13 settembre 2010

Il bluff delle nuove regole bancarie


Ci siamo: a Basilea stanno per varare le nuove regole bancarie ed è già partito lo spin per dare l’impressione all’opinione pubblica che la lezione della grande crisi è stata imparata. Grandi analisi, titoli rassicuranti. Ma è un passo nella giusta direzione? Sono perplesso per questi motivi

1) La tempistica. In risposta a una crisi maturata negli anni 2000, ed esplosa nel bienno 2007-2008, le nuove norme entreranno in vigore il primo gennaio 2013 con un periodo di transizione destinato a concludersi nel 2018. Dov’è l’urgenza?

2) Le regole. Saranno inasprite le norme per le attività di trading, verrà aumentato il patrimonio, saranno creati dei cuscinetti per assorbire eventuali perdite. Ma non è contemplata la norma fondamentale ovvero la separazione tra banche d’affari e banche commerciali; dunque l’amiguità all’origine della crisi viene protratta.

3) I valori del capitalismo. Ovvero un sistema che offre l’opportunità di grandi profitti, ma contempla la possibilità del fallimento. Invece, con le nome di Basilea 3, come vengono chiamate in gergo, si sancisce, di fatto, il concetto di Too big to fail, troppo grandi per fallire: il sistema non vuole che le grandi banche possano uscire di scena e questo implica un aumento di fatto del lorto potere, reale sui mercati e di condizionamento della società.

4) Le rigidità. Basilea 2 ha fallito perchè ha posto vincoli molto rigidi, ma già obsoleti. I mercati finanziari evolvono a una velocità impressionante e gli operatori escogitano nuovi prodotti finanziari, sempre più complessi in ambiti e con caratteristiche che le norme in vigore nemmeno contemplano. Dunque nel 2018 norme così faticosamente elaborate saranno, con ogni probabilità, superate; nel frattempo però avranno messo in difficoltà tanti piccoli istituti, per i quali sarà complicato adeguarsi. in genere saranno ancor più burocratiche, ottuse, meccaniche le procedure per erogare prestiti, mutui o consigliare strategie di investimento.

Il risultato complessivo? Un rafforzamento delle grandi banche e dunque quello che di fatto già oggi un sistema bancario corporativo e tendenzialmente oligopolista; senza garantire una riduzione dei rischi sistemici.

Insomma, prevalgono i soliti noti.

O sbaglio?

di Marcello Foa

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13 settembre 2010

Il bluff delle nuove regole bancarie


Ci siamo: a Basilea stanno per varare le nuove regole bancarie ed è già partito lo spin per dare l’impressione all’opinione pubblica che la lezione della grande crisi è stata imparata. Grandi analisi, titoli rassicuranti. Ma è un passo nella giusta direzione? Sono perplesso per questi motivi

1) La tempistica. In risposta a una crisi maturata negli anni 2000, ed esplosa nel bienno 2007-2008, le nuove norme entreranno in vigore il primo gennaio 2013 con un periodo di transizione destinato a concludersi nel 2018. Dov’è l’urgenza?

2) Le regole. Saranno inasprite le norme per le attività di trading, verrà aumentato il patrimonio, saranno creati dei cuscinetti per assorbire eventuali perdite. Ma non è contemplata la norma fondamentale ovvero la separazione tra banche d’affari e banche commerciali; dunque l’amiguità all’origine della crisi viene protratta.

3) I valori del capitalismo. Ovvero un sistema che offre l’opportunità di grandi profitti, ma contempla la possibilità del fallimento. Invece, con le nome di Basilea 3, come vengono chiamate in gergo, si sancisce, di fatto, il concetto di Too big to fail, troppo grandi per fallire: il sistema non vuole che le grandi banche possano uscire di scena e questo implica un aumento di fatto del lorto potere, reale sui mercati e di condizionamento della società.

4) Le rigidità. Basilea 2 ha fallito perchè ha posto vincoli molto rigidi, ma già obsoleti. I mercati finanziari evolvono a una velocità impressionante e gli operatori escogitano nuovi prodotti finanziari, sempre più complessi in ambiti e con caratteristiche che le norme in vigore nemmeno contemplano. Dunque nel 2018 norme così faticosamente elaborate saranno, con ogni probabilità, superate; nel frattempo però avranno messo in difficoltà tanti piccoli istituti, per i quali sarà complicato adeguarsi. in genere saranno ancor più burocratiche, ottuse, meccaniche le procedure per erogare prestiti, mutui o consigliare strategie di investimento.

Il risultato complessivo? Un rafforzamento delle grandi banche e dunque quello che di fatto già oggi un sistema bancario corporativo e tendenzialmente oligopolista; senza garantire una riduzione dei rischi sistemici.

Insomma, prevalgono i soliti noti.

O sbaglio?

di Marcello Foa

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