ovvero un riciclo di denaro di un tipo, esente da interesse, in denaro di un altro tipo, gravato d’interesse a carico del contribuente. Ma il grosso di questo signoraggio immediato non è l’interesse, come vorrebbero far credere i banchieri che pure lo ammettono, ma l’appropriazione di ricchezza pari al valore facciale, come affermano i cosiddetti “signoraggisti”, così chiamati in senso dispregiativo dai “negazionisti”.

Che l’appropriazione indebita coincida con l’emissione è un fatto evidente di per sé, non può essere diversamente per quanti tecnicismi si vogliano frapporre per giustificarne il contrario. Uno però vale la pena ricordarlo, per la ricorrenza e l’ambiguità con le quali viene brandito dai negazionisti: l’emittente non scambia definitivamente la sua cartamoneta fresca di stampa con titoli di Stato, ma semplicemente la presta, come fosse un automobile che la Hertz consegna ai suoi clienti. La Hertz però non ha un parco di autovetture che cresce di numero perpetuamente di dieci miliardi l’anno.

Se poi pensiamo ai biglietti verdi stampati dalla FED negli ultimi 50 anni, all’interno di un analogo paradigma fondativo, si capisce tutta la monumentale bugia che sta dietro questa teoria del prestito. Un prestito non è “per sempre”, altrimenti si chiama regalo, a fondo perduto. Che è esattamente ciò che fa l’utente della banconota, rappresentato dallo Stato, nel momento in cui avviene l’emissione. La legge stessa lo comprova, la banconota non è più “esigibile”, guai a chi volesse riconsegnarla alla BC pretendendo pari controvalore di altra natura in cambio.

Ora il problema non è tanto negare il “fatto”, quanto giudicare se sia doloso, se il lucro gratuito dell’emittente sia o no devoluto alla comunità degli utenti, ad esempio allo Stato. La BC conserva a titolo di garanzia del sistema euro un pari controvalore di tutto il circolante in banconote accumulato negli anni? Certamente NO!

La BC versa allo Stato un pari controvalore delle banconote emesse? Certamente NO!

La BC siamo noi, cioè la BC rappresenta un alter ego dello Stato? NI.

Perfino in Italia, dove l’azionariato di Banca d’Italia è al 95% costituito da banche e assicurazioni private, controllori e controllate al contempo, la giurisprudenza definisce la BC come Istituto di Diritto Pubblico.

Però i conti del Tesoro sono ben separati da quelli delle BC e del sistema bancario che esse esprimono, anche negli altri paesi dell’euro. E mentre il debito pubblico ingigantisce, il credito privato dei grandi proprietari fa altrettanto e ancor di più, per cifre ovviamente ben superiori alle banconote emesse, ma ci deve comunque essere una qualche relazione. Anche se il debito pubblico complessivo è molto superiore, è fuor di dubbio che ad ogni banconota in circolazione, priva d’interesse, corrisponde pari frazione di debito pubblico gravato d’interesse. E non si capisce proprio perché le banconote necessarie alla vita economica di tutti, forzosamente imposte dallo Stato come mezzo di pagamento, anziché essere nostre ce le dobbiamo far prestare da estranei, in base a trattati distrattamente ratificati dai parlamenti nazionali nonostante il parere contrario della popolazione, come dimostrano le pochissime volte che la materia è stata indirettamente oggetto di referendum (mai in Italia).

Ma tant’è, questo paradosso del prestito delle banconote fa parte del sistema, così oltre al danno ci procura anche la beffa dei negazionisti del signoraggio, convinti nonostante l’evidenza dei numeri a bilancio che le banconote “prestate” tornino quasi tutte da mamma BC.



E’ a dir poco avvilente che in questi drammatici frangenti, nell’attesa che ineluttabilmente il sistema monetario collassi dopo aver distrutto lo stesso tessuto economico lungamente parassitato, l’intelligenza individuale non riesca a livello di massa ad emanciparsi dalla fumosa confusione che avvolge i paradossi fondativi della moneta che ci portiamo in tasca, neppure nei casi più semplici, basilari. Non per niente i banchieri e i loro amici economisti descrivono M0 come “base monetaria”.



Secondo punto la costruzione e la gestione del credito, ovvero il grosso della moneta in circolazione, sotto forma di annotazioni contabili.

Il Presidente di Banca Popolare di Milano ha pubblicamente spiegato perché hanno sottoscritto un prestito di Stato in forma di Tremonti-bond, che le grandi banche rifiutarono, visto il tasso d’interesse elevato (circa 8%). Motivo semplicissimo, con quei soldi ottenuti dallo Stato la banca erogava mutui per 15 volte tanto alla propria clientela, in un momento di scarsità del credito ai “piccoli”, così il costo di quel denaro è come se fosse stato 8/15 di punti percentuali, praticamente mezzo punto, nulla in confronto agli interessi attivi praticati alla clientela. Questa verità sbandierata pubblicamente su una TV in chiaro, è la conseguenza degli accordi vigenti di Basilea 2, che fissano la riserva frazionaria obbligatoria tra il 2% e il 12% del prestito erogato.

Tramite riflusso bancario ed altri tecnicismi, questo implica la possibilità di erogare prestiti per 50 o 8 volte la liquidità (di altri clienti) posseduta (custodita) in quel momento. E’ un fatto sconvolgente, prestare a usura (pardon, a interesse) denaro inventato dal nulla, creato a costo zero solo perché un cliente ne ha assoluto bisogno. E questa dell’esempio è indubbiamente una delle banche più oneste e virtuose del sistema. In un paio di decenni tutte le onestissime banche commerciali (onestissime in confronto alle banche d’affari) si fanno gratis un capitale pari a tutti i loro mutui in essere, solo con gli interessi. Si capisce bene che se poi falliscono per inadempienza, detta volgarmente bancarotta, chissenefrega! Il malloppo è già al sicuro da un pezzo, nei paradisi della finanza globale. Rotta una banca privata se ne fa un’altra, e i cocci sono dello Stato.



La riserva frazionaria è un vecchio trucco già praticato all’epoca del gold standard, quando ancora si fingeva di credere alla convertibilità in oro della banconota. In quest’epoca di moneta definitivamente ed esclusivamente virtuale, fondata esclusivamente sul patto sociale, la riserva frazionaria implica necessariamente l’organizzazione sistemica in banche centrali, controllori e garanti della truffa con la complicità degli Stati ex-sovrani in tema di politica monetaria, ma ben responsabili come prestatori di ultima istanza sulle spalle del contribuente attuale e futuro. E’ un crimine sistemico, che sta per presentarci il conto finale, salatissimo. Cosa aspettiamo a scendere in piazza coi forconi per dire basta all’imbroglio?

Per il terzo livello della grande truffa, quella finanziaria ben esemplificata da Goldman Sachs, ci vuole un trattato di criminologia a parte, e non basta, manca ancora tutto il lato oscuro della politica.
di Alberto Conti

05 maggio 2010

Soldi e case a politici e prelati (il 10% del tutto)

Case in Tunisia, ma anche a Roma, Milano, Parigi. Appartamenti acquistati da Angelo Balducci e Diego Anemone che si occupava pure di ristrutturare le dimore di politici, alti prelati, funzionari di Stato. Il filone di indagine avviato dai pubblici ministeri di Perugia continua a puntare sulle compravendite immobiliari. Ma anche su tangenti in denaro pari al 10 per cento dell’importo dei lavori, che sarebbero stati versati a esponenti di governo. L’unico nome contenuto nelle carte processuali messe a disposizione delle parti è quello di Pietro Lunardi, ex titolare delle Infrastrutture. Ma altri potrebbero essere coinvolti al termine dei riscontri affidati alla Guardia di Finanza e ai carabinieri del Ros. A rivelarne i retroscena dell’attività della «cricca» che gestiva gli appalti dei Grandi Eventi è il tunisino Laid Ben Fathi Hidri nel suo interrogatorio del 25 marzo scorso. L’uomo che aveva svelato di aver «ricevuto la delega a operare sui conti di Anemone» e aver consegnato «buste dal contenuto misterioso a vari soggetti, compresi ministri », aggiunge clamorosi dettagli. E racconta: «Balducci era in contatto con registi famosi ai quali faceva regali costosi. Questi rapporti credo fossero finalizzati a favorire la carriera di attore del figlio Lorenzo. Andavo io a ritirare questi regali presso il negozio Spada e Anatriello».

Le ville a Cartagine
L’esistenza dell’autista tunisino era stata rivelata da due lettere anonime recapitate alla procura di Firenze poco dopo gli arresti disposti a febbraio. L’autore sosteneva di essere un suo amico, ma i magistrati non escludono che possa essere stato lui stesso a inviare gli scritti per vedere le reazioni, forse nel timore di non essere creduto. E ora le missive sono state allegate al fascicolo, visto che i primi accertamenti hanno mostrato l’attendibilità del testimone. «Su indicazione di Anemone - dichiara Fathi a verbale - ho consegnato circa una ventina di volte denaro contante all’architetto Zampolini che faceva le operazioni immobiliari. Ho conosciuto anche don Evaldo e in più occasioni gli ho portato delle buste su incarico di Diego. Credo si trattasse di buste contenenti denaro, ma non posso dirlo con certezza. In altri casi ho ritirato buste da don Evaldo che ho consegnato a Diego. Balducci si è recato più volte in Tunisia, anche insieme a me oppure con Diego Anemone. Non so quali interessi abbiano i due in Tunisia». In realtà il motivo è ben descritto nella lettera spedita ai magistrati: «Con i soldi delle tangenti, per anni Balducci ha comprato ville in Tunisia e precisamente a Cartagine, intestandole a Fathi per due, tre anni e poi rivenderle per riprendere denaro pulito». Il sospetto è che non tutte quelle case siano state cedute e alcune possano essere state in realtà offerte da Anemone come merce di scambio a chi lo aiutava negli affari.

Case a politici e prelati
Fathi racconta di aver conosciuto Balducci quando lavorava in un’agenzia immobiliare di Roma «e lui si è affezionato a me, riponendo in me fiducia, tanto che ho abbandonato l’agenzia e ho iniziato a lavorare per lui come autista tuttofare. All’epoca lui lavorava al provveditorato alle opere pubbliche. Successivamente ho avuto degli incarichi da società che avevano ricevuto appalti dal provveditorato. Per quello che ho compreso le società mi assumevano e mi pagavano e io ero a disposizione degli ingegneri in orario di lavoro e di Balducci fuori dall’orario di lavoro. Ricordo che una di queste società era la "Medil srl", con sede a Napoli. Intorno al 2000 Balducci mi ha fatto conoscere Diego Anemone, tutti i componenti della famiglia Anemone e i più stretti collaboratori di Diego, tra cui Alida Lucci e l’autista Molinelli. Poiché Balducci mi ha indicato come persona di sua fiducia e ho cominciato a lavorare per Anemone che si fidava così tanto di me che mi ha autorizzato a operare su conti correnti riferibili ad alcune sue società. Sono a conoscenza che Balducci possedeva un appartamento a Parigi in quanto in un’occasione, su incarico di Anemone, mi sono recato in tale città per pagare una tassa di poche centinaia di euro che mi furono dati dallo stesso Diego». Poi parla dell’ex ministro Pietro Lunardi, dice che lui e Balducci «avevano rapporti molto stretti ». E aggiunge: «Ho portato a Lunardi progetti, mi pare di ricordare predisposti dalla società Medea. Ho capito che Lunardi li vistava e li restituiva. Io ritiravo la documentazione in questione, che portavo a Balducci». La lettera contiene circostanze più precise: «Lunardi approvava e mandava a Balducci che a sua volta dava il lavoro a Diego... Per ogni lavoro la tangente era del 10 per cento. Il denaro ricavato Balducci lo portava alla figlia di Lunardi la quale prendeva soldi in contanti in banconote di piccolo taglio. Una parte ancora andava a vari politici di turno, inoltre le imprese di Diego facevano ristrutturazioni di appartamenti di prelati e politici»..

Segretarie e sacerdoti
Gli investigatori si concentrano sull’analisi dei conti bancari che il costruttore aveva intestato a prestanome e utilizzava, secondo l’accusa, per distribuire tangenti a chi lo favoriva nell’aggiudicazione degli appalti pubblici. Scoprono che alcuni depositi esteri sarebbero stati chiusi dopo aver fatto rientrare i capitali in Italia grazie allo scudo fiscale. E individuano altri sacerdoti che avrebbero aiutato don Evaldo Biasini a gestire la cassaforte di Anemone. È proprio lui a raccontare nel suo verbale il sistema messo in piedi da Anemone per avere sempre la certezza di poter avere contanti disponibili: un deposito fiduciario dove venivano versati i soldi che il costruttore avrebbe dovuto percepire per i lavori effettuati per la Congregazione del preziosissimo sangue. Spiega che «alla data del primo gennaio 2007 il conto a scalare di Anemone presenta un saldo debitore da parte della Congregazione di 128.510 euro». Le movimentazioni vengono effettuate soprattutto da Alida Lucci, la segretaria che a sua volta è tuttora intestataria di 30 conti, dei quali 23 ancora aperti. Dichiara don Evaldo dopo aver consegnato copia dei documenti bancari: «Al 31 dicembre 2009 il saldo debitore della Congregazione nei confronti dell’impresa Anemone è di 475.410 euro ».

I lavori al Viminale
Tra le persone indagate per aver beneficiato di fatture per redditi inesistenti c’è l’architetto Caterina Pofi. È lei stessa a raccontare di aver ricevuto numerosi incarichi da Balducci: «Il primo fu per alcuni lavori da effettuare al Viminale nel 2003». La donna viene poi affiancata a Mauro Della Giovampaola e nel 2007 viene ingaggiata per le celebrazioni per l’Unità d’Italia. Poi, l’anno successivo diventa «coordinatore per la sicurezza nei cantieri de La Maddalena in vista del G8. Per l’incarico ho ricevuto 720.000 euro circa, importo da cui vanno sottratti 200.000 euro che diedi a Della Giovampaola. L’importo era lordo e mi feci fare una proiezione delle tasse che avrei dovuto pagare dal mio commercialista. Mi sembrava una cifra spropositata e Della Giovampaola ne parlò con il suo commercialista Stefano Gazzani che suggerì come escamotage una consulenza fittizia affidata alla società Mida. Gazzani mi diede 16 assegni da 12.499 euro ciascuno intestato a Annika Sanna, persona di cui non conosco neanche l’effettiva esistenza. Non li ho mai incassati perché mi sembrava una situazione strana e poi sono stati sequestrati al momento della perquisizione che ho subito e da me consegnati ai pubblici ministeri di Firenze». L’architetto è adesso sotto indagine. Decine di assegni con la stessa intestazione sono stati sequestrati nella cassaforte di don Evaldo.

Fiorenza Sarzanini

03 maggio 2010

Il fallimento oggi è rivoluzionario!

Un tempo era costume raccontare strane storie ai bambini. Se non si voleva che facessero la tal cosa, si raccontava di terribili conseguenze nel caso avessero disobbedito. Si tratta di un espediente molto usato anche dalle religioni, al punto che il timore delle terribili conseguenze identificava persino la brava persona: "timorato di Dio", si diceva. Eppure, la stragrande maggioranza di queste "terribili conseguenze" erano pure menzogne.

Come abbiamo imparato da grandi, masturbandoci non diventiamo ciechi. Come abbiamo imparato da grandi, non c'e' nessun babau, uomo nero, non c'e' nessun inferno se guardo un bel culo.



Perche' ci veniva raccontato tutto questo? A raccontarci queste cose era un sistema che temeva la disobbedienza. LA temeva perche' sapeva benissimo che possedere alcuni punti chiave del comportamento umano avrebbe mantenuto la struttura sociale, politica, economica, del periodo.



Ogni sistema di potere che intenda essere vessatorio alimenta, per forza di cose, un sistema di simili bugie. Compreso il sistema finanziario attuale. Tali bugie, che servono a tenere in piedi il sistema stesso, hanno come scopo quello di non lasciarci fare quello che vorremmo, o meglio, cio' che il sistema stesso teme.



Prendiamo il caso della Grecia. Che cosa sarebbe successo che anziche' richiedere il "prestito" UE lo avesse rifiutato categoricamente? Sarebbe andata in default? No, in default c'e' gia': il loro primo ministro ha gia' ammesso di non avere liquidita' per onorare le scadenze. La grecia, quindi, E' in default.



E allora cosa sarebbe successo? Sarebbe successo che le sarebbero stati negati ulteriori prestiti dai mercati. Aha. E invece, adesso che arriva il prestito UE, pensate davvero che i mercati finanzieranno ancora la Grecia?



Un tizio mi dice che, fallendo senza pagare i creditori, la Grecia non avrebbe piu' trovato alcun finanziatore e quindi avrebbe dovuto mantenere il disavanzo allo 0%. Invece cosi', dovra' accettare le condizioni dei turboliberisti di FMI, e il disavanzo dovra' essere addirittura negativo, ovvero dovranno fare anche dei tagli.



Insomma, alla fin fine che cosa sarebbe mai successo se il governo greco avesse detto "ciao ciao, stupidi voi che non avete controllato i nostri conti, e due volte stupidi perche' ci avete aiutati a falsificarli"?



NIENTE.



Se la Grecia non pagasse il debito, mandando in culo i creditori, non le succederebbe NIENTE di peggio di quanto le succedera' gia'. Non c'e' alcuna ragione per la quale i greci dovrebbero accettare il prestito. Non c'e' alcuna ragione per la quale dovrebbero chiederlo.



Ma c'e' di piu': le banche proprietarie del prestito potrebbero addirittura rivolgersi ai certificatori dei bilanci greci, e alle agenzie di rating, chiedendo loro per quale motivo un rating cosi' alto sia stato dato ad una nazione dai bilanci palesemente falsi.



Non solo i greci potevano fregarsene e tirare dritto senza peggiorare la gia' critica situazione di una virgola, ma potevano farla pagare cara proprio agli speculatori.



Circolano in giro terribili anatemi, simili ai babau ed all'uomo nero, sulla serie di bibliche disgrazie che accadrebbero se le nazioni occidentali dichiarassero default. Volete sapere cosa succederebbe?



NIENTE.



