27 settembre 2010

il FMI mette le mani avanti sul debito pubblico

Il FMI con questa analisi inizia a mettere le mani avanti su quello che molto probabilmente accadrà all’Italia nel prossimo, molto prossimo, futuro.

Debito insostenibile, poco margine di manovra, necessità di misure di lungo periodo.

L’Italia ha già raggiunto la soglia che nel 1992 costò anni di lacrime e sangue per la popolazione (120% del debito pubblico sul PIL) e che ha dato alla Grecia notti insonni. La situazione in questo frangente è chiara: a questi livelli la fiducia di coloro che comprano titoli del debito pubblico diminuisce e si chiede un aumento del premio di rischio (Leggi tasso di interesse) per continuare a dare fiducia. In questo va letto l’aumento dello spread fra Bund e BTP e la recente manovra del tesoro di annullare l’asta di agosto onde evitare brutte sorprese in un clima politico precario e incandescente. Ovviamente non si parla nemmeno di possibile default, ma solo di onerosità del debito. In questo frangente però la miscela è esplosiva in quanto la crescita è a 0 e invece la macchina statale fagocita spese sempre maggiori e non si arresta se non con misure drastiche ed impopolari che si cerca di rimandare per evitare shock politici ulteriori anche se l’insofferenza della popolazione alla politica si sta facendo sempre più forte visto i fischi a Letta, prima all’Aquila e ieri a Venezia…e le contestazioni a dell’Utri.

Oggi il debito pubblico italiano è quasi totalmente in mano a banche e istituzioni finanziarie per l’86,34% e solo il 13,66% in mano alle famiglie (fonte ADUSBEF) e questo rende la situazione ancora più difficile e manovrabile dall’esterno. Per una comparazione della situazione dobbiamo risalire al 1991 quando le famiglie detenevano il 58,64% e il debito era detenuto all’estero solo per il 5,99% (nel 2005 la quota detenuta all’estero era passata al 53,31%).

Allora avevamo una valuta sulla quale si avventarono gli avvoltoi, ricordate la svalutazione del meno 30% in una notte e l'uscita della lira dallo SME? oggi con l'euro l'unico mezzo è quello di non comprare i titoli del debito pubblico. Le conseguenze però sarebbero le stesse...

di P. Paoletti

25 settembre 2010

Basilea 3: un rimedio peggiore del male


Le nuove regole bancarie che vanno sotto il nome di "Basilea 3" ricordano il famoso falegname che, accortosi che il tavolo aveva una gamba più corta, finì col tagliare a zero tutte le gambe nel tentativo di allineare le altre tre. Sarebbe solo un altro capitolo nel manuale delle sciocchezze delle banche centrali, se non ci fosse un processo di disintegrazione finanziaria in corso. Questa decisione accelera la disintegrazione.

In primo luogo, Basilea 3 non risolve il problema centrale, che è quello del debito. Il debito tossico non verrà eliminato. In secondo luogo, le banche vengono sottoposte ad un regime restrittivo lasciando intatto l'intero settore dello "shadow banking". Così, alla City di Londra se ne infischiano perché l'attività finanziaria è prevalentemente di natura non bancaria e quindi le nuove regole non li riguardano. In terzo luogo, Basilea 3 è coerente con la politica di bilancio imposta dall'UE agli stati membri, e avrà effetti deflazionistici perché le banche ridurranno il credito per poter rispettare i requisiti di capitale. E infine, esigendo dalle banche una maggiore provvista di "titoli liquidi di alta qualità", le banche centrali spingono gli istituti di credito ad acquistare più obbligazioni e titoli di stato, forse allo scopo di migliorare i bilanci statali dopo averli appesantiti con i debiti delle banche stesse. Insomma, si finisce come nello sketch del famoso falegname.

Siamo alle ennesime misure monetarie che ambiscono a curare una crisi del debito con maggiore debito. L'unica soluzione, una separazione delle attività bancarie alla Glass-Steagall come preludio per cancellare la bolla speculativa, non è stata nemmeno considerata. Come ha scritto Massimo Mucchetti su Il Corriere della Sera il 14 settembre, "la crisi bancaria internazionale è figlia dell'economia del debito, che gonfia lo sviluppo con i soldi degli altri. Di quest'economia drogata le banche sono state effetto, causa e motore. Il rimedio sarebbe la graduale (e dolorosa) riduzione del debito per tornare a crescere domani, magari meno di prima ma in modo più sano, equo e, diciamolo, onesto. Difficile seguire altre strade… ma il rimedio, proprio perché duro, implicherebbe uno sforzo riformista grande, diffuso in tutte le attività e non solo nella finanza. Negli anni '30, il New Deal non ruppe solo la fratellanza siamese tra banca commerciale e credito finanziario, suscitando le ire di Wall Street, ma cambiò il modo di vivere dell'Occidente. Basilea 3 ha un tale respiro? La risposta è no".

Poiché "di fronte a una vera crisi di liquidità non c'è capitale che tenga", una vera soluzione richiederebbe "dei Roosevelt del nuovo millennio e non banche centrali e governi comunque legati al passato. Che negli USA, il Paese guida, si riassume in due dati: il debito globale americano era di 47 mila miliardi di dollari nel giugno 2007, alla vigilia del disastro, ed è a 52 mila miliardi adesso. Non solo l'Italia, ma l'Occidente sta galleggiando. Nella speranza che i guai si risolvano da soli".

Parallelamente a Basilea 3, il Commissario UE Michel Barnier ha presentato una proposta per "regolare i derivati" che i media hanno presentato come una vera rivoluzione. Barnier propone di mettere tutti i derivati OTC (Over The Counter) in uno sportello ("Under" The Counter), e di permettere ai governi e ai supervisori finanziari di bloccare le vendite allo scoperto e i CDS qualora essi minaccino la stabilità finanziaria di un paese membro dell'UE. La proposta di Barnier, anche se venisse accettata, non funzionerebbe mai. Con i derivati è come con le gravidanze: la ragazza non è mai "un po'" incinta. Barnier ha fatto chiaramente capire le sue intenzioni in un'intervista a Les Echos del 15 settembre. Alla domanda "Perché non vietare semplicemente le vendite allo scoperto di prodotti altamente speculativi?", Barnier ha risposto: "Perché c'è bisogno di vendite allo scoperto! Queste vendite aumentano la liquidità. E' fuori discussione vietare la speculazione, che da tempo immemorabile fa parte della vita economica. Sarebbe come vietare la pioggia!".

by (MoviSol)

L'affitto d'oro della Camera da 150mila euro al giorno

La scoperta sa di acqua calda. Ma la cifra al dettaglio è una novità e soprattutto ha del clamoroso. I 630 deputati non costano solo i 14 mila e passa euro al mese tra indennità (ridotta di mille euro, sì, ma solo dal prossimo gennaio), diaria e rimborsi spese. Ma 22 mila euro. Non il doppio ma giù di lì. E se la denuncia, confermata da tabelle e dati ufficiali, non ha suscitato clamore, è perché avvenuta in una sala di Montecitorio deserta, lunedì pomeriggio, quando solo una manciata di parlamentari si sono presentati in aula per discutere il bilancio interno 2010 della Camera. Come sempre un affare tra intimi, come sempre quando l'anno in esame sta quasi per terminare. Che il re è nudo lo ha proclamato la radicale Rita Bernardini. E anche i deputati questori, guidati dal pidiellino Francesco Colucci, non hanno potuto fare altro che ammettere la debacle. «Vi rendete conto o no, colleghi, che tra palazzi e uffici, Montecitorio spende ormai in affitti 54 milioni di euro l'anno, ovvero 147mila euro al giorno? E sapete questo cosa vuol dire? Che ciascun onorevole, ciascuno di noi, costa 8 mila euro al mese. È evidente che qualsiasi italiano, con quella cifra in mano, si affitterebbe una stanza perfino più grande e comoda rispetto a quelle che concedono. E soprattutto si pagherebbe anche la segreteria».
Già, la segreteria. Perché invece ai deputati, come ai senatori, viene pagata a parte, con tanto di voce mensile da 4 mila euro. Soldi com'è noto affidati direttamente all'onorevole che poi li gestisce a proprio piacimento. Non l'ennesima trovata dei radicali, stavolta. Quando ieri pomeriggio il bilancio interno è stato approvato, è passato anche l'ordine del giorno del pidiellino napoletano Amedeo Labocetta che così lo ha commentato in aula: «Con l'approvazione dell'ordine del giorno si potrà finalmente porre fine allo scandalo che riguarda l'affitto degli immobili della Camera e che rende sempre più ricco l'imprenditore Sergio Scarpellini (titolare della società unica titolare della decina dei immobili affittati da Montecitorio, ndr). Che ha sin qui ricevuto negli anni, dalla presidenza Violante ad oggi, oltre trecento milioni di euro per immobili che valgono al massimo centocinquanta milioni senza che nessuno dei suoi successori, Casini, Bertinotti e Fini, intervenisse per porre fine a questo enorme sperpero di denaro pubblico». La sua tesi è che spendendo meno di un terzo di quanto oggi paga per l'affitto, la Camera potrebbe diventare proprietaria degli immobili. Ma che il vento fosse cambiato lo si è capito quando a prendere la parola è stato il questore (da più legislature) Colucci, anche lui espressione della maggioranza. «Può essere ancora valido il principio a suo tempo approvato secondo cui la Camera deve garantire un ufficio a ciascun deputato?» ha chiesto rivolto ai pochi colleghi in aula. Da qui, la rescissione dei contratti di affitto di palazzo Marini, tanto per cominciare. E a seguire gli altri. Ma per ottenere risparmi a sei zeri, bisognerà attendere anni. Mentre è stato bocciato ieri un altro ordine del giorno firmato Idv che prevedeva la cancellazione, tranchant, del vitalizio degli onorevoli. Per il momento, il bilancio comunque virtuoso 2010 certifica risparmi da 315 milioni di euro consolidati nel periodo 2006 2011, che aumenteranno fino al 2013, quando si sentiranno gli effetti della "sforbiciata" di 1.000 euro dalla busta paga dei deputati, e del 5% sulle retribuzioni dei dipendenti che guadagnano tra 90mila e 150mila euro, fino al 10% degli stipendi sopra i 150mila euro, oltre a un taglio delle spese non vincolate, per un totale di 60 milioni di euro. Nel 2010 la Camera costerà quasi un miliardo di euro, con un tasso di crescita della spesa dell' 1,3%0: il più basso negli ultimi 10 anni. Disco verde ieri anche ai conti di quest'anno del Senato, che il presidente Schifani ha definito "virtuosi". Tutto all'insegna dell'austerity anche lì. Scure sul ventre molle delle pensioni dei dipendenti. La pianta organica di Palazzo Madama sarà ridotta del 20% rispetto al limite massimo previsto, sarà bloccato il turnover per due anni e innalzato il limite per la pensione. Che finora consentiva, come alla Camera, scivoli shock già a 57 anni.
di Carmelo Lopapa

24 settembre 2010

"Sorpasso storico" Il fotovoltaico batte il nucleare in termini di costi

Quello che fino a qualche tempo fa poteva essere semplicemente un sospetto o un desiderio diventa oggi una consolidata realtà, almeno per quanto attiene uno studio proveniente dagli USA, della Duke University che, in base a tecniche di comparazione su costi e produzione, ha decretato che si è oramai sancito quello che gli addetti al settore hanno già definito un vero e proprio “sorpasso storico”.

La notizia difatti sembra essere la prova oggettiva tanto attesa da chi, come Fare Verde, ha sempre sostenuto la produzione di energia tramite l’ausilio di fonti energetiche rinnovabili.

Il dato è confermato quindi: l’energiasolare costa meno di quella nucleare!

Difatti se si conduce un’attenta analisi sui costi di produzione del fotovoltaico comparandoli con quelli derivanti dall’utilizzo delle centrali nucleari programmate nel paese, il dato emerge con netta chiarezza, Il solare fotovoltaico ha conquistato una vera e propria posizione di spicco tra le varie alternative, superando perfino il nucleare!

A divulgare la notizia John Blackburn,un docente di economia dell’università, che ha riportato i risultati raggiunti tramite la propria ricerca, all‘interno dell‘articolo “Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover”(http://www.ncwarn.org/?p=2290)

A quanto pare in termini monetari il solare ha raggiunto addirittura i 16 centesimi di dollaro akilowattora.

Una progressiva e costante riduzione dei costi in meno di otto anni a dispetto di quelli impiegati perportare avanti i reattori nucleari che, invece, hanno subito un incremento passando da 2 miliardi di dollari nel 2002 a 10 nel 2010.

Un vero e proprio smacco per l’Italia, che testardamente continua ad investire nella parte sbagliata.

Si segnala inoltre, un altro importantestudio che va a sottolineare l'inversione di tendenza e la fiduciadimostrata dai grandi e piccoli investimenti nel comparto delleenergie rinnovabili a discapito delle energie tradizionali.

A rilevare l’ottimo andamento del mercato delle energie pulite è lo Iefe, l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi,che ieri, lunedì 20 settembre, ha presentato nell’ateneo milanese il rapporto "Investimenti all’estero in energie rinnovabili e ruolo delle politiche pubbliche", condotto in collaborazione con Ernst &Young. Secondo il report nel 2009, per il secondo anno consecutivo, i nuovi investimenti nel mondo (163 miliardi di dollari) hanno superato quelli nelle energie tradizionali portando le rinnovabili a coprire il 25% della generazione elettrica mondiale.

di Di Maio Massimo

23 settembre 2010

Profumo: puzza di bruciato e spartizione delle banche



L’antefatto è notissimo: le dimissioni del top manager bancario Alessandro Profumo dalla carica di Ad di Unicredit, carica che occupava se ben ricordo dal lontano 1998, frutto di un’affermazione personale progressiva, dopo la rapida scalata in Credito Italiano avvenuta negli anni novanta.
Alessandro Profumo sembra essere un self made man inserito non in un American Dream, ma in più modesto Italian Dream, che da giovanetto è partito come impiegato al Banco Lariano, in posizione umile, lavorando durante il giorno allo sportello e la sera “studiando alla candela” per una laurea alla prestigiosa Bocconi.

Poi è “cresciuto”, naturalmente in termini aziendalistici di affermazione personale e di scalata, entrando in McKinsey e successivamente in RAS.


Certo non è uno degli squali finanziari peggiori, ma è comunque un Top Manager, un Banchiere contemporaneo, uno che cura gli impietosi interessi degli Investitori, oltre che i suoi personali, e quindi per tutti noi non può che rappresentare un nemico.

Volendo fare un po’ di chiarezza nell’intricata vicenda del repentino “siluramento” di Profumo, senza troppe pretese di scoprire verità assolute o segreti inquietanti, è bene porsi alcune domande.

Normale avvicendamento al vertice di una delle due più grandi banche della penisola?


E’ l’ipotesi meno probabile, anche se Mercati ed Investitori talora esigono sacrifici umani fra gli stessi VIP che ne curano gli interessi, per spingere l’acceleratore sul valore creato e sul profitto.
Non dovrebbe essere questo il caso di Profumo, definibile come un banchiere con tendenze “globali”, ben attento al dividendo da distribuire alla Sovrana Proprietà ed ai Rentiers, orientato verso le grandi acquisizioni [l’HVB tedesca e Capitalia, ad esempio] e il superamento degli angusti confini nazionali.

Esito di una lotta ai coltelli per il controllo di pezzi importanti del sistema bancario nazionale?


Il Profumo di turno ha votato alle primarie del Pd e in qualche modo appartiene a questa trista fazione della politica sistemica, non potendo escludere, nonostante si sia parlato spesso di lui come di un manager “distante” dalla politica, una sua prossima “discesa in campo”
Alessandro come prossimo anti-Silvio?
C’è chi lo vede come il possibile, futuro, “Papa straniero” nel Pd, il quale dovrebbe risolvere i problemi di questo cartello elettorale che sembra molto vicino allo sfaldamento.
Ma i giochi sono complessi più di quanto può sembrare, e l’intricata jungla pidiina, infestata di nomenklature postcomuniste e postdemocristiane in reciproca lotta, prive di qualsivoglia programma ma affamate di posti di potere, è forse un po’ troppo anche per un “collaudato” manager come Profumo, per anni al vertice di un organismo finanziario sempre più multinazionale, che vanta oltre 10.000 filiali in 22 paesi [http://www.unicreditgroup.eu/it/About_us/About_us.htm].
Inoltre, una liquidazione di ben 40 milioni di euro – autentica buonuscita da manager globalista di media tacca – potrebbe suscitare qualche piccola discussione, anche se la cosa non dovrebbe avere troppo peso all’interno della cinica burocrazia pidiina, la quale ha da tempo [e volentieri] rinunciato alla battaglia per la giustizia sociale e la difesa dei subalterni impoveriti, schierandosi apertamente sul fronte opposto.
Dall’altra parte della politica sistemica, è fin troppo chiaro che l’interesse di un Berlusconi in difficoltà, in vistoso calo di consensi nei sondaggi – il quale si è finalmente accorto, seppur in ritardo, che la truffa del berlusconismo è ormai scoperta – è proprio quello di controllare quanti più organismi possibili [bancari e non] per mantenersi ancora in sella a qualsiasi costo, e di metterci ai vertici suoi burattini, o comunque personaggi non potenzialmente ostili al suo gruppo di potere e alle politiche, talora feudali, localistiche e regionaliste, che questo esprime, complici le pressioni [e i molti casi i diktat] di una Lega sempre più determinante.
Da più parti si ricorda che Alessandro Profumo intendeva fare di Unicredit una vera e propria “banca globale”, confliggendo con tutta una serie di interessi consolidati proprio all’interno del gruppo, non di rado di natura localistica/ regionalista.

C’è di mezzo il solito Gheddafi con i cospicui capitali libici da investire in “paesi amici”?


Anche, ma forse non è la ragione principale del “siluramento” di Profumo, pur potendo avere qualche peso nella complessa vicenda che ha indotto il consiglio di amministrazione della banca a sfiduciare il brillante manager, dando mandato al presidente Dieter Rampl di “trattare la resa” con il manager e attribuendogli temporaneamente le deleghe dell’Ad.
In effetti, la banca centrale libica ha un suo alto rappresentate in Unicredit ed una cospicua partecipazione nell’istituto, tendenzialmente in crescita. E’ possibile che nel contrasto fra l’Ad “storico” di Unicredit e i soci, più della controversa questione della “penetrazione libica”, pesi la questione delle Fondazioni, principali azioniste della banca, ormai nemiche giurate del Profumo con aspirazioni “globali”, tendente alla banca unitaria che parla fluentemente inglese e che non dovrebbe piacere molto alle Fondazioni stesse.

Quanto conta in questa vicenda la Lega, che preme da buon parvenu per un suo feudo bancario?


La Lega si è finalmente integrata in “Roma ladrona” – non più tanto sputtanata, se non per tener buoni i bruti nelle sagre padane – ed aspira ad avere un suo peso nelle banche, anzi, vorrebbe una banca importante e “tutta sua”, come la volevano non troppo tempo fa [2005] i capi diessini Fassino, i D’Alema, i La Torre intercettati telefonicamente, che facevano il tifo per l’intraprendente Unipol di Gianni Consorte [al quale D’Alema disse telefonicamente “facci sognare”].

Come i politici diessini di allora[non c’era ancora il Pd], che in pieno 2005 volevano una banca tutta loro a costo di andare a braccetto con i “furbetti del quartierino”, anche i leghisti che ormai fanno parte a tutti gli effetti del sistema della piccola politica corrotta e cialtrona, aspirano ad entrare nei salotti buoni finanziari, pur a livello locale, non potendo puntare più in alto, ad esempio a JP Morgan Chase/ Chase Manhattan Bank, alle guglie più alte del capitalismo contemporaneo finanziarizzato, come farebbero i tutti gli strateghi globalisti che si rispettano …
E’ chiaro che la Lega deve accontentarsi di ciò “che passa il convento”, essendo il sistema bancario italiano piuttosto provinciale, ancora in parte protetto e “riserva di caccia” per cordate indigene politico-economiche, nonché giudicato un po’ “asfittico” e arretrato rispetto ai brillanti attori finanziari occidentali del collasso “sub-prime” e della più folle finanza creativa.

La Lega giustifica i suoi appetiti in campo bancario, le sue pulsioni acquisitive, con la necessità di concedere credito alla PMI del nord in agonia, soffocata dal credit crunch e bisognosa di supporto finanziario per poter sperare di sopravvivere ancora un po’, ed in effetti è in parte vero, perché si tratta di una fetta importante del suo elettorato tipico, che deve essere preservata per poter continuare la scalata al potere.
La Lega, inoltre, oltre alla naturale avversione per la penetrazione dei capitali libici nel sistema bancario italiano, ha mostrato di essere contraria alla visione politico-strategica di Profumo, un po’ troppo globalista/ mondialista per gli xenofobi-regionalisti padani, ben arroccati nei loro feudi, influenti nella Fondazione Cariverona che partecipa al capitale del gruppo, nonché pilastro principale del IV esecutivo Berlusconi.
In conclusione, tanti sono gli attori della partita per il controllo di Unicredit, dalle Fondazioni ai libici [i cui interessi sembrano divergenti], dalla Lega a Berlusconi [i cui interessi non sempre sono coincidenti], trattandosi di almeno tre o quattro parti in lizza per determinare il futuro della banca, ma ciò che emerge è che sia le Fondazioni sia la Lega, incatenando il gruppo bancario ai feudi sul territorio, respingendo la visione un po’ ”globalista” dell’estromesso Profumo, oggettivamente ed occasionalmente incarnano la resistenza locale/ regionale all’avanzare inesorabile della globalizzazione finanziaria, che prima o poi dovrà investire in pieno anche il sistema bancario italiano, per ora ancora soggetto ai giochi di potere interni.

