14 ottobre 2010

I cacciabombardieri italiani già attaccano. Ma non è “guerra”






http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSpb6sXwLe4vrUJPnPffarKWiAdOfm4diL4QH7oqV277lFCDKA&t=1&usg=__EROLoi0ZGb1_j9HDCObSaEPjP3Y=

«In Afghanistan non stiamo facendo nessuna guerra», assicura Piero Fassino, responsabile esteri del Pd (il manifesto, 10 ottobre). Quindi ritiene giusto che il Parlamento valuti il livello di sicurezza dei nostri soldati, mandati là a «difendere le popolazioni civili», spianando così la strada alla proposta del ministro La Russa di armare di bombe i caccia Amx. «Un esercito che porta la pace», spiega Fassino, «spara per secondo e lo fa solo se attaccato». È in base allo stesso criterio che il governo ha autorizzato i piloti degli Amx a usare il cannone di bordo se vengono attaccati, quando vanno all'attacco in supporto delle forze terrestri, indicando gli obiettivi da colpire. Il cannone di bordo è, in Afghanistan, più efficace delle stesse bombe per colpire gruppi di combattenti (o presunti tali) che si muovono a piedi o con veicoli leggeri. I caccia Amx sono armati del cannone M-61 A1 Vulcan della statunitense General Electric: un'arma a 6 canne rotanti con calibro da 20 mm, in grado di sparare fino a 6mila colpi al minuto. Con proiettili di vario tipo: incendiari ad alto esplosivo che, combinando i due effetti, uccidono nel raggio di alcuni metri dal punto d'impatto; penetranti e incendiari che, usati contro camion e veicoli corazzati leggeri, forano la lamiera e dentro esplodono la carica incendiaria. Sicuramente i piloti degli Amx, che hanno già effettuato centinaia di missioni in Afghanistan per oltre 1.500 ore di volo, usano il cannone di bordo, cosa che sono autorizzati a fare. Basta che sparino per secondi.
Nella guerra contro la Jugoslavia, nel 1999, invece spararono e bombardarono per primi. I caccia italiani Amx Ghibli, nel loro «battesimo del fuoco», effettuarono dalla base di Amendola ben 652 sortite per un totale di 667 ore, lanciando centinaia di bombe statunitensi Mk.82 da 500 libbre e Opher israeliane con guida a raggi infrarossi. Fassino assicura che, come in Afghanistan, «nei Balcani non siamo andati a fare la guerra ma a difendere le popolazioni civili». Lo contraddice però D'Alema che, in visita alla base di Amendola in veste di presidente del consiglio, dichiarò il 10 giugno 1999: «Per numero di aerei siamo stati secondi solo agli Usa, l'Italia è un grande paese e non ci si deve stupire dell'impegno dimostrato in questa guerra».

Dieci anni dopo, sotto il governo Berlusconi, i piloti degli Amx sono stati inviati negli Usa, nella base aerea Nellis (Nevada), ad addestrarsi per la nuova guerra prima dell' invio in Afghanistan. Dieci caccia Amx, con un personale di 180 militari, hanno partecipato nell'agosto-settembre 2009 a due esercitazioni, Green Flag e Red Flag. I piloti si sono addestrati in missioni d'attacco e di bombardamento, insieme alla U.S. Air Force. Sono quindi preparati a operare in Afghanistan sotto comando Usa, nel quadro di quello che Fassino definisce «un esercito che porta la pace».

Rovesciando i ruoli, è un generale (v. sopra l'intervista al gen. fabio Mini) a dire come stanno le cose. «Per avere nuove bombe e armi stanno speculando sui soldati morti». Il vero scopo è dimostrare che gli aerei da combattimento servono, così da trovare i soldi per l'acquisizione dei caccia statunitensi F-35. Che, garantisce Fassino, spareranno per secondi, solo se attaccati.

di Manlio Dinucci

13 ottobre 2010

Acqua in bottiglia? No, grazie.

