23 ottobre 2010

Rischio idrogeologico e sismico, il ritratto di un'Italia 'fragile'


Frane, smottamenti, alluvioni e terremoti. 6 milioni di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico, il 50% del nostro territorio è ad elevato rischio sismico, 1 milione e 260 mila sono gli edifici, tra cui scuole e ospedali, costruiti in zone non sicure. Dal Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi, in collaborazione con il Cresme, ecco il ritratto di un'Italia 'fragile'.


rischio idrogeologico
Italia territorio fragile: 6 milioni di persone che vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni in quelle ad alto rischio sismico

L’Italia è un territorio fragile. Sono 6 milioni le persone che vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni in quelle ad alto rischio sismico. Arrivano a 22 milioni, invece, i cittadini che abitano in zone a rischio medio.

Sono questi i dati dello studio 'Terra e sviluppo, decalogo della terra 2010 – Rapporto sullo stato del territorio italiano', realizzato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi in collaborazione con il Cresme.

Il 10% del territorio e l’89% dei comuni italiani sono colpiti da elevate criticità idrogeologiche. L’elevato rischio sismico, invece, interessa quasi il 50% dell’intero territorio nazionale e il 38% dei comuni.

La forza di questi numeri restituisce uno spaccato della fragilità ambientale e territoriale del Paese che non ha bisogno di metafore o giri di parole per essere spiegata in tutta la sua inequivocabile drammaticità, e anche per individuarne le azioni che possano arginare nuovi disastri.

"Nel nostro Paese – si legge nel Rapporto – vi sono 1 milione e 260 mila edifici a rischio frane e alluvioni. Di questi oltre 6 mila sono scuole, mentre gli ospedali sono 531. Della popolazione a rischio il 19%, ovvero oltre un milione di persone, vivono in Campania, 825 mila in Emilia Romagna e oltre mezzo milione in ognuna delle tre grandi regioni del Nord, Piemonte, Lombardia e Veneto. È in queste Regioni, insieme alla Toscana, dove persone e cose sono maggiormente esposte a pericoli, per l’elevata densità abitativa e per l’ampiezza dei territori che si registrano situazioni di rischio".

Ad inquietare sono anche i dati sul rischio sismico. Basti considerare che ben il 40% dei cittadini vive in zone ad elevato rischio terremoti e che, come ricorda lo studio, gli edifici a prevalente uso residenziale sono stati realizzati prima dell’entrata in vigore della legge antisismica per le costruzioni.

Nella classifica delle regioni con le maggiori superfici a elevato rischio sismico, svetta la Sicilia con 22.874 kmq e quasi 1 milione e mezzo di edifici, di cui circa 5 mila scuole e 400 ospedali, segue la Calabria con 15 mila kmq e oltre 7 mila edifici, di cui 3.130 scuole e 189 ospedali, al terzo posto c’è la Toscana con quasi 14.500 kmq, oltre 560 mila edifici di cui quasi 3 mila scuole e 250 ospedali.

rischio sismico italia
L’elevato rischio sismico interessa quasi il 50% dell’intero territorio nazionale e il 38% dei comuni

Sono proprio i numeri degli edifici in 'bilico', le scuole e gli ospedali, che fanno più paura, forse perché è ancora vivo il ricordo del terremoto di San Giuliano di Puglia, in Molise, dove un’intera scuola elementare si è ripiegata su se stessa provocando la morte di 27 bambini e di un’insegnante, ma anche l'immagine della casa dello studente dell'Aquila crollata con il sisma del 6 aprile 2009.

Si calcola che lungo le superfici ad alto rischio sismico (il 50% del territorio italiano) sono stati costruiti circa 6 milioni e 300 mila edifici, di cui 28 mila sono scuole e 2.188 gli ospedali. A vacillare sono anche 1 milione e 200 mila edifici, per uso residenziale e non, che sono stati costruiti lungo i 29.500 kmq di territorio a elevato rischio di frane, smottamenti, alluvioni, di cui oltre 6 mila sono scuole e 531 gli ospedali.

"I temi della manutenzione ordinaria del territorio, della prevenzione del rischio, della responsabilità dei sindaci nelle scelte di localizzazione degli edifici, del ruolo centrale di pianificazione territoriale di qualità, insieme a quello delle risorse emergono con forza dall’analisi". Così ha sottolineato Pietro Antonio De Paola, Presidente del Consiglio Nazionale dei geologi italiani, nel presentare questo studio.