Più che Profumo, c’è un po’ di puzza di bruciato nella complessa vicenda, che è tuttora in sviluppo non essendoci ancora il successore dell’Ad costretto alle dimissioni, il quale dovrà essere formalmente nominato dal presidente Rampl scegliendo in una ristretta rosa di nomi. La partita è quindi aperta, e se provvisoriamente la vittoria può essere assegnata alle Fondazioni bancarie e alla Lega bossiana, alleati nei fatti contro Profumo, nessuno può escludere colpi di scena futuri.

Ad infima!


di Eugenio Orso




22 settembre 2010

Il sogno americano diventa un incubo



I nuovi dati resi noti qualche giorno fa dall’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti, rivelano il durissimo impatto sulla popolazione americana della recessione iniziata nell’autunno del 2008. I numeri ufficiali, pur sottovalutando gli effetti della crisi sulla classe media e i lavoratori d’oltreoceano, evidenziano sia un drammatico aumento del livello di povertà nel paese teoricamente più ricco del pianeta, sia il sostanziale fallimento dell’amministrazione Obama in ambito economico a quasi due anni dal cambio della guardia alla Casa Bianca.

A livello generale, il numero degli americani costretti a vivere al di sotto della soglia ufficiale di povertà, così come definita dal governo, nel 2009 è salito a 43,6 milioni, con un incremento di 3,8 milioni rispetto al 2008. Tale numero è il più alto mai registrato dal “Census Bureau” da quando iniziò a raccogliere i dati mezzo secolo fa. In termini percentuali si è passati dal 13,2 per cento del 2008 al 14,3 per cento dello scorso anno, cioè il tasso più elevato dal 1994.

Le conseguenze della situazione economica negli USA hanno prodotto nel paese una situazione non troppo differente da quella che aveva spinto il presidente Lyndon Johnson a lanciare la cosiddetta “Guerra alla Povertà” nella prima metà degli anni Sessanta e che aveva portato all’approvazione, tra l’altro, dell’Economic Opportunity Act e del Social Security Act, rispettivamente nel 1964 e 1965. Oggi come allora, il numero delle famiglie ridotte in povertà sfiora i nove milioni.

Come prevedibile, gli effetti più pesanti riguardano la popolazione adulta in età lavorativa e soprattutto i bambini. Tra i minori, la percentuale di povertà tra il 2008 e il 2009 è passata dal 19,4 al 20,7. Una realtà che appare il risultato di una risposa alla crisi che - con il pieno appoggio del governo democratico - ha prodotto licenziamenti di massa e drastici ridimensionamenti delle retribuzioni dei lavoratori americani. Meno peggio, relativamente, è andata invece per la popolazione anziana, protetta dalla sia pur debole rete assistenziale pubblica, la cui percentuale al di sotto della soglia di povertà è scesa dal 9,7 all’8,9.

L’incidenza della recessione più grave dagli anni Trenta del secolo scorso è risultata poi peggiore per le minoranze etniche. Se pressoché ogni gruppo razziale è stato colpito duramente, a pagare il prezzo più caro sono stati neri e ispanici. Mentre per la popolazione bianca la percentuale di persone sotto la soglia di povertà è salita al 9,4 nel 2009, per i neri è stata del 25,8 e del 25,3 per gli ispanici.

La perdita di milioni di posti di lavoro si è inoltre tradotta per molti nella perdita della copertura sanitaria, dal momento che quest’ultima negli Stati Uniti è in gran parte garantita dai contratti di impiego. Nell’anno in cui era arrivata la prima approvazione della cosiddetta riforma sanitaria del presidente Obama, il numero di americani sprovvisti di qualsiasi copertura ha sfondato il tetto dei 50 milioni (16,7 per cento) per la prima volta dal 1987. Nel 2008 i non assicurati erano 46,3 milioni, pari al 15,4 per cento della popolazione.

Scorrendo i dati dell’Ufficio del Censimento si scorgono numerosi altri segnali della profondissima crisi sociale in cui versano gli Stati Uniti. Oltre al declino del livello medio dei redditi, è evidente l’incapacità del governo di garantire una redistribuzione della ricchezza in un frangente nel quale più se ne sarebbe sentita la necessità. Al contrario, nel 2009 il venti per cento della popolazione ha guadagnato oltre la metà del reddito complessivo, mentre addirittura il cinque per cento ha avuto quasi il 22 per cento del totale.

Se già questi numeri bastano a disegnare un quadro drammatico, a ciò vanno aggiunti quei milioni di americani che non rientrano nella categoria di poveri solo per le cifre governative. La soglia ufficiale di povertà è fissata ad un reddito annuale di 22.050 dollari per una famiglia di quattro persone e di 10.830 dollari per un adulto single. Queste cifre, che già di per sé non garantiscono un livello di vita decente, non sono oltretutto aggiustate su base geografica, giacchè il costo della vita, ad esempio, nelle grandi città è di gran lunga superiore a quello delle aree rurali e i parametri si basano su parametri e necessità vecchi di cinquant’anni.

Il quadro è destinato poi a deteriorarsi nei prossimi mesi. Già a fine anno si esauriranno infatti i sussidi di disoccupazione di cui godono circa tre milioni di americani e la cui più recente proroga era stata approvata dal Congresso a grande fatica. Non molto più rosee sono anche le prospettive a medio termine. Il modello economico lungo il quale si sono incamminati gli Stati Uniti – e non solo – secondo una previsione del think tank “Brookings Institution” spingerà altri dieci milioni di americani al di sotto della soglia di povertà ufficiale entro la metà del decennio.

La pubblicazione del rapporto dell’Ufficio del Censimento è stato accolto con una sostanziale indifferenza da un Barack Obama impegnato ad incontrare i vertici di alcune delle più influenti corporation statunitensi. In una nota formale la Casa Bianca si è limitata a ricordare i presunti benefici del proprio pacchetto di stimolo all’economia approvato a inizio 2009 che avrebbe evitato una situazione ancora peggiore. Una consolazione molto modesta per quei milioni di americani che hanno perso il lavoro, la casa o la copertura sanitaria.

Per quanto modesti, gli effetti del momentaneo allargamento dei cordoni della spesa pubblica in questo biennio si assottiglieranno ulteriormente il prossimo anno, quando le nuove cifre sulla povertà negli USA riveleranno verosimilmente una realtà ancora più pesante. Le prossime statistiche, infatti, mostreranno tutte le conseguenze degli aumenti delle spese sanitarie e dei servizi pubblici, il cui impatto sta già facendo sprofondare nell’indigenza un numero sempre più elevato di cittadini abbandonati a loro stessi da un sistema politico in grado di rispondere esclusivamente ai grandi interessi economici e finanziari americani.

di Michele Paris

21 settembre 2010

Le banche di tutto il mondo crolleranno! Siate pronti




Il crollo globale della moneta a corso forzoso

I miei lettori ricorderanno di averli già avvisati nel dicembre 2006 che le banche di tutto il mondo sarebbero crollate quando lo Tsunami Finanziario avrebbe colpito l’economia globale nel 2007. E il resto, come si dice, è storia.
Il Quantitative Easing (detto anche alleggerimento quantitivo) portato avanti dal Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha posticipato soltanto di poco più di 18 mesi la fine inevitabile del sistema bancario basato sulla moneta fantasma a corso forzoso.

E’ questa la ragione per la quale nel novembre 2009 ero così sicuro nel mettere in guardia i miei lettori che entro la fine del primo trimestre del 2010 o, al massimo, entro il secondo trimestre del 2010, l’economia globale sarebbe andata in tilt. I recenti allarmi sul rallentamento dell’economia americana e le parole di Bernanke secondo cui “il recente ritmo di crescita è meno sostenuto di quanto ci aspettassimo” non hanno fatto altro che convalidare la mia analisi. Bernanke ha comunicato che le prospettive sono incerte e che l’economia “rimane vulnerabile a repentini sviluppi”.

Ovviamente le parole di Bernanke non rivelano la reale portata dei timori che stanno assalendo i banchieri centrali e le élite finanziarie che si sono riunite nell’incontro annuale a Jackson Hole, in Wyoming. Ma vi posso garantire che erano molto preoccupati.

Perché?

Sarò sincero e schietto. I “repentini sviluppi” a cui si riferiva Bernanke sono il crollo delle banche mondiali. Questo è un modo di dire della FED e, per chi si trova nel cerchio della morte, si tratta di una terribile avvisaglia. Tantissimi rinomati economisti hanno valutato in modo errato l’obiettivo e le conseguenze del quantitative easing. Gli uffici stampa dei banchieri centrali e i media di tutto il mondo hanno ingannato la gente dicendo che il QE consentirà alle banche di prestare fondi alle società assetate di denaro e far ripartire di slancio l’economia. Il regime con un basso tasso di interesse spingerebbe tutti quanti a richiedere prestiti, consumare ed investire.

Questa era la favoletta.

All’epoca c’erano diversi economisti preoccupati del fatto che come risultato della stampa straordinaria (elettronica o con altri mezzi) da parte della FED, ben presto sarebbe arrivata un’iperinflazione.
Ma non è avvenuto nulla. L’effetto moltiplicativo del sistema a riserva frazionaria non è partito. In effetti, il prestito bancario è rimasto fermo.

Perché ? 

Che cosa è avvenuto ?

Ve lo spiego punto per punto con termini semplici:

1)
Tutte le banche del mondo erano piene fino al collo di titoli tossici. Tutti i titoli AAA garantiti da mutui immobiliari ecc.. erano di fatto SPAZZATURA. Ma nei bilanci delle banche e dei loro strumenti speciali (SPV), veniva dichiarato che questi valessero MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI.

2)
Il crollo di Lehman Brothers e AIG ha messo alla luce questa amara verità. Tutte le banche del mondo avevano passività nell’ordine di miliardi di dollari. Erano tutte INSOLVENTI. Le banche centrali del pianeta si sono accordate segretamente per non rivelare le perdite complessive delle banche mondiali poiché questo avrebbe portato ad un assalto alle banche, come è avvenuto nel caso della Northern Rock nel Regno Unito.

3)
La FED ha escogitato un programma ambiguo, portato avanti da Bernanke, per aiutare le banche globali a scaricare in modo sistematico, e a blocchi, i titoli tossici in modo da permettere loro di adeguarsi ai REQUISITI DI RISERVA in base al sistema di riserva frazionaria, e di continuare le proprie attività bancarie. Questa è la sostanza del salvataggio delle banche mondiali operato dai banchieri centrali.

4)
Questo programma ambiguo è stato attuato tramite il quantitative easing (QE) della FED, vale a dire l’acquisto di titoli tossici dalle banche. La FED ha creato “denaro dal nulla” e ha utilizzato quel “denaro” per comprare i titoli tossici al valore nominale o contabile dalle banche, nonostante fossero tutta spazzatura e, nella maggior parte dei casi, non valessero più di dieci centesimi di dollaro. Ora la FED è “carica” di titoli tossici che una volta erano di proprietà delle banche. Ma queste banche non possono dichiarare o ammettere che le cose stanno in questo modo. Da qui, questa farsa finanziaria.

5)
Se dovessimo seguire la semplice logica, avremmo come risultato le banche globali piene di liquidità per consentire loro di prestare denaro ai consumatori disperati e alle imprese assetate di contanti. Ma i soldi non sono usciti sotto forma di prestiti. Dove sono andati ?

6
) Sono ritornati alla FED sotto forma di riserva, e poiché la FED ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici, il “denaro” (semplici voci contabili nei bilanci della FED) che queste banche mondiali avevano è stato considerato come “riserve in eccesso”. E’ un termine improprio perché ha dato l’ILLUSIONE che le banche fossero strapiene di soldi e nel sistema di riserva frazionaria in grado di erogare prestiti per miliardi di dollari. Ma non lo hanno fatto. Come mai?

7)
Perché le banche di tutto il mondo hanno ancora migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici nei loro bilanci. Sono ancora insolventi, stando alle norme del sistema bancario a riserva frazionaria. L’opinione pubblica non deve venirne a conoscenza perché altrimenti scatenerebbe un’enorme corsa agli sportelli!

8)
Bernanke, il Tesoro americano e i banchieri centrali di tutto il mondo stavano tutti pregando e sperando che nel giro di qualche mese (la loro stima è stata dai 12 ai 18 mesi) il mercato immobiliare si sarebbe ripreso e i prezzi degli asset sarebbero ritornati ai livelli pre-crisi.
Mi spiego meglio. Una casa viene venduta, diciamo, per 500.000 dollari. Il mutuatario ha un mutuo di 450.000 dollari o anche più. La casa ora vale 200.000 dollari, o anche meno. Moltiplicate tutto questo per i milioni di case che sono state vendute tra il 2000 o il 2008 e potrete apprezzare l’estensione del buco nero finanziario. Le banche globali non hanno modo di uscire da questo casino gigantesco. E non è possibile che la FED e i banchieri centrali, attraverso il quantitative easing, possano continuare a comprare titoli tossici senza farsi scoprire e senza rivelare l’inganno della solvibilità di queste banche.
Secondo le mie valutazioni, esse devono avere come minimo un QE di 20.000 miliardi di dollari. La FED e nessun banchiere centrale avrebbe il coraggio di “creare una simile quantità di denaro dal nulla” senza sollevare sospetti o gettare il panico tra i creditori, gli investitori e i depositanti sovrani. E’ come dichiarare ufficialmente che tutte le banche sono FALLITE.

9)
Ma nel breve e nel medio termine non c’è altra soluzione se non un altro po’ di QE, il QE II. Considerato l’ammonimento di cui sopra, il QE II non può superare la quantità del QE precedente senza aprire il proverbiale vaso di Pandora.

10)
Ma è scontato che la FED si imbarcherà in un QE II, secondo il sistema bancario a riserva frazionaria, perché se la FED non acquisterà altri titoli tossici, le banche di tutto il mondo (di fronte ad un aumento dei pignoramenti ecc..) non raggiungeranno i loro requisiti di riserva.

11)
Ricorderete anche che la FED al culmine della crisi annunciò che gli interessi sarebbero stati pagati sulle cosiddette “riserve in eccesso” delle banche globali, consentendo dunque a queste banche di “guadagnare” interessi. Dunque, quello che ora vediamo è un bel carosello di fondi che si spostano dalla tasca destra alla tasca sinistra con un clic di un mouse. Le FED crea denaro, lo utilizza per acquistare titoli tossici e lo stesso denaro ritorna poi alla FED dalle banche di tutto il mondo per guadagnare interessi. Grazie a questa finzione del QE, le banche vengono riempite di contanti che permettono loro di guadagnare interessi. C’è da stupirsi del fatto che queste banche abbiano annunciato dei profitti record ?

12)
Le banche globali si sbarazzano di una parte dei loro titoli tossici a prezzo pieno e senza alcun costo, e vengono pagate per scaricare la spazzatura tossica tramite pagamenti via Internet. Inoltre, alcuni dei “fondi” vengono utilizzati da queste banche per acquistare Buoni del Tesoro americano (che generano anch’essi un interesse) che a loro volta permettono al Tesoro di continuare la propria spesa in deficit. QUESTA E’ LA TRUFFA DEL SALVATAGGIO del secolo. Ora che avete capito tutto l’INGANNO, rimane da vedere come se la caverà la FED con il prossimo giro di quantitative easing – il QE II.
Ovviamente la FED e le altre banche centrali sperano che tra un po’ i prezzi degli asset si riprenderanno e recupereranno il valore che avevano prima della crisi. Questa è pura fantasia. Il QE II fallirà come ha fallito QE I nel salvare le banche.
Il paziente è in terapia intensiva e non ha attività cerebrale, anche se il cuore sta ancora pompando, seppur debolmente. Le banche “troppo grandi per fallire” non possono essere salvate e deve poter essere consentito loro di venire liquidate. Sarà doloroso, ma è una cosa necessaria per avere una ripresa. Questo è poco ma sicuro.

Avviso:

Quando i nodi arriveranno al pettine, all’inizio del 2011, ci sarà un’impressionante corsa agli sportelli.
Mi aspetto che la FED e le altre banche centrali prevedano una tale corsa e che faranno le cose seguenti:

1) Non accetteranno i prelievi bancari oltre una certa cifra, diciamo 1.000 dollari al giorno; 2) non accetteranno le transazioni di contanti oltre una certa cifra, diciamo 10.000 dollari per determinate transazioni; 3) le transazioni (investimenti) per metalli (oro e argento) verranno limitate; 4) nella peggiore delle ipotesi, la confisca dell’oro COME E’ AVVENUTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; 5) l’imposizione di controlli sui capitali e cose del genere; 6) leggi che obbligheranno la maggior parte delle transazioni commerciali ad essere condotte tramite carte di credito o di debito; 7) leggi che puniranno penalmente ogni violazione dei punti precedenti.

Soluzione:

Mantenete un saldo bancario sufficiente per attenervi alle potenziali imposizioni di cui sopra.
Iniziate a diversificare i vostri asset abbandonando asset espressi in dollari. Tenete quantità sufficienti di valuta straniera in quelle giurisdizioni dove è meno probabile che vengano attuate le imposizioni di cui sopra.

CONCLUSIONE

Ci sarà un tsunami finanziario (secondo round) che il mondo non avrà mai visto prima.

Le banche di tutto il mondo crolleranno!

Siate pronti.

di Matthias Chang


Fonte: www.globalresearch.ca




Il crollo globale della moneta a corso forzoso


I miei lettori ricorderanno di averli già avvisati nel dicembre 2006 che le banche di tutto il mondo sarebbero crollate quando lo Tsunami Finanziario avrebbe colpito l’economia globale nel 2007. E il resto, come si dice, è storia.
Il Quantitative Easing (detto anche alleggerimento quantitivo) portato avanti dal Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha posticipato soltanto di poco più di 18 mesi la fine inevitabile del sistema bancario basato sulla moneta fant
Il crollo globale della moneta a corso forzoso

I miei lettori ricorderanno di averli già avvisati nel dicembre 2006 che le banche di tutto il mondo sarebbero crollate quando lo Tsunami Finanziario avrebbe colpito l’economia globale nel 2007. E il resto, come si dice, è storia.
Il Quantitative Easing (detto anche alleggerimento quantitivo) portato avanti dal Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha posticipato soltanto di poco più di 18 mesi la fine inevitabile del sistema bancario basato sulla moneta fantasma a corso forzoso.

E’ questa la ragione per la quale nel novembre 2009 ero così sicuro nel mettere in guardia i miei lettori che entro la fine del primo trimestre del 2010 o, al massimo, entro il secondo trimestre del 2010, l’economia globale sarebbe andata in tilt. I recenti allarmi sul rallentamento dell’economia americana e le parole di Bernanke secondo cui “il recente ritmo di crescita è meno sostenuto di quanto ci aspettassimo” non hanno fatto altro che convalidare la mia analisi. Bernanke ha comunicato che le prospettive sono incerte e che l’economia “rimane vulnerabile a repentini sviluppi”.

Ovviamente le parole di Bernanke non rivelano la reale portata dei timori che stanno assalendo i banchieri centrali e le élite finanziarie che si sono riunite nell’incontro annuale a Jackson Hole, in Wyoming. Ma vi posso garantire che erano molto preoccupati.

Perché?

Sarò sincero e schietto. I “repentini sviluppi” a cui si riferiva Bernanke sono il crollo delle banche mondiali. Questo è un modo di dire della FED e, per chi si trova nel cerchio della morte, si tratta di una terribile avvisaglia. Tantissimi rinomati economisti hanno valutato in modo errato l’obiettivo e le conseguenze del quantitative easing. Gli uffici stampa dei banchieri centrali e i media di tutto il mondo hanno ingannato la gente dicendo che il QE consentirà alle banche di prestare fondi alle società assetate di denaro e far ripartire di slancio l’economia. Il regime con un basso tasso di interesse spingerebbe tutti quanti a richiedere prestiti, consumare ed investire.

Questa era la favoletta.

All’epoca c’erano diversi economisti preoccupati del fatto che come risultato della stampa straordinaria (elettronica o con altri mezzi) da parte della FED, ben presto sarebbe arrivata un’iperinflazione.
Ma non è avvenuto nulla. L’effetto moltiplicativo del sistema a riserva frazionaria non è partito. In effetti, il prestito bancario è rimasto fermo.

Perché ? 

Che cosa è avvenuto ?

Ve lo spiego punto per punto con termini semplici:

1)
Tutte le banche del mondo erano piene fino al collo di titoli tossici. Tutti i titoli AAA garantiti da mutui immobiliari ecc.. erano di fatto SPAZZATURA. Ma nei bilanci delle banche e dei loro strumenti speciali (SPV), veniva dichiarato che questi valessero MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI.

2)
Il crollo di Lehman Brothers e AIG ha messo alla luce questa amara verità. Tutte le banche del mondo avevano passività nell’ordine di miliardi di dollari. Erano tutte INSOLVENTI. Le banche centrali del pianeta si sono accordate segretamente per non rivelare le perdite complessive delle banche mondiali poiché questo avrebbe portato ad un assalto alle banche, come è avvenuto nel caso della Northern Rock nel Regno Unito.

3)
La FED ha escogitato un programma ambiguo, portato avanti da Bernanke, per aiutare le banche globali a scaricare in modo sistematico, e a blocchi, i titoli tossici in modo da permettere loro di adeguarsi ai REQUISITI DI RISERVA in base al sistema di riserva frazionaria, e di continuare le proprie attività bancarie. Questa è la sostanza del salvataggio delle banche mondiali operato dai banchieri centrali.