L'acqua potabile che esce dal rubinetto di casa è sottoposta a controlli costanti e in molti casi si rivela di qualità superiore rispetto a quella in bottiglia. Ciononostante il 'belpaese' continua ad essere il maggior produttore al mondo di acqua in bottiglia, e gli italiani i suoi maggiori consumatori, con una spesa annua per famiglia che si aggira attorno ai 300 euro.


acqua rubinetto
Si calcola che una famiglia media italiana spenda circa 300 euro l'anno in acqua minerale. Un quarto di questa cifra sarebbe sufficiente a realizzare tutti i lavori di riparazione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica

Ci sono storie che a raccontarle quasi non ci si crede. Sentite questa. È la storia di un paese ricchissimo d'acqua, uno dei più ricchi al mondo. Ci sono fiumi e torrenti, laghi e ghiacciai, falde sotterranee immense che gettano fuori zampilli di acqua cristallina. Questo paese, pensate un po', è stato anche il primo in cui si costruirono acquedotti monumentali che dai monti portavano l'acqua nelle piazze delle città.

Da anni l'acqua arriva nelle case dei cittadini. Qui, la qualità dell'acqua potabile è ottima, ed il suo prezzo, data la grande disponibilità, piuttosto modesto. Ecco, stenterete a crederci, ma questo paese è il più grande consumatore mondiale di acqua in bottiglia. Proprio così, il 98 per cento dei suoi abitanti – quasi tutti insomma – compra abitualmente acqua in bottiglia.

Quest'acqua viene prelevata alla sorgente da imprese private che, nonostante si stiano appropriando di un bene pubblico – le acque sotterranee sono demaniali – non pagano canoni di imbottigliamento, o ne pagano di irrisori. Dopodiché rivendono a prezzi altissimi ai cittadini quella stessa acqua che apparterrebbe loro di diritto.

Il paese in cui è ambientata questa storia è ovviamente l'Italia. Il perché di questo consumo smisurato è presto detto. Si riassume in qualche cifra ed una parola. Le cifre sono i 3,5 miliardi di euro di giro d'affari annuo, le oltre 300 marche, i circa 400 milioni investiti ogni anno in pubblicità. La parola, neanche a dirlo, è proprio quest'ultima: pubblicità.

C'è un bel video che spiega chiaramente come funziona il meccanismo pubblicitario applicato al mercato dell'acqua minerale.

Si tratta di un mercato che ruota attorno ad un bisogno indotto, nel quale la domanda deve sempre essere tenuta alta attraverso una opera pubblicitaria incessante e martellante. Come ebbe a dichiarare un ex-presidente della Perrier, una società produttrice di acqua del gruppo Nestlè, "tutto quello che si deve fare è portare l'acqua in superficie e poi venderla ad un prezzo maggiore del vino, del latte o anche del petrolio".

La pubblicità fa leva sulla sfera più istintiva e irrazionale della mente umana, dunque è difficile da contrastare con un ragionamento razionale. Ci proveremo comunque, sfatando alcuni miti e luoghi comuni e smascherando qualche inganno.

acqua in bottiglia
L'Italia è il maggior produttore d'acqua in bottiglia e noi i maggiori consumatori

Partiamo con la qualità dell'acqua, un argomento sul quale le pubblicità delle acque in bottiglia insistono molto. L'ultimo rapporto di Legambiente, realizzato in collaborazione con Federutility (la federazione delle aziende di servizi pubblici locali che operano nel settore idrico), testimonia come l'acqua che esce dai rubinetti italiani sia molto più controllata, e di qualità spesso superiore, rispetto all'acqua in bottiglia. Secondo i dati del marzo 2010 sono 250mila le analisi effettuate in un anno sull'acqua potabile nella città di Roma, altrettante in Puglia e 350mila in Provincia di Milano.

Inoltre alle acque minerali è consentito di contenere sostanze come l'arsenico, il sodio, il cadmio, in quantità superiori a quelle permesse per l'acqua potabile. Mentre non è permesso all'acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, la maggior parte delle acque minerali contengono 40/50µg/l di arsenico e non hanno neppure l'obbligo di dichiararlo sulle etichette.

E che dire poi dell'inquinamento? L'acqua del rubinetto non produce nessun tipo di rifiuto ed è, per così dire, a chilometro zero. Quella in bottiglia? Si calcola che per la sola produzione siano necessari 350mila tonnellate di pet (polietilene tereftalato) all'anno, il che significa 665 mila tonnellate di petrolio e l'emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di Co2 equivalente. Senza contare la fase del trasporto, che in più dell'80 per cento dei casi avviene su gomma, e dello smaltimento, che vede la raccolta differenziata delle bottiglie attestarsi attorno ad un terzo del totale, mentre i restanti due terzi finiscono negli inceneritori.