"La messa in sicurezza del territorio è la vera grande opera pubblica del fare del Paese". Così Legambiente è intervenuta in occasione della presentazione di questi dati. "Da Giampilieri (Messina) alle alluvioni in Provincia di Savona e Genova del 4 ottobre scorso, passando per Atrani (Sa), basta un nubifragio per trasformare esondazioni in tragedie – ha ricordato Vittorio Cogliati Dezza Presidente di Legambiente – e dall’ottobre dello scorso anno ad oggi sono stati stanziati 237.570 milioni di euro. Si tratta di denaro che serve solo a tamponare il disastro, a riparare i danni, ma che mai migliora la situazione. Per mettere in sicurezza il territorio – ha sottolineato Legambiente – serve una grande opera di manutenzione pluriennale a partire dai piccoli corsi d’acqua, un piano di prevenzione, in grado di coniugare la sicurezza dei cittadini con il rilancio delle economie locali, che vada a contrastare l’abusivismo e l’urbanizzazione selvaggia".

di Daniela Sciarra

22 ottobre 2010

Il mistero della libera stampa






https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiKfOOtsUMKkvRXv9RUUd5oApC50vsQp_kRBA9Cl9YSMSNpsHDf3g4QVII6aZu0j0gf07O7d0fDYRICxNy-fse67Ty_bMT0OqGzFQQ7GmiJt8bxmMQAM-vFMuu16svs-RqeaiYR/s320/libera_stampa2.jpg


Il fatto: Barbara Spinelli, nota giornalista, lascia il giornale, La Stampa di Torino, la cui “linea editoriale” sembra le stesse stretta.
Lucia Annunziata, giornalista RAI, invia una lettera al Comitato di redazione de “La Stampa” tra cui si legge: “…il rapporto tra editorialisti e direzione è squisitamente elettivo, per cui è naturale che ogni direttore lo gestisca come pensa sia più coerente con il giornale che vuole fare..”
Come al solito, si complicano le cose semplici, e si intuisce la formazione della scuola RAI in cui ogni verità viene bandita.

Il giornalismo funziona così: vi è un padrone o una SpA che tira fuori i soldi e decide il nome del direttore. Il direttore non deve fare altro che seguire la “linea editoriale” che la proprietà esige. Se non lo fa viene cacciato (ricordiamo Montanelli che, pur essendo il miglior giornalista italiano, venne allontanato perché non seguiva la linea).
Con questo metodo i singoli giornalisti non fanno giornalismo, ma adattano le notizie alla linea da seguire, omettono quelle sgradite alla proprietà o fabbricano dossier per colpire i nemici del loro padrone.
Gli illeggibili ed inutili giornali di partito, di cui nessuno sopravviverebbe senza i generosi aiuti statali, seguono le stesse logiche, si scrive sotto dettatura e qualche volta dittatura del segretario di partito.

L’unico vero giornalismo è quello in cui non vi è la proprietà, ma sono i giornalisti, in cooperativa o in associazione tra loro, che sono padroni del giornale e quindi di se stessi.
In Italia, che io sappia, il solo giornale di peso, oltre le centomila copie al giorno, di proprietà e autogestito dai giornalisti, l’unico che ha rifiutato il contributo statale, è “il Fatto Quotidiano”.
Mettiamo questo punto fermo: giornalismo è quello del Fatto, gli altri giornalisti sono impiegati di concetto.

Fa eccezione la Rete, con una massiccia presenza di giornali autogestiti e di forum, che ospitano contributi di un giornalismo vero, disinteressato, gratuito, di impegno civile, di cui faccio parte anche io e sono convinto che il futuro siamo noi.
di Paolo De Gregorio

20 ottobre 2010

La battaglia contro i pannelli solari

Il 6 ottobre il sito arabo del movimento di LaRouche ha pubblicato una dichiarazione di Hussein Askary che chiede di "porre fine a Desertec", la gigantesca truffa UE per installare generatori solari nel deserto del Nord Africa al fine di produrre elettricità per l'Europa, definendo il progetto un complotto "satanico e malthusiano" ed un "pericolo per le menti delle generazioni future, per l'economia e la sovranità dei paesi arabi e dell'Europa, nonché una frode economica e scientifica". La dichiarazione, ripresa dai principali mass media in lingua araba in Medio Oriente ed in Nord Africa, esamina l'assalto condotto dai britannici ed altre monarchie in Europa alla concezione di stato nazionale moderno e sviluppo tecnologico.

