17 agosto 2010

Israele dietro l’assassinio di Hariri



Seyyed Nasrallah: Israele dietro l’assassinio di Hariri


Il Segretario Generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah, ha accusato il nemico israeliano di essere implicato nell’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, presentando prove ed evidenze tangibili di un potenziale ruolo israeliano in questo crimine ed in altri che colpirono il Libano negli anni passati.

Seyyed Nasrallah ha svelato alcune immagini intercettate di apparecchi di spionaggio israeliani del luogo dove avvenne l’assassinio del primo ministro libanese, Rafiq Hariri, poco prima dell’omicidio. Diversi video, ognuno dei quali della durata di vari minuti, hanno mostrato immagini aeree della costa occidentale di Beirut vari giorni prima dell’assassinio di Hariri.

Il Segretario Generale di Hezbollah ha parlato nel corso di una conferenza stampa eccezionale tenuta nel “Complesso dei Martiri” del quartiere sud di Beirut lunedi 9 agosto. La conferenza, alla quale hanno partecipato giornalisti e direttori dei principali media, aveva come obiettivo quello di segnare un punto di cambiamento nel caso dell’assassinio di Hariri e aprire nuove prospettive che il Tribunale puo’ raccogliere e sviluppare “se vuole essere imparziale“.

AGENTE ISRAELIANO CERCO’ DI INGANNARE HARIRI

Seyyed Nasrallah ha iniziato il suo discorso ricordando che il nemico israeliano aveva cospirato per uccidere l’ex primo ministro Rafiq Hariri dal 1993 e per far credere che fosse Hezbollah a volerlo assassinare. “Nel 1993 Hezbollah stava organizzando una protesta nel sobborgo meridionale di Beirut contro la firma dell’Accordo di Oslo, nella quale ebbero luogo dei disordini. A quel tempo le tensioni tra Rafiq Hariri e Hezbollah aumentarono. Un agente israeliano disse all’epoca a Hariri che Hezbollah voleva assassinarlo e menziono’ il nome di Imad Mugniyeh.

Seyyed Nasrallah si riferiva alla spia israeliana Ahmad Nasrallah, che fu arrestata e interrogata dalla Resistenza nel 1996. “Dopo aver interrogato Ahmad Nasrallah e aver confessato di aver fotografato le case dei dirigenti di Hezbollah, egli ammise anche di aver ingannato Hariri. Egli disse che aveva tentato di determinare il percorso del convoglio del primo ministro facendogli credere che Hezbollah volesse assassinarlo“, ha detto Sua Eccellenza.

Il Segretario Generale di Hezbollah ha continuato rivelando che la spia Ahmad Nasrallah aveva ingannato il primo facendogli credere che Hezbollah aveva un piano per assassinare sua sorella, la deputata Bahia Hariri, con fine di obbligarlo a partecipare al suo funerale a Sidone e ucciderlo li’.

Noi consegnammo un membro di Hezbollah, Abu Hassan Salameh, ai siriani a causa di una falsa dichiarazione di Ahmad Nasrallah secondo la quale Salameh aveva complottato per uccidere Hariri, ma piu’ tardi verificammo che Salameh era innocente“, ha detto Seyyed Nasrallah.

Per documentare le parole di Seyyed Nasrallah e’ stato trasmesso un primo video che mostrava la stessa spia israeliana Ahmad Nasrallah fare queste rivelazioni. Nel video la spia confessava che quanto aveva detto ad Hariri, ovvero che Hezbollah volesse ucciderlo, era una menzogna. Egli ammetteva inoltre di lavorare per Israele e diceva che i suoi contatti israeliani gli avevano chiesto di avvertire gli uomini di Hariri di un “complotto per il suo assassinio.”


ISRAELE AVEVA LA CAPACITA’ DI REALIZZARE L’ASSASSINIO DI HARIRI

Il Segretario Generale di Hezbollah ha poi dato vita alla seconda parte della conferenza stampa, la parte nella quale ha accusato il nemico israeliano di essere dietro l’assassinio di Hariri.

Dopo aver mostrato un altro video di accuse israeliane contro Hezbollah di essere implicato nell’assassinio di Hariri, Seyyed Nasrallah ha affermato che Israele possiede la capacita’ di portare a termine un’operazione come quella diretta contro l’ex primo ministro il 14 Febbraio del 2005.

Israele possiede la capacita’ di realizzare questo tipo di operazioni, incluso l’assassinio di Hariri e di altri che hanno colpito il Libano negli anni passati“, ha dichiarato Seyyed Nasrallah, ricordando che la storia di Israele e’ piena di operazioni di assassinio contro leader e figure di alto rango.

Dopo aver ricordato come sia risaputo che Israele possieda molte spie in Libano, Seyyed Nasrallah ha detto che Israele aveva anche la motivazione, in quanto la Resistenza Islamica e’ il maggior nemico di Israele. “Israele ha animosita’ contro la Siria, cosi’ non poteva perdere un’opportunita’ di creare conflitti e utilizzare la morte di Hariri per cacciare la Siria dal Libano e isolare la Resistenza.”

In questo contesto, Seyyed Nasrallah ha citato il presidente siriano Bashar al-Assad, che gli disse personalmente che un capo arabo lo informo’ nel 2004, prima dell’approvazione della Risoluzione 1559, che gli Stati Uniti non avevano problemi che la Siria mantenesse forze in Libano, ma a condizione che disarmasse Hezbollah e le fazioni palestinesi in Libano. Assad rispose che Hezbollah costituiva parte della sicurezza nazionale del Libano e quindi rifiuto’ di accettare la richiesta statunitense. Si pose allora in marcia il progetto per estromettere la Siria dal Libano ed isolare Hezbollah.

Riferendosi ai metodi operativi di Israele, il Segretario Generale di Hezbollah ha dichiarato che il nemico sionista ha collocato strumenti di ascolto nelle reti telefoniche e mantiene apparati di spionaggio nelle zone aeree e sul terreno, oltre a contare sull’appoggio logistico per realizzare operazioni di assassinio all’interno del Libano.



ISRAELE INTERESSATO A REALIZZARE OPERAZIONI VICINO LA COSTA

Nella terza parte, il Segretario Generale di Hezbollah, Seyyed Nasrallah, ha parlato delle rivelazioni fatte dalle spie israeliane arrestate tra il 2009 e il 2010, in risposta ad una domanda sulle operazioni di intelligence israeliane condotte in Libano dopo il 2004.

Philippos Hanna Sadir e’ stata la prima spia ad essere menzionata durante la conferenza stampa. Egli ha iniziato a spiare per il nemico israeliano nel 2006 e fu arrestato nel 2010 dalle autorita’ libanesi. La sua missione era quella di raccogliere informazioni sull’abitazione del presidente Michel Suleiman e sulla sua distanza dalla costa, e sullo yacht del capo dell’Esercito Jean Qahwaji. “Israele e’ interessato a condurre le proprie operazioni vicino la costa“, ha detto Seyyed Nasrallah commentando i dati. “Una spia ispeziona un luogo solo per raccogliere informazioni o anche per programmare una certa operazione?”, si e’ chiesto Seyyed Nasrallah.

La seconda spia alla quale si e’ fatto riferimento nella conferenza stampa e’ Said Tanios Alam. Arrestato nel 2009, ha confessato di aver raccolto informazioni sul capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea, e sul primo ministro, Saad Hariri. Egli inizio’ a spiare per il nemico israeliano nel 1990. Gli venne chiesto di controllare Geagea e quando Hariri lo andava a visitare, secondo le investigazioni condotte dalle autorita’ libanesi e non da Hezbollah. “Perche’ Israele vuole controllare Saad Hariri e Samir Geagea, che sono le guide della coalizione del 14 Marzo?”.

Questa e’ la risposta a coloro che chiedono perche’ furono i membri della coalizione del 14 Marzo ad essere assassinati. La risposta e’ semplice: Israele voleva far ricadere la colpa sulla Siria e Hezbollah“, ha detto il Segretario Generale di Hezbollah.

Altre spie menzionate durante la conferenza stampa sono state Nassir Nadir, Faisal Maqlad, Adib Alam e sua moglie Hayat. Nadir, che fu arrestato nel 2009, ha confessato la propria implicazione nell’omicidio di un responsabile di Hezbollah, Galib Awali, nel 2004. Maqlad confesso’ di aver ospitato militari israeliani in Libano e di aver trasportato armi. Ha confessato anche di aver spiato alcune regioni libanesi. Alam ha riconosciuto la propria implicazione, insieme a sua moglie, nella morte dei membri del Jihad Islamico Mahmud e Nidal al-Majzub nel 2006 a Saida.

Seyyed Nasrallah ha sottolineato come le confessioni realizzate dalle spie, sebbene costituiscano una dimostrazione, confermano che le operazioni dei servizi segreti israeliani in Libano non si fermarono agli anni passati. In questo senso egli ha chiesto che le confessioni delle spie siano raccolte e analizzate con il fine di tracciare un diagramma delle loro operazioni.

Quando Israele uccise Hariri ma non riusci’ a scatenare un conflitto civile, il nemico cerco’ di pianificare allora la morte del presidente sciita del Parlamento Nabih Berri per spingere il Libano verso uno scontro interno“, ha rivelato Seyyed Nasrallah.

DIMOSTRAZIONE DELLE PROVE: LE IMMAGINI INTERCETTATE AD UN VELIVOLO SPIA ISRAELIANO

Il segreto che voglio rivelare questa notte e’ che prima del 1997 Hezbollah fu capace di catturare un velivolo spia israeliano senza pilota che fotograva il sud del Libano e inviava le immagini ad un centro di operazioni israeliano“, ha continuato Seyyed Nasrallah.

La Resistenza riuscir’ a intercettare la trasmissione del velivolo e riuscimmo ad avere accesso alla stessa, riuscendo cosi’ a ricevere le immagini inviate dal velivolo nello stesso tempo del centro di operazioni del nemico“, ha spiegato il Segretario Generale di Hezbollah.

La ricezione delle immagini del velivolo israeliano senza pilota da parte del centro di operazioni della Resistenza permise a questa di respingere l’assalto anfibio nemico a Ansariyeh il 5 settembre del 1997“, ha rivelato il Segretario Generale prima di mostrare i dettagli dell’operazione di Ansariyeh e spiegare come questa tattica aiuto’ i combattenti della Resistenza a sventare il tentativo nemico.

IMMAGINI MOSTRANO CHE ISRAELE CONTROLLO’ ATTENTAMENTE I MOVIMENTI DI HARIRI

Il Segretario Generale di Hezbollah ha poi toccato la parte piu’ sensibile della conferenza stampa: le prove concrete che mostrano che il nemico israeliano controllo’ accuratamente i movimenti dell’ex primo ministro Rafiq Hariri e la loro collocazione.

A questo riguardo Seyyed Nasrallah ha mostrato le immagini intercettate di aerei spia israeliani nel luogo dell’assassinio del 2005 dell’ex primo ministro libanese poco prima che avesse luogo.

Gli aerei israeliani controllarono accuratamente i movimenti del convoglio di Hariri a Beirut e lungo la strada Farayya-Faqra“, ha affermato Seyyed Nasrallah. “Si tratto’ di una coincidenza?“, si e’ chiesto il responsabile di Hezbollah. “Questa copertura viene realizzata di regola generale come primo passo per l’esecuzione di una operazione.”

Altre immagini, ognuna delle quali della durata di vari minuti e che furono riprese vari giorni prima dell’assassinio, mostrano vedute aeree della costa occidentale di Beirut dove questo avvenne. “Esistono uffici di Hezbollah in queste aree che possono essere controllati da Israele? Perche’ Israele controllava queste zone?” si e’ chiesto nuovamente Seyyed Nasrallah.

HEZBOLLAH POSSIEDE INFORMAZIONI DEFINITIVE SUI MOVIMENTI AEREI ISRAELIANI IL 14 FEBBRAIO

Questo non e’ tutto: un’altra rivelazione e’ stata fatta da Seyyed Nasrallah: “Abbiamo informazioni definitive sui movimenti aerei del nemico israeliano il giorno in cui Hariri fu assassinato. Ore prima delle sua morte, un velivolo israeliano senza pilota sorvolava la costa Sidone-Beirut- Jounieh mentre aerei da guerra sorvolavano Beirut“.

Una registrazione video mostra a questo riguardo che gli aerei di riconoscimento israeliani sorvolarono Sidone il 13 Febbraio del 2005 mentre altri lo facevano su Beirut ore prima che Hariri venisse assassinato. Il 14 Febbraio del 2005 un aereo spia israeliano AWACS volo’ du Beirut insieme ad un altro velivolo spia.

Questo video puo’ essere acquisito da qualsiasi commissione di investigazione per accertarne l’autenticita’ . Siamo sicuri di questra prova, altrimenti non rischieremo nel mostrarla“, ha detto Seyyed Nasrallah che ha anche affermato che Hezbollah aspettera’ il momento appropriato per rivelare altre prove e segreti.


LA SPIA ISRAELIANA GHASSAN JEDD SI TROVAVA SULLA SCENA DEL CRIMINE

Abbiamo prove che Ghassan al-Jedd, una spia al servizio di Israele che ospito’ varie squadre operative israeliane, era presente sulla scena del crimine“, ha rivelato Seyyed Nasrallah. “Presentammo queste prove alle autorita’ libanesi, ma Jedd scappo’ dal Libano prima di essere catturato“.

Jedd nacque nel 1940 e divento’ una spia israeliana agli inizi degli anni novanta, prima di scappare dal Libano nel 2009. Egli ospito’ vari ufficiali israeliani in Libano. Nel marzo del 2004 ufficiali israeliani entrarono in Libano via mare e furono protetti da Jedd per 50 ore in una localita’ del Monte Libano.

IGNORARE LE PROVE DIMOSTREREBBE CHE IL TRIBUNALE E’ POLITICIZZATO

Alla domanda di quale sara’ la reazione di Hezbollah nel caso in cui il Tribunale Speciale per il Libano ignorasse le prove presentate, Seyyed Nasrallah che questo dimostrebbere la credenza del movimento di Resistenza che il Tribuale sia politicizzato.

Seyyed Nasrallah ha ripetuto che Hezbollah non confida nel tribunale internazionale. “Tuttavoa, se il governo libanese e’ disposto a formare una commissione libanese per investigare sul caso, coopereremo“, ha detto il Segretario Generale del movimento di Resistenza Islamica libanese. “Alcuni hanno speso 500 milioni di dollari in Libano per distorcere l’immagine di Hezbollah. E’ per questo che stiamo conducendo una battaglia per l’opinione pubblica, specialmente quando alcuni lavorano giorno e notte per difendere l’innocenza di Israele.”

Traduzione a cura dell’Associazione Islamica Imam Mahdi (www.islamshia.org)

di Seyyed Nasrallah -

16 agosto 2010

La globalizzazione selvaggia

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“Impara a farti gli affari tuoi, e vedrai che le cose cominceranno ad andarti meglio”.
È facile, parlando con qualcuno, sentirsi dare questo consiglio che viene presentato come saggezza popolare. E invece guardando le cose dall’alto è vero esattamente l’opposto.
Infatti farsi gli affari propri evitando volutamente di curarsi degli affari generali della società in cui viviamo crea grossi problemi non solo alla società, ma anche all’individuo.
Qual è il nodo centrale del problema? È che la gente ha imparato piano piano, fino a diventare larga maggioranza, che facendosi i fatti propri si hanno meno problemi e ci si guadagna. Vero, la cosa funziona molto bene finché è una piccola minoranza a ragionare in questo modo. Quando diventa maggioranza, non funziona più, perchè la società non è più una società civile bene organizzata, capace di individuare i problemi e risolverli con la forza dell’unione, della responsabilità e dell’organizzazione, ma ritorna ad essere una jungla, dove ognuno bada solo a se stesso, e i pericoli, persino per la sopravvivenza, diventano davvero molto seri.
Nel mondo non si è ancora arrivati (per ora) a quel punto estremo, ma si va in quella direzione.
Ciò che è peggio è che questa deriva si comporta proprio come una slavina: quando parte prende velocità, si ingrossa, e a quel punto niente e nessuno la può più fermare.
Nel passato di solito arrivavano le guerre a mettere ordine nello stato delle cose, oggi non è più possibile.
In ogni caso è già in atto un cambiamento epocale. Solo 100 anni fa le grandi potenze erano l’Austria, in Europa, e la Gran Bretagna nel resto del mondo (con gli Stati Uniti in crescita).
Oggi l’Austria non conta più niente e la Gran Bretagna ormai conta poco. Crescono invece a vista d’occhio le economie che solo fino a 15 anni fa tutti noi chiamavamo del terzo mondo, e cioè l’Estremo Oriente (escluso il Giappone) e il Sud America.
Tutto questo succede a causa del trionfo del capitalismo liberista, che ha dato il via al fenomeno della globalizzazione selvaggia, la quale, tra l’altro, sposta in continuazione ricchezza dai paesi industrializzati alle nuove economie.
Se la globalizzazione fosse governata correttamente sarebbe forse un fenomeno positivo, perchè consentirebbe di allargare i mercati in modo armonico facendo crescere le nuove economie senza penalizzare quelle esistenti. Con il capitalismo liberista selvaggio (cioè senza regole) succede invece che ognuno pensa al proprio profitto senza curarsi dei pesanti effetti negativi che ricadono sulla propria organizzazione sociale. Il risultato è appunto l’avvio di una crisi di sistema di cui non è possibile per ora prevedere come finirà.
È però possibile ipotizzare degli scenari. Anche perchè essendo la crisi, in termini economici, una discesa, la fine potrebbe essere esattamente quella che conclude le discese delle slavine, e cioè la catastrofe.
Il capitalismo liberista selvaggio sta spostando grandissime quantità di ricchezza dalle (ex) sette potenze industriali alle nuove economie emergenti. Già oggi ci sono più miliardari in Cina, India, Russia, Brasile e persino Messico (che ha in Carlos Slim Helù l’attuale uomo più ricco del mondo) che non negli Stati Uniti e in Europa.
Visto quello che è successo in questi 15 anni (progressiva disgregazione dello stato sociale in Europa ed esaltazione della globalizzazione selvaggia negli Usa e nel mondo), come sarà il mondo fra 15 anni?
Dato che non possiamo (o non vogliamo) ipotizzare una guerra, quali forze potranno fermare la slavina iper-liberista che ci sta impoverendo sempre più rapidamente?
La spaventosa crisi di due anni fa aveva già fatto suonare molti campanelli d’allarme, ma la falsa speranza che il mondo capitalista si potesse svegliare dalla ubriacatura iper-liberista, grazie anche all’avvento di Obama al gradino numero uno degli Usa, sta ormai svanendo miseramente, sommersa dagli egoismi incrociati dei politici e degli uomini d’affari. Si parla già irresponsabilmente di fine della crisi, solo perché qualche indice economico presenta minimi segnali di ripresa. Ma quale ripresa ci può essere se non si mettono regole internazionali che fermino la slavina finché si è in tempo? Senza nuove norme, trattati, capaci di regolare adeguatamente il flusso della ricchezza da e verso gli ex paesi del terzo mondo, quando arriverà per davvero la ripresa dell’economia globale porterà ancor più ricchezza a quei paesi, e ciò avverrà ancora totalmente a scapito nostro.
Fra una quindicina di anni, con l’espulsione di Usa ed Europa dalla guida dell’economia, cosa succederà?
Tutti quei paesi emergenti aumenteranno il loro potere economico, ma occorre ricordare che essi non hanno una forte e consolidata tradizione civile. Anzi, la Cina addirittura è tuttora un regime comunista e alquanto strano, visto che si arricchiscono smisuratamente in pochi, rispetto alla massa della popolazione che rimane estremamente povera.
Continuando questo trend abbiamo solo due scenari possibili. Il primo scenario è quello tradizionale di una guerra che riequilibri il tutto e proponga un nuovo ordine mondiale.
Il secondo scenario è quello di un progressivo ma rapido sgretolamento delle potenze economiche attuali, che verranno sostituite dalle nuove potenze emergenti.
Con il corollario di forti e gravi tensioni sociali in tutti e due questi mondi.
Storicamente è già accaduto agli Egizi, ai Greci, ai Romani, alla Gran Bretagna, e non è mai successo a causa di una guerra persa, perchè non dovrebbe accadere ancora?
Eppure questi cambiamenti epocali si potrebbero, almeno in parte, controllare. Organizzando meglio le società per indirizzarle ad una crescita e ad uno sviluppo più armonioso.
Ovvero rinunciando agli egoismi e ai liberismi di parte esasperati. Cioè facendo il contrario di quello che il mondo sta facendo adesso.

di Roberto Marchesi

15 agosto 2010

I finti tonti del corriere


Signornò, da L'Espresso in edicola

Quando e se ci risveglieremo dall’incubo iniziato nel 1994, gli storici ci diranno, a bocce ferme, quanto il quasi ventennio berlusconiano sia stato merito di Mr.B e quanto di chi l’ha lasciato fare. Il politologo Maurizio Viroli, docente a Princeton, nel suo bel saggio “La libertà dei servi” (Laterza), denuncia “il tradimento delle élites, l’incapacità dell’élite politica, intellettuale e imprenditoriale di impedire la formazione del potere enorme di un uomo che ha distrutto la libertà dei cittadini”.
Quanto all’élite politica, conosciamo nomi e cognomi dei leader che da 16 anni rimuovono il conflitto d’interessi, salvo poi scoprirlo all’improvviso quando ne assaggiano i manganelli catodici: tutti i capi e capetti del centrosinistra, ma anche Bossi (dal 1995 alla retromarcia su Arcore nel ‘99), Casini (dopo il divorzio del 2008) e ora Fini. Per quella imprenditoriale, basta ricordare i servilismi e i collateralismi della Confindustria più cortigiana del mondo. Per quella intellettuale, le ultime annate del Corriere della Sera parlano da sole. Anche in piena frana del regime, il quotidiano che fino a pochi anni fa ospitava Montanelli e Biagi è tutto un vociare di finti tonti che negano l’evidenza e voltano la testa pur di non vedere la realtà.