E arriviamo all'aspetto più clamoroso: il prezzo. Il costo di un litro di acqua minerale in bottiglia supera fra le duecento e le mille volte quello di un litro di acqua potabile. Sarebbe come se fossimo disposti a pagare 10mila euro un piatto di pasta al ristorante, 3mila un panino, 2mila un chilo di patate. Probabilmente prenderemmo per pazzo chi tentasse di venderci una manciata di zucchine per qualche migliaia di euro; eppure continuiamo a comprare l'acqua in bottiglia.

Si calcola che una famiglia media italiana spenda circa 300 euro l'anno in acqua minerale. Un quarto di questa cifra sarebbe sufficiente a realizzare tutti i lavori di riparazione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica italiana.

di Andrea Degl'Innocenti

12 ottobre 2010

Terzigno: un esempio da seguire



Terzigno è un comune di 16.000 abitanti, situato alle pendici del Vesuvio. Un comune che da alcune settimane sta facendo i conti con la militarizzazione costante del proprio territorio, messa in atto da centinaia di agenti in tenuta anti sommossa. Quasi ogni notte i cittadini, trattati come facinorosi e delinquenti, vengono a contatto con le forze dell'ordine, nel tentativo d'impedire l'ingresso dei camion carichi di spazzatura maleodorante, ricevendo in cambio una "congrua" razione di manganellate.
I cittadini di Terzigno hanno ormai preso l'abitudine di scendere in strada, preferendo dedicarsi all'impegno civile anzichè restare in panciolle davanti alla TV, perchè vogliono opporsi con tutte le proprie forze all'apertura di una seconda discarica all'interno del territorio in cui vivono che è parte integrante del Parco Nazionale del Vesuvio.
Se l'idea balzana consistente nel costruire una discarica all'interno di un Parco Nazionale non fosse già di per sè stessa azione dissennata in grado di giustificare la reazione di qualsiasi cittadino in grado d'intendere e volere, qualora non ancora lobotomizzato da schermi barbaglianti di fesserie e fesserie barbaglianti di progresso, si potrebbe anche aggiungere che a causa delle discariche in paese si respira ormai un lezzo marcescente, la frutta cresce con mutazioni degne di un film dell'orrore e nei vigneti neppure gli uccelli si azzardano ad "assaggiare" l'uva.

La scorsa notte centinaia di cittadini di Terzigno, fra un blocco stradale e una scarica di manganellate, hanno organizzato una protesta tanto pacifica quanto incisiva, consistente nel bruciare all'interno dei bidoni usati per riscaldarsi le proprie tessere elettorali....
Partendo dai camion che sversano la munnezza e passando attraverso le forze dell'ordine abituate ad "accarezzarli" ogni sera, sono in pratica risaliti ai mandanti da cui derivano i loro problemi, realizzando come l'unica azione sensata consista nello smettere (con un pò di sforzo disintossicarsi si può) di dare deleghe in bianco ad omuncoli e parassiti abituati ad amministrare la cosa pubblica nell'interesse privato.
Il gesto naturalmente ha avuto un carattere dimostrativo, volto ad evidenziare lo stato di esasperazione in cui versa la popolazione, ma la strada scelta è senza dubbio quella giusta.
Basta deleghe in bianco a faccendieri politici che avvelenano la gente con discariche, inceneritori, centrali a carbone e scorie nucleari.
Basta deleghe in bianco a politicanti cementificatori che distruggono le montagne per scavare megatunnel attraverso i quali far passare il nulla.
Basta deleghe in bianco a guerrafondai inebetiti che mandano i nostri soldati combattere le guerre americane e usano la commozione derivante dalle vittime per ottenere il viatico all'uso di nuove bombe e nuove armi di sterminio.
Basta deleghe in bianco ad una classe politica che ottiene consensi sulla base di programmi generalisti privi di senso compiuto e alla logica del "meno peggio" ed usa quello stesso consenso per parlare ed agire contro gli interessi dei cittadini taliani ma nel nome degli italiani tutti.