Tempo fa, quando inizio' il credit crunch, si diceva che alcune aziende andassero salvate perche' erano "Too Big to Fail". Alcune erano cosi' grandi che si scopri' come alcuni stati non potessero nemmeno aiutarle: "Too Big to Bail". Bene, signori, cosa dire delle nazioni del G8?



Sapete cosa dire? "Too Big to Fuck With".



Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, potrebbero semplicemente dichiarare sin da ora che non pagheranno i debiti e non restituiranno i bond. E che rifiuteranno qualsiasi prestito, aiuto, qualsiasi cazzo di cosa.Sapete cosa succederebbe?



NIENTE.



Si dice che cosi' facendo le nazioni mancherebbero ad un loro dovere verso i propri cittadini. Ma non e' esattamente cosi' che stanno le cose.



Prendiamo per esempio il debito italiano. Esso e' spalmato in titoli che vanno dai pochi mesi a 30 anni. Dove si trova la speculazione? Ovviamente, nei titoli a breve termine, quelli che hanno un rientro entro pochi mesi.





La media dei nostri titoli ha scadenza a 7.6 anni. Il genio di Tremonti ha consolidato il debito alzando la media delle scadenze OLTRE la durata di un governo. Trappola micidiale.



Questo governo ha ancora, nella migliore delle ipotesi, 3 anni di vita. Supponiamo che Tremonti annunci che non restituira' il capitale dei titoli in scadenza, per tutti i prossimi tre anni. Sapete cosa succedera'?



NIENTE.



Tutti coloro che hanno titoli che scadono DOPO il governo attuale, infatti, sceglierebbero una via prudente, e se li terrebbero in tasca sperando che il prossimo governo decida diversamente. Verrebbero colpiti solo coloro che hanno comprato CDS e buoni del tesoro a breve, cioe' gli speculatori. Chi ha investimenti che scadono a lungo termine, per esempio, continuerebbe a sperarci.



Voi direte: ma isolerebbero il paese. Ma ci butterebbero fuori dai circoli finanziari. Davvero? Se riuscissero a convincere tutti quelli che hanno titoli a piu' di tre anni, per esempio, potrebbero. Ma Tremonti potrebbe dire, che so io, "quest'anno non paghiamo nessuno, dal prossimo anno ricominceremo". Poiche' si tratta di debito storico, di per se' non ci sarebbe bisogno di rinnovarlo.



Possiamo anche uscire dal caso italiano, e supporre che una decina di nazioni (Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, UK, Austria) decidano di non pagare il debito, se non ai propri cittadini risparmiatori, identificandoli attraverso il canale di vendita. Nel globale, il debito si ridurrebbe a meno della meta'.



Che cosa succederebbe?



Ancora niente.



Non esiste il babau. Non esiste l'inferno. Non si diventa ciechi a masturbarsi. Non succede niente a mandare in culo i creditori, a patto di farlo bene. Questo e' il punto.



La cosa che nessuno vuole sentir dire, e che nessuno vuole dire, e' che se una qualsiasi delle nazioni del G8, o un qualsiasi gruppo di nazioni del G20 manda a ranare i creditori, non succede assolutamente niente: "Too Big to Complain".



Guardate che cosa ha fatto Dubai. Dubai ha dichiarato che avrebbe mandato in culo i fornitori un venerdi' prima della chiusura delle borse. Per tutto il weekend, l'emiro ha ricevuto baciaculi che sono andati ad elemosinare due spiccioli da lui. Dopodiche', non solo ha "ristrutturato" il debito (ristrutturato significa "ti devo dieci ma di restituiro' 4") , ma nessuno ha protestato particolarmente.



Questa e' la fifa blu che oggi hanno i mercati finanziari. La fifa blu degli speculatori e degli assicuratori: che qualche nazione del G8 decida "ehi, fottetevi tutti. Di aziende che vogliono il mio mercato ho la coda fuori". Il che e' la verita'.



Prendiamo il paese nelle condizioni piu' disperate in Europa, cioe' gli UK. Se compilassero i bilanci secondo gli standard UE, il loro deficit sarebbe al 170% del PIL. Supponiamo che vadano in default. Che cosa succederebbe? Succederebbe che il buon primo ministro, chiunque sia, dira' "ehi, cocchi, se volete continuare a mettere piede nella City fatemi gli applausi, che di aziende che vorrebbero entrarci ho la coda fuori dalla porta". Questa e' la verita': moltissime nazioni hanno dimensione tale per cui non solo sono "too big to fail", e anche "too big to bail", ma sono persino "too big to fuck with". Troppo grosse per rompergli i coglioni.



Questo e' il concetto principale: era cosi' urgente "salvare" la Grecia(1) perche' si tenesse in piedi la menzogna secondo la quale il default sarebbe un evento terrificante , catastrofico, simile a quello che avvenne in Argentina. Ma attenzione, perche' non e' vero: l' Argentina al momento del deault usciva proprio da un tentativo di salvataggio dell' FMI!



Quello che secondo me dovrebbero fare i PIGS, o PIIGS, insieme a tutti gli altri che hanno problemi di debito pubblico, e' di riunirsi e dichiarare default tutti insieme, con la sola eccezione dei propri privati cittadini, cioe' per quantita' di titoli tipiche del risparmio privato.



Cosa succederebbe? Niente. I PIIGS sono nazioni che nel bene o nel male sono proprietarie di ottimi mercati, finanziari e mercantili. Nessuno degli speculatori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno dei creditori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno al mondo vuole la recessione globale che arriverebbe se i PIIGS fossero oggetto di embarghi o sanzioni.



Questa e' la ragione principale per la quale i PIIGS vengono affrontati uno ad uno. La Grecia prima , il Portogallo e la Spagna dopo, e poi chissa'. Contemporanetamente, tutti i giornali ci spiegano di quale catastrofe sarebbe se la Grecia andasse davvero in default: la UE e la BCE perderebbero "prestigio politico". Ommioddio! Ommioddio!Moriremo tutti !



Ehm. Di quale cazzo di "prestigio politico" stai parlando, fra'?



I mercati, si dice, diverrebbero instabili. Aha. E quando mai sono stati stabili? Qual'e' la novita'? Ci divertiamo a scrivere oroscopi? "scorpione: mercati finanziari instabili". Fico, e' facile prenderci cosi'.



Quello che l'opinione pubblica deve fare e' di divenire adulta. Smettere di credere nel Babau. Smettere di credere che a toccarselo si diventera' ciechi. Smettere di credere all'uomo nero. Fare una bella riunioncina, e dire "ehi, ci avete chiamati PIIGS? Fantastico. Perche' adesso i PIIGS vi prestano un dito, e vi mandano affanculo. E se non volete piu' fare business sui nostri mercati, beh, abbiamo la coda , fuori dalla porta".(2)



Ovviamente, questo produrrebbe il panico. Tutti sono come bambini, convinti che arriverebbe l'uomo nero. Tutti sono come bambini, e hanno paura del babau.



Beh, diventate grandi: non succede niente.



Semplicemente, qualcuno perderebbe il suo potere,e probabilmente moltissimi dei suoi soldi.



Per quanto riguarda l'euro, se i PIIGS decidessero di uscire in questo modo, Trichet verrebbe a baciare culi per convincerli a restare dentro l'euro.



PIIGS di tutto il mondo, unitevi. Anzi: PIIGS di tutto il mondo, fallite.



Il fallimento, oggi, e' rivoluzionario.

Chi ci rimetterebbe? Se tutti i PIIGS decidessero di fallire insieme, semplicemente a lasciarci le penne sarebbero queste entita' qui:

* Barlkays Bank PLC
* BNP Paribas
* Citi Group Global Markets
* Commerzbank AG
* Credit Agricole
* Credit Suisse
* Deutsche Bank
* Goldman Sachs
* HSBC France
* ING Bank NV
* JP Morgan Securities
* Merryl Lynch INT
* Morgan Stanley CO
* Nomura INT
* Royal Bank OF Scotland
* Societe' Generale INV Bank
* UBS Ltd

Capite per quale motivo i PIIGS vanno affrontati uno ad uno: se fallissero tutti insieme, non li si potrebbe buttare fuori dall' Euro, e come se non bastasse sarebbe la fine del sistema finanziario speculativo cosi' come lo conosciamo.

E no, il babau non esiste.

Chissa' cosa succederebbe se qualcuno proponesse , via internet, una riunione dei governi dei PIIGS che mandino a ranare il debito pubblico e gli speculatori tutti insieme.

Uhm... quasi quasi ci faccio un gruppo su Facebook :)

Uriel



(1) In che cosa sia consistito il "salvataggio" lo sanno solo loro: le "cure" imposte alla Grecia sono molto piu' dolorose delle conseguenze del default. Non si capisce bene che cosa ci abbiano guadagnato, i greci, a prendersi dei soldi e poi fare tagli al bilancio uguali se non peggiori di quelli che avrebbero dovuto fare uscendo dai mercati finanziari.



(2) Vi siete mai chiesti perche' non vedete in giro marche di auto cinesi? Perche' non vedete sportelli di banche islamiche? Perche' non vedete catene di benzinai di petrolieri russi? Ecco: sono tutti dietro alla porta, ad aspettare

01 maggio 2010

Si stringe attorno a Scajola la corda da 900mila euro

http://notizie.tiscali.it/media/10/02/scajola1482.jpg_370468210.jpg

Difende a spada tratta i figli, la famiglia, ed quell’appartamento a via del Fagutale, nei pressi del Colosseo. Si tratta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, chiamato in causa dell’inchiesta sui fondi neri e sulle manovre di corruzione del costruttore Diego Anemone relativi agli appalti del G8 e non solo.
“Non mi lascio intimidire- dichiara il ministro-. Nella vita possono capitare cose incomprensibili. E questa è addirittura sconvolgente. Registro un attacco infondato e senza spiegazione, per una vicenda nella quale non sono indagato”
Ma qual è il nesso fra l’appaltatore corrotto e senza scrupoli Diego Anemone, proprietario dello sportng centre sulla Salaria e il ministro economico?
Un appartamento al centro di Roma, che Scajola aveva assicurato di aver comprato nel 2004 accendendo un mutuo di 600 mila euro. Ma sembra che le cose non siano andate proprio così,
il mutuo fu solo un escamotage per giustificare una copiosa “mazzetta” a nero di 900 mila euro.
I soldi sarebbero provenuti proprio da Anemone, attraverso il suo architetto e progettista Angelo Zampolini. Ed è proprio quest’ultimo a tirare in ballo il ministro di fronte ai Pm di Perugia, documentando in modo accurato come il versamento sia riuscito ad arginare la Guardia di Finanza.
Se quel mega intrigo di mazze e mazzette che ha sconvolto funzionari pubblici e la creme imprenditoriale romana sembrava essersi acquietato per qualche tempo, ecco che ritorna in auge più forte di prima. I giri di corruzione sembrano non finire, più se ne scoprono e più ne vengono fuori, dal riciclaggio attribuito ad uno dei due figli di Angelo Balducci, la scoperta di conti esteri sui quali rigirare le tangenti da pagare, l’accusa di corruzione al commissario straordinario per i mondiali di nuoto del 2008 Claudio Rinaldi e le fatturazioni false di Gazzani sugli appalti delle opere del G8 della Maddalena.
Ed adesso anche gli 80 assegni circolari intestati alle figlie del ministro Scajola per l’acquisto dell’appartamento dove attualmente abitano. I 600 mila euro in realtà erano solo la parte in chiaro da dichiarare al momento del rogito. Tutto il movimento, in tutte le sue diverse fasi, era stato organizzato dallo stesso Anemone, dal momento che secondo le ricostruzioni della Finanza, per il costruttore era usuale riciclale le mazzette con metodi relativamente sicuri.
Di fronte ad implicazioni così forti, le accuse rivolte contro Scajola hanno sollevato la solidarietà di elevati esponenti del Pdl, fra i quali il ministro Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl, Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla. Tutti berlusconiani fino all’ultimo, tanto che si incomincia a spargere la vice che tutto sia da attribuire ad un tentativo di diffamare uno dei maggiori sostenitori del Presidente del Consiglio. Ed è proprio con quest’ultimo che il ministro ha avuto un incontro privato a palazzo Grazioli, dopo il quale, ovviamente non ha rilasciato nessuna dichiarazione.
Non gli è parso vero al tagliatore di teste per eccellenza Antonio Di Pietro, poter commentare tutta questa faccenda. E subito a cominciato a chiedere già le dimissioni del ministro, affinché possa far luce sula questione, cosa che grazie al decreto legge sul Legittimo impedimento, potrebbe invece slittare fino a conclusione della legislatura.
“Dopo le vicende del sottosegretario Cosentino, per il quale era stato richiesto persino l’arresto- commenta il leader del Idv- e di un presidente del Consiglio, acclarato corruttore di testimoni giudiziari che ogni giorno si fa una legge per non farsi processare, adesso scopriamo che c’è un ministro della Repubblica che avrebbe ricevuto assegni nell’esercizio delle sue funzioni per comprare immobili con modalità non lecite”.
di Rita Dietrich

30 aprile 2010

E gli economisti sbagliano ancora




Gli economisti? Bravissimi. Dopo. Prima, molto meno. Sbagliano, eccome se sbagliano. Ieri, tantissimo. Oggi, altrettanto.
È come se venisse proiettato lo stesso film, cambiano i Paesi e le situazioni: Wall Street nel 1987, l’Asia dieci anni dopo, i mutui subprime nel 2008, ora la Grecia e con ogni probabilità, Spagna e Portogallo. Ma il finale è sempre lo stesso. Gli economisti elaborano tabelle, scenari, si consultano, producendo previsioni basate sul cosiddetto «consenso di mercato». Ma alla fine fanno cilecca.
E tu, risparmiatore, soffri. Vai in banca, chiedi spiegazioni al tuo gestore, lui si difende e allargando le braccia ricorda che non è l’unico a sbagliare, perché tutti hanno fatto le stesse scelte, seguendo gli stessi orientamenti suggeriti dai nomi, dai grandi nomi, che fanno tendenza. Ma l’ha detto Tizio... ma l’ha detto Caio... Chi poteva prevederlo... E il bello è che ha persino ragione.
D’accordo, l’economia non è una scienza esatta e la storia dimostra che tutti i grandi teorici del passato quando sono passati dalla teoria alla pratica si sono rivelati dei pessimi investitori, inclusi Einaudi e diversi premi Nobel, con le sole eccezioni di Ricardo e, in parte, di Keynes. Ovvero: non affidare i tuoi soldi a un professorone. Quasi certamente non ne farà buon uso. E infatti nessun premio Nobel è diventato miliardario.
Ma da loro, così come dai grandi esperti di finanza, ti aspetteresti un grado di attendibilità più elevato. E un po’ più di coraggio. Hanno diritto a delle attenuanti, d’accordo. I mercati di oggi sono molto complessi, la speculazione possiede una potenza di condizionamento che non ha precedenti nella storia e questo favorisce movimenti bruschi e repentini. Ma perché gli economisti sbagliano sempre tutti assieme?
Non tutti, a onor del vero. Ogni crisi ha il suo eroe, qualche analista o gestore che, andando controcorrente, è riuscito a vedere quel che gli altri nemmeno consideravano. Roubini, ad esempio, nel 2007 veniva deriso dai colleghi; eppure è stato uno dei pochissimi ad aver annunciato la crisi dei subprime. Anche oggi qualche voce libera si è alzata per tempo, pronosticando la bufera in Europa, come quella dello svizzero Hummler.
Ma alla fine nulla cambia. Passata la crisi torna tutto come prima. E la maggior parte degli economisti riprende a muoversi in gregge. Perché? Sono modesti? In teoria è possibile, ma in realtà improbabile; da qualche anno le facoltà di economia e finanza drenano alcune delle menti più brillanti, attratte da stipendi stratosferici. Qualcuno li considera alla stregua di meteorologi o di cartomanti. Ne ha il diritto. Ma non serve a capire come va il mondo.
Perché questo è il punto. Com’è possibile che in una società liberale come la nostra prevalga, tra gli economisti, il pensiero unico? Perché sono così facilmente condizionabili? Domande a cui è difficile rispondere, ma che vanno analizzate in un contesto più ampio. Quello a cui assistiamo non è il semplice fallimento degli economisti in genere, ma di un sistema, che pur scosso da crisi incredibili è ancora incapace di correggere le sue storture.
Prendiamo le agenzie di rating, che danno i voti a chi emette titoli di Stato e obbligazioni. Sono finanziate dalle società che poi sono chiamate a giudicare, hanno commesso errori colossali, mantenendo doppie e «triple A» a compagnie come Enron e Lehman Brothers fino al giorno del fallimento, l’anno scorso sono emersi intrecci finanziari sconcertanti, connivenze eclatanti. Venivano giudicate inattendibili e manipolabili. È passato un anno e mezzo dalla crisi dei subprime. E nulla è cambiato. Avevano promesso riforme, non ci sono state. Moody’s e Standard & Poor’s non hanno più credibilità. Dovrebbero essere ignorate. Eppure continuano a condizionare i mercati. Le bufere sulla Grecia e negli ultimi giorni su Portogallo e Spagna si sono alzate quando loro hanno abbassato i rating. Manco fosse un giudizio divino.
Quella degli economisti, oracoli bislacchi, non è l’unica anomalia di questa strana epoca.
di Marcello Foa

29 aprile 2010

I numeri delle bugie


.Ogni volta che parlo di uscita dall' Euro, arrivano i soliti a dire che uscendone ci sarebbe una difficolta' nel comprare materie prime quotate in dollari. Questa e' un'altra bugia che viene sempre dal terzetto Prodi, Amato, Ciampi, ovvero quella secondo la quale l'euro sarebbe stato una moneta piu' forte della lira. Mantenere questa apparenza e' facile per la cifra alta 1936,27 . Ma nessuno si pone il problema: con un euro possiamo comprare di piu' o di meno che con 1936,27 lire?
Andiamo a vedere che cosa successe, numeri alla mano.