Piero Ostellino esorta il Cavaliere a “recuperare la vecchia spinta propulsiva liberale della prima ora”. Purtroppo però non specifica quando mai, in quale prima ora, Berlusconi abbia dato prova di spinte propulsive liberali: nel 1994, dopo aver cacciato Montanelli dal Giornale, il premier governò sette mesi, occupando militarmente la Rai, tenendosi la Fininvest nonostante le promesse di venderla per risolvere il suo conflitto d’interessi (all’epoca l’ammetteva anche lui), varando il decreto Biondi per salvare dal carcere suo fratello, imponendo un condono fiscale, uno edilizio e uno ambientale, poi fortunatamente spirò. Di spinte propulsive liberali, nemmeno l’ombra.
Ferruccio De Bortoli nel 2003 assaporò lo squisito liberalismo berlusconiano che lo costrinse a lasciare la direzione del Corriere per lesa maestà: eppure ora invita il premier ad “accantonare leggi ad personam e tentazioni di condizionare la stampa” per “riprendere un po’ di quello spirito liberale finito troppo presto alle ortiche”. E anche lui si guarda bene dallo spiegare quando mai il campione mondiale del monopolio illiberale avrebbe manifestato “spirito liberale”: da sedici anni Berlusconi non fa altro che minacce alla libera stampa leggi ad personam (39, mentre scriviamo); e ora, in contemporanea con l’appello di De Bortoli, intima ai finiani di firmare a scatola chiusa un programma in quattro punti che ne contiene altre due, “processo breve” e lodo Alfano-bis.

Insomma fa di tutto per avvertirci che il conflitto d’interessi è la ragione sociale del suo impegno politico. Ma i finti tonti di via Solferino non vogliono credere nemmeno a lui. Finirà che un bel giorno il Cavaliere se ne andrà e il Corriere non avrà ancora capito perché era venuto.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

di Marco Travaglio

14 agosto 2010

La scuola inglese vista da un insegnante italiano


Quelle che seguono sono le vicissitudini di sei mesi di insegnamento nel West Yorkshire da parte di un insegnante italiano, spaziando da esperienze di 2 mesi fino a singole giornate saltuarie in più di 20 scuole secondarie diverse.

La mattina tipica del supplente inglese inizia con una telefonata. Una o più agenzie private chiamano tra le sette e le otto per offrire un incarico, giornaliero o settimanale: quasi sempre giornaliero. Le scuole non sono quasi mai le stesse e in genere ti chiedono di raggiungerle in poco più di mezz’ora. Ricordarsi di portare un documento di identità e un certificato recente che attesti una fedina penale immacolata, da esibire su richiesta. Sarà forse quest'ultimo dettaglio, sarà forse per il reticolato, le mura di cinta e le porte elettroniche o per le guardie nerborute con trasmittente in ogni corridoio, ma non appena entri in una di queste scuole ti si forma subito nella mente l'immagine di una prigione.
La responsabile delle supplenze ti accompagna in classe consegnandoti un opuscolo illustrativo con le regole per reprimere l'eventuale comportamento scorretto. La punizione peggiore è la "detention" con la quale lo studente è costretto a rimanere insieme ad un insegnante per un'ora dopo l'orario scolastico. Ma ci sono anche le "inclusions" o le "exclusions" dove gli indisciplinati rimangono durante la mattina in consegna in una piccola stanzetta con gabbiotti separati, un insegnante guardiano e una porta con serratura a combinazione.
L'idea platonica di prigione si riaffaccia sempre più prepotentemente.
Ma torniamo alla descrizione della giornata media.

Quando entri in aula devi cercare le istruzioni sul lavoro da far fare in quell'ora.
Quando si tratta di incarichi giornalieri non è richiesto insegnamento attivo, anche perché può riguardare una qualunque materia, da educazione fisica a tedesco, religione o disegno industriale.
Il compito del supplente (in questo caso detto "cover supervisor") è solo di vigilare, raccogliere l'eventuale lavoro alla fine (i worksheet) e accertarsi dell'incolumità dei ragazzi.
Essi ti aspettano nelle loro uniformi d'ordinanza: ogni scuola ha i suoi colori.
Vogliono sapere il tuo nome, magari da dove vieni, poi non interessa niente altro.
Nella stragrande maggioranza dei casi, gli alunni usano i worksheet per fare aereoplanini, ti chiedono carta e penne o altro materiale, che la scuola fornisce in grandi quantità, per poi distruggerle o lanciarsele contro. "Che spreco", penso io guardando il pavimento, ma d'altronde anche le strade sono piene di spazzatura.
Se ti metti in mezzo al lancio delle matite, oltre a colpirti ti insultano. Sanno benissimo che nessuno controllerà il loro eventuale lavoro e dunque perché farlo?
I più tranquilli scrivono sms o vanno su facebook.
Ora qui conviene aprire una parentesi sul concetto di supplente e sulla sua figura in Italia.
Da che mondo è mondo, anche in Italia, nessuno si fila la supplente, a meno che non sia carina ma anche in questo caso la situazione non cambia di molto.
Esistono però due importanti differenze rispetto all'Inghilterra: i voti e le note.
Ogni supplente italiano può dare voti, interrogare, elargire degli otto o delle insufficienze. Nelle scuole inglesi non ci sono interrogazioni orali, sono previsti pochissimi test in un anno e solo indicativi, non pregiudicanti il passaggio all'anno successivo.
Un supplente italiano può dare note o mandare dal preside.
In linea di principio anche i supplenti inglesi possono scrivere note sul "planner" o assegnare punizioni. Dopo un certo numero di "detenzioni" lo studente rischia la sospensione o addirittura l'allontanamento.
Il problema è che è tutta e solo teoria. Nella realtà gli studenti possono anche non fermarsi alle detention, se i genitori non vogliono e poi esistono infiniti cavilli, diversi da scuola a scuola.
Ad esempio, per riprendere qualcuno devi scriverne il nome sulla lavagna: ma attenzione, devi conoscerlo il suo nome e scriverlo correttamente anche quando tu sia in una scuola nuova (e in genere non rivedi mai due volte la stessa classe).
Poi devi scandire bene le parole "verbal warning numero uno" e così via fino a quattro. Altrimenti non è valido: quasi sicuramente il suddetto non subirà alcune punizione. Se poi riesci a seguire tutta la procedura e alla fine lo inviti ad andare in una altra aula, ma per disgrazia gli tocchi la spalla mentre gli apri la porta, allora ha vinto lui.
Alla tua agenzia verrà chiesto di mandare qualcuno d'altro perché probabilmente non sai che gli studenti possono reclamare se vengono sfiorati e tu magari perdi due giorni di lavoro ben pagati.
Un collega inglese con 20 anni di esperienza mi ha raccontato il seguente episodio illuminante in merito: un ragazzo era molto aggressivo, l'insegnante si avvicina e il ragazzo replica: "toccami, così potrò querelarti e portarti via tutti i soldi che hai guadagnato nella tua vita".
Durante una mia ora vedo un pallone da rugby volare attraverso la stanza. Due ragazzi se lo passano e quando mi alzo per sequestrarlo uno di loro lo mette nello zaino e dice: "Gli insegnanti non possono aprire le nostre borse." Poi torno alla cattedra e lui lo ritira fuori.
Una cosa la studiano di sicuro: le righe piccole del regolamento.

Mi è capitato spesso, in scuole in cui non ero mai stato, di essere oggetto di scherno nei corridoi: gli appellativi più comuni erano "Harry Potter" forse per i miei occhiali o capelli e "Borat" per il mio aspetto non britannico ma piuttosto latino. Ricordo poi un caso in cui venni colpito dal lancio di una bottiglia di plastica e un altro in cui diverse piccole, deliziose, pesti presero a calci il paraurti della mia auto con me dentro. Ma si sa che il calcio è molto considerato qui in Britannia. Non conoscendo il loro nome, nessuno di loro è stato rimproverato. Il supplente, insomma, è disarmato o quasi: il branco di ragazzi in uniforme lo sa e cerca di sfogare un po' di rabbia repressa.
Se esasperato chiedi aiuto a qualche collega questo inviterà qualcuno dei ragazzi ad annodarsi meglio la cravatta. Salviamo l'apparenza, innanzitutto. Io gli dico che nessuno lavora e lo stato del pavimento parla da solo e lui ti risponde: "Certo, certo" e invita uno dei ragazzi a togliersi la felpa in classe, come dice il regolamento.
Quanto alle note sul diario, chi mai le leggerà? I genitori qui sono entità leggendarie, inesistenti, non si vedono fuori da scuola, non vengono ai colloqui, se vengono non sono alleati degli insegnanti. Spesso non ci sono nemmeno poi tanti genitori a casa: questo è il paese dei genitori singoli. In un libro di testo di francese, capitatomi per le mani, c'era scritto: "per i francesi la famiglia è molto importante, tanto è che mangiano spesso insieme. Che cosa ne pensi? piacerebbe anche a te?" Qualcosa vorrà dire.
Le scuole cattoliche in genere sono ben viste perché pare che le famiglie seguano di più i figli.

Riassumendo finora, il lavoro ipotetico durante la supplenza di solito è tempo e materiale sprecato, gli studenti lo sanno e la scuola anche. Questo anche perché i supplenti "giornalieri" non sono tenuti ad essere esperti della materia: ci tornerò su dopo perché c'e' un motivo economico dietro questo. La disciplina è molto povera rispetto agli standard italiani e a quelli di altri paesi. Il livello deve essersi abbassato anche rispetto al passato a sentire le voci in giro, tanto che uno degli slogan della recente campagna elettorale era "Ripristiniamo la disciplina nelle scuole". Basti dire che chi l'ha usato ora è al governo.

Sono disponibili diverse statistiche in merito ma preferisco riportare ciò che ho visto e sentito. Il bullismo qui è all'ordine del giorno e molto spesso emerge dalla cronaca locale o nazionale. Pochi giorni prima di scrivere questo articolo un ragazzino è stato ucciso a calci e pugni davanti ad una scuola nel sud di Londra. Un anno prima, nella scuola in cui ho insegnato negli ultimi due mesi, uno studente è stato ferito con un coltello da un altro. Il colpevole era stanco di essere vittima ripetuta di bullismo e gli insegnanti lo sapevano. Si vedono continuamente i ragazzi menarsi nei corridoi ma gli insegnanti non sembrano curarsene, d'altronde non possono toccarli: è compito dei guardiani nerboruti separarli, altrimenti perché sceglierli così grossi?

Spesso qui sento dire che la disciplina in una scuola dipende dal preside.
È difficile per me stabilirlo dato che in un anno di presidi non ne ho conosciuto nemmeno uno.
Questo probabilmente è legato ad un loro concetto di gerarchia che preferirei introdurre parlando delle sale insegnanti.

Le sale professori, come altri luoghi, hanno le loro regole non scritte.
Apparentemente tutte le sedie sono uguali ma non è così.
Gli insegnanti di sostegno siedono tutti in una certa zona, i supplenti in un'altra, gli insegnanti di ruolo in un'altra ancora. Nessuno parla o interagisce al di fuori di tali gruppi. Una volta, in una sala professori, mi è capitato di fare due chiacchiere con una insegnante francese di ruolo. Ad un certo punto si è guardata attorno e mi ha detto: "vieni spostiamoci perché sei seduto al posto di un altro... cioè, non è che il posto sia davvero suo, ma...". Il messaggio era chiaro. Comunque, per sicurezza fra noi stavamo comunicando in francese.
Spesso capita che i docenti di matematica non parlino con quelli di storia. Il motivo secondo alcuni è che ognuno passa molto tempo in edifici diversi (quello di scienze è separato da quello di lingue e così via) e dunque non ci si conosce molto al di là della propria cerchia.
Sarà anche così.
Tanto quando sei un supplente nessuno ti rivolge la parola e se lo fanno sono molto altezzosi. A meno che non scoprano che sono un docente qualificato come loro e che ho anche un dottorato di ricerca in fisica teorica.
A quel punto mi chiedono persino come mi chiamo.
I supplenti da una giornata, infatti, non sono necessariamente abilitati, né per forza laureati. Anche per questo vengono pagati la metà di un insegnante: £70 invece che £150 al giorno, meno il 20% di tasse e la quota dell'agenzia. Alla fine le due paghe nette sono circa £50 e £90 al giorno.
Questo è un punto importante perché spiega come mai sia stata introdotta recentemente questa figura del "cover supervisor": per far risparmiare le scuole. Quando un docente si assenta per meno di tre giorni si può ricorrere a tale espediente altrimenti si deve cercare un docente abilitato in quella materia.
Mi è capitato spesso di incontrare classi che cambiavano continuamente insegnante (e in genere erano le peggiori). Prima di trovare un incarico fisso ho quasi sempre fatto il supplente giornaliero. Ho lavorato per mesi e mesi, tutti i giorni, a volte ricevendo più telefonate da agenzie diverse.
Il numero delle assenze non è di sicuro basso, sebbene Leeds non sia certo Londra. E ogni volta, dal registro alla reception e dall'angolo dei supplenti in sala professori notavo un folto numero di supplenti come me. Il numero delle agenzie private che offrono questi servizi si conta in decine. Secondi alcuni colleghi il motivo dietro a tutte queste assenze è legato all'insoddisfazione, allo stress o alla disciplina. Forse anche il rigido clima dello Yorkshire avrà il suo peso, io non saprei. Però potrei raccontare come io abbia avuto il mio incarico per il summer term. Un insegnante di fisica abbastanza giovane, membro permanente e ben voluto, rimprovera un ragazzo nel corridoio per qualcosa che ha fatto. Quest'ultimo reclama con la scuola dicendo che gli è stato rivolto un insulto a sfondo razziale. Non ci sono testimoni ma viene aperta comunque un'inchiesta sul professore: forse per il suo temperamento irlandese o per motivi pregressi, il docente decide di licenziarsi da sé.
Si vede che aveva visto "In nome del Padre" una volta di troppo.
Questo episodio mi permette di introdurre il tema razziale e sociale.

Gli Inglesi amano molto il calcio e come nel campionato ci sono le scuole di serie A, B, C, D e via con l'alfabeto; e si sa che l'iscrizione alla serie A costa più della B.
Sono stato in una di quelle scuole delle lettere più avanti e il 90% dei ragazzi era di colore e così gli insegnanti e i guardiani nerboruti. Quel che ho trovato? Studenti e colleghi più gentili del solito. Una vecchia pachistana mi ha regalato una copia del corano: mi ricordava un po' mia nonna. Ci sono scuole di elite e scuole ghetto. Forse non solo le scuole: vivo da un anno in questo paese e non ho mai visto un tassista bianco, un gelataio biondo o un benzinaio non indiano. Non ci sono le caste, almeno non esplicitamente, ma forse ognuno ha il suo posto, come in sala professori.
Sono tutti così attenti al politically correct da farmi venire qualche sospetto.
Come si spiega l'auto con me dentro, rigata al grido di "f***ing muslim" da parte di un gruppetto di ragazzini tredicenni in centro città? (e sono un bianco caucasico, ahimè con barba e capelli neri), gli insulti tra compagni di classe "Ebreo"? Tutta colpa del partito neofascista BNP ?
Nel calcio almeno gli stranieri sono apprezzati, a patto di fare goal.
Tornando alle quote di iscrizione, nelle scuole statali non si paga ma per una "scuola decente" si va dalle 4 alle 14mila sterline all'anno. Almeno stando a quanto ti dicono. Li varrà?

Le scuole inglesi rispetto alle italiane sono come l'Enterprise rispetto alla Zattera della Medusa.
In ogni aula ci sono lavagne multimediali con proiettori e connessioni internet, portatili per gli studenti, libri di testo e banchi di laboratorio ben attrezzati. Manca il Signor Spock ma la fantascienza c'è tutta. In Italia, invece, andiamo lentamente alla deriva e finiremo per divorarci tra di noi. Nelle materie scientifiche si fanno moltissime dimostrazioni pratiche. Ogni singolo concetto è ancorato a esempi e applicazioni tecnologiche. Chi ne ha voglia può imparare molte cose.
Il problema è che non ci sono le interrogazioni orali e i test sono solo indicativi. Gli studenti tendono a non studiare: d'altronde i libri di testo sono collettivi e rimangono a scuola, dove studiano? Tutto viene rimandato al momento della "revision", un ripasso da fare con l'aiuto di libri appositi, insegnanti privati e soprattutto di programmi online: un po' come per i quiz della patente, insomma.
Nella scuola dove ho potuto davvero insegnare fisica ho avuto anche delle ottime classi. In particolare gli studenti di A-Level (16-18 anni): si trasformano, diventano brillanti e interessati come fossero all'università. D'altronde è un po' come se lo fossero: piccoli gruppetti da 6 o 10 di gente che ha scelto quei corsi. Il primo esame importante, infatti, lo hanno a 16 anni, il GCSE; poi possono fare corsi per andare subito a lavorare oppure scegliere due o tre materie e studiare solo quelle per due anni, l'A-Level, (tipo la maturità italiana o l'Abitur tedesca.)

Questi esami non li fa la scuola ma compagnie private che stampano i libri e sono responsabili dei programmi ufficiali. L'esame consiste in questionari prestampati in cui scrivere le risposte: c'è un lungo elenco di domande già pronte e solo rimescolate di volta in volta, con pochissimo spazio per l'astrazione o l'approfondimento.
A volte ho avuto anche l'impressione che alcune domande volessero come "pilotare" le opinioni degli studenti. In mezzo a esercizi sulla gravità e il moto dei pianeti ne ricordo una che chiedeva: "Immagina che il governo voglia costruire una base sulla Luna con un telescopio per fare nuove scoperte, ma che la gente protesti perché con tutti quei soldi si potrebbero migliorare le condizioni di vita dei più poveri: scrivi un argomento a favore e uno contro."
Quello contro era già nel testo, dunque ti bastava imparare quello pro. Forse sono troppo sospettoso, comunque su 14 domande in media da 2 punti questa ne valeva 5.

Con tutti i suoi difetti, il bagaglio culturale della "zattera" italiana mi sembra di maggior spessore. Poi magari si imbarca acqua e si affonda nei test internazionali, dove l'Italia è 37esima e la Gran Bretagna 14esima. Forse anche perché queste prove somigliano più ai quiz con cui si allenano gli studenti britannici, chi lo sa?
L'insegnamento, infatti, mi sembra molto standardizzato: ogni scuola ha un pacco di presentazioni powerpoint già pronte da proiettare e fogli di lavoro da stampare e distribuire. Le lezioni più che essere preparate possono essere semplicemente "scelte".
Lo stipendio degli insegnanti è quasi il doppio che in Italia eppure il numero di ore di lavoro è lo stesso e il costo della vita forse anche più basso. Il problema dei precari non esiste: se una scuola ti assume, sei permanente. D'altra parte esiste un controllo qualità: commissioni di ispettori che ogni tot anni vengono per un giorno o una settimana e possono anche farla chiudere se non va bene.
Io non ero un ispettore e dunque osservavo una tranquilla normalità. Si sprecano molte risorse e potenzialità.

A volte ho avuto l'impressione che si cercasse solo di far passare il tempo. Spesso assegnano dei lavori completabili in pochi minuti con un poster o un copia e incolla e per il resto dell'ora li lasciano liberi di giocare al computer o andare su facebook, ascoltare musica o guardare un video su youtube. È una cosa quotidiana, ordinaria."Perché li lasciate giocare?" ho chiesto una volta, incuriosito, ad un collega. "Aiuta la loro concentrazione" mi ha risposto, probabilmente credendoci. Anche io credo che giocando si impari, ma questa è un'altra cosa. Poi vedendo alcuni ragazzini intenti a uccidere civili da un elicottero, in un simulatore terribilmente realistico, aggiungo: "Ma perché permettete un gioco come questo?" "Ah sì, forse è vietato ai minori, ma tanto i genitori li comprano loro ai figli..."
Non tutti si portano penne o quaderni dietro, ma il telefonino e l'ipod non mancano mai. La playstation avanza di due caselle e mangia il computer di scuola. Le insegnanti si arroccano temporaneamente nella staff room, temendo lo scacco. I pedoni guardano lo schermo condividendo cuffiette stereo.
Mi avvicino ai ragazzi per scambiare due chiacchiere, mentre mitragliano allegri e concentrati.
Uno di loro mi dice: "Da grande voglio fare il soldato in Iraq".
Non credo sappia dove sia l'Iraq, ma l'importante è che nessuno educato a Eaton, o altrove, un giorno ce lo mandi.
La partita continua.