4)
Questo programma ambiguo è stato attuato tramite il quantitative easing (QE) della FED, vale a dire l’acquisto di titoli tossici dalle banche. La FED ha creato “denaro dal nulla” e ha utilizzato quel “denaro” per comprare i titoli tossici al valore nominale o contabile dalle banche, nonostante fossero tutta spazzatura e, nella maggior parte dei casi, non valessero più di dieci centesimi di dollaro. Ora la FED è “carica” di titoli tossici che una volta erano di proprietà delle banche. Ma queste banche non possono dichiarare o ammettere che le cose stanno in questo modo. Da qui, questa farsa finanziaria.

5)
Se dovessimo seguire la semplice logica, avremmo come risultato le banche globali piene di liquidità per consentire loro di prestare denaro ai consumatori disperati e alle imprese assetate di contanti. Ma i soldi non sono usciti sotto forma di prestiti. Dove sono andati ?

6
) Sono ritornati alla FED sotto forma di riserva, e poiché la FED ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici, il “denaro” (semplici voci contabili nei bilanci della FED) che queste banche mondiali avevano è stato considerato come “riserve in eccesso”. E’ un termine improprio perché ha dato l’ILLUSIONE che le banche fossero strapiene di soldi e nel sistema di riserva frazionaria in grado di erogare prestiti per miliardi di dollari. Ma non lo hanno fatto. Come mai?

7)
Perché le banche di tutto il mondo hanno ancora migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici nei loro bilanci. Sono ancora insolventi, stando alle norme del sistema bancario a riserva frazionaria. L’opinione pubblica non deve venirne a conoscenza perché altrimenti scatenerebbe un’enorme corsa agli sportelli!

8)
Bernanke, il Tesoro americano e i banchieri centrali di tutto il mondo stavano tutti pregando e sperando che nel giro di qualche mese (la loro stima è stata dai 12 ai 18 mesi) il mercato immobiliare si sarebbe ripreso e i prezzi degli asset sarebbero ritornati ai livelli pre-crisi.
Mi spiego meglio. Una casa viene venduta, diciamo, per 500.000 dollari. Il mutuatario ha un mutuo di 450.000 dollari o anche più. La casa ora vale 200.000 dollari, o anche meno. Moltiplicate tutto questo per i milioni di case che sono state vendute tra il 2000 o il 2008 e potrete apprezzare l’estensione del buco nero finanziario. Le banche globali non hanno modo di uscire da questo casino gigantesco. E non è possibile che la FED e i banchieri centrali, attraverso il quantitative easing, possano continuare a comprare titoli tossici senza farsi scoprire e senza rivelare l’inganno della solvibilità di queste banche.
Secondo le mie valutazioni, esse devono avere come minimo un QE di 20.000 miliardi di dollari. La FED e nessun banchiere centrale avrebbe il coraggio di “creare una simile quantità di denaro dal nulla” senza sollevare sospetti o gettare il panico tra i creditori, gli investitori e i depositanti sovrani. E’ come dichiarare ufficialmente che tutte le banche sono FALLITE.

9)
Ma nel breve e nel medio termine non c’è altra soluzione se non un altro po’ di QE, il QE II. Considerato l’ammonimento di cui sopra, il QE II non può superare la quantità del QE precedente senza aprire il proverbiale vaso di Pandora.

10)
Ma è scontato che la FED si imbarcherà in un QE II, secondo il sistema bancario a riserva frazionaria, perché se la FED non acquisterà altri titoli tossici, le banche di tutto il mondo (di fronte ad un aumento dei pignoramenti ecc..) non raggiungeranno i loro requisiti di riserva.

11)
Ricorderete anche che la FED al culmine della crisi annunciò che gli interessi sarebbero stati pagati sulle cosiddette “riserve in eccesso” delle banche globali, consentendo dunque a queste banche di “guadagnare” interessi. Dunque, quello che ora vediamo è un bel carosello di fondi che si spostano dalla tasca destra alla tasca sinistra con un clic di un mouse. Le FED crea denaro, lo utilizza per acquistare titoli tossici e lo stesso denaro ritorna poi alla FED dalle banche di tutto il mondo per guadagnare interessi. Grazie a questa finzione del QE, le banche vengono riempite di contanti che permettono loro di guadagnare interessi. C’è da stupirsi del fatto che queste banche abbiano annunciato dei profitti record ?

12)
Le banche globali si sbarazzano di una parte dei loro titoli tossici a prezzo pieno e senza alcun costo, e vengono pagate per scaricare la spazzatura tossica tramite pagamenti via Internet. Inoltre, alcuni dei “fondi” vengono utilizzati da queste banche per acquistare Buoni del Tesoro americano (che generano anch’essi un interesse) che a loro volta permettono al Tesoro di continuare la propria spesa in deficit. QUESTA E’ LA TRUFFA DEL SALVATAGGIO del secolo. Ora che avete capito tutto l’INGANNO, rimane da vedere come se la caverà la FED con il prossimo giro di quantitative easing – il QE II.
Ovviamente la FED e le altre banche centrali sperano che tra un po’ i prezzi degli asset si riprenderanno e recupereranno il valore che avevano prima della crisi. Questa è pura fantasia. Il QE II fallirà come ha fallito QE I nel salvare le banche.
Il paziente è in terapia intensiva e non ha attività cerebrale, anche se il cuore sta ancora pompando, seppur debolmente. Le banche “troppo grandi per fallire” non possono essere salvate e deve poter essere consentito loro di venire liquidate. Sarà doloroso, ma è una cosa necessaria per avere una ripresa. Questo è poco ma sicuro.

Avviso:

Quando i nodi arriveranno al pettine, all’inizio del 2011, ci sarà un’impressionante corsa agli sportelli.
Mi aspetto che la FED e le altre banche centrali prevedano una tale corsa e che faranno le cose seguenti:

1) Non accetteranno i prelievi bancari oltre una certa cifra, diciamo 1.000 dollari al giorno; 2) non accetteranno le transazioni di contanti oltre una certa cifra, diciamo 10.000 dollari per determinate transazioni; 3) le transazioni (investimenti) per metalli (oro e argento) verranno limitate; 4) nella peggiore delle ipotesi, la confisca dell’oro COME E’ AVVENUTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; 5) l’imposizione di controlli sui capitali e cose del genere; 6) leggi che obbligheranno la maggior parte delle transazioni commerciali ad essere condotte tramite carte di credito o di debito; 7) leggi che puniranno penalmente ogni violazione dei punti precedenti.

Soluzione:

Mantenete un saldo bancario sufficiente per attenervi alle potenziali imposizioni di cui sopra.
Iniziate a diversificare i vostri asset abbandonando asset espressi in dollari. Tenete quantità sufficienti di valuta straniera in quelle giurisdizioni dove è meno probabile che vengano attuate le imposizioni di cui sopra.

CONCLUSIONE

Ci sarà un tsunami finanziario (secondo round) che il mondo non avrà mai visto prima.

Le banche di tutto il mondo crolleranno!

Siate pronti.


Fonte: www.globalresearch.ca

asma a corso forzoso.

E’ questa la ragione per la quale nel novembre 2009 ero così sicuro nel mettere in guardia i miei lettori che entro la fine del primo trimestre del 2010 o, al massimo, entro il secondo trimestre del 2010, l’economia globale sarebbe andata in tilt. I recenti allarmi sul rallentamento dell’economia americana e le parole di Bernanke secondo cui “il recente ritmo di crescita è meno sostenuto di quanto ci aspettassimo” non hanno fatto altro che convalidare la mia analisi. Bernanke ha comunicato che le prospettive sono incerte e che l’economia “rimane vulnerabile a repentini sviluppi”.

Ovviamente le parole di Bernanke non rivelano la reale portata dei timori che stanno assalendo i banchieri centrali e le élite finanziarie che si sono riunite nell’incontro annuale a Jackson Hole, in Wyoming. Ma vi posso garantire che erano molto preoccupati.

Perché?

Sarò sincero e schietto. I “repentini sviluppi” a cui si riferiva Bernanke sono il crollo delle banche mondiali. Questo è un modo di dire della FED e, per chi si trova nel cerchio della morte, si tratta di una terribile avvisaglia. Tantissimi rinomati economisti hanno valutato in modo errato l’obiettivo e le conseguenze del quantitative easing. Gli uffici stampa dei banchieri centrali e i media di tutto il mondo hanno ingannato la gente dicendo che il QE consentirà alle banche di prestare fondi alle società assetate di denaro e far ripartire di slancio l’economia. Il regime con un basso tasso di interesse spingerebbe tutti quanti a richiedere prestiti, consumare ed investire.

Questa era la favoletta.

All’epoca c’erano diversi economisti preoccupati del fatto che come risultato della stampa straordinaria (elettronica o con altri mezzi) da parte della FED, ben presto sarebbe arrivata un’iperinflazione.
Ma non è avvenuto nulla. L’effetto moltiplicativo del sistema a riserva frazionaria non è partito. In effetti, il prestito bancario è rimasto fermo.

Perché ? 

Che cosa è avvenuto ?

Ve lo spiego punto per punto con termini semplici:

1)
Tutte le banche del mondo erano piene fino al collo di titoli tossici. Tutti i titoli AAA garantiti da mutui immobiliari ecc.. erano di fatto SPAZZATURA. Ma nei bilanci delle banche e dei loro strumenti speciali (SPV), veniva dichiarato che questi valessero MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI.

2)
Il crollo di Lehman Brothers e AIG ha messo alla luce questa amara verità. Tutte le banche del mondo avevano passività nell’ordine di miliardi di dollari. Erano tutte INSOLVENTI. Le banche centrali del pianeta si sono accordate segretamente per non rivelare le perdite complessive delle banche mondiali poiché questo avrebbe portato ad un assalto alle banche, come è avvenuto nel caso della Northern Rock nel Regno Unito.

3)
La FED ha escogitato un programma ambiguo, portato avanti da Bernanke, per aiutare le banche globali a scaricare in modo sistematico, e a blocchi, i titoli tossici in modo da permettere loro di adeguarsi ai REQUISITI DI RISERVA in base al sistema di riserva frazionaria, e di continuare le proprie attività bancarie. Questa è la sostanza del salvataggio delle banche mondiali operato dai banchieri centrali.

4)
Questo programma ambiguo è stato attuato tramite il quantitative easing (QE) della FED, vale a dire l’acquisto di titoli tossici dalle banche. La FED ha creato “denaro dal nulla” e ha utilizzato quel “denaro” per comprare i titoli tossici al valore nominale o contabile dalle banche, nonostante fossero tutta spazzatura e, nella maggior parte dei casi, non valessero più di dieci centesimi di dollaro. Ora la FED è “carica” di titoli tossici che una volta erano di proprietà delle banche. Ma queste banche non possono dichiarare o ammettere che le cose stanno in questo modo. Da qui, questa farsa finanziaria.

5)
Se dovessimo seguire la semplice logica, avremmo come risultato le banche globali piene di liquidità per consentire loro di prestare denaro ai consumatori disperati e alle imprese assetate di contanti. Ma i soldi non sono usciti sotto forma di prestiti. Dove sono andati ?

6
) Sono ritornati alla FED sotto forma di riserva, e poiché la FED ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici, il “denaro” (semplici voci contabili nei bilanci della FED) che queste banche mondiali avevano è stato considerato come “riserve in eccesso”. E’ un termine improprio perché ha dato l’ILLUSIONE che le banche fossero strapiene di soldi e nel sistema di riserva frazionaria in grado di erogare prestiti per miliardi di dollari. Ma non lo hanno fatto. Come mai?

7)
Perché le banche di tutto il mondo hanno ancora migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici nei loro bilanci. Sono ancora insolventi, stando alle norme del sistema bancario a riserva frazionaria. L’opinione pubblica non deve venirne a conoscenza perché altrimenti scatenerebbe un’enorme corsa agli sportelli!

8)
Bernanke, il Tesoro americano e i banchieri centrali di tutto il mondo stavano tutti pregando e sperando che nel giro di qualche mese (la loro stima è stata dai 12 ai 18 mesi) il mercato immobiliare si sarebbe ripreso e i prezzi degli asset sarebbero ritornati ai livelli pre-crisi.
Mi spiego meglio. Una casa viene venduta, diciamo, per 500.000 dollari. Il mutuatario ha un mutuo di 450.000 dollari o anche più. La casa ora vale 200.000 dollari, o anche meno. Moltiplicate tutto questo per i milioni di case che sono state vendute tra il 2000 o il 2008 e potrete apprezzare l’estensione del buco nero finanziario. Le banche globali non hanno modo di uscire da questo casino gigantesco. E non è possibile che la FED e i banchieri centrali, attraverso il quantitative easing, possano continuare a comprare titoli tossici senza farsi scoprire e senza rivelare l’inganno della solvibilità di queste banche.
Secondo le mie valutazioni, esse devono avere come minimo un QE di 20.000 miliardi di dollari. La FED e nessun banchiere centrale avrebbe il coraggio di “creare una simile quantità di denaro dal nulla” senza sollevare sospetti o gettare il panico tra i creditori, gli investitori e i depositanti sovrani. E’ come dichiarare ufficialmente che tutte le banche sono FALLITE.

9)
Ma nel breve e nel medio termine non c’è altra soluzione se non un altro po’ di QE, il QE II. Considerato l’ammonimento di cui sopra, il QE II non può superare la quantità del QE precedente senza aprire il proverbiale vaso di Pandora.

10)
Ma è scontato che la FED si imbarcherà in un QE II, secondo il sistema bancario a riserva frazionaria, perché se la FED non acquisterà altri titoli tossici, le banche di tutto il mondo (di fronte ad un aumento dei pignoramenti ecc..) non raggiungeranno i loro requisiti di riserva.

11)
Ricorderete anche che la FED al culmine della crisi annunciò che gli interessi sarebbero stati pagati sulle cosiddette “riserve in eccesso” delle banche globali, consentendo dunque a queste banche di “guadagnare” interessi. Dunque, quello che ora vediamo è un bel carosello di fondi che si spostano dalla tasca destra alla tasca sinistra con un clic di un mouse. Le FED crea denaro, lo utilizza per acquistare titoli tossici e lo stesso denaro ritorna poi alla FED dalle banche di tutto il mondo per guadagnare interessi. Grazie a questa finzione del QE, le banche vengono riempite di contanti che permettono loro di guadagnare interessi. C’è da stupirsi del fatto che queste banche abbiano annunciato dei profitti record ?

12)
Le banche globali si sbarazzano di una parte dei loro titoli tossici a prezzo pieno e senza alcun costo, e vengono pagate per scaricare la spazzatura tossica tramite pagamenti via Internet. Inoltre, alcuni dei “fondi” vengono utilizzati da queste banche per acquistare Buoni del Tesoro americano (che generano anch’essi un interesse) che a loro volta permettono al Tesoro di continuare la propria spesa in deficit. QUESTA E’ LA TRUFFA DEL SALVATAGGIO del secolo. Ora che avete capito tutto l’INGANNO, rimane da vedere come se la caverà la FED con il prossimo giro di quantitative easing – il QE II.
Ovviamente la FED e le altre banche centrali sperano che tra un po’ i prezzi degli asset si riprenderanno e recupereranno il valore che avevano prima della crisi. Questa è pura fantasia. Il QE II fallirà come ha fallito QE I nel salvare le banche.
Il paziente è in terapia intensiva e non ha attività cerebrale, anche se il cuore sta ancora pompando, seppur debolmente. Le banche “troppo grandi per fallire” non possono essere salvate e deve poter essere consentito loro di venire liquidate. Sarà doloroso, ma è una cosa necessaria per avere una ripresa. Questo è poco ma sicuro.

Avviso:

Quando i nodi arriveranno al pettine, all’inizio del 2011, ci sarà un’impressionante corsa agli sportelli.
Mi aspetto che la FED e le altre banche centrali prevedano una tale corsa e che faranno le cose seguenti:

1) Non accetteranno i prelievi bancari oltre una certa cifra, diciamo 1.000 dollari al giorno; 2) non accetteranno le transazioni di contanti oltre una certa cifra, diciamo 10.000 dollari per determinate transazioni; 3) le transazioni (investimenti) per metalli (oro e argento) verranno limitate; 4) nella peggiore delle ipotesi, la confisca dell’oro COME E’ AVVENUTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; 5) l’imposizione di controlli sui capitali e cose del genere; 6) leggi che obbligheranno la maggior parte delle transazioni commerciali ad essere condotte tramite carte di credito o di debito; 7) leggi che puniranno penalmente ogni violazione dei punti precedenti.

Soluzione:

Mantenete un saldo bancario sufficiente per attenervi alle potenziali imposizioni di cui sopra.
Iniziate a diversificare i vostri asset abbandonando asset espressi in dollari. Tenete quantità sufficienti di valuta straniera in quelle giurisdizioni dove è meno probabile che vengano attuate le imposizioni di cui sopra.

CONCLUSIONE

Ci sarà un tsunami finanziario (secondo round) che il mondo non avrà mai visto prima.

Le banche di tutto il mondo crolleranno!

Siate pronti.
di Matthias Chang


Fonte: www.globalresearch.ca

20 settembre 2010

La Giunta UE prepara il "salto quantistico" nell'inferno


Se fosse per la Commissione Europea e per la BCE, i governi andrebbero semplicemente sciolti. A sorprendere non è tanto questa verità, quanto il fatto che i suddetti governi accettano supinamente le misure che conducono alla "soluzione finale".

Così, il 6-7 settembre, l'Ecofin ha dato il via libera alla cosiddetta "Sessione di bilancio europea", che, nelle parole del ministro Tremonti, "è il luogo politico in cui si assisterà ad un trasferimento di poteri dalla periferia al centro europeo". Esso sancirà "la fine delle politiche 'national oriented'… Ogni anno, da gennaio ad aprile, tutto ruoterà per tutti gli stati intorno alla sessione di bilancio europea… ogni Stato presenterà i suoi documenti, destinati ad essere discussi collettivamente da tutti gli altri Stati e coordinate dalla Commissione Europea". Ed ha aggiunto: "Nella forma è un passaggio procedurale, nella sostanza sarà un cambiamento costituzionale".

Ormai i cambiamenti costituzionali avvengono così, qualcuno li decide a Bruxelles, alla faccia dei parlamenti e del popolo sovrano. Non lo dite ai censori del Lodo Alfano...

La buona notizia è che lo stesso Ecofin non è riuscito ad accordarsi sul previsto inasprimento delle regole di Maastricht. Un gruppo di paesi guidato dalla Spagna si è opposto all'automatizzazione delle procedure di infrazione e dell'inasprimento della pena; un altro gruppo di nazioni, guidato dall'Italia e dal Belgio, si è ovviamente opposto all'estensione delle stesse procedure alla violazione dei parametri sul debito. Per il momento, un'ulteriore arma di distruzione di massa non è stata innescata. Ma la Giunta UE appronta nuove armi.

Mentre l'Ecofin varava la nuova "devolution", il Presidente Barroso teneva il suo primo discorso sullo "Stato dell'Unione" al Parlamento Europeo, annunciando una nuova iniziativa per un'imposta diretta dell'UE sui cittadini europei. "Come ha sottolineato questo Parlamento – ha detto Barroso – dovremo affrontare il discorso delle risorse proprie" della Commissione Europea, e ha indicato come opzioni o un'imposta diretta o una percentuale sui bond europei (quest'ultima opzione permetterebbe di prendere due piccioni con una fava).

Nel frattempo, ai governi viene gentilmente chiesto di accelerare il proprio suicidio tramite politiche di austerità alla Bruening. Il 9 settembre, la BCE ha chiesto di ridurre i salari nei paesi "deboli" dell'UE, e di eliminare il diritto di voto nel Consiglio Europeo degli stati membri che violino le regole del deficit – la stessa misura che l'Ecofin non è riuscito ad approvare.

In un'intervista al Financial Times, il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha ammesso che per l'abolizione del diritto di voto sarebbe necessario un cambiamento dei trattati UE, ma poiché ciò è impossibile, ha suggerito di "usare al massimo le leggi esistenti". Trichet ha chiamato questo passaggio "un salto quantistico" nella futura governance europea. Allo stesso tempo, la BCE ha aumentato l'intensità delle sua richieste di riduzione dei salari. Nell'ultimo bollettino mensile, si chiedono "riforme strutturali di vasta portata" per le economie "non competitive" dell'UE. "Le misure dovrebbero assicurare un processo di contrattazione salariale che permetta ai salari di essere aggiustati in modo flessibile e appropriato alla situazione dell'occupazione e alle perdite di competitività". Tradotto in italiano, significa che se c'è più domanda che offerta di lavoro (cresce la disoccupazione), si abbassano i salari – la legge del mercato, baby – e se i prodotti cinesi sono più "competitivi", i costi del lavoro vanno aggiustati a quelli cinesi.
by (MoviSol)

19 settembre 2010

Crollano i redditi degli italiani ma i politici sono superpagati






Confindustria: Pil pro capite ai livelli del ´98, mentre per i parlamentari la crisi non c´è. Secondo il rapporto del Centro Studi gli onorevoli sono i più retribuiti in Europa

I politici italiani? «Una casta strapagata». A definirli così, per una volta, non sono né i grillini, né il popolo viola, né tantomeno il comune sentire. La sferzata arriva da Confindustria che la infila nel suo rapporto autunnale sull´economia italiana, non certo nei punti di forza del sistema Paese. Proprio lì, tra grafici e tabelle che misurano la febbre allo stato dei conti nazionali e soppesano le prospettive di uscita da una crisi che non passa, i ricercatori del Centro Studi di viale dell´Astronomia rifilano un giudizio netto: i parlamentari italiani sono i più pagati in Europa e meglio retribuiti pure degli americani, dei canadesi e dei neozelandesi. Anzi, «strapagati». Nonostante la crisi abbia portato i redditi degli italiani ai livelli di dodici anni fa.