Un esempio, quello dei cittadini di Terzigno, da seguire da parte di tutti coloro che in questo disgraziato paese vedono il proprio diritto ad esistere e vivere in un modo dignitoso, calpestato proprio da parte di chi ingenuamente hanno delegato a rappresentarli. Ammesso che delegare abbia in senso, nessuna delega in bianco potrà mai nutrire l'ambizione di possederlo.
di Marco Cedolin

14 ottobre 2010

I cacciabombardieri italiani già attaccano. Ma non è “guerra”






http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSpb6sXwLe4vrUJPnPffarKWiAdOfm4diL4QH7oqV277lFCDKA&t=1&usg=__EROLoi0ZGb1_j9HDCObSaEPjP3Y=

«In Afghanistan non stiamo facendo nessuna guerra», assicura Piero Fassino, responsabile esteri del Pd (il manifesto, 10 ottobre). Quindi ritiene giusto che il Parlamento valuti il livello di sicurezza dei nostri soldati, mandati là a «difendere le popolazioni civili», spianando così la strada alla proposta del ministro La Russa di armare di bombe i caccia Amx. «Un esercito che porta la pace», spiega Fassino, «spara per secondo e lo fa solo se attaccato». È in base allo stesso criterio che il governo ha autorizzato i piloti degli Amx a usare il cannone di bordo se vengono attaccati, quando vanno all'attacco in supporto delle forze terrestri, indicando gli obiettivi da colpire. Il cannone di bordo è, in Afghanistan, più efficace delle stesse bombe per colpire gruppi di combattenti (o presunti tali) che si muovono a piedi o con veicoli leggeri. I caccia Amx sono armati del cannone M-61 A1 Vulcan della statunitense General Electric: un'arma a 6 canne rotanti con calibro da 20 mm, in grado di sparare fino a 6mila colpi al minuto. Con proiettili di vario tipo: incendiari ad alto esplosivo che, combinando i due effetti, uccidono nel raggio di alcuni metri dal punto d'impatto; penetranti e incendiari che, usati contro camion e veicoli corazzati leggeri, forano la lamiera e dentro esplodono la carica incendiaria. Sicuramente i piloti degli Amx, che hanno già effettuato centinaia di missioni in Afghanistan per oltre 1.500 ore di volo, usano il cannone di bordo, cosa che sono autorizzati a fare. Basta che sparino per secondi.
Nella guerra contro la Jugoslavia, nel 1999, invece spararono e bombardarono per primi. I caccia italiani Amx Ghibli, nel loro «battesimo del fuoco», effettuarono dalla base di Amendola ben 652 sortite per un totale di 667 ore, lanciando centinaia di bombe statunitensi Mk.82 da 500 libbre e Opher israeliane con guida a raggi infrarossi. Fassino assicura che, come in Afghanistan, «nei Balcani non siamo andati a fare la guerra ma a difendere le popolazioni civili». Lo contraddice però D'Alema che, in visita alla base di Amendola in veste di presidente del consiglio, dichiarò il 10 giugno 1999: «Per numero di aerei siamo stati secondi solo agli Usa, l'Italia è un grande paese e non ci si deve stupire dell'impegno dimostrato in questa guerra».

Dieci anni dopo, sotto il governo Berlusconi, i piloti degli Amx sono stati inviati negli Usa, nella base aerea Nellis (Nevada), ad addestrarsi per la nuova guerra prima dell' invio in Afghanistan. Dieci caccia Amx, con un personale di 180 militari, hanno partecipato nell'agosto-settembre 2009 a due esercitazioni, Green Flag e Red Flag. I piloti si sono addestrati in missioni d'attacco e di bombardamento, insieme alla U.S. Air Force. Sono quindi preparati a operare in Afghanistan sotto comando Usa, nel quadro di quello che Fassino definisce «un esercito che porta la pace».

Rovesciando i ruoli, è un generale (v. sopra l'intervista al gen. fabio Mini) a dire come stanno le cose. «Per avere nuove bombe e armi stanno speculando sui soldati morti». Il vero scopo è dimostrare che gli aerei da combattimento servono, così da trovare i soldi per l'acquisizione dei caccia statunitensi F-35. Che, garantisce Fassino, spareranno per secondi, solo se attaccati.

di Manlio Dinucci

13 ottobre 2010

Acqua in bottiglia? No, grazie.