Davide Maimonide

13 agosto 2010

Crisi economica ed epoca di trapasso

Il mondo è in viaggio verso una destinazione instabile, attraverso un territorio sconosciuto, su una strada dissestata, e l’aspetto più preoccupante è che ha già utilizzato la ruota di scorta”. Con questa immagine PIMCO (uno dei fondi d’investimento americani più grandi al mondo), a margine dei lavori del Secular Forum 2010, ha tracciato i contorni della crisi - la più grave dopo lo storico default del 1929 - che ha fatto letteralmente saltare i pilastri del sistema economico mondiale. Ma più interessante ancora è quello che sostengono gli esperti del provider finanziario a proposito della trasfigurazione che il capitalismo (americano ed internazionale) subirà in seguito al passaggio di questa tempesta di proporzioni non ancora definite. Come dopo ogni uragano potremmo non riconoscere più il paesaggio nel quale eravamo abituati a vivere. La mano invisibile del mercato è già stata spazzata via dal pugno visibile dei governi i quali, con i loro provvedimenti anticrisi, hanno scavato la fossa ai principi, alle logiche e all’ideologia del libero scambio.


La fine della deregolamentazione, dell’autoregolamentazione e dell’indebitamento illimitato del settore privato ha scosso pesantemente le certezze di tutti e ha aperto scenari che non offrono punti di riferimento adeguati. Adam Smith è al tappeto…mentre Kyenes è già stato sepolto. Si tratta, in sostanza, di un’inversione di tendenza secolare, che ridisegna le linee dei mercati i quali, da adesso in avanti, saranno costretti ad operare portando al collo le poderose catene dei vincoli imposti dagli Stati per “risanare” le proprie finanze impazzite.



Il condizionamento crescente dei programmi statali, orientati a ristabilire livelli di debito e di deficit più accettabili, sanzionerà la morte definitiva degli animal spirits mercatisti. La “Nuova Normalità” inseguita dai decisori politici avrà, tuttavia, peculiarità non inquadrabili in profili di scelte e di governance riconoscibili e consolidati: “stiamo attraversando un’epoca di grandi cambiamenti per l’economia globale dove alcuni parametri certi stanno diventando variabili. E’ un periodo di tensioni, collisioni, e rinnovamento, un percorso verso un mondo meno indebitato e più regolamentato, con una crescita più debole nei paesi industriali, un mondo in cui la politica è meno favorevole alla globalizzazione e alla mancanza di regole sui mercati”. Resta ad ogni modo da capire chi disporrà della forza per imporre queste regole considerato che le stesse non piovono dal cielo per iniziativa dello spirito santo ma sono il portato di rapporti di forza dispiegantisi tra aree geografiche e paesi sullo scacchiere internazionale.



Nello sforzo riorientativo occorrerà pertanto liberarsi, il prima possibile, delle zavorre ideologiche, nonché dei paradigmi economici, politici, sociali dell’epoca storica appena trascorsa, poiché questi non aiutano a comprendere le modificazioni in atto né le traiettorie delle dinamiche a venire. La “Nuova Normalità”, di cui parla PIMCO, è solo un possibile punto d’attracco che sarà comunque caratterizzato da una crescita mondiale sotto tono, dalla costante necessità di un risanamento patrimoniale, dalla costante migrazione della crescita, e dalla ricchezza verso le economie emergenti di importanza sistemica e da una governance globale relativamente debole. La Nuova normalità è anche caratterizzata da un forte coinvolgimento governativo nella convergenza tra i paesi importanti da un punto di vista sistemico che conduce a quel che potremo definire un “capitalismo di stato”. Approdo estemporaneo dunque, ma non porto riparato e sicuro. In questo ragionamento, che è centrale nell’analisi finanziaria di PIMCO, c’è quanto da noi immaginato e teorizzato circa il passaggio dal capitalismo dei funzionari del capitale di matrice americana ad un altro tipo di configurazione sociale, attualmente in gestazione. Il Centro regolatore statunitense ha esaurito la spinta e la capacità di sintetizzare, secondo le proprie convenienze, le istanze dei diversi protagonisti mondiali. Questa crisi è l’avvisaglia di un sisma ben più profondo che non scombina esclusivamente i circuiti mercantili e quelli finanziari ma che metamorfosa, in maniera decisamente più cogente, la stessa natura del sistema capitalistico globale. Le risposte che i diversi player nazionali daranno alla crisi faranno crescere differenziazioni e divaricazioni tra singole formazioni particolari componenti la formazione capitalistica mondiale. Di tutte queste trasformazioni palingenetiche saremo testimoni (ed anche vittime) nei prossimi anni. L’accentuamento delle lotte per l'egemonia tra gruppi dominanti di paesi e aree più o meno omogenee approfondirà lo sviluppo ineguale di dette società. I barbagli all’orizzonte segnalano la presenza di queste inevitabili tendenze storiche. E’ iniziata l’era multipolare che sta portando in auge potenze a lungo restate ai margini del consesso mondiale (Cina, India, Brasile) e potenze troppo precocemente escluse dalla stanza dei bottoni planetaria (Russia). Tale caotica scenografia è solo l’antipasto di un prossimo periodo di maggiori tumulti che cortocircuiterà irrimediabilmente i meccanismi economici sul piano finanziario e su quello “reale”; e ciò finché non emergerà un altro centro gravitazionale in grado di rimettere ordine nel mondo. Del resto, è una sequenza evenemenziale, che mutatis mutandis, abbiamo già riscontrato in età di transizione anteriori alla nostra (come nel periodo di dissoluzione del capitalismo borghese, nato in Inghilterra nell'800 ed estesosi in tutto l'occidente, ma successivamente surclassato dalla migliore performatività del capitalismo statunitense).



Nonostante qualcuno continui a confondere fenomeni ed epifenomeni, cause ed effetti, l’origine di tutto il caos dei nostri tempi è da rinvenirsi, in primo luogo, nel riacutizzarsi, sul palcoscenico mondiale, della disputa tra potenze che puntano all’allargamento della propria sfera egemonica dopo il collasso della leadership stellestrice. Questo conflitto per la predominanza, attraversando più stadi, condurrà ad una ridefinizione degli stessi rapporti sociali e di forza tra gruppi di potere, tanto all’esterno che all’interno dei singoli paesi. Sulle ceneri del predominio americano sta nascendo qualcosa di inedito sul quale non possiamo dire molto, se non appunto che la politica e gli Stati hanno preso in mano il comando delle operazioni.



Quindi, la crisi economica è esito di questi processi indicanti il persistere di un passaggio d’epoca che sarà ancora duro e laborioso. L’elaborazione di PIMCO, pur essendo ancorata ad una visione economicistica, si incontra con le nostre previsioni circa il dilatamento temporale della debacle sistemica che si risolverà, tra alti e bassi, riprese e ricadute, solo allorquando il mondo avrà trovato un perno di stabilizzazione geopolitica (un’area con uno o due paesi guida). Questo polo potrebbe avere particolarità politiche, sociali, economiche e persino culturali opposte a quelle del regime occidentale che ha improntato di sé novecento e primo scorcio di XXI secolo. Tornando alla metafora iniziale di PIMCO si può ben dire che il mondo viaggia ormai lungo strade impervie senza ruota di scorta, ma occorrerebbe anche aggiungere dell’altro. Per esempio che il mezzo di locomozione utilizzato potrebbe essere inadatto allo scopo. Le distanze da coprire saranno fuori dalla portata di veicoli che non hanno un adeguato propulsore politico e che non sono capaci di proiettarsi nello spazio planetario proteggendo i propri interessi nazionali. Parafrasando una frase del Film di Zemeckis Ritorno al futuro potremmo dire che dove stiamo andando forse non ci sono strade né segnaletica, ma comunque arrivare alla meta prima degli altri e con le idee un po' più chiare sarà questione di vita o di morte.

di Gianni Petrosillo

12 agosto 2010

I Signori del signoraggio in crisi

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Help! Qualcosa non va nel mondo dell’usura atlantica...
Dopo aver smerciato banconote-cambiali dal 1695, e aver imposto al 95 per cento del globo terraqueo il proprio sistema di indebitamento, la Old Lady dell’usura, la Banca d’Inghilterra, naviga in acque agitate. E anche la sua consorella (ex) coloniale, la Federal Reserve nordamericana, accusa qualche problemino.
Andiamo per ordine.
Cominciamo da oltre-Atlantico. La Fed del mecenate Shalom ben Bernanke ha deciso di comprarsi il debito Usa.
Nulla di nuovo. Tale manovra è parte integrante del “sistemino” inventato nella vecchia Londra, in quanto emergente potenza neo-schiavista e neo-coloniale, lo conoscono tutti gli addetti ai lavori.
Vi ricordate? Le Banche centrali tutte - compresa la Banca d’Italia e la Bce, of course - hanno da secoli rapinato agli Stati il diritto di battere moneta. La emettono direttamente loro. Tali istituti centrali - che qualcuno dichiara eufemisticamente “istituzioni” dello Stato - sono in realtà al servizio delle potenti banche d’affari internazionali e delle grandi assicurazioni (e riassicurazioni). Se la Bce è in realtà, scava scava, una dependance delle banche d’affari anglo-americane pur nascondendosi dietro il paravento della spettrale Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, in Italia tale anomalia è addirittura più palese che altrove. La Banca di via Nazionale è palesemente “privata” e di proprietà delle maggiori banche italiane (e straniere).
Per battere moneta, impongono una sorta di tassa, detta signoraggio. E gli Stati pagano questo vergognoso signoraggio.
Gli Stati hanno bisogno di liquidità e tale liquidità, prima a volte, adesso di regola, viene loro versata in cambio di obbligazioni o titoli di debito vari. Tutti caricati ad usura. In cima a questa piramide il Regolatore per antonomasia è il Fmi, che presta a strozzo agli Stati (il caso Grecia è recente e noto, ma la prassi è generalizzata, in queste ore dalla Romania alla Spagna, dal Portogallo all’Ungheria) il denaro per ripianare i debiti e per strangolare perpetuamente le varie economie nazionali. Pretendendo, in sovrappiù, una vergognosa serie di tagli sociali a danno dei cittadini, per essere sicuri - loro i Signori del denaro - di lucrare tutto il lucrabile senza... “spese superflue”.
Ecco, detto questo, gira e rigira, a forza di bolle speculative, di crisi finanziarie e di interventi degli Stati (Usa in testa) a sostegno delle banche e della speculazione della grande finanza, stiamo per assistere ad un suicidio finanziario degli stessi Stati promotori del “sistemino” di usura globale: il tumore sta attaccando, infatti, anche gli stessi Stati Uniti e Gran Bretagna.
Eh, già. Negli Usa non c’è oggi un presidente, ma un “esecutore” della volontà dei Regolatori. Nessun ospite della Casa Bianca vuol fare la fine di J. F. Kennedy, che, poco prima di Dallas, aveva deciso di far emettere direttamente i dollari dal tesoro Usa, bypassando l’usura della Federal Reserve. Con assassinio, dunque, prevedibile, assicurato e consumato.
E anche al di qua dell’Atlantico, per i profitti della Banca Madre, le cose non vanno bene. Nonostante il calo del tasso di usura (lo chiamano tasso primario) praticato dalla Old Lady, le imprese e i cittadini britannici sono assai riluttanti a contrarre nuovi mutui o nuovi prestiti.
Ma così - dicono i Signori del signoraggio - tutto va in bordello! Di questo passo, tali blasonate “istituzioni” non possono più strangolare nessuno!
Che jattura.
E che interessante prospettiva per i popoli del mondo.

di Ugo Gaudenzi

11 agosto 2010

Quei 100 milioni da Berlusconi alla mafia


Il quotidiano di via Solferino rivela: Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici un 'pizzino' del 2001 del padre Vito che documenterebbe passaggi di contante da distribuire ai vertici di Cosa Nostra


Cento milioni di vecchie lire versati da Silvio Berlusconi alla mafia nel 2001. La relazione pericolosa per il premier sarebbe documentata in un pizzino consegnato da Massimo Ciancimino ai magistrati, secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera. Nel foglio dattiloscritto ma accompagnato da annotazioni autografe di don Vito che si riferisce al boss Bernardo Provenzano con l’appellativo di ragioniere, si fa esplicitamente il nome del presidente del Consiglio.

Scrive l’inviato Felice Cavallaro: il testo è top secret ma chi lo ha letto così sintetizza evocando conteggi in vecchie lire: ‘dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo’. E poi: ‘Caro rag. Bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate … e di risolvere i problemi giudiziari”. Il pizzino sarebbe stato scritto dal padre, secondo Massimo Ciancimino, nella seconda metà del 2001, dopo il voto del 13 maggio per le elezioni nazionali e del 24 giugno per la Regione siciliana con la doppia vittoria schiacciante di Silvio Berlusconi e di Totò Cuffaro. Don Vito chiede al capo della mafia di intervenire sui politici usciti vittoriosi dalle elezioni chiedendo di “non fare minchiate” ingiustificate alla luce dei “numeri” della vittoria: 61 seggi a zero per il centrodestra in Sicilia.

Massimo Ciancimino ha consegnato il pizzino insieme a una cartellina piena di lettere e documenti che sarebbe stata trovata a casa della madre, la signora Epifania. Mamma e figlio sono stati sentiti nei giorni scorsi dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo sul contenuto del pizzino e in particolare la signora Ciancimino avrebbe inserito questa novità in un rapporto consolidato che risaliva a trenta anni prima: “mio marito si incontrava negli anni settanta con Berlusconi a Milano”, avrebbe detto la signora aggiungendo con un pizzico di disappunto: “ma alla fine Vito si sentì tradito dal Cavaliere”.

Il rapporto Ciancimino-Berlusconi non è una novità assoluta delle indagini palermitane. Le prime tracce risalgono a una serie di relazioni della Polizia degli anni ’80 in cui si descrive la figura di Marcello Dell’Utri e il suo legame con un collaboratore di Ciancimino, l’ingegner Francesco Paolo Alamia. Mentre già nel 2004, in una telefonata intercettata dalla Procura di Palermo tra Massimo Cinacimino e la sorella Luciana, il figlio di don Vito sosteneva che esistesse un assegno di 25 milioni di lire da parte di Silvio Berlusconi a beneficio del padre.

Anche su questo punto Massimo Ciancimino ha offerto nuovi chiarimenti ai pm nei giorni scorsi: si sarebbe trattato in realtà di soldi in contanti che lui stesso avrebbe ritirato da un amico del braccio destro di Provenzano, Pino Lipari.

Il fatto che Massimo Ciancimino abbia in due occasioni ricevuto decine di milioni di lire dal boss Provenzano o dai suoi amici sta modificando la posizione giuridica del “testimone assistito”. Probabilmente la Procura di Palermo sta valutando la sua iscrizione sul registro degli indagati per favoreggiamento. Un elemento che però paradossalmente rafforza la credibilità delle sue affermazioni autoindizianti.

I rapporti tra il gruppo Berlusconi e la mafia comunque non sono una novità assoluta. A parte la condanna nel processo di appello contro Marcello Dell’Utri (nel quale comunque le dichiarazioni del figlio di don Vito non sono state recepite perché considerate contraddittorie e a rate) già nelle indagini degli anni novanta sulla famiglia mafiosa di San Lorenzo erano emerse le prove documentali dei versamenti della Fininvest a titolo di “regalo” ai boss. Nel libro mastro del pizzo, sequestrato al clan, era stata trovata la dicitura “Can 5 5milioni reg”.

I collaboratori di giustizia avevano spiegato che a partire dagli anni ’70, prima attraverso Vittorio Mangano e poi per tramite dell’amico di Dell‘Utri, Gaetano Cinà, ogni anno il Cavaliere faceva arrivare soldi alla mafia.

Non si trattava però di tangenti, ma di doni fatti per mantenere i buoni rapporti. Il boss di Porta Nuova, Salvatore Cancemi, aveva aggiunto di aver visto il contante proveniente da Arcore ancora nel 1992. La trafila del denaro allora prevedeva che i soldi di Berlusconi finissero nelle mani dell’allora capo dei capi Totò Riina per poi essere suddivisi tra le varie famiglie mafiose.

Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina. Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano.
di marco Lillo

Israele può trascinare Stati Uniti in un'altra guerra

Scriviamo per avvisare l'utente al rischio che Israele attaccherà l'Iran quanto prima questo mese. Questo potrebbe causare una guerra più ampia. Israele leader avrebbe calcolato che, una volta la battaglia si unisce, sarà politicamente insostenibile per voi di dare niente di meno che il sostegno incondizionato a Israele, non importa quanto la guerra iniziata, e che le truppe Usa e le armi sarebbero circolare liberamente. guerra più ampia potrebbe dar luogo a distruzione dello Stato d'Israele. Questo può essere fermato, ma solo se si muovono velocemente per anticipare un attacco israeliano da condannare pubblicamente una tale mossa prima che accada.
Noi crediamo che i commenti da parte di alti funzionari americani, si può includere, riflettono la fiducia mal riposta in primo ministro israeliano Netanyahu. In realtà, lo stesso fraseggio possono essere rivelatrici, come quando il direttore della Cia Panetta implicita cavallerescamente che Washington lascia agli israeliani di decidere se e quando attaccare l'Iran, e quanto "stanza" per dare allo sforzo diplomatico. Il 27 giugno, ha detto Panetta casualmente ABC Jake Tapper ", penso che siano disposti a darci la camera per poter provare a cambiare diplomaticamente l'Iran ... rispetto a questi cambiamenti militarmente".

Allo stesso modo, il tono ti ha colpito riferimento a Netanyahu e voi stessi nel vostro 7 luglio intervista con la TV israeliana era decisamente in sintonia con decenni di storia sfortunata con i leader israeliani. "Nessuno di noi cerca di sorprendere l'altro", ha detto, "e che l'approccio è uno che ritengo il Primo Ministro Netanyahu si è impegnato a". Si potrebbe desiderare di chiedere il vicepresidente Biden per ricordare il tipo di sorprese, che ha incontrato in Israele.

Blindsiding è stata a lungo una freccia nella faretra di Israele. Durante la crisi in Medio Oriente emergente nella primavera del 1967, alcuni di noi assistito da vicino una marea di sorprese israeliano e l'inganno, come Netanyahu predecessori finto timore di un imminente attacco arabo come giustificazione per una guerra a cogliere e ad occupare territori arabi. Avevamo da tempo concluso che Israele era stato esagerato l'arabo "minaccia" - ben prima del 1982 quando l'ex primo ministro israeliano Menachem Begin pubblicamente confessato:

"Nel giugno del 1967, abbiamo avuto una scelta. Le concentrazioni esercito egiziano nel Sinai approcci non provano che [il presidente egiziano] Nasser è stato davvero sul punto di attaccarci. Dobbiamo essere onesti con noi stessi. Abbiamo deciso di attaccare lui. "

Israele ha, infatti, ben preparati militarmente e montati anche provocazioni contro i suoi vicini, al fine di provocare una risposta che potrebbe essere utilizzata per giustificare l'espansione dei suoi confini.

Dato questo disco, uno farebbe bene a salutare con scetticismo del caso, eventuali assicurazioni private Netanyahu potrebbe avervi dato che Israele non vi sorprenderà con un attacco all'Iran.

Calcoli di Netanyahu

Netanyahu ritiene che detiene le carte alte, in gran parte a causa del forte sostegno di cui gode nel nostro Congresso e la nostra forza media pro-Israele. Lui legge la tua riluttanza a parlare anche in controverse questioni bilaterali pubblicamente durante la sua recente visita come affermazione che egli è nella sede catbird nel rapporto. Nel corso degli anni le elezioni negli Stati Uniti (tra cui metà i termini), i leader israeliani sono particolarmente fiducioso del potere essi e la lobby Likud godere sulla scena politica americana.

Questo primo ministro imparato bene da Menachem Begin e Ariel Sharon. Netanyahu atteggiamento passa attraverso un video registrato nove anni fa e mostrato in televisione israeliana, in cui egli si vantava di come aveva sedotto il presidente Clinton a credere che lui (Netanyahu) stava aiutando l'attuazione di Oslo accordi di quando era in realtà li distrugge. Il nastro mostra un atteggiamento sprezzante verso - e stupore - un'America così facilmente influenzabile da parte di Israele. Netanyahu ha detto:

"L'America è qualcosa che può essere facilmente spostato. Spostato nella giusta direzione. ... Non si metterà in cammino. ... L'ottanta per cento degli americani ci sostengono. E 'assurdo ".

Giornalista israeliano Gideon Levy ha scritto che il video mostra Netanyahu di essere "un artista ... con chi pensa che Washington sta in tasca e che può gettare fumo sugli occhi", aggiungendo che tale comportamento "non cambia nel corso degli anni." Come accennato in precedenza, Netanyahu ha avuto modelli di ruolo istruttivo.
Niente meno che il generale Brent Scowcroft ha detto al Financial Times che l'ex primo ministro israeliano Ariel Sharon aveva George W. Bush "ipnotizzato", che "Sharon ha appena lui" avvolta intorno al dito mignolo. "(Scowcroft fu subito sollevato delle sue funzioni di presidente del prestigioso President's Foreign Intelligence Advisory Board e ha detto di non oscurare la Casa Bianca a domicilio.)

Se la prova ulteriore di American sostegno politico a Netanyahu fosse bisogno, è stato evidente quando i senatori McCain, Lieberman, e Graham visitato Israele durante la seconda settimana di luglio. Lieberman ha affermato che non vi sia ampio sostegno in Congresso per utilizzare tutti mezzi per mantenere l'Iran di diventare un power nucleare, including "attraverso actions militari if noi must." Graham è stato equally esplicito: "Il Congresso ha la schiena Israele", ha detto. Più recentemente, il 47 repubblicani della Camera hanno firmato sul HR 1553, che dichiara "il supporto per il diritto di Israele di usare tutti i mezzi necessari per affrontare ed eliminare le minacce poste dal nucleare dell'Iran ... compreso l'uso della forza militare".