Il confronto è tra le indennità degli onorevoli. Un eletto italiano ne percepisce una quattro volte più alta del collega norvegese, due volte quella di un inglese, il 50% in più del congressman alla corte di Obama. In tasca, insomma, a Montecitorio come a Palazzo Madama nessuno può lamentarsi. In qualche modo, si intuiva. Vederlo nero su bianco, fa impressione. Non solo, scrive l´associazione degli imprenditori nel rapporto dal titolo quanto mai appropriato: "Le sfide della politica economica". Con i suoi 950 membri complessivi, tra deputati e senatori, il Parlamento italiano è per numerosità secondo solo a quello inglese. Un esercito di tanti e «strapagati», appunto.

Il confronto, poi, diventa impietoso quando si accosta il livello di retribuzione degli eletti con il reddito pro-capite degli elettori. Mentre il primo segna livelli record, nel decennio «perso», come lo definisce Confindustria, 1997-2007, il benessere degli italiani «ha messo la retromarcia» e le retribuzioni sono rimbalzate al 1998, sotto del 5% rispetto alla media europea. L´indennità parlamentare, al contrario, è cresciuta in modo costante ed è il 500% del Pil pro-capite, ossia della ricchezza prodotta da ciascun cittadino: cinque volte tanto. «In Italia la relazione tra efficienza del sistema legale e remunerazione del potere legislativo appare inversa», sibilano gli industriali. In altri termini: soldi non sempre ben spesi, quelli destinati alla "casta", visto che solo il 37% degli italiani ha fiducia nelle leggi fatte dagli «strapagati», contro il 39% dei francesi, il 40% degli spagnoli, il 48% degli inglesi e il 58% dei tedeschi, primi anche in questo.

E la riduzione degli stipendi (10%) di parlamentari, ministri, sottosegretari e consiglieri locali, varata con la manovra di luglio ma in verità non del tutto ancora applicata, salutata dal ministro leghista Roberto Calderoli con un «Evviva», viene giudicata dagli uomini della Marcegaglia «solo un primo passo». In effetti, la sforbiciata fu minima. Appena mille euro così divisi: 500 sulla diaria di soggiorno (oggi pari a 4.003,11 euro) e 500 sulla somma destinata al "rapporto eletto-elettore", quei 4.190 euro destinati in pratica ai portaborse. Non si toccò l´indennità, ben più corposa. Una soluzione che mise a tacere proposte certo più ambiziose e pesanti per le onorevoli tasche. Come quella del presidente della Camera Fini che calcolava il taglio del 10% sui 21 mila euro, ovvero lo stipendio mensile reale percepito da ciascun parlamentare italiano. Un sacrificio richiesto, dunque, di circa 2.127 euro lordi al mese. L´idea non trovò sponde, come era logico attendersi. E si planò sui mille euro. Un taglio, commentò qualcuno, «pagato dai portaborse».

di Valentina Conte

Bernanke minaccia il mondo economico

Il Laboratoire Européen d'Anticipation Politique (LEAP), uno dei più famosi istituti d’oltralpe impegnato nello studio delle questioni finanziarie e politiche, dall’andamento dei mercati agli effetti delle scelte dei governi sul sistema economico globale, nel suo ultimo bollettino in francese, ha diffuso notizie allarmanti sulla situazione americana e su quella dei principali paesi sviluppati che rientrano nella sfera d’influenza occidentale. Annuncio subito che molte previsioni mi sembrano politicamente molto deboli proprio perché derivanti da una lettura economicistica degli eventi in corso. Secondo i ricercatori del Laep la crisi che ha colpito il mondo negli ultimi anni entrerà, nella primavera prossima, nella sua fase più acuta determinando uno smembramento del precedente ordine internazionale, cioè quello sorto dopo la seconda guerra mondiale ed avente quale centro regolatore Washington. Riporto qui alcuni passi da me tradotti che danno la misura di quanto potrebbe avvenire a breve al di là dell’atlantico, con tutte le inevitabili ripercussioni che si abbatteranno in quei contesti esteri legati agli Usa da rapporti di subordinazione decennali. Gli studiosi del Leap sono convinti che la metà del 2011 sarà il vero spartiacque tra il vecchio ed il nuovo modo di concepire il sistema mondiale, con gli Stati Uniti che saranno costretti a prendere coscienza dell'esaurimento della loro assoluta autorità e credibilità “planisferica”. Questi saranno forzati ad avviare iniziative di massima austerità (bisognerà tuttavia capire chi riuscirà a convincerli e come) per la prima volta da quando sono assurti al rango di principale superpotenza dell’ovest (ed in seguito alla caduta dell’Urss anche del resto del globo): “Il mondo dovrà affrontare ‘il grande crollo’ del sistema economico e finanziario mondiale fondato da oltre 60 anni sulla necessità assoluta per l'economia americana di non trovarsi mai lungamente in recessione. Ma, la prima metà del 2011 imporrà all'economia americana una cura di austerità senza precedenti che immergerà il pianeta in un nuovo caos finanziario, monetario, economico e sociale”. Presagi da apocalisse che si accompagnano a gravi accuse contro la Fed e l’amministrazione Usa in quanto “la politica di rilancio dell’economia americana è fallita, il resto del mondo continua a finanziare in perdita i disavanzi US sperando che ad un certo momento questa scommessa sarà pagante ed avrà evitato un crollo del sistema globale, ovvero gli Stati Uniti monetizzeranno il loro debito e trasformeranno in valuta senza valore l'insieme dei dollari e buoni del Tesoro US posseduti dal resto del pianeta. Come ogni potenza con le spalle al muro, gli Stati Uniti ormai sono obbligati ad unire la minaccia alla pressione per potere ottenere quanto vogliono”. Ed i giudizi pesanti toccano anche personalità di spicco degli organi regolatori della finanza stellestrisce come il capo della Fed, Ben Bernanke, definito perfino un estorsore dopo i messaggi inviati ai suoi omologhi stranieri in occasione dei colloqui di fine agosto tra banche centrali a Jackson Hole: “Tenteremo di tutto per evitare un crollo economico e finanziario, continuerete a finanziare questo ‘tutto e non importa cos’altro’ altrimenti si lascia andare l'inflazione e si svaluta il dollaro mentre i buoni del tesoro US non varranno più un granché”. Quando un banchiere di tale calibro e ruolo si esprime come un volgare estorsore – dicono quelli del Leap - vuol dire che la situazione è davvero pericolosa. Ma l’Europa e le altre economie emergenti, soprattutto quella cinese, al momento la più vitale di tutto il pianeta, saranno disposte a piegarsi ai diktat americani col rischio vedersi accollare il peso dei guasti di tutto il sistema? L’amministrazione Obama sta cercando di fare proprio questo: far pagare ad altri l’insolvenza e il crollo dell’economia Us. Al momento le sue minacce fanno breccia nella vecchia e stanca Europa, ancora priva di una dimensione politica ed economica autonoma indispensabile ad opporre un minimo di reazione a detti ostili propositi, mentre funzionano decisamente meno con la Cina ed altre nazioni emergenti o riemergenti, le quali inseguono un decoupling da Washinton per diventare esse stesse locomotiva di un diverso treno economico. Finché però gli Usa avranno in mano la forza politica e militare bisognerà fare, in ogni caso, i conti con loro. State certi che venderanno cara la pelle. Questo scombinerà molte previsioni, comprese quelle del Leap.

18 settembre 2010

11 settembre: il bluff del Pentagono

Il Pentagono rilasciò nel maggio 2006 ai principali mass media, un filmato delle telecamere di sicurezza del ministero della Difesa Usa, che avrebbe dovuto dimostrare l’esistenza dell’aereo che colpì l’11 settembre del 2001 l’edificio.
Intenzione, dissipare i dubbi su quanto avvenne quel giorno. In realtà non si vede nulla, ovvero le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza dell’edificio mostrano che qualcosa va verso l’edificio e poi vi è una forte esplosione, ma la sagoma non è certamente quella di un grosso Boeing 757-200. Nessuna prova quindi a sostegno della tesi Usa che sia stato un aereo commerciale dirottato a colpire il Pentagono. Nessuna parte dell’aereo è stata mai ritrovata o mostrata in pubblico, anche sei il capo progetto restauro del Pentagono, Lee Evy dichiarò che “vi erano considerevoli prove dell’aereo all’esterno dell’edificio”. Vigili del Fuoco, ufficiali della Difesa, nessuno di loro ha mai visto un solo pezzo di fusoliera, tranne Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa. Qualcosa però è esplosa nel colpire l’edificio, molto probabilmente un missile, sia per la dinamica dell’esplosione, sia per i danni provocati dall’impatto (basta osservare il buco nel quale è penetrato il sedicente apparecchio per accorgersi che è di appena 5-6 metri di larghezza, proseguendo poi la sua corsa attraverso altri 3 edifici del ministero, con un angolo di 45°, forando i palazzi da parte a parte e non sfondandoli come presumibilmente avrebbe fatto un grosso aereo passeggeri. Il testimone Steve Patterson dice di aver visto “un oggetto metallizzato passare… con un rumore simile a quello emesso da un caccia militare… per poi dirigersi verso il Pentagono”. Anche Tom Seibert, ingegnere che lavora al ministero della Difesa Usa afferma di aver sentito un rumore simile a quello di un missile e di avere poi udito una forte esplosione.
La tesi “ufficiale” Usa continua a sostenere che se tracce non sono state trovate è perché “l’aereo si sarebbe polverizzato, fuso e quindi pressoché sparito in un nube di calore”.
Così come ha dell’incredibile sostenere che il muso dell’aereo, fatto di materiale non certamente adatto da fungere come ariete, abbia sfondato vari muri perimetrali degli edifici. L’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un missile “cruise”, che possono essere lanciati da unità di superficie e sottomarine o aeree. Hanno un preciso sistema di guida che gli consente di riconoscere la rotta immagazzinata nel computer di bordo, confrontandola con il terreno sottostante. A conferma del fatto che l’esplosione sia dovuta ad un missile, la testimonianza di Pierre Henri Bunel, ex ufficiale francese d’artiglieria, proveniente dalla famosa accademia militare di Saint-Cyr, esperto in esplosivi, effetti delle granate d’artiglieria su cose e persone e lotta antincendio contro le fiamme generate dalle granate.
Le argomentazioni portate dall’ex ufficiale dell’Armée iniziano con una precisa distinzione tra i due tipi classici d’esplosione: la deflagrazione e la detonazione. Questo perché è proprio partendo da qui e osservando le foto dell’esplosione ed i suoi danni, che si può cominciare a parlare con una certa sicurezza di un missile.
Gli esplosivi provocano un onda d’urto notevolissima, con relativi danni collaterali, i deflagranti di molto inferiore o addirittura niente. Orbene il carburante di un aereo civile, il kerosene in caso d’incidente può solo deflagrare…Inoltre anche i colori dell’esplosione sono diversi, nel primo caso giallo pallido che diviene arancione e rosso a mano a mano che ci si allontana dal punto dell’esplosione. Nel secondo caso il fumo sarà particolarmente nero, denso, quasi grasso mescolato alle fiamme.
Altro particolare interessante, i primi mezzi dei pompieri intervenuti utilizzano camion con serbatoi pieni d’acqua e non di liquido specifico che serve per combattere gli incendi con idrocarburi. L’acqua viene utilizzata proprio in quegli incendi di tipo urbano che necessitano di un rapido raffreddamento dei caseggiati, per poter poi operare meglio da parte delle squadre di pompieri. Si vedono chiaramente le fiamme ed il fumo di un classico incendio urbano.
Non vi sono poi tracce dense di oli combusti sulle pareti esterne e nell’interno dell’edificio colpito.
Ma Henry Brunel si spinge oltre e arriva alla conclusione che i fori nei muri, sono senza ombra di dubbio stati provocati da cariche cave… Queste cariche sono state studiate per perforare le corazze dei mezzi blindati ed i numerosi strati delle fortificazioni in cemento. Esse, grazie al loro dardo infuocato riescono a trapassare diversi strati di muro in cemento armato e quindi non ha avuto difficoltà alcuna ad oltrepassare addirittura tre edifici del pentagono, poi una volta all’interno esplode la carica vera e propria.
Ma se non è stato l’aereo del volo 77 dell’American Airlines a colpire il Pentagono, dove è finito il vero aereo con tutti i suoi passeggeri?
La mattina dell’11 settembre 2001, quando alle 8,55 l’aereo della American Airlines sparisce dai radar della FAA - l’ente federale che controlla i voli civili negli Stati Uniti - e circa alle 9,37 il Pentagono viene colpito da un ordigno (aereo-elicottero-missile?). Subito viene associata alla sparizione dell’aereo della AA, all’attacco che ha subito la sede delle difesa Usa.
Le prime notizie, dicono che alle 8,55 l’aereo ha spendo il “trasponder” di bordo (sistema che permette di rilevare da terra attraverso il radar i dati dell’aereo, quota, matricola ecc, rendendosi praticamente invisibile. La cosa è strana perché lo spegnimento del trasponder non fa altro che attirare l’attenzione sull’aereo da parte del sistema di difesa americano che ha sede nel Colorado, il Norad - Nord America Aereospace Defense Command - (http://airforce.dnd.ca/athomedocs/athomelef.htm) in meno di due minuti la sparizione viene segnalata come minaccia e si levano in volo i caccia. In pratica i presunti dirottatori avrebbero commesso una madornale ingenuità, facendo subito scattare le misure d’intercettazione dell’Usaf. A quel punto solo i radar militari potevano seguire il volo dell’aereo “scomparso” avendo a disposizione un sistema di rilevamento che non necessita del trasponder, come quelli civili della FAA, detti secondari (solo in alcune zone anche la FFA possiede radar in grado di rilevare aerei privi di trasponder).
Quindi le notizie diramate da questo momento sono solo di fonte militare: perché spegnere il trasponder così presto e così lontano dall’ipotetico obiettivo? Per renderlo forse solo invisibile ai radar civili, ma visibilissimo a quelli militari? Si sa solo da fonte civile l’ora del decollo dall’aeroporto Dulles di Washington di un aereo della AA con destinazione Los Angeles.
Il pilota ha contattato la torre di controllo l’ultima volta alle 8,50, poi da quel momento si perde il controllo dell’aereo, che avrebbe percorso circa 1000 km, per poi tornare indietro e colpire il Pentagono… secondo le fonti “ufficiali militari”.
Da allora la guerra “americana” contro Afghanistan, Iraq e forse domani Iran si è dispiegata in tutta la sua forza, foraggiata dalle menzogna artatamente costruite dal governo statunitense e dalla vile complicità degli “alleati” europei.
di Federico Dal Cortivo

17 settembre 2010

Il ritorno del terribile giocattolaio


Chi possiede un po’ di familiarità con i retroscena degli attacchi dell’11 settembre 2001, saprà sicuramente chi è Dominik Suter. Si trattava del titolare dell’azienda di trasporti newyorchese nota come Urban Moving System, in realtà un’attività di copertura del Mossad israeliano, di cui Suter era un agente. I famosi “cinque israeliani danzanti”, che ballavano di gioia e si davano il cinque mentre filmavano gli edifici del WTC che crollavano al suolo, erano altrettante spie israeliane e furono arrestati dalla polizia newyorchese proprio accanto ad uno dei furgoncini della Urban Moving System di cui erano alle dipendenze. Uno dei cinque aveva con sé 4.700 dollari in contanti. Un altro aveva due passaporti esteri. All’interno del furgone venne trovato uno dei “taglierini” che i fantomatici 19 terroristi avrebbero utilizzato per dirottare gli aerei.

Si sospetta fortemente che i furgoncini della UMS siano stati utilizzati, fra le altre cose, per trasportare l’esplosivo destinato a minare i tre grattacieli demoliti l’11/9. Com’è noto, le cinque spie del Mossad arrestate (Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari, tutti tra i 22 e i 27 anni di età), vennero rispedite in Israele dopo appena dieci settimane, grazie all’interessamento dell’allora capo della Homeland Security americana Michael Chertoff, anche lui cittadino israeliano (sua madre era stata tra i membri fondatori del Mossad). Tre dei “cinque israeliani danzanti” (Shmuel, Ellner e Marmari) comparvero in seguito anche alla tv israeliana, dichiarando che la loro missione era “semplicemente” quella di documentare l’evento. Non spiegarono però perché tale documentazione producesse in loro tanto sollazzo.

Non si trattò, peraltro, delle uniche spie israeliane arrestate su suolo americano a ridosso dell’11/9. Stando a quanto sostiene Fox News, nei mesi precedenti la data degli attacchi furono arrestati almeno 140 israeliani sospettati di essere coinvolti in operazioni di spionaggio; altri 60 vennero arrestati dopo l’11/9. Tutto questo fa pensare, ovviamente, che negli Stati Uniti fosse in preparazione un’operazione di intelligence del Mossad di assai ampie proporzioni, strettamente connessa agli eventi dell’11/9.

Due giorni dopo l’arresto delle cinque spie, Dominik Suter fuggì precipitosamente in Israele, sotto il naso degli agenti dell’FBI, intenti a sequestrare computer e scatole di documenti nella sede centrale della UMS a Weehawken, in New Jersey. Quando tre mesi dopo i cameramen del programma 20/20 della ABC arrivarono per filmare gli uffici dell’azienda, il personale sembrava essere fuggito via in fretta e furia. “Sembrava che l’azienda fosse stata chiusa in gran fretta”, si legge sul sito della ABC, “c’erano telefoni cellulari sparsi dappertutto; le linee telefoniche dell’azienda erano ancora operative e gli oggetti di proprietà di dozzine di clienti erano ammassati in magazzino”.

Fin qui i fatti che sono noti più o meno a tutti. Pochi sanno però che la Urban Moving System non era l’unica attività di copertura del Mossad in cui Suter fosse coinvolto. Suter è registrato anche come agente di un’altra compagnia, la Gould Street Corporation. Per gestire questa seconda attività, Suter risultava titolare di un ufficio situato al n. 73-75 di Gould Street a Bajonne, in New Jersey.

Dando un’occhiata con Google Earth, si può notare che al 73-75 di Gould Street hanno sede alcuni grossi capannoni:

All’interno di questi capannoni, si trovava il deposito merce di un’altra azienda, la E & W River Corporation, con sede al n. 73 di Gould Street. Questa azienda risulta concessionaria della vendita dello Zoom Copter (foto in alto), che dovrebbe essere un’altra vecchia conoscenza degli studiosi dell’11/9. Lo Zoom Copter era un giocattolo che veniva venduto, nei giorni precedenti all’11/9, in piccoli chioschi sparsi nei centri commerciali degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Fox News, vi erano “migliaia” di questi punti vendita, tutti gestiti da sedicenti “studenti d’arte” israeliani (la maggior parte dei quali era priva di permesso di soggiorno). Come riferito dalla Fox, gli “studenti d’arte” non erano altro che agenti del Mossad israeliano operanti su suolo americano, probabilmente per preparare la grande e sanguinosa messinscena dell’11/9, e utilizzavano la vendita di giocattoli e dipinti come ennesima copertura per le loro attività di spionaggio. Questa massiccia presenza di cittadini israeliani in territorio americano fra il 2000 e il 2001 aveva insospettito la DEA, l’agenzia antidroga statunitense, che aveva iniziato ad indagare sulle piccole rivendite di giocattoli, sospettando un’operazione dell’intelligence israeliano; ma gli agenti della DEA erano stati fermati pochi mesi prima dell’11/9 dal Procuratore Generale John Ashcroft (altro fanatico cristiano-sionista legato a gruppi radicali come Stand for Israel; il suo Ashcroft Group lavora oggi per la IAI, l’industria aerospaziale israeliana) e dal direttore dell’FBI, Louis Freeh.

Dominic Suter era dunque il “trait d’union”, l’elemento unificante di due di queste attività di copertura: la Urban Moving System e la vendita degli elicotteri giocattolo.

La cosa preoccupante è che, stando a quanto riferisce Wayne Madsen in questo articolo, negli USA si starebbe verificando in questi giorni una reviviscenza dell’invasione degli “studenti d’arte” israeliani, proprio come avvenuto fra il 2000 e il 2001. La Transportation Security Administration (TSA) riferisce che alcuni di questi “studenti” avrebbero iniziato a battere la zona di Brea, in California, per vendere porta a porta dipinti e articoli di vario genere. Anche nella zona di Atlanta alcuni stranieri, la cui descrizione corrisponde a quella di cittadini israeliani, avrebbero iniziato a contattare telefonicamente e di persona le famiglie del luogo chiedendo la possibilità di ospitare studenti israeliani presso le loro abitazioni per uno “scambio alla pari”. In vari centri commerciali degli Stati Uniti sono poi comparsi piccoli chioschi, gestiti da israeliani, che vendono cosmetici ricavati da “sali del Mar Morto con tecniche piuttosto “aggressive” e che sono improvvisamente spariti dopo le segnalazioni arrivate alle autorità da parte di alcuni cittadini. Uno dei centri commerciali in cui tali attività sono state segnalate è il Coronado Mall di Albuquerque, in New Mexico, non lontano dalle base aerea di Kirtland, che ospita uno dei più importanti centri di stoccaggio delle armi nucleari degli Stati uniti. I sospetti che l’intelligence israeliana sia al lavoro per realizzare una seconda (e più grave) operazione false-flag come quella dell’11/9 sono dunque giustificati, soprattutto alla luce della recente accelerazione delle ostilità israeliane verso l’Iran, cui gli Stati Uniti – senza una nuova catastrofe da addossare questa volta alla Repubblica Islamica – difficilmente sarebbero disposti a prestare supporto militare.
di Gianluca Freda

27 settembre 2010

il FMI mette le mani avanti sul debito pubblico

Il FMI con questa analisi inizia a mettere le mani avanti su quello che molto probabilmente accadrà all’Italia nel prossimo, molto prossimo, futuro.