Ad un certo punto, dopo aver praticato una svalutazione, la lira rientra nello SME. Da quel momento in poi, inizia quello che in pratica sarebbe diventato il cambio dollaro/euro. Da quel momento, il cambio Lira/Dollaro NON FA CHE PEGGIORARE.
1986 (31 dic. minimo1351) 1490
1987 (31 dic. minimo 1169) 1296
1988 (media dell'anno) 1301
1989 (media dell'anno) 1372
1990 (shock Iraq-Kuwait)) 1198
1991 (media dell'anno) 1240
1992 (media dell'anno) 1228
1993 (media dell'anno) 1571
1994 (media dell'anno) 1611
1995 (media dell'anno) 1629
1996 (Italia rientro SME) 1533
1997 (media dell'anno) 1702
1998 (media dell'anno) 1736
1999 (media dell'anno) 1840
2000 (media dell'anno) 2100
2001 (media dell'anno) 2196

Allora, adesso vorrei sapere dai signori farlocchi che continuano a straparlare di zona euro come zona "forte", in che modo ci si sarebbe guadagnato sui cambi internazionali e sugli acquisti.
Quello che IO vedo da questi numeri e' che rientrando nello SME la lira ha perso il 30% e rotti del proprio potere di acquisto sulle materie prime, come petrolio ed altro, ovvero tutto cio' che viene pagato in DOLLARI.
Questa e' la prima bugia del terzetto Prodi, Amato, Ciampi: l'eurozona, tramite la sua presunta "forza" , ci avvantaggerebbe nell'acquisto di beni in dollari. PALLE. Pur mantenendo le condizioni dello SME, la lira ha PERSO rispetto al dollaro.
Se qualcuno cioe' si illude che usando l'euro possiate comprare piu' petrolio o piu' cose quotate in dollari, vi sbagliate di brutto. Usando un euro, comprate MENO petrolio di quello che prima compravate con 1936,27 lire.
Adesso facciamo il punto della situazione: quando l' Italia entra nello sme, con 1500 lire si compra un dollaro. Quando l'euro viene distribuito a banche e poste, vale tra gli 0.8 e gli 0.9, cioe' tra le 2300 e le 2400 lire. Mi dite ancora che ci abbiamo guadagnato?
Ovviamente i farlocchi verranno a dirci che in questo hanno pesato le politiche di svalutazione e valutazione americane. Il che e' FALSO.
La politica del "dollaro forte" inizia, da parte degli USA, il 13 marzo del 1979, e finisce nel settembre 1985, con gli accordi del Plaza. Da quel momento, il dollaro si e' SEMPRE deprezzato. SEMPRE. O meglio, ha sempre perso potere d'acquisto rispetto al petrolio.
L'unica area verso la quale si e' apprezzato e' quella dell'euro.
Ma attenzione, perche' adesso i farlocchi vi diranno che "ma dopo il 2001, l'euro ha superato il dollaro".

Palle. E' il dollaro che si e' deprezzato, causando aumenti mostruosi ovunque.Con un euro , oggi, comprate MOLTO MENO petrolio di quello che , prima di entrarci, compravamo in lire.
Tuttavia, mi dicono, l'euro ha superato il dollaro. Non esattamente: e' crollato il dollaro.
A voler essere precisi, il sorpasso dell'euro sul dollaro inizia esattamente il sei dicembre 2002, quando va a 1,0119 dopo le dimissioni del segretario al Tesoro Paul O'Neill e del consigliere economico della Casa Bianca Lawrence Lindsey.
Da quel momento, il valore del dollaro in termini di potere d'acquisto finisce sotto i tacchi. Il fatto che l'euro da quel momento cresca modestamente sul dollaro NON cambia di una virgola il fatto che il petrolio sia piu' che triplicato rispetto al dollaro.

Morale della storia: che piaccia o no ai farlocchi, se parliamo di mercato in dollari, l'euro e' piu' DEBOLE della lira, nella misura in cui con 1936 lire si comprava piu' petrolio che con un euro, ad un solo anno dall'entrata in vigore del trattato euro.

Il trattato dell'euro va in vigore il primo gennaio 1999. Il dollaro vale 1800 lire. Con 1936 lire si compra un 1.07 dollari di petrolio. L'euro inizia ad essere distribuito il 1 settembre 2001. Quando questo avviene, con 1936 lire comprate petrolio per 0.8 dollari. Ci abbiamo guadagnato nelle importazioni? Non si direbbe.
Dopodiche', la situazione e' SOLO peggiorata, perche' l'aumento dell'euro sul dollaro ha corrisposto un crollo del dollaro sul petrolio.

Andiamo a vedere l'andamento del rapporto lira-euro, considerando il cambio fisso a 1936,27:
2002 (media dell'anno) 1950
2003 (media dell'anno) 1611
2004 (media dell'anno) 1456
2005 (media dell'anno) 1648
2006 (media dell'anno) 1481
2007 (media dell'anno) 1318


Direte voi: bellissimo: allora adesso siamo forti sul dollaro. Davvero? Non e' esatto. Dopo gli accordi del Plaza, il dollaro si e' deprezzato enormemente, ma non allo stesso modo verso tutti. Ecco un grafico riassuntivo (grazie al blog di petrolio):

Adesso ditemi: il cambio petrolio/dollaro e' variato come il cambio dollaro/euro?

Nel 2002 siamo a 1950 lire al dollaro. Il dollaro scende tra i 20 e i 30 per barile/barile.
Nel 2003 siamo a 1600 lire al dollaro. Il dollaro scende da i 30 a 38 dollari/barile. In pratica, cambia nulla.
Nel 2004 siamo a 1456 lire al dollaro. Il dollaro scende da 30 a 50 dollari/barile.L'euro e' DEBOLE.
Nel 2005 siamo a 1648 lire al dollaro. Il dollaro scende da 40 a 60 dollari/barile.L'euro e' DEBOLE.
Nel 2006 siamo a 1481 lire al dollaro. Il dollaro scende da 60 a 80 dollari/barile.L'euro e' DEBOLE.

Per poter affermare che l'euro ci avvantaggi nell'acquisto di petrolio, le cose avrebbero dovuto andare in maniera MOLTO diversa.

Nel 2002, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere ad 1,5 dollari per euro.
Nel 2003, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere ad 1,8 dollari per euro.
Nel 2004, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere a 2.5 dollari per euro.
Nel 2005, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere a 3 dollari per euro.
Nel 2006, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere a 3/4 dollari per euro.
Mi spiace, ma affermare che l'euro ci abbia dato qualche vantaggio nelle importazioni di petrolio equivale ad affermare questo. E no, e' il dollaro che e' svalutato, piu' che il petrolio aumentato.
Nello stesso periodo, dal 2002 al 2006, la sterlina passa da poco piu' di 1.2 dollari a due dollari e rotti. Ben piu' di quanto ci abbia guadagnato l'euro. Moneta forte?
Qualcuno dira' che il petrolio sarebbe aumentato comunque. Possibile. In questo caso, sarebbe cresciuta l'inflazione, mangiandosi i debiti. Cosa che, grazie alle meravigliose politiche della BCE, non e' avvenuta. Risultato: cornuti e mazziati.
Ma c'e' di peggio. Perche' se da un lato con l'euro siamo diventati piu' DEBOLI nelle importazioni, (e non piu' forti come ci raccontano i farlocchi), dall'altro non ci ha aiutati nelle esportazioni. E perche'?
Innanzitutto, una grossa fetta del nostro export va verso i paesi europei. Con il cambio fisso, a questo deprezzamento della lira quando compriamo materie prime , non corrisponde alcun deprezzamento quando vendiamo. Anzi: se l'euro e' piu' debole nell'acquisto perche' al suo apprezzamento in dollari corrisponde un indebolimento ben piu' grande del dollaro, dall'altro lato il cambio col resto del continente non si muove di una virgola.
I vantaggi della svalutazione sono , di solito, pesati cosi: vi conviene vendere, non vi conviene comprare.
I vantaggi della rivalutazione sono : conviene comprare, ma non vendere.
Mettere la lira nell' Euro ha unito gli svantaggi della svalutazione (comprare e' piu' DIFFICILE) , con quelli della rivalutazione: anche vendere e' piu' difficile.
Il tutto e' dovuto al comportamento NON lineare del dollaro. Il dollaro ha perso enormemente nei confronti del petrolio e delle materie prime, ma ha perso POCO rispetto all'euro. Se il costo delle materie prime in dollari e' piu' che raddoppiato, l'euro ha superato il dollaro di qualche frazione di unita'.
Cosi', il risultato e' che con l'euro si fatica a vendere a chi paga in dollari. D'altro canto, questo vantaggio NON si recupera comprando in euro, visto che il dollaro ha perso molto piu' verso il petrolio che verso l'euro.
L'Euro ci sta dando tutti gli svantaggi di una moneta debole sul dollaro in acquisto, e tutti gli svantaggi di una moneta forte sul dollaro in fase di vendita.
Quando andiamo a comprare petrolio, facciamo due cambi: euro -> dollaro -> petrolio.
Quando vendiamo , facciamo un cambio : euro -> dollaro.
Voi capite rapidamente dove sia la fregatura, ovvero nel cambio dollaro/petrolio, che ha divorato tre volte i vantaggi del cambio euro -> dollaro.
Perche' avviene questo? E' per via del meccanismo perverso di gestione dei dollari.
Gli Uffici di Cambio (che dipendono dalle Banche Centrali) dei Paesi esportatori verso gli USA raccolgono i dollari che fatturano le loro multinazionali (in USA vendono le merci contro moneta locale, dollari) e li mettono nella riserva (di valuta estera) della Banca Centrale; la Banca Centrale non chiede di cambiare i dollari nella moneta nazionale, ma li mette in circolazione per comprare petrolio; i Paesi produttori di petrolio non chiedono alla FED di cambiare i petrodollari nella moneta locale dei Paesi Arabi, ma tengono i proventi del petrolio in conti correnti denominati in dollari e in buona parte investiti in titoli del Tesoro e azioni USA. Fondamentalmente i dollari emessi non si presentano al cambio condizionando il valore del dollaro sulle altre monete. D'altra parte sono investiti in titoli di lungo termine o in azioni che non vengono scambiate a forte frequenza: per cui quei dollari non sono nemmeno moneta circolante che produrrebbe inflazione rientrando in America.
Morale della storia: il dollaro rimane relativamente stabile al cambio monetario, ma diventa catastroficamente sempre piu' debole rispetto al valore delle merci: perde, cioe', potere d'acquisto, ma non perde nei cambi. Per cui, se l'euro guadagna il 30% sul dollaro, il petrolio guadagna il 300% sul dollaro. E il rafforzarsi del cambio non aiuta nessuno.
Sarebbe stato diverso se ci fossimo tenuti la lira? Si', enormemente.
Senza il cambio fisso con gli altri paesi UE, potevamo rimanere competitivi sui mercati europei SENZA diminuire il costo del lavoro, cioe' senza bisogno del precariato: il costo della trasformazione poteva venire assorbito da una adeguata politica di svalutazione graduale In secondo luogo, all'aumento dei prezzi del petrolio e delle merci si poteva reagire approfittandone per praticare una politica iperinflattiva e ridurre l'indebitamento.
Ma il punto non e' questo: il punto e' che i presunti vantaggi nell'acquisto del petrolio usando l'euro sono dei veri e propri falsi. Oggi che l'euro vale un dollaro e rotti, poiche' un euro vale 1936,27 lire, siamo scesi di fatto ai valori del 1996. Valori che la lira aveva saputo guadagnarsi da sola, e come se non bastasse in un periodo ove la dottrina americana era quella del dollaro forte. Dopodiche' inizia la dottrina del dollaro debole, ma per le monete dello SME il dollaro cresce e basta. Dove cazzo e' questa "moneta forte"? Dov'e' quest'area forte dell'euro?
E' un falso che entrando nello SME l'Italia ci abbia guadagnato negli acquisti di materie prime.
Ed e' un falso che con l'euro si possa comprare piu' petrolio di prima.
Ed e' evidentemente falso che con l'euro si sia piu' competitivi sui mercati europei.
Non e' quello che e' successo, non e' MAI successo, non si e' mai visto tale vantaggio.
Se volete sapere perche' si siano fatti quegli accordi, chiedere a Prodi. Io, personalmente, lo accuserei di tradimento e lo sbatterei in carcere, per aver accettato roba simile.
by Uriel

08 maggio 2010

Tutta la nostra economia è costruita sulla frode




C’è stato uno strano momento la settimana passata durante il discorso del presidente Obama al Cooper Union College. Lui era lì, a strisciare dinanzi a una casta di criminali di Wall Street, tra cui il capo della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, implorando “Guardate dentro il vostro cuore!”, come John Turturro in Crocevia della morte… quand’ecco che all’improvviso il Presidente degli Stati Uniti ha sganciato la sua bomba: “Le sole persone che devono temere le misure di controllo e trasparenza che stiamo proponendo sono quelle la cui condotta non supererebbe tale supervisione”.

Il Grande Segreto, ovviamente, era che nessuna creatura vivente entro un raggio di 100 miglia dal Cooper Union avrebbe potuto superare questa supervisione: né questa supervisione, né una supervisione di qualunque altro tipo. Punto. Non solo in un raggio di 100 miglia, ma in qualunque luogo in cui ancora sopravvivano tracce di vita economica in questi 50 stati federati, il semplice odore della supervisione farebbe l’effetto di un gas nervino su ciò che rimane dell’economia. Perché nel 21° secolo, la frode è qualcosa di tipicamente americano quanto lo sono il baseball, la torta di mele e la Chevrolet Volts; la frode è tutto ciò che ci resta, amici. Spaventate la frode con le “supervisioni” di Obama e l’intero schema piramidale collasserà in un mucchietto di cambiali bruciacchiate.

Ecco come un mio conoscente, socio di un gruppo Private Equity, descrive la situazione: “Chiunque provasse a far scoppiare questa bolla della frode, dovrebbe fuggire sul primo volo in partenza più velocemente di quanto la famiglia Bin Laden abbia lasciato il Kentucky a bordo dei propri jet dopo gli eventi dell’11/9”.

Ed è per questo, secondo il tizio del Private Equity, che la recita con cui la SEC ha accusato Goldman Sachs di frode non è altro che un bluff negoziale mirante a fornire agli uomini di Obama un qualche strumento di pressione, o almeno a tentare di fornirglielo. Il mio conoscente ha escluso ogni possibilità che le indagini sulla frode possano coinvolgere altri conclamati criminali come Deutsche, Merrill, Paulson & Co., la Magnetar legata a Rahm Emanuel e così via.

“Tu non capisci, Ames. Perfino Khuzami, il tizio della SEC che si occupa del caso Goldman, è un truffatore; quello stronzo era Direttore degli Affari Legali della Deutsche quando la Deutsche ha fatto con le CDO gli stessi giochetti della Goldman. Non ti rendi conto quanto in profondità arrivi questa faccenda”.

E’ evidente che ci sono un sacco di persone consapevoli di quanto putrescenti siano diventate le cose, ma esse non osano ancora riconoscere l’enormità della truffa economica, preferendo baloccarsi con accuse specifiche.

La mia posizione su questo argomento era: “Bene, allora incriminiamo anche questi farabutti, non vedo dove sia il problema”.

Questo era esattamente ciò che affermavo una settimana fa, durante la schermaglia verbale con questo mio conoscente. Abbiamo dato vita ad una scenata in un ristorante yuppie di Midtown, discutendo quanti danni Wall Street avesse provocato e quali misure intraprendere per porvi rimedio.

La posizione del mio interlocutore era indifendibile, così decise di cambiare tattica.

“OK, Ames, quali banchieri vorresti incriminare? Stai dicendo che sono tutti colpevoli, no? Allora, quali di loro vorresti perseguire? Due di loro? Tre? La metà?”.

“Tutti, nessuno escluso. Rinchiuderli in una delle loro belle prigioni private”.

“Non succederà mai, Che”.

“Che? A me? Senti, Scarface, io credo nella legge e nell’ordine. Nessuno di voi degenerati delle Private Equity ci crede più?”

“OK, facciamo un patto, Che. Io ti spiego questa cosa lentamente e con calma, in modo che perfino un hippie rintronato come te possa capirla. Stammi dietro, sarà un po’ complicato. Sei pronto?”.

E così cominciò:

“Bene, supponiamo che un bel giorno il governo dica ‘Ehi, sapete, dovremmo dar retta al Che, incriminiamo ogni azienda e ogni esecutivo su cui i nostri uomini riescono a raccogliere prove. Perché cavolo, le cose che contano sono la legge e la giustizia uguale per tutti, proprio come dice il nostro Che’. OK, questo significherebbe naturalmente incriminare ogni attore finanziario di qualche rilievo, così loro fanno fuori Goldman Sachs, fanno fuori Citigroup, JP Morgan, BofA… e anche i grandi fondi che sono almeno altrettanto colpevoli, se non di più. Così tolgono di mezzo Pimco, Blackrock, Citadel… magari incriminano anche Geithner e Summers e sbattono dentro un po’ degli scagnozzi di Bush… va bene?”.

“Peccato che qui non vendano del popcorn, sta diventando divertente”.

“OK, lo sai che cosa avrai ottenuto a questo punto? Avrai ottenuto il totale affondamento dei mercati. Ricordi cosa successe dopo il collasso della Lehman? Ti ricordi quanta popolarità ne ricavarono i politici di Washington? E ti chiedi ancora perché abbiano sputato fuori un trilione di bigliettoni? Temevano per la propria vita; ecco perché hanno votato a favore del salvataggio. Al loro posto tu avresti fatto la stessa dannata cosa. Se incriminassimo chiunque si sia reso colpevole di frodi e ruberie, il crollo del mercato a cui questo paese dovrebbe assistere farebbe sembrare il 2008 un teatrino per bambini. Apri quella lattina di vermi denominata “Frode” e l’intera fottuta economia va in malora. Tanto varrebbe incriminare la gente perché si masturba. Nessuno potrebbe sapere quando si fermeranno le indagini e chi sarà il prossimo ad essere incriminato. Tutti passerebbero all’incasso e il mercato affonderebbe a zero. E indovina cosa succede se il mercato affonda a zero? Ogni dannato americano con un piano pensionistico o con un portfolio di investimenti o con un 401k… ogni piano pensionistico del paese, i fondi pensione di ogni insegnante, di ogni pompiere, fino all’ultimo centesimo, verrebbero spazzati via. Questo ci ha insegnato il crollo della Lehman”.