Il potere della Lobby Likud, soprattutto in un anno elettorale, facilita Netanyahu tenta di convincere quei pochi dei suoi colleghi che hanno bisogno di essere convinta che non vi può essere un buon auspicio più tempo a operare "cambio di regime" a Teheran. E, come ci auguriamo vostri consulenti vi ho detto, il cambio di regime, non di armamento nucleare iraniano, è primaria preoccupazione di Israele.

Se la paura di Israele che professa una o due armi nucleari dell'arsenale iraniano sarebbe stato un gioco cambia, si sarebbe potuto prevedere leader israeliani a saltare con su e giù con gioia la possibilità di vedere la metà di uranio a basso arricchimento in Iran spediti dall'estero. Invece, hanno liquidato come un "trucco" l'accordo tripartito, con la mediazione della Turchia e il Brasile per il vostro incoraggiamento personale, nave che sarebbe la metà di uranio a basso arricchimento in Iran di fuori del controllo di Teheran.

Il National Intelligence Estimate

Gli israeliani sono stati a guardare attentamente come la comunità di intelligence degli Stati Uniti tenta di aggiornare, in un "Memorandum di titolari" del NIE del novembre 2007 sul programma nucleare dell'Iran. Vale la pena ricordare che un paio di sentenze fondamentali Stima: l'

"Noi giudichiamo con fiducia alta che nell'autunno del 2003, Teheran fermato il suo programma di armi nucleari. ... Valutiamo con moderata fiducia Teheran non ha ripreso il suo programma nucleare partire dalla metà del 2007, ma non sappiamo se intende al momento di sviluppare armi nucleari ... ".

All'inizio di quest'anno, pubblica testimonianza al Congresso da ex direttore della National Intelligence, Dennis Blair (1 e 2 febbraio) e la Defense Intelligence Agency Direttore Gen. Ronald Burgess con il Vice presidente del Joint Chiefs generale James Cartwright (14 aprile) non ha modificato tali chiave sentenze. Blair e altri hanno continuato a sottolineare l'intelligenza è la comunità agnosticismo su un punto chiave: come Blair messo all'inizio di quest'anno, "Non sappiamo se l'Iran finirà per decidere di costruire un'arma nucleare."

I media hanno riferito off-the-bracciale commenti di Panetta e da voi, con una valutazione più scura - con dicendo TV israeliana ", tutti gli indicatori sono che essi [gli iraniani] sono in realtà perseguendo un'arma nucleare", e Panetta raccontare ABC "Penso che continuare a lavorare su progetti in quella zona [di] weaponization". Panetta si affrettò ad aggiungere, però, che a Teheran, "C'è un dibattito in corso in questo momento l'opportunità o meno dovrebbe procedere con la bomba . "

Israele crede, probabilmente si deve dare maggior peso alla testimonianza ufficiale di Blair, Burgess, e Cartwright, che a coda di rondine con il NIE precedente e il israeliani temono che il ritardo lungo memorandum ai titolari di NIE 2007 sarà sostanzialmente affermare che la stima della chiave sentenze. Le nostre fonti ci dicono che un memorandum onesto titolari rischia di fare esattamente questo, e che sospettano che i mesi-lungo ritardo sentenze di vari mezzi di informazione sono "fissi" in giro la politica - come era il caso prima che l'attacco all'Iraq .

Un impedito la guerra

Le sentenze chiave del NIE novembre 2007 spinse una sbarra di ferro nei raggi delle ruote delle colosso guidato da Dick Cheney a rotazione verso la guerra contro l'Iran. Il NIE fatto infuriare i leader di Israele ansiosi di attaccare prima che il presidente Bush e Cheney lasciato l'incarico. Questa volta, Netanyahu timori che l'emissione di una nota onesto potrebbe avere un effetto simile.

Bottom line: maggiori incentivi a favore di Israele ad anticipare tale stima, colpendo l'Iran prima piuttosto che dopo.

Settimana di ultima comunicazione che funzionari statunitensi si incontreranno il prossimo mese con le controparti iraniane a riprendere i colloqui sui modi di organizzare maggiore arricchimento di uranio arricchito iraniano-bassa (LEU) per il reattore di ricerca medica di Teheran è stata buona notizia per tutti, ma i leader israeliani. Inoltre, l'Iran ha riferito, ha detto che sarebbe disposto a sospendere l'arricchimento al 20 per cento (il livello necessario per il reattore di ricerca medica) e ha chiarito che attende la ripresa dei colloqui.

Ancora una volta, un accordo che avrebbe inviato una gran parte di LEU Iran all'estero sarebbe, come minimo, ostacolare il progresso verso le armi nucleari, se l'Iran dovesse decidere di svilupparle. Ma sarebbe anche molto più spaventosa indebolire logica di Israele per attaccare l'Iran. Bottom line: con i colloqui su ciò che i leader israeliani precedenti etichettato come un "trucco" ora dovrebbe riprendere a settembre, si basa incentivo a Tel Aviv per gli israeliani ad attaccare prima di tale accordo può essere raggiunto. Ti dico ancora: l'obiettivo è un cambiamento di regime. Creare paura sintetiche di armi nucleari iraniane è semplicemente il miglior modo per "giustificare" portare avanti un cambiamento di regime. Ha lavorato bene per l'Iraq, no?

Un'altra guerra ha bisogno di prevenzione

Un pubblico forte dichiarazione da Lei, personalmente avvertimento a Israele di non attaccare l'Iran, il più probabilmente scongiurare una tale mossa israeliana. follow-up potrebbe includere l'invio Ammiraglio Mullen a Tel Aviv con-to-militare istruzioni militari a Israele: non anche pensarci.

Sulla scia del NIE del 2007, il Presidente Bush annullato il vicepresidente Cheney e inviato Adm Mullen in Israele per comunicare quel messaggio duro. Una delle più sollevato Mullen arrivò a casa quella primavera del passo sicuro e grato di aver schivato il rischio di essere sulla fine di un ordine di Cheney di ispirazione per lui di inviare le forze Usa in guerra con l'Iran.

Questa volta, Mullen tornò con palme sudate da una visita in Israele nel febbraio 2010. Da allora è stato preoccupante ad alta voce che Israele potrebbe trappola per topi gli Stati Uniti in guerra con l'Iran, aggiungendo l'assicurazione obbligatoria che il Pentagono ha ancora un piano d'attacco per l'Iran, se necessario. In contrasto con la sua esperienza nel 2008, però, sembrava turbato Mullen che i leader israeliani non ha preso i suoi avvertimenti sul serio.

Mentre in Israele, Mullen ha insistito pubblicamente che un attacco all'Iran sarebbe "un grande, grosso, grosso problema per tutti noi, e mi preoccupo molto per le conseguenze non intenzionali".

Dopo il suo ritorno, in una conferenza stampa del Pentagono il 22 febbraio Mullen ha spinto a casa lo stesso punto. Dopo la recita della solita boilerplate circa l'Iran di essere "sulla via di raggiungere weaponization nucleare" e il suo "desiderio di dominare i suoi vicini", ha incluso i seguenti nel suo discorso preparato:

"Per ora, i diplomatici e le leve del potere economico internazionale sono e dovrebbero essere le leve del primo estratto. Anzi, mi auguro che sono sempre e costantemente tirato. Nessuno sciopero, per quanto efficace, sarà, di per sé, decisivo ".

A differenza dei più giovani generali - David Petraeus, per esempio - l'ammiraglio Mullen servito nella guerra del Vietnam. Tale esperienza è probabilmente ciò che spinge digressioni così: "Vorrei ricordare a tutti una verità fondamentale: è guerra sanguinosa e irregolare. E 'disordinato e brutto e incredibilmente dispendiosa .... "Nonostante il contesto immediato per questa osservazione è stato in Afghanistan, Mullen ha sottolineato più volte che la guerra con l'Iran sarebbe una catastrofe ben più grande. Chi ha un minimo di familiarità con i militari, strategiche e le azioni economici in gioco so che è giusto.

Altri passaggi

Nel 2008, dopo che gli israeliani Mullen leggere l'atto di sommossa, hanno messo i loro programmi di prelazione per l'Iran da parte. Con quella missione compiuta, Mullen ha dato in seria considerazione i modi per evitare indesiderate (o, per quella materia, deliberatamente provocato) incidenti nella affollato Golfo Persico che potrebbe portare a più ampio ostilità.

Mullen ha inviato su un pallone interessante di prova presso una 2 Luglio 2008, conferenza stampa, quando ha indicato che il dialogo militare-to-militare potrebbe "aggiungere ad una migliore comprensione" tra Stati Uniti e Iran. Ma nulla era più sentito parlare di questa ouverture, probabilmente perché Cheney gli ha ordinato di farlo cadere.

E 'stata una buona idea - è ancora. Il pericolo di uno scontro Usa-iraniana nel Golfo Persico affollato non è stato affrontato, e dovrebbe essere. Istituzione di un legame diretto di comunicazione tra alti funzionari militari di Washington e Teheran ridurrebbe il pericolo di un incidente, errore di calcolo, o dissimulata, false -flag attacco.

A nostro avviso, che dovrebbe essere fatto immediatamente - tanto più che recentemente introdotto sanzioni far valere un diritto di ispezione delle navi iraniane. Il comandante navale della Guardia Rivoluzionaria iraniana riferito, ha minacciato "una risposta nel Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz" se qualcuno tenta di ispezione delle navi iraniane in acque internazionali.

Un'altra valvola di sicurezza risulterebbe dal successo dei negoziati bilaterali del tipo di "incidenti in mare", protocollo che è stato concluso con i russi nel 1972, durante un periodo di tensione relativamente alta.

Con solo Nobodies interim alla guida della comunità di intelligence, si può prendere in considerazione bussare alcune teste insieme lei e insistendo che finire un Memorandum onesto ai titolari di NIE 2007 da metà agosto - registrazione delle eventuali dissensi, se necessario. Purtroppo, i nostri ex colleghi ci dicono che la politicizzazione di analisi di intelligence non si è concluso con la partenza di Bush e Cheney ... e che il problema è grave anche in Ufficio di presidenza del Dipartimento di Stato di Intelligence e Ricerca, che in passato ha fatto alcune delle migliori professionale, obiettivo, raccontare-da-come-si-è l'analisi.

Gli esperti, think-tank: manca il punto

Come avrete notato, la maggior parte di una pagina della Domenica del Washington Post sezione Outlook è stato dato ad un articolo intitolato "un Iran nucleare: avrebbe colpito l'America per prevenirla? - Immaginare di Obama risposta a un iraniano crisi dei missili". pagina cinque è stata dominata dal resto dell'articolo, con il titolo "Chi lampeggia per primo quando l'Iran è sul punto?" A livello di fotografia pagina di un missile a rotazione passato dignitari iraniani su un podio (che ricorda le parate familiare sulla Piazza Rossa), è finalizzata alla centerfold della sezione di Outlook, come se pronta a soffiare in briciole.

In genere, gli autori indirizzo iraniano "minaccia", come se mette in pericolo gli Stati Uniti, anche se il Segretario Clinton ha dichiarato pubblicamente che non è questo il caso. scrivono che una opzione per gli Stati Uniti è "il solitario, il percorso impopolare di intraprendere azioni militari manca il consenso alleate. "O Tempora, O Mores! In meno di un decennio, le guerre di aggressione sono diventati niente più che solitaria, percorsi impopolari.

Ciò che forse è più notevole, però, è che la parola Israele è in nessun posto essere trovato in questo lungo articolo molto. analoghe pensare pezzi, tra cui esponenti relativamente progressista di riflessione, anche affrontare questi temi come se fossero semplicemente bilaterale Usa-Iran problemi, con poca o nessuna attenzione verso Israele.

Cannoni d'agosto?

La posta in gioco non potrebbe essere più alto. Lasciando scivolare i cani della guerra avrebbe conseguenze enormi. Ancora una volta, ci auguriamo che l'ammiraglio Mullen e altri ti hanno dato briefing completo su di essi. Netanyahu avrebbe preso un azzardo fatale per attaccare l'Iran, con rischio elevato per tutti i partecipanti. Il peggio, ma concepibile caso, è una partita a Netanyahu - involontariamente - Dr. Kevorkian allo stato di Israele.

Anche se gli Stati Uniti dovevano essere risucchiato in una guerra provocata da Israele, non vi è assolutamente alcuna garanzia che la guerra sarebbe venuto fuori bene. Sono stati gli Stati Uniti a subire perdite significative, e sono stati gli americani a prendere coscienza che tali perdite è nata a causa di esagerate richieste israeliane di una minaccia nucleare da parte dell'Iran, Israele potrebbe perdere gran parte del suo alto livello negli Stati Uniti. Ci potrebbe essere anche un incremento di antisemitismo, come gli americani concludono che i funzionari con doppia lealtà nel Congresso e l'esecutivo ha gettato le nostre truppe in una guerra provocata, su falsi pretesti, per Likudniks per i loro stretti fini. Non abbiamo la sensazione che i principali operatori a Tel Aviv o di Washington sono sufficientemente sensibili a questi fattori critici.

Sei in grado di evitare questa reazione a catena sfortunata, ma probabile. Si prevede la possibilità che l'azione militare israeliana non potrebbe condurre ad una guerra regionale, ma riteniamo che le possibilità di molto meno, anche.

Nota: VIPS Experience

Abbiamo VIPS siamo trovati in questa posizione prima. Abbiamo preparato il nostro primo memorandum per il Presidente, il pomeriggio del 5 Feb 2003, dopo il discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite. Eravamo stati a guardare come la nostra professione era stato danneggiato nel servire il settore dell'intelligenza finto che è stato poi criticato (giustamente) come "gli aggettivi non comprovata, contraddetto, e inesistente" - utilizzato dall'ex presidente del Senato Intelligence Committee Jay Rockefeller dopo un'indagine di cinque anni dalla sua commissione.
Come Powell ha parlato, abbiamo deciso insieme che la cosa responsabile da fare era cercare di avvertire il presidente prima di aver agito su consiglio di mal di attaccare l'Iraq. A differenza di Powell, che non ha sostenuto che la nostra analisi era "inconfutabile e incontestabile." Abbiamo fatto concludere con questo avvertimento [.] PDF:

"Dopo aver visto Colin Powell oggi, siamo convinti che si sarebbe servito se si ha ampliato la discussione ... al di là della cerchia dei consiglieri chiaramente intenzionato a una guerra per la quale non vediamo alcun motivo valido e da cui crediamo che le conseguenze non intenzionali sono probabilmente di essere catastrofico. "

Non ci assumiamo alcuna soddisfazione per aver ottenuto la destra in Iraq. Altri con pretendere di più immediata competenza in Iraq sono stati avvertimenti simili. Ma ci sono stati tenuti ben lontano dai vagoni circondato da Bush e Cheney. Purtroppo, il vostro vice presidente proprio, che era allora presidente della Commissione Esteri del Senato, è stato tra i più assidui nel bloccare le opportunità per le voci dissenzienti di essere ascoltato. Questo è parte di ciò che ha portato alla più grave disastro della politica estera nella storia della nostra nazione.

Ora credo che potremmo anche avere ragione su (e proprio sulla cuspide di) un'altra catastrofe imminente anche di portata più ampia - Iran - in cui un altro presidente, tu, non sono sempre buoni consigli dal cerchio chiuso dei consiglieri.

Sono, probabilmente, vi dico che, dal momento che hai consigliato privatamente il primo ministro Netanyahu contro attaccare l'Iran, non lo farà. Questo potrebbe essere semplicemente la sindrome familiare di dire al presidente quello che credono che vuole sentire. Quiz loro, dire loro altri ritengono che siano morti sbagliato Netanyahu. L'unico positivo è che si sta - solo tu - può prevenire un attacco israeliano contro l'Iran.

10 agosto 2010

L'ANNO IN CUI SI DISSOLSE L'AMERICA





Era il 2017. I clan governavano l’America

I primi clan si organizzavano intorno alle forze di polizia locale. La guerra dei conservatori alla criminalita’ nel corso della seconda parte del 20esimo secolo e la guerra al terrore dell’amministrazione Bush/Obama nel corso della prima decade del 21esimo secolo avevano portato la polizia a diventare militarizzata e incontrollabile.

Mentre la societa’ si scomponeva, la polizia divenne un ‘signore della guerra’. La Polizia dello stato cadeva a pezzi, e gli ufficiali sono stati sussunti nelle forze locali delle loro comunita’. Le tribu’ appena formate si estendevano a parenti ed amici della polizia.

Il dollaro era crollato come valuta di riserva mondiale nel 2012, quando la peggiore depressione economica aveva chiarito ai creditori di Washington che il deficit del bilancio federale era troppo ampio per essere finanziato se non con lo stampare di denaro.

Con il crollo del dollaro, i prezzi delle importazioni sono schizzati alle stelle. Mentre gli americani non erano in grado di permettersi beni di produzione straniera, le aziende transnazionali che producevano offshore per il mercato statunitense erano in bancarotta, ed erodevano ulteriormente la base delle entrate del governo.

Il governo e’ stato costretto a stampare moneta per pagare i suoi conti, causando un rapido aumento dei prezzi interni. A fronte dell’ iperinflazione, Washington e’ stata costretta a terminare i programmi ‘Social Security’ e ‘Medicare’ e poi ha confiscato cio’ che rimaneva delle pensioni private. Questo ha fornito una tregua per un anno, ma senza piu’ risorse da confiscare, la creazione di denaro e l’iperinflazione’ sono riprese.

L’organizzazione delle consegne di cibo si e’ interrotta quando il governo ha combattuto l’iperinflazione con i prezzi fissi e con il mandato che tutti gli acquisti e le vendite dovessero essere fatti con valuta cartacea americana. Non volendo scambiare le gradite merci con non gradita carta, le merci scomparvero dai magazzini.

Washington ha risposto come aveva fatto Lenin in Unione Sovietica durante il periodo ‘del comunismo di guerra’. Il governo mandava le truppe a confiscare i beni destinati alla popolazione. Questo e’ stato un palliativo temporaneo fino all’esaurimento delle scorte esistenti, e la produzione futura fu scoraggiata. Gran parte delle scorte confiscate divennero proprieta’ delle truppe che avevano sequestrato le merci.

Altri clan si erano organizzati attorno alle famiglie e agli individui che possedevano le scorte di cibo, di lingotti, di armi e di munizioni. Alleanze non semplici formate per compensare le differenze in punti di forza del clan. I tradimenti hanno richiesto la necessita’ di fedelta’ come atto necessario per la sopravvivenza.

La produzione di alimenti su larga scala e la produzione di altri prodotti crollo’ appena le milizie locali tassarono la distribuzione e il trasporto di merci sul territorio locale. Washington sequestro’ la produzione interna di petrolio e le raffinerie, ma molta benzina del governo e’ servita a garantire un sicuro passaggio sul territorio dei clan.

La maggior parte delle truppe nelle basi dall’altra parte dell’oceano furono abbandonate. Mentre gli stock e le risorse cadevano in basso, i soldati abbandonati furono costretti a stringere alleanze con coloro con cui avevano combattuto.

Washingotn trovava sempre piu’ difficile mantenere se stessa. Cosi’ come aveva perso il controllo del paese, Washington non era stata capace di mettere in sicurezza le merci dall’estero, come tributo da coloro che minacciava con attacchi nucleari. Gradualmente le altre potenze militari capirono che l’unico obiettivo in America era Washington. I piu’ astuti hanno visto la scritta sul muro e sono fuggiti via dalla citta’ ex capitale.

Quando Roma ha iniziato il suo impero, la sua valuta consisteva in monete d’oro e d’argento. Roma era ben organizzata con istituzioni efficienti e con l’abilita’ di mandare truppe a combattere, cosi’ che le sue campagne potessero continuare all’infinito, un monopolio nel mondo di Roma.

Quando l’insolenza ha inviato l’America alla ricerca di un impero oltre mare, l’impresa ha coinciso con la delocalizzazione della produzione manifatturiera americana, industriale, lavori industriali e servizi professionali e la corrispondente erosione della base imponibile del governo, con l’avvento del bilancio di massa e i deficit commerciali, con l’erosione della valuta della moneta, e con la dipendenza dell’america da creditori esteri e governanti fantoccio.

L’impero romano e’ durato per secoli. Quello americano e’ crollato durante la notte.

La corruzione di Roma e’ diventata la forza dei suoi nemici, e l’impero d’Occidente e’ stato superato.

Il crollo dell’America e’ accaduto quando il governo ha smesso di rappresentare la gente ed e’ divenuto uno strumento di oligarchia privata. Le decisioni erano prese in nome del profitto a breve termine per pochi a scapito degli ingestibili debiti di molti. Travolto dai debiti, il governo e’ crollato.

Il globalismo ha seguito il suo corso. La vita si e’ ricreata su basi locali.

