29 gennaio 2008

Iperinflazione


Mentre tutte le banche si affannano ad iniettare liquidità al sistema finanziario si assiste al declino della carta moneta o titoli spazzatura.
La Storia si ripete, una storia già vissuta nel periodo passato.


I febbrili sforzi per salvare il sistema finanziario internazionale, come la psicotica riduzione del 0.75% del tasso di sconto della Riserva Federale e il piano di “stimolo” di Bush/Paulson, non soltanto sono inutili e inefficienti, ma causeranno un ritorno di fiamma spettacolare. Questo è, nella sostanza, il monito dell’economista e statista americano Lyndon H. LaRouche Jr.: il sistema finanziario è ormai defunto. Qualunque tentativo di salvare il valore fittizio dei milioni di miliardi di dollari circolanti in forma di titoli finanziarii, è destinato a fallire: anzi, qualunque nazione che fosse sufficientemente folle da farsi tentare da una simile ricetta, sarebbe distrutta.

Il sistema finanziario globale, inclusi gli Stati Uniti e l'Europa, entra in un periodo comparabile a quello della Germania di Weimar nell’autunno 1923. Se i danni dell’iperinflazione di allora rimasero in larga misura circoscritti alla Germania stessa, quelli derivanti dal crac odierno sono e saranno globali. Nessun sistema nazionale potrà sopravvivere ai suoi effetti; forse, entro l’anno appena cominciato le nazioni stesse si disferanno.

Il Trattato di Versailles, ratificato alla fine della prima guerra mondiale, prevedeva delle riparazioni di guerra così ingenti, da renderne impossibile il pagamento da parte della Germania sconfitta: l’intenzione era precisamente quella di impedirle di funzionare. Cercando di onorare i suoi impegni, la Germania cominciò a stampare moneta, finanziando così i suoi assegni di riparazione e le necessità della sua economia al grande costo dell’instabilità del marco. Lo stimolo monetario inasprì la situazioni a livelli talmente inauditi che fu coniato apposta il termine “iperinflazione”, per individuarne l’orrore.

Mentre l’economia tedesca crollava, il governo rispose con la stampa di ulteriore moneta a mo’ di stimolo: il valore del Reichsmark cominciò così a precipitare. Durante il periodo 1913-1915 esso si era attestato intorno al valore di 4 marchi per un dollaro, raggiungendo il rapporto di circa sei marchi per dollaro nel periodo 1917-1918. La situazione cominciò a peggiorare poco dopo: i 20 Reichsmark per dollaro del 1919 divennero 62 Reichsmark nel 1920, quindi 105 Reichsmark nel 1921. Alla fine si raggiunse il fondo, con 1886 Reichsmark nel 1922 e un incredibile cambio di 535 miliardi di Reichsmark per lo stesso dollaro, nel 1923. Durante lo stesso periodo l’indice del costo della vita subì un passaggio dal livello di 100 del 1912, al livello di 1019 del 1920, fino al mostruoso livello di 657 miliardi del 23 novembre 1923. Questi sono i dati dell’Istituto di Statistica della Germania.

Come abbiamo detto, è il mondo intero, oggi, a conoscere un collasso iperinflattivo sullo stile della Germania di Weimar. Molte, e simili, ne sono le ragioni. Le azioni della Riserva Federale e della Banca Centrale Europea, così come di altre banche centrali e degli stessi governi; la loro determinazione a cercare di stimolare il morto (il sistema finanziario, appunto), sperando nella sua risurrezione; il loro cieco rifiuto di riconoscere la verità; tutto questo contribuisce a mettere in scena una vera e propria tragedia classica. Bloccati dalla paura, questi moderni Amleto stanno preferendo la distruzione di tutto ciò che hanno di più caro, piuttosto che abbandonare la malriposta fede nelle fallimentari politiche monetarie.

Le nazioni d’Europa, macinate dagli accordi di Maastricht anti-sovranità, hanno rinunciato al loro potere di reagire alla crisi. Questo significa che il peso ricade sugli Stati Uniti, in accordo con i poteri e le responsabilità previsti dalla loro Costituzione: essi devono non soltanto restituirsi a sé stessi, ma salvare il mondo intero. Piuttosto che continuare la strada dei folli tentativi di stimolazione del cadavere, il governo degli Stati Uniti d’America deve usare i suoi poteri sovrani per sottoporre il suo intero sistema finanziario ad una procedura di riorganizzazione fallimentare, stabilendo un precedente e un contesto per le azioni equivalenti che le altri nazioni vorranno intraprendere. Il passo cruciale da compiere innanzitutto, è l’approvazione del disegno di legge di LaRouche in protezione dei proprietari di casa e delle banche (preso in considerazione da un numero crescente di consigli comunali e di assemblee legislative statali), per erigere una muraglia di protezione degli aspetti essenziali delle infrastrutture economiche di base e della popolazione stessa, in modo da mantenere l’economia fisica in grado di funzionare, una volta evitati i danni causati dal crollo finanziario.
Fonte :Movisol

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29 gennaio 2008

Iperinflazione


Mentre tutte le banche si affannano ad iniettare liquidità al sistema finanziario si assiste al declino della carta moneta o titoli spazzatura.
La Storia si ripete, una storia già vissuta nel periodo passato.