“Ci ha insegnato? Non ci ha insegnato un bel niente, a parte che viviamo in un paese governato da maniaci”.

“Gesù Cristo, Ames! Sei perfino più ingenuo degli idioti che hanno provocato il fallimento della Lehman. Voglio dire, veramante nessuno riesce a capire quanto sia grande il casino che questi idioti hanno fatto con la Lehman? E’ stato il casino più grosso che si sia mai visto in questo emisfero! Il Segretario di Stato Paulson e il capo della Fed, Bernanke, si grattavano il culo senza sapere cosa fare, e alla fine hanno detto: ‘Ok, in teoria noi dovremmo essere una libera economia di mercato e dovremmo essere i Repubblicani; quindi, una volta tanto, proviamo a fare qualcosa di diverso, visto che tutto il resto non funziona. Andiamo controcorrente e mettiamo alla prova questa storiella del “libero mercato”. Chi lo sa? Magari il “libero mercato” funziona sul serio nel modo che noi andiamo dicendo da sempre. Visto che nient’altro sembra funzionare, lasciamo che sia il “libero mercato” a decidere del destino della Lehman. Magari scopriamo che il socialismo corporativo non è la risposta giusta’. Così spediscono la Lehman sul libero mercato e… BAM! La merda colpisce le pale del ventilatore. Non dico stronzate, amico: il libero mercato è una favola per i coglioni, non ve l’ha spiegato il babbo a voi idioti? Non solo è crollata la Lehman: è crollato tutto. E’ crollata la fiducia nell’intero sistema. Ed è questo che sto cercando di spiegare ai sempliciotti come te: la nostra economia è fondata su una questione di fede. Non chiedermi come siamo arrivati a questo, non è importante”.

Io cercavo di dire qualcosa per insultarlo, ma lui sovrastava la mia voce, caracollando in avanti mentre metteva a nudo i denti bianco laser.

“Lo so cosa stai per dire, che tu, Ron Paul e tutti i samaritani liberisti strafatti di canapa ve l’eravate già immaginato. Ma quello che io sto dicendo è che, quando non c’è più fede, per un gioco fondato sulla fede è la fine. E’ questo che la Lehman ha mostrato a tutti. Ogni operatore della finanza si è trovato all’improvviso di fronte al problema fondamentale: quest’intera fottuta economia è fondata sulla fede, sulle menzogne, sull’immondizia. Così, quando la Lehman è crollata, ogni operatore è stato colto dal panico e ha pensato: ‘Se la Lehman non era altro che uno schema Ponzi – e so bene che io stesso sto manovrando uno schema Ponzi – cazzo, allora vuol dire che anche tutti gli altri stanno giocando con uno schema Ponzi! Si salvi chi può!’. Nessuno si fidava più di nessun altro, tutti si ritiravano dal gioco e l’intera economia globale è crollata all’improvviso. E questo significa che i tuoi genitori, i miei genitori, qualunque insegnante, pompiere, qualunque persona che stava per andare in pensione in questo paese, qualunque profitto su qualunque attivo, sono stati cancellati.

“E questo è ciò che sto cercando di farti capire: nel mondo degli adulti, quando i risparmi di un intero paese vengono spazzati via a causa di un manipolo di benpensanti, dei loro testi di legge e delle stronzate sul libero ed equo mercato di Thomas Jefferson, questo è un grosso problema. Alla gente non importa un cazzo di Jefferson e del suo mercato libero ed equo. Vuole solo che i suoi risparmi valgano qualcosa. E la gente ha ragione: Jefferson era un imbecille. Avrebbe dovuto fare il cantante folk, non il fottuto Padre Fondatore. Ma ecco un’altra cosa che proprio non riesci a capire: il punto è che se uno distrugge questa economia perché “è questa la cosa giusta da fare”, allora dovrà scappare per tutta la vita; e qualsiasi presidente o partito politico che si trovi al potere nel momento in cui viene presa questa decisione, dovrà dire addio al potere per i prossimi 200 anni. E’ per questo che Washington è andata in panico e ha fatto passare il bailout; non volevano essere loro i fessi che tutte le vittime dello schema Ponzi avrebbero incolpato di aver fatto crollare lo schema Ponzi, così hanno rotto il vetro e hanno pompato nel sistema un nuovo e più grande schema Ponzi. E’ stata una costosa lezione da 14 trilioni di dollari: ‘State alla larga dagli esperimenti col libero mercato, coglioni!’. Quanto sarete fessi voialtri per credere davvero a questa cazzata del libero mercato? Il problema sorge quando gli uomini al potere sono abbastanza fessi da dare retta alla gente come te: agli idealisti libertari e ai Repubblicani altruisti del libero mercato, i quali si sono dimenticati che il loro compito sarebbe quello di mentire. Svegliatevi!”.

“Libertario io? E da quando sarei un libertario?”.

“E’ quello che sto dicendo: gli scemi come te non sanno più nemmeno chi sono. Si dimenticano che dovrebbero solo raccontare un mucchio di balle su tutte quelle stronzate libertarie del libero mercato e tenerle ben lontane dalla politica. E invece, anziché limitarsi a mentire sul libero mercato incoraggiando segretamente la Lehman, questi idioti hanno provato sul serio a realizzare il miracolo del libero mercato, e così ci è toccato sborsare 14 trilioni di dollari soltanto per scoprire quello che io avrei potuto dirgli gratis, e cioè: ‘Ehi, coglioni, il vostro lavoro dovrebbe essere l’ipocrisia, OK? Dovreste mentire sul libero mercato con la vostra lingua biforcuta, non provocare terremoti per andar dietro agli idealismi libertari! Non siete pagati per credere in qualcosa. Il vostro lavoro è quello di andare di fronte al pubblico e raccontare bufale sul libero mercato. Punto”.

“E che cazzo ci vorrà mai? Guarda la mia faccia: con una metà dici una cosa, e con l’altra fai quella opposta. Chiaro? Lascia che siano gli altri a lamentarsi, a frignare ‘Ooh, che ingiustizia, ooh, il salvataggio, il socialismo, la corruzione’. Questo è ciò che fanno i perdenti: si lagnano per tutto il tempo. Come te ad esempio, Che. Non fai altro che frignare, e guardati: puoi per caso permetterti di pagare il conto di questo pranzo? Esiste forse qualche libertario sulla faccia della Terra che possa permettersi un pasto decente a Manhattan? E adesso guarda me: io sono un ipocrita. Cazzo se lo sono! Racconto balle ogni giorno della mia vita, racconto balle a me stesso perfino mentre dormo. Cavolo, le sto raccontando anche a te in questo preciso momento, anzi non so nemmeno più che cazzo sto dicendo, tanto sono abituato a mentire. E chi è di noi due quello che ha l’American Express? Chi è che pagherà il conto stasera? Quelli che hanno il potere, quelli come me, abituati a mentire. Capito? Mentire, to lie, come ‘il massacro di My Lai’, come ‘My Lai-senza libero mercato sono guai’. Il tuo compito è quello di distrarre gli allocchi con le cazzate sul libero mercato, perché - qualunque ne sia il motivo – è questo ciò che loro vogliono sentire. Non importa quali bubbole gli dai a bere, finché queste bubbole riescono a mantenerli in trance. Dopodiché, dietro le quinte, tu puoi fare l’esatto contrario: manipolare il gioco, coprire il tal problema qui con quei fondi là, spostare un po’ di merda in giro, scremare i budget e finanziare il sistema, coprire l’immondizia più grossa e ogni tanto dare un fallito in pasto ai lupi per tenere vivo l’interesse del pubblico. E’ così che funziona il sistema e qualsiasi persona che abbia raggiunto l’età adulta lo capisce. E se qualcuno non lo capisce, può sempre crearsi una bella chat libertaria online e frignare con i suoi amichetti libertari sul libero mercato e su Jekyll Island, ‘Gnààààà, non è giusto, gnààààà!’”.

“Che c’è di male a essere libertari?”

“E’ solo che a me sembrate tutti uguali. Libertari, hippie, c’è davvero una differenza? State tutti a frignare ‘Non è giusto, amico! Ooh! Non puoi farlo, questa è truffa, questa è corruzione, ooh no!’. Oppure: ‘La diseguaglianza di reddito, amico; Goldman Sachs ci controlla tutti, amico; questo è socialismo per ricchi; è tutto così spaventoso per il mio cervellino di libertario ritardato di 5 anni!’. No, sul serio, tutte le volte che incontro un libertario come te…”

“Senti, non sono un fottuto libertario, OK? Voglio una redistribuzione della ricchezza. In che lingua te lo devo dire? Io-redistribuzione. Io-Buon Governo. Voglio collettivizzare il denaro dei vostri profitti perché sono un invidioso parassita. Sei in grado di processare una singola parola di quel che sto dicendo, Spaz?”

“Uh-uh, certo, come vuoi. Cioè, io credo sia fantastico che tu e i tuoi amici siate riusciti a imparare a memoria La strada verso la schiavitù fra un episodio di Star Trek e l’altro. No, davvero, sono felice per voi. Già, siamo tutti così orgogliosi. Ma il punto è questo: noi adulti, in questo momento, siamo molto, molto occupati a cercare di rimediare al casino liberista che voi avete combinato con quella vostra mossa della Lehman. Quindi, perché non ve ne andate un po’ sulle vostre chat libertarie a chiacchierare di Jekyll Island e di gold standard? Questo vorrebbe dire molto per noi. E fatemi un fischio quando avete capito tutto, okay? Sparite solo dalla mia fottuta vista e lasciate lavorare gli adulti”.

La discussione degenerò in un battibecco ben più crudo e personale di questo, ma quando la nostra schermaglia verbale ebbe fine – e lui ebbe pagato il conto – io ripensai a ciò che aveva detto, e tutto aveva molto più senso. La frode è divenuta così endemica in questo paese che ha finito per fondersi con il DNA dell’America, creando una relazione simbiotica che non può essere spezzata senza uccidere l’organismo ospite. Se la spingeranno ancora oltre, l’intera economia americana potrebbe crollare, gli attivi patrimoniali potrebbero dissolversi e ciò significherebbe dover affrontare decine di milioni di pensionati e baby boomers incazzati neri. Come dicono i tipi di Wall Street: “Chiunque si renderà responsabile dell’esplosione di questa ennesima bolla mettendo a nudo tutte le frodi (e mandando a picco i mercati), non solo si ritroverà spodestato dal potere per almeno una generazione, ma dovrà sottoporsi ad un radicale intervento di chirurgia facciale e cercare asilo in qualche luogo remoto. Nessuno desidera essere colui che farà una cosa simile, ed è per questo che essa non si verificherà”.

Potrebbero anche aver ragione, ma tutte le bolle prima o poi scoppiano e tutti gli schemi Ponzi sono destinati a crollare ad un certo momento. L’unica incognita è quando. Per quelli di noi che non sono alla vigilia della pensione, prima arriverà questo giorno della verità e prima potremo farci i conti, meglio sarà per tutti.


da The New York Press
traduzione di Gianluca Freda

07 maggio 2010

Le rendite finanziarie sono come il latifondo: è una ricchezza che porta miseria

Visto che con Yossarian si riesce a fare una "discussione interblog" civile, ne approfitto e rispondo al suo post. In definitiva, quello che ci separa e' una diversa percezione di quanto avvenuto. Per molti, il mondo delle rendite appartiene al mondo dei "servizi", cioe' al mondo del reddito prodotto da un qualche lavoro che si esprimera' in ore-uomo. Io, al contrario, penso che le attuali rendite finanziarie siano una categoria nuova dell'economia, in quanto prendono un nuovo attore, il rischio, e lo trasformano in reddito.

La vera novita' , quella che ha causato il disastro finanziario nel quale ci troviamo, e' la capacita' di produrre reddito dai rischi, approfitando del paradosso logico che lega le statistiche al calcolo delle probabilita'. Cerco di spiegarmi con un esempio.

Supponiamo che per una data compagnia aerea, per motivi di varianza, si faccia la statistica (pesata con tutti i chi-square del caso) che le vittime di incidente aereo siano, sui passeggeri, sei uomini ogni dieci milioni,e quattro donne ogni dieci milioni.E' possibile , basta che per puro caso caschi un aereo pieno di giocatori di pallavolo , prima di recuperare l'equilibrio uomo/donna, al ritmo di incidenti , occorreranno decenni. Il ciclo teorico e' molto lungo per via della rarita' degli incidenti.

Cosi', in un certo senso i maschi sono stati , statisticamente, piu' sfortunati. Ma noi siamo un'azienda di assicurazioni, e teniamo conto del fatto che sei su dieci milioni sono uomini e quattro su dieci milioni siano donne.

Problema: se una coppia di due sole persone sale su un aereo, qual'e' la probabilita' che l'aereo precipiti? La risposta corretta e' che non c'e' relazione alcuna tra il sesso dei passeggeri e il rischio di caduta. Ma dal punto di vista della gestione del rischio classica, paradossalmente la donna "portera' fortuna" all'uomo. Perche' se la fisica degli aerei non risente del sesso dei passeggeri, alla fine assicureremo due persone alla media del cinque su dieci milioni. Ma con la passeggera donna ci abbiamo guadagnato, con l'uomo ci abbiamo rimesso.

Da dove nasce questo reddito?
Questo reddito nasce da un paradosso, nasce dalla confusione tra statistica e calcolo delle probabilita'. Si sta usando, cioe', una statistica come se fosse un calcolo delle probabilita'. Un metodo di misura a posteriori contro una predizione teorica a priori. E' un errore, sempre. Costa, a volte.

Quando il fenomeno che si assicura NON e' costante, non e' ciclico, non segue sempre le stesse leggi, e' lontano dal ciclo teorico statistico, i numeri sono troppo pochi, il costo dell'errore e' alto.

Cosi' le assicurazioni possono lavorare tranquillamente usando le statistiche come predizione SE i numeri sono alti, i fenomeni sono stabili e seguono le stesse regole di sempre, eccetera. Cosa succede se lo facciamo in presenza di fenomeni non del tutto regolari?

Eh. Succede che il costo aumenta, e ogni costo e' un reddito. Cosi', la definizione di "rendita" e' semplicemente un reddito prodotto dalla semplice esistenza di un rischio sul quale costruiamo un reddito che non proviene dal nostro lavoro, ma dal differenziale tra il rischio misurato sulle statistiche del passato e quello stimabile nel futuro.

Faccio un esempio di rendita: se lavorate come dipendenti, potrete comprare una casa col mutuo. E' una rendita? Si. Quello che state vendendo alla banca e' rischio basso, il rischio basso che avete di perdere ogni reddito. In cambio di questo basso rischio, la banca e' disposta a darvi dei soldi. Soldi che non avete guadagnato.


La banca non fa altro che prendere dei soldi con un rischio maggiore e darli a voi, maggiorando con l'interesse la differenza tra i due rischi. Nell'esempio di sopra, paga delle donne per salire sull'aereo.

La casa che avete comprato e' una forma di rendita. Avete venduto il basso rischio legato alla vostra posizione lavorativa. Anche quello che compra una casa lavora sul rischio: si assume il rischio che la casa deprezzi, pagandola senza sapere se, nel tempo lungo di vita della casa, l'investimento rendera'. In cambio di questo rischio, affitta la casa ad un tizio che ne gode SENZA avere alcun rischio di investimento: non ha comprato nulla.


Infine, la storia dei titoli di stato: voi stimate (1) che il rischio di fallimento dello stato sia tot, e chiedete allo stato di piu' per dargli dei soldi. Che vi verranno restituiti, piu' una percentuale di guadagno che ritenete superiore al rischio di fallimento.

Tutto questo e' semplicemente REDDITO prodotto da una differenza tra rischi.

Sia chiaro, le assicurazioni sono sempre esistite. E hanno sempre lavorato cosi'. Ma negli ultimi anni le rendite (sotto forma di prestiti, mutui, immobili, titoli finanziari) si sono diffuse e sono arrivate a divorare l'economia tradizionale. Questi strumenti che generano ricchezza partendo dal rischio sono arrivati ad essere disponibili a tutti.

Un investimento di "rendita" non e' altro che un investimento nel quale compriamo basso rischio, ovvero riteniamo che la resa sia superiore ai rischi. Oppure, vendiamo il nostro basso rischio (o se preferite: il buon rating) in cambio di un prestito che restituiremo a rate. In tutti i casi, stiamo commerciando rischi. Siamo , nell'esempio dell'aereo, una donna che si fa pagare per salire a bordo e abbassare la media delle polizze, come se portasse fortuna. Un catastrofico errore logico, ma convenzionalmente accettato.

Problema: esisteva questo fenomeno, prima? No.

Di conseguenza: esistono teorie di politica economica che se ne occupino? No.

Sic et simpliciter: tutte le ideologie politiche sono obsolete, perche' e' comparso nel mondo del reddito questo meccanismo (basato su un errore logico che a volte funziona, come un orologio fermo che indichi due volte al giorno l'ora esatta), mai apparso prima.

Il liberismo come ideologia viene meno, perche' vengono meno i suoi presupposti. Quando un imprenditore investe in una rendita, sta comprando basso rischio, ovvero buon rating. Ma il nostro liberista classico sostiene che il beneficio dell'impresa sia quello di produrre ricchezza, che inevitabilmente produrra' altra impresa. Invece, come avveniva nel passato col latifondo, i soldi vengono immobilizzati in una logica di basso rischio.

Se consideriamo il rischio di impresa, infatti, notiamo subito come l'impresa che investe su qualche rendita anziche' ingrandirsi non fa altro che preferire il basso rating della propria impresa al rating migliore di un investimento che so io immobiliare. Il nostro liberista classico pensa che la ricchezza sia la spinta che porta l'imprenditore a rischiare i propri soldi. Ma se esiste una forma di ricchezza che gli fornisce reddito ad un rischio PIU' BASSO di quello dell'impresa, tutto l'impianto liberista va a farsi fottere. Non e' piu' vero che la ricchezza spinge il nostro imprenditore a costruire, e no, le rendite non sono la stessa cosa.