In effetti "mentre i reali vogliono apparire come persone gentili che cercano di salvare qualche animale e le bellissime foreste, la loro filosofia è che gli essere umani, soprattutto i poveri in Africa ed Asia che continuano a procreare, siano una minaccia per la natura, e che il loro numero vada ridotto. Questo è stato dichiarato apertamente e ripetutamente dal Principe Filippo d'Edimburgo. Non c'è modo più efficace di commettere un genocidio contro vaste popolazioni che privarle della tecnologia moderna per costruire infrastrutture, produrre energia, agricoltura moderna e sanità".

Diametralmente opposta alla truffa assurda e deleteria costituita dal progetto Desertec, prosegue la dichiarazione, è la concezione di Vernadskij/LaRouche sullo sviluppo della biosfera che consente di inverdire il deserto con la dissalazione nucleare dell'acqua.

I governi arabi a cui è stato chiesto di partecipare a Desertec, ammonisce la dichiarazione, farebbero bene a denunciare questa truffa, in quanto per accettarla dovrebbero lavare il cervello della propria popolazione, soprattutto dei giovani, sui meriti delle energie rinnovabili e lo sviluppo sostenibile, perseguendo al contempo la propria intenzione di costruire centrali nucleari per produrre energia e dissalare l'acqua. La dichiarazione consiglia ai governi arabi "di ritirarsi da questo gioco faustiano, ed invitare invece i Paesi europei a tornare alla forma umanistica di società basata sul rispetto della sacralità della creatività umana, del progresso scientifico e del vero sviluppo economico".

In effetti, Desertec viene usata per contrastare la spinta all'energia nucleare in corso in tutto il Medio Oriente ed in Nord Africa. L'Egitto ha annunciato recentemente la propria intenzione di costruire almeno quattro centrali nucleari, con una capacità totale di oltre 4.000 megawatt, per le quali verrà indetta la gara d'appalto alla fine dell'anno.

Paesi quali Giordania, Kuwait, Marocco e Algeria hanno annunciato la propria intenzione di costruire centrali nucleari entro la fine del decennio ed hanno sottoscritto accordi di cooperazione sull'energia nucleare con vari paesi, inclusi Russia, Francia, Giappone e Corea del Sud. Gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato un accordo con la Corea del Sud per costruire quattro centrali nucleari.

by Movisol

23 ottobre 2010

Rischio idrogeologico e sismico, il ritratto di un'Italia 'fragile'


Frane, smottamenti, alluvioni e terremoti. 6 milioni di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico, il 50% del nostro territorio è ad elevato rischio sismico, 1 milione e 260 mila sono gli edifici, tra cui scuole e ospedali, costruiti in zone non sicure. Dal Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi, in collaborazione con il Cresme, ecco il ritratto di un'Italia 'fragile'.


rischio idrogeologico
Italia territorio fragile: 6 milioni di persone che vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni in quelle ad alto rischio sismico

L’Italia è un territorio fragile. Sono 6 milioni le persone che vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni in quelle ad alto rischio sismico. Arrivano a 22 milioni, invece, i cittadini che abitano in zone a rischio medio.

Sono questi i dati dello studio 'Terra e sviluppo, decalogo della terra 2010 – Rapporto sullo stato del territorio italiano', realizzato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi in collaborazione con il Cresme.

Il 10% del territorio e l’89% dei comuni italiani sono colpiti da elevate criticità idrogeologiche. L’elevato rischio sismico, invece, interessa quasi il 50% dell’intero territorio nazionale e il 38% dei comuni.

La forza di questi numeri restituisce uno spaccato della fragilità ambientale e territoriale del Paese che non ha bisogno di metafore o giri di parole per essere spiegata in tutta la sua inequivocabile drammaticità, e anche per individuarne le azioni che possano arginare nuovi disastri.

"Nel nostro Paese – si legge nel Rapporto – vi sono 1 milione e 260 mila edifici a rischio frane e alluvioni. Di questi oltre 6 mila sono scuole, mentre gli ospedali sono 531. Della popolazione a rischio il 19%, ovvero oltre un milione di persone, vivono in Campania, 825 mila in Emilia Romagna e oltre mezzo milione in ognuna delle tre grandi regioni del Nord, Piemonte, Lombardia e Veneto. È in queste Regioni, insieme alla Toscana, dove persone e cose sono maggiormente esposte a pericoli, per l’elevata densità abitativa e per l’ampiezza dei territori che si registrano situazioni di rischio".