Paul Craig Roberts è stato redattore del Wall Street Journal e Assistente Segretario al Tesoro Americano. Il suo ultimo libro, “HOW THE ECONOMY WAS LOST”, e’ stato appena pubblicato da CounterPunch/AK Press. La sua email e’ paulcraigroberts@yahoo.com

17 agosto 2010

Israele dietro l’assassinio di Hariri



Seyyed Nasrallah: Israele dietro l’assassinio di Hariri


Il Segretario Generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah, ha accusato il nemico israeliano di essere implicato nell’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, presentando prove ed evidenze tangibili di un potenziale ruolo israeliano in questo crimine ed in altri che colpirono il Libano negli anni passati.

Seyyed Nasrallah ha svelato alcune immagini intercettate di apparecchi di spionaggio israeliani del luogo dove avvenne l’assassinio del primo ministro libanese, Rafiq Hariri, poco prima dell’omicidio. Diversi video, ognuno dei quali della durata di vari minuti, hanno mostrato immagini aeree della costa occidentale di Beirut vari giorni prima dell’assassinio di Hariri.

Il Segretario Generale di Hezbollah ha parlato nel corso di una conferenza stampa eccezionale tenuta nel “Complesso dei Martiri” del quartiere sud di Beirut lunedi 9 agosto. La conferenza, alla quale hanno partecipato giornalisti e direttori dei principali media, aveva come obiettivo quello di segnare un punto di cambiamento nel caso dell’assassinio di Hariri e aprire nuove prospettive che il Tribunale puo’ raccogliere e sviluppare “se vuole essere imparziale“.

AGENTE ISRAELIANO CERCO’ DI INGANNARE HARIRI

Seyyed Nasrallah ha iniziato il suo discorso ricordando che il nemico israeliano aveva cospirato per uccidere l’ex primo ministro Rafiq Hariri dal 1993 e per far credere che fosse Hezbollah a volerlo assassinare. “Nel 1993 Hezbollah stava organizzando una protesta nel sobborgo meridionale di Beirut contro la firma dell’Accordo di Oslo, nella quale ebbero luogo dei disordini. A quel tempo le tensioni tra Rafiq Hariri e Hezbollah aumentarono. Un agente israeliano disse all’epoca a Hariri che Hezbollah voleva assassinarlo e menziono’ il nome di Imad Mugniyeh.

Seyyed Nasrallah si riferiva alla spia israeliana Ahmad Nasrallah, che fu arrestata e interrogata dalla Resistenza nel 1996. “Dopo aver interrogato Ahmad Nasrallah e aver confessato di aver fotografato le case dei dirigenti di Hezbollah, egli ammise anche di aver ingannato Hariri. Egli disse che aveva tentato di determinare il percorso del convoglio del primo ministro facendogli credere che Hezbollah volesse assassinarlo“, ha detto Sua Eccellenza.

Il Segretario Generale di Hezbollah ha continuato rivelando che la spia Ahmad Nasrallah aveva ingannato il primo facendogli credere che Hezbollah aveva un piano per assassinare sua sorella, la deputata Bahia Hariri, con fine di obbligarlo a partecipare al suo funerale a Sidone e ucciderlo li’.

Noi consegnammo un membro di Hezbollah, Abu Hassan Salameh, ai siriani a causa di una falsa dichiarazione di Ahmad Nasrallah secondo la quale Salameh aveva complottato per uccidere Hariri, ma piu’ tardi verificammo che Salameh era innocente“, ha detto Seyyed Nasrallah.

Per documentare le parole di Seyyed Nasrallah e’ stato trasmesso un primo video che mostrava la stessa spia israeliana Ahmad Nasrallah fare queste rivelazioni. Nel video la spia confessava che quanto aveva detto ad Hariri, ovvero che Hezbollah volesse ucciderlo, era una menzogna. Egli ammetteva inoltre di lavorare per Israele e diceva che i suoi contatti israeliani gli avevano chiesto di avvertire gli uomini di Hariri di un “complotto per il suo assassinio.”


ISRAELE AVEVA LA CAPACITA’ DI REALIZZARE L’ASSASSINIO DI HARIRI

Il Segretario Generale di Hezbollah ha poi dato vita alla seconda parte della conferenza stampa, la parte nella quale ha accusato il nemico israeliano di essere dietro l’assassinio di Hariri.

Dopo aver mostrato un altro video di accuse israeliane contro Hezbollah di essere implicato nell’assassinio di Hariri, Seyyed Nasrallah ha affermato che Israele possiede la capacita’ di portare a termine un’operazione come quella diretta contro l’ex primo ministro il 14 Febbraio del 2005.

Israele possiede la capacita’ di realizzare questo tipo di operazioni, incluso l’assassinio di Hariri e di altri che hanno colpito il Libano negli anni passati“, ha dichiarato Seyyed Nasrallah, ricordando che la storia di Israele e’ piena di operazioni di assassinio contro leader e figure di alto rango.

Dopo aver ricordato come sia risaputo che Israele possieda molte spie in Libano, Seyyed Nasrallah ha detto che Israele aveva anche la motivazione, in quanto la Resistenza Islamica e’ il maggior nemico di Israele. “Israele ha animosita’ contro la Siria, cosi’ non poteva perdere un’opportunita’ di creare conflitti e utilizzare la morte di Hariri per cacciare la Siria dal Libano e isolare la Resistenza.”

In questo contesto, Seyyed Nasrallah ha citato il presidente siriano Bashar al-Assad, che gli disse personalmente che un capo arabo lo informo’ nel 2004, prima dell’approvazione della Risoluzione 1559, che gli Stati Uniti non avevano problemi che la Siria mantenesse forze in Libano, ma a condizione che disarmasse Hezbollah e le fazioni palestinesi in Libano. Assad rispose che Hezbollah costituiva parte della sicurezza nazionale del Libano e quindi rifiuto’ di accettare la richiesta statunitense. Si pose allora in marcia il progetto per estromettere la Siria dal Libano ed isolare Hezbollah.

Riferendosi ai metodi operativi di Israele, il Segretario Generale di Hezbollah ha dichiarato che il nemico sionista ha collocato strumenti di ascolto nelle reti telefoniche e mantiene apparati di spionaggio nelle zone aeree e sul terreno, oltre a contare sull’appoggio logistico per realizzare operazioni di assassinio all’interno del Libano.



ISRAELE INTERESSATO A REALIZZARE OPERAZIONI VICINO LA COSTA

Nella terza parte, il Segretario Generale di Hezbollah, Seyyed Nasrallah, ha parlato delle rivelazioni fatte dalle spie israeliane arrestate tra il 2009 e il 2010, in risposta ad una domanda sulle operazioni di intelligence israeliane condotte in Libano dopo il 2004.

Philippos Hanna Sadir e’ stata la prima spia ad essere menzionata durante la conferenza stampa. Egli ha iniziato a spiare per il nemico israeliano nel 2006 e fu arrestato nel 2010 dalle autorita’ libanesi. La sua missione era quella di raccogliere informazioni sull’abitazione del presidente Michel Suleiman e sulla sua distanza dalla costa, e sullo yacht del capo dell’Esercito Jean Qahwaji. “Israele e’ interessato a condurre le proprie operazioni vicino la costa“, ha detto Seyyed Nasrallah commentando i dati. “Una spia ispeziona un luogo solo per raccogliere informazioni o anche per programmare una certa operazione?”, si e’ chiesto Seyyed Nasrallah.

La seconda spia alla quale si e’ fatto riferimento nella conferenza stampa e’ Said Tanios Alam. Arrestato nel 2009, ha confessato di aver raccolto informazioni sul capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea, e sul primo ministro, Saad Hariri. Egli inizio’ a spiare per il nemico israeliano nel 1990. Gli venne chiesto di controllare Geagea e quando Hariri lo andava a visitare, secondo le investigazioni condotte dalle autorita’ libanesi e non da Hezbollah. “Perche’ Israele vuole controllare Saad Hariri e Samir Geagea, che sono le guide della coalizione del 14 Marzo?”.

Questa e’ la risposta a coloro che chiedono perche’ furono i membri della coalizione del 14 Marzo ad essere assassinati. La risposta e’ semplice: Israele voleva far ricadere la colpa sulla Siria e Hezbollah“, ha detto il Segretario Generale di Hezbollah.

Altre spie menzionate durante la conferenza stampa sono state Nassir Nadir, Faisal Maqlad, Adib Alam e sua moglie Hayat. Nadir, che fu arrestato nel 2009, ha confessato la propria implicazione nell’omicidio di un responsabile di Hezbollah, Galib Awali, nel 2004. Maqlad confesso’ di aver ospitato militari israeliani in Libano e di aver trasportato armi. Ha confessato anche di aver spiato alcune regioni libanesi. Alam ha riconosciuto la propria implicazione, insieme a sua moglie, nella morte dei membri del Jihad Islamico Mahmud e Nidal al-Majzub nel 2006 a Saida.

Seyyed Nasrallah ha sottolineato come le confessioni realizzate dalle spie, sebbene costituiscano una dimostrazione, confermano che le operazioni dei servizi segreti israeliani in Libano non si fermarono agli anni passati. In questo senso egli ha chiesto che le confessioni delle spie siano raccolte e analizzate con il fine di tracciare un diagramma delle loro operazioni.

Quando Israele uccise Hariri ma non riusci’ a scatenare un conflitto civile, il nemico cerco’ di pianificare allora la morte del presidente sciita del Parlamento Nabih Berri per spingere il Libano verso uno scontro interno“, ha rivelato Seyyed Nasrallah.

DIMOSTRAZIONE DELLE PROVE: LE IMMAGINI INTERCETTATE AD UN VELIVOLO SPIA ISRAELIANO

Il segreto che voglio rivelare questa notte e’ che prima del 1997 Hezbollah fu capace di catturare un velivolo spia israeliano senza pilota che fotograva il sud del Libano e inviava le immagini ad un centro di operazioni israeliano“, ha continuato Seyyed Nasrallah.

La Resistenza riuscir’ a intercettare la trasmissione del velivolo e riuscimmo ad avere accesso alla stessa, riuscendo cosi’ a ricevere le immagini inviate dal velivolo nello stesso tempo del centro di operazioni del nemico“, ha spiegato il Segretario Generale di Hezbollah.

La ricezione delle immagini del velivolo israeliano senza pilota da parte del centro di operazioni della Resistenza permise a questa di respingere l’assalto anfibio nemico a Ansariyeh il 5 settembre del 1997“, ha rivelato il Segretario Generale prima di mostrare i dettagli dell’operazione di Ansariyeh e spiegare come questa tattica aiuto’ i combattenti della Resistenza a sventare il tentativo nemico.

IMMAGINI MOSTRANO CHE ISRAELE CONTROLLO’ ATTENTAMENTE I MOVIMENTI DI HARIRI

Il Segretario Generale di Hezbollah ha poi toccato la parte piu’ sensibile della conferenza stampa: le prove concrete che mostrano che il nemico israeliano controllo’ accuratamente i movimenti dell’ex primo ministro Rafiq Hariri e la loro collocazione.

A questo riguardo Seyyed Nasrallah ha mostrato le immagini intercettate di aerei spia israeliani nel luogo dell’assassinio del 2005 dell’ex primo ministro libanese poco prima che avesse luogo.

Gli aerei israeliani controllarono accuratamente i movimenti del convoglio di Hariri a Beirut e lungo la strada Farayya-Faqra“, ha affermato Seyyed Nasrallah. “Si tratto’ di una coincidenza?“, si e’ chiesto il responsabile di Hezbollah. “Questa copertura viene realizzata di regola generale come primo passo per l’esecuzione di una operazione.”

Altre immagini, ognuna delle quali della durata di vari minuti e che furono riprese vari giorni prima dell’assassinio, mostrano vedute aeree della costa occidentale di Beirut dove questo avvenne. “Esistono uffici di Hezbollah in queste aree che possono essere controllati da Israele? Perche’ Israele controllava queste zone?” si e’ chiesto nuovamente Seyyed Nasrallah.

HEZBOLLAH POSSIEDE INFORMAZIONI DEFINITIVE SUI MOVIMENTI AEREI ISRAELIANI IL 14 FEBBRAIO

Questo non e’ tutto: un’altra rivelazione e’ stata fatta da Seyyed Nasrallah: “Abbiamo informazioni definitive sui movimenti aerei del nemico israeliano il giorno in cui Hariri fu assassinato. Ore prima delle sua morte, un velivolo israeliano senza pilota sorvolava la costa Sidone-Beirut- Jounieh mentre aerei da guerra sorvolavano Beirut“.

Una registrazione video mostra a questo riguardo che gli aerei di riconoscimento israeliani sorvolarono Sidone il 13 Febbraio del 2005 mentre altri lo facevano su Beirut ore prima che Hariri venisse assassinato. Il 14 Febbraio del 2005 un aereo spia israeliano AWACS volo’ du Beirut insieme ad un altro velivolo spia.

Questo video puo’ essere acquisito da qualsiasi commissione di investigazione per accertarne l’autenticita’ . Siamo sicuri di questra prova, altrimenti non rischieremo nel mostrarla“, ha detto Seyyed Nasrallah che ha anche affermato che Hezbollah aspettera’ il momento appropriato per rivelare altre prove e segreti.


LA SPIA ISRAELIANA GHASSAN JEDD SI TROVAVA SULLA SCENA DEL CRIMINE

Abbiamo prove che Ghassan al-Jedd, una spia al servizio di Israele che ospito’ varie squadre operative israeliane, era presente sulla scena del crimine“, ha rivelato Seyyed Nasrallah. “Presentammo queste prove alle autorita’ libanesi, ma Jedd scappo’ dal Libano prima di essere catturato“.

Jedd nacque nel 1940 e divento’ una spia israeliana agli inizi degli anni novanta, prima di scappare dal Libano nel 2009. Egli ospito’ vari ufficiali israeliani in Libano. Nel marzo del 2004 ufficiali israeliani entrarono in Libano via mare e furono protetti da Jedd per 50 ore in una localita’ del Monte Libano.

IGNORARE LE PROVE DIMOSTREREBBE CHE IL TRIBUNALE E’ POLITICIZZATO

Alla domanda di quale sara’ la reazione di Hezbollah nel caso in cui il Tribunale Speciale per il Libano ignorasse le prove presentate, Seyyed Nasrallah che questo dimostrebbere la credenza del movimento di Resistenza che il Tribuale sia politicizzato.

Seyyed Nasrallah ha ripetuto che Hezbollah non confida nel tribunale internazionale. “Tuttavoa, se il governo libanese e’ disposto a formare una commissione libanese per investigare sul caso, coopereremo“, ha detto il Segretario Generale del movimento di Resistenza Islamica libanese. “Alcuni hanno speso 500 milioni di dollari in Libano per distorcere l’immagine di Hezbollah. E’ per questo che stiamo conducendo una battaglia per l’opinione pubblica, specialmente quando alcuni lavorano giorno e notte per difendere l’innocenza di Israele.”

Traduzione a cura dell’Associazione Islamica Imam Mahdi (www.islamshia.org)

di Seyyed Nasrallah -

16 agosto 2010

La globalizzazione selvaggia

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“Impara a farti gli affari tuoi, e vedrai che le cose cominceranno ad andarti meglio”.
È facile, parlando con qualcuno, sentirsi dare questo consiglio che viene presentato come saggezza popolare. E invece guardando le cose dall’alto è vero esattamente l’opposto.
Infatti farsi gli affari propri evitando volutamente di curarsi degli affari generali della società in cui viviamo crea grossi problemi non solo alla società, ma anche all’individuo.
Qual è il nodo centrale del problema? È che la gente ha imparato piano piano, fino a diventare larga maggioranza, che facendosi i fatti propri si hanno meno problemi e ci si guadagna. Vero, la cosa funziona molto bene finché è una piccola minoranza a ragionare in questo modo. Quando diventa maggioranza, non funziona più, perchè la società non è più una società civile bene organizzata, capace di individuare i problemi e risolverli con la forza dell’unione, della responsabilità e dell’organizzazione, ma ritorna ad essere una jungla, dove ognuno bada solo a se stesso, e i pericoli, persino per la sopravvivenza, diventano davvero molto seri.
Nel mondo non si è ancora arrivati (per ora) a quel punto estremo, ma si va in quella direzione.
Ciò che è peggio è che questa deriva si comporta proprio come una slavina: quando parte prende velocità, si ingrossa, e a quel punto niente e nessuno la può più fermare.
Nel passato di solito arrivavano le guerre a mettere ordine nello stato delle cose, oggi non è più possibile.
In ogni caso è già in atto un cambiamento epocale. Solo 100 anni fa le grandi potenze erano l’Austria, in Europa, e la Gran Bretagna nel resto del mondo (con gli Stati Uniti in crescita).
Oggi l’Austria non conta più niente e la Gran Bretagna ormai conta poco. Crescono invece a vista d’occhio le economie che solo fino a 15 anni fa tutti noi chiamavamo del terzo mondo, e cioè l’Estremo Oriente (escluso il Giappone) e il Sud America.
Tutto questo succede a causa del trionfo del capitalismo liberista, che ha dato il via al fenomeno della globalizzazione selvaggia, la quale, tra l’altro, sposta in continuazione ricchezza dai paesi industrializzati alle nuove economie.
Se la globalizzazione fosse governata correttamente sarebbe forse un fenomeno positivo, perchè consentirebbe di allargare i mercati in modo armonico facendo crescere le nuove economie senza penalizzare quelle esistenti. Con il capitalismo liberista selvaggio (cioè senza regole) succede invece che ognuno pensa al proprio profitto senza curarsi dei pesanti effetti negativi che ricadono sulla propria organizzazione sociale. Il risultato è appunto l’avvio di una crisi di sistema di cui non è possibile per ora prevedere come finirà.
È però possibile ipotizzare degli scenari. Anche perchè essendo la crisi, in termini economici, una discesa, la fine potrebbe essere esattamente quella che conclude le discese delle slavine, e cioè la catastrofe.
Il capitalismo liberista selvaggio sta spostando grandissime quantità di ricchezza dalle (ex) sette potenze industriali alle nuove economie emergenti. Già oggi ci sono più miliardari in Cina, India, Russia, Brasile e persino Messico (che ha in Carlos Slim Helù l’attuale uomo più ricco del mondo) che non negli Stati Uniti e in Europa.
Visto quello che è successo in questi 15 anni (progressiva disgregazione dello stato sociale in Europa ed esaltazione della globalizzazione selvaggia negli Usa e nel mondo), come sarà il mondo fra 15 anni?
Dato che non possiamo (o non vogliamo) ipotizzare una guerra, quali forze potranno fermare la slavina iper-liberista che ci sta impoverendo sempre più rapidamente?
La spaventosa crisi di due anni fa aveva già fatto suonare molti campanelli d’allarme, ma la falsa speranza che il mondo capitalista si potesse svegliare dalla ubriacatura iper-liberista, grazie anche all’avvento di Obama al gradino numero uno degli Usa, sta ormai svanendo miseramente, sommersa dagli egoismi incrociati dei politici e degli uomini d’affari. Si parla già irresponsabilmente di fine della crisi, solo perché qualche indice economico presenta minimi segnali di ripresa. Ma quale ripresa ci può essere se non si mettono regole internazionali che fermino la slavina finché si è in tempo? Senza nuove norme, trattati, capaci di regolare adeguatamente il flusso della ricchezza da e verso gli ex paesi del terzo mondo, quando arriverà per davvero la ripresa dell’economia globale porterà ancor più ricchezza a quei paesi, e ciò avverrà ancora totalmente a scapito nostro.
Fra una quindicina di anni, con l’espulsione di Usa ed Europa dalla guida dell’economia, cosa succederà?
Tutti quei paesi emergenti aumenteranno il loro potere economico, ma occorre ricordare che essi non hanno una forte e consolidata tradizione civile. Anzi, la Cina addirittura è tuttora un regime comunista e alquanto strano, visto che si arricchiscono smisuratamente in pochi, rispetto alla massa della popolazione che rimane estremamente povera.
Continuando questo trend abbiamo solo due scenari possibili. Il primo scenario è quello tradizionale di una guerra che riequilibri il tutto e proponga un nuovo ordine mondiale.
Il secondo scenario è quello di un progressivo ma rapido sgretolamento delle potenze economiche attuali, che verranno sostituite dalle nuove potenze emergenti.
Con il corollario di forti e gravi tensioni sociali in tutti e due questi mondi.
Storicamente è già accaduto agli Egizi, ai Greci, ai Romani, alla Gran Bretagna, e non è mai successo a causa di una guerra persa, perchè non dovrebbe accadere ancora?
Eppure questi cambiamenti epocali si potrebbero, almeno in parte, controllare. Organizzando meglio le società per indirizzarle ad una crescita e ad uno sviluppo più armonioso.
Ovvero rinunciando agli egoismi e ai liberismi di parte esasperati. Cioè facendo il contrario di quello che il mondo sta facendo adesso.

di Roberto Marchesi

15 agosto 2010

I finti tonti del corriere


Signornò, da L'Espresso in edicola

Quando e se ci risveglieremo dall’incubo iniziato nel 1994, gli storici ci diranno, a bocce ferme, quanto il quasi ventennio berlusconiano sia stato merito di Mr.B e quanto di chi l’ha lasciato fare. Il politologo Maurizio Viroli, docente a Princeton, nel suo bel saggio “La libertà dei servi” (Laterza), denuncia “il tradimento delle élites, l’incapacità dell’élite politica, intellettuale e imprenditoriale di impedire la formazione del potere enorme di un uomo che ha distrutto la libertà dei cittadini”.
Quanto all’élite politica, conosciamo nomi e cognomi dei leader che da 16 anni rimuovono il conflitto d’interessi, salvo poi scoprirlo all’improvviso quando ne assaggiano i manganelli catodici: tutti i capi e capetti del centrosinistra, ma anche Bossi (dal 1995 alla retromarcia su Arcore nel ‘99), Casini (dopo il divorzio del 2008) e ora Fini. Per quella imprenditoriale, basta ricordare i servilismi e i collateralismi della Confindustria più cortigiana del mondo. Per quella intellettuale, le ultime annate del Corriere della Sera parlano da sole. Anche in piena frana del regime, il quotidiano che fino a pochi anni fa ospitava Montanelli e Biagi è tutto un vociare di finti tonti che negano l’evidenza e voltano la testa pur di non vedere la realtà.

