02 agosto 2008

Il dilemma agricolo: cibo e popolazione



L´agricoltura mondiale è davanti ad un dilemma che sembra irrisolvibile: come alimentare una popolazione mondiale in rapida crescita demografica (e di consumi) e come conservare la biodiversità e gestire le risorse naturali di un pianeta sempre più povero di materie prime. "Agricultural Ecosystems: Facts & Trends", una recente pubblicazione di World business council for sustainable development (Wbcsd) e dell´International union for conservation of nature (Iucn), affronta proprio i temi cruciali della crisi alimentare globale, dell´aumento dei prezzi in molti Paesi, presentando fatti, cifre per aiutare governi, agricoltori, consumatori ed industrie a capire meglio come imboccare quella che sembra l´unica via di uscita praticabile: la gestione sostenibile degli ecosistemi agricoli.

La pubblicazione si basa su fatti e cifre che spiegano fino a quale punto preoccupante ci siamo spinti: negli ultimi 20 anni il consumo di carne in Cina è più che raddoppiato ed entro il 2030 raddoppierà ancora; la produzione di carne, latte, zucchero, olii vegetali in genere richiede più acqua che la produzione di cereali; la produzione di alimenti per soddisfare il bisogno giornaliero di una persona necessita di 3.000 litri d´acqua, più di un litro per ogni caloria; l´agricoltura è responsabile del 14% delle emissioni globali di gas serra; i suoli del pianeta contengono più carbonio di quanto complessivamente ne venga assorbito dalla vegetazione e ce ne sia in atmosfera; l´agricoltura utilizza il 70% del totale globale dei prelievi idrici (la cosiddetta "Blue water") da fiumi, laghi e falde sotterranee, la maggior parte della quale viene utilizzata per l´irrigazione; solo il 17% di tutti i campi coltivati è irrigato, ma da qui viene il 30 – 40% dell´intera produzione alimentare del pianeta; il 60% della superficie irrigata a livello mondiale è in Asia, la maggior parte è destinata alla produzione di riso; negli ultimi 40 anni la superficie dei terreni agricoli è cresciuta del 10% a livello mondiale, ma la superficie agricola pro-capite è diminuita, una tendenza che sembra destinata a continuare per ancora molto tempo, con terra disponibile (e coltivabile) sempre più limitata e popolazione mondiale in crescita.

Il genere umano rischia di trovarsi davanti (e probabilmente già c´è) ad un problema inestricabile: occupare tutta la terra disponibile per mangiare o intaccare drammaticamente, fino a perderli, la biodiversità e i servizi eco-sistemici che permettono all´intera catena del vivente (esseri umani compresi) di sopravvivere? Secondo Björn Stigson, presidente del Wbcsd, «E´ fondamentale lavorare su tutta la catena del valore agricolo per raggiungere l´obiettivo di fornire prodotti alimentari sani e accessibili a tutti, tutelando l´ambiente. Questo significa che sono essenziali la cooperazione il coordinamento tra tutti i soggetti interessati».

E il direttore dell´Iucn, Juilia Marton-Lefevre, entra più nei particolari di quello che sembra un necessario nuovo approccio alla produzione agricola (che non è esattamente ciò di cui si è parlato ai Doha round dell´Organizzazione mondiale del commercio) «La conservazione degli ecosistemi e della loro biodiversità deve essere un obiettivo condiviso dal settore produttivo, dalla comunità della conservazione ambientale e dai consumatori. Niente è più importante quanto il fatto che l´agricoltura dipende direttamente dalla natura. I tempi stretti dei mercati agricoli rendono ancora più urgente comprenderlo».

greenreport.it

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02 agosto 2008

Il dilemma agricolo: cibo e popolazione



L´agricoltura mondiale è davanti ad un dilemma che sembra irrisolvibile: come alimentare una popolazione mondiale in rapida crescita demografica (e di consumi) e come conservare la biodiversità e gestire le risorse naturali di un pianeta sempre più povero di materie prime. "Agricultural Ecosystems: Facts & Trends", una recente pubblicazione di World business council for sustainable development (Wbcsd) e dell´International union for conservation of nature (Iucn), affronta proprio i temi cruciali della crisi alimentare globale, dell´aumento dei prezzi in molti Paesi, presentando fatti, cifre per aiutare governi, agricoltori, consumatori ed industrie a capire meglio come imboccare quella che sembra l´unica via di uscita praticabile: la gestione sostenibile degli ecosistemi agricoli.

La pubblicazione si basa su fatti e cifre che spiegano fino a quale punto preoccupante ci siamo spinti: negli ultimi 20 anni il consumo di carne in Cina è più che raddoppiato ed entro il 2030 raddoppierà ancora; la produzione di carne, latte, zucchero, olii vegetali in genere richiede più acqua che la produzione di cereali; la produzione di alimenti per soddisfare il bisogno giornaliero di una persona necessita di 3.000 litri d´acqua, più di un litro per ogni caloria; l´agricoltura è responsabile del 14% delle emissioni globali di gas serra; i suoli del pianeta contengono più carbonio di quanto complessivamente ne venga assorbito dalla vegetazione e ce ne sia in atmosfera; l´agricoltura utilizza il 70% del totale globale dei prelievi idrici (la cosiddetta "Blue water") da fiumi, laghi e falde sotterranee, la maggior parte della quale viene utilizzata per l´irrigazione; solo il 17% di tutti i campi coltivati è irrigato, ma da qui viene il 30 – 40% dell´intera produzione alimentare del pianeta; il 60% della superficie irrigata a livello mondiale è in Asia, la maggior parte è destinata alla produzione di riso; negli ultimi 40 anni la superficie dei terreni agricoli è cresciuta del 10% a livello mondiale, ma la superficie agricola pro-capite è diminuita, una tendenza che sembra destinata a continuare per ancora molto tempo, con terra disponibile (e coltivabile) sempre più limitata e popolazione mondiale in crescita.

Il genere umano rischia di trovarsi davanti (e probabilmente già c´è) ad un problema inestricabile: occupare tutta la terra disponibile per mangiare o intaccare drammaticamente, fino a perderli, la biodiversità e i servizi eco-sistemici che permettono all´intera catena del vivente (esseri umani compresi) di sopravvivere? Secondo Björn Stigson, presidente del Wbcsd, «E´ fondamentale lavorare su tutta la catena del valore agricolo per raggiungere l´obiettivo di fornire prodotti alimentari sani e accessibili a tutti, tutelando l´ambiente. Questo significa che sono essenziali la cooperazione il coordinamento tra tutti i soggetti interessati».

E il direttore dell´Iucn, Juilia Marton-Lefevre, entra più nei particolari di quello che sembra un necessario nuovo approccio alla produzione agricola (che non è esattamente ciò di cui si è parlato ai Doha round dell´Organizzazione mondiale del commercio) «La conservazione degli ecosistemi e della loro biodiversità deve essere un obiettivo condiviso dal settore produttivo, dalla comunità della conservazione ambientale e dai consumatori. Niente è più importante quanto il fatto che l´agricoltura dipende direttamente dalla natura. I tempi stretti dei mercati agricoli rendono ancora più urgente comprenderlo».

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