L'acqua potabile che esce dal rubinetto di casa è sottoposta a controlli costanti e in molti casi si rivela di qualità superiore rispetto a quella in bottiglia. Ciononostante il 'belpaese' continua ad essere il maggior produttore al mondo di acqua in bottiglia, e gli italiani i suoi maggiori consumatori, con una spesa annua per famiglia che si aggira attorno ai 300 euro.


acqua rubinetto
Si calcola che una famiglia media italiana spenda circa 300 euro l'anno in acqua minerale. Un quarto di questa cifra sarebbe sufficiente a realizzare tutti i lavori di riparazione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica

Ci sono storie che a raccontarle quasi non ci si crede. Sentite questa. È la storia di un paese ricchissimo d'acqua, uno dei più ricchi al mondo. Ci sono fiumi e torrenti, laghi e ghiacciai, falde sotterranee immense che gettano fuori zampilli di acqua cristallina. Questo paese, pensate un po', è stato anche il primo in cui si costruirono acquedotti monumentali che dai monti portavano l'acqua nelle piazze delle città.

Da anni l'acqua arriva nelle case dei cittadini. Qui, la qualità dell'acqua potabile è ottima, ed il suo prezzo, data la grande disponibilità, piuttosto modesto. Ecco, stenterete a crederci, ma questo paese è il più grande consumatore mondiale di acqua in bottiglia. Proprio così, il 98 per cento dei suoi abitanti – quasi tutti insomma – compra abitualmente acqua in bottiglia.

Quest'acqua viene prelevata alla sorgente da imprese private che, nonostante si stiano appropriando di un bene pubblico – le acque sotterranee sono demaniali – non pagano canoni di imbottigliamento, o ne pagano di irrisori. Dopodiché rivendono a prezzi altissimi ai cittadini quella stessa acqua che apparterrebbe loro di diritto.

Il paese in cui è ambientata questa storia è ovviamente l'Italia. Il perché di questo consumo smisurato è presto detto. Si riassume in qualche cifra ed una parola. Le cifre sono i 3,5 miliardi di euro di giro d'affari annuo, le oltre 300 marche, i circa 400 milioni investiti ogni anno in pubblicità. La parola, neanche a dirlo, è proprio quest'ultima: pubblicità.

C'è un bel video che spiega chiaramente come funziona il meccanismo pubblicitario applicato al mercato dell'acqua minerale.

Si tratta di un mercato che ruota attorno ad un bisogno indotto, nel quale la domanda deve sempre essere tenuta alta attraverso una opera pubblicitaria incessante e martellante. Come ebbe a dichiarare un ex-presidente della Perrier, una società produttrice di acqua del gruppo Nestlè, "tutto quello che si deve fare è portare l'acqua in superficie e poi venderla ad un prezzo maggiore del vino, del latte o anche del petrolio".

La pubblicità fa leva sulla sfera più istintiva e irrazionale della mente umana, dunque è difficile da contrastare con un ragionamento razionale. Ci proveremo comunque, sfatando alcuni miti e luoghi comuni e smascherando qualche inganno.

acqua in bottiglia
L'Italia è il maggior produttore d'acqua in bottiglia e noi i maggiori consumatori

Partiamo con la qualità dell'acqua, un argomento sul quale le pubblicità delle acque in bottiglia insistono molto. L'ultimo rapporto di Legambiente, realizzato in collaborazione con Federutility (la federazione delle aziende di servizi pubblici locali che operano nel settore idrico), testimonia come l'acqua che esce dai rubinetti italiani sia molto più controllata, e di qualità spesso superiore, rispetto all'acqua in bottiglia. Secondo i dati del marzo 2010 sono 250mila le analisi effettuate in un anno sull'acqua potabile nella città di Roma, altrettante in Puglia e 350mila in Provincia di Milano.

Inoltre alle acque minerali è consentito di contenere sostanze come l'arsenico, il sodio, il cadmio, in quantità superiori a quelle permesse per l'acqua potabile. Mentre non è permesso all'acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, la maggior parte delle acque minerali contengono 40/50µg/l di arsenico e non hanno neppure l'obbligo di dichiararlo sulle etichette.

E che dire poi dell'inquinamento? L'acqua del rubinetto non produce nessun tipo di rifiuto ed è, per così dire, a chilometro zero. Quella in bottiglia? Si calcola che per la sola produzione siano necessari 350mila tonnellate di pet (polietilene tereftalato) all'anno, il che significa 665 mila tonnellate di petrolio e l'emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di Co2 equivalente. Senza contare la fase del trasporto, che in più dell'80 per cento dei casi avviene su gomma, e dello smaltimento, che vede la raccolta differenziata delle bottiglie attestarsi attorno ad un terzo del totale, mentre i restanti due terzi finiscono negli inceneritori.