Debito insostenibile, poco margine di manovra, necessità di misure di lungo periodo.

L’Italia ha già raggiunto la soglia che nel 1992 costò anni di lacrime e sangue per la popolazione (120% del debito pubblico sul PIL) e che ha dato alla Grecia notti insonni. La situazione in questo frangente è chiara: a questi livelli la fiducia di coloro che comprano titoli del debito pubblico diminuisce e si chiede un aumento del premio di rischio (Leggi tasso di interesse) per continuare a dare fiducia. In questo va letto l’aumento dello spread fra Bund e BTP e la recente manovra del tesoro di annullare l’asta di agosto onde evitare brutte sorprese in un clima politico precario e incandescente. Ovviamente non si parla nemmeno di possibile default, ma solo di onerosità del debito. In questo frangente però la miscela è esplosiva in quanto la crescita è a 0 e invece la macchina statale fagocita spese sempre maggiori e non si arresta se non con misure drastiche ed impopolari che si cerca di rimandare per evitare shock politici ulteriori anche se l’insofferenza della popolazione alla politica si sta facendo sempre più forte visto i fischi a Letta, prima all’Aquila e ieri a Venezia…e le contestazioni a dell’Utri.

Oggi il debito pubblico italiano è quasi totalmente in mano a banche e istituzioni finanziarie per l’86,34% e solo il 13,66% in mano alle famiglie (fonte ADUSBEF) e questo rende la situazione ancora più difficile e manovrabile dall’esterno. Per una comparazione della situazione dobbiamo risalire al 1991 quando le famiglie detenevano il 58,64% e il debito era detenuto all’estero solo per il 5,99% (nel 2005 la quota detenuta all’estero era passata al 53,31%).

Allora avevamo una valuta sulla quale si avventarono gli avvoltoi, ricordate la svalutazione del meno 30% in una notte e l'uscita della lira dallo SME? oggi con l'euro l'unico mezzo è quello di non comprare i titoli del debito pubblico. Le conseguenze però sarebbero le stesse...

di P. Paoletti

25 settembre 2010

Basilea 3: un rimedio peggiore del male


Le nuove regole bancarie che vanno sotto il nome di "Basilea 3" ricordano il famoso falegname che, accortosi che il tavolo aveva una gamba più corta, finì col tagliare a zero tutte le gambe nel tentativo di allineare le altre tre. Sarebbe solo un altro capitolo nel manuale delle sciocchezze delle banche centrali, se non ci fosse un processo di disintegrazione finanziaria in corso. Questa decisione accelera la disintegrazione.

In primo luogo, Basilea 3 non risolve il problema centrale, che è quello del debito. Il debito tossico non verrà eliminato. In secondo luogo, le banche vengono sottoposte ad un regime restrittivo lasciando intatto l'intero settore dello "shadow banking". Così, alla City di Londra se ne infischiano perché l'attività finanziaria è prevalentemente di natura non bancaria e quindi le nuove regole non li riguardano. In terzo luogo, Basilea 3 è coerente con la politica di bilancio imposta dall'UE agli stati membri, e avrà effetti deflazionistici perché le banche ridurranno il credito per poter rispettare i requisiti di capitale. E infine, esigendo dalle banche una maggiore provvista di "titoli liquidi di alta qualità", le banche centrali spingono gli istituti di credito ad acquistare più obbligazioni e titoli di stato, forse allo scopo di migliorare i bilanci statali dopo averli appesantiti con i debiti delle banche stesse. Insomma, si finisce come nello sketch del famoso falegname.

Siamo alle ennesime misure monetarie che ambiscono a curare una crisi del debito con maggiore debito. L'unica soluzione, una separazione delle attività bancarie alla Glass-Steagall come preludio per cancellare la bolla speculativa, non è stata nemmeno considerata. Come ha scritto Massimo Mucchetti su Il Corriere della Sera il 14 settembre, "la crisi bancaria internazionale è figlia dell'economia del debito, che gonfia lo sviluppo con i soldi degli altri. Di quest'economia drogata le banche sono state effetto, causa e motore. Il rimedio sarebbe la graduale (e dolorosa) riduzione del debito per tornare a crescere domani, magari meno di prima ma in modo più sano, equo e, diciamolo, onesto. Difficile seguire altre strade… ma il rimedio, proprio perché duro, implicherebbe uno sforzo riformista grande, diffuso in tutte le attività e non solo nella finanza. Negli anni '30, il New Deal non ruppe solo la fratellanza siamese tra banca commerciale e credito finanziario, suscitando le ire di Wall Street, ma cambiò il modo di vivere dell'Occidente. Basilea 3 ha un tale respiro? La risposta è no".

Poiché "di fronte a una vera crisi di liquidità non c'è capitale che tenga", una vera soluzione richiederebbe "dei Roosevelt del nuovo millennio e non banche centrali e governi comunque legati al passato. Che negli USA, il Paese guida, si riassume in due dati: il debito globale americano era di 47 mila miliardi di dollari nel giugno 2007, alla vigilia del disastro, ed è a 52 mila miliardi adesso. Non solo l'Italia, ma l'Occidente sta galleggiando. Nella speranza che i guai si risolvano da soli".

Parallelamente a Basilea 3, il Commissario UE Michel Barnier ha presentato una proposta per "regolare i derivati" che i media hanno presentato come una vera rivoluzione. Barnier propone di mettere tutti i derivati OTC (Over The Counter) in uno sportello ("Under" The Counter), e di permettere ai governi e ai supervisori finanziari di bloccare le vendite allo scoperto e i CDS qualora essi minaccino la stabilità finanziaria di un paese membro dell'UE. La proposta di Barnier, anche se venisse accettata, non funzionerebbe mai. Con i derivati è come con le gravidanze: la ragazza non è mai "un po'" incinta. Barnier ha fatto chiaramente capire le sue intenzioni in un'intervista a Les Echos del 15 settembre. Alla domanda "Perché non vietare semplicemente le vendite allo scoperto di prodotti altamente speculativi?", Barnier ha risposto: "Perché c'è bisogno di vendite allo scoperto! Queste vendite aumentano la liquidità. E' fuori discussione vietare la speculazione, che da tempo immemorabile fa parte della vita economica. Sarebbe come vietare la pioggia!".

by (MoviSol)

L'affitto d'oro della Camera da 150mila euro al giorno

La scoperta sa di acqua calda. Ma la cifra al dettaglio è una novità e soprattutto ha del clamoroso. I 630 deputati non costano solo i 14 mila e passa euro al mese tra indennità (ridotta di mille euro, sì, ma solo dal prossimo gennaio), diaria e rimborsi spese. Ma 22 mila euro. Non il doppio ma giù di lì. E se la denuncia, confermata da tabelle e dati ufficiali, non ha suscitato clamore, è perché avvenuta in una sala di Montecitorio deserta, lunedì pomeriggio, quando solo una manciata di parlamentari si sono presentati in aula per discutere il bilancio interno 2010 della Camera. Come sempre un affare tra intimi, come sempre quando l'anno in esame sta quasi per terminare. Che il re è nudo lo ha proclamato la radicale Rita Bernardini. E anche i deputati questori, guidati dal pidiellino Francesco Colucci, non hanno potuto fare altro che ammettere la debacle. «Vi rendete conto o no, colleghi, che tra palazzi e uffici, Montecitorio spende ormai in affitti 54 milioni di euro l'anno, ovvero 147mila euro al giorno? E sapete questo cosa vuol dire? Che ciascun onorevole, ciascuno di noi, costa 8 mila euro al mese. È evidente che qualsiasi italiano, con quella cifra in mano, si affitterebbe una stanza perfino più grande e comoda rispetto a quelle che concedono. E soprattutto si pagherebbe anche la segreteria».
Già, la segreteria. Perché invece ai deputati, come ai senatori, viene pagata a parte, con tanto di voce mensile da 4 mila euro. Soldi com'è noto affidati direttamente all'onorevole che poi li gestisce a proprio piacimento. Non l'ennesima trovata dei radicali, stavolta. Quando ieri pomeriggio il bilancio interno è stato approvato, è passato anche l'ordine del giorno del pidiellino napoletano Amedeo Labocetta che così lo ha commentato in aula: «Con l'approvazione dell'ordine del giorno si potrà finalmente porre fine allo scandalo che riguarda l'affitto degli immobili della Camera e che rende sempre più ricco l'imprenditore Sergio Scarpellini (titolare della società unica titolare della decina dei immobili affittati da Montecitorio, ndr). Che ha sin qui ricevuto negli anni, dalla presidenza Violante ad oggi, oltre trecento milioni di euro per immobili che valgono al massimo centocinquanta milioni senza che nessuno dei suoi successori, Casini, Bertinotti e Fini, intervenisse per porre fine a questo enorme sperpero di denaro pubblico». La sua tesi è che spendendo meno di un terzo di quanto oggi paga per l'affitto, la Camera potrebbe diventare proprietaria degli immobili. Ma che il vento fosse cambiato lo si è capito quando a prendere la parola è stato il questore (da più legislature) Colucci, anche lui espressione della maggioranza. «Può essere ancora valido il principio a suo tempo approvato secondo cui la Camera deve garantire un ufficio a ciascun deputato?» ha chiesto rivolto ai pochi colleghi in aula. Da qui, la rescissione dei contratti di affitto di palazzo Marini, tanto per cominciare. E a seguire gli altri. Ma per ottenere risparmi a sei zeri, bisognerà attendere anni. Mentre è stato bocciato ieri un altro ordine del giorno firmato Idv che prevedeva la cancellazione, tranchant, del vitalizio degli onorevoli. Per il momento, il bilancio comunque virtuoso 2010 certifica risparmi da 315 milioni di euro consolidati nel periodo 2006 2011, che aumenteranno fino al 2013, quando si sentiranno gli effetti della "sforbiciata" di 1.000 euro dalla busta paga dei deputati, e del 5% sulle retribuzioni dei dipendenti che guadagnano tra 90mila e 150mila euro, fino al 10% degli stipendi sopra i 150mila euro, oltre a un taglio delle spese non vincolate, per un totale di 60 milioni di euro. Nel 2010 la Camera costerà quasi un miliardo di euro, con un tasso di crescita della spesa dell' 1,3%0: il più basso negli ultimi 10 anni. Disco verde ieri anche ai conti di quest'anno del Senato, che il presidente Schifani ha definito "virtuosi". Tutto all'insegna dell'austerity anche lì. Scure sul ventre molle delle pensioni dei dipendenti. La pianta organica di Palazzo Madama sarà ridotta del 20% rispetto al limite massimo previsto, sarà bloccato il turnover per due anni e innalzato il limite per la pensione. Che finora consentiva, come alla Camera, scivoli shock già a 57 anni.
di Carmelo Lopapa

24 settembre 2010

"Sorpasso storico" Il fotovoltaico batte il nucleare in termini di costi

Quello che fino a qualche tempo fa poteva essere semplicemente un sospetto o un desiderio diventa oggi una consolidata realtà, almeno per quanto attiene uno studio proveniente dagli USA, della Duke University che, in base a tecniche di comparazione su costi e produzione, ha decretato che si è oramai sancito quello che gli addetti al settore hanno già definito un vero e proprio “sorpasso storico”.

La notizia difatti sembra essere la prova oggettiva tanto attesa da chi, come Fare Verde, ha sempre sostenuto la produzione di energia tramite l’ausilio di fonti energetiche rinnovabili.

Il dato è confermato quindi: l’energiasolare costa meno di quella nucleare!

Difatti se si conduce un’attenta analisi sui costi di produzione del fotovoltaico comparandoli con quelli derivanti dall’utilizzo delle centrali nucleari programmate nel paese, il dato emerge con netta chiarezza, Il solare fotovoltaico ha conquistato una vera e propria posizione di spicco tra le varie alternative, superando perfino il nucleare!

A divulgare la notizia John Blackburn,un docente di economia dell’università, che ha riportato i risultati raggiunti tramite la propria ricerca, all‘interno dell‘articolo “Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover”(http://www.ncwarn.org/?p=2290)

A quanto pare in termini monetari il solare ha raggiunto addirittura i 16 centesimi di dollaro akilowattora.

Una progressiva e costante riduzione dei costi in meno di otto anni a dispetto di quelli impiegati perportare avanti i reattori nucleari che, invece, hanno subito un incremento passando da 2 miliardi di dollari nel 2002 a 10 nel 2010.

Un vero e proprio smacco per l’Italia, che testardamente continua ad investire nella parte sbagliata.

Si segnala inoltre, un altro importantestudio che va a sottolineare l'inversione di tendenza e la fiduciadimostrata dai grandi e piccoli investimenti nel comparto delleenergie rinnovabili a discapito delle energie tradizionali.

A rilevare l’ottimo andamento del mercato delle energie pulite è lo Iefe, l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi,che ieri, lunedì 20 settembre, ha presentato nell’ateneo milanese il rapporto "Investimenti all’estero in energie rinnovabili e ruolo delle politiche pubbliche", condotto in collaborazione con Ernst &Young. Secondo il report nel 2009, per il secondo anno consecutivo, i nuovi investimenti nel mondo (163 miliardi di dollari) hanno superato quelli nelle energie tradizionali portando le rinnovabili a coprire il 25% della generazione elettrica mondiale.

di Di Maio Massimo

23 settembre 2010

Profumo: puzza di bruciato e spartizione delle banche



L’antefatto è notissimo: le dimissioni del top manager bancario Alessandro Profumo dalla carica di Ad di Unicredit, carica che occupava se ben ricordo dal lontano 1998, frutto di un’affermazione personale progressiva, dopo la rapida scalata in Credito Italiano avvenuta negli anni novanta.
Alessandro Profumo sembra essere un self made man inserito non in un American Dream, ma in più modesto Italian Dream, che da giovanetto è partito come impiegato al Banco Lariano, in posizione umile, lavorando durante il giorno allo sportello e la sera “studiando alla candela” per una laurea alla prestigiosa Bocconi.

Poi è “cresciuto”, naturalmente in termini aziendalistici di affermazione personale e di scalata, entrando in McKinsey e successivamente in RAS.


Certo non è uno degli squali finanziari peggiori, ma è comunque un Top Manager, un Banchiere contemporaneo, uno che cura gli impietosi interessi degli Investitori, oltre che i suoi personali, e quindi per tutti noi non può che rappresentare un nemico.

Volendo fare un po’ di chiarezza nell’intricata vicenda del repentino “siluramento” di Profumo, senza troppe pretese di scoprire verità assolute o segreti inquietanti, è bene porsi alcune domande.

Normale avvicendamento al vertice di una delle due più grandi banche della penisola?


E’ l’ipotesi meno probabile, anche se Mercati ed Investitori talora esigono sacrifici umani fra gli stessi VIP che ne curano gli interessi, per spingere l’acceleratore sul valore creato e sul profitto.
Non dovrebbe essere questo il caso di Profumo, definibile come un banchiere con tendenze “globali”, ben attento al dividendo da distribuire alla Sovrana Proprietà ed ai Rentiers, orientato verso le grandi acquisizioni [l’HVB tedesca e Capitalia, ad esempio] e il superamento degli angusti confini nazionali.

Esito di una lotta ai coltelli per il controllo di pezzi importanti del sistema bancario nazionale?


Il Profumo di turno ha votato alle primarie del Pd e in qualche modo appartiene a questa trista fazione della politica sistemica, non potendo escludere, nonostante si sia parlato spesso di lui come di un manager “distante” dalla politica, una sua prossima “discesa in campo”
Alessandro come prossimo anti-Silvio?
C’è chi lo vede come il possibile, futuro, “Papa straniero” nel Pd, il quale dovrebbe risolvere i problemi di questo cartello elettorale che sembra molto vicino allo sfaldamento.
Ma i giochi sono complessi più di quanto può sembrare, e l’intricata jungla pidiina, infestata di nomenklature postcomuniste e postdemocristiane in reciproca lotta, prive di qualsivoglia programma ma affamate di posti di potere, è forse un po’ troppo anche per un “collaudato” manager come Profumo, per anni al vertice di un organismo finanziario sempre più multinazionale, che vanta oltre 10.000 filiali in 22 paesi [http://www.unicreditgroup.eu/it/About_us/About_us.htm].
Inoltre, una liquidazione di ben 40 milioni di euro – autentica buonuscita da manager globalista di media tacca – potrebbe suscitare qualche piccola discussione, anche se la cosa non dovrebbe avere troppo peso all’interno della cinica burocrazia pidiina, la quale ha da tempo [e volentieri] rinunciato alla battaglia per la giustizia sociale e la difesa dei subalterni impoveriti, schierandosi apertamente sul fronte opposto.
Dall’altra parte della politica sistemica, è fin troppo chiaro che l’interesse di un Berlusconi in difficoltà, in vistoso calo di consensi nei sondaggi – il quale si è finalmente accorto, seppur in ritardo, che la truffa del berlusconismo è ormai scoperta – è proprio quello di controllare quanti più organismi possibili [bancari e non] per mantenersi ancora in sella a qualsiasi costo, e di metterci ai vertici suoi burattini, o comunque personaggi non potenzialmente ostili al suo gruppo di potere e alle politiche, talora feudali, localistiche e regionaliste, che questo esprime, complici le pressioni [e i molti casi i diktat] di una Lega sempre più determinante.
Da più parti si ricorda che Alessandro Profumo intendeva fare di Unicredit una vera e propria “banca globale”, confliggendo con tutta una serie di interessi consolidati proprio all’interno del gruppo, non di rado di natura localistica/ regionalista.

C’è di mezzo il solito Gheddafi con i cospicui capitali libici da investire in “paesi amici”?


Anche, ma forse non è la ragione principale del “siluramento” di Profumo, pur potendo avere qualche peso nella complessa vicenda che ha indotto il consiglio di amministrazione della banca a sfiduciare il brillante manager, dando mandato al presidente Dieter Rampl di “trattare la resa” con il manager e attribuendogli temporaneamente le deleghe dell’Ad.
In effetti, la banca centrale libica ha un suo alto rappresentate in Unicredit ed una cospicua partecipazione nell’istituto, tendenzialmente in crescita. E’ possibile che nel contrasto fra l’Ad “storico” di Unicredit e i soci, più della controversa questione della “penetrazione libica”, pesi la questione delle Fondazioni, principali azioniste della banca, ormai nemiche giurate del Profumo con aspirazioni “globali”, tendente alla banca unitaria che parla fluentemente inglese e che non dovrebbe piacere molto alle Fondazioni stesse.

Quanto conta in questa vicenda la Lega, che preme da buon parvenu per un suo feudo bancario?


La Lega si è finalmente integrata in “Roma ladrona” – non più tanto sputtanata, se non per tener buoni i bruti nelle sagre padane – ed aspira ad avere un suo peso nelle banche, anzi, vorrebbe una banca importante e “tutta sua”, come la volevano non troppo tempo fa [2005] i capi diessini Fassino, i D’Alema, i La Torre intercettati telefonicamente, che facevano il tifo per l’intraprendente Unipol di Gianni Consorte [al quale D’Alema disse telefonicamente “facci sognare”].

Come i politici diessini di allora[non c’era ancora il Pd], che in pieno 2005 volevano una banca tutta loro a costo di andare a braccetto con i “furbetti del quartierino”, anche i leghisti che ormai fanno parte a tutti gli effetti del sistema della piccola politica corrotta e cialtrona, aspirano ad entrare nei salotti buoni finanziari, pur a livello locale, non potendo puntare più in alto, ad esempio a JP Morgan Chase/ Chase Manhattan Bank, alle guglie più alte del capitalismo contemporaneo finanziarizzato, come farebbero i tutti gli strateghi globalisti che si rispettano …
E’ chiaro che la Lega deve accontentarsi di ciò “che passa il convento”, essendo il sistema bancario italiano piuttosto provinciale, ancora in parte protetto e “riserva di caccia” per cordate indigene politico-economiche, nonché giudicato un po’ “asfittico” e arretrato rispetto ai brillanti attori finanziari occidentali del collasso “sub-prime” e della più folle finanza creativa.

La Lega giustifica i suoi appetiti in campo bancario, le sue pulsioni acquisitive, con la necessità di concedere credito alla PMI del nord in agonia, soffocata dal credit crunch e bisognosa di supporto finanziario per poter sperare di sopravvivere ancora un po’, ed in effetti è in parte vero, perché si tratta di una fetta importante del suo elettorato tipico, che deve essere preservata per poter continuare la scalata al potere.
La Lega, inoltre, oltre alla naturale avversione per la penetrazione dei capitali libici nel sistema bancario italiano, ha mostrato di essere contraria alla visione politico-strategica di Profumo, un po’ troppo globalista/ mondialista per gli xenofobi-regionalisti padani, ben arroccati nei loro feudi, influenti nella Fondazione Cariverona che partecipa al capitale del gruppo, nonché pilastro principale del IV esecutivo Berlusconi.
In conclusione, tanti sono gli attori della partita per il controllo di Unicredit, dalle Fondazioni ai libici [i cui interessi sembrano divergenti], dalla Lega a Berlusconi [i cui interessi non sempre sono coincidenti], trattandosi di almeno tre o quattro parti in lizza per determinare il futuro della banca, ma ciò che emerge è che sia le Fondazioni sia la Lega, incatenando il gruppo bancario ai feudi sul territorio, respingendo la visione un po’ ”globalista” dell’estromesso Profumo, oggettivamente ed occasionalmente incarnano la resistenza locale/ regionale all’avanzare inesorabile della globalizzazione finanziaria, che prima o poi dovrà investire in pieno anche il sistema bancario italiano, per ora ancora soggetto ai giochi di potere interni.