L'impresa che ha un rischio del 10% deve avere un margine superiore al 10% per non rimetterci le penne alla prima crisi.Diciamo che sia l' 11% Se una casa rende il 3% ma ha un rischio di fallimento del 2%, abbiamo lo stesso 1% di differenza , ma su rischi quantitativamente minori. Questo non era previsto in NESSUNA teoria liberista: il guadagno a rischi bassi che possa "deviare" l'imprenditore dal cercare il "premio" che si ottiene col rischio d'impresa.

Anche il MArxismo non ne esce meglio. Qual'e' il plusvalore di un rischio? E quello di un meccanismo assicurativo? La fortuna? A Marx sarebbe piaciuta poco come risposta. Il plusvalore di Marx era la differenza tra costi e incassi. LA differenza tra rischi e rese non fa parte della teoria. Il rischio non e' un costo. Finche' tutto va bene , l'automobilista che non fa incidenti NON costa.

Questa nuova qualita' di redditi ha distrutto tutti i meccanismi che storicamente gestivano l'economia. L'imprenditore abbassa il rischio dedicandosi piu' alle rendite che all'impresa. Non produce lavoro. Le rendite sono basse quando il rischio e' basso, e alte quando il rischio e' alto.

E questo meccanismo si e' esteso a tutta la societa'. I risparmiatori non risparmiano perche' anziche' mettere in banca e sfruttare interessi positivi col risparmio, comprano vendendo il guadagno futuro PRIMA di guadagnarlo, in cambio di un ottimo rating familiare.

Questo non era mai successo prima. L'unica classe simile era quella dei latifondisti. Essi coltivavano enormi quantita' di terre con una resa bassa. Le terre, essendo molto estese, avevano poco rischio di offrire meno delle scarse rese, per cui un margine basso era sufficiente. Difficile che qualcosa potesse distruggere ettari ed ettari di pascolo o di foraggio , per dire. L'agricoltura intensiva, invece, rende di piu' ma parcellizzando i campi espone al rischio di un evento locale distruttivo.

Non e' vero, quindi, che l'imprenditore fa ricchezza COMUNQUE investa. Il latifondista buttava un sacco di soldi per terre che rendevano l' 1/1.5% annuo. Ed e' qui il problema delle rendite.

Voi siete soddisfatti se qualcuno vi promette, che so io, il 4% su dei titoli di stato. Un'azienda che renda il 4% e' da buttare via. Quando si passa da investimento nell'impresa a rendita, il rischio e' minore ed ovviamente sono minori anche le rese. Quando avevo il mio helpdesk il mio margine di contribuzione era sul 28%. Qualcuno di voi investe al 28% annuo? Eppure, per un'azienda non e' cosi' strano , come margine.

Le rendite, signori, sono basse. Per definizione. Perche' quando diventano alte o c'e' il trucco o c'e' molto rischio: ma allora tantovaleva correre il rischio d'impresa.Quando comprate con un prestito, se l'interesse e' basso c'e' la fregatura nel prodotto. Non c'e' alternativa: qualcuno sta comprando il vostro basso rischio di fallire, quindi nel bene che vi fornisce in cambio di deve essere un rischio maggiore. Che e' il rischio d'impresa del produttore se non vende abbastanza. Altrimenti NON avrebbe senso il baratto.

Quindi no, il nostro imprenditore che investe in rendite fa un DANNO all'economia, perche' nessuna rendita ha la resa pari al margine di contribuzione di un'azienda. E' l'equivalente finanziario del latifondo.

Questa e' l'economia del rischio. Il paradigma e' il rischio. Non il lavoro. Non la ricchezza. Non il plusvalore. La merce effettivamente scambiata e' il rischio.

Nessuna delle teorie del passato ha mai ipotizzato questo. E qui veniamo a Yossarian. Non c'e' alcuna traccia, nei lib-dem e nel loro programma, di un approccio al problema. Sembra che il problema non esista. Le rendite vengono ancora chiamate "proprieta'", come nel novecento.

Ma non e' cosi': quando vendete il fatto di essere dipendenti in cambio della proprieta' ipotecata di una casa che altrimenti NON potevate permettervi, state ricevendo reddito vendendo rating: e' una rendita. Si', quel debito e' una rendita. La rendita derivata dall'aver trovato un posto fisso.

L'unico modo razionale di affrontare la cosa e' capire che le rendite hanno rese piu' basse, nella media, rispetto al margine di contribuzione medio. Se prendiamo gli indici di borsa e facciamo una media , su 20 anni, di quanto crescono? . Non un dato eclatante. Non eclatante se lo paragoniamo al margine di contibuzione di un'azienda.

Ducati ha avuto, in un anno (il 2001) , un margine di contribuzione del 40.8%. Mi trovate un investimento di rendita che abbia questa resa annua? Non ce la fate.

Allora cosa facciamo, se domani Ducati decide di diventare una finanziaria e investire sul mercato della finanza? Che magari guadagnera' , rispetto al rischio d'impresa, di piu': una finanziaria di quelle dimensioni chiude quasi sempre in buon attivo. Ma non del 40.8%.

Questo e' il motivo per il quale paesi come Cina o India, molto manufatturieri, crescono di piu': il margine di contribuzione di un'industria e' MOLTO piu' alto di qualsiasi resa finanziaria. Le basse crescite del paesi occidentali sono tali anche per via di tutti i soldi che finiscono nella finanza, cioe' in un mondo dove i rischi sono bassi a parita' di reddito, con crescite molto, molto piccole.

Voi un invstimento da 40.8% annuo VE-LO-SOGNATE. L'unica cosa che potete fare e' costruire un'azienda di successo, se volete simili guadagni.

Allora dite: ma i finanzieri sono ricchissimi. Come mai? Perche' rischiano meno di Ducati, e come se non bastasse spendono meno. A parita' di guadagni, i loro rischi sono piu' bassi. Se guardate il rischio che ha ducati di cannare i nuovi prodotti, o di subire una crisi, scoprite che Ducati e' molto colpita dalle crisi. Dunque rischia MOLTO. Per questo deve guadagnare MOLTO. La differenza e' nel rischio.

Il finanziere magari non fa il 40.8% annuo. Ma rischia molto meno di Ducati. Questa e' la sua ricchezza: la ricchezza del latifondista: molta terra a bassa resa, ma con rischio basso che gli investimenti vengano vanificati, che so io, da una tempesta di grandine.

LA percezione del danno catastrofico che questi latifondisti della carta , i finanzieri, causano al paese, e' ancora poco diffusa. Si crede che le rendite siano convenienti rispetto alle aziende. Niente di piu' sbagliato, un'azienda che solo sopravviva ha un margine di contribuzione che nel mondo della finanza e' sogno puro.

Ma non importa.Giocando su grandi quantita' di risorse, come per i latifondisti, i nostri finanzieri e i nostri cercatori di rendita riescono a farsi il gruzzoletto. Solo che poi, nel sistema paese, la medie delle rese vi regala un bel PIL del +1-2% annuo. Basso rischio, bassa resa globale, quantita' investite sufficienti a garantire comunque un reddito alto A POCHI. Latifondo.

L'effetto che la finanza fa alle economie e' l'effetto che il latifondo faceva all'agricoltura: pochi grandi possidenti erano ricchi sfondati, ma non aumentavano il rischio investendo perche' le quantita' di terra garantivano una resa bassa, che tuttavia moltiplicata per le quantita' di terra li rendeva ricchi.

Ma la resa media, sul globale, dell'agricoltura, era penosa. E si faceva la fame.

Questo, caso Yoss, non e' nel programma dei liberisti. Non e' nel programma dei socialisti. Ne' in quello di Cameron. Nessun partito ha un bagaglio culturale per capire che occorre nel mondo della finanza l'equivalente delle riforme agrarie che finorono il latifondo.

Si voleva aumentare la resa delle terre. Una terra su cui si investisse era piu' rischiosa: tu investi e un uragano ti distrugge tutto. Se non investi ma hai molta terra, magari l'uragano ti distrugge il 90%del raccolto, ma hai molta terra e ce la farai a vivere. Solo che il paese e alla fame.

L'agricoltura intensiva invece e' rischio: investi per coltivare meglio, se va male , ci rimetti. Pero', la resa e' alta. E questo produce un dato macroeconomico buono. Il latifondo ha meno rischi anche se puo' fornire (a pochi) dei redditi molto alti, ma ovviamente il dato macroeconomico e' pessimo.

Allo stesso modo, l'industria e l'imprenditoria hanno rischi alti. Ma hanno rese alte. Il mondo delle rendite ha rischi bassi. Ma ha anche rese basse. Con l'industria, il dato macroeconomico e' alto. Con la rendita, chi possiede grandi rendite ha un buon reddito. MA il dato macroeconomico e' basso.

I paesi con le economie di rendita piu' forti sono quelli che hanno la crescita del PIL piu' BASSA. I paesi con le crescite alte sono quelli industrializzati. Quindi NO, sul piano macroeconomico spostare i soldi sulle rendite produrra' lo stop della crescita.
Questo, caro Yoss, non e' in NESSUN programma politico attuale. Non sentirai NESSUN politico accusare le rendite delle basse crescite dei paesi. Ti diranno che la bassa crescita del PIL e' tipica "dei paesi maturi", ma sono PALLE: e' tipica dei paesi dove l'economia delle rendite e' piu' diffusa.

Non esistono guadagni stellari in borsa. Mi spiace, ma anche il finanziere piu' brillante il 40.8% annuo sul bilancio di una multinazionale finanziaria SE-LO-SOGNA. L'industria lo fa: Ducati lo ha fatto.

Stiamo pensando che la finanza produca ricchezza perche' guardiamo i POCHI beneficiari ricchissimi. Ma e' come pensare che il latifondo sia bello guardando i POCHI latifondisti ricchissimi. Il dato macroeconomico invece mostra che il PIL delle nazioni piu' finanziarizzate tende ad abbassarsi rispetto a quello delle nazioni piu' manufatturiere.
Questa percezione NON fa parte di alcuna ideologia attuale.
Il fatto che le rendite siano, per il paese, una piaga analoga al latifondo non e' percepito.

E senza questo, nel mondo attuale, nessuna ideologia politica puo' curare il male. Ne' quelle di sinistra, ne' quelle liberali.

Occorre uno statalismo decisionista molto forte.Che non e' patrimonio ne' della sinistra di oggi ne' della destra di oggi. "lIberale" significa che spingo la gente la gente a finanziare la crescita perche' ci guadagna. Altrimenti non si muove.Socialista significa che spingo la gente a finanziare la crescita con le tasse. Ma quello che serve e' l'equivalente di una riforma agraria anti-latifondo.
by Uriel

06 maggio 2010

L`insolvenza della Grecia e la trappola del debito pubblico



Il debito pubblico è la diga piena d’acqua. Se crolla, si allaga tutto, gli Stati vanno in tilt e la gente viene travolta.
Ora, l’equivalente del terremoto è il tasso di indebitamento dei privati. Quando i privati si indebitano troppo, il debito pubblico esplode.
Qual è il legame?
Il legame è di due tipi: fiduciario e consumistico.
Nel caso fiduciario, il problema lo vediamo bene in Portogallo e Spagna. Il debito portoghese è attorno al 70%, ma il paese è vicino al collasso. Del resto la cosa non è nuova, perché il debito argentino era ancora più basso, quando ci fu il crack.
Quello che succede è che l’investitore perde la fiducia nel paese, dal momento che non è possibile per l’economia di risollevarsi. Qualsiasi politica fiscale il governo usasse per migliorare il debito, infatti, sarebbe insostenibile: il cittadino indebitato è, anche se ha uno stile di vita apparentemente occidentale, un cittadino povero. Quando il vostro paese ha più debiti che Pil, comunque vadano le cose il governo non potrà pagare i debiti, dato che li pagherebbe con tasse che il cittadino ha sempre meno la possibilità di pagare.
Nessuno crederà mai ad un paese nel quale i cittadini vivono a credito.

Le pratiche incriminate sono: il credito al consumo troppo facile, automobili, elettronica, vestiti, vacanze comprate a rate.
Il fido aziendale troppo facile rispetto al capitale sociale. Le Pmi e i professionisti chiedono fido portando come contropartita il fatturato, e non il capitale sociale.
Il mutuo casa facile. La gente compra casa senza possedere una lira, spesso facendosi finanziare più del valore della casa.
Le carte di credito si comportano come isolette, concedendo fidi ed effettuando prestiti de facto. Potete avere un’Amex con lo scoperto e una Visa con lo scoperto, e i due circuiti non si parlano per capire se non stiate moltiplicando il vostro conto, e come se non bastasse spesso non parlano con la banca per sapere quale sia la situazione del vostro conto.

Poi c’è un problema di forecast. Supponiamo di avere cittadini risparmiatori, e di iniziare una trasformazione della spesa pubblica. Inevitabilmente le trasformazioni della spesa pubblica producono un periodo di austerity.
Cosa fa il cittadino? Se ha dei risparmi, come ha di solito il ceto medio (negozianti, professionisti), compenseranno il calo di affari pescando dai risparmi. Quando finirà l’austerity, torneranno a risparmiare.
Così, se il governo italiano calasse del 10% la spesa pubblica per un anno, le Pmi che si vedrebbero ridurre gli appalti del 10% di cosa vivrebbero, visto che non hanno risparmi? E i professionisti? E il relativo calo dei consumi, come sarebbe vissuto dai negozianti?
Se tutte queste categorie avessero dei risparmi, ovviamente pescherebbero dai risparmi per un anno: il governo ristrutturerebbe la spesa pubblica e poi tornerebbe il sereno. Ma cosa succede se non ci sono risparmi?
Succede che ristrutturando la spesa pubblica, cioè ridimensionando gli appalti, le aziende soffriranno. Ma non hanno un cuscinetto su cui contare, quindi licenzieranno. I licenziati caleranno le spese, perché non hanno risparmi. E non compreranno dai negozianti. I quali non hanno riserve, e caleranno le scorte di magazzino. E così via.

Che cosa succede se il cittadino, oltre a non avere risparmi, è anche indebitato? Cosa succede se lo stato taglia spesa pubblica? Succede che le aziende appaltatrici e subappaltatrici, che usavano il giro di cassa per pagare gli interessi sui debiti, falliscono.
Il fallimento produce messa in vendita di immobili, bloccando il mercato immobiliare. Le persone sul lastrico non comprano, facendo fallire i negozianti, altrettanto indebitati. Questo sbatte sul mercato sia gli immobili commerciali che gli stock, e costringe le banche a non fare più credito per via dei rischi. I professionisti a loro volta falliscono, e i cittadini non possono comprare i servizi privati che prendono il posto di quelli prima offerti dallo stato.
Vi sembra apocalittico? E’ quello che sta per succedere in Grecia.
Così, quando il cittadino è molto indebitato, per il debito pubblico non c’è speranza. Il debito dei privati è, nelle sue conseguenze, la vera e propria dichiarazione di default dei conti pubblici.
Ha senso, a questo punto, agire sul debito pubblico?

No, non ha senso alcuno. Le cure di Fmi e Ue sono miopi, perché non prendono in considerazione l’idea che, anche se riducessero il debito sino al 60%, i cittadini greci sono esausti e non potrebbero sostenere il minore livello di servizi legato ai tagli. Manderanno al disastro l’economia, e la Grecia fallirà con un debito inferiore tra un paio di anni. Niente di più.
Guardiamo il Portogallo. Perché è a rischio pur avendo un debito attorno al 70% del Pil, 40 punti meno di noi? Perché le famiglie si sono indebitate, cioè hanno avuto un accesso indiscriminato ad alcuni strumenti finanziari di debito. L’indebitamento privato, e specialmente quello familiare, ha raggiunto il 236% del Pil; ed è questo il fattore principale che rende il Portogallo così a rischio, più del debito pubblico.
Che tutti avessero questo accesso al credito non era, di fatto, una cosa così bella. Che tutti giocassero in borsa, che tutti trafficassero in pacchetti di azioni (bilanciati o meno) non era una cosa bella.

Quello che va fatto in occidente, nessuno escluso, è di ristrutturare il debito ai privati. Per le aziende, costringendole a ristrutturare i propri debiti con le banche. Per i privati cittadini, innanzitutto ponendo dei limiti vincolanti tra erogazione delle carte di credito e ammontare del conto in banca. Inoltre, con una stretta del credito al consumo: solo su cauzione e comunque non del 100% del bene. I mutui casa non possono superare il 50% dell’immobile. Gente che compra la casa senza una lira in tasca deve smettere di esistere. Se non hai i soldi per una casa, non comperi una casa e stai in affitto.
Una volta ridotto il debito dei privati, allora e solo allora si potrà stabilizzare il debito pubblico.
Ovviamente tutto quanto sopra è altamente impopolare: il che significa politicamente infattibile.
Se diciamo che il governo deve dimagrire, chi sogna funzionari pubblici che vivano in maniera monastica sarà felicissimo. Tutti continueranno a vivere facendo debiti, ma pretenderanno che lo Stato sia virtuoso.
Invece, se diciamo che lo stato può finire in fallimento anche col 20% di rapporto deficit/Pil se i cittadini sono enormemente indebitati, allora non va più bene. In qualche modo si è sancito di fatto il diritto ai debiti. Il diritto ad uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità. Si è sancito il diritto alla vita vanziniana per chiunque abbia un’impresa.
Di conseguenza no, il problema non si risolverà ed esploderà nuovamente. E, con buona pace della signora Merkel, se i suoi cittadini continuano ad indebitarsi a questo ritmo, potrebbe toccare anche alla Germania entro 3/4 anni.
Un’altra lezione che non vogliamo imparare è smettere di manipolare i mercati usando i mass media e gli effetti psicologici. I mercati trattano valore, non allucinazioni.
E’ inutile scrivere sui giornali che “è inaccettabile l’idea di un default greco”. Balle. Il default greco è avvenuto per bocca del primo ministro, quando ha detto semplicemente che “la Grecia non può più accedere ai mercati”. Questa è una dichiarazione di bancarotta: “non siamo in grado di onorare i prestiti”.
A quel punto, interviene un prestito europeo. Prestito? Ma che dicono? La Grecia ha appena detto che non può restituire alcun prestito. Si tratta, e sarebbe ora di dirlo, di un regalo. Quei soldi non verranno mai restituiti. Punto.
La Grecia è già insolvente.
Il disastro greco è già avvenuto.