I febbrili sforzi per salvare il sistema finanziario internazionale, come la psicotica riduzione del 0.75% del tasso di sconto della Riserva Federale e il piano di “stimolo” di Bush/Paulson, non soltanto sono inutili e inefficienti, ma causeranno un ritorno di fiamma spettacolare. Questo è, nella sostanza, il monito dell’economista e statista americano Lyndon H. LaRouche Jr.: il sistema finanziario è ormai defunto. Qualunque tentativo di salvare il valore fittizio dei milioni di miliardi di dollari circolanti in forma di titoli finanziarii, è destinato a fallire: anzi, qualunque nazione che fosse sufficientemente folle da farsi tentare da una simile ricetta, sarebbe distrutta.

Il sistema finanziario globale, inclusi gli Stati Uniti e l'Europa, entra in un periodo comparabile a quello della Germania di Weimar nell’autunno 1923. Se i danni dell’iperinflazione di allora rimasero in larga misura circoscritti alla Germania stessa, quelli derivanti dal crac odierno sono e saranno globali. Nessun sistema nazionale potrà sopravvivere ai suoi effetti; forse, entro l’anno appena cominciato le nazioni stesse si disferanno.

Il Trattato di Versailles, ratificato alla fine della prima guerra mondiale, prevedeva delle riparazioni di guerra così ingenti, da renderne impossibile il pagamento da parte della Germania sconfitta: l’intenzione era precisamente quella di impedirle di funzionare. Cercando di onorare i suoi impegni, la Germania cominciò a stampare moneta, finanziando così i suoi assegni di riparazione e le necessità della sua economia al grande costo dell’instabilità del marco. Lo stimolo monetario inasprì la situazioni a livelli talmente inauditi che fu coniato apposta il termine “iperinflazione”, per individuarne l’orrore.

Mentre l’economia tedesca crollava, il governo rispose con la stampa di ulteriore moneta a mo’ di stimolo: il valore del Reichsmark cominciò così a precipitare. Durante il periodo 1913-1915 esso si era attestato intorno al valore di 4 marchi per un dollaro, raggiungendo il rapporto di circa sei marchi per dollaro nel periodo 1917-1918. La situazione cominciò a peggiorare poco dopo: i 20 Reichsmark per dollaro del 1919 divennero 62 Reichsmark nel 1920, quindi 105 Reichsmark nel 1921. Alla fine si raggiunse il fondo, con 1886 Reichsmark nel 1922 e un incredibile cambio di 535 miliardi di Reichsmark per lo stesso dollaro, nel 1923. Durante lo stesso periodo l’indice del costo della vita subì un passaggio dal livello di 100 del 1912, al livello di 1019 del 1920, fino al mostruoso livello di 657 miliardi del 23 novembre 1923. Questi sono i dati dell’Istituto di Statistica della Germania.

Come abbiamo detto, è il mondo intero, oggi, a conoscere un collasso iperinflattivo sullo stile della Germania di Weimar. Molte, e simili, ne sono le ragioni. Le azioni della Riserva Federale e della Banca Centrale Europea, così come di altre banche centrali e degli stessi governi; la loro determinazione a cercare di stimolare il morto (il sistema finanziario, appunto), sperando nella sua risurrezione; il loro cieco rifiuto di riconoscere la verità; tutto questo contribuisce a mettere in scena una vera e propria tragedia classica. Bloccati dalla paura, questi moderni Amleto stanno preferendo la distruzione di tutto ciò che hanno di più caro, piuttosto che abbandonare la malriposta fede nelle fallimentari politiche monetarie.

Le nazioni d’Europa, macinate dagli accordi di Maastricht anti-sovranità, hanno rinunciato al loro potere di reagire alla crisi. Questo significa che il peso ricade sugli Stati Uniti, in accordo con i poteri e le responsabilità previsti dalla loro Costituzione: essi devono non soltanto restituirsi a sé stessi, ma salvare il mondo intero. Piuttosto che continuare la strada dei folli tentativi di stimolazione del cadavere, il governo degli Stati Uniti d’America deve usare i suoi poteri sovrani per sottoporre il suo intero sistema finanziario ad una procedura di riorganizzazione fallimentare, stabilendo un precedente e un contesto per le azioni equivalenti che le altri nazioni vorranno intraprendere. Il passo cruciale da compiere innanzitutto, è l’approvazione del disegno di legge di LaRouche in protezione dei proprietari di casa e delle banche (preso in considerazione da un numero crescente di consigli comunali e di assemblee legislative statali), per erigere una muraglia di protezione degli aspetti essenziali delle infrastrutture economiche di base e della popolazione stessa, in modo da mantenere l’economia fisica in grado di funzionare, una volta evitati i danni causati dal crollo finanziario.
Fonte :Movisol

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