Più che Profumo, c’è un po’ di puzza di bruciato nella complessa vicenda, che è tuttora in sviluppo non essendoci ancora il successore dell’Ad costretto alle dimissioni, il quale dovrà essere formalmente nominato dal presidente Rampl scegliendo in una ristretta rosa di nomi. La partita è quindi aperta, e se provvisoriamente la vittoria può essere assegnata alle Fondazioni bancarie e alla Lega bossiana, alleati nei fatti contro Profumo, nessuno può escludere colpi di scena futuri.

Ad infima!


di Eugenio Orso




22 settembre 2010

Il sogno americano diventa un incubo



I nuovi dati resi noti qualche giorno fa dall’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti, rivelano il durissimo impatto sulla popolazione americana della recessione iniziata nell’autunno del 2008. I numeri ufficiali, pur sottovalutando gli effetti della crisi sulla classe media e i lavoratori d’oltreoceano, evidenziano sia un drammatico aumento del livello di povertà nel paese teoricamente più ricco del pianeta, sia il sostanziale fallimento dell’amministrazione Obama in ambito economico a quasi due anni dal cambio della guardia alla Casa Bianca.

A livello generale, il numero degli americani costretti a vivere al di sotto della soglia ufficiale di povertà, così come definita dal governo, nel 2009 è salito a 43,6 milioni, con un incremento di 3,8 milioni rispetto al 2008. Tale numero è il più alto mai registrato dal “Census Bureau” da quando iniziò a raccogliere i dati mezzo secolo fa. In termini percentuali si è passati dal 13,2 per cento del 2008 al 14,3 per cento dello scorso anno, cioè il tasso più elevato dal 1994.

Le conseguenze della situazione economica negli USA hanno prodotto nel paese una situazione non troppo differente da quella che aveva spinto il presidente Lyndon Johnson a lanciare la cosiddetta “Guerra alla Povertà” nella prima metà degli anni Sessanta e che aveva portato all’approvazione, tra l’altro, dell’Economic Opportunity Act e del Social Security Act, rispettivamente nel 1964 e 1965. Oggi come allora, il numero delle famiglie ridotte in povertà sfiora i nove milioni.

Come prevedibile, gli effetti più pesanti riguardano la popolazione adulta in età lavorativa e soprattutto i bambini. Tra i minori, la percentuale di povertà tra il 2008 e il 2009 è passata dal 19,4 al 20,7. Una realtà che appare il risultato di una risposa alla crisi che - con il pieno appoggio del governo democratico - ha prodotto licenziamenti di massa e drastici ridimensionamenti delle retribuzioni dei lavoratori americani. Meno peggio, relativamente, è andata invece per la popolazione anziana, protetta dalla sia pur debole rete assistenziale pubblica, la cui percentuale al di sotto della soglia di povertà è scesa dal 9,7 all’8,9.

L’incidenza della recessione più grave dagli anni Trenta del secolo scorso è risultata poi peggiore per le minoranze etniche. Se pressoché ogni gruppo razziale è stato colpito duramente, a pagare il prezzo più caro sono stati neri e ispanici. Mentre per la popolazione bianca la percentuale di persone sotto la soglia di povertà è salita al 9,4 nel 2009, per i neri è stata del 25,8 e del 25,3 per gli ispanici.

La perdita di milioni di posti di lavoro si è inoltre tradotta per molti nella perdita della copertura sanitaria, dal momento che quest’ultima negli Stati Uniti è in gran parte garantita dai contratti di impiego. Nell’anno in cui era arrivata la prima approvazione della cosiddetta riforma sanitaria del presidente Obama, il numero di americani sprovvisti di qualsiasi copertura ha sfondato il tetto dei 50 milioni (16,7 per cento) per la prima volta dal 1987. Nel 2008 i non assicurati erano 46,3 milioni, pari al 15,4 per cento della popolazione.

Scorrendo i dati dell’Ufficio del Censimento si scorgono numerosi altri segnali della profondissima crisi sociale in cui versano gli Stati Uniti. Oltre al declino del livello medio dei redditi, è evidente l’incapacità del governo di garantire una redistribuzione della ricchezza in un frangente nel quale più se ne sarebbe sentita la necessità. Al contrario, nel 2009 il venti per cento della popolazione ha guadagnato oltre la metà del reddito complessivo, mentre addirittura il cinque per cento ha avuto quasi il 22 per cento del totale.

Se già questi numeri bastano a disegnare un quadro drammatico, a ciò vanno aggiunti quei milioni di americani che non rientrano nella categoria di poveri solo per le cifre governative. La soglia ufficiale di povertà è fissata ad un reddito annuale di 22.050 dollari per una famiglia di quattro persone e di 10.830 dollari per un adulto single. Queste cifre, che già di per sé non garantiscono un livello di vita decente, non sono oltretutto aggiustate su base geografica, giacchè il costo della vita, ad esempio, nelle grandi città è di gran lunga superiore a quello delle aree rurali e i parametri si basano su parametri e necessità vecchi di cinquant’anni.

Il quadro è destinato poi a deteriorarsi nei prossimi mesi. Già a fine anno si esauriranno infatti i sussidi di disoccupazione di cui godono circa tre milioni di americani e la cui più recente proroga era stata approvata dal Congresso a grande fatica. Non molto più rosee sono anche le prospettive a medio termine. Il modello economico lungo il quale si sono incamminati gli Stati Uniti – e non solo – secondo una previsione del think tank “Brookings Institution” spingerà altri dieci milioni di americani al di sotto della soglia di povertà ufficiale entro la metà del decennio.

La pubblicazione del rapporto dell’Ufficio del Censimento è stato accolto con una sostanziale indifferenza da un Barack Obama impegnato ad incontrare i vertici di alcune delle più influenti corporation statunitensi. In una nota formale la Casa Bianca si è limitata a ricordare i presunti benefici del proprio pacchetto di stimolo all’economia approvato a inizio 2009 che avrebbe evitato una situazione ancora peggiore. Una consolazione molto modesta per quei milioni di americani che hanno perso il lavoro, la casa o la copertura sanitaria.

Per quanto modesti, gli effetti del momentaneo allargamento dei cordoni della spesa pubblica in questo biennio si assottiglieranno ulteriormente il prossimo anno, quando le nuove cifre sulla povertà negli USA riveleranno verosimilmente una realtà ancora più pesante. Le prossime statistiche, infatti, mostreranno tutte le conseguenze degli aumenti delle spese sanitarie e dei servizi pubblici, il cui impatto sta già facendo sprofondare nell’indigenza un numero sempre più elevato di cittadini abbandonati a loro stessi da un sistema politico in grado di rispondere esclusivamente ai grandi interessi economici e finanziari americani.

di Michele Paris

21 settembre 2010

Le banche di tutto il mondo crolleranno! Siate pronti




Il crollo globale della moneta a corso forzoso

I miei lettori ricorderanno di averli già avvisati nel dicembre 2006 che le banche di tutto il mondo sarebbero crollate quando lo Tsunami Finanziario avrebbe colpito l’economia globale nel 2007. E il resto, come si dice, è storia.
Il Quantitative Easing (detto anche alleggerimento quantitivo) portato avanti dal Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha posticipato soltanto di poco più di 18 mesi la fine inevitabile del sistema bancario basato sulla moneta fantasma a corso forzoso.

E’ questa la ragione per la quale nel novembre 2009 ero così sicuro nel mettere in guardia i miei lettori che entro la fine del primo trimestre del 2010 o, al massimo, entro il secondo trimestre del 2010, l’economia globale sarebbe andata in tilt. I recenti allarmi sul rallentamento dell’economia americana e le parole di Bernanke secondo cui “il recente ritmo di crescita è meno sostenuto di quanto ci aspettassimo” non hanno fatto altro che convalidare la mia analisi. Bernanke ha comunicato che le prospettive sono incerte e che l’economia “rimane vulnerabile a repentini sviluppi”.

Ovviamente le parole di Bernanke non rivelano la reale portata dei timori che stanno assalendo i banchieri centrali e le élite finanziarie che si sono riunite nell’incontro annuale a Jackson Hole, in Wyoming. Ma vi posso garantire che erano molto preoccupati.

Perché?

Sarò sincero e schietto. I “repentini sviluppi” a cui si riferiva Bernanke sono il crollo delle banche mondiali. Questo è un modo di dire della FED e, per chi si trova nel cerchio della morte, si tratta di una terribile avvisaglia. Tantissimi rinomati economisti hanno valutato in modo errato l’obiettivo e le conseguenze del quantitative easing. Gli uffici stampa dei banchieri centrali e i media di tutto il mondo hanno ingannato la gente dicendo che il QE consentirà alle banche di prestare fondi alle società assetate di denaro e far ripartire di slancio l’economia. Il regime con un basso tasso di interesse spingerebbe tutti quanti a richiedere prestiti, consumare ed investire.

Questa era la favoletta.

All’epoca c’erano diversi economisti preoccupati del fatto che come risultato della stampa straordinaria (elettronica o con altri mezzi) da parte della FED, ben presto sarebbe arrivata un’iperinflazione.
Ma non è avvenuto nulla. L’effetto moltiplicativo del sistema a riserva frazionaria non è partito. In effetti, il prestito bancario è rimasto fermo.

Perché ? 

Che cosa è avvenuto ?

Ve lo spiego punto per punto con termini semplici:

1)
Tutte le banche del mondo erano piene fino al collo di titoli tossici. Tutti i titoli AAA garantiti da mutui immobiliari ecc.. erano di fatto SPAZZATURA. Ma nei bilanci delle banche e dei loro strumenti speciali (SPV), veniva dichiarato che questi valessero MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI.

2)
Il crollo di Lehman Brothers e AIG ha messo alla luce questa amara verità. Tutte le banche del mondo avevano passività nell’ordine di miliardi di dollari. Erano tutte INSOLVENTI. Le banche centrali del pianeta si sono accordate segretamente per non rivelare le perdite complessive delle banche mondiali poiché questo avrebbe portato ad un assalto alle banche, come è avvenuto nel caso della Northern Rock nel Regno Unito.

3)
La FED ha escogitato un programma ambiguo, portato avanti da Bernanke, per aiutare le banche globali a scaricare in modo sistematico, e a blocchi, i titoli tossici in modo da permettere loro di adeguarsi ai REQUISITI DI RISERVA in base al sistema di riserva frazionaria, e di continuare le proprie attività bancarie. Questa è la sostanza del salvataggio delle banche mondiali operato dai banchieri centrali.

4)
Questo programma ambiguo è stato attuato tramite il quantitative easing (QE) della FED, vale a dire l’acquisto di titoli tossici dalle banche. La FED ha creato “denaro dal nulla” e ha utilizzato quel “denaro” per comprare i titoli tossici al valore nominale o contabile dalle banche, nonostante fossero tutta spazzatura e, nella maggior parte dei casi, non valessero più di dieci centesimi di dollaro. Ora la FED è “carica” di titoli tossici che una volta erano di proprietà delle banche. Ma queste banche non possono dichiarare o ammettere che le cose stanno in questo modo. Da qui, questa farsa finanziaria.

5)
Se dovessimo seguire la semplice logica, avremmo come risultato le banche globali piene di liquidità per consentire loro di prestare denaro ai consumatori disperati e alle imprese assetate di contanti. Ma i soldi non sono usciti sotto forma di prestiti. Dove sono andati ?

6
) Sono ritornati alla FED sotto forma di riserva, e poiché la FED ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici, il “denaro” (semplici voci contabili nei bilanci della FED) che queste banche mondiali avevano è stato considerato come “riserve in eccesso”. E’ un termine improprio perché ha dato l’ILLUSIONE che le banche fossero strapiene di soldi e nel sistema di riserva frazionaria in grado di erogare prestiti per miliardi di dollari. Ma non lo hanno fatto. Come mai?

7)
Perché le banche di tutto il mondo hanno ancora migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici nei loro bilanci. Sono ancora insolventi, stando alle norme del sistema bancario a riserva frazionaria. L’opinione pubblica non deve venirne a conoscenza perché altrimenti scatenerebbe un’enorme corsa agli sportelli!

8)
Bernanke, il Tesoro americano e i banchieri centrali di tutto il mondo stavano tutti pregando e sperando che nel giro di qualche mese (la loro stima è stata dai 12 ai 18 mesi) il mercato immobiliare si sarebbe ripreso e i prezzi degli asset sarebbero ritornati ai livelli pre-crisi.
Mi spiego meglio. Una casa viene venduta, diciamo, per 500.000 dollari. Il mutuatario ha un mutuo di 450.000 dollari o anche più. La casa ora vale 200.000 dollari, o anche meno. Moltiplicate tutto questo per i milioni di case che sono state vendute tra il 2000 o il 2008 e potrete apprezzare l’estensione del buco nero finanziario. Le banche globali non hanno modo di uscire da questo casino gigantesco. E non è possibile che la FED e i banchieri centrali, attraverso il quantitative easing, possano continuare a comprare titoli tossici senza farsi scoprire e senza rivelare l’inganno della solvibilità di queste banche.
Secondo le mie valutazioni, esse devono avere come minimo un QE di 20.000 miliardi di dollari. La FED e nessun banchiere centrale avrebbe il coraggio di “creare una simile quantità di denaro dal nulla” senza sollevare sospetti o gettare il panico tra i creditori, gli investitori e i depositanti sovrani. E’ come dichiarare ufficialmente che tutte le banche sono FALLITE.

9)
Ma nel breve e nel medio termine non c’è altra soluzione se non un altro po’ di QE, il QE II. Considerato l’ammonimento di cui sopra, il QE II non può superare la quantità del QE precedente senza aprire il proverbiale vaso di Pandora.

10)
Ma è scontato che la FED si imbarcherà in un QE II, secondo il sistema bancario a riserva frazionaria, perché se la FED non acquisterà altri titoli tossici, le banche di tutto il mondo (di fronte ad un aumento dei pignoramenti ecc..) non raggiungeranno i loro requisiti di riserva.

11)
Ricorderete anche che la FED al culmine della crisi annunciò che gli interessi sarebbero stati pagati sulle cosiddette “riserve in eccesso” delle banche globali, consentendo dunque a queste banche di “guadagnare” interessi. Dunque, quello che ora vediamo è un bel carosello di fondi che si spostano dalla tasca destra alla tasca sinistra con un clic di un mouse. Le FED crea denaro, lo utilizza per acquistare titoli tossici e lo stesso denaro ritorna poi alla FED dalle banche di tutto il mondo per guadagnare interessi. Grazie a questa finzione del QE, le banche vengono riempite di contanti che permettono loro di guadagnare interessi. C’è da stupirsi del fatto che queste banche abbiano annunciato dei profitti record ?

12)
Le banche globali si sbarazzano di una parte dei loro titoli tossici a prezzo pieno e senza alcun costo, e vengono pagate per scaricare la spazzatura tossica tramite pagamenti via Internet. Inoltre, alcuni dei “fondi” vengono utilizzati da queste banche per acquistare Buoni del Tesoro americano (che generano anch’essi un interesse) che a loro volta permettono al Tesoro di continuare la propria spesa in deficit. QUESTA E’ LA TRUFFA DEL SALVATAGGIO del secolo. Ora che avete capito tutto l’INGANNO, rimane da vedere come se la caverà la FED con il prossimo giro di quantitative easing – il QE II.
Ovviamente la FED e le altre banche centrali sperano che tra un po’ i prezzi degli asset si riprenderanno e recupereranno il valore che avevano prima della crisi. Questa è pura fantasia. Il QE II fallirà come ha fallito QE I nel salvare le banche.
Il paziente è in terapia intensiva e non ha attività cerebrale, anche se il cuore sta ancora pompando, seppur debolmente. Le banche “troppo grandi per fallire” non possono essere salvate e deve poter essere consentito loro di venire liquidate. Sarà doloroso, ma è una cosa necessaria per avere una ripresa. Questo è poco ma sicuro.

Avviso:

Quando i nodi arriveranno al pettine, all’inizio del 2011, ci sarà un’impressionante corsa agli sportelli.
Mi aspetto che la FED e le altre banche centrali prevedano una tale corsa e che faranno le cose seguenti:

1) Non accetteranno i prelievi bancari oltre una certa cifra, diciamo 1.000 dollari al giorno; 2) non accetteranno le transazioni di contanti oltre una certa cifra, diciamo 10.000 dollari per determinate transazioni; 3) le transazioni (investimenti) per metalli (oro e argento) verranno limitate; 4) nella peggiore delle ipotesi, la confisca dell’oro COME E’ AVVENUTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; 5) l’imposizione di controlli sui capitali e cose del genere; 6) leggi che obbligheranno la maggior parte delle transazioni commerciali ad essere condotte tramite carte di credito o di debito; 7) leggi che puniranno penalmente ogni violazione dei punti precedenti.

Soluzione:

Mantenete un saldo bancario sufficiente per attenervi alle potenziali imposizioni di cui sopra.
Iniziate a diversificare i vostri asset abbandonando asset espressi in dollari. Tenete quantità sufficienti di valuta straniera in quelle giurisdizioni dove è meno probabile che vengano attuate le imposizioni di cui sopra.

CONCLUSIONE

Ci sarà un tsunami finanziario (secondo round) che il mondo non avrà mai visto prima.

Le banche di tutto il mondo crolleranno!

Siate pronti.

di Matthias Chang


Fonte: www.globalresearch.ca




Il crollo globale della moneta a corso forzoso


I miei lettori ricorderanno di averli già avvisati nel dicembre 2006 che le banche di tutto il mondo sarebbero crollate quando lo Tsunami Finanziario avrebbe colpito l’economia globale nel 2007. E il resto, come si dice, è storia.
Il Quantitative Easing (detto anche alleggerimento quantitivo) portato avanti dal Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha posticipato soltanto di poco più di 18 mesi la fine inevitabile del sistema bancario basato sulla moneta fant
Il crollo globale della moneta a corso forzoso

I miei lettori ricorderanno di averli già avvisati nel dicembre 2006 che le banche di tutto il mondo sarebbero crollate quando lo Tsunami Finanziario avrebbe colpito l’economia globale nel 2007. E il resto, come si dice, è storia.
Il Quantitative Easing (detto anche alleggerimento quantitivo) portato avanti dal Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha posticipato soltanto di poco più di 18 mesi la fine inevitabile del sistema bancario basato sulla moneta fantasma a corso forzoso.

E’ questa la ragione per la quale nel novembre 2009 ero così sicuro nel mettere in guardia i miei lettori che entro la fine del primo trimestre del 2010 o, al massimo, entro il secondo trimestre del 2010, l’economia globale sarebbe andata in tilt. I recenti allarmi sul rallentamento dell’economia americana e le parole di Bernanke secondo cui “il recente ritmo di crescita è meno sostenuto di quanto ci aspettassimo” non hanno fatto altro che convalidare la mia analisi. Bernanke ha comunicato che le prospettive sono incerte e che l’economia “rimane vulnerabile a repentini sviluppi”.

Ovviamente le parole di Bernanke non rivelano la reale portata dei timori che stanno assalendo i banchieri centrali e le élite finanziarie che si sono riunite nell’incontro annuale a Jackson Hole, in Wyoming. Ma vi posso garantire che erano molto preoccupati.

Perché?

Sarò sincero e schietto. I “repentini sviluppi” a cui si riferiva Bernanke sono il crollo delle banche mondiali. Questo è un modo di dire della FED e, per chi si trova nel cerchio della morte, si tratta di una terribile avvisaglia. Tantissimi rinomati economisti hanno valutato in modo errato l’obiettivo e le conseguenze del quantitative easing. Gli uffici stampa dei banchieri centrali e i media di tutto il mondo hanno ingannato la gente dicendo che il QE consentirà alle banche di prestare fondi alle società assetate di denaro e far ripartire di slancio l’economia. Il regime con un basso tasso di interesse spingerebbe tutti quanti a richiedere prestiti, consumare ed investire.

Questa era la favoletta.

All’epoca c’erano diversi economisti preoccupati del fatto che come risultato della stampa straordinaria (elettronica o con altri mezzi) da parte della FED, ben presto sarebbe arrivata un’iperinflazione.
Ma non è avvenuto nulla. L’effetto moltiplicativo del sistema a riserva frazionaria non è partito. In effetti, il prestito bancario è rimasto fermo.

Perché ? 

Che cosa è avvenuto ?

Ve lo spiego punto per punto con termini semplici:

1)
Tutte le banche del mondo erano piene fino al collo di titoli tossici. Tutti i titoli AAA garantiti da mutui immobiliari ecc.. erano di fatto SPAZZATURA. Ma nei bilanci delle banche e dei loro strumenti speciali (SPV), veniva dichiarato che questi valessero MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI.

2)
Il crollo di Lehman Brothers e AIG ha messo alla luce questa amara verità. Tutte le banche del mondo avevano passività nell’ordine di miliardi di dollari. Erano tutte INSOLVENTI. Le banche centrali del pianeta si sono accordate segretamente per non rivelare le perdite complessive delle banche mondiali poiché questo avrebbe portato ad un assalto alle banche, come è avvenuto nel caso della Northern Rock nel Regno Unito.

3)
La FED ha escogitato un programma ambiguo, portato avanti da Bernanke, per aiutare le banche globali a scaricare in modo sistematico, e a blocchi, i titoli tossici in modo da permettere loro di adeguarsi ai REQUISITI DI RISERVA in base al sistema di riserva frazionaria, e di continuare le proprie attività bancarie. Questa è la sostanza del salvataggio delle banche mondiali operato dai banchieri centrali.