Piero Ostellino esorta il Cavaliere a “recuperare la vecchia spinta propulsiva liberale della prima ora”. Purtroppo però non specifica quando mai, in quale prima ora, Berlusconi abbia dato prova di spinte propulsive liberali: nel 1994, dopo aver cacciato Montanelli dal Giornale, il premier governò sette mesi, occupando militarmente la Rai, tenendosi la Fininvest nonostante le promesse di venderla per risolvere il suo conflitto d’interessi (all’epoca l’ammetteva anche lui), varando il decreto Biondi per salvare dal carcere suo fratello, imponendo un condono fiscale, uno edilizio e uno ambientale, poi fortunatamente spirò. Di spinte propulsive liberali, nemmeno l’ombra.
Ferruccio De Bortoli nel 2003 assaporò lo squisito liberalismo berlusconiano che lo costrinse a lasciare la direzione del Corriere per lesa maestà: eppure ora invita il premier ad “accantonare leggi ad personam e tentazioni di condizionare la stampa” per “riprendere un po’ di quello spirito liberale finito troppo presto alle ortiche”. E anche lui si guarda bene dallo spiegare quando mai il campione mondiale del monopolio illiberale avrebbe manifestato “spirito liberale”: da sedici anni Berlusconi non fa altro che minacce alla libera stampa leggi ad personam (39, mentre scriviamo); e ora, in contemporanea con l’appello di De Bortoli, intima ai finiani di firmare a scatola chiusa un programma in quattro punti che ne contiene altre due, “processo breve” e lodo Alfano-bis.

Insomma fa di tutto per avvertirci che il conflitto d’interessi è la ragione sociale del suo impegno politico. Ma i finti tonti di via Solferino non vogliono credere nemmeno a lui. Finirà che un bel giorno il Cavaliere se ne andrà e il Corriere non avrà ancora capito perché era venuto.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

di Marco Travaglio

14 agosto 2010

La scuola inglese vista da un insegnante italiano


Quelle che seguono sono le vicissitudini di sei mesi di insegnamento nel West Yorkshire da parte di un insegnante italiano, spaziando da esperienze di 2 mesi fino a singole giornate saltuarie in più di 20 scuole secondarie diverse.

La mattina tipica del supplente inglese inizia con una telefonata. Una o più agenzie private chiamano tra le sette e le otto per offrire un incarico, giornaliero o settimanale: quasi sempre giornaliero. Le scuole non sono quasi mai le stesse e in genere ti chiedono di raggiungerle in poco più di mezz’ora. Ricordarsi di portare un documento di identità e un certificato recente che attesti una fedina penale immacolata, da esibire su richiesta. Sarà forse quest'ultimo dettaglio, sarà forse per il reticolato, le mura di cinta e le porte elettroniche o per le guardie nerborute con trasmittente in ogni corridoio, ma non appena entri in una di queste scuole ti si forma subito nella mente l'immagine di una prigione.
La responsabile delle supplenze ti accompagna in classe consegnandoti un opuscolo illustrativo con le regole per reprimere l'eventuale comportamento scorretto. La punizione peggiore è la "detention" con la quale lo studente è costretto a rimanere insieme ad un insegnante per un'ora dopo l'orario scolastico. Ma ci sono anche le "inclusions" o le "exclusions" dove gli indisciplinati rimangono durante la mattina in consegna in una piccola stanzetta con gabbiotti separati, un insegnante guardiano e una porta con serratura a combinazione.
L'idea platonica di prigione si riaffaccia sempre più prepotentemente.
Ma torniamo alla descrizione della giornata media.

Quando entri in aula devi cercare le istruzioni sul lavoro da far fare in quell'ora.
Quando si tratta di incarichi giornalieri non è richiesto insegnamento attivo, anche perché può riguardare una qualunque materia, da educazione fisica a tedesco, religione o disegno industriale.
Il compito del supplente (in questo caso detto "cover supervisor") è solo di vigilare, raccogliere l'eventuale lavoro alla fine (i worksheet) e accertarsi dell'incolumità dei ragazzi.
Essi ti aspettano nelle loro uniformi d'ordinanza: ogni scuola ha i suoi colori.
Vogliono sapere il tuo nome, magari da dove vieni, poi non interessa niente altro.
Nella stragrande maggioranza dei casi, gli alunni usano i worksheet per fare aereoplanini, ti chiedono carta e penne o altro materiale, che la scuola fornisce in grandi quantità, per poi distruggerle o lanciarsele contro. "Che spreco", penso io guardando il pavimento, ma d'altronde anche le strade sono piene di spazzatura.
Se ti metti in mezzo al lancio delle matite, oltre a colpirti ti insultano. Sanno benissimo che nessuno controllerà il loro eventuale lavoro e dunque perché farlo?
I più tranquilli scrivono sms o vanno su facebook.
Ora qui conviene aprire una parentesi sul concetto di supplente e sulla sua figura in Italia.
Da che mondo è mondo, anche in Italia, nessuno si fila la supplente, a meno che non sia carina ma anche in questo caso la situazione non cambia di molto.
Esistono però due importanti differenze rispetto all'Inghilterra: i voti e le note.
Ogni supplente italiano può dare voti, interrogare, elargire degli otto o delle insufficienze. Nelle scuole inglesi non ci sono interrogazioni orali, sono previsti pochissimi test in un anno e solo indicativi, non pregiudicanti il passaggio all'anno successivo.
Un supplente italiano può dare note o mandare dal preside.
In linea di principio anche i supplenti inglesi possono scrivere note sul "planner" o assegnare punizioni. Dopo un certo numero di "detenzioni" lo studente rischia la sospensione o addirittura l'allontanamento.
Il problema è che è tutta e solo teoria. Nella realtà gli studenti possono anche non fermarsi alle detention, se i genitori non vogliono e poi esistono infiniti cavilli, diversi da scuola a scuola.
Ad esempio, per riprendere qualcuno devi scriverne il nome sulla lavagna: ma attenzione, devi conoscerlo il suo nome e scriverlo correttamente anche quando tu sia in una scuola nuova (e in genere non rivedi mai due volte la stessa classe).
Poi devi scandire bene le parole "verbal warning numero uno" e così via fino a quattro. Altrimenti non è valido: quasi sicuramente il suddetto non subirà alcune punizione. Se poi riesci a seguire tutta la procedura e alla fine lo inviti ad andare in una altra aula, ma per disgrazia gli tocchi la spalla mentre gli apri la porta, allora ha vinto lui.
Alla tua agenzia verrà chiesto di mandare qualcuno d'altro perché probabilmente non sai che gli studenti possono reclamare se vengono sfiorati e tu magari perdi due giorni di lavoro ben pagati.
Un collega inglese con 20 anni di esperienza mi ha raccontato il seguente episodio illuminante in merito: un ragazzo era molto aggressivo, l'insegnante si avvicina e il ragazzo replica: "toccami, così potrò querelarti e portarti via tutti i soldi che hai guadagnato nella tua vita".
Durante una mia ora vedo un pallone da rugby volare attraverso la stanza. Due ragazzi se lo passano e quando mi alzo per sequestrarlo uno di loro lo mette nello zaino e dice: "Gli insegnanti non possono aprire le nostre borse." Poi torno alla cattedra e lui lo ritira fuori.
Una cosa la studiano di sicuro: le righe piccole del regolamento.

Mi è capitato spesso, in scuole in cui non ero mai stato, di essere oggetto di scherno nei corridoi: gli appellativi più comuni erano "Harry Potter" forse per i miei occhiali o capelli e "Borat" per il mio aspetto non britannico ma piuttosto latino. Ricordo poi un caso in cui venni colpito dal lancio di una bottiglia di plastica e un altro in cui diverse piccole, deliziose, pesti presero a calci il paraurti della mia auto con me dentro. Ma si sa che il calcio è molto considerato qui in Britannia. Non conoscendo il loro nome, nessuno di loro è stato rimproverato. Il supplente, insomma, è disarmato o quasi: il branco di ragazzi in uniforme lo sa e cerca di sfogare un po' di rabbia repressa.
Se esasperato chiedi aiuto a qualche collega questo inviterà qualcuno dei ragazzi ad annodarsi meglio la cravatta. Salviamo l'apparenza, innanzitutto. Io gli dico che nessuno lavora e lo stato del pavimento parla da solo e lui ti risponde: "Certo, certo" e invita uno dei ragazzi a togliersi la felpa in classe, come dice il regolamento.
Quanto alle note sul diario, chi mai le leggerà? I genitori qui sono entità leggendarie, inesistenti, non si vedono fuori da scuola, non vengono ai colloqui, se vengono non sono alleati degli insegnanti. Spesso non ci sono nemmeno poi tanti genitori a casa: questo è il paese dei genitori singoli. In un libro di testo di francese, capitatomi per le mani, c'era scritto: "per i francesi la famiglia è molto importante, tanto è che mangiano spesso insieme. Che cosa ne pensi? piacerebbe anche a te?" Qualcosa vorrà dire.
Le scuole cattoliche in genere sono ben viste perché pare che le famiglie seguano di più i figli.

Riassumendo finora, il lavoro ipotetico durante la supplenza di solito è tempo e materiale sprecato, gli studenti lo sanno e la scuola anche. Questo anche perché i supplenti "giornalieri" non sono tenuti ad essere esperti della materia: ci tornerò su dopo perché c'e' un motivo economico dietro questo. La disciplina è molto povera rispetto agli standard italiani e a quelli di altri paesi. Il livello deve essersi abbassato anche rispetto al passato a sentire le voci in giro, tanto che uno degli slogan della recente campagna elettorale era "Ripristiniamo la disciplina nelle scuole". Basti dire che chi l'ha usato ora è al governo.

Sono disponibili diverse statistiche in merito ma preferisco riportare ciò che ho visto e sentito. Il bullismo qui è all'ordine del giorno e molto spesso emerge dalla cronaca locale o nazionale. Pochi giorni prima di scrivere questo articolo un ragazzino è stato ucciso a calci e pugni davanti ad una scuola nel sud di Londra. Un anno prima, nella scuola in cui ho insegnato negli ultimi due mesi, uno studente è stato ferito con un coltello da un altro. Il colpevole era stanco di essere vittima ripetuta di bullismo e gli insegnanti lo sapevano. Si vedono continuamente i ragazzi menarsi nei corridoi ma gli insegnanti non sembrano curarsene, d'altronde non possono toccarli: è compito dei guardiani nerboruti separarli, altrimenti perché sceglierli così grossi?

Spesso qui sento dire che la disciplina in una scuola dipende dal preside.
È difficile per me stabilirlo dato che in un anno di presidi non ne ho conosciuto nemmeno uno.
Questo probabilmente è legato ad un loro concetto di gerarchia che preferirei introdurre parlando delle sale insegnanti.

Le sale professori, come altri luoghi, hanno le loro regole non scritte.
Apparentemente tutte le sedie sono uguali ma non è così.
Gli insegnanti di sostegno siedono tutti in una certa zona, i supplenti in un'altra, gli insegnanti di ruolo in un'altra ancora. Nessuno parla o interagisce al di fuori di tali gruppi. Una volta, in una sala professori, mi è capitato di fare due chiacchiere con una insegnante francese di ruolo. Ad un certo punto si è guardata attorno e mi ha detto: "vieni spostiamoci perché sei seduto al posto di un altro... cioè, non è che il posto sia davvero suo, ma...". Il messaggio era chiaro. Comunque, per sicurezza fra noi stavamo comunicando in francese.
Spesso capita che i docenti di matematica non parlino con quelli di storia. Il motivo secondo alcuni è che ognuno passa molto tempo in edifici diversi (quello di scienze è separato da quello di lingue e così via) e dunque non ci si conosce molto al di là della propria cerchia.
Sarà anche così.
Tanto quando sei un supplente nessuno ti rivolge la parola e se lo fanno sono molto altezzosi. A meno che non scoprano che sono un docente qualificato come loro e che ho anche un dottorato di ricerca in fisica teorica.
A quel punto mi chiedono persino come mi chiamo.
I supplenti da una giornata, infatti, non sono necessariamente abilitati, né per forza laureati. Anche per questo vengono pagati la metà di un insegnante: £70 invece che £150 al giorno, meno il 20% di tasse e la quota dell'agenzia. Alla fine le due paghe nette sono circa £50 e £90 al giorno.
Questo è un punto importante perché spiega come mai sia stata introdotta recentemente questa figura del "cover supervisor": per far risparmiare le scuole. Quando un docente si assenta per meno di tre giorni si può ricorrere a tale espediente altrimenti si deve cercare un docente abilitato in quella materia.
Mi è capitato spesso di incontrare classi che cambiavano continuamente insegnante (e in genere erano le peggiori). Prima di trovare un incarico fisso ho quasi sempre fatto il supplente giornaliero. Ho lavorato per mesi e mesi, tutti i giorni, a volte ricevendo più telefonate da agenzie diverse.
Il numero delle assenze non è di sicuro basso, sebbene Leeds non sia certo Londra. E ogni volta, dal registro alla reception e dall'angolo dei supplenti in sala professori notavo un folto numero di supplenti come me. Il numero delle agenzie private che offrono questi servizi si conta in decine. Secondi alcuni colleghi il motivo dietro a tutte queste assenze è legato all'insoddisfazione, allo stress o alla disciplina. Forse anche il rigido clima dello Yorkshire avrà il suo peso, io non saprei. Però potrei raccontare come io abbia avuto il mio incarico per il summer term. Un insegnante di fisica abbastanza giovane, membro permanente e ben voluto, rimprovera un ragazzo nel corridoio per qualcosa che ha fatto. Quest'ultimo reclama con la scuola dicendo che gli è stato rivolto un insulto a sfondo razziale. Non ci sono testimoni ma viene aperta comunque un'inchiesta sul professore: forse per il suo temperamento irlandese o per motivi pregressi, il docente decide di licenziarsi da sé.
Si vede che aveva visto "In nome del Padre" una volta di troppo.
Questo episodio mi permette di introdurre il tema razziale e sociale.

Gli Inglesi amano molto il calcio e come nel campionato ci sono le scuole di serie A, B, C, D e via con l'alfabeto; e si sa che l'iscrizione alla serie A costa più della B.
Sono stato in una di quelle scuole delle lettere più avanti e il 90% dei ragazzi era di colore e così gli insegnanti e i guardiani nerboruti. Quel che ho trovato? Studenti e colleghi più gentili del solito. Una vecchia pachistana mi ha regalato una copia del corano: mi ricordava un po' mia nonna. Ci sono scuole di elite e scuole ghetto. Forse non solo le scuole: vivo da un anno in questo paese e non ho mai visto un tassista bianco, un gelataio biondo o un benzinaio non indiano. Non ci sono le caste, almeno non esplicitamente, ma forse ognuno ha il suo posto, come in sala professori.
Sono tutti così attenti al politically correct da farmi venire qualche sospetto.
Come si spiega l'auto con me dentro, rigata al grido di "f***ing muslim" da parte di un gruppetto di ragazzini tredicenni in centro città? (e sono un bianco caucasico, ahimè con barba e capelli neri), gli insulti tra compagni di classe "Ebreo"? Tutta colpa del partito neofascista BNP ?
Nel calcio almeno gli stranieri sono apprezzati, a patto di fare goal.
Tornando alle quote di iscrizione, nelle scuole statali non si paga ma per una "scuola decente" si va dalle 4 alle 14mila sterline all'anno. Almeno stando a quanto ti dicono. Li varrà?

Le scuole inglesi rispetto alle italiane sono come l'Enterprise rispetto alla Zattera della Medusa.
In ogni aula ci sono lavagne multimediali con proiettori e connessioni internet, portatili per gli studenti, libri di testo e banchi di laboratorio ben attrezzati. Manca il Signor Spock ma la fantascienza c'è tutta. In Italia, invece, andiamo lentamente alla deriva e finiremo per divorarci tra di noi. Nelle materie scientifiche si fanno moltissime dimostrazioni pratiche. Ogni singolo concetto è ancorato a esempi e applicazioni tecnologiche. Chi ne ha voglia può imparare molte cose.
Il problema è che non ci sono le interrogazioni orali e i test sono solo indicativi. Gli studenti tendono a non studiare: d'altronde i libri di testo sono collettivi e rimangono a scuola, dove studiano? Tutto viene rimandato al momento della "revision", un ripasso da fare con l'aiuto di libri appositi, insegnanti privati e soprattutto di programmi online: un po' come per i quiz della patente, insomma.
Nella scuola dove ho potuto davvero insegnare fisica ho avuto anche delle ottime classi. In particolare gli studenti di A-Level (16-18 anni): si trasformano, diventano brillanti e interessati come fossero all'università. D'altronde è un po' come se lo fossero: piccoli gruppetti da 6 o 10 di gente che ha scelto quei corsi. Il primo esame importante, infatti, lo hanno a 16 anni, il GCSE; poi possono fare corsi per andare subito a lavorare oppure scegliere due o tre materie e studiare solo quelle per due anni, l'A-Level, (tipo la maturità italiana o l'Abitur tedesca.)

Questi esami non li fa la scuola ma compagnie private che stampano i libri e sono responsabili dei programmi ufficiali. L'esame consiste in questionari prestampati in cui scrivere le risposte: c'è un lungo elenco di domande già pronte e solo rimescolate di volta in volta, con pochissimo spazio per l'astrazione o l'approfondimento.
A volte ho avuto anche l'impressione che alcune domande volessero come "pilotare" le opinioni degli studenti. In mezzo a esercizi sulla gravità e il moto dei pianeti ne ricordo una che chiedeva: "Immagina che il governo voglia costruire una base sulla Luna con un telescopio per fare nuove scoperte, ma che la gente protesti perché con tutti quei soldi si potrebbero migliorare le condizioni di vita dei più poveri: scrivi un argomento a favore e uno contro."
Quello contro era già nel testo, dunque ti bastava imparare quello pro. Forse sono troppo sospettoso, comunque su 14 domande in media da 2 punti questa ne valeva 5.

Con tutti i suoi difetti, il bagaglio culturale della "zattera" italiana mi sembra di maggior spessore. Poi magari si imbarca acqua e si affonda nei test internazionali, dove l'Italia è 37esima e la Gran Bretagna 14esima. Forse anche perché queste prove somigliano più ai quiz con cui si allenano gli studenti britannici, chi lo sa?
L'insegnamento, infatti, mi sembra molto standardizzato: ogni scuola ha un pacco di presentazioni powerpoint già pronte da proiettare e fogli di lavoro da stampare e distribuire. Le lezioni più che essere preparate possono essere semplicemente "scelte".
Lo stipendio degli insegnanti è quasi il doppio che in Italia eppure il numero di ore di lavoro è lo stesso e il costo della vita forse anche più basso. Il problema dei precari non esiste: se una scuola ti assume, sei permanente. D'altra parte esiste un controllo qualità: commissioni di ispettori che ogni tot anni vengono per un giorno o una settimana e possono anche farla chiudere se non va bene.
Io non ero un ispettore e dunque osservavo una tranquilla normalità. Si sprecano molte risorse e potenzialità.

A volte ho avuto l'impressione che si cercasse solo di far passare il tempo. Spesso assegnano dei lavori completabili in pochi minuti con un poster o un copia e incolla e per il resto dell'ora li lasciano liberi di giocare al computer o andare su facebook, ascoltare musica o guardare un video su youtube. È una cosa quotidiana, ordinaria."Perché li lasciate giocare?" ho chiesto una volta, incuriosito, ad un collega. "Aiuta la loro concentrazione" mi ha risposto, probabilmente credendoci. Anche io credo che giocando si impari, ma questa è un'altra cosa. Poi vedendo alcuni ragazzini intenti a uccidere civili da un elicottero, in un simulatore terribilmente realistico, aggiungo: "Ma perché permettete un gioco come questo?" "Ah sì, forse è vietato ai minori, ma tanto i genitori li comprano loro ai figli..."
Non tutti si portano penne o quaderni dietro, ma il telefonino e l'ipod non mancano mai. La playstation avanza di due caselle e mangia il computer di scuola. Le insegnanti si arroccano temporaneamente nella staff room, temendo lo scacco. I pedoni guardano lo schermo condividendo cuffiette stereo.
Mi avvicino ai ragazzi per scambiare due chiacchiere, mentre mitragliano allegri e concentrati.
Uno di loro mi dice: "Da grande voglio fare il soldato in Iraq".
Non credo sappia dove sia l'Iraq, ma l'importante è che nessuno educato a Eaton, o altrove, un giorno ce lo mandi.
La partita continua.