Ad inquietare sono anche i dati sul rischio sismico. Basti considerare che ben il 40% dei cittadini vive in zone ad elevato rischio terremoti e che, come ricorda lo studio, gli edifici a prevalente uso residenziale sono stati realizzati prima dell’entrata in vigore della legge antisismica per le costruzioni.

Nella classifica delle regioni con le maggiori superfici a elevato rischio sismico, svetta la Sicilia con 22.874 kmq e quasi 1 milione e mezzo di edifici, di cui circa 5 mila scuole e 400 ospedali, segue la Calabria con 15 mila kmq e oltre 7 mila edifici, di cui 3.130 scuole e 189 ospedali, al terzo posto c’è la Toscana con quasi 14.500 kmq, oltre 560 mila edifici di cui quasi 3 mila scuole e 250 ospedali.

rischio sismico italia
L’elevato rischio sismico interessa quasi il 50% dell’intero territorio nazionale e il 38% dei comuni

Sono proprio i numeri degli edifici in 'bilico', le scuole e gli ospedali, che fanno più paura, forse perché è ancora vivo il ricordo del terremoto di San Giuliano di Puglia, in Molise, dove un’intera scuola elementare si è ripiegata su se stessa provocando la morte di 27 bambini e di un’insegnante, ma anche l'immagine della casa dello studente dell'Aquila crollata con il sisma del 6 aprile 2009.

Si calcola che lungo le superfici ad alto rischio sismico (il 50% del territorio italiano) sono stati costruiti circa 6 milioni e 300 mila edifici, di cui 28 mila sono scuole e 2.188 gli ospedali. A vacillare sono anche 1 milione e 200 mila edifici, per uso residenziale e non, che sono stati costruiti lungo i 29.500 kmq di territorio a elevato rischio di frane, smottamenti, alluvioni, di cui oltre 6 mila sono scuole e 531 gli ospedali.

"I temi della manutenzione ordinaria del territorio, della prevenzione del rischio, della responsabilità dei sindaci nelle scelte di localizzazione degli edifici, del ruolo centrale di pianificazione territoriale di qualità, insieme a quello delle risorse emergono con forza dall’analisi". Così ha sottolineato Pietro Antonio De Paola, Presidente del Consiglio Nazionale dei geologi italiani, nel presentare questo studio.

"La messa in sicurezza del territorio è la vera grande opera pubblica del fare del Paese". Così Legambiente è intervenuta in occasione della presentazione di questi dati. "Da Giampilieri (Messina) alle alluvioni in Provincia di Savona e Genova del 4 ottobre scorso, passando per Atrani (Sa), basta un nubifragio per trasformare esondazioni in tragedie – ha ricordato Vittorio Cogliati Dezza Presidente di Legambiente – e dall’ottobre dello scorso anno ad oggi sono stati stanziati 237.570 milioni di euro. Si tratta di denaro che serve solo a tamponare il disastro, a riparare i danni, ma che mai migliora la situazione. Per mettere in sicurezza il territorio – ha sottolineato Legambiente – serve una grande opera di manutenzione pluriennale a partire dai piccoli corsi d’acqua, un piano di prevenzione, in grado di coniugare la sicurezza dei cittadini con il rilancio delle economie locali, che vada a contrastare l’abusivismo e l’urbanizzazione selvaggia".

di Daniela Sciarra

22 ottobre 2010

Il mistero della libera stampa






https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiKfOOtsUMKkvRXv9RUUd5oApC50vsQp_kRBA9Cl9YSMSNpsHDf3g4QVII6aZu0j0gf07O7d0fDYRICxNy-fse67Ty_bMT0OqGzFQQ7GmiJt8bxmMQAM-vFMuu16svs-RqeaiYR/s320/libera_stampa2.jpg


Il fatto: Barbara Spinelli, nota giornalista, lascia il giornale, La Stampa di Torino, la cui “linea editoriale” sembra le stesse stretta.
Lucia Annunziata, giornalista RAI, invia una lettera al Comitato di redazione de “La Stampa” tra cui si legge: “…il rapporto tra editorialisti e direzione è squisitamente elettivo, per cui è naturale che ogni direttore lo gestisca come pensa sia più coerente con il giornale che vuole fare..”
Come al solito, si complicano le cose semplici, e si intuisce la formazione della scuola RAI in cui ogni verità viene bandita.