4)
Questo programma ambiguo è stato attuato tramite il quantitative easing (QE) della FED, vale a dire l’acquisto di titoli tossici dalle banche. La FED ha creato “denaro dal nulla” e ha utilizzato quel “denaro” per comprare i titoli tossici al valore nominale o contabile dalle banche, nonostante fossero tutta spazzatura e, nella maggior parte dei casi, non valessero più di dieci centesimi di dollaro. Ora la FED è “carica” di titoli tossici che una volta erano di proprietà delle banche. Ma queste banche non possono dichiarare o ammettere che le cose stanno in questo modo. Da qui, questa farsa finanziaria.

5)
Se dovessimo seguire la semplice logica, avremmo come risultato le banche globali piene di liquidità per consentire loro di prestare denaro ai consumatori disperati e alle imprese assetate di contanti. Ma i soldi non sono usciti sotto forma di prestiti. Dove sono andati ?

6
) Sono ritornati alla FED sotto forma di riserva, e poiché la FED ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici, il “denaro” (semplici voci contabili nei bilanci della FED) che queste banche mondiali avevano è stato considerato come “riserve in eccesso”. E’ un termine improprio perché ha dato l’ILLUSIONE che le banche fossero strapiene di soldi e nel sistema di riserva frazionaria in grado di erogare prestiti per miliardi di dollari. Ma non lo hanno fatto. Come mai?

7)
Perché le banche di tutto il mondo hanno ancora migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici nei loro bilanci. Sono ancora insolventi, stando alle norme del sistema bancario a riserva frazionaria. L’opinione pubblica non deve venirne a conoscenza perché altrimenti scatenerebbe un’enorme corsa agli sportelli!

8)
Bernanke, il Tesoro americano e i banchieri centrali di tutto il mondo stavano tutti pregando e sperando che nel giro di qualche mese (la loro stima è stata dai 12 ai 18 mesi) il mercato immobiliare si sarebbe ripreso e i prezzi degli asset sarebbero ritornati ai livelli pre-crisi.
Mi spiego meglio. Una casa viene venduta, diciamo, per 500.000 dollari. Il mutuatario ha un mutuo di 450.000 dollari o anche più. La casa ora vale 200.000 dollari, o anche meno. Moltiplicate tutto questo per i milioni di case che sono state vendute tra il 2000 o il 2008 e potrete apprezzare l’estensione del buco nero finanziario. Le banche globali non hanno modo di uscire da questo casino gigantesco. E non è possibile che la FED e i banchieri centrali, attraverso il quantitative easing, possano continuare a comprare titoli tossici senza farsi scoprire e senza rivelare l’inganno della solvibilità di queste banche.
Secondo le mie valutazioni, esse devono avere come minimo un QE di 20.000 miliardi di dollari. La FED e nessun banchiere centrale avrebbe il coraggio di “creare una simile quantità di denaro dal nulla” senza sollevare sospetti o gettare il panico tra i creditori, gli investitori e i depositanti sovrani. E’ come dichiarare ufficialmente che tutte le banche sono FALLITE.

9)
Ma nel breve e nel medio termine non c’è altra soluzione se non un altro po’ di QE, il QE II. Considerato l’ammonimento di cui sopra, il QE II non può superare la quantità del QE precedente senza aprire il proverbiale vaso di Pandora.

10)
Ma è scontato che la FED si imbarcherà in un QE II, secondo il sistema bancario a riserva frazionaria, perché se la FED non acquisterà altri titoli tossici, le banche di tutto il mondo (di fronte ad un aumento dei pignoramenti ecc..) non raggiungeranno i loro requisiti di riserva.

11)
Ricorderete anche che la FED al culmine della crisi annunciò che gli interessi sarebbero stati pagati sulle cosiddette “riserve in eccesso” delle banche globali, consentendo dunque a queste banche di “guadagnare” interessi. Dunque, quello che ora vediamo è un bel carosello di fondi che si spostano dalla tasca destra alla tasca sinistra con un clic di un mouse. Le FED crea denaro, lo utilizza per acquistare titoli tossici e lo stesso denaro ritorna poi alla FED dalle banche di tutto il mondo per guadagnare interessi. Grazie a questa finzione del QE, le banche vengono riempite di contanti che permettono loro di guadagnare interessi. C’è da stupirsi del fatto che queste banche abbiano annunciato dei profitti record ?

12)
Le banche globali si sbarazzano di una parte dei loro titoli tossici a prezzo pieno e senza alcun costo, e vengono pagate per scaricare la spazzatura tossica tramite pagamenti via Internet. Inoltre, alcuni dei “fondi” vengono utilizzati da queste banche per acquistare Buoni del Tesoro americano (che generano anch’essi un interesse) che a loro volta permettono al Tesoro di continuare la propria spesa in deficit. QUESTA E’ LA TRUFFA DEL SALVATAGGIO del secolo. Ora che avete capito tutto l’INGANNO, rimane da vedere come se la caverà la FED con il prossimo giro di quantitative easing – il QE II.
Ovviamente la FED e le altre banche centrali sperano che tra un po’ i prezzi degli asset si riprenderanno e recupereranno il valore che avevano prima della crisi. Questa è pura fantasia. Il QE II fallirà come ha fallito QE I nel salvare le banche.
Il paziente è in terapia intensiva e non ha attività cerebrale, anche se il cuore sta ancora pompando, seppur debolmente. Le banche “troppo grandi per fallire” non possono essere salvate e deve poter essere consentito loro di venire liquidate. Sarà doloroso, ma è una cosa necessaria per avere una ripresa. Questo è poco ma sicuro.

Avviso:

Quando i nodi arriveranno al pettine, all’inizio del 2011, ci sarà un’impressionante corsa agli sportelli.
Mi aspetto che la FED e le altre banche centrali prevedano una tale corsa e che faranno le cose seguenti:

1) Non accetteranno i prelievi bancari oltre una certa cifra, diciamo 1.000 dollari al giorno; 2) non accetteranno le transazioni di contanti oltre una certa cifra, diciamo 10.000 dollari per determinate transazioni; 3) le transazioni (investimenti) per metalli (oro e argento) verranno limitate; 4) nella peggiore delle ipotesi, la confisca dell’oro COME E’ AVVENUTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; 5) l’imposizione di controlli sui capitali e cose del genere; 6) leggi che obbligheranno la maggior parte delle transazioni commerciali ad essere condotte tramite carte di credito o di debito; 7) leggi che puniranno penalmente ogni violazione dei punti precedenti.

Soluzione:

Mantenete un saldo bancario sufficiente per attenervi alle potenziali imposizioni di cui sopra.
Iniziate a diversificare i vostri asset abbandonando asset espressi in dollari. Tenete quantità sufficienti di valuta straniera in quelle giurisdizioni dove è meno probabile che vengano attuate le imposizioni di cui sopra.

CONCLUSIONE

Ci sarà un tsunami finanziario (secondo round) che il mondo non avrà mai visto prima.

Le banche di tutto il mondo crolleranno!

Siate pronti.


Fonte: www.globalresearch.ca

asma a corso forzoso.

E’ questa la ragione per la quale nel novembre 2009 ero così sicuro nel mettere in guardia i miei lettori che entro la fine del primo trimestre del 2010 o, al massimo, entro il secondo trimestre del 2010, l’economia globale sarebbe andata in tilt. I recenti allarmi sul rallentamento dell’economia americana e le parole di Bernanke secondo cui “il recente ritmo di crescita è meno sostenuto di quanto ci aspettassimo” non hanno fatto altro che convalidare la mia analisi. Bernanke ha comunicato che le prospettive sono incerte e che l’economia “rimane vulnerabile a repentini sviluppi”.

Ovviamente le parole di Bernanke non rivelano la reale portata dei timori che stanno assalendo i banchieri centrali e le élite finanziarie che si sono riunite nell’incontro annuale a Jackson Hole, in Wyoming. Ma vi posso garantire che erano molto preoccupati.

Perché?

Sarò sincero e schietto. I “repentini sviluppi” a cui si riferiva Bernanke sono il crollo delle banche mondiali. Questo è un modo di dire della FED e, per chi si trova nel cerchio della morte, si tratta di una terribile avvisaglia. Tantissimi rinomati economisti hanno valutato in modo errato l’obiettivo e le conseguenze del quantitative easing. Gli uffici stampa dei banchieri centrali e i media di tutto il mondo hanno ingannato la gente dicendo che il QE consentirà alle banche di prestare fondi alle società assetate di denaro e far ripartire di slancio l’economia. Il regime con un basso tasso di interesse spingerebbe tutti quanti a richiedere prestiti, consumare ed investire.

Questa era la favoletta.

All’epoca c’erano diversi economisti preoccupati del fatto che come risultato della stampa straordinaria (elettronica o con altri mezzi) da parte della FED, ben presto sarebbe arrivata un’iperinflazione.
Ma non è avvenuto nulla. L’effetto moltiplicativo del sistema a riserva frazionaria non è partito. In effetti, il prestito bancario è rimasto fermo.

Perché ? 

Che cosa è avvenuto ?

Ve lo spiego punto per punto con termini semplici:

1)
Tutte le banche del mondo erano piene fino al collo di titoli tossici. Tutti i titoli AAA garantiti da mutui immobiliari ecc.. erano di fatto SPAZZATURA. Ma nei bilanci delle banche e dei loro strumenti speciali (SPV), veniva dichiarato che questi valessero MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI.

2)
Il crollo di Lehman Brothers e AIG ha messo alla luce questa amara verità. Tutte le banche del mondo avevano passività nell’ordine di miliardi di dollari. Erano tutte INSOLVENTI. Le banche centrali del pianeta si sono accordate segretamente per non rivelare le perdite complessive delle banche mondiali poiché questo avrebbe portato ad un assalto alle banche, come è avvenuto nel caso della Northern Rock nel Regno Unito.

3)
La FED ha escogitato un programma ambiguo, portato avanti da Bernanke, per aiutare le banche globali a scaricare in modo sistematico, e a blocchi, i titoli tossici in modo da permettere loro di adeguarsi ai REQUISITI DI RISERVA in base al sistema di riserva frazionaria, e di continuare le proprie attività bancarie. Questa è la sostanza del salvataggio delle banche mondiali operato dai banchieri centrali.

4)
Questo programma ambiguo è stato attuato tramite il quantitative easing (QE) della FED, vale a dire l’acquisto di titoli tossici dalle banche. La FED ha creato “denaro dal nulla” e ha utilizzato quel “denaro” per comprare i titoli tossici al valore nominale o contabile dalle banche, nonostante fossero tutta spazzatura e, nella maggior parte dei casi, non valessero più di dieci centesimi di dollaro. Ora la FED è “carica” di titoli tossici che una volta erano di proprietà delle banche. Ma queste banche non possono dichiarare o ammettere che le cose stanno in questo modo. Da qui, questa farsa finanziaria.

5)
Se dovessimo seguire la semplice logica, avremmo come risultato le banche globali piene di liquidità per consentire loro di prestare denaro ai consumatori disperati e alle imprese assetate di contanti. Ma i soldi non sono usciti sotto forma di prestiti. Dove sono andati ?

6
) Sono ritornati alla FED sotto forma di riserva, e poiché la FED ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di rifiuti tossici, il “denaro” (semplici voci contabili nei bilanci della FED) che queste banche mondiali avevano è stato considerato come “riserve in eccesso”. E’ un termine improprio perché ha dato l’ILLUSIONE che le banche fossero strapiene di soldi e nel sistema di riserva frazionaria in grado di erogare prestiti per miliardi di dollari. Ma non lo hanno fatto. Come mai?

7)
Perché le banche di tutto il mondo hanno ancora migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici nei loro bilanci. Sono ancora insolventi, stando alle norme del sistema bancario a riserva frazionaria. L’opinione pubblica non deve venirne a conoscenza perché altrimenti scatenerebbe un’enorme corsa agli sportelli!

8)
Bernanke, il Tesoro americano e i banchieri centrali di tutto il mondo stavano tutti pregando e sperando che nel giro di qualche mese (la loro stima è stata dai 12 ai 18 mesi) il mercato immobiliare si sarebbe ripreso e i prezzi degli asset sarebbero ritornati ai livelli pre-crisi.
Mi spiego meglio. Una casa viene venduta, diciamo, per 500.000 dollari. Il mutuatario ha un mutuo di 450.000 dollari o anche più. La casa ora vale 200.000 dollari, o anche meno. Moltiplicate tutto questo per i milioni di case che sono state vendute tra il 2000 o il 2008 e potrete apprezzare l’estensione del buco nero finanziario. Le banche globali non hanno modo di uscire da questo casino gigantesco. E non è possibile che la FED e i banchieri centrali, attraverso il quantitative easing, possano continuare a comprare titoli tossici senza farsi scoprire e senza rivelare l’inganno della solvibilità di queste banche.
Secondo le mie valutazioni, esse devono avere come minimo un QE di 20.000 miliardi di dollari. La FED e nessun banchiere centrale avrebbe il coraggio di “creare una simile quantità di denaro dal nulla” senza sollevare sospetti o gettare il panico tra i creditori, gli investitori e i depositanti sovrani. E’ come dichiarare ufficialmente che tutte le banche sono FALLITE.

9)
Ma nel breve e nel medio termine non c’è altra soluzione se non un altro po’ di QE, il QE II. Considerato l’ammonimento di cui sopra, il QE II non può superare la quantità del QE precedente senza aprire il proverbiale vaso di Pandora.

10)
Ma è scontato che la FED si imbarcherà in un QE II, secondo il sistema bancario a riserva frazionaria, perché se la FED non acquisterà altri titoli tossici, le banche di tutto il mondo (di fronte ad un aumento dei pignoramenti ecc..) non raggiungeranno i loro requisiti di riserva.

11)
Ricorderete anche che la FED al culmine della crisi annunciò che gli interessi sarebbero stati pagati sulle cosiddette “riserve in eccesso” delle banche globali, consentendo dunque a queste banche di “guadagnare” interessi. Dunque, quello che ora vediamo è un bel carosello di fondi che si spostano dalla tasca destra alla tasca sinistra con un clic di un mouse. Le FED crea denaro, lo utilizza per acquistare titoli tossici e lo stesso denaro ritorna poi alla FED dalle banche di tutto il mondo per guadagnare interessi. Grazie a questa finzione del QE, le banche vengono riempite di contanti che permettono loro di guadagnare interessi. C’è da stupirsi del fatto che queste banche abbiano annunciato dei profitti record ?

12)
Le banche globali si sbarazzano di una parte dei loro titoli tossici a prezzo pieno e senza alcun costo, e vengono pagate per scaricare la spazzatura tossica tramite pagamenti via Internet. Inoltre, alcuni dei “fondi” vengono utilizzati da queste banche per acquistare Buoni del Tesoro americano (che generano anch’essi un interesse) che a loro volta permettono al Tesoro di continuare la propria spesa in deficit. QUESTA E’ LA TRUFFA DEL SALVATAGGIO del secolo. Ora che avete capito tutto l’INGANNO, rimane da vedere come se la caverà la FED con il prossimo giro di quantitative easing – il QE II.
Ovviamente la FED e le altre banche centrali sperano che tra un po’ i prezzi degli asset si riprenderanno e recupereranno il valore che avevano prima della crisi. Questa è pura fantasia. Il QE II fallirà come ha fallito QE I nel salvare le banche.
Il paziente è in terapia intensiva e non ha attività cerebrale, anche se il cuore sta ancora pompando, seppur debolmente. Le banche “troppo grandi per fallire” non possono essere salvate e deve poter essere consentito loro di venire liquidate. Sarà doloroso, ma è una cosa necessaria per avere una ripresa. Questo è poco ma sicuro.

Avviso:

Quando i nodi arriveranno al pettine, all’inizio del 2011, ci sarà un’impressionante corsa agli sportelli.
Mi aspetto che la FED e le altre banche centrali prevedano una tale corsa e che faranno le cose seguenti:

1) Non accetteranno i prelievi bancari oltre una certa cifra, diciamo 1.000 dollari al giorno; 2) non accetteranno le transazioni di contanti oltre una certa cifra, diciamo 10.000 dollari per determinate transazioni; 3) le transazioni (investimenti) per metalli (oro e argento) verranno limitate; 4) nella peggiore delle ipotesi, la confisca dell’oro COME E’ AVVENUTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; 5) l’imposizione di controlli sui capitali e cose del genere; 6) leggi che obbligheranno la maggior parte delle transazioni commerciali ad essere condotte tramite carte di credito o di debito; 7) leggi che puniranno penalmente ogni violazione dei punti precedenti.

Soluzione:

Mantenete un saldo bancario sufficiente per attenervi alle potenziali imposizioni di cui sopra.
Iniziate a diversificare i vostri asset abbandonando asset espressi in dollari. Tenete quantità sufficienti di valuta straniera in quelle giurisdizioni dove è meno probabile che vengano attuate le imposizioni di cui sopra.

CONCLUSIONE

Ci sarà un tsunami finanziario (secondo round) che il mondo non avrà mai visto prima.

Le banche di tutto il mondo crolleranno!

Siate pronti.
di Matthias Chang


Fonte: www.globalresearch.ca

20 settembre 2010

La Giunta UE prepara il "salto quantistico" nell'inferno


Se fosse per la Commissione Europea e per la BCE, i governi andrebbero semplicemente sciolti. A sorprendere non è tanto questa verità, quanto il fatto che i suddetti governi accettano supinamente le misure che conducono alla "soluzione finale".

Così, il 6-7 settembre, l'Ecofin ha dato il via libera alla cosiddetta "Sessione di bilancio europea", che, nelle parole del ministro Tremonti, "è il luogo politico in cui si assisterà ad un trasferimento di poteri dalla periferia al centro europeo". Esso sancirà "la fine delle politiche 'national oriented'… Ogni anno, da gennaio ad aprile, tutto ruoterà per tutti gli stati intorno alla sessione di bilancio europea… ogni Stato presenterà i suoi documenti, destinati ad essere discussi collettivamente da tutti gli altri Stati e coordinate dalla Commissione Europea". Ed ha aggiunto: "Nella forma è un passaggio procedurale, nella sostanza sarà un cambiamento costituzionale".

Ormai i cambiamenti costituzionali avvengono così, qualcuno li decide a Bruxelles, alla faccia dei parlamenti e del popolo sovrano. Non lo dite ai censori del Lodo Alfano...

La buona notizia è che lo stesso Ecofin non è riuscito ad accordarsi sul previsto inasprimento delle regole di Maastricht. Un gruppo di paesi guidato dalla Spagna si è opposto all'automatizzazione delle procedure di infrazione e dell'inasprimento della pena; un altro gruppo di nazioni, guidato dall'Italia e dal Belgio, si è ovviamente opposto all'estensione delle stesse procedure alla violazione dei parametri sul debito. Per il momento, un'ulteriore arma di distruzione di massa non è stata innescata. Ma la Giunta UE appronta nuove armi.

Mentre l'Ecofin varava la nuova "devolution", il Presidente Barroso teneva il suo primo discorso sullo "Stato dell'Unione" al Parlamento Europeo, annunciando una nuova iniziativa per un'imposta diretta dell'UE sui cittadini europei. "Come ha sottolineato questo Parlamento – ha detto Barroso – dovremo affrontare il discorso delle risorse proprie" della Commissione Europea, e ha indicato come opzioni o un'imposta diretta o una percentuale sui bond europei (quest'ultima opzione permetterebbe di prendere due piccioni con una fava).

Nel frattempo, ai governi viene gentilmente chiesto di accelerare il proprio suicidio tramite politiche di austerità alla Bruening. Il 9 settembre, la BCE ha chiesto di ridurre i salari nei paesi "deboli" dell'UE, e di eliminare il diritto di voto nel Consiglio Europeo degli stati membri che violino le regole del deficit – la stessa misura che l'Ecofin non è riuscito ad approvare.

In un'intervista al Financial Times, il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha ammesso che per l'abolizione del diritto di voto sarebbe necessario un cambiamento dei trattati UE, ma poiché ciò è impossibile, ha suggerito di "usare al massimo le leggi esistenti". Trichet ha chiamato questo passaggio "un salto quantistico" nella futura governance europea. Allo stesso tempo, la BCE ha aumentato l'intensità delle sua richieste di riduzione dei salari. Nell'ultimo bollettino mensile, si chiedono "riforme strutturali di vasta portata" per le economie "non competitive" dell'UE. "Le misure dovrebbero assicurare un processo di contrattazione salariale che permetta ai salari di essere aggiustati in modo flessibile e appropriato alla situazione dell'occupazione e alle perdite di competitività". Tradotto in italiano, significa che se c'è più domanda che offerta di lavoro (cresce la disoccupazione), si abbassano i salari – la legge del mercato, baby – e se i prodotti cinesi sono più "competitivi", i costi del lavoro vanno aggiustati a quelli cinesi.
by (MoviSol)

19 settembre 2010

Crollano i redditi degli italiani ma i politici sono superpagati






Confindustria: Pil pro capite ai livelli del ´98, mentre per i parlamentari la crisi non c´è. Secondo il rapporto del Centro Studi gli onorevoli sono i più retribuiti in Europa

I politici italiani? «Una casta strapagata». A definirli così, per una volta, non sono né i grillini, né il popolo viola, né tantomeno il comune sentire. La sferzata arriva da Confindustria che la infila nel suo rapporto autunnale sull´economia italiana, non certo nei punti di forza del sistema Paese. Proprio lì, tra grafici e tabelle che misurano la febbre allo stato dei conti nazionali e soppesano le prospettive di uscita da una crisi che non passa, i ricercatori del Centro Studi di viale dell´Astronomia rifilano un giudizio netto: i parlamentari italiani sono i più pagati in Europa e meglio retribuiti pure degli americani, dei canadesi e dei neozelandesi. Anzi, «strapagati». Nonostante la crisi abbia portato i redditi degli italiani ai livelli di dodici anni fa.