Davide Maimonide

13 agosto 2010

Crisi economica ed epoca di trapasso

Il mondo è in viaggio verso una destinazione instabile, attraverso un territorio sconosciuto, su una strada dissestata, e l’aspetto più preoccupante è che ha già utilizzato la ruota di scorta”. Con questa immagine PIMCO (uno dei fondi d’investimento americani più grandi al mondo), a margine dei lavori del Secular Forum 2010, ha tracciato i contorni della crisi - la più grave dopo lo storico default del 1929 - che ha fatto letteralmente saltare i pilastri del sistema economico mondiale. Ma più interessante ancora è quello che sostengono gli esperti del provider finanziario a proposito della trasfigurazione che il capitalismo (americano ed internazionale) subirà in seguito al passaggio di questa tempesta di proporzioni non ancora definite. Come dopo ogni uragano potremmo non riconoscere più il paesaggio nel quale eravamo abituati a vivere. La mano invisibile del mercato è già stata spazzata via dal pugno visibile dei governi i quali, con i loro provvedimenti anticrisi, hanno scavato la fossa ai principi, alle logiche e all’ideologia del libero scambio.


La fine della deregolamentazione, dell’autoregolamentazione e dell’indebitamento illimitato del settore privato ha scosso pesantemente le certezze di tutti e ha aperto scenari che non offrono punti di riferimento adeguati. Adam Smith è al tappeto…mentre Kyenes è già stato sepolto. Si tratta, in sostanza, di un’inversione di tendenza secolare, che ridisegna le linee dei mercati i quali, da adesso in avanti, saranno costretti ad operare portando al collo le poderose catene dei vincoli imposti dagli Stati per “risanare” le proprie finanze impazzite.



Il condizionamento crescente dei programmi statali, orientati a ristabilire livelli di debito e di deficit più accettabili, sanzionerà la morte definitiva degli animal spirits mercatisti. La “Nuova Normalità” inseguita dai decisori politici avrà, tuttavia, peculiarità non inquadrabili in profili di scelte e di governance riconoscibili e consolidati: “stiamo attraversando un’epoca di grandi cambiamenti per l’economia globale dove alcuni parametri certi stanno diventando variabili. E’ un periodo di tensioni, collisioni, e rinnovamento, un percorso verso un mondo meno indebitato e più regolamentato, con una crescita più debole nei paesi industriali, un mondo in cui la politica è meno favorevole alla globalizzazione e alla mancanza di regole sui mercati”. Resta ad ogni modo da capire chi disporrà della forza per imporre queste regole considerato che le stesse non piovono dal cielo per iniziativa dello spirito santo ma sono il portato di rapporti di forza dispiegantisi tra aree geografiche e paesi sullo scacchiere internazionale.



Nello sforzo riorientativo occorrerà pertanto liberarsi, il prima possibile, delle zavorre ideologiche, nonché dei paradigmi economici, politici, sociali dell’epoca storica appena trascorsa, poiché questi non aiutano a comprendere le modificazioni in atto né le traiettorie delle dinamiche a venire. La “Nuova Normalità”, di cui parla PIMCO, è solo un possibile punto d’attracco che sarà comunque caratterizzato da una crescita mondiale sotto tono, dalla costante necessità di un risanamento patrimoniale, dalla costante migrazione della crescita, e dalla ricchezza verso le economie emergenti di importanza sistemica e da una governance globale relativamente debole. La Nuova normalità è anche caratterizzata da un forte coinvolgimento governativo nella convergenza tra i paesi importanti da un punto di vista sistemico che conduce a quel che potremo definire un “capitalismo di stato”. Approdo estemporaneo dunque, ma non porto riparato e sicuro. In questo ragionamento, che è centrale nell’analisi finanziaria di PIMCO, c’è quanto da noi immaginato e teorizzato circa il passaggio dal capitalismo dei funzionari del capitale di matrice americana ad un altro tipo di configurazione sociale, attualmente in gestazione. Il Centro regolatore statunitense ha esaurito la spinta e la capacità di sintetizzare, secondo le proprie convenienze, le istanze dei diversi protagonisti mondiali. Questa crisi è l’avvisaglia di un sisma ben più profondo che non scombina esclusivamente i circuiti mercantili e quelli finanziari ma che metamorfosa, in maniera decisamente più cogente, la stessa natura del sistema capitalistico globale. Le risposte che i diversi player nazionali daranno alla crisi faranno crescere differenziazioni e divaricazioni tra singole formazioni particolari componenti la formazione capitalistica mondiale. Di tutte queste trasformazioni palingenetiche saremo testimoni (ed anche vittime) nei prossimi anni. L’accentuamento delle lotte per l'egemonia tra gruppi dominanti di paesi e aree più o meno omogenee approfondirà lo sviluppo ineguale di dette società. I barbagli all’orizzonte segnalano la presenza di queste inevitabili tendenze storiche. E’ iniziata l’era multipolare che sta portando in auge potenze a lungo restate ai margini del consesso mondiale (Cina, India, Brasile) e potenze troppo precocemente escluse dalla stanza dei bottoni planetaria (Russia). Tale caotica scenografia è solo l’antipasto di un prossimo periodo di maggiori tumulti che cortocircuiterà irrimediabilmente i meccanismi economici sul piano finanziario e su quello “reale”; e ciò finché non emergerà un altro centro gravitazionale in grado di rimettere ordine nel mondo. Del resto, è una sequenza evenemenziale, che mutatis mutandis, abbiamo già riscontrato in età di transizione anteriori alla nostra (come nel periodo di dissoluzione del capitalismo borghese, nato in Inghilterra nell'800 ed estesosi in tutto l'occidente, ma successivamente surclassato dalla migliore performatività del capitalismo statunitense).



Nonostante qualcuno continui a confondere fenomeni ed epifenomeni, cause ed effetti, l’origine di tutto il caos dei nostri tempi è da rinvenirsi, in primo luogo, nel riacutizzarsi, sul palcoscenico mondiale, della disputa tra potenze che puntano all’allargamento della propria sfera egemonica dopo il collasso della leadership stellestrice. Questo conflitto per la predominanza, attraversando più stadi, condurrà ad una ridefinizione degli stessi rapporti sociali e di forza tra gruppi di potere, tanto all’esterno che all’interno dei singoli paesi. Sulle ceneri del predominio americano sta nascendo qualcosa di inedito sul quale non possiamo dire molto, se non appunto che la politica e gli Stati hanno preso in mano il comando delle operazioni.



Quindi, la crisi economica è esito di questi processi indicanti il persistere di un passaggio d’epoca che sarà ancora duro e laborioso. L’elaborazione di PIMCO, pur essendo ancorata ad una visione economicistica, si incontra con le nostre previsioni circa il dilatamento temporale della debacle sistemica che si risolverà, tra alti e bassi, riprese e ricadute, solo allorquando il mondo avrà trovato un perno di stabilizzazione geopolitica (un’area con uno o due paesi guida). Questo polo potrebbe avere particolarità politiche, sociali, economiche e persino culturali opposte a quelle del regime occidentale che ha improntato di sé novecento e primo scorcio di XXI secolo. Tornando alla metafora iniziale di PIMCO si può ben dire che il mondo viaggia ormai lungo strade impervie senza ruota di scorta, ma occorrerebbe anche aggiungere dell’altro. Per esempio che il mezzo di locomozione utilizzato potrebbe essere inadatto allo scopo. Le distanze da coprire saranno fuori dalla portata di veicoli che non hanno un adeguato propulsore politico e che non sono capaci di proiettarsi nello spazio planetario proteggendo i propri interessi nazionali. Parafrasando una frase del Film di Zemeckis Ritorno al futuro potremmo dire che dove stiamo andando forse non ci sono strade né segnaletica, ma comunque arrivare alla meta prima degli altri e con le idee un po' più chiare sarà questione di vita o di morte.

di Gianni Petrosillo

12 agosto 2010

I Signori del signoraggio in crisi

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Help! Qualcosa non va nel mondo dell’usura atlantica...
Dopo aver smerciato banconote-cambiali dal 1695, e aver imposto al 95 per cento del globo terraqueo il proprio sistema di indebitamento, la Old Lady dell’usura, la Banca d’Inghilterra, naviga in acque agitate. E anche la sua consorella (ex) coloniale, la Federal Reserve nordamericana, accusa qualche problemino.
Andiamo per ordine.
Cominciamo da oltre-Atlantico. La Fed del mecenate Shalom ben Bernanke ha deciso di comprarsi il debito Usa.
Nulla di nuovo. Tale manovra è parte integrante del “sistemino” inventato nella vecchia Londra, in quanto emergente potenza neo-schiavista e neo-coloniale, lo conoscono tutti gli addetti ai lavori.
Vi ricordate? Le Banche centrali tutte - compresa la Banca d’Italia e la Bce, of course - hanno da secoli rapinato agli Stati il diritto di battere moneta. La emettono direttamente loro. Tali istituti centrali - che qualcuno dichiara eufemisticamente “istituzioni” dello Stato - sono in realtà al servizio delle potenti banche d’affari internazionali e delle grandi assicurazioni (e riassicurazioni). Se la Bce è in realtà, scava scava, una dependance delle banche d’affari anglo-americane pur nascondendosi dietro il paravento della spettrale Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, in Italia tale anomalia è addirittura più palese che altrove. La Banca di via Nazionale è palesemente “privata” e di proprietà delle maggiori banche italiane (e straniere).
Per battere moneta, impongono una sorta di tassa, detta signoraggio. E gli Stati pagano questo vergognoso signoraggio.
Gli Stati hanno bisogno di liquidità e tale liquidità, prima a volte, adesso di regola, viene loro versata in cambio di obbligazioni o titoli di debito vari. Tutti caricati ad usura. In cima a questa piramide il Regolatore per antonomasia è il Fmi, che presta a strozzo agli Stati (il caso Grecia è recente e noto, ma la prassi è generalizzata, in queste ore dalla Romania alla Spagna, dal Portogallo all’Ungheria) il denaro per ripianare i debiti e per strangolare perpetuamente le varie economie nazionali. Pretendendo, in sovrappiù, una vergognosa serie di tagli sociali a danno dei cittadini, per essere sicuri - loro i Signori del denaro - di lucrare tutto il lucrabile senza... “spese superflue”.
Ecco, detto questo, gira e rigira, a forza di bolle speculative, di crisi finanziarie e di interventi degli Stati (Usa in testa) a sostegno delle banche e della speculazione della grande finanza, stiamo per assistere ad un suicidio finanziario degli stessi Stati promotori del “sistemino” di usura globale: il tumore sta attaccando, infatti, anche gli stessi Stati Uniti e Gran Bretagna.
Eh, già. Negli Usa non c’è oggi un presidente, ma un “esecutore” della volontà dei Regolatori. Nessun ospite della Casa Bianca vuol fare la fine di J. F. Kennedy, che, poco prima di Dallas, aveva deciso di far emettere direttamente i dollari dal tesoro Usa, bypassando l’usura della Federal Reserve. Con assassinio, dunque, prevedibile, assicurato e consumato.
E anche al di qua dell’Atlantico, per i profitti della Banca Madre, le cose non vanno bene. Nonostante il calo del tasso di usura (lo chiamano tasso primario) praticato dalla Old Lady, le imprese e i cittadini britannici sono assai riluttanti a contrarre nuovi mutui o nuovi prestiti.
Ma così - dicono i Signori del signoraggio - tutto va in bordello! Di questo passo, tali blasonate “istituzioni” non possono più strangolare nessuno!
Che jattura.
E che interessante prospettiva per i popoli del mondo.

di Ugo Gaudenzi

11 agosto 2010

Quei 100 milioni da Berlusconi alla mafia


Il quotidiano di via Solferino rivela: Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici un 'pizzino' del 2001 del padre Vito che documenterebbe passaggi di contante da distribuire ai vertici di Cosa Nostra


Cento milioni di vecchie lire versati da Silvio Berlusconi alla mafia nel 2001. La relazione pericolosa per il premier sarebbe documentata in un pizzino consegnato da Massimo Ciancimino ai magistrati, secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera. Nel foglio dattiloscritto ma accompagnato da annotazioni autografe di don Vito che si riferisce al boss Bernardo Provenzano con l’appellativo di ragioniere, si fa esplicitamente il nome del presidente del Consiglio.

Scrive l’inviato Felice Cavallaro: il testo è top secret ma chi lo ha letto così sintetizza evocando conteggi in vecchie lire: ‘dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo’. E poi: ‘Caro rag. Bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate … e di risolvere i problemi giudiziari”. Il pizzino sarebbe stato scritto dal padre, secondo Massimo Ciancimino, nella seconda metà del 2001, dopo il voto del 13 maggio per le elezioni nazionali e del 24 giugno per la Regione siciliana con la doppia vittoria schiacciante di Silvio Berlusconi e di Totò Cuffaro. Don Vito chiede al capo della mafia di intervenire sui politici usciti vittoriosi dalle elezioni chiedendo di “non fare minchiate” ingiustificate alla luce dei “numeri” della vittoria: 61 seggi a zero per il centrodestra in Sicilia.

Massimo Ciancimino ha consegnato il pizzino insieme a una cartellina piena di lettere e documenti che sarebbe stata trovata a casa della madre, la signora Epifania. Mamma e figlio sono stati sentiti nei giorni scorsi dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo sul contenuto del pizzino e in particolare la signora Ciancimino avrebbe inserito questa novità in un rapporto consolidato che risaliva a trenta anni prima: “mio marito si incontrava negli anni settanta con Berlusconi a Milano”, avrebbe detto la signora aggiungendo con un pizzico di disappunto: “ma alla fine Vito si sentì tradito dal Cavaliere”.

Il rapporto Ciancimino-Berlusconi non è una novità assoluta delle indagini palermitane. Le prime tracce risalgono a una serie di relazioni della Polizia degli anni ’80 in cui si descrive la figura di Marcello Dell’Utri e il suo legame con un collaboratore di Ciancimino, l’ingegner Francesco Paolo Alamia. Mentre già nel 2004, in una telefonata intercettata dalla Procura di Palermo tra Massimo Cinacimino e la sorella Luciana, il figlio di don Vito sosteneva che esistesse un assegno di 25 milioni di lire da parte di Silvio Berlusconi a beneficio del padre.

Anche su questo punto Massimo Ciancimino ha offerto nuovi chiarimenti ai pm nei giorni scorsi: si sarebbe trattato in realtà di soldi in contanti che lui stesso avrebbe ritirato da un amico del braccio destro di Provenzano, Pino Lipari.

Il fatto che Massimo Ciancimino abbia in due occasioni ricevuto decine di milioni di lire dal boss Provenzano o dai suoi amici sta modificando la posizione giuridica del “testimone assistito”. Probabilmente la Procura di Palermo sta valutando la sua iscrizione sul registro degli indagati per favoreggiamento. Un elemento che però paradossalmente rafforza la credibilità delle sue affermazioni autoindizianti.

I rapporti tra il gruppo Berlusconi e la mafia comunque non sono una novità assoluta. A parte la condanna nel processo di appello contro Marcello Dell’Utri (nel quale comunque le dichiarazioni del figlio di don Vito non sono state recepite perché considerate contraddittorie e a rate) già nelle indagini degli anni novanta sulla famiglia mafiosa di San Lorenzo erano emerse le prove documentali dei versamenti della Fininvest a titolo di “regalo” ai boss. Nel libro mastro del pizzo, sequestrato al clan, era stata trovata la dicitura “Can 5 5milioni reg”.

I collaboratori di giustizia avevano spiegato che a partire dagli anni ’70, prima attraverso Vittorio Mangano e poi per tramite dell’amico di Dell‘Utri, Gaetano Cinà, ogni anno il Cavaliere faceva arrivare soldi alla mafia.

Non si trattava però di tangenti, ma di doni fatti per mantenere i buoni rapporti. Il boss di Porta Nuova, Salvatore Cancemi, aveva aggiunto di aver visto il contante proveniente da Arcore ancora nel 1992. La trafila del denaro allora prevedeva che i soldi di Berlusconi finissero nelle mani dell’allora capo dei capi Totò Riina per poi essere suddivisi tra le varie famiglie mafiose.

Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina. Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano.
di marco Lillo

Israele può trascinare Stati Uniti in un'altra guerra

Scriviamo per avvisare l'utente al rischio che Israele attaccherà l'Iran quanto prima questo mese. Questo potrebbe causare una guerra più ampia. Israele leader avrebbe calcolato che, una volta la battaglia si unisce, sarà politicamente insostenibile per voi di dare niente di meno che il sostegno incondizionato a Israele, non importa quanto la guerra iniziata, e che le truppe Usa e le armi sarebbero circolare liberamente. guerra più ampia potrebbe dar luogo a distruzione dello Stato d'Israele. Questo può essere fermato, ma solo se si muovono velocemente per anticipare un attacco israeliano da condannare pubblicamente una tale mossa prima che accada.
Noi crediamo che i commenti da parte di alti funzionari americani, si può includere, riflettono la fiducia mal riposta in primo ministro israeliano Netanyahu. In realtà, lo stesso fraseggio possono essere rivelatrici, come quando il direttore della Cia Panetta implicita cavallerescamente che Washington lascia agli israeliani di decidere se e quando attaccare l'Iran, e quanto "stanza" per dare allo sforzo diplomatico. Il 27 giugno, ha detto Panetta casualmente ABC Jake Tapper ", penso che siano disposti a darci la camera per poter provare a cambiare diplomaticamente l'Iran ... rispetto a questi cambiamenti militarmente".

Allo stesso modo, il tono ti ha colpito riferimento a Netanyahu e voi stessi nel vostro 7 luglio intervista con la TV israeliana era decisamente in sintonia con decenni di storia sfortunata con i leader israeliani. "Nessuno di noi cerca di sorprendere l'altro", ha detto, "e che l'approccio è uno che ritengo il Primo Ministro Netanyahu si è impegnato a". Si potrebbe desiderare di chiedere il vicepresidente Biden per ricordare il tipo di sorprese, che ha incontrato in Israele.

Blindsiding è stata a lungo una freccia nella faretra di Israele. Durante la crisi in Medio Oriente emergente nella primavera del 1967, alcuni di noi assistito da vicino una marea di sorprese israeliano e l'inganno, come Netanyahu predecessori finto timore di un imminente attacco arabo come giustificazione per una guerra a cogliere e ad occupare territori arabi. Avevamo da tempo concluso che Israele era stato esagerato l'arabo "minaccia" - ben prima del 1982 quando l'ex primo ministro israeliano Menachem Begin pubblicamente confessato:

"Nel giugno del 1967, abbiamo avuto una scelta. Le concentrazioni esercito egiziano nel Sinai approcci non provano che [il presidente egiziano] Nasser è stato davvero sul punto di attaccarci. Dobbiamo essere onesti con noi stessi. Abbiamo deciso di attaccare lui. "

Israele ha, infatti, ben preparati militarmente e montati anche provocazioni contro i suoi vicini, al fine di provocare una risposta che potrebbe essere utilizzata per giustificare l'espansione dei suoi confini.

Dato questo disco, uno farebbe bene a salutare con scetticismo del caso, eventuali assicurazioni private Netanyahu potrebbe avervi dato che Israele non vi sorprenderà con un attacco all'Iran.

Calcoli di Netanyahu

Netanyahu ritiene che detiene le carte alte, in gran parte a causa del forte sostegno di cui gode nel nostro Congresso e la nostra forza media pro-Israele. Lui legge la tua riluttanza a parlare anche in controverse questioni bilaterali pubblicamente durante la sua recente visita come affermazione che egli è nella sede catbird nel rapporto. Nel corso degli anni le elezioni negli Stati Uniti (tra cui metà i termini), i leader israeliani sono particolarmente fiducioso del potere essi e la lobby Likud godere sulla scena politica americana.

Questo primo ministro imparato bene da Menachem Begin e Ariel Sharon. Netanyahu atteggiamento passa attraverso un video registrato nove anni fa e mostrato in televisione israeliana, in cui egli si vantava di come aveva sedotto il presidente Clinton a credere che lui (Netanyahu) stava aiutando l'attuazione di Oslo accordi di quando era in realtà li distrugge. Il nastro mostra un atteggiamento sprezzante verso - e stupore - un'America così facilmente influenzabile da parte di Israele. Netanyahu ha detto:

"L'America è qualcosa che può essere facilmente spostato. Spostato nella giusta direzione. ... Non si metterà in cammino. ... L'ottanta per cento degli americani ci sostengono. E 'assurdo ".

Giornalista israeliano Gideon Levy ha scritto che il video mostra Netanyahu di essere "un artista ... con chi pensa che Washington sta in tasca e che può gettare fumo sugli occhi", aggiungendo che tale comportamento "non cambia nel corso degli anni." Come accennato in precedenza, Netanyahu ha avuto modelli di ruolo istruttivo.
Niente meno che il generale Brent Scowcroft ha detto al Financial Times che l'ex primo ministro israeliano Ariel Sharon aveva George W. Bush "ipnotizzato", che "Sharon ha appena lui" avvolta intorno al dito mignolo. "(Scowcroft fu subito sollevato delle sue funzioni di presidente del prestigioso President's Foreign Intelligence Advisory Board e ha detto di non oscurare la Casa Bianca a domicilio.)

Se la prova ulteriore di American sostegno politico a Netanyahu fosse bisogno, è stato evidente quando i senatori McCain, Lieberman, e Graham visitato Israele durante la seconda settimana di luglio. Lieberman ha affermato che non vi sia ampio sostegno in Congresso per utilizzare tutti mezzi per mantenere l'Iran di diventare un power nucleare, including "attraverso actions militari if noi must." Graham è stato equally esplicito: "Il Congresso ha la schiena Israele", ha detto. Più recentemente, il 47 repubblicani della Camera hanno firmato sul HR 1553, che dichiara "il supporto per il diritto di Israele di usare tutti i mezzi necessari per affrontare ed eliminare le minacce poste dal nucleare dell'Iran ... compreso l'uso della forza militare".