Nessuno dei preziosi analisti che parla di debito nomina l’enorme problema dei debiti privati e il terribile impatto che hanno. Tutti sembrano basarsi solo sul debito pubblico, quando si sa che il botto nasce dal debito dei privati.
Tutto questo serve a nutrire di illusioni l’opinione pubblica: dicono al cittadino “chi deve cambiare vita è il governo, sono magari i grandi manager della finanza, i tuoi debiti e il tuo reddito invece sono una questione privata”.
No, signori, i debiti che il cittadino ha (auto a rate, mutui, credito al consumo, fidi per aziende senza capitale sociale) sono un problema grande quanto (e forse di più) del debito pubblico. Il cittadino deve cambiare stile di vita, ridimensionare i consumi e ridurre i debiti molto più degli Stati. Anzi, se lo Stato può avere un debito pubblico, il cittadino per essere in linea con dei requisiti di sicurezza economica deve addirittura avere dei risparmi, cioè l’opposto del debito.
Ma i giornali non lo dicono, perchè non piace ai lettori e perchè le banche che li finanziano non hanno piacere a chiudere il credito al consumo e tutto il business del debito. I governi non lo dicono perchè hanno paura di perdere le elezioni.
Guardate la Grecia: sono in default, il che significa che non hanno accesso ai mercati. Non lo avranno più neanche dopo il prestito Ue, perché sono falliti.
Il loro governo dovrà tenere un rapporto deficit/pil di 0%. Inoltre, dovrà ristrutturare i conti, dimagrendo. Il che significa un calo della spesa pubblica enorme. La spesa pubblica, in Grecia, è una delle principali fonti di Pil. L’economia greca, quindi, sarà in pesante recessione. E le famiglie non hanno riserve per reggere questa cura.

Morale della storia: o il problema del debito dei privati viene affrontato, piaccia o meno, o il problema del debito dei privati arriverà sui denti dei privati con una forza tremenda.
La scelta è, molto semplicemente, tra una cura dolorosa e la morte per malattia. Non c’è modo di fuggire.
Il pasto gratis non esiste, neanche per chi ha una carta di credito con lo scoperto.
by Uriel

La moneta dal nulla, tra signoraggio e truffa legalizzata





Mentre attendiamo di vivere da protagonisti le sciagure di un terremoto finanziario-monetario globale, probabilmente aggiungendoci alla lista degli epicentri che anticipano il botto finale, si moltiplicano le diatribe sull’interpretazione qualitativa e quantitativa di uno degli aspetti genomici della nostra moneta, sospettato di essere concausa del cancro che la divora, il signoraggio bancario.

Perciò vorrei chiarire una volta per tutte almeno due punti cardine della questione, che non è fondata solo su fatti accertabili in modo più o meno comprovato oltre ogni ragionevole dubbio, ma ha un suo solidissimo fondamento logico di ben più elevata inconfutabilità, come il paradigma della geometria euclidea per i costruttori edili.



Primo punto la costruzione e la gestione della cartamoneta, delle banconote che tutti utilizzano e credono di conoscere. Tralascio tutte le interessanti peculiarità tecniche sull’argomento, dando invece per scontato che si sappia che esse rappresentano circa il 5% del denaro “circolante”, secondo il gergo bancario, e che vengono emesse in esclusiva dalla BCE pro-quota fissa dei suoi azionisti, le Banche centrali dei paesi fondatori dell’euro, dopo essersene trattenuto l’8% del totale.

Alla nostra Banca d’Italia compete così un volume di emissione attorno ai dieci miliardi di euri l’anno (più o meno un ottavo della torta), come comprovato dalla pubblicazione dei suoi bilanci alla voce “banconote in circolazione” nello Stato Patrimoniale, che di anno in anno cresce appunto di tale ordine di grandezza. Ma qual è la “logica” d’emissione di queste banconote nel circuito economico? Non c’è discussione alcuna sul fatto che non siano più “note di banco”, ricevute di un pari controvalore depositato in custodia presso l’emittente, quindi nascono semplicemente come carta stampata, che nonostante un pregio tecnologico congruo all’uso successivo ha un costo di produzione di pochi centesimi, irrisorio rispetto al valore che rappresenta, stampato in bella evidenza per facilitare l’utente, dai 5 ai 500 euri a seconda dei tagli.

Il termine “emissione” della banconota si riferisce al varo di questo esile ma robusto vascello, destinato a “circolare” senza limiti di tempo e spazio, senza scadenza, nel mare magnum dell’economia fisica, quella vera delle persone che producono e consumano ricchezze. Si sa che passando di mano in mano, non sempre mani attente alla sua miglior conservazione, si usurano fino a diventare indegne del loro nobile compito. In tal caso tramite circuito bancario rientrano alla BC che provvede alla loro sostituzione gratuita con pezzi equivalenti freschi di stampa, che ovviamente non entrano nel conteggio di quella decina di miliardi di nuova emissione.

Questo non per tediare il lettore con dettagli tecnici superflui, ma per sottolineare l’eternità giuridica del valore facciale della banconota, che è il punto cruciale dell’ipotesi di signoraggio integrale, ovvero di lucro dell’emittente pari all’importo stampato sulla banconota emessa. Di fatto l’emissione si configura come acquisto di merce tramite denaro in forma di banconota, il primo di una catena potenzialmente infinita di acquisti successivi di altrettanti possessori temporanei di tale oggetto mistico, la banconota. La merce acquistata dall’emittente è un titolo di debito pubblico, garantito dallo Stato, con tanto di scadenza e interessi.

La liquidità sul mercato di tali titoli li rende equivalenti al denaro, tant’è che vengono conteggiati nella grande massa del “circolante” in senso esteso, all’estremo opposto della gamma rispetto alla banconota, la più “liquida” di tutti, in una scala di liquidità che va da M0 a M3, sempre nel gergo dei banchieri (tutto da ridiscutere, ma questa è un’altra storia). Quindi l’emissione della banconota da parte del suo creatore si configura come acquisto di denaro tramite denaro, ovvero un riciclo di denaro di un tipo, esente da interesse, in denaro di un altro tipo, gravato d’interesse a carico del contribuente. Ma il grosso di questo signoraggio immediato non è l’interesse, come vorrebbero far credere i banchieri che pure lo ammettono, ma l’appropriazione di ricchezza pari al valore facciale, come affermano i cosiddetti “signoraggisti”, così chiamati in senso dispregiativo dai “negazionisti”.

Che l’appropriazione indebita coincida con l’emissione è un fatto evidente di per sé, non può essere diversamente per quanti tecnicismi si vogliano frapporre per giustificarne il contrario. Uno però vale la pena ricordarlo, per la ricorrenza e l’ambiguità con le quali viene brandito dai negazionisti: l’emittente non scambia definitivamente la sua cartamoneta fresca di stampa con titoli di Stato, ma semplicemente la presta, come fosse un automobile che la Hertz consegna ai suoi clienti. La Hertz però non ha un parco di autovetture che cresce di numero perpetuamente di dieci miliardi l’anno.

Se poi pensiamo ai biglietti verdi stampati dalla FED negli ultimi 50 anni, all’interno di un analogo paradigma fondativo, si capisce tutta la monumentale bugia che sta dietro questa teoria del prestito. Un prestito non è “per sempre”, altrimenti si chiama regalo, a fondo perduto. Che è esattamente ciò che fa l’utente della banconota, rappresentato dallo Stato, nel momento in cui avviene l’emissione. La legge stessa lo comprova, la banconota non è più “esigibile”, guai a chi volesse riconsegnarla alla BC pretendendo pari controvalore di altra natura in cambio.

Ora il problema non è tanto negare il “fatto”, quanto giudicare se sia doloso, se il lucro gratuito dell’emittente sia o no devoluto alla comunità degli utenti, ad esempio allo Stato. La BC conserva a titolo di garanzia del sistema euro un pari controvalore di tutto il circolante in banconote accumulato negli anni? Certamente NO!

La BC versa allo Stato un pari controvalore delle banconote emesse? Certamente NO!

La BC siamo noi, cioè la BC rappresenta un alter ego dello Stato? NI.

Perfino in Italia, dove l’azionariato di Banca d’Italia è al 95% costituito da banche e assicurazioni private, controllori e controllate al contempo, la giurisprudenza definisce la BC come Istituto di Diritto Pubblico.

Però i conti del Tesoro sono ben separati da quelli delle BC e del sistema bancario che esse esprimono, anche negli altri paesi dell’euro. E mentre il debito pubblico ingigantisce, il credito privato dei grandi proprietari fa altrettanto e ancor di più, per cifre ovviamente ben superiori alle banconote emesse, ma ci deve comunque essere una qualche relazione. Anche se il debito pubblico complessivo è molto superiore, è fuor di dubbio che ad ogni banconota in circolazione, priva d’interesse, corrisponde pari frazione di debito pubblico gravato d’interesse. E non si capisce proprio perché le banconote necessarie alla vita economica di tutti, forzosamente imposte dallo Stato come mezzo di pagamento, anziché essere nostre ce le dobbiamo far prestare da estranei, in base a trattati distrattamente ratificati dai parlamenti nazionali nonostante il parere contrario della popolazione, come dimostrano le pochissime volte che la materia è stata indirettamente oggetto di referendum (mai in Italia).

Ma tant’è, questo paradosso del prestito delle banconote fa parte del sistema, così oltre al danno ci procura anche la beffa dei negazionisti del signoraggio, convinti nonostante l’evidenza dei numeri a bilancio che le banconote “prestate” tornino quasi tutte da mamma BC.



E’ a dir poco avvilente che in questi drammatici frangenti, nell’attesa che ineluttabilmente il sistema monetario collassi dopo aver distrutto lo stesso tessuto economico lungamente parassitato, l’intelligenza individuale non riesca a livello di massa ad emanciparsi dalla fumosa confusione che avvolge i paradossi fondativi della moneta che ci portiamo in tasca, neppure nei casi più semplici, basilari. Non per niente i banchieri e i loro amici economisti descrivono M0 come “base monetaria”.



Secondo punto la costruzione e la gestione del credito, ovvero il grosso della moneta in circolazione, sotto forma di annotazioni contabili.

Il Presidente di Banca Popolare di Milano ha pubblicamente spiegato perché hanno sottoscritto un prestito di Stato in forma di Tremonti-bond, che le grandi banche rifiutarono, visto il tasso d’interesse elevato (circa 8%). Motivo semplicissimo, con quei soldi ottenuti dallo Stato la banca erogava mutui per 15 volte tanto alla propria clientela, in un momento di scarsità del credito ai “piccoli”, così il costo di quel denaro è come se fosse stato 8/15 di punti percentuali, praticamente mezzo punto, nulla in confronto agli interessi attivi praticati alla clientela. Questa verità sbandierata pubblicamente su una TV in chiaro, è la conseguenza degli accordi vigenti di Basilea 2, che fissano la riserva frazionaria obbligatoria tra il 2% e il 12% del prestito erogato.

Tramite riflusso bancario ed altri tecnicismi, questo implica la possibilità di erogare prestiti per 50 o 8 volte la liquidità (di altri clienti) posseduta (custodita) in quel momento. E’ un fatto sconvolgente, prestare a usura (pardon, a interesse) denaro inventato dal nulla, creato a costo zero solo perché un cliente ne ha assoluto bisogno. E questa dell’esempio è indubbiamente una delle banche più oneste e virtuose del sistema. In un paio di decenni tutte le onestissime banche commerciali (onestissime in confronto alle banche d’affari) si fanno gratis un capitale pari a tutti i loro mutui in essere, solo con gli interessi. Si capisce bene che se poi falliscono per inadempienza, detta volgarmente bancarotta, chissenefrega! Il malloppo è già al sicuro da un pezzo, nei paradisi della finanza globale. Rotta una banca privata se ne fa un’altra, e i cocci sono dello Stato.



La riserva frazionaria è un vecchio trucco già praticato all’epoca del gold standard, quando ancora si fingeva di credere alla convertibilità in oro della banconota. In quest’epoca di moneta definitivamente ed esclusivamente virtuale, fondata esclusivamente sul patto sociale, la riserva frazionaria implica necessariamente l’organizzazione sistemica in banche centrali, controllori e garanti della truffa con la complicità degli Stati ex-sovrani in tema di politica monetaria, ma ben responsabili come prestatori di ultima istanza sulle spalle del contribuente attuale e futuro. E’ un crimine sistemico, che sta per presentarci il conto finale, salatissimo. Cosa aspettiamo a scendere in piazza coi forconi per dire basta all’imbroglio?

Per il terzo livello della grande truffa, quella finanziaria ben esemplificata da Goldman Sachs, ci vuole un trattato di criminologia a parte, e non basta, manca ancora tutto il lato oscuro della politica.
di Alberto Conti

05 maggio 2010

Soldi e case a politici e prelati (il 10% del tutto)

Case in Tunisia, ma anche a Roma, Milano, Parigi. Appartamenti acquistati da Angelo Balducci e Diego Anemone che si occupava pure di ristrutturare le dimore di politici, alti prelati, funzionari di Stato. Il filone di indagine avviato dai pubblici ministeri di Perugia continua a puntare sulle compravendite immobiliari. Ma anche su tangenti in denaro pari al 10 per cento dell’importo dei lavori, che sarebbero stati versati a esponenti di governo. L’unico nome contenuto nelle carte processuali messe a disposizione delle parti è quello di Pietro Lunardi, ex titolare delle Infrastrutture. Ma altri potrebbero essere coinvolti al termine dei riscontri affidati alla Guardia di Finanza e ai carabinieri del Ros. A rivelarne i retroscena dell’attività della «cricca» che gestiva gli appalti dei Grandi Eventi è il tunisino Laid Ben Fathi Hidri nel suo interrogatorio del 25 marzo scorso. L’uomo che aveva svelato di aver «ricevuto la delega a operare sui conti di Anemone» e aver consegnato «buste dal contenuto misterioso a vari soggetti, compresi ministri », aggiunge clamorosi dettagli. E racconta: «Balducci era in contatto con registi famosi ai quali faceva regali costosi. Questi rapporti credo fossero finalizzati a favorire la carriera di attore del figlio Lorenzo. Andavo io a ritirare questi regali presso il negozio Spada e Anatriello».

Le ville a Cartagine
L’esistenza dell’autista tunisino era stata rivelata da due lettere anonime recapitate alla procura di Firenze poco dopo gli arresti disposti a febbraio. L’autore sosteneva di essere un suo amico, ma i magistrati non escludono che possa essere stato lui stesso a inviare gli scritti per vedere le reazioni, forse nel timore di non essere creduto. E ora le missive sono state allegate al fascicolo, visto che i primi accertamenti hanno mostrato l’attendibilità del testimone. «Su indicazione di Anemone - dichiara Fathi a verbale - ho consegnato circa una ventina di volte denaro contante all’architetto Zampolini che faceva le operazioni immobiliari. Ho conosciuto anche don Evaldo e in più occasioni gli ho portato delle buste su incarico di Diego. Credo si trattasse di buste contenenti denaro, ma non posso dirlo con certezza. In altri casi ho ritirato buste da don Evaldo che ho consegnato a Diego. Balducci si è recato più volte in Tunisia, anche insieme a me oppure con Diego Anemone. Non so quali interessi abbiano i due in Tunisia». In realtà il motivo è ben descritto nella lettera spedita ai magistrati: «Con i soldi delle tangenti, per anni Balducci ha comprato ville in Tunisia e precisamente a Cartagine, intestandole a Fathi per due, tre anni e poi rivenderle per riprendere denaro pulito». Il sospetto è che non tutte quelle case siano state cedute e alcune possano essere state in realtà offerte da Anemone come merce di scambio a chi lo aiutava negli affari.

Case a politici e prelati
Fathi racconta di aver conosciuto Balducci quando lavorava in un’agenzia immobiliare di Roma «e lui si è affezionato a me, riponendo in me fiducia, tanto che ho abbandonato l’agenzia e ho iniziato a lavorare per lui come autista tuttofare. All’epoca lui lavorava al provveditorato alle opere pubbliche. Successivamente ho avuto degli incarichi da società che avevano ricevuto appalti dal provveditorato. Per quello che ho compreso le società mi assumevano e mi pagavano e io ero a disposizione degli ingegneri in orario di lavoro e di Balducci fuori dall’orario di lavoro. Ricordo che una di queste società era la "Medil srl", con sede a Napoli. Intorno al 2000 Balducci mi ha fatto conoscere Diego Anemone, tutti i componenti della famiglia Anemone e i più stretti collaboratori di Diego, tra cui Alida Lucci e l’autista Molinelli. Poiché Balducci mi ha indicato come persona di sua fiducia e ho cominciato a lavorare per Anemone che si fidava così tanto di me che mi ha autorizzato a operare su conti correnti riferibili ad alcune sue società. Sono a conoscenza che Balducci possedeva un appartamento a Parigi in quanto in un’occasione, su incarico di Anemone, mi sono recato in tale città per pagare una tassa di poche centinaia di euro che mi furono dati dallo stesso Diego». Poi parla dell’ex ministro Pietro Lunardi, dice che lui e Balducci «avevano rapporti molto stretti ». E aggiunge: «Ho portato a Lunardi progetti, mi pare di ricordare predisposti dalla società Medea. Ho capito che Lunardi li vistava e li restituiva. Io ritiravo la documentazione in questione, che portavo a Balducci». La lettera contiene circostanze più precise: «Lunardi approvava e mandava a Balducci che a sua volta dava il lavoro a Diego... Per ogni lavoro la tangente era del 10 per cento. Il denaro ricavato Balducci lo portava alla figlia di Lunardi la quale prendeva soldi in contanti in banconote di piccolo taglio. Una parte ancora andava a vari politici di turno, inoltre le imprese di Diego facevano ristrutturazioni di appartamenti di prelati e politici»..

Segretarie e sacerdoti
Gli investigatori si concentrano sull’analisi dei conti bancari che il costruttore aveva intestato a prestanome e utilizzava, secondo l’accusa, per distribuire tangenti a chi lo favoriva nell’aggiudicazione degli appalti pubblici. Scoprono che alcuni depositi esteri sarebbero stati chiusi dopo aver fatto rientrare i capitali in Italia grazie allo scudo fiscale. E individuano altri sacerdoti che avrebbero aiutato don Evaldo Biasini a gestire la cassaforte di Anemone. È proprio lui a raccontare nel suo verbale il sistema messo in piedi da Anemone per avere sempre la certezza di poter avere contanti disponibili: un deposito fiduciario dove venivano versati i soldi che il costruttore avrebbe dovuto percepire per i lavori effettuati per la Congregazione del preziosissimo sangue. Spiega che «alla data del primo gennaio 2007 il conto a scalare di Anemone presenta un saldo debitore da parte della Congregazione di 128.510 euro». Le movimentazioni vengono effettuate soprattutto da Alida Lucci, la segretaria che a sua volta è tuttora intestataria di 30 conti, dei quali 23 ancora aperti. Dichiara don Evaldo dopo aver consegnato copia dei documenti bancari: «Al 31 dicembre 2009 il saldo debitore della Congregazione nei confronti dell’impresa Anemone è di 475.410 euro ».

I lavori al Viminale
Tra le persone indagate per aver beneficiato di fatture per redditi inesistenti c’è l’architetto Caterina Pofi. È lei stessa a raccontare di aver ricevuto numerosi incarichi da Balducci: «Il primo fu per alcuni lavori da effettuare al Viminale nel 2003». La donna viene poi affiancata a Mauro Della Giovampaola e nel 2007 viene ingaggiata per le celebrazioni per l’Unità d’Italia. Poi, l’anno successivo diventa «coordinatore per la sicurezza nei cantieri de La Maddalena in vista del G8. Per l’incarico ho ricevuto 720.000 euro circa, importo da cui vanno sottratti 200.000 euro che diedi a Della Giovampaola. L’importo era lordo e mi feci fare una proiezione delle tasse che avrei dovuto pagare dal mio commercialista. Mi sembrava una cifra spropositata e Della Giovampaola ne parlò con il suo commercialista Stefano Gazzani che suggerì come escamotage una consulenza fittizia affidata alla società Mida. Gazzani mi diede 16 assegni da 12.499 euro ciascuno intestato a Annika Sanna, persona di cui non conosco neanche l’effettiva esistenza. Non li ho mai incassati perché mi sembrava una situazione strana e poi sono stati sequestrati al momento della perquisizione che ho subito e da me consegnati ai pubblici ministeri di Firenze». L’architetto è adesso sotto indagine. Decine di assegni con la stessa intestazione sono stati sequestrati nella cassaforte di don Evaldo.

Fiorenza Sarzanini

03 maggio 2010

Il fallimento oggi è rivoluzionario!

Un tempo era costume raccontare strane storie ai bambini. Se non si voleva che facessero la tal cosa, si raccontava di terribili conseguenze nel caso avessero disobbedito. Si tratta di un espediente molto usato anche dalle religioni, al punto che il timore delle terribili conseguenze identificava persino la brava persona: "timorato di Dio", si diceva. Eppure, la stragrande maggioranza di queste "terribili conseguenze" erano pure menzogne.

Come abbiamo imparato da grandi, masturbandoci non diventiamo ciechi. Come abbiamo imparato da grandi, non c'e' nessun babau, uomo nero, non c'e' nessun inferno se guardo un bel culo.



Perche' ci veniva raccontato tutto questo? A raccontarci queste cose era un sistema che temeva la disobbedienza. LA temeva perche' sapeva benissimo che possedere alcuni punti chiave del comportamento umano avrebbe mantenuto la struttura sociale, politica, economica, del periodo.



Ogni sistema di potere che intenda essere vessatorio alimenta, per forza di cose, un sistema di simili bugie. Compreso il sistema finanziario attuale. Tali bugie, che servono a tenere in piedi il sistema stesso, hanno come scopo quello di non lasciarci fare quello che vorremmo, o meglio, cio' che il sistema stesso teme.



Prendiamo il caso della Grecia. Che cosa sarebbe successo che anziche' richiedere il "prestito" UE lo avesse rifiutato categoricamente? Sarebbe andata in default? No, in default c'e' gia': il loro primo ministro ha gia' ammesso di non avere liquidita' per onorare le scadenze. La grecia, quindi, E' in default.



E allora cosa sarebbe successo? Sarebbe successo che le sarebbero stati negati ulteriori prestiti dai mercati. Aha. E invece, adesso che arriva il prestito UE, pensate davvero che i mercati finanzieranno ancora la Grecia?



Un tizio mi dice che, fallendo senza pagare i creditori, la Grecia non avrebbe piu' trovato alcun finanziatore e quindi avrebbe dovuto mantenere il disavanzo allo 0%. Invece cosi', dovra' accettare le condizioni dei turboliberisti di FMI, e il disavanzo dovra' essere addirittura negativo, ovvero dovranno fare anche dei tagli.



Insomma, alla fin fine che cosa sarebbe mai successo se il governo greco avesse detto "ciao ciao, stupidi voi che non avete controllato i nostri conti, e due volte stupidi perche' ci avete aiutati a falsificarli"?



NIENTE.



Se la Grecia non pagasse il debito, mandando in culo i creditori, non le succederebbe NIENTE di peggio di quanto le succedera' gia'. Non c'e' alcuna ragione per la quale i greci dovrebbero accettare il prestito. Non c'e' alcuna ragione per la quale dovrebbero chiederlo.



Ma c'e' di piu': le banche proprietarie del prestito potrebbero addirittura rivolgersi ai certificatori dei bilanci greci, e alle agenzie di rating, chiedendo loro per quale motivo un rating cosi' alto sia stato dato ad una nazione dai bilanci palesemente falsi.



Non solo i greci potevano fregarsene e tirare dritto senza peggiorare la gia' critica situazione di una virgola, ma potevano farla pagare cara proprio agli speculatori.



Circolano in giro terribili anatemi, simili ai babau ed all'uomo nero, sulla serie di bibliche disgrazie che accadrebbero se le nazioni occidentali dichiarassero default. Volete sapere cosa succederebbe?



NIENTE.



Tempo fa, quando inizio' il credit crunch, si diceva che alcune aziende andassero salvate perche' erano "Too Big to Fail". Alcune erano cosi' grandi che si scopri' come alcuni stati non potessero nemmeno aiutarle: "Too Big to Bail". Bene, signori, cosa dire delle nazioni del G8?



Sapete cosa dire? "Too Big to Fuck With".



Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, potrebbero semplicemente dichiarare sin da ora che non pagheranno i debiti e non restituiranno i bond. E che rifiuteranno qualsiasi prestito, aiuto, qualsiasi cazzo di cosa.Sapete cosa succederebbe?



NIENTE.



Si dice che cosi' facendo le nazioni mancherebbero ad un loro dovere verso i propri cittadini. Ma non e' esattamente cosi' che stanno le cose.



Prendiamo per esempio il debito italiano. Esso e' spalmato in titoli che vanno dai pochi mesi a 30 anni. Dove si trova la speculazione? Ovviamente, nei titoli a breve termine, quelli che hanno un rientro entro pochi mesi.





La media dei nostri titoli ha scadenza a 7.6 anni. Il genio di Tremonti ha consolidato il debito alzando la media delle scadenze OLTRE la durata di un governo. Trappola micidiale.



Questo governo ha ancora, nella migliore delle ipotesi, 3 anni di vita. Supponiamo che Tremonti annunci che non restituira' il capitale dei titoli in scadenza, per tutti i prossimi tre anni. Sapete cosa succedera'?



NIENTE.



Tutti coloro che hanno titoli che scadono DOPO il governo attuale, infatti, sceglierebbero una via prudente, e se li terrebbero in tasca sperando che il prossimo governo decida diversamente. Verrebbero colpiti solo coloro che hanno comprato CDS e buoni del tesoro a breve, cioe' gli speculatori. Chi ha investimenti che scadono a lungo termine, per esempio, continuerebbe a sperarci.



Voi direte: ma isolerebbero il paese. Ma ci butterebbero fuori dai circoli finanziari. Davvero? Se riuscissero a convincere tutti quelli che hanno titoli a piu' di tre anni, per esempio, potrebbero. Ma Tremonti potrebbe dire, che so io, "quest'anno non paghiamo nessuno, dal prossimo anno ricominceremo". Poiche' si tratta di debito storico, di per se' non ci sarebbe bisogno di rinnovarlo.



Possiamo anche uscire dal caso italiano, e supporre che una decina di nazioni (Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, UK, Austria) decidano di non pagare il debito, se non ai propri cittadini risparmiatori, identificandoli attraverso il canale di vendita. Nel globale, il debito si ridurrebbe a meno della meta'.



Che cosa succederebbe?



Ancora niente.



Non esiste il babau. Non esiste l'inferno. Non si diventa ciechi a masturbarsi. Non succede niente a mandare in culo i creditori, a patto di farlo bene. Questo e' il punto.



La cosa che nessuno vuole sentir dire, e che nessuno vuole dire, e' che se una qualsiasi delle nazioni del G8, o un qualsiasi gruppo di nazioni del G20 manda a ranare i creditori, non succede assolutamente niente: "Too Big to Complain".



Guardate che cosa ha fatto Dubai. Dubai ha dichiarato che avrebbe mandato in culo i fornitori un venerdi' prima della chiusura delle borse. Per tutto il weekend, l'emiro ha ricevuto baciaculi che sono andati ad elemosinare due spiccioli da lui. Dopodiche', non solo ha "ristrutturato" il debito (ristrutturato significa "ti devo dieci ma di restituiro' 4") , ma nessuno ha protestato particolarmente.



Questa e' la fifa blu che oggi hanno i mercati finanziari. La fifa blu degli speculatori e degli assicuratori: che qualche nazione del G8 decida "ehi, fottetevi tutti. Di aziende che vogliono il mio mercato ho la coda fuori". Il che e' la verita'.



Prendiamo il paese nelle condizioni piu' disperate in Europa, cioe' gli UK. Se compilassero i bilanci secondo gli standard UE, il loro deficit sarebbe al 170% del PIL. Supponiamo che vadano in default. Che cosa succederebbe? Succederebbe che il buon primo ministro, chiunque sia, dira' "ehi, cocchi, se volete continuare a mettere piede nella City fatemi gli applausi, che di aziende che vorrebbero entrarci ho la coda fuori dalla porta". Questa e' la verita': moltissime nazioni hanno dimensione tale per cui non solo sono "too big to fail", e anche "too big to bail", ma sono persino "too big to fuck with". Troppo grosse per rompergli i coglioni.



Questo e' il concetto principale: era cosi' urgente "salvare" la Grecia(1) perche' si tenesse in piedi la menzogna secondo la quale il default sarebbe un evento terrificante , catastrofico, simile a quello che avvenne in Argentina. Ma attenzione, perche' non e' vero: l' Argentina al momento del deault usciva proprio da un tentativo di salvataggio dell' FMI!



Quello che secondo me dovrebbero fare i PIGS, o PIIGS, insieme a tutti gli altri che hanno problemi di debito pubblico, e' di riunirsi e dichiarare default tutti insieme, con la sola eccezione dei propri privati cittadini, cioe' per quantita' di titoli tipiche del risparmio privato.



Cosa succederebbe? Niente. I PIIGS sono nazioni che nel bene o nel male sono proprietarie di ottimi mercati, finanziari e mercantili. Nessuno degli speculatori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno dei creditori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno al mondo vuole la recessione globale che arriverebbe se i PIIGS fossero oggetto di embarghi o sanzioni.



Questa e' la ragione principale per la quale i PIIGS vengono affrontati uno ad uno. La Grecia prima , il Portogallo e la Spagna dopo, e poi chissa'. Contemporanetamente, tutti i giornali ci spiegano di quale catastrofe sarebbe se la Grecia andasse davvero in default: la UE e la BCE perderebbero "prestigio politico". Ommioddio! Ommioddio!Moriremo tutti !



Ehm. Di quale cazzo di "prestigio politico" stai parlando, fra'?



I mercati, si dice, diverrebbero instabili. Aha. E quando mai sono stati stabili? Qual'e' la novita'? Ci divertiamo a scrivere oroscopi? "scorpione: mercati finanziari instabili". Fico, e' facile prenderci cosi'.



Quello che l'opinione pubblica deve fare e' di divenire adulta. Smettere di credere nel Babau. Smettere di credere che a toccarselo si diventera' ciechi. Smettere di credere all'uomo nero. Fare una bella riunioncina, e dire "ehi, ci avete chiamati PIIGS? Fantastico. Perche' adesso i PIIGS vi prestano un dito, e vi mandano affanculo. E se non volete piu' fare business sui nostri mercati, beh, abbiamo la coda , fuori dalla porta".(2)



Ovviamente, questo produrrebbe il panico. Tutti sono come bambini, convinti che arriverebbe l'uomo nero. Tutti sono come bambini, e hanno paura del babau.



Beh, diventate grandi: non succede niente.



Semplicemente, qualcuno perderebbe il suo potere,e probabilmente moltissimi dei suoi soldi.



Per quanto riguarda l'euro, se i PIIGS decidessero di uscire in questo modo, Trichet verrebbe a baciare culi per convincerli a restare dentro l'euro.



PIIGS di tutto il mondo, unitevi. Anzi: PIIGS di tutto il mondo, fallite.



Il fallimento, oggi, e' rivoluzionario.

Chi ci rimetterebbe? Se tutti i PIIGS decidessero di fallire insieme, semplicemente a lasciarci le penne sarebbero queste entita' qui:

* Barlkays Bank PLC
* BNP Paribas
* Citi Group Global Markets
* Commerzbank AG
* Credit Agricole
* Credit Suisse
* Deutsche Bank
* Goldman Sachs
* HSBC France
* ING Bank NV
* JP Morgan Securities
* Merryl Lynch INT
* Morgan Stanley CO
* Nomura INT
* Royal Bank OF Scotland
* Societe' Generale INV Bank
* UBS Ltd

Capite per quale motivo i PIIGS vanno affrontati uno ad uno: se fallissero tutti insieme, non li si potrebbe buttare fuori dall' Euro, e come se non bastasse sarebbe la fine del sistema finanziario speculativo cosi' come lo conosciamo.

E no, il babau non esiste.

Chissa' cosa succederebbe se qualcuno proponesse , via internet, una riunione dei governi dei PIIGS che mandino a ranare il debito pubblico e gli speculatori tutti insieme.

Uhm... quasi quasi ci faccio un gruppo su Facebook :)

Uriel



(1) In che cosa sia consistito il "salvataggio" lo sanno solo loro: le "cure" imposte alla Grecia sono molto piu' dolorose delle conseguenze del default. Non si capisce bene che cosa ci abbiano guadagnato, i greci, a prendersi dei soldi e poi fare tagli al bilancio uguali se non peggiori di quelli che avrebbero dovuto fare uscendo dai mercati finanziari.



(2) Vi siete mai chiesti perche' non vedete in giro marche di auto cinesi? Perche' non vedete sportelli di banche islamiche? Perche' non vedete catene di benzinai di petrolieri russi? Ecco: sono tutti dietro alla porta, ad aspettare

01 maggio 2010

Si stringe attorno a Scajola la corda da 900mila euro

http://notizie.tiscali.it/media/10/02/scajola1482.jpg_370468210.jpg

Difende a spada tratta i figli, la famiglia, ed quell’appartamento a via del Fagutale, nei pressi del Colosseo. Si tratta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, chiamato in causa dell’inchiesta sui fondi neri e sulle manovre di corruzione del costruttore Diego Anemone relativi agli appalti del G8 e non solo.
“Non mi lascio intimidire- dichiara il ministro-. Nella vita possono capitare cose incomprensibili. E questa è addirittura sconvolgente. Registro un attacco infondato e senza spiegazione, per una vicenda nella quale non sono indagato”
Ma qual è il nesso fra l’appaltatore corrotto e senza scrupoli Diego Anemone, proprietario dello sportng centre sulla Salaria e il ministro economico?
Un appartamento al centro di Roma, che Scajola aveva assicurato di aver comprato nel 2004 accendendo un mutuo di 600 mila euro. Ma sembra che le cose non siano andate proprio così,
il mutuo fu solo un escamotage per giustificare una copiosa “mazzetta” a nero di 900 mila euro.
I soldi sarebbero provenuti proprio da Anemone, attraverso il suo architetto e progettista Angelo Zampolini. Ed è proprio quest’ultimo a tirare in ballo il ministro di fronte ai Pm di Perugia, documentando in modo accurato come il versamento sia riuscito ad arginare la Guardia di Finanza.
Se quel mega intrigo di mazze e mazzette che ha sconvolto funzionari pubblici e la creme imprenditoriale romana sembrava essersi acquietato per qualche tempo, ecco che ritorna in auge più forte di prima. I giri di corruzione sembrano non finire, più se ne scoprono e più ne vengono fuori, dal riciclaggio attribuito ad uno dei due figli di Angelo Balducci, la scoperta di conti esteri sui quali rigirare le tangenti da pagare, l’accusa di corruzione al commissario straordinario per i mondiali di nuoto del 2008 Claudio Rinaldi e le fatturazioni false di Gazzani sugli appalti delle opere del G8 della Maddalena.
Ed adesso anche gli 80 assegni circolari intestati alle figlie del ministro Scajola per l’acquisto dell’appartamento dove attualmente abitano. I 600 mila euro in realtà erano solo la parte in chiaro da dichiarare al momento del rogito. Tutto il movimento, in tutte le sue diverse fasi, era stato organizzato dallo stesso Anemone, dal momento che secondo le ricostruzioni della Finanza, per il costruttore era usuale riciclale le mazzette con metodi relativamente sicuri.
Di fronte ad implicazioni così forti, le accuse rivolte contro Scajola hanno sollevato la solidarietà di elevati esponenti del Pdl, fra i quali il ministro Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl, Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla. Tutti berlusconiani fino all’ultimo, tanto che si incomincia a spargere la vice che tutto sia da attribuire ad un tentativo di diffamare uno dei maggiori sostenitori del Presidente del Consiglio. Ed è proprio con quest’ultimo che il ministro ha avuto un incontro privato a palazzo Grazioli, dopo il quale, ovviamente non ha rilasciato nessuna dichiarazione.
Non gli è parso vero al tagliatore di teste per eccellenza Antonio Di Pietro, poter commentare tutta questa faccenda. E subito a cominciato a chiedere già le dimissioni del ministro, affinché possa far luce sula questione, cosa che grazie al decreto legge sul Legittimo impedimento, potrebbe invece slittare fino a conclusione della legislatura.
“Dopo le vicende del sottosegretario Cosentino, per il quale era stato richiesto persino l’arresto- commenta il leader del Idv- e di un presidente del Consiglio, acclarato corruttore di testimoni giudiziari che ogni giorno si fa una legge per non farsi processare, adesso scopriamo che c’è un ministro della Repubblica che avrebbe ricevuto assegni nell’esercizio delle sue funzioni per comprare immobili con modalità non lecite”.
di Rita Dietrich

