06 settembre 2008

Perchè non applicare al mondo calcistico il concetto di decrescita?



Ogni anno, appena riparte il campionato di calcio, ricominciano subito gli incidenti… E così si assiste al solito copione interpretato dagli stessi attori: tifosi teppisti che spaccano tutto, se non fanno di peggio; governo che dirigna i denti; polizia che ribadisce di avere pochi mezzi; società calcistiche e federazione che si girano dall’altra parte, facendo finta di nulla. Dopo di che tutto ricomincia come prima…
E noi qui a fare sociologia di una specie di baraccone dei pubblici divertimenti, dove c’è chi guadagna miliardi, e chi pur di andare alla partita s’impegna l’orologio d’oro del nonno.

Basta con le analisi. Proponiamo di applicare il concetto di decrescita al calcio. Meno squadre, meno soldi ai giocatori, meno partite, più attività sportiva di massa, e nelle scuole, a cominciare dai più giovani. Già sappiamo però che nessuno prenderà in considerazione questa nostra modesta proposta per prevenire, per dirla con il grande Berto. Per quale ragione? Perché il mondo del calcio, così com’ è oggi strutturato (dalle società ai tifosi) è un potente narcotico sociale. Sappiamo di non dire nulla di nuovo. Ma spesso le cose vere sono quelle più banali. In primo luogo, il sistema preferisce che il giovani più esagitati puntino, diciamo così, i fucili verso gli stadi, che non verso il Palazzo d’Inverno. Gli incidenti negli stadi, tutto sommato, sono il male minore. Tradotto: sempre meglio della rivoluzione.

In secondo luogo, altra cosa scontata, intorno al mondo del calcio girano enormi interessi economici (si pensi solo alla questione dei diritti televisivi ). In certo senso il calcio va a braccetto con il capitalismo più speculativo e probabilmente mafioso. Come mai certe società che sembrano sempre sull’orlo del tracollo, non falliscono mai? Dove prendono, società calcistiche (apparentemente) in crisi, i soldi - e tanti - per acquistare quei “campioni” che poi riempiono gli stadi e rimettono così il moto il circolo narcotizzante del calcio?
Basta, qui ci vuole una cura dimagrante. Il calcio deve decrescere. Perciò non solo consigliamo di non andare più allo stadio, ma anche di tenere spento il televisore nelle ore clou (tutte praticamente) di ogni domenica. Insomma, perché non ridurre o addirittura tagliare le risorse economiche che alimentano un vergognoso baraccone divertentistico come il calcio, al servizio del più corrotto potere politico ed economico?</span>

C. Gambescia

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06 settembre 2008

Perchè non applicare al mondo calcistico il concetto di decrescita?



Ogni anno, appena riparte il campionato di calcio, ricominciano subito gli incidenti… E così si assiste al solito copione interpretato dagli stessi attori: tifosi teppisti che spaccano tutto, se non fanno di peggio; governo che dirigna i denti; polizia che ribadisce di avere pochi mezzi; società calcistiche e federazione che si girano dall’altra parte, facendo finta di nulla. Dopo di che tutto ricomincia come prima…
E noi qui a fare sociologia di una specie di baraccone dei pubblici divertimenti, dove c’è chi guadagna miliardi, e chi pur di andare alla partita s’impegna l’orologio d’oro del nonno.

Basta con le analisi. Proponiamo di applicare il concetto di decrescita al calcio. Meno squadre, meno soldi ai giocatori, meno partite, più attività sportiva di massa, e nelle scuole, a cominciare dai più giovani. Già sappiamo però che nessuno prenderà in considerazione questa nostra modesta proposta per prevenire, per dirla con il grande Berto. Per quale ragione? Perché il mondo del calcio, così com’ è oggi strutturato (dalle società ai tifosi) è un potente narcotico sociale. Sappiamo di non dire nulla di nuovo. Ma spesso le cose vere sono quelle più banali. In primo luogo, il sistema preferisce che il giovani più esagitati puntino, diciamo così, i fucili verso gli stadi, che non verso il Palazzo d’Inverno. Gli incidenti negli stadi, tutto sommato, sono il male minore. Tradotto: sempre meglio della rivoluzione.

In secondo luogo, altra cosa scontata, intorno al mondo del calcio girano enormi interessi economici (si pensi solo alla questione dei diritti televisivi ). In certo senso il calcio va a braccetto con il capitalismo più speculativo e probabilmente mafioso. Come mai certe società che sembrano sempre sull’orlo del tracollo, non falliscono mai? Dove prendono, società calcistiche (apparentemente) in crisi, i soldi - e tanti - per acquistare quei “campioni” che poi riempiono gli stadi e rimettono così il moto il circolo narcotizzante del calcio?
Basta, qui ci vuole una cura dimagrante. Il calcio deve decrescere. Perciò non solo consigliamo di non andare più allo stadio, ma anche di tenere spento il televisore nelle ore clou (tutte praticamente) di ogni domenica. Insomma, perché non ridurre o addirittura tagliare le risorse economiche che alimentano un vergognoso baraccone divertentistico come il calcio, al servizio del più corrotto potere politico ed economico?</span>

C. Gambescia

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