Il giornalismo funziona così: vi è un padrone o una SpA che tira fuori i soldi e decide il nome del direttore. Il direttore non deve fare altro che seguire la “linea editoriale” che la proprietà esige. Se non lo fa viene cacciato (ricordiamo Montanelli che, pur essendo il miglior giornalista italiano, venne allontanato perché non seguiva la linea).
Con questo metodo i singoli giornalisti non fanno giornalismo, ma adattano le notizie alla linea da seguire, omettono quelle sgradite alla proprietà o fabbricano dossier per colpire i nemici del loro padrone.
Gli illeggibili ed inutili giornali di partito, di cui nessuno sopravviverebbe senza i generosi aiuti statali, seguono le stesse logiche, si scrive sotto dettatura e qualche volta dittatura del segretario di partito.

L’unico vero giornalismo è quello in cui non vi è la proprietà, ma sono i giornalisti, in cooperativa o in associazione tra loro, che sono padroni del giornale e quindi di se stessi.
In Italia, che io sappia, il solo giornale di peso, oltre le centomila copie al giorno, di proprietà e autogestito dai giornalisti, l’unico che ha rifiutato il contributo statale, è “il Fatto Quotidiano”.
Mettiamo questo punto fermo: giornalismo è quello del Fatto, gli altri giornalisti sono impiegati di concetto.

Fa eccezione la Rete, con una massiccia presenza di giornali autogestiti e di forum, che ospitano contributi di un giornalismo vero, disinteressato, gratuito, di impegno civile, di cui faccio parte anche io e sono convinto che il futuro siamo noi.
di Paolo De Gregorio

20 ottobre 2010

La battaglia contro i pannelli solari

Il 6 ottobre il sito arabo del movimento di LaRouche ha pubblicato una dichiarazione di Hussein Askary che chiede di "porre fine a Desertec", la gigantesca truffa UE per installare generatori solari nel deserto del Nord Africa al fine di produrre elettricità per l'Europa, definendo il progetto un complotto "satanico e malthusiano" ed un "pericolo per le menti delle generazioni future, per l'economia e la sovranità dei paesi arabi e dell'Europa, nonché una frode economica e scientifica". La dichiarazione, ripresa dai principali mass media in lingua araba in Medio Oriente ed in Nord Africa, esamina l'assalto condotto dai britannici ed altre monarchie in Europa alla concezione di stato nazionale moderno e sviluppo tecnologico.

In effetti "mentre i reali vogliono apparire come persone gentili che cercano di salvare qualche animale e le bellissime foreste, la loro filosofia è che gli essere umani, soprattutto i poveri in Africa ed Asia che continuano a procreare, siano una minaccia per la natura, e che il loro numero vada ridotto. Questo è stato dichiarato apertamente e ripetutamente dal Principe Filippo d'Edimburgo. Non c'è modo più efficace di commettere un genocidio contro vaste popolazioni che privarle della tecnologia moderna per costruire infrastrutture, produrre energia, agricoltura moderna e sanità".

Diametralmente opposta alla truffa assurda e deleteria costituita dal progetto Desertec, prosegue la dichiarazione, è la concezione di Vernadskij/LaRouche sullo sviluppo della biosfera che consente di inverdire il deserto con la dissalazione nucleare dell'acqua.

I governi arabi a cui è stato chiesto di partecipare a Desertec, ammonisce la dichiarazione, farebbero bene a denunciare questa truffa, in quanto per accettarla dovrebbero lavare il cervello della propria popolazione, soprattutto dei giovani, sui meriti delle energie rinnovabili e lo sviluppo sostenibile, perseguendo al contempo la propria intenzione di costruire centrali nucleari per produrre energia e dissalare l'acqua. La dichiarazione consiglia ai governi arabi "di ritirarsi da questo gioco faustiano, ed invitare invece i Paesi europei a tornare alla forma umanistica di società basata sul rispetto della sacralità della creatività umana, del progresso scientifico e del vero sviluppo economico".

In effetti, Desertec viene usata per contrastare la spinta all'energia nucleare in corso in tutto il Medio Oriente ed in Nord Africa. L'Egitto ha annunciato recentemente la propria intenzione di costruire almeno quattro centrali nucleari, con una capacità totale di oltre 4.000 megawatt, per le quali verrà indetta la gara d'appalto alla fine dell'anno.

Paesi quali Giordania, Kuwait, Marocco e Algeria hanno annunciato la propria intenzione di costruire centrali nucleari entro la fine del decennio ed hanno sottoscritto accordi di cooperazione sull'energia nucleare con vari paesi, inclusi Russia, Francia, Giappone e Corea del Sud. Gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato un accordo con la Corea del Sud per costruire quattro centrali nucleari.

by Movisol