Il confronto è tra le indennità degli onorevoli. Un eletto italiano ne percepisce una quattro volte più alta del collega norvegese, due volte quella di un inglese, il 50% in più del congressman alla corte di Obama. In tasca, insomma, a Montecitorio come a Palazzo Madama nessuno può lamentarsi. In qualche modo, si intuiva. Vederlo nero su bianco, fa impressione. Non solo, scrive l´associazione degli imprenditori nel rapporto dal titolo quanto mai appropriato: "Le sfide della politica economica". Con i suoi 950 membri complessivi, tra deputati e senatori, il Parlamento italiano è per numerosità secondo solo a quello inglese. Un esercito di tanti e «strapagati», appunto.

Il confronto, poi, diventa impietoso quando si accosta il livello di retribuzione degli eletti con il reddito pro-capite degli elettori. Mentre il primo segna livelli record, nel decennio «perso», come lo definisce Confindustria, 1997-2007, il benessere degli italiani «ha messo la retromarcia» e le retribuzioni sono rimbalzate al 1998, sotto del 5% rispetto alla media europea. L´indennità parlamentare, al contrario, è cresciuta in modo costante ed è il 500% del Pil pro-capite, ossia della ricchezza prodotta da ciascun cittadino: cinque volte tanto. «In Italia la relazione tra efficienza del sistema legale e remunerazione del potere legislativo appare inversa», sibilano gli industriali. In altri termini: soldi non sempre ben spesi, quelli destinati alla "casta", visto che solo il 37% degli italiani ha fiducia nelle leggi fatte dagli «strapagati», contro il 39% dei francesi, il 40% degli spagnoli, il 48% degli inglesi e il 58% dei tedeschi, primi anche in questo.

E la riduzione degli stipendi (10%) di parlamentari, ministri, sottosegretari e consiglieri locali, varata con la manovra di luglio ma in verità non del tutto ancora applicata, salutata dal ministro leghista Roberto Calderoli con un «Evviva», viene giudicata dagli uomini della Marcegaglia «solo un primo passo». In effetti, la sforbiciata fu minima. Appena mille euro così divisi: 500 sulla diaria di soggiorno (oggi pari a 4.003,11 euro) e 500 sulla somma destinata al "rapporto eletto-elettore", quei 4.190 euro destinati in pratica ai portaborse. Non si toccò l´indennità, ben più corposa. Una soluzione che mise a tacere proposte certo più ambiziose e pesanti per le onorevoli tasche. Come quella del presidente della Camera Fini che calcolava il taglio del 10% sui 21 mila euro, ovvero lo stipendio mensile reale percepito da ciascun parlamentare italiano. Un sacrificio richiesto, dunque, di circa 2.127 euro lordi al mese. L´idea non trovò sponde, come era logico attendersi. E si planò sui mille euro. Un taglio, commentò qualcuno, «pagato dai portaborse».

di Valentina Conte

Bernanke minaccia il mondo economico

Il Laboratoire Européen d'Anticipation Politique (LEAP), uno dei più famosi istituti d’oltralpe impegnato nello studio delle questioni finanziarie e politiche, dall’andamento dei mercati agli effetti delle scelte dei governi sul sistema economico globale, nel suo ultimo bollettino in francese, ha diffuso notizie allarmanti sulla situazione americana e su quella dei principali paesi sviluppati che rientrano nella sfera d’influenza occidentale. Annuncio subito che molte previsioni mi sembrano politicamente molto deboli proprio perché derivanti da una lettura economicistica degli eventi in corso. Secondo i ricercatori del Laep la crisi che ha colpito il mondo negli ultimi anni entrerà, nella primavera prossima, nella sua fase più acuta determinando uno smembramento del precedente ordine internazionale, cioè quello sorto dopo la seconda guerra mondiale ed avente quale centro regolatore Washington. Riporto qui alcuni passi da me tradotti che danno la misura di quanto potrebbe avvenire a breve al di là dell’atlantico, con tutte le inevitabili ripercussioni che si abbatteranno in quei contesti esteri legati agli Usa da rapporti di subordinazione decennali. Gli studiosi del Leap sono convinti che la metà del 2011 sarà il vero spartiacque tra il vecchio ed il nuovo modo di concepire il sistema mondiale, con gli Stati Uniti che saranno costretti a prendere coscienza dell'esaurimento della loro assoluta autorità e credibilità “planisferica”. Questi saranno forzati ad avviare iniziative di massima austerità (bisognerà tuttavia capire chi riuscirà a convincerli e come) per la prima volta da quando sono assurti al rango di principale superpotenza dell’ovest (ed in seguito alla caduta dell’Urss anche del resto del globo): “Il mondo dovrà affrontare ‘il grande crollo’ del sistema economico e finanziario mondiale fondato da oltre 60 anni sulla necessità assoluta per l'economia americana di non trovarsi mai lungamente in recessione. Ma, la prima metà del 2011 imporrà all'economia americana una cura di austerità senza precedenti che immergerà il pianeta in un nuovo caos finanziario, monetario, economico e sociale”. Presagi da apocalisse che si accompagnano a gravi accuse contro la Fed e l’amministrazione Usa in quanto “la politica di rilancio dell’economia americana è fallita, il resto del mondo continua a finanziare in perdita i disavanzi US sperando che ad un certo momento questa scommessa sarà pagante ed avrà evitato un crollo del sistema globale, ovvero gli Stati Uniti monetizzeranno il loro debito e trasformeranno in valuta senza valore l'insieme dei dollari e buoni del Tesoro US posseduti dal resto del pianeta. Come ogni potenza con le spalle al muro, gli Stati Uniti ormai sono obbligati ad unire la minaccia alla pressione per potere ottenere quanto vogliono”. Ed i giudizi pesanti toccano anche personalità di spicco degli organi regolatori della finanza stellestrisce come il capo della Fed, Ben Bernanke, definito perfino un estorsore dopo i messaggi inviati ai suoi omologhi stranieri in occasione dei colloqui di fine agosto tra banche centrali a Jackson Hole: “Tenteremo di tutto per evitare un crollo economico e finanziario, continuerete a finanziare questo ‘tutto e non importa cos’altro’ altrimenti si lascia andare l'inflazione e si svaluta il dollaro mentre i buoni del tesoro US non varranno più un granché”. Quando un banchiere di tale calibro e ruolo si esprime come un volgare estorsore – dicono quelli del Leap - vuol dire che la situazione è davvero pericolosa. Ma l’Europa e le altre economie emergenti, soprattutto quella cinese, al momento la più vitale di tutto il pianeta, saranno disposte a piegarsi ai diktat americani col rischio vedersi accollare il peso dei guasti di tutto il sistema? L’amministrazione Obama sta cercando di fare proprio questo: far pagare ad altri l’insolvenza e il crollo dell’economia Us. Al momento le sue minacce fanno breccia nella vecchia e stanca Europa, ancora priva di una dimensione politica ed economica autonoma indispensabile ad opporre un minimo di reazione a detti ostili propositi, mentre funzionano decisamente meno con la Cina ed altre nazioni emergenti o riemergenti, le quali inseguono un decoupling da Washinton per diventare esse stesse locomotiva di un diverso treno economico. Finché però gli Usa avranno in mano la forza politica e militare bisognerà fare, in ogni caso, i conti con loro. State certi che venderanno cara la pelle. Questo scombinerà molte previsioni, comprese quelle del Leap.

18 settembre 2010

11 settembre: il bluff del Pentagono

Il Pentagono rilasciò nel maggio 2006 ai principali mass media, un filmato delle telecamere di sicurezza del ministero della Difesa Usa, che avrebbe dovuto dimostrare l’esistenza dell’aereo che colpì l’11 settembre del 2001 l’edificio.
Intenzione, dissipare i dubbi su quanto avvenne quel giorno. In realtà non si vede nulla, ovvero le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza dell’edificio mostrano che qualcosa va verso l’edificio e poi vi è una forte esplosione, ma la sagoma non è certamente quella di un grosso Boeing 757-200. Nessuna prova quindi a sostegno della tesi Usa che sia stato un aereo commerciale dirottato a colpire il Pentagono. Nessuna parte dell’aereo è stata mai ritrovata o mostrata in pubblico, anche sei il capo progetto restauro del Pentagono, Lee Evy dichiarò che “vi erano considerevoli prove dell’aereo all’esterno dell’edificio”. Vigili del Fuoco, ufficiali della Difesa, nessuno di loro ha mai visto un solo pezzo di fusoliera, tranne Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa. Qualcosa però è esplosa nel colpire l’edificio, molto probabilmente un missile, sia per la dinamica dell’esplosione, sia per i danni provocati dall’impatto (basta osservare il buco nel quale è penetrato il sedicente apparecchio per accorgersi che è di appena 5-6 metri di larghezza, proseguendo poi la sua corsa attraverso altri 3 edifici del ministero, con un angolo di 45°, forando i palazzi da parte a parte e non sfondandoli come presumibilmente avrebbe fatto un grosso aereo passeggeri. Il testimone Steve Patterson dice di aver visto “un oggetto metallizzato passare… con un rumore simile a quello emesso da un caccia militare… per poi dirigersi verso il Pentagono”. Anche Tom Seibert, ingegnere che lavora al ministero della Difesa Usa afferma di aver sentito un rumore simile a quello di un missile e di avere poi udito una forte esplosione.
La tesi “ufficiale” Usa continua a sostenere che se tracce non sono state trovate è perché “l’aereo si sarebbe polverizzato, fuso e quindi pressoché sparito in un nube di calore”.
Così come ha dell’incredibile sostenere che il muso dell’aereo, fatto di materiale non certamente adatto da fungere come ariete, abbia sfondato vari muri perimetrali degli edifici. L’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un missile “cruise”, che possono essere lanciati da unità di superficie e sottomarine o aeree. Hanno un preciso sistema di guida che gli consente di riconoscere la rotta immagazzinata nel computer di bordo, confrontandola con il terreno sottostante. A conferma del fatto che l’esplosione sia dovuta ad un missile, la testimonianza di Pierre Henri Bunel, ex ufficiale francese d’artiglieria, proveniente dalla famosa accademia militare di Saint-Cyr, esperto in esplosivi, effetti delle granate d’artiglieria su cose e persone e lotta antincendio contro le fiamme generate dalle granate.
Le argomentazioni portate dall’ex ufficiale dell’Armée iniziano con una precisa distinzione tra i due tipi classici d’esplosione: la deflagrazione e la detonazione. Questo perché è proprio partendo da qui e osservando le foto dell’esplosione ed i suoi danni, che si può cominciare a parlare con una certa sicurezza di un missile.
Gli esplosivi provocano un onda d’urto notevolissima, con relativi danni collaterali, i deflagranti di molto inferiore o addirittura niente. Orbene il carburante di un aereo civile, il kerosene in caso d’incidente può solo deflagrare…Inoltre anche i colori dell’esplosione sono diversi, nel primo caso giallo pallido che diviene arancione e rosso a mano a mano che ci si allontana dal punto dell’esplosione. Nel secondo caso il fumo sarà particolarmente nero, denso, quasi grasso mescolato alle fiamme.
Altro particolare interessante, i primi mezzi dei pompieri intervenuti utilizzano camion con serbatoi pieni d’acqua e non di liquido specifico che serve per combattere gli incendi con idrocarburi. L’acqua viene utilizzata proprio in quegli incendi di tipo urbano che necessitano di un rapido raffreddamento dei caseggiati, per poter poi operare meglio da parte delle squadre di pompieri. Si vedono chiaramente le fiamme ed il fumo di un classico incendio urbano.
Non vi sono poi tracce dense di oli combusti sulle pareti esterne e nell’interno dell’edificio colpito.
Ma Henry Brunel si spinge oltre e arriva alla conclusione che i fori nei muri, sono senza ombra di dubbio stati provocati da cariche cave… Queste cariche sono state studiate per perforare le corazze dei mezzi blindati ed i numerosi strati delle fortificazioni in cemento. Esse, grazie al loro dardo infuocato riescono a trapassare diversi strati di muro in cemento armato e quindi non ha avuto difficoltà alcuna ad oltrepassare addirittura tre edifici del pentagono, poi una volta all’interno esplode la carica vera e propria.
Ma se non è stato l’aereo del volo 77 dell’American Airlines a colpire il Pentagono, dove è finito il vero aereo con tutti i suoi passeggeri?
La mattina dell’11 settembre 2001, quando alle 8,55 l’aereo della American Airlines sparisce dai radar della FAA - l’ente federale che controlla i voli civili negli Stati Uniti - e circa alle 9,37 il Pentagono viene colpito da un ordigno (aereo-elicottero-missile?). Subito viene associata alla sparizione dell’aereo della AA, all’attacco che ha subito la sede delle difesa Usa.
Le prime notizie, dicono che alle 8,55 l’aereo ha spendo il “trasponder” di bordo (sistema che permette di rilevare da terra attraverso il radar i dati dell’aereo, quota, matricola ecc, rendendosi praticamente invisibile. La cosa è strana perché lo spegnimento del trasponder non fa altro che attirare l’attenzione sull’aereo da parte del sistema di difesa americano che ha sede nel Colorado, il Norad - Nord America Aereospace Defense Command - (http://airforce.dnd.ca/athomedocs/athomelef.htm) in meno di due minuti la sparizione viene segnalata come minaccia e si levano in volo i caccia. In pratica i presunti dirottatori avrebbero commesso una madornale ingenuità, facendo subito scattare le misure d’intercettazione dell’Usaf. A quel punto solo i radar militari potevano seguire il volo dell’aereo “scomparso” avendo a disposizione un sistema di rilevamento che non necessita del trasponder, come quelli civili della FAA, detti secondari (solo in alcune zone anche la FFA possiede radar in grado di rilevare aerei privi di trasponder).
Quindi le notizie diramate da questo momento sono solo di fonte militare: perché spegnere il trasponder così presto e così lontano dall’ipotetico obiettivo? Per renderlo forse solo invisibile ai radar civili, ma visibilissimo a quelli militari? Si sa solo da fonte civile l’ora del decollo dall’aeroporto Dulles di Washington di un aereo della AA con destinazione Los Angeles.
Il pilota ha contattato la torre di controllo l’ultima volta alle 8,50, poi da quel momento si perde il controllo dell’aereo, che avrebbe percorso circa 1000 km, per poi tornare indietro e colpire il Pentagono… secondo le fonti “ufficiali militari”.
Da allora la guerra “americana” contro Afghanistan, Iraq e forse domani Iran si è dispiegata in tutta la sua forza, foraggiata dalle menzogna artatamente costruite dal governo statunitense e dalla vile complicità degli “alleati” europei.
di Federico Dal Cortivo

17 settembre 2010

Il ritorno del terribile giocattolaio


Chi possiede un po’ di familiarità con i retroscena degli attacchi dell’11 settembre 2001, saprà sicuramente chi è Dominik Suter. Si trattava del titolare dell’azienda di trasporti newyorchese nota come Urban Moving System, in realtà un’attività di copertura del Mossad israeliano, di cui Suter era un agente. I famosi “cinque israeliani danzanti”, che ballavano di gioia e si davano il cinque mentre filmavano gli edifici del WTC che crollavano al suolo, erano altrettante spie israeliane e furono arrestati dalla polizia newyorchese proprio accanto ad uno dei furgoncini della Urban Moving System di cui erano alle dipendenze. Uno dei cinque aveva con sé 4.700 dollari in contanti. Un altro aveva due passaporti esteri. All’interno del furgone venne trovato uno dei “taglierini” che i fantomatici 19 terroristi avrebbero utilizzato per dirottare gli aerei.

Si sospetta fortemente che i furgoncini della UMS siano stati utilizzati, fra le altre cose, per trasportare l’esplosivo destinato a minare i tre grattacieli demoliti l’11/9. Com’è noto, le cinque spie del Mossad arrestate (Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari, tutti tra i 22 e i 27 anni di età), vennero rispedite in Israele dopo appena dieci settimane, grazie all’interessamento dell’allora capo della Homeland Security americana Michael Chertoff, anche lui cittadino israeliano (sua madre era stata tra i membri fondatori del Mossad). Tre dei “cinque israeliani danzanti” (Shmuel, Ellner e Marmari) comparvero in seguito anche alla tv israeliana, dichiarando che la loro missione era “semplicemente” quella di documentare l’evento. Non spiegarono però perché tale documentazione producesse in loro tanto sollazzo.

Non si trattò, peraltro, delle uniche spie israeliane arrestate su suolo americano a ridosso dell’11/9. Stando a quanto sostiene Fox News, nei mesi precedenti la data degli attacchi furono arrestati almeno 140 israeliani sospettati di essere coinvolti in operazioni di spionaggio; altri 60 vennero arrestati dopo l’11/9. Tutto questo fa pensare, ovviamente, che negli Stati Uniti fosse in preparazione un’operazione di intelligence del Mossad di assai ampie proporzioni, strettamente connessa agli eventi dell’11/9.

Due giorni dopo l’arresto delle cinque spie, Dominik Suter fuggì precipitosamente in Israele, sotto il naso degli agenti dell’FBI, intenti a sequestrare computer e scatole di documenti nella sede centrale della UMS a Weehawken, in New Jersey. Quando tre mesi dopo i cameramen del programma 20/20 della ABC arrivarono per filmare gli uffici dell’azienda, il personale sembrava essere fuggito via in fretta e furia. “Sembrava che l’azienda fosse stata chiusa in gran fretta”, si legge sul sito della ABC, “c’erano telefoni cellulari sparsi dappertutto; le linee telefoniche dell’azienda erano ancora operative e gli oggetti di proprietà di dozzine di clienti erano ammassati in magazzino”.

Fin qui i fatti che sono noti più o meno a tutti. Pochi sanno però che la Urban Moving System non era l’unica attività di copertura del Mossad in cui Suter fosse coinvolto. Suter è registrato anche come agente di un’altra compagnia, la Gould Street Corporation. Per gestire questa seconda attività, Suter risultava titolare di un ufficio situato al n. 73-75 di Gould Street a Bajonne, in New Jersey.

Dando un’occhiata con Google Earth, si può notare che al 73-75 di Gould Street hanno sede alcuni grossi capannoni:

All’interno di questi capannoni, si trovava il deposito merce di un’altra azienda, la E & W River Corporation, con sede al n. 73 di Gould Street. Questa azienda risulta concessionaria della vendita dello Zoom Copter (foto in alto), che dovrebbe essere un’altra vecchia conoscenza degli studiosi dell’11/9. Lo Zoom Copter era un giocattolo che veniva venduto, nei giorni precedenti all’11/9, in piccoli chioschi sparsi nei centri commerciali degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Fox News, vi erano “migliaia” di questi punti vendita, tutti gestiti da sedicenti “studenti d’arte” israeliani (la maggior parte dei quali era priva di permesso di soggiorno). Come riferito dalla Fox, gli “studenti d’arte” non erano altro che agenti del Mossad israeliano operanti su suolo americano, probabilmente per preparare la grande e sanguinosa messinscena dell’11/9, e utilizzavano la vendita di giocattoli e dipinti come ennesima copertura per le loro attività di spionaggio. Questa massiccia presenza di cittadini israeliani in territorio americano fra il 2000 e il 2001 aveva insospettito la DEA, l’agenzia antidroga statunitense, che aveva iniziato ad indagare sulle piccole rivendite di giocattoli, sospettando un’operazione dell’intelligence israeliano; ma gli agenti della DEA erano stati fermati pochi mesi prima dell’11/9 dal Procuratore Generale John Ashcroft (altro fanatico cristiano-sionista legato a gruppi radicali come Stand for Israel; il suo Ashcroft Group lavora oggi per la IAI, l’industria aerospaziale israeliana) e dal direttore dell’FBI, Louis Freeh.

Dominic Suter era dunque il “trait d’union”, l’elemento unificante di due di queste attività di copertura: la Urban Moving System e la vendita degli elicotteri giocattolo.

La cosa preoccupante è che, stando a quanto riferisce Wayne Madsen in questo articolo, negli USA si starebbe verificando in questi giorni una reviviscenza dell’invasione degli “studenti d’arte” israeliani, proprio come avvenuto fra il 2000 e il 2001. La Transportation Security Administration (TSA) riferisce che alcuni di questi “studenti” avrebbero iniziato a battere la zona di Brea, in California, per vendere porta a porta dipinti e articoli di vario genere. Anche nella zona di Atlanta alcuni stranieri, la cui descrizione corrisponde a quella di cittadini israeliani, avrebbero iniziato a contattare telefonicamente e di persona le famiglie del luogo chiedendo la possibilità di ospitare studenti israeliani presso le loro abitazioni per uno “scambio alla pari”. In vari centri commerciali degli Stati Uniti sono poi comparsi piccoli chioschi, gestiti da israeliani, che vendono cosmetici ricavati da “sali del Mar Morto con tecniche piuttosto “aggressive” e che sono improvvisamente spariti dopo le segnalazioni arrivate alle autorità da parte di alcuni cittadini. Uno dei centri commerciali in cui tali attività sono state segnalate è il Coronado Mall di Albuquerque, in New Mexico, non lontano dalle base aerea di Kirtland, che ospita uno dei più importanti centri di stoccaggio delle armi nucleari degli Stati uniti. I sospetti che l’intelligence israeliana sia al lavoro per realizzare una seconda (e più grave) operazione false-flag come quella dell’11/9 sono dunque giustificati, soprattutto alla luce della recente accelerazione delle ostilità israeliane verso l’Iran, cui gli Stati Uniti – senza una nuova catastrofe da addossare questa volta alla Repubblica Islamica – difficilmente sarebbero disposti a prestare supporto militare.
di Gianluca Freda