Il potere della Lobby Likud, soprattutto in un anno elettorale, facilita Netanyahu tenta di convincere quei pochi dei suoi colleghi che hanno bisogno di essere convinta che non vi può essere un buon auspicio più tempo a operare "cambio di regime" a Teheran. E, come ci auguriamo vostri consulenti vi ho detto, il cambio di regime, non di armamento nucleare iraniano, è primaria preoccupazione di Israele.

Se la paura di Israele che professa una o due armi nucleari dell'arsenale iraniano sarebbe stato un gioco cambia, si sarebbe potuto prevedere leader israeliani a saltare con su e giù con gioia la possibilità di vedere la metà di uranio a basso arricchimento in Iran spediti dall'estero. Invece, hanno liquidato come un "trucco" l'accordo tripartito, con la mediazione della Turchia e il Brasile per il vostro incoraggiamento personale, nave che sarebbe la metà di uranio a basso arricchimento in Iran di fuori del controllo di Teheran.

Il National Intelligence Estimate

Gli israeliani sono stati a guardare attentamente come la comunità di intelligence degli Stati Uniti tenta di aggiornare, in un "Memorandum di titolari" del NIE del novembre 2007 sul programma nucleare dell'Iran. Vale la pena ricordare che un paio di sentenze fondamentali Stima: l'

"Noi giudichiamo con fiducia alta che nell'autunno del 2003, Teheran fermato il suo programma di armi nucleari. ... Valutiamo con moderata fiducia Teheran non ha ripreso il suo programma nucleare partire dalla metà del 2007, ma non sappiamo se intende al momento di sviluppare armi nucleari ... ".

All'inizio di quest'anno, pubblica testimonianza al Congresso da ex direttore della National Intelligence, Dennis Blair (1 e 2 febbraio) e la Defense Intelligence Agency Direttore Gen. Ronald Burgess con il Vice presidente del Joint Chiefs generale James Cartwright (14 aprile) non ha modificato tali chiave sentenze. Blair e altri hanno continuato a sottolineare l'intelligenza è la comunità agnosticismo su un punto chiave: come Blair messo all'inizio di quest'anno, "Non sappiamo se l'Iran finirà per decidere di costruire un'arma nucleare."

I media hanno riferito off-the-bracciale commenti di Panetta e da voi, con una valutazione più scura - con dicendo TV israeliana ", tutti gli indicatori sono che essi [gli iraniani] sono in realtà perseguendo un'arma nucleare", e Panetta raccontare ABC "Penso che continuare a lavorare su progetti in quella zona [di] weaponization". Panetta si affrettò ad aggiungere, però, che a Teheran, "C'è un dibattito in corso in questo momento l'opportunità o meno dovrebbe procedere con la bomba . "

Israele crede, probabilmente si deve dare maggior peso alla testimonianza ufficiale di Blair, Burgess, e Cartwright, che a coda di rondine con il NIE precedente e il israeliani temono che il ritardo lungo memorandum ai titolari di NIE 2007 sarà sostanzialmente affermare che la stima della chiave sentenze. Le nostre fonti ci dicono che un memorandum onesto titolari rischia di fare esattamente questo, e che sospettano che i mesi-lungo ritardo sentenze di vari mezzi di informazione sono "fissi" in giro la politica - come era il caso prima che l'attacco all'Iraq .

Un impedito la guerra

Le sentenze chiave del NIE novembre 2007 spinse una sbarra di ferro nei raggi delle ruote delle colosso guidato da Dick Cheney a rotazione verso la guerra contro l'Iran. Il NIE fatto infuriare i leader di Israele ansiosi di attaccare prima che il presidente Bush e Cheney lasciato l'incarico. Questa volta, Netanyahu timori che l'emissione di una nota onesto potrebbe avere un effetto simile.

Bottom line: maggiori incentivi a favore di Israele ad anticipare tale stima, colpendo l'Iran prima piuttosto che dopo.

Settimana di ultima comunicazione che funzionari statunitensi si incontreranno il prossimo mese con le controparti iraniane a riprendere i colloqui sui modi di organizzare maggiore arricchimento di uranio arricchito iraniano-bassa (LEU) per il reattore di ricerca medica di Teheran è stata buona notizia per tutti, ma i leader israeliani. Inoltre, l'Iran ha riferito, ha detto che sarebbe disposto a sospendere l'arricchimento al 20 per cento (il livello necessario per il reattore di ricerca medica) e ha chiarito che attende la ripresa dei colloqui.

Ancora una volta, un accordo che avrebbe inviato una gran parte di LEU Iran all'estero sarebbe, come minimo, ostacolare il progresso verso le armi nucleari, se l'Iran dovesse decidere di svilupparle. Ma sarebbe anche molto più spaventosa indebolire logica di Israele per attaccare l'Iran. Bottom line: con i colloqui su ciò che i leader israeliani precedenti etichettato come un "trucco" ora dovrebbe riprendere a settembre, si basa incentivo a Tel Aviv per gli israeliani ad attaccare prima di tale accordo può essere raggiunto. Ti dico ancora: l'obiettivo è un cambiamento di regime. Creare paura sintetiche di armi nucleari iraniane è semplicemente il miglior modo per "giustificare" portare avanti un cambiamento di regime. Ha lavorato bene per l'Iraq, no?

Un'altra guerra ha bisogno di prevenzione

Un pubblico forte dichiarazione da Lei, personalmente avvertimento a Israele di non attaccare l'Iran, il più probabilmente scongiurare una tale mossa israeliana. follow-up potrebbe includere l'invio Ammiraglio Mullen a Tel Aviv con-to-militare istruzioni militari a Israele: non anche pensarci.

Sulla scia del NIE del 2007, il Presidente Bush annullato il vicepresidente Cheney e inviato Adm Mullen in Israele per comunicare quel messaggio duro. Una delle più sollevato Mullen arrivò a casa quella primavera del passo sicuro e grato di aver schivato il rischio di essere sulla fine di un ordine di Cheney di ispirazione per lui di inviare le forze Usa in guerra con l'Iran.

Questa volta, Mullen tornò con palme sudate da una visita in Israele nel febbraio 2010. Da allora è stato preoccupante ad alta voce che Israele potrebbe trappola per topi gli Stati Uniti in guerra con l'Iran, aggiungendo l'assicurazione obbligatoria che il Pentagono ha ancora un piano d'attacco per l'Iran, se necessario. In contrasto con la sua esperienza nel 2008, però, sembrava turbato Mullen che i leader israeliani non ha preso i suoi avvertimenti sul serio.

Mentre in Israele, Mullen ha insistito pubblicamente che un attacco all'Iran sarebbe "un grande, grosso, grosso problema per tutti noi, e mi preoccupo molto per le conseguenze non intenzionali".

Dopo il suo ritorno, in una conferenza stampa del Pentagono il 22 febbraio Mullen ha spinto a casa lo stesso punto. Dopo la recita della solita boilerplate circa l'Iran di essere "sulla via di raggiungere weaponization nucleare" e il suo "desiderio di dominare i suoi vicini", ha incluso i seguenti nel suo discorso preparato:

"Per ora, i diplomatici e le leve del potere economico internazionale sono e dovrebbero essere le leve del primo estratto. Anzi, mi auguro che sono sempre e costantemente tirato. Nessuno sciopero, per quanto efficace, sarà, di per sé, decisivo ".

A differenza dei più giovani generali - David Petraeus, per esempio - l'ammiraglio Mullen servito nella guerra del Vietnam. Tale esperienza è probabilmente ciò che spinge digressioni così: "Vorrei ricordare a tutti una verità fondamentale: è guerra sanguinosa e irregolare. E 'disordinato e brutto e incredibilmente dispendiosa .... "Nonostante il contesto immediato per questa osservazione è stato in Afghanistan, Mullen ha sottolineato più volte che la guerra con l'Iran sarebbe una catastrofe ben più grande. Chi ha un minimo di familiarità con i militari, strategiche e le azioni economici in gioco so che è giusto.

Altri passaggi

Nel 2008, dopo che gli israeliani Mullen leggere l'atto di sommossa, hanno messo i loro programmi di prelazione per l'Iran da parte. Con quella missione compiuta, Mullen ha dato in seria considerazione i modi per evitare indesiderate (o, per quella materia, deliberatamente provocato) incidenti nella affollato Golfo Persico che potrebbe portare a più ampio ostilità.

Mullen ha inviato su un pallone interessante di prova presso una 2 Luglio 2008, conferenza stampa, quando ha indicato che il dialogo militare-to-militare potrebbe "aggiungere ad una migliore comprensione" tra Stati Uniti e Iran. Ma nulla era più sentito parlare di questa ouverture, probabilmente perché Cheney gli ha ordinato di farlo cadere.

E 'stata una buona idea - è ancora. Il pericolo di uno scontro Usa-iraniana nel Golfo Persico affollato non è stato affrontato, e dovrebbe essere. Istituzione di un legame diretto di comunicazione tra alti funzionari militari di Washington e Teheran ridurrebbe il pericolo di un incidente, errore di calcolo, o dissimulata, false -flag attacco.

A nostro avviso, che dovrebbe essere fatto immediatamente - tanto più che recentemente introdotto sanzioni far valere un diritto di ispezione delle navi iraniane. Il comandante navale della Guardia Rivoluzionaria iraniana riferito, ha minacciato "una risposta nel Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz" se qualcuno tenta di ispezione delle navi iraniane in acque internazionali.

Un'altra valvola di sicurezza risulterebbe dal successo dei negoziati bilaterali del tipo di "incidenti in mare", protocollo che è stato concluso con i russi nel 1972, durante un periodo di tensione relativamente alta.

Con solo Nobodies interim alla guida della comunità di intelligence, si può prendere in considerazione bussare alcune teste insieme lei e insistendo che finire un Memorandum onesto ai titolari di NIE 2007 da metà agosto - registrazione delle eventuali dissensi, se necessario. Purtroppo, i nostri ex colleghi ci dicono che la politicizzazione di analisi di intelligence non si è concluso con la partenza di Bush e Cheney ... e che il problema è grave anche in Ufficio di presidenza del Dipartimento di Stato di Intelligence e Ricerca, che in passato ha fatto alcune delle migliori professionale, obiettivo, raccontare-da-come-si-è l'analisi.

Gli esperti, think-tank: manca il punto

Come avrete notato, la maggior parte di una pagina della Domenica del Washington Post sezione Outlook è stato dato ad un articolo intitolato "un Iran nucleare: avrebbe colpito l'America per prevenirla? - Immaginare di Obama risposta a un iraniano crisi dei missili". pagina cinque è stata dominata dal resto dell'articolo, con il titolo "Chi lampeggia per primo quando l'Iran è sul punto?" A livello di fotografia pagina di un missile a rotazione passato dignitari iraniani su un podio (che ricorda le parate familiare sulla Piazza Rossa), è finalizzata alla centerfold della sezione di Outlook, come se pronta a soffiare in briciole.

In genere, gli autori indirizzo iraniano "minaccia", come se mette in pericolo gli Stati Uniti, anche se il Segretario Clinton ha dichiarato pubblicamente che non è questo il caso. scrivono che una opzione per gli Stati Uniti è "il solitario, il percorso impopolare di intraprendere azioni militari manca il consenso alleate. "O Tempora, O Mores! In meno di un decennio, le guerre di aggressione sono diventati niente più che solitaria, percorsi impopolari.

Ciò che forse è più notevole, però, è che la parola Israele è in nessun posto essere trovato in questo lungo articolo molto. analoghe pensare pezzi, tra cui esponenti relativamente progressista di riflessione, anche affrontare questi temi come se fossero semplicemente bilaterale Usa-Iran problemi, con poca o nessuna attenzione verso Israele.

Cannoni d'agosto?

La posta in gioco non potrebbe essere più alto. Lasciando scivolare i cani della guerra avrebbe conseguenze enormi. Ancora una volta, ci auguriamo che l'ammiraglio Mullen e altri ti hanno dato briefing completo su di essi. Netanyahu avrebbe preso un azzardo fatale per attaccare l'Iran, con rischio elevato per tutti i partecipanti. Il peggio, ma concepibile caso, è una partita a Netanyahu - involontariamente - Dr. Kevorkian allo stato di Israele.

Anche se gli Stati Uniti dovevano essere risucchiato in una guerra provocata da Israele, non vi è assolutamente alcuna garanzia che la guerra sarebbe venuto fuori bene. Sono stati gli Stati Uniti a subire perdite significative, e sono stati gli americani a prendere coscienza che tali perdite è nata a causa di esagerate richieste israeliane di una minaccia nucleare da parte dell'Iran, Israele potrebbe perdere gran parte del suo alto livello negli Stati Uniti. Ci potrebbe essere anche un incremento di antisemitismo, come gli americani concludono che i funzionari con doppia lealtà nel Congresso e l'esecutivo ha gettato le nostre truppe in una guerra provocata, su falsi pretesti, per Likudniks per i loro stretti fini. Non abbiamo la sensazione che i principali operatori a Tel Aviv o di Washington sono sufficientemente sensibili a questi fattori critici.

Sei in grado di evitare questa reazione a catena sfortunata, ma probabile. Si prevede la possibilità che l'azione militare israeliana non potrebbe condurre ad una guerra regionale, ma riteniamo che le possibilità di molto meno, anche.

Nota: VIPS Experience

Abbiamo VIPS siamo trovati in questa posizione prima. Abbiamo preparato il nostro primo memorandum per il Presidente, il pomeriggio del 5 Feb 2003, dopo il discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite. Eravamo stati a guardare come la nostra professione era stato danneggiato nel servire il settore dell'intelligenza finto che è stato poi criticato (giustamente) come "gli aggettivi non comprovata, contraddetto, e inesistente" - utilizzato dall'ex presidente del Senato Intelligence Committee Jay Rockefeller dopo un'indagine di cinque anni dalla sua commissione.
Come Powell ha parlato, abbiamo deciso insieme che la cosa responsabile da fare era cercare di avvertire il presidente prima di aver agito su consiglio di mal di attaccare l'Iraq. A differenza di Powell, che non ha sostenuto che la nostra analisi era "inconfutabile e incontestabile." Abbiamo fatto concludere con questo avvertimento [.] PDF:

"Dopo aver visto Colin Powell oggi, siamo convinti che si sarebbe servito se si ha ampliato la discussione ... al di là della cerchia dei consiglieri chiaramente intenzionato a una guerra per la quale non vediamo alcun motivo valido e da cui crediamo che le conseguenze non intenzionali sono probabilmente di essere catastrofico. "

Non ci assumiamo alcuna soddisfazione per aver ottenuto la destra in Iraq. Altri con pretendere di più immediata competenza in Iraq sono stati avvertimenti simili. Ma ci sono stati tenuti ben lontano dai vagoni circondato da Bush e Cheney. Purtroppo, il vostro vice presidente proprio, che era allora presidente della Commissione Esteri del Senato, è stato tra i più assidui nel bloccare le opportunità per le voci dissenzienti di essere ascoltato. Questo è parte di ciò che ha portato alla più grave disastro della politica estera nella storia della nostra nazione.

Ora credo che potremmo anche avere ragione su (e proprio sulla cuspide di) un'altra catastrofe imminente anche di portata più ampia - Iran - in cui un altro presidente, tu, non sono sempre buoni consigli dal cerchio chiuso dei consiglieri.

Sono, probabilmente, vi dico che, dal momento che hai consigliato privatamente il primo ministro Netanyahu contro attaccare l'Iran, non lo farà. Questo potrebbe essere semplicemente la sindrome familiare di dire al presidente quello che credono che vuole sentire. Quiz loro, dire loro altri ritengono che siano morti sbagliato Netanyahu. L'unico positivo è che si sta - solo tu - può prevenire un attacco israeliano contro l'Iran.

10 agosto 2010

L'ANNO IN CUI SI DISSOLSE L'AMERICA





Era il 2017. I clan governavano l’America

I primi clan si organizzavano intorno alle forze di polizia locale. La guerra dei conservatori alla criminalita’ nel corso della seconda parte del 20esimo secolo e la guerra al terrore dell’amministrazione Bush/Obama nel corso della prima decade del 21esimo secolo avevano portato la polizia a diventare militarizzata e incontrollabile.

Mentre la societa’ si scomponeva, la polizia divenne un ‘signore della guerra’. La Polizia dello stato cadeva a pezzi, e gli ufficiali sono stati sussunti nelle forze locali delle loro comunita’. Le tribu’ appena formate si estendevano a parenti ed amici della polizia.

Il dollaro era crollato come valuta di riserva mondiale nel 2012, quando la peggiore depressione economica aveva chiarito ai creditori di Washington che il deficit del bilancio federale era troppo ampio per essere finanziato se non con lo stampare di denaro.

Con il crollo del dollaro, i prezzi delle importazioni sono schizzati alle stelle. Mentre gli americani non erano in grado di permettersi beni di produzione straniera, le aziende transnazionali che producevano offshore per il mercato statunitense erano in bancarotta, ed erodevano ulteriormente la base delle entrate del governo.

Il governo e’ stato costretto a stampare moneta per pagare i suoi conti, causando un rapido aumento dei prezzi interni. A fronte dell’ iperinflazione, Washington e’ stata costretta a terminare i programmi ‘Social Security’ e ‘Medicare’ e poi ha confiscato cio’ che rimaneva delle pensioni private. Questo ha fornito una tregua per un anno, ma senza piu’ risorse da confiscare, la creazione di denaro e l’iperinflazione’ sono riprese.

L’organizzazione delle consegne di cibo si e’ interrotta quando il governo ha combattuto l’iperinflazione con i prezzi fissi e con il mandato che tutti gli acquisti e le vendite dovessero essere fatti con valuta cartacea americana. Non volendo scambiare le gradite merci con non gradita carta, le merci scomparvero dai magazzini.

Washington ha risposto come aveva fatto Lenin in Unione Sovietica durante il periodo ‘del comunismo di guerra’. Il governo mandava le truppe a confiscare i beni destinati alla popolazione. Questo e’ stato un palliativo temporaneo fino all’esaurimento delle scorte esistenti, e la produzione futura fu scoraggiata. Gran parte delle scorte confiscate divennero proprieta’ delle truppe che avevano sequestrato le merci.

Altri clan si erano organizzati attorno alle famiglie e agli individui che possedevano le scorte di cibo, di lingotti, di armi e di munizioni. Alleanze non semplici formate per compensare le differenze in punti di forza del clan. I tradimenti hanno richiesto la necessita’ di fedelta’ come atto necessario per la sopravvivenza.

La produzione di alimenti su larga scala e la produzione di altri prodotti crollo’ appena le milizie locali tassarono la distribuzione e il trasporto di merci sul territorio locale. Washington sequestro’ la produzione interna di petrolio e le raffinerie, ma molta benzina del governo e’ servita a garantire un sicuro passaggio sul territorio dei clan.

La maggior parte delle truppe nelle basi dall’altra parte dell’oceano furono abbandonate. Mentre gli stock e le risorse cadevano in basso, i soldati abbandonati furono costretti a stringere alleanze con coloro con cui avevano combattuto.

Washingotn trovava sempre piu’ difficile mantenere se stessa. Cosi’ come aveva perso il controllo del paese, Washington non era stata capace di mettere in sicurezza le merci dall’estero, come tributo da coloro che minacciava con attacchi nucleari. Gradualmente le altre potenze militari capirono che l’unico obiettivo in America era Washington. I piu’ astuti hanno visto la scritta sul muro e sono fuggiti via dalla citta’ ex capitale.

Quando Roma ha iniziato il suo impero, la sua valuta consisteva in monete d’oro e d’argento. Roma era ben organizzata con istituzioni efficienti e con l’abilita’ di mandare truppe a combattere, cosi’ che le sue campagne potessero continuare all’infinito, un monopolio nel mondo di Roma.

Quando l’insolenza ha inviato l’America alla ricerca di un impero oltre mare, l’impresa ha coinciso con la delocalizzazione della produzione manifatturiera americana, industriale, lavori industriali e servizi professionali e la corrispondente erosione della base imponibile del governo, con l’avvento del bilancio di massa e i deficit commerciali, con l’erosione della valuta della moneta, e con la dipendenza dell’america da creditori esteri e governanti fantoccio.

L’impero romano e’ durato per secoli. Quello americano e’ crollato durante la notte.

La corruzione di Roma e’ diventata la forza dei suoi nemici, e l’impero d’Occidente e’ stato superato.

Il crollo dell’America e’ accaduto quando il governo ha smesso di rappresentare la gente ed e’ divenuto uno strumento di oligarchia privata. Le decisioni erano prese in nome del profitto a breve termine per pochi a scapito degli ingestibili debiti di molti. Travolto dai debiti, il governo e’ crollato.

Il globalismo ha seguito il suo corso. La vita si e’ ricreata su basi locali.

Paul Craig Roberts è stato redattore del Wall Street Journal e Assistente Segretario al Tesoro Americano. Il suo ultimo libro, “HOW THE ECONOMY WAS LOST”, e’ stato appena pubblicato da CounterPunch/AK Press. La sua email e’ paulcraigroberts@yahoo.com