E arriviamo all'aspetto più clamoroso: il prezzo. Il costo di un litro di acqua minerale in bottiglia supera fra le duecento e le mille volte quello di un litro di acqua potabile. Sarebbe come se fossimo disposti a pagare 10mila euro un piatto di pasta al ristorante, 3mila un panino, 2mila un chilo di patate. Probabilmente prenderemmo per pazzo chi tentasse di venderci una manciata di zucchine per qualche migliaia di euro; eppure continuiamo a comprare l'acqua in bottiglia.

Si calcola che una famiglia media italiana spenda circa 300 euro l'anno in acqua minerale. Un quarto di questa cifra sarebbe sufficiente a realizzare tutti i lavori di riparazione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica italiana.

di Andrea Degl'Innocenti

12 ottobre 2010

Terzigno: un esempio da seguire



Terzigno è un comune di 16.000 abitanti, situato alle pendici del Vesuvio. Un comune che da alcune settimane sta facendo i conti con la militarizzazione costante del proprio territorio, messa in atto da centinaia di agenti in tenuta anti sommossa. Quasi ogni notte i cittadini, trattati come facinorosi e delinquenti, vengono a contatto con le forze dell'ordine, nel tentativo d'impedire l'ingresso dei camion carichi di spazzatura maleodorante, ricevendo in cambio una "congrua" razione di manganellate.
I cittadini di Terzigno hanno ormai preso l'abitudine di scendere in strada, preferendo dedicarsi all'impegno civile anzichè restare in panciolle davanti alla TV, perchè vogliono opporsi con tutte le proprie forze all'apertura di una seconda discarica all'interno del territorio in cui vivono che è parte integrante del Parco Nazionale del Vesuvio.
Se l'idea balzana consistente nel costruire una discarica all'interno di un Parco Nazionale non fosse già di per sè stessa azione dissennata in grado di giustificare la reazione di qualsiasi cittadino in grado d'intendere e volere, qualora non ancora lobotomizzato da schermi barbaglianti di fesserie e fesserie barbaglianti di progresso, si potrebbe anche aggiungere che a causa delle discariche in paese si respira ormai un lezzo marcescente, la frutta cresce con mutazioni degne di un film dell'orrore e nei vigneti neppure gli uccelli si azzardano ad "assaggiare" l'uva.

La scorsa notte centinaia di cittadini di Terzigno, fra un blocco stradale e una scarica di manganellate, hanno organizzato una protesta tanto pacifica quanto incisiva, consistente nel bruciare all'interno dei bidoni usati per riscaldarsi le proprie tessere elettorali....
Partendo dai camion che sversano la munnezza e passando attraverso le forze dell'ordine abituate ad "accarezzarli" ogni sera, sono in pratica risaliti ai mandanti da cui derivano i loro problemi, realizzando come l'unica azione sensata consista nello smettere (con un pò di sforzo disintossicarsi si può) di dare deleghe in bianco ad omuncoli e parassiti abituati ad amministrare la cosa pubblica nell'interesse privato.
Il gesto naturalmente ha avuto un carattere dimostrativo, volto ad evidenziare lo stato di esasperazione in cui versa la popolazione, ma la strada scelta è senza dubbio quella giusta.
Basta deleghe in bianco a faccendieri politici che avvelenano la gente con discariche, inceneritori, centrali a carbone e scorie nucleari.
Basta deleghe in bianco a politicanti cementificatori che distruggono le montagne per scavare megatunnel attraverso i quali far passare il nulla.
Basta deleghe in bianco a guerrafondai inebetiti che mandano i nostri soldati combattere le guerre americane e usano la commozione derivante dalle vittime per ottenere il viatico all'uso di nuove bombe e nuove armi di sterminio.
Basta deleghe in bianco ad una classe politica che ottiene consensi sulla base di programmi generalisti privi di senso compiuto e alla logica del "meno peggio" ed usa quello stesso consenso per parlare ed agire contro gli interessi dei cittadini taliani ma nel nome degli italiani tutti.

Un esempio, quello dei cittadini di Terzigno, da seguire da parte di tutti coloro che in questo disgraziato paese vedono il proprio diritto ad esistere e vivere in un modo dignitoso, calpestato proprio da parte di chi ingenuamente hanno delegato a rappresentarli. Ammesso che delegare abbia in senso, nessuna delega in bianco potrà mai nutrire l'ambizione di possederlo.
di Marco Cedolin