30 aprile 2010

E gli economisti sbagliano ancora




Gli economisti? Bravissimi. Dopo. Prima, molto meno. Sbagliano, eccome se sbagliano. Ieri, tantissimo. Oggi, altrettanto.
È come se venisse proiettato lo stesso film, cambiano i Paesi e le situazioni: Wall Street nel 1987, l’Asia dieci anni dopo, i mutui subprime nel 2008, ora la Grecia e con ogni probabilità, Spagna e Portogallo. Ma il finale è sempre lo stesso. Gli economisti elaborano tabelle, scenari, si consultano, producendo previsioni basate sul cosiddetto «consenso di mercato». Ma alla fine fanno cilecca.
E tu, risparmiatore, soffri. Vai in banca, chiedi spiegazioni al tuo gestore, lui si difende e allargando le braccia ricorda che non è l’unico a sbagliare, perché tutti hanno fatto le stesse scelte, seguendo gli stessi orientamenti suggeriti dai nomi, dai grandi nomi, che fanno tendenza. Ma l’ha detto Tizio... ma l’ha detto Caio... Chi poteva prevederlo... E il bello è che ha persino ragione.
D’accordo, l’economia non è una scienza esatta e la storia dimostra che tutti i grandi teorici del passato quando sono passati dalla teoria alla pratica si sono rivelati dei pessimi investitori, inclusi Einaudi e diversi premi Nobel, con le sole eccezioni di Ricardo e, in parte, di Keynes. Ovvero: non affidare i tuoi soldi a un professorone. Quasi certamente non ne farà buon uso. E infatti nessun premio Nobel è diventato miliardario.
Ma da loro, così come dai grandi esperti di finanza, ti aspetteresti un grado di attendibilità più elevato. E un po’ più di coraggio. Hanno diritto a delle attenuanti, d’accordo. I mercati di oggi sono molto complessi, la speculazione possiede una potenza di condizionamento che non ha precedenti nella storia e questo favorisce movimenti bruschi e repentini. Ma perché gli economisti sbagliano sempre tutti assieme?
Non tutti, a onor del vero. Ogni crisi ha il suo eroe, qualche analista o gestore che, andando controcorrente, è riuscito a vedere quel che gli altri nemmeno consideravano. Roubini, ad esempio, nel 2007 veniva deriso dai colleghi; eppure è stato uno dei pochissimi ad aver annunciato la crisi dei subprime. Anche oggi qualche voce libera si è alzata per tempo, pronosticando la bufera in Europa, come quella dello svizzero Hummler.
Ma alla fine nulla cambia. Passata la crisi torna tutto come prima. E la maggior parte degli economisti riprende a muoversi in gregge. Perché? Sono modesti? In teoria è possibile, ma in realtà improbabile; da qualche anno le facoltà di economia e finanza drenano alcune delle menti più brillanti, attratte da stipendi stratosferici. Qualcuno li considera alla stregua di meteorologi o di cartomanti. Ne ha il diritto. Ma non serve a capire come va il mondo.
Perché questo è il punto. Com’è possibile che in una società liberale come la nostra prevalga, tra gli economisti, il pensiero unico? Perché sono così facilmente condizionabili? Domande a cui è difficile rispondere, ma che vanno analizzate in un contesto più ampio. Quello a cui assistiamo non è il semplice fallimento degli economisti in genere, ma di un sistema, che pur scosso da crisi incredibili è ancora incapace di correggere le sue storture.
Prendiamo le agenzie di rating, che danno i voti a chi emette titoli di Stato e obbligazioni. Sono finanziate dalle società che poi sono chiamate a giudicare, hanno commesso errori colossali, mantenendo doppie e «triple A» a compagnie come Enron e Lehman Brothers fino al giorno del fallimento, l’anno scorso sono emersi intrecci finanziari sconcertanti, connivenze eclatanti. Venivano giudicate inattendibili e manipolabili. È passato un anno e mezzo dalla crisi dei subprime. E nulla è cambiato. Avevano promesso riforme, non ci sono state. Moody’s e Standard & Poor’s non hanno più credibilità. Dovrebbero essere ignorate. Eppure continuano a condizionare i mercati. Le bufere sulla Grecia e negli ultimi giorni su Portogallo e Spagna si sono alzate quando loro hanno abbassato i rating. Manco fosse un giudizio divino.
Quella degli economisti, oracoli bislacchi, non è l’unica anomalia di questa strana epoca.
di Marcello Foa

29 aprile 2010

I numeri delle bugie


.Ogni volta che parlo di uscita dall' Euro, arrivano i soliti a dire che uscendone ci sarebbe una difficolta' nel comprare materie prime quotate in dollari. Questa e' un'altra bugia che viene sempre dal terzetto Prodi, Amato, Ciampi, ovvero quella secondo la quale l'euro sarebbe stato una moneta piu' forte della lira. Mantenere questa apparenza e' facile per la cifra alta 1936,27 . Ma nessuno si pone il problema: con un euro possiamo comprare di piu' o di meno che con 1936,27 lire?
Andiamo a vedere che cosa successe, numeri alla mano.

Ad un certo punto, dopo aver praticato una svalutazione, la lira rientra nello SME. Da quel momento in poi, inizia quello che in pratica sarebbe diventato il cambio dollaro/euro. Da quel momento, il cambio Lira/Dollaro NON FA CHE PEGGIORARE.
1986 (31 dic. minimo1351) 1490
1987 (31 dic. minimo 1169) 1296
1988 (media dell'anno) 1301
1989 (media dell'anno) 1372
1990 (shock Iraq-Kuwait)) 1198
1991 (media dell'anno) 1240
1992 (media dell'anno) 1228
1993 (media dell'anno) 1571
1994 (media dell'anno) 1611
1995 (media dell'anno) 1629
1996 (Italia rientro SME) 1533
1997 (media dell'anno) 1702
1998 (media dell'anno) 1736
1999 (media dell'anno) 1840
2000 (media dell'anno) 2100
2001 (media dell'anno) 2196

Allora, adesso vorrei sapere dai signori farlocchi che continuano a straparlare di zona euro come zona "forte", in che modo ci si sarebbe guadagnato sui cambi internazionali e sugli acquisti.
Quello che IO vedo da questi numeri e' che rientrando nello SME la lira ha perso il 30% e rotti del proprio potere di acquisto sulle materie prime, come petrolio ed altro, ovvero tutto cio' che viene pagato in DOLLARI.
Questa e' la prima bugia del terzetto Prodi, Amato, Ciampi: l'eurozona, tramite la sua presunta "forza" , ci avvantaggerebbe nell'acquisto di beni in dollari. PALLE. Pur mantenendo le condizioni dello SME, la lira ha PERSO rispetto al dollaro.
Se qualcuno cioe' si illude che usando l'euro possiate comprare piu' petrolio o piu' cose quotate in dollari, vi sbagliate di brutto. Usando un euro, comprate MENO petrolio di quello che prima compravate con 1936,27 lire.
Adesso facciamo il punto della situazione: quando l' Italia entra nello sme, con 1500 lire si compra un dollaro. Quando l'euro viene distribuito a banche e poste, vale tra gli 0.8 e gli 0.9, cioe' tra le 2300 e le 2400 lire. Mi dite ancora che ci abbiamo guadagnato?
Ovviamente i farlocchi verranno a dirci che in questo hanno pesato le politiche di svalutazione e valutazione americane. Il che e' FALSO.
La politica del "dollaro forte" inizia, da parte degli USA, il 13 marzo del 1979, e finisce nel settembre 1985, con gli accordi del Plaza. Da quel momento, il dollaro si e' SEMPRE deprezzato. SEMPRE. O meglio, ha sempre perso potere d'acquisto rispetto al petrolio.
L'unica area verso la quale si e' apprezzato e' quella dell'euro.
Ma attenzione, perche' adesso i farlocchi vi diranno che "ma dopo il 2001, l'euro ha superato il dollaro".

Palle. E' il dollaro che si e' deprezzato, causando aumenti mostruosi ovunque.Con un euro , oggi, comprate MOLTO MENO petrolio di quello che , prima di entrarci, compravamo in lire.
Tuttavia, mi dicono, l'euro ha superato il dollaro. Non esattamente: e' crollato il dollaro.
A voler essere precisi, il sorpasso dell'euro sul dollaro inizia esattamente il sei dicembre 2002, quando va a 1,0119 dopo le dimissioni del segretario al Tesoro Paul O'Neill e del consigliere economico della Casa Bianca Lawrence Lindsey.
Da quel momento, il valore del dollaro in termini di potere d'acquisto finisce sotto i tacchi. Il fatto che l'euro da quel momento cresca modestamente sul dollaro NON cambia di una virgola il fatto che il petrolio sia piu' che triplicato rispetto al dollaro.

Morale della storia: che piaccia o no ai farlocchi, se parliamo di mercato in dollari, l'euro e' piu' DEBOLE della lira, nella misura in cui con 1936 lire si comprava piu' petrolio che con un euro, ad un solo anno dall'entrata in vigore del trattato euro.

Il trattato dell'euro va in vigore il primo gennaio 1999. Il dollaro vale 1800 lire. Con 1936 lire si compra un 1.07 dollari di petrolio. L'euro inizia ad essere distribuito il 1 settembre 2001. Quando questo avviene, con 1936 lire comprate petrolio per 0.8 dollari. Ci abbiamo guadagnato nelle importazioni? Non si direbbe.
Dopodiche', la situazione e' SOLO peggiorata, perche' l'aumento dell'euro sul dollaro ha corrisposto un crollo del dollaro sul petrolio.

Andiamo a vedere l'andamento del rapporto lira-euro, considerando il cambio fisso a 1936,27:
2002 (media dell'anno) 1950
2003 (media dell'anno) 1611
2004 (media dell'anno) 1456
2005 (media dell'anno) 1648
2006 (media dell'anno) 1481
2007 (media dell'anno) 1318


Direte voi: bellissimo: allora adesso siamo forti sul dollaro. Davvero? Non e' esatto. Dopo gli accordi del Plaza, il dollaro si e' deprezzato enormemente, ma non allo stesso modo verso tutti. Ecco un grafico riassuntivo (grazie al blog di petrolio):

Adesso ditemi: il cambio petrolio/dollaro e' variato come il cambio dollaro/euro?

Nel 2002 siamo a 1950 lire al dollaro. Il dollaro scende tra i 20 e i 30 per barile/barile.
Nel 2003 siamo a 1600 lire al dollaro. Il dollaro scende da i 30 a 38 dollari/barile. In pratica, cambia nulla.
Nel 2004 siamo a 1456 lire al dollaro. Il dollaro scende da 30 a 50 dollari/barile.L'euro e' DEBOLE.
Nel 2005 siamo a 1648 lire al dollaro. Il dollaro scende da 40 a 60 dollari/barile.L'euro e' DEBOLE.
Nel 2006 siamo a 1481 lire al dollaro. Il dollaro scende da 60 a 80 dollari/barile.L'euro e' DEBOLE.

Per poter affermare che l'euro ci avvantaggi nell'acquisto di petrolio, le cose avrebbero dovuto andare in maniera MOLTO diversa.

Nel 2002, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere ad 1,5 dollari per euro.
Nel 2003, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere ad 1,8 dollari per euro.
Nel 2004, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere a 2.5 dollari per euro.
Nel 2005, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere a 3 dollari per euro.
Nel 2006, per avere questo vantaggio avremmo dovuto essere a 3/4 dollari per euro.
Mi spiace, ma affermare che l'euro ci abbia dato qualche vantaggio nelle importazioni di petrolio equivale ad affermare questo. E no, e' il dollaro che e' svalutato, piu' che il petrolio aumentato.
Nello stesso periodo, dal 2002 al 2006, la sterlina passa da poco piu' di 1.2 dollari a due dollari e rotti. Ben piu' di quanto ci abbia guadagnato l'euro. Moneta forte?
Qualcuno dira' che il petrolio sarebbe aumentato comunque. Possibile. In questo caso, sarebbe cresciuta l'inflazione, mangiandosi i debiti. Cosa che, grazie alle meravigliose politiche della BCE, non e' avvenuta. Risultato: cornuti e mazziati.
Ma c'e' di peggio. Perche' se da un lato con l'euro siamo diventati piu' DEBOLI nelle importazioni, (e non piu' forti come ci raccontano i farlocchi), dall'altro non ci ha aiutati nelle esportazioni. E perche'?
Innanzitutto, una grossa fetta del nostro export va verso i paesi europei. Con il cambio fisso, a questo deprezzamento della lira quando compriamo materie prime , non corrisponde alcun deprezzamento quando vendiamo. Anzi: se l'euro e' piu' debole nell'acquisto perche' al suo apprezzamento in dollari corrisponde un indebolimento ben piu' grande del dollaro, dall'altro lato il cambio col resto del continente non si muove di una virgola.
I vantaggi della svalutazione sono , di solito, pesati cosi: vi conviene vendere, non vi conviene comprare.
I vantaggi della rivalutazione sono : conviene comprare, ma non vendere.
Mettere la lira nell' Euro ha unito gli svantaggi della svalutazione (comprare e' piu' DIFFICILE) , con quelli della rivalutazione: anche vendere e' piu' difficile.
Il tutto e' dovuto al comportamento NON lineare del dollaro. Il dollaro ha perso enormemente nei confronti del petrolio e delle materie prime, ma ha perso POCO rispetto all'euro. Se il costo delle materie prime in dollari e' piu' che raddoppiato, l'euro ha superato il dollaro di qualche frazione di unita'.
Cosi', il risultato e' che con l'euro si fatica a vendere a chi paga in dollari. D'altro canto, questo vantaggio NON si recupera comprando in euro, visto che il dollaro ha perso molto piu' verso il petrolio che verso l'euro.
L'Euro ci sta dando tutti gli svantaggi di una moneta debole sul dollaro in acquisto, e tutti gli svantaggi di una moneta forte sul dollaro in fase di vendita.
Quando andiamo a comprare petrolio, facciamo due cambi: euro -> dollaro -> petrolio.
Quando vendiamo , facciamo un cambio : euro -> dollaro.
Voi capite rapidamente dove sia la fregatura, ovvero nel cambio dollaro/petrolio, che ha divorato tre volte i vantaggi del cambio euro -> dollaro.
Perche' avviene questo? E' per via del meccanismo perverso di gestione dei dollari.
Gli Uffici di Cambio (che dipendono dalle Banche Centrali) dei Paesi esportatori verso gli USA raccolgono i dollari che fatturano le loro multinazionali (in USA vendono le merci contro moneta locale, dollari) e li mettono nella riserva (di valuta estera) della Banca Centrale; la Banca Centrale non chiede di cambiare i dollari nella moneta nazionale, ma li mette in circolazione per comprare petrolio; i Paesi produttori di petrolio non chiedono alla FED di cambiare i petrodollari nella moneta locale dei Paesi Arabi, ma tengono i proventi del petrolio in conti correnti denominati in dollari e in buona parte investiti in titoli del Tesoro e azioni USA. Fondamentalmente i dollari emessi non si presentano al cambio condizionando il valore del dollaro sulle altre monete. D'altra parte sono investiti in titoli di lungo termine o in azioni che non vengono scambiate a forte frequenza: per cui quei dollari non sono nemmeno moneta circolante che produrrebbe inflazione rientrando in America.
Morale della storia: il dollaro rimane relativamente stabile al cambio monetario, ma diventa catastroficamente sempre piu' debole rispetto al valore delle merci: perde, cioe', potere d'acquisto, ma non perde nei cambi. Per cui, se l'euro guadagna il 30% sul dollaro, il petrolio guadagna il 300% sul dollaro. E il rafforzarsi del cambio non aiuta nessuno.
Sarebbe stato diverso se ci fossimo tenuti la lira? Si', enormemente.
Senza il cambio fisso con gli altri paesi UE, potevamo rimanere competitivi sui mercati europei SENZA diminuire il costo del lavoro, cioe' senza bisogno del precariato: il costo della trasformazione poteva venire assorbito da una adeguata politica di svalutazione graduale In secondo luogo, all'aumento dei prezzi del petrolio e delle merci si poteva reagire approfittandone per praticare una politica iperinflattiva e ridurre l'indebitamento.
Ma il punto non e' questo: il punto e' che i presunti vantaggi nell'acquisto del petrolio usando l'euro sono dei veri e propri falsi. Oggi che l'euro vale un dollaro e rotti, poiche' un euro vale 1936,27 lire, siamo scesi di fatto ai valori del 1996. Valori che la lira aveva saputo guadagnarsi da sola, e come se non bastasse in un periodo ove la dottrina americana era quella del dollaro forte. Dopodiche' inizia la dottrina del dollaro debole, ma per le monete dello SME il dollaro cresce e basta. Dove cazzo e' questa "moneta forte"? Dov'e' quest'area forte dell'euro?
E' un falso che entrando nello SME l'Italia ci abbia guadagnato negli acquisti di materie prime.
Ed e' un falso che con l'euro si possa comprare piu' petrolio di prima.
Ed e' evidentemente falso che con l'euro si sia piu' competitivi sui mercati europei.
Non e' quello che e' successo, non e' MAI successo, non si e' mai visto tale vantaggio.
Se volete sapere perche' si siano fatti quegli accordi, chiedere a Prodi. Io, personalmente, lo accuserei di tradimento e lo sbatterei in carcere, per aver accettato roba simile.
by Uriel