Gli apprendisti stregoni sono condannati a ripetere gli stessi errori. Così, nel 2007, il tentativo delle autorità e dei grandi istituti finanziari di camuffare la crisi dei subprimes (1) che aveva tuttavia iniziato a colpire duramente i mercati in febbraio/marzo 2007 ha portato allo choc brutale e duraturo dall'estate 2007. Vivremo nelle le prossime settimane, il "remake" di questo scenario, con l'aggravarsi della crisi finanziaria dei mesi di gennaio e marzo 2008, fin dall'inizio dell'estate 2008. In questo numero 25 di "Global Europe Anticipation Bulletin" il nostro gruppo ha dunque scelto di analizzare cinque delle sette tendenze in corso che genereranno questo punto di flessione della crisi sistemica globale (le ultime due tendenze - Europa ed Asia - saranno analizzate nella GEAB N°26):
Settore immobiliare: il pavimento che sprofonda
Bolla finanziaria mondiale: Solo l'inflazione avanza
Economia US: La recessione si afferma
Disavanzi pubblici US: Il grande ritorno
Dollaro: Il balzo che non c’è
Europa:Disaccopiamento confermato - il cuore di Eurolandia resiste/Regno Unito in recessione
Asia: la prospettiva di un rallentamento brutale
Per questo formuliamo anche una serie completa di raccomandazioni strategiche ed operative per prepararsi allo choc dell'inizio dell'estate 2008
In questo comunicato pubblico, desideriamo spiegare come il periodo attuale di "euforia" degli attori contribuisce a peggiorare lo choc a venire. Così, nonostante le evidenze quotidiane della prosecuzione della crisi (perdite bancarie e continuazione del processo di deprezzamento degli attivi finanziari (2), moltiplicazione dei fallimenti di banche medie in particolare negli Stati Uniti (3), fragilità crescente delle grandi società d'assicurazione (4), prosecuzione del crollo dei prezzi del settore immobiliare (5), contaminazione dell'economia reale e delle economie fuori dagli Stati Uniti (6), prosecuzione della caduta della valuta US (7), rallentamento economico in Europa (8)...), le autorità finanziarie, le grandi banche ed i mass media internazionali hanno sostenuto che la crisi era sotto controllo. Impotenti nella realtà, questi "apprendisti stregoni" ormai sono ridotti ad utilizzare l' "arma psicologica" per provare a fermare la crisi. Ciò significa che la crisi sistemica globale ha giorni "luminosi" davanti a sè poiché non appartiene all'ambito virtuale dove sembrano eccellere banchieri centrali, banchieri d’affari e mass media finanziari. Naturalmente, le grandi banche hanno approfittato della "euforizzazione" attuale per provare a fare condividere ai più le perdite passate, e soprattutto quelle future, ancora più importanti (9), lanciando vaste operazioni di ricapitalizzazione (10).
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Immobilier américain : le plancher toujours plus bas - Evolution des prix de l'immobilier résidentiel dans les 20 plus grandes métropoles US 01/2000-02/2008 - Source : S&P Case-Shiller
Tuttavia, questa volta, ed a differenza dell'anno scorso, gli attori esitano di fronte all’inganno o lo accettano contro voglia. È, secondo LEAP/E2020, un elemento psicologico fondamentale, che non dipende dal virtualismo circostanziale. Al contrario accentuerà l'impatto della crisi quando il miraggio della "crisi controllata" si vaporizzerà all'inizio dell'estate 2008. Infatti, il sistema finanziario mondiale, ed in particolare il suo pilastro americano, gioca il tutto per tutto. Il gruppo di LEAP/E2020 non è certo che questo sia stato perfettamente capito. Ma, la credibilità della FED e delle grandi banche è oggi estremamente debole (non parliamo neppure delle autorità politiche). Gli operatori (che siano investitori individuali, semplici risparmiatori o fondi sovrani) sono diffidenti e si chiedono attualmente se non sono manipolati. Se, come pensano i nostri ricercatori, da qui ad alcune settimane, saranno obbligati a constatare che lo erano, e che la crisi lungi dall’essere sotto controllo riappare con una forza decuplicata, allora, assisteremo a veri momenti di panico, in particolare sui mercati finanziari. Poiché non c’è nulla di peggio nella psicologia di massa che la sensazione collettiva di essere stati scientemente fuorviati. Per prendere un'immagine semplice, ma che possono comprendere tutti coloro che sanno che le banche "mantengono" la grande massa degli investitori con la fiducia che questi concedono ad esse per gestire i loro investimenti, basta immaginare le conseguenze di un rifiuto improvviso dei risparmiatori nel continuare a lasciare alle banche la gestione del loro risparmio, e di esigere la liquidazione dei loro portafogli borsistici a profitto di investimenti meno rischiosi. Le conseguenze di una tale evoluzione sarebbero dell’ordine di un ribasso del 20% delle piazze finanziarie mondiali in pochi giorni. È quest'incubo che abita le banche centrali ed in particolare la Fed e la Banca d’Inghilterra (con le economie dei rispettivi paesi che sono strettamente legate al comportamento delle borse). Paradossalmente, è con il rifiuto di affrontare la crisi finanziaria direttamente che preparano uno choc ancora più forte. Poiché, contrariamente a ciò che pretendono (e forse anche che credono realmente), non ci sono più le basi per arrestare la caduta; o più esattamente, c'è una base che sprofonda ogni giorno di più (11). È abbastanza ironico dover constatare che quelli che affermavano in quest'ultimi anni che non c'erano più limiti, nessun tetto all’aumento dei profitti e dei vantaggi, ormai sono intrappolati in un processo in cui il terreno cade sempre più in basso, dove le perdite sono inconoscibili poiché sempre più importanti a causa del ribasso continuo del prezzo degli attivi di riferimento; e dove le sole cose che "sfondano il limite massimo" sono i costi dell'energia o dei prodotti alimentari. Ma, l'ironia non è la sola forza identificabile della storia? Ciò che è tragico, è che miliardi di persone sono intrappolate in essa, a cominciare dal miliardo di individui che pena ormai per comperare i prodotti alimentari quotidiani a causa dell'inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari di base; o come le decine di milioni di acquirenti nel settore immobiliare di quest'ultimi anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna... che si trovano con attivi in svalutazione costante; o come le decine di milioni di dipendenti, di imprenditori individuali o di personale di istituzioni pubbliche o semipubbliche che perderà il lavoro nei dodici mesi a venire.937207-1162120
Etat de l'opinion américaine sur la situation de l'économie US (12/2006 – 04/2008) - Source : Washington Post/ABC News
Bisognava salvare "il soldato Bear Stearns ", al prezzo di un lassismo finanziario senza precedenti? E' la domanda che si pongono oggi gli esperti finanziari. Come si possono salvare le decine di milioni di operatori economici sconosciuti che la crisi sta portando via? E' questa la domanda principale per i decisori politici, economici e finanziari a partire dall'estate 2008. Guradando al virtualismo circostanziale che sembra affermare che la manipolazione dell'informazione è il massimo del "know-how" in materia di potere, il nostro gruppo è piuttosto pessimista sulla capacità dei dirigenti mondiali di rispondere efficacemente alla seconda domanda. Ma in tutti i casi, è quella più importante poiché appartiene ancora al futuro, anche se i tempi diventano molto brevi. Nel prossimo numero del GEAB, quello dell'estate 2008, il nostro gruppo affronterà in dettaglio le prospettive del secondo semestre 2008 per ogni grande regione del pianeta; così come le opzioni disponibili, per regioni e per settori e categoria di attivi.
by Leap
22 maggio 2008
21 maggio 2008
Rai: pozzo senza fondo

Gli addetti ai camerini son 67, gli arredatori 66, i falegnami 61 e tra consulenti musicali e scenografi fan 70, ma i parrucchieri son già 114. Non è Leporello a fare il catalogo delle conquiste di un improbabile Don Giovanni, ma è l'Espresso di questa settimana che ha dedicato un ampio servizio all'«orgia del potere» della Rai, alla madre di tutti gli sprechi. O, più semplicemente, alla relazione messa a punto dal Comitato istruttorio per l'amministrazione di Viale Mazzini e composto in formazione bipartisan da Sandro Curzi, Marco Staderini, Nino Rizzo Nervo e Giuliano Urbani.
Quante persone suggono latte dal seno di mamma Rai? Si tratta di 13.248 unità. Come gli abitanti di Portoferraio, sull'Isola d'Elba. Per la precisione 11.250 sono i dipendenti a tempo indeterminato del gruppo Rai (9.889 nella spa) e 1.998 quelli a tempo determinato. E non finisce qui: bisogna pure conteggiare circa 43mila contratti di collaborazione (come i cittadini di Rieti) e si arriva alla cifra di oltre 56mila unità. È come se tutti gli abitanti della Groenlandia o di Foligno o più che a Mantova lavorassero all'ombra del cavallo di bronzo. Ma basta guardare alle singole divisioni che i numeri, sebben più piccoli, incutono ancor più timore: la Direzione produzione Rai conta 3.851 persone, 800 in meno dell'intero gruppo Mediaset, cioè del principale concorrente che ha a libro paga 4.635 dipendenti.
«Verificare la capacità dei "capi" di governare uomini e processi produttivi», raccomandano i componenti del Comitato. Una parola. Come si fa a tagliare i rami secchi in un'azienda che, non contenta di un'orchestra sinfonica di 116 elementi, peraltro inutilizzata da anni, ne mette sotto contratto un'altra, leggera, da sedici strumentisti? Per non parlare di Bolzano e Trieste dove lavorano ben 5 annunciatori, e a Firenze addirittura un geometra.
Quando Fiat comprò l'Alfa Romeo dall'Iri si favoleggiava che ad Arese le segretarie avessero a loro volta a disposizione delle segretarie. La Rai, che sempre della famiglia Iri faceva parte, ha proseguito la tradizione: nella segreteria del consiglio di amministrazione figurano 28 elementi e 49 alla Direzione generale (compresi i distaccati verso società del gruppo). Ben 397 lavorano ai Servizi generali, 142 all'Amministrazione e 679 alle Riprese pesanti, ma deve trattarsi di una fatica di Sisifo altrimenti il numero non si giustificherebbe. Basti pensare che il Comitato istruttorio ha usato l'aggettivo: «abnorme».
Il fortunato slogan «di tutto, di più» vale anche per i giornalisti. Sono in totale 1.771. I vicedirettori sono 54, quasi cinque per ognuna delle 11 testate. Niente male, soprattutto se si pensa che realtà recenti come il canale satellitare RaiNews24 in poco più di otto anni di servizio si è espanso fino a contare 122 dipendenti dei quali 94 sono giornalisti. Peccato che la sfida con SkyTg24 non sia stata vinta. Eppure 94 giornalisti non sono pochi: sono dieci in meno del Tg5 e del Tg3. Ìmpari il confronto con Tg2 (126) e Tg1 (136).
Eppure i dati sconvolgenti sono altri come quelli che riguardano Raitalia (ex Rai International), rivolta agli italiani all'estero e diretta da Piero Badaloni: vi lavorano 152 persone in totale tra i quali 39 giornalisti assunti dei quali 22 graduati e cinque con qualifica e stipendio di vicedirettori. I generali, in questo caso, sono più dei soldati, ma è un dettaglio. «Abbassa la tua radio, per favor» cantava Rabagliati nel 1940. Alla Rai non ci pensano nemmeno: programmi, Gr e Gr Parlamento valgono 754 anime. E mercoledì scorso il direttore Antonio Caprarica ha nominato il suo ottavo «vice». Altro che abbassare il volume. D'altronde, che cosa sono 754 persone rispetto ai 1.507 addetti che lavorano per testate e centri di produzione regionali? Semplicemente la metà. Ma la Rai vanta pure un altro record: ventidue squadre di ripresa, numero che non ha pari in Europa. Eppure il 22% della produzione è affidato all'esterno.
E come se tutto questo non fosse abbastanza c'è anche il capitolo relativo ai contenziosi, spesso rappresentati da cause di lavoro: il costo medio è di 100mila euro, 150 il numero di quelle perse mediamente ogni anno che fanno ipotizzare una cifra di 15 milioni di euro devoluta tra avvocati e risarcimenti. Ma nel 2007 il gruppo Rai tutto sommato è andato bene: la perdita è stata contenuta a 5 milioni a fronte di 3 miliardi di ricavi. Al risultato ha contribuito l'aumento del canone, cioè i cittadini. Ma questa è un'altra storia.
I dirigenti Statali: i migliori? Ma chi li giudica?

In questa burocrazia che gestisce il nostro paese qualcosa non quadra. Questo è l'esempio dei quadri che si autogratificano e si promuovono da soli. Anche gli aumenti sono automatici.Non è male!
Anch'io disprezzo i fannulloni. Ma se c'è un fannullone è chi dirige male o non c'è proprio a dirigere». Parola di Raffaele Bonanni. Ma forse, quando ha sferrato l'attacco ai dirigenti pubblici, il segretario della Cisl non aveva ancora letto l'ultimo bollettino dell'Aran, l'agenzia governativa per i contratti del pubblico impiego.
Perché se l'avesse fatto avrebbe scoperto che l'84% dei dirigenti dell'Agenzia delle entrate valuta se stesso «più che adeguato» all'impresa, se non addirittura «eccellente» in relazione al raggiungimento degli obiettivi. E quelli che restano? Quelli si considerano almeno «adeguati». Insomma, non ce n'è nemmeno uno che si reputi davvero scarso. Ma se vi chiedessero «datti un voto», sapendo che dal giudizio che vi date potrebbe dipendere un aumento di stipendio, oppure un progresso di carriera, rispondereste qualcosa di diverso? Eppure, incurante di autorevoli studi americani che dimostrano come l'«autovalutazione» porti inevitabilmente a sopravvalutarsi, l'Agenzia delle entrate ha pensato di fondare il proprio sistema di misurazione del merito dei dirigenti proprio su questo principio. E il responsabile dell'organizzazione, Marco Annecker, ha impiegato undici pagine fitte del bollettino Aran per spiegare perché, presentando i primi risultati del nuovo sistema introdotto nel 2006. La sua relazione comincia con la citazione della famosa frase che campeggia sul tempio di Apollo a Delfi: «Conosci te stesso ». Chiaro, no? Più oscuro, invece, è il motivo per cui il sistema di valutazione dei dirigenti sia stato battezzato con il nome di una stella, S.I.R.I.O: «Sistema Integrato di Risultati, Indicatori e Obiettivi». Anche perché Sirio è la stella «del cane». Ma non è la prima volta che i creativi delle Entrate si applicano nella ricerca di improbabili acronimi. Sapete come si chiama la banca dati dell'Anagrafe tributaria? Serpico, proprio come il famoso detective anticorruzione americano. Dove però «Ser.P.I.Co» sta per «Servizio Per le Informazioni sui contribuenti ».
Complimenti. Ma c'è anche il R.A.D.A.R.: Ricerche e Analisi Decisionale per l'Accertamento del Reddito. Inseguendo Sirio, i 1.352 dirigenti scoprono da sé quanto sono bravi attraverso un complicato percorso di «autovalutazione strutturata» costruito con un software raffinato. Che dovrebbe mettere al riparo anche da eccessi di autostima. Già, ma come? Dice la relazione: «Quanto alla possibile obiezione che i racconti degli interessati potrebbero non rispondere a verità... più che mai può qui valere il detto secondo il quale "le bugie hanno le gambe corte"». Del resto, «se è giusto che il valutato pretenda oggettività dai valutatori, anch'egli deve per primo seriamente impegnarsi in un'analisi obiettiva». Insomma, fanno a fidarsi. Ma fino a un certo punto. Perché il dirigente superiore, che evidentemente non ha l'anello al naso, provvede a ridimensionare i giudizi palesemente esagerati, senza sorpresa e senza danno per l'interessato. Il quale, male che vada, si vede «retrocesso» da «eccellente » al grado di «più che adeguato ». Correzione che fa scendere il numero delle presunte eccellenze dal 40% a meno del 10%. Circostanza della quale l'Agenzia delle entrate sembra addirittura rammaricarsi, dato che l'obiettivo di S.I.R.I.O. è «la condivisione dei giudizi... vale a dire la sintonia fra come io valuto me stesso e come l'altro valuta me». Ma anche le amministrazioni che non si sono imbarcate in progetti altrettanto «stellari» (e probabilmente costosi) di valutazione, non rinunciano al giudizio fai da te. Al ministero dell'Economia, per esempio, i dirigenti di seconda fascia compilano ogni anno un questionario sui «comportamenti organizzativi» con relativo «punteggio conseguito».
Punteggio, per inciso, che si danno da soli. A fianco della loro autovalutazione c'è una colonna riservata al dirigente generale che può confermare o meno i voti che i loro sottoposti si sono attribuiti. Quanti pensate che siano i bocciati? Nessuno. Anche perché salterebbero i premi collegati. D'altra parte, se su 3.769 alti dirigenti dello Stato, non ce n'è uno che abbia avuto un giudizio mediocre, una ragione ci deve pure essere. L'economista Nicola Rossi haraccontatodomenica sul Corriere che al ministero dello Sviluppo, se ogni funzionario può essere valutato da un minimo di 3 a un massimo di 9, c'è un accordo sindacale che prevede che la media dei voti non possa essere inferiore al 6. Per non parlare della Regione Siciliana dove, secondo la Corte dei Conti, dal 2001 al 2006 tutti i 2.196 dirigenti hanno avuto in busta paga trattamenti economici di posizione pari al massimo. Possibile? Possibile. Perché in Sicilia l'«autovalutazione» è in vigore da sette anni. Anzi, sono stati loro i precursori di quello che hanno chiamato più pietosamente «autoreferto». Tecnicamente, la diagnosi della malattia effettuata dallo stesso malato. Ma il merito? Quello resta in subordine. E qualche volta ci rimane, in subordine, anche se per salire un gradino si deve fare un esame. Prendiamo il caso di Franca Caruso, dipendente del ministero dell'Economia a Catanzaro già inquadrata nella carriera direttiva, grado C1. Un bel giorno la signora decide di partecipare al concorso interno per due posizioni di livello C3. Con lei partecipano due colleghi di grado superiore C2. Ma la signora Caruso li batte entrambi e vince il concorso. Direte: le avranno srotolato il tappeto rosso e dato pure un bell'aumento di stipendio. Macché. Subito si fa un accordo sindacale, firmato dall'allora direttore generale del Tesoro Giancarlo Del Bufalo, con il quale si stabilisce che per accedere al livello C3 bisogna necessariamente passare dal grado C2. La graduatoria viene quindi rovesciata, e la signora Caruso, da prima che era, si ritrova terza. E oltre al danno, pure la beffa di vedersi offrire il posto C2 di uno dei due che aveva sonoramente battuto al concorso. Adesso sono alle carte bollate. E chissà se con l'autovalutazione sarebbe andata in maniera diversa.
Enrico Marro
Sergio Rizzo
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22 maggio 2008
Quando il miraggio della crisi controllata svanisce…
Gli apprendisti stregoni sono condannati a ripetere gli stessi errori. Così, nel 2007, il tentativo delle autorità e dei grandi istituti finanziari di camuffare la crisi dei subprimes (1) che aveva tuttavia iniziato a colpire duramente i mercati in febbraio/marzo 2007 ha portato allo choc brutale e duraturo dall'estate 2007. Vivremo nelle le prossime settimane, il "remake" di questo scenario, con l'aggravarsi della crisi finanziaria dei mesi di gennaio e marzo 2008, fin dall'inizio dell'estate 2008. In questo numero 25 di "Global Europe Anticipation Bulletin" il nostro gruppo ha dunque scelto di analizzare cinque delle sette tendenze in corso che genereranno questo punto di flessione della crisi sistemica globale (le ultime due tendenze - Europa ed Asia - saranno analizzate nella GEAB N°26):
Settore immobiliare: il pavimento che sprofonda
Bolla finanziaria mondiale: Solo l'inflazione avanza
Economia US: La recessione si afferma
Disavanzi pubblici US: Il grande ritorno
Dollaro: Il balzo che non c’è
Europa:Disaccopiamento confermato - il cuore di Eurolandia resiste/Regno Unito in recessione
Asia: la prospettiva di un rallentamento brutale
Per questo formuliamo anche una serie completa di raccomandazioni strategiche ed operative per prepararsi allo choc dell'inizio dell'estate 2008
In questo comunicato pubblico, desideriamo spiegare come il periodo attuale di "euforia" degli attori contribuisce a peggiorare lo choc a venire. Così, nonostante le evidenze quotidiane della prosecuzione della crisi (perdite bancarie e continuazione del processo di deprezzamento degli attivi finanziari (2), moltiplicazione dei fallimenti di banche medie in particolare negli Stati Uniti (3), fragilità crescente delle grandi società d'assicurazione (4), prosecuzione del crollo dei prezzi del settore immobiliare (5), contaminazione dell'economia reale e delle economie fuori dagli Stati Uniti (6), prosecuzione della caduta della valuta US (7), rallentamento economico in Europa (8)...), le autorità finanziarie, le grandi banche ed i mass media internazionali hanno sostenuto che la crisi era sotto controllo. Impotenti nella realtà, questi "apprendisti stregoni" ormai sono ridotti ad utilizzare l' "arma psicologica" per provare a fermare la crisi. Ciò significa che la crisi sistemica globale ha giorni "luminosi" davanti a sè poiché non appartiene all'ambito virtuale dove sembrano eccellere banchieri centrali, banchieri d’affari e mass media finanziari. Naturalmente, le grandi banche hanno approfittato della "euforizzazione" attuale per provare a fare condividere ai più le perdite passate, e soprattutto quelle future, ancora più importanti (9), lanciando vaste operazioni di ricapitalizzazione (10).
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Immobilier américain : le plancher toujours plus bas - Evolution des prix de l'immobilier résidentiel dans les 20 plus grandes métropoles US 01/2000-02/2008 - Source : S&P Case-Shiller
Tuttavia, questa volta, ed a differenza dell'anno scorso, gli attori esitano di fronte all’inganno o lo accettano contro voglia. È, secondo LEAP/E2020, un elemento psicologico fondamentale, che non dipende dal virtualismo circostanziale. Al contrario accentuerà l'impatto della crisi quando il miraggio della "crisi controllata" si vaporizzerà all'inizio dell'estate 2008. Infatti, il sistema finanziario mondiale, ed in particolare il suo pilastro americano, gioca il tutto per tutto. Il gruppo di LEAP/E2020 non è certo che questo sia stato perfettamente capito. Ma, la credibilità della FED e delle grandi banche è oggi estremamente debole (non parliamo neppure delle autorità politiche). Gli operatori (che siano investitori individuali, semplici risparmiatori o fondi sovrani) sono diffidenti e si chiedono attualmente se non sono manipolati. Se, come pensano i nostri ricercatori, da qui ad alcune settimane, saranno obbligati a constatare che lo erano, e che la crisi lungi dall’essere sotto controllo riappare con una forza decuplicata, allora, assisteremo a veri momenti di panico, in particolare sui mercati finanziari. Poiché non c’è nulla di peggio nella psicologia di massa che la sensazione collettiva di essere stati scientemente fuorviati. Per prendere un'immagine semplice, ma che possono comprendere tutti coloro che sanno che le banche "mantengono" la grande massa degli investitori con la fiducia che questi concedono ad esse per gestire i loro investimenti, basta immaginare le conseguenze di un rifiuto improvviso dei risparmiatori nel continuare a lasciare alle banche la gestione del loro risparmio, e di esigere la liquidazione dei loro portafogli borsistici a profitto di investimenti meno rischiosi. Le conseguenze di una tale evoluzione sarebbero dell’ordine di un ribasso del 20% delle piazze finanziarie mondiali in pochi giorni. È quest'incubo che abita le banche centrali ed in particolare la Fed e la Banca d’Inghilterra (con le economie dei rispettivi paesi che sono strettamente legate al comportamento delle borse). Paradossalmente, è con il rifiuto di affrontare la crisi finanziaria direttamente che preparano uno choc ancora più forte. Poiché, contrariamente a ciò che pretendono (e forse anche che credono realmente), non ci sono più le basi per arrestare la caduta; o più esattamente, c'è una base che sprofonda ogni giorno di più (11). È abbastanza ironico dover constatare che quelli che affermavano in quest'ultimi anni che non c'erano più limiti, nessun tetto all’aumento dei profitti e dei vantaggi, ormai sono intrappolati in un processo in cui il terreno cade sempre più in basso, dove le perdite sono inconoscibili poiché sempre più importanti a causa del ribasso continuo del prezzo degli attivi di riferimento; e dove le sole cose che "sfondano il limite massimo" sono i costi dell'energia o dei prodotti alimentari. Ma, l'ironia non è la sola forza identificabile della storia? Ciò che è tragico, è che miliardi di persone sono intrappolate in essa, a cominciare dal miliardo di individui che pena ormai per comperare i prodotti alimentari quotidiani a causa dell'inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari di base; o come le decine di milioni di acquirenti nel settore immobiliare di quest'ultimi anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna... che si trovano con attivi in svalutazione costante; o come le decine di milioni di dipendenti, di imprenditori individuali o di personale di istituzioni pubbliche o semipubbliche che perderà il lavoro nei dodici mesi a venire.937207-1162120
Etat de l'opinion américaine sur la situation de l'économie US (12/2006 – 04/2008) - Source : Washington Post/ABC News
Bisognava salvare "il soldato Bear Stearns ", al prezzo di un lassismo finanziario senza precedenti? E' la domanda che si pongono oggi gli esperti finanziari. Come si possono salvare le decine di milioni di operatori economici sconosciuti che la crisi sta portando via? E' questa la domanda principale per i decisori politici, economici e finanziari a partire dall'estate 2008. Guradando al virtualismo circostanziale che sembra affermare che la manipolazione dell'informazione è il massimo del "know-how" in materia di potere, il nostro gruppo è piuttosto pessimista sulla capacità dei dirigenti mondiali di rispondere efficacemente alla seconda domanda. Ma in tutti i casi, è quella più importante poiché appartiene ancora al futuro, anche se i tempi diventano molto brevi. Nel prossimo numero del GEAB, quello dell'estate 2008, il nostro gruppo affronterà in dettaglio le prospettive del secondo semestre 2008 per ogni grande regione del pianeta; così come le opzioni disponibili, per regioni e per settori e categoria di attivi.
by Leap
Settore immobiliare: il pavimento che sprofonda
Bolla finanziaria mondiale: Solo l'inflazione avanza
Economia US: La recessione si afferma
Disavanzi pubblici US: Il grande ritorno
Dollaro: Il balzo che non c’è
Europa:Disaccopiamento confermato - il cuore di Eurolandia resiste/Regno Unito in recessione
Asia: la prospettiva di un rallentamento brutale
Per questo formuliamo anche una serie completa di raccomandazioni strategiche ed operative per prepararsi allo choc dell'inizio dell'estate 2008
In questo comunicato pubblico, desideriamo spiegare come il periodo attuale di "euforia" degli attori contribuisce a peggiorare lo choc a venire. Così, nonostante le evidenze quotidiane della prosecuzione della crisi (perdite bancarie e continuazione del processo di deprezzamento degli attivi finanziari (2), moltiplicazione dei fallimenti di banche medie in particolare negli Stati Uniti (3), fragilità crescente delle grandi società d'assicurazione (4), prosecuzione del crollo dei prezzi del settore immobiliare (5), contaminazione dell'economia reale e delle economie fuori dagli Stati Uniti (6), prosecuzione della caduta della valuta US (7), rallentamento economico in Europa (8)...), le autorità finanziarie, le grandi banche ed i mass media internazionali hanno sostenuto che la crisi era sotto controllo. Impotenti nella realtà, questi "apprendisti stregoni" ormai sono ridotti ad utilizzare l' "arma psicologica" per provare a fermare la crisi. Ciò significa che la crisi sistemica globale ha giorni "luminosi" davanti a sè poiché non appartiene all'ambito virtuale dove sembrano eccellere banchieri centrali, banchieri d’affari e mass media finanziari. Naturalmente, le grandi banche hanno approfittato della "euforizzazione" attuale per provare a fare condividere ai più le perdite passate, e soprattutto quelle future, ancora più importanti (9), lanciando vaste operazioni di ricapitalizzazione (10).
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Immobilier américain : le plancher toujours plus bas - Evolution des prix de l'immobilier résidentiel dans les 20 plus grandes métropoles US 01/2000-02/2008 - Source : S&P Case-Shiller
Tuttavia, questa volta, ed a differenza dell'anno scorso, gli attori esitano di fronte all’inganno o lo accettano contro voglia. È, secondo LEAP/E2020, un elemento psicologico fondamentale, che non dipende dal virtualismo circostanziale. Al contrario accentuerà l'impatto della crisi quando il miraggio della "crisi controllata" si vaporizzerà all'inizio dell'estate 2008. Infatti, il sistema finanziario mondiale, ed in particolare il suo pilastro americano, gioca il tutto per tutto. Il gruppo di LEAP/E2020 non è certo che questo sia stato perfettamente capito. Ma, la credibilità della FED e delle grandi banche è oggi estremamente debole (non parliamo neppure delle autorità politiche). Gli operatori (che siano investitori individuali, semplici risparmiatori o fondi sovrani) sono diffidenti e si chiedono attualmente se non sono manipolati. Se, come pensano i nostri ricercatori, da qui ad alcune settimane, saranno obbligati a constatare che lo erano, e che la crisi lungi dall’essere sotto controllo riappare con una forza decuplicata, allora, assisteremo a veri momenti di panico, in particolare sui mercati finanziari. Poiché non c’è nulla di peggio nella psicologia di massa che la sensazione collettiva di essere stati scientemente fuorviati. Per prendere un'immagine semplice, ma che possono comprendere tutti coloro che sanno che le banche "mantengono" la grande massa degli investitori con la fiducia che questi concedono ad esse per gestire i loro investimenti, basta immaginare le conseguenze di un rifiuto improvviso dei risparmiatori nel continuare a lasciare alle banche la gestione del loro risparmio, e di esigere la liquidazione dei loro portafogli borsistici a profitto di investimenti meno rischiosi. Le conseguenze di una tale evoluzione sarebbero dell’ordine di un ribasso del 20% delle piazze finanziarie mondiali in pochi giorni. È quest'incubo che abita le banche centrali ed in particolare la Fed e la Banca d’Inghilterra (con le economie dei rispettivi paesi che sono strettamente legate al comportamento delle borse). Paradossalmente, è con il rifiuto di affrontare la crisi finanziaria direttamente che preparano uno choc ancora più forte. Poiché, contrariamente a ciò che pretendono (e forse anche che credono realmente), non ci sono più le basi per arrestare la caduta; o più esattamente, c'è una base che sprofonda ogni giorno di più (11). È abbastanza ironico dover constatare che quelli che affermavano in quest'ultimi anni che non c'erano più limiti, nessun tetto all’aumento dei profitti e dei vantaggi, ormai sono intrappolati in un processo in cui il terreno cade sempre più in basso, dove le perdite sono inconoscibili poiché sempre più importanti a causa del ribasso continuo del prezzo degli attivi di riferimento; e dove le sole cose che "sfondano il limite massimo" sono i costi dell'energia o dei prodotti alimentari. Ma, l'ironia non è la sola forza identificabile della storia? Ciò che è tragico, è che miliardi di persone sono intrappolate in essa, a cominciare dal miliardo di individui che pena ormai per comperare i prodotti alimentari quotidiani a causa dell'inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari di base; o come le decine di milioni di acquirenti nel settore immobiliare di quest'ultimi anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna... che si trovano con attivi in svalutazione costante; o come le decine di milioni di dipendenti, di imprenditori individuali o di personale di istituzioni pubbliche o semipubbliche che perderà il lavoro nei dodici mesi a venire.937207-1162120
Etat de l'opinion américaine sur la situation de l'économie US (12/2006 – 04/2008) - Source : Washington Post/ABC News
Bisognava salvare "il soldato Bear Stearns ", al prezzo di un lassismo finanziario senza precedenti? E' la domanda che si pongono oggi gli esperti finanziari. Come si possono salvare le decine di milioni di operatori economici sconosciuti che la crisi sta portando via? E' questa la domanda principale per i decisori politici, economici e finanziari a partire dall'estate 2008. Guradando al virtualismo circostanziale che sembra affermare che la manipolazione dell'informazione è il massimo del "know-how" in materia di potere, il nostro gruppo è piuttosto pessimista sulla capacità dei dirigenti mondiali di rispondere efficacemente alla seconda domanda. Ma in tutti i casi, è quella più importante poiché appartiene ancora al futuro, anche se i tempi diventano molto brevi. Nel prossimo numero del GEAB, quello dell'estate 2008, il nostro gruppo affronterà in dettaglio le prospettive del secondo semestre 2008 per ogni grande regione del pianeta; così come le opzioni disponibili, per regioni e per settori e categoria di attivi.
by Leap
21 maggio 2008
Rai: pozzo senza fondo

Gli addetti ai camerini son 67, gli arredatori 66, i falegnami 61 e tra consulenti musicali e scenografi fan 70, ma i parrucchieri son già 114. Non è Leporello a fare il catalogo delle conquiste di un improbabile Don Giovanni, ma è l'Espresso di questa settimana che ha dedicato un ampio servizio all'«orgia del potere» della Rai, alla madre di tutti gli sprechi. O, più semplicemente, alla relazione messa a punto dal Comitato istruttorio per l'amministrazione di Viale Mazzini e composto in formazione bipartisan da Sandro Curzi, Marco Staderini, Nino Rizzo Nervo e Giuliano Urbani.
Quante persone suggono latte dal seno di mamma Rai? Si tratta di 13.248 unità. Come gli abitanti di Portoferraio, sull'Isola d'Elba. Per la precisione 11.250 sono i dipendenti a tempo indeterminato del gruppo Rai (9.889 nella spa) e 1.998 quelli a tempo determinato. E non finisce qui: bisogna pure conteggiare circa 43mila contratti di collaborazione (come i cittadini di Rieti) e si arriva alla cifra di oltre 56mila unità. È come se tutti gli abitanti della Groenlandia o di Foligno o più che a Mantova lavorassero all'ombra del cavallo di bronzo. Ma basta guardare alle singole divisioni che i numeri, sebben più piccoli, incutono ancor più timore: la Direzione produzione Rai conta 3.851 persone, 800 in meno dell'intero gruppo Mediaset, cioè del principale concorrente che ha a libro paga 4.635 dipendenti.
«Verificare la capacità dei "capi" di governare uomini e processi produttivi», raccomandano i componenti del Comitato. Una parola. Come si fa a tagliare i rami secchi in un'azienda che, non contenta di un'orchestra sinfonica di 116 elementi, peraltro inutilizzata da anni, ne mette sotto contratto un'altra, leggera, da sedici strumentisti? Per non parlare di Bolzano e Trieste dove lavorano ben 5 annunciatori, e a Firenze addirittura un geometra.
Quando Fiat comprò l'Alfa Romeo dall'Iri si favoleggiava che ad Arese le segretarie avessero a loro volta a disposizione delle segretarie. La Rai, che sempre della famiglia Iri faceva parte, ha proseguito la tradizione: nella segreteria del consiglio di amministrazione figurano 28 elementi e 49 alla Direzione generale (compresi i distaccati verso società del gruppo). Ben 397 lavorano ai Servizi generali, 142 all'Amministrazione e 679 alle Riprese pesanti, ma deve trattarsi di una fatica di Sisifo altrimenti il numero non si giustificherebbe. Basti pensare che il Comitato istruttorio ha usato l'aggettivo: «abnorme».
Il fortunato slogan «di tutto, di più» vale anche per i giornalisti. Sono in totale 1.771. I vicedirettori sono 54, quasi cinque per ognuna delle 11 testate. Niente male, soprattutto se si pensa che realtà recenti come il canale satellitare RaiNews24 in poco più di otto anni di servizio si è espanso fino a contare 122 dipendenti dei quali 94 sono giornalisti. Peccato che la sfida con SkyTg24 non sia stata vinta. Eppure 94 giornalisti non sono pochi: sono dieci in meno del Tg5 e del Tg3. Ìmpari il confronto con Tg2 (126) e Tg1 (136).
Eppure i dati sconvolgenti sono altri come quelli che riguardano Raitalia (ex Rai International), rivolta agli italiani all'estero e diretta da Piero Badaloni: vi lavorano 152 persone in totale tra i quali 39 giornalisti assunti dei quali 22 graduati e cinque con qualifica e stipendio di vicedirettori. I generali, in questo caso, sono più dei soldati, ma è un dettaglio. «Abbassa la tua radio, per favor» cantava Rabagliati nel 1940. Alla Rai non ci pensano nemmeno: programmi, Gr e Gr Parlamento valgono 754 anime. E mercoledì scorso il direttore Antonio Caprarica ha nominato il suo ottavo «vice». Altro che abbassare il volume. D'altronde, che cosa sono 754 persone rispetto ai 1.507 addetti che lavorano per testate e centri di produzione regionali? Semplicemente la metà. Ma la Rai vanta pure un altro record: ventidue squadre di ripresa, numero che non ha pari in Europa. Eppure il 22% della produzione è affidato all'esterno.
E come se tutto questo non fosse abbastanza c'è anche il capitolo relativo ai contenziosi, spesso rappresentati da cause di lavoro: il costo medio è di 100mila euro, 150 il numero di quelle perse mediamente ogni anno che fanno ipotizzare una cifra di 15 milioni di euro devoluta tra avvocati e risarcimenti. Ma nel 2007 il gruppo Rai tutto sommato è andato bene: la perdita è stata contenuta a 5 milioni a fronte di 3 miliardi di ricavi. Al risultato ha contribuito l'aumento del canone, cioè i cittadini. Ma questa è un'altra storia.
I dirigenti Statali: i migliori? Ma chi li giudica?

In questa burocrazia che gestisce il nostro paese qualcosa non quadra. Questo è l'esempio dei quadri che si autogratificano e si promuovono da soli. Anche gli aumenti sono automatici.Non è male!
Anch'io disprezzo i fannulloni. Ma se c'è un fannullone è chi dirige male o non c'è proprio a dirigere». Parola di Raffaele Bonanni. Ma forse, quando ha sferrato l'attacco ai dirigenti pubblici, il segretario della Cisl non aveva ancora letto l'ultimo bollettino dell'Aran, l'agenzia governativa per i contratti del pubblico impiego.
Perché se l'avesse fatto avrebbe scoperto che l'84% dei dirigenti dell'Agenzia delle entrate valuta se stesso «più che adeguato» all'impresa, se non addirittura «eccellente» in relazione al raggiungimento degli obiettivi. E quelli che restano? Quelli si considerano almeno «adeguati». Insomma, non ce n'è nemmeno uno che si reputi davvero scarso. Ma se vi chiedessero «datti un voto», sapendo che dal giudizio che vi date potrebbe dipendere un aumento di stipendio, oppure un progresso di carriera, rispondereste qualcosa di diverso? Eppure, incurante di autorevoli studi americani che dimostrano come l'«autovalutazione» porti inevitabilmente a sopravvalutarsi, l'Agenzia delle entrate ha pensato di fondare il proprio sistema di misurazione del merito dei dirigenti proprio su questo principio. E il responsabile dell'organizzazione, Marco Annecker, ha impiegato undici pagine fitte del bollettino Aran per spiegare perché, presentando i primi risultati del nuovo sistema introdotto nel 2006. La sua relazione comincia con la citazione della famosa frase che campeggia sul tempio di Apollo a Delfi: «Conosci te stesso ». Chiaro, no? Più oscuro, invece, è il motivo per cui il sistema di valutazione dei dirigenti sia stato battezzato con il nome di una stella, S.I.R.I.O: «Sistema Integrato di Risultati, Indicatori e Obiettivi». Anche perché Sirio è la stella «del cane». Ma non è la prima volta che i creativi delle Entrate si applicano nella ricerca di improbabili acronimi. Sapete come si chiama la banca dati dell'Anagrafe tributaria? Serpico, proprio come il famoso detective anticorruzione americano. Dove però «Ser.P.I.Co» sta per «Servizio Per le Informazioni sui contribuenti ».
Complimenti. Ma c'è anche il R.A.D.A.R.: Ricerche e Analisi Decisionale per l'Accertamento del Reddito. Inseguendo Sirio, i 1.352 dirigenti scoprono da sé quanto sono bravi attraverso un complicato percorso di «autovalutazione strutturata» costruito con un software raffinato. Che dovrebbe mettere al riparo anche da eccessi di autostima. Già, ma come? Dice la relazione: «Quanto alla possibile obiezione che i racconti degli interessati potrebbero non rispondere a verità... più che mai può qui valere il detto secondo il quale "le bugie hanno le gambe corte"». Del resto, «se è giusto che il valutato pretenda oggettività dai valutatori, anch'egli deve per primo seriamente impegnarsi in un'analisi obiettiva». Insomma, fanno a fidarsi. Ma fino a un certo punto. Perché il dirigente superiore, che evidentemente non ha l'anello al naso, provvede a ridimensionare i giudizi palesemente esagerati, senza sorpresa e senza danno per l'interessato. Il quale, male che vada, si vede «retrocesso» da «eccellente » al grado di «più che adeguato ». Correzione che fa scendere il numero delle presunte eccellenze dal 40% a meno del 10%. Circostanza della quale l'Agenzia delle entrate sembra addirittura rammaricarsi, dato che l'obiettivo di S.I.R.I.O. è «la condivisione dei giudizi... vale a dire la sintonia fra come io valuto me stesso e come l'altro valuta me». Ma anche le amministrazioni che non si sono imbarcate in progetti altrettanto «stellari» (e probabilmente costosi) di valutazione, non rinunciano al giudizio fai da te. Al ministero dell'Economia, per esempio, i dirigenti di seconda fascia compilano ogni anno un questionario sui «comportamenti organizzativi» con relativo «punteggio conseguito».
Punteggio, per inciso, che si danno da soli. A fianco della loro autovalutazione c'è una colonna riservata al dirigente generale che può confermare o meno i voti che i loro sottoposti si sono attribuiti. Quanti pensate che siano i bocciati? Nessuno. Anche perché salterebbero i premi collegati. D'altra parte, se su 3.769 alti dirigenti dello Stato, non ce n'è uno che abbia avuto un giudizio mediocre, una ragione ci deve pure essere. L'economista Nicola Rossi haraccontatodomenica sul Corriere che al ministero dello Sviluppo, se ogni funzionario può essere valutato da un minimo di 3 a un massimo di 9, c'è un accordo sindacale che prevede che la media dei voti non possa essere inferiore al 6. Per non parlare della Regione Siciliana dove, secondo la Corte dei Conti, dal 2001 al 2006 tutti i 2.196 dirigenti hanno avuto in busta paga trattamenti economici di posizione pari al massimo. Possibile? Possibile. Perché in Sicilia l'«autovalutazione» è in vigore da sette anni. Anzi, sono stati loro i precursori di quello che hanno chiamato più pietosamente «autoreferto». Tecnicamente, la diagnosi della malattia effettuata dallo stesso malato. Ma il merito? Quello resta in subordine. E qualche volta ci rimane, in subordine, anche se per salire un gradino si deve fare un esame. Prendiamo il caso di Franca Caruso, dipendente del ministero dell'Economia a Catanzaro già inquadrata nella carriera direttiva, grado C1. Un bel giorno la signora decide di partecipare al concorso interno per due posizioni di livello C3. Con lei partecipano due colleghi di grado superiore C2. Ma la signora Caruso li batte entrambi e vince il concorso. Direte: le avranno srotolato il tappeto rosso e dato pure un bell'aumento di stipendio. Macché. Subito si fa un accordo sindacale, firmato dall'allora direttore generale del Tesoro Giancarlo Del Bufalo, con il quale si stabilisce che per accedere al livello C3 bisogna necessariamente passare dal grado C2. La graduatoria viene quindi rovesciata, e la signora Caruso, da prima che era, si ritrova terza. E oltre al danno, pure la beffa di vedersi offrire il posto C2 di uno dei due che aveva sonoramente battuto al concorso. Adesso sono alle carte bollate. E chissà se con l'autovalutazione sarebbe andata in maniera diversa.
Enrico Marro
Sergio